La memoria
La memoria è un insieme di sistemi responsabili della codifica, dell’immagazzinamento e del recupero di informazioni. Ci sono tre stadi della memoria:
- Codifica, l’immissione dello stimolo ambientale all’interno del sistema mnestico;
- Immagazzinamento, il mantenimento dell’informazione all’interno del sistema;
- Recupero.
La memoria può fallire in uno qualsiasi dei tre stadi.
Anni Sessanta: psicologia cognitiva
Negli anni Sessanta, la psicologia cognitiva ha visto contributi significativi, come quelli di Neisser nel 1967.
Modello modale di Atkinson e Shiffrin (1968)
Nel 1968, Richard Atkinson e Richard Shiffrin hanno formalizzato le basi per la distinzione tra diverse memorie, corrispondenti a diversi intervalli di tempo. Hanno presentato un modello tripartito in cui la memoria umana veniva vista come funzione mentale attiva e non come semplice serbatoio di stimoli.
Il modello prevedeva tre stadi corrispondenti a tre diversi magazzini di memoria. Il primo comprendeva dei registri sensoriali in grado di catturare l’informazione in entrata e di trattenerla per poco tempo (memoria sensoriale), dai registri sensoriali l’informazione veniva inviata a un magazzino a capacità limitata (MBT, memoria a breve termine) e infine trasferita al magazzino per la definitiva archiviazione (MLT, memoria a lungo termine). Dunque:
- L’informazione proveniente dall’ambiente è inizialmente immessa nel cosiddetto magazzino sensoriale;
- La porzione di informazione contenuta nel magazzino sensoriale a cui si decide di prestare attenzione è trasferita nella memoria a breve termine;
- L’informazione contenuta nel magazzino a breve termine viene sottoposta a processi di elaborazione al momento del trasferimento dal magazzino a breve termine al magazzino a lungo termine.
Memoria sensoriale
- Capacità illimitata
- Decadenza a brevissimo termine (<1 secondo)
- Altamente specifica per materiale percettivo
Memoria a breve termine
- Capacità limitata (7±2 unità)
- Persistenza di alcuni secondi
- Relativamente specifica per il materiale
Memoria a lungo termine
- Capacità illimitata
- Durata illimitata
- Aspecifica
Memoria sensoriale
La memoria sensoriale è il magazzino temporaneo in cui vengono poste le informazioni provenienti dall’esterno. Esistono memorie sensoriali corrispondenti a tutte le modalità di senso, ma quelle che sono state studiate più estesamente corrispondono all’udito (memoria econica) e alla visione (memoria iconica); è proprio di quest'ultima che Sperling si occupa.
Esperimento di Sperling (“esperimento di rapporto parziale”, pubblicato in uno studio nel 1960): Far visionare ai soggetti sperimentali per un ventesimo di secondo una matrice di lettere (12 lettere disposte in 3 righe da quattro) e subito dopo veniva chiesto loro di riportare quante più lettere avessero ricordato. Sperling osservò che, quando si presenta velocemente una grande quantità di informazioni, ad esempio 12 cifre (“rapporto completo”), le persone sono in grado di riportarne solo 4 o 5. Ciò dipendeva dal fatto che i soggetti avevano poco tempo per vedere l'intera matrice? No! Sperling dimostrò che in realtà non era così, cambiando alcune componenti della procedura dell'esperimento.
In un secondo studio veniva presentato del materiale uguale al primo studio, i tempi di presentazioni rimanevano identici, ma il cambiamento che veniva apportato riguardava la configurazione della matrice: immediatamente dopo la presentazione della matrice, i partecipanti sentivano un tono. Se questo tono era alto, loro avrebbero dovuto ripetere la riga più alta della matrice, un tono medio quella media, un tono basso quella sotto. Veniva quindi richiesto un “rapporto parziale” del materiale presentato. Se quando veniva richiesto di riportare le matrici con il rapporto completo i soggetti sperimentali riportavano 4/5 lettere, con il rapporto parziale i soggetti ricordavano molte più lettere: in questo caso, i soggetti riuscivano a ricordare all'incirca 10 lettere, ovvero la totalità (o quasi) degli stimoli presentati. Visto che il tono era sentito immediatamente dopo la presentazione della matrice, era a disposizione del soggetto tutta o quasi la matrice, indicando come il magazzino sensoriale abbia una capienza molto elevata, ma un tempo di mantenimento molto breve. Ciò è stato provato anche in un altro esperimento in cui i tempi tra la presentazione dello stimolo e la presentazione dell'indicatore acustico potevano variare: mano a mano che l'intervallo aumenta, diminuisce il numero di lettere a disposizione della persona a cui sono state presentate.
I magazzini di funzionamento della memoria sensoriale sono stati studiati anche da altri studiosi, tra cui Di Lollo che nel 1980 ha pubblicato dei dati sperimentali relativi al fenomeno dell'integrazione temporale.
Esperimento di Di Lollo (1980; “Esperimento sulla persistenza visibile”): Vengono presentati 24 punti in 24 quadratini su 25, di una immaginaria matrice 5x5, e il compito dell’osservatore consiste nel riportare la localizzazione del punto mancante. Lo stimolo a 24 punti è stato presentato come due “cornici” di 12 punti ciascuna, separate nel tempo. Quando l’intervallo tra le due cornici è breve, ci sono elevate probabilità di riportare la localizzazione del punto mancante, mentre la prestazione declina se l’intervallo tra le due cornici aumenta. Risultato: I risultati mostrano che minore è il tempo che intercorre tra la visualizzazione delle due cornici, più è probabile che il punto venga individuato.
Memoria a breve termine (MBT)
L'informazione a cui si presta attenzione viene trasferita dalla memoria sensoriale al successivo magazzino mnestico. Atkinson e Shiffrin lo hanno denominato “Memoria a breve termine” (MBT); Baddley e Hitch (1974), Baddley (2000) parlano di “Memoria di lavoro”, per evidenziare il ruolo attivo, invece che di semplice spazio di immagazzinamento.
Codifica
- Per codificare le informazioni nella memoria di lavoro, dobbiamo prestarvi attenzione.
- Codifica fonologica: è utile soprattutto quando è necessario immagazzinare del materiale verbale.
- Codifica visiva: è utile quando è necessario immagazzinare del materiale non verbale (come le fotografie). Il codice visivo della memoria di lavoro somiglia a una sorta di fotografia, il che ha senso se si pensa a com’è organizzata la retina dell’occhio. La parte centrale della retina (la fovea) è ad alta risoluzione e consente la percezione dettagliata della parte centrale di una scena, mentre la periferia è progressivamente a risoluzione più bassa.
La prestazione mnestica è influenzata da:
- Similarità fonologica: elementi simili per suono tendono ad essere confusi, il che spiega perché è più difficile ricordare in ordine gli elementi quando hanno un suono simile.
- Lunghezza della parola: il ricordo di una lista di parole è influenzato dalla loro lunghezza, poiché le parole vengono ricordate tramite ripetizione; se sono lunghe, richiedono molto più tempo e questo ne causa il decadimento.
È stato ipotizzato che la memoria di lavoro possieda diversi sottosistemi o “buffer”, mediati da diverse strutture mentali (per cui si può subire un danno a uno ma non all’altro):
- Loop articolatorio: sistema che immagazzina ed elabora informazioni in un codice acustico, ovvero le informazioni verbali (localizzato maggiormente nell’emisfero sinistro).
- Taccuino visuo-spaziale: sistema che mantiene ed elabora informazioni visive o spaziali (localizzato maggiormente nell’emisfero destro).
- Esecutivo centrale: sistema che decide quale informazione sarà codificata nei due sottosistemi e quali operazioni mentali verranno eseguite su tali informazioni.
Dal momento che i due sottosistemi sono sotto il controllo dell'esecutivo centrale, essi vengono spesso chiamati “servosistemi”.
Ci sono numerose prove che il taccuino visuo-spaziale e il loop articolatorio siano mediati da strutture diverse. Ad esempio, Warrington e Shallice (1969) hanno riportato il caso di un paziente che, in seguito a un danno cerebrale, era in grado di ripetere a memoria solo due o tre cifre (individui normali ne ricordano 7 più o meno 2), ma eseguiva normalmente compiti di memoria di lavoro visuo-spaziale (es. compiti di rotazione mentale). Ciò significa che il paziente ha subito un danno al loop articolatorio ma non al taccuino visuo-spaziale.
Baddeley ha poi introdotto il concetto di “buffer episodico”, cioè un sottosistema in grado di associare in un unico insieme i diversi aspetti di un ricordo contenuti nei due sistemi. (es. loop articolatorio: immagazzina nome di una persona, taccuino visuo-spaziale: immagazzina volto di una persona, buffer episodico: associa entrambe le informazioni, nome + volto).
Strategia di codifica e mantenimento della traccia: Reiterazione subvocalica: quando vogliamo mantenere un’informazione nella memoria a breve termine, ripetiamo l’informazione. La ripetizione è una strategia diffusa per mantenere nella memoria di lavoro un’informazione che dobbiamo utilizzare di lì a breve.
Immagazzinamento
La capacità della memoria di lavoro è molto limitata e può contenere solamente sette elementi, con una variazione di più o meno due (span di memoria, ovvero il massimo numero di item che si riesce a ricordare nell’ordine esatto, corrispondente a 7±2; George Miller: “il magico numero sette”).
Gli psicologi hanno determinato questo numero mostrando alle persone varie sequenze di item non correlati (cifre, lettere o parole) e chiedendo di ricordarli nell’ordine di presentazione. Nelle prove iniziali, i partecipanti devono ricordare solo pochi item, tre o quattro cifre, e ci riescono con facilità. Nelle prove successive, il numero delle cifre aumenta, finché lo sperimentatore determina lo span di memoria del partecipante, ovvero il massimo numero di item che riesce a ricordare nell’ordine esatto.
È bene ricordare che la capacità di memoria non è limitata al numero di elementi, ma al numero di raggruppamenti: il processo attraverso il quale viene utilizzata la memoria di lavoro per ricodificare il materiale in unità più ampie e significative, per poi immagazzinare queste unità nella memoria di lavoro, si chiama chunking (=raggruppamento; chunk=singole unità). La capacità di lavoro è dunque espressa in 7±2 chunk.
L'oblio
Due cause:
- L’informazione può semplicemente deperire con il tempo. Peterson e Peterson, nel 1959, affermarono che l’impossibilità di ricordare delle informazioni se il tempo trascorso tra l’apprendimento e il recupero è lungo, è dovuta al decadimento della traccia mnestica;
- L’informazione può essere sostituita con elementi nuovi (interferenza). Quest’idea si adatta al fatto che la memoria di lavoro ha una capacità fissa.
Recupero
Il recupero dipende dal numero degli item presenti nella coscienza: quanti più elementi si trovano nella memoria di lavoro, tanto più lento diventa il recupero. Ciò è dimostrato dall’esperimento di Sternberg (1966), dove viene presentata ai partecipanti prima una breve serie di cifre, poi una cifra-probe che il partecipante deve decidere se fosse presente nella serie iniziale, e viene...
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