La medicina traslazionale è definita come tutto l’insieme di cose che servono
perché una ricerca promettente possa arrivare al paziente, ciò che manca
per colmare il vuoto tra la ricerca e l’applicazione clinica.
Un biotecnologo che conosca sia la ricerca di base che le problematiche regolatorie
può invece discutere efficacemente con le autorità, in quanto più competente in
materia, per ottenere un miglior tayloring (=adattamento delle regole a questo tipo
sistema).
Inoltre, si trova ad avere un vantaggio competitivo dal punto di vista professionale,
anche per un colloquio di lavoro, sugli altri candidati, perché già inserito nella logica
del mondo del lavoro.
In un sistema complesso la singola proteina può essere downregolata o
upregolare a seconda della funzione. Va quindi verificato che ci sia un gruppo
di proteine che rispecchia un gruppo di funzioni, ed è proprio la funzione
l’aspetto più importante: bisogna sempre controllare che la funzione ci sia.
Per intervenire sulla maggior parte degli organi non bisogna trascurare gli
aspetti biomeccanici: molto spesso nel tissue ingeneering abbiamo a che
fare con supporti, scaffold, strutture 3D. Quando progettiamo uno strumento
dobbiamo porci problemi che esulano dal normale pathway cellulare.
Quando progettiamo un protocollo di medicina rigenerativa dobbiamo pensare
che, oltre alle funzioni differenziate e specialistiche, il tessuto deve mantenere
le capacità proliferativa sotto il controllo dei fattori fisiologici, stando attenti
a non creare un tumore.
Bisogna trovare il modo di ricreare il microambiente cellulare in modo che si
mantengano equilibri corretti tra proliferazione, differenziamento e funzioni
specializzate di quel tessuto.
La difficoltà maggiore è infatti riuscire a creare un sistema equilibrato che si
autoregoli. che abbia quantità di staminali e cell differenziate in equilibrio
Quando dobbiamo studiare la regolazione di un tessuto, a parte metterlo in un
modello animale in cui le condizioni sono molto diverse da quelle dell’uomo,
possiamo mimare determinati comportamenti attraverso sistemi di coltura
alternativi con bassi livelli di O . In queste condizioni la cellula risponde ai fattori
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che somministriamo, agli stimoli che diamo con una metabolizzazione, un
meccanismo di funzionamento, differenziamento, proliferazione completamente
diverso.
Nel nostro sistema di ricostruzione, non possiamo paragonarci soltanto a una
pelle integra, ma ad una pelle in fase di chiusura di una lesione. Serve una
mentalità dinamica, anche nell’analisi dei marcatori, delle proteine,
dell’espressione; ragion per cui serve sempre più di un controllo per analizzare
un sistema che si muove in maniera dinamica, come in chiusura di una ferita.
Cellule staminali
La cellula staminale per antonomasia è quella embrionale che deriva dai tre foglietti
della gastrula da cui possiamo ottenere più di 200 tipi cellulari. Viene studiata per
coltivarla e poter riprodurre dei tessuti, tuttavia è sempre una cellula allogenica, di un
altro individuo. La cellula staminale embrionale può svolgere ogni funzione ma bisogna
darle i giusti segnali, per evitare che dopo un trapianto formi un teratoma.
Le potenzialità della medicina rigenerativa sono tante, non solo ricostruire un organo e
reimpiantarlo nell’individuo come si potrebbe pensare:
Può servire a identificare target di farmaci e studiare potenziali agenti
terapeutici;
Si possono studiare, trattare o prevenire difetti congeniti
Si può studiare il differenziamento cellulare, capire la biochimica e come
correggere le patologie legate a questi aspetti
Si possono avere modelli umani alternativi agli animali e modelli di patologia;
questi ultimi sono molto complessi ma necessari, poiché a volte, nonostante
l’omologia che si possa avere tra uomo e modello animale, possono comunque
presentarsi grandi differenze nello sviluppo delle patologie.
(topo mdx per Duchenne e fibrosi cistica
Le terapie cellulari prodotte grazie alla medicina rigenerativa vanno sotto la
denominazione di ATMP (advanced therapy medicinal product). Questo è il processo di
discovery che ci sta dietro
È necessario tornare indietro ogni volta che emergono differenze rispetto all’ipotesi
originale.
Anche post trapianto si torna sempre verso gli studi di ricerca di base per capire cosa
accade in vivo: importante in primo luogo è la farmacovigilanza, per valutare nel
tempo gli eventi avversi e a cosa possano essere legati, anche quando questi non
sembrano essere dovuti alla terapia in sé. Ogni evento che interessa il paziente viene
considerato evento avverso che deve essere quindi analizzato.
Da dove si inizia quando si vuole fare medicina rigenerativa?
Domanda 1: qual è l’obiettivo terapeutico? È una domanda che non si pone
mai nessuno.
Normalmente il ricercatore si pone l’obiettivo della ricostruzione del tessuto e
l’obiettivo terapeutico viene “inventato” solo dopo. L’obiettivo terapeutico
invece dovrebbe essere il punto di partenza. È necessario sapere da subito in
quale patologia vado ad utilizzarlo, perché a seconda della patologia varò un
microambiente leggermente diverso.
Domanda 2: ci sono alternative terapeutiche? Se sì che problemi danno? La
medicina rigenerativa non si fa se esiste un’alternativa migliore, perché e un
processo complesso costituito da molti step ed ognuno comporta il rischio di
eventuali errori. Nelle terapie si deve sempre valutare il rapporto beneficio-
rischio.
Quali materiali e substrati possono essere approvati per uso clinico? Non tutti i
supporti possono essere impiegati per uso clinico. Se il substrato è riassorbibile
ci si chiede se il monomero che entrerà in circolo sia tossico o meno per
l’organismo. Se non è riassorbibile ci si chiede invece quali siano gli eventuali
effetti di un’integrazione in vivo, se sia tossico per le cellule che stiamo
coltivando, se può limitarne le funzioni o impedire loro di svolgere le funzioni
Che materiali, substrati e farmaci ci serviranno? Le cellule in attecchimento
sono estremamente sensibili ai farmaci che utilizziamo; alle dosi cliniche tutto è
tossico, perché queste prevedono un legame alle proteine plasmatiche che
sequestrano il 90% del farmaco e prevedono tessuti intatti. In tessuti in fase di
attecchimento, se il farmaco viene somministrato in maniera diretta non sarà
legato dalle proteine plasmatiche e si avrà una dose molto maggiore rispetto a
quella che arriverebbe dal circolo sanguigno che possono uccidere le cellule,
anche alle dosi terapeutiche che normalmente si utilizzano.
Come stimolare le risposte delle cellule residenti e quiescenti? In alcuni casi
l’effetto paracrino va a risvegliare delle cellule che a causa della patologia non
erano più in grado di rispondere agli stimoli e le mette nella condizione di
ricominciare a funzionare.
Domanda 3: come possiamo raggiungerlo? Anche in questo caso biotecnologi e
medici devono collaborare per progettare il tessuto e decidere il modo migliore
per inserirlo nel paziente. Bisogna tener conto della resistenza meccanica,
dell’utilizzo di supporti permanenti o transienti, se siano necessari questi
supporti o si possa fare un’iniezione.
Esempi:
per le cellule epiteliali l’iniezione è sempre sconsigliabile perché questo
tipo di cellula mantiene il potenziale proliferativo attraverso il
meccanismo di adesione
nella correzione delle patologie ematopoietiche (immunodeficienza ADA)
è invece possibile effettuare un’iniezione delle cellule geneticamente
modificate.
Per la retina, in alcuni casi si iniettavano cellule, in altri casi si
utilizzavano degli inserti in punti precisi (anche se solo il secondo
approccio ha poi effettivamente funzionato)
Tipi di cellule staminali utilizzate
La rigenerazione dei tessuti è ottenuta da cellule staminali (embrionali, IPS o adulte)
che possono essere coltivate. Le staminali embrionali sollevano un ampio dibattito
etico.
Bisogna però ricordare che il dibattito etico non riguarda solo le staminali embrionali,
ma anche gli altri tipi di staminali, sebbene per ragioni diverse. Anche per le cellule
mesenchimali adulte ad esempio si apre un dibattito etico, quando vengono
impropriamente utilizzate e gli vengono falsamente attribuite delle funzioni che non
hanno.
Medicina rigenerativa: ci aspettiamo che offra speranze per persone che soffrono,
quando non c’è trattamento, laddove la vita è a rischio e/o la qualità della vita è
gravemente compromessa.
Approcci della medicina rigenerativa
Terapia cellulare per tessuti e organi, include anche quella genica.
Rigenerazione di tessuti usando materiale biocompatibile e cellule (non
sempre); in alcuni casi il solo materiale biocompatibile può svolgere azioni
chemiotattiche e può favorire la rigenerazione endogena (ad esempio:
rigenerazione dell’osso, è il materiale che svolge l’azione bioattiva molto più
che le cellule che lo colonizzano).
Attivazione di cellule endogene per stimolare gli approcci di medicina
rigenerativa.
A tutto questo va aggiunta la ricerca di base per la comprensione dei
meccanismi prima e dopo il trapianto.
NB: nessuno di questi 3 approcci funziona in assenza di ricerca di base.
C’è una necessità di qualcosa di realmente terapeutico che quindi porti ad un
beneficio clinico. Per questo sono necessari dati preliminari appropriati anche dal
punto di vista regolatorio e legislativo, dati relativi a rischi della salute e tecnologie,
capacità di controllo dei meccanismi intermedi per verificare che lo strumento non
diventi tossico per le cellule, possibilità di espandere conoscenze sulle nuove terapie.
Terapia cellulare per tessuti ed organi
La terapia cellulare di tessuti e organi si focalizza sulla ricostruzione appunto di tessuti
e organi danneggiati o malati. Il sistema può usare cellule sia autologhe che
allogeniche (in questo caso va valutata la trasmissione delle malattie) e deve avere un
approccio traslazionale rimuovendo tutte le limitazioni o colli di bottiglia che possono
bloccare il raggiungimento dell’obiettivo terapeutico.
Devono essere compresi i meccanismi molecolari e va valutata l’immunogenicità del
trattamento, soprattutto nella terapia genica nella quale spesso introduco una
proteina che il sistema immunitario non conosce.
Rigenerazione tessuti usando materiali biocompatibili con cellule
Non occorre solo la compatibilità ma bisogna vedere se aderisce, se la matrice non
venga degradata, accertarsi che la cellula non digerisca il supporto, e che i pezzetti,
qualora fossero digeriti, non siano tossici (i monomeri spesso sono più tossici rispetto
al polimero inerte).
Se c’è solo biomateriale, questo deve essere bioattivo, attrarre al suo interno i
componenti necessari per ricostruire l’organo o tessuto. Nel caso dell’osso è
importante la capacità di migrazione degli osteoblasti e anche i precursori degli stessi
devono migrare e poi, in sede, differenziare e formare la matrice. quindi il materiale
deve attrarre questi due tipi cellulari specifici del tessuto, ma anche vasi, nervi, altri
tessuti, cellule del connettivo.
Attivazione meccanismi endogeni
Spesso quando trapiantiamo organi, tessuti o matrici bioattive abbiamo anche la
stimolazione delle cellule endogene. A volte è un meccanismo che funziona da solo, ad
esempio, è stato che somministrando il NGF nelle ulcere neurotrofiche oculari si
rigenera completamente la cornea, il paziente guarisce; diversamente si buca l’occhio,
perché l’ulcera porta al riassorbimento della cornea. Chirurgicamente gli impianti
senza innervazione non resistono, ma con NGF si può guidare la re-innervazione con la
chiusura dell’ulcera. Il trattamento è stato scoperto grazie a un team italiano ed è ora
a disposizione dei pazienti.
L’organo deve rimanere integro, se ci sono ulcere si forma un buco, l’epitelio ha le sue
cellule staminali ma non riesce a chiudersi senza innervazione (ricorda la connessione:
epiteli di rivestimento a contatto con esterno, i nervi dicono al cervello ciò che hanno
riferito gli epiteli).
La terapia cellulare
É una terapia effettuata mediante l’uso di cellule o inserimento nell’organismo di
cellule isolate o tessuti, ricostruiti, amplificati e selezionati in laboratorio a partire da
cellule isolate, allo scopo di trattare una mancanza di tessuto dovuta a patologie
invalidanti, incidenti o rimozione chirurgica.
Meccanismi: isolare le cellule in grado di stimolare la rigenerazione dei tessuti,
stimolare cellule in vitro al fine di avere effetti in vivo, rigenerazione in vitro dei tessuti
che devono essere trapiantati.
In condizioni di emergenza, per la ricostruzione del tessuto, la cellula staminale deve
essere istruita per alternare divisioni simmetriche (moltiplica sé stessa per aumentare
la massa) e divisioni asimmetriche (genera sé stessa e cellule differenziate).
L’alternanza deve portare allo stesso rapporto preciso che c’era nel tessuto d’origine
Limiti studi di base sulle cellule staminali
Gran parte delle cellule staminali embrionali ed adulte sono state ottenute da modelli
animali.
Alcune limitazioni possono essere:
La localizzazione delle staminali (ci sono punti precisi, non necessariamente c’è
la disposizione ubiquitaria come nella pelle).
La loro rarità
La difficoltà di isolamento (è facile che perdano la funzione di staminale in
questa fase o durante la coltura perché non hanno più gli stimoli regolatori).
L’identificazione delle cellule
Il loro mantenimento in coltura
Durante la fase di amplificazione in coltura è opportuno conferire alla cellula i giusti
stimoli per il mantenimento della staminalità, altrimenti la cellula differenzia.
Questi passaggi hanno implicazioni sulla selezione dei modelli preclinici (richiesti per
la certificazione di terapie). Bisogna sempre focalizzarsi su obiettivi terapeutici e
funzioni; per le staminali soprattutto, è importante la ricerca di base oltre che quella
applicata.
Anche quando abbiamo tarato le condizioni ottimali di coltura, con istruzioni giuste,
soprattutto le cellule staminali, riescono a rimanere come tali per poco tempo, poi
iniziano ad accumulare danni genetici. Ragion per cui bisogna dare opportuni stimoli
nei primi passaggi di coltura perché più a lungo restano nell’ambiente artificiale più è
probabile che modifichino le proprie caratteristiche.
In coltura riesco comunque mimare l’ambiente fisiologico, ma solo per periodo di
tempo limitato.
Di seguito sono elencati alcuni modelli consolidati di tessuti ricostruiti: pelle, occhio,
osso, sangue, e ne stanno emergendo altri (retina).
Un esempio è il trapianto di cellule allogeniche, di altro individuo. in alcuni casi di
trapianto d’organo (cuore) è necessario un trattamento a vita con farmaci antirigetto.
In altri casi invece l’esame a lungo termine, se funziona il trapianto, mostra che il
tessuto rinnovato contiene solo le cellule del paziente e non presenta più quelle del
donatore.
Ciò funziona solo se nel paziente ci sono residui di cellule residenti in grado di
rispondere alle sollecitazioni.
Possibili meccanismi di funzionamento della terapia cellulare
In assenza totale o parziale del tessuto sarà necessario l’attecchimento di un
tessuto, o gruppo di cellule che contenga cellule staminali per ripristinare la
funzione.
Nel caso di un danno tissutale parziale si va a stimolare la risposta
infiammatoria dell’ospite o a reprimerla, poichè entro un certo livello favorisce
la rigenerazione del tessuto, se la risposta sale oltre il livello soglia diventa
impedimento.
in caso di correzione di un deficit biochimico si procede mediante rilascio di
sostanze mancanti per la rigenerazione (enzimi, proteine della matrice e NGF).
Necessità di secrezione di fattori di crescita mediante stimolazione della
risposta dell’ospite e migliorata sopravvivenza e funzione delle cellule residenti
nel tessuto agendo con meccanismo d’azione indiretto.
Se ho necessità di reinnervazione locale (ulcere neurotrofiche della cornea) mi
basta indurre il rilascio di sostanze che sostengono l’innervazione da parte dei
neuroni, anche se non basta solo questo in alcuni casi.
Necessità di rivascolarizzazione: in questo caso ripristino i circuiti vascolari con
aumento del trofismo. Esempio: le ulcere croniche negli arti inferiori degli
anziani causano stasi venosa, ematoma permanente, l’epitelio cessa di crescere
e si formano buchi, che possono, nel caso dei diabetici, arrivare anche fino
all’osso e produrre riassorbimento dell’osso. In questo caso bisogna ripristinare
sia vascolarizzazione che innervazione, oltre a correggere il dismetabolismo
glucidico.
La generazione di meccanismi paracrini di stimolazione cellulare può essere
necessaria per la riorganizzazione delle connessioni dei diversi tipi cellulari presenti
nel tessuto mediante stimolazione delle cellule adiacenti.
Altro problema talvolta è la veicolazione della terapia in zone difficilmente accessibili:
ci sono voluti anni per capire come trattare la retina, dove inserire le cellule. Lo stesso
problema si presenta anche col sistema nervoso centrale.
Aspetti pratici per la realizzazione di un tessuto in vitro o di
una coltura cellulare.
poi nella pratica vengano osservati così come sono presentati nella lezione.
Prima fase
Realizzazione della coltura: non è un processo banale come sembra perché
se vogliamo costruire un tessuto dobbiamo innanzitutto car
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