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mediante uso di armi, alcol, droghe,ecc

- se da persona travisata (es. simuli qualità di pubblico ufficiale)

- su persona sottoposta a limitazioni della libertà personale

- ancora più grave se < 10 anni

-

Atti sessuali tra minorenni:

“Non è punibile il minorenne che, al di fuori del 609 bis (violenza sessuale), compie gli

atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni 13, se la differenza di età tra i

soggetti non è superiore a tre anni. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita fino a

2/3”

Ignoranza dell’eta’ della persona offesa:

Quando i delitti sono commessi in danno di persona minore di anni 14 (anche se

consenziente), il colpevole non può invocare a propria scusa l’ignoranza dell’età della

persona offesa.

Corruzione di minorenne:

Chiunque compie atti sessuali in presenza di persona minore di anni 14, al fine di “farla

assistere”, è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Violenza sessuale di gruppo:

Consiste nella partecipazione di più persone riunite ad atti di violenza sessuale.

Reclusione da 6 a 12 anni. Il delitto è perseguibile d’ufficio e l’imputato è obbligato a

sottoporsi ad accertamenti atti ad accertare l’eventuale esistenza di malattie a

trasmissione sessuale.

Querela di parte:

I delitti sessuali sono generalmente punibili a querela della persona offesa: il termine

per la proposizione della querela è di 6 mesi. Una volta emessa è irrevocabile.

Quesiti del magistrato:

- natura ed entità dei segni di violenza e a quando risalgono

- stabilire se vi è stato abuso e condizioni del soggetto nel momento della violenza

- verificare lo stato di coscienza e l’orientamento della vittima

- se malattie sessuali

- verificare l’età di vittima ed aggressore

- valutare la concordanza tra perizia e modalità dei fatti 13

Incesto: Il bene giuridico offeso è prima di tutto la morale della famiglia, la morale

pubblica ed il buon costume: la conditio sine qua non è che ne derivi pubblico scandalo.

Ne possono derivare gravi disturbi della psiche e dell’emotività.

Capitolo 24 – “Delitto di infanticidio in condizioni di abbandono materiale e

morale”

Art. 578: “La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il

parto, o del feto durante il parto, quando il fatto è determinato da condizioni di

abbandono materiale e morale connesse al parto, è punita con la reclusione da 4 a 12

anni”

A coloro che concorrono nel fatto si applica la reclusione non inferiore a 21 anni. Se essi

hanno agito al solo scopo di favorire la madre, la pena può essere diminuita da un 1/3 a

2/3.

Condizione essenziale: la dimostrazione delle condizioni di effettivo abbandono

materiale e morale della donna: devono sussistere congiuntamente e oggettivamente.

Dal punto di vista ostetrico si ritiene lecito parlare di parto solo quando la durata della

gravidanza abbia almeno superato il 180° giorno.

E’ importante che la consumazione del delitto avvenga immediatamente dopo il parto

oppure durante il parto: nell’immediatezza del parto può esistere uno shock psichico, tale

da giustificare il comportamento criminoso della donna, mentre nel periodo successivo

dovrebbe prevalere in ogni caso l’istinto della maternità.

Capitolo 25 – “Omissione di soccorso”

Art. 593: “Chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni

dieci o un’altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente o di

corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all’autorità è

punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a lire 600.000. Alla stessa

pena soggiace chi trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una

persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di

darne immediato avviso all’Autorità. Se da siffatta condotta colpevole deriva una lesione

personale, la pena è aumentata, se ne deriva la morte, la pena è raddoppiata”.

Il soccorso deve sempre essere adeguato alla gravità del caso ed alla preparazione di

chi lo esegue.

Obbligo di avvisare l’autorità sussiste quando si trovi:

- un fanciullo minore degli anni dieci, abbandonato o smarrito 14

- una persona incapace di provvedere a se stessa per malattia (fisica o psichica) o

per vecchiaia o per altra causa

Obbligo di soccorrere sussiste quando si trovi:

- corpo inanimato

- corpo che sembri inanimato

- persona ferita

- persona in pericolo

Art. 328: se non vi è la presenza fisica della persona in pericolo il medico può rispondere

del reato di omissione o rifiuto di atti d’ufficio

Capitolo 26 – delitto di circonvenzione di incapaci

“Chiunque per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o

dell’inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato d’infermità o

deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a

compiere un atto, che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso, è

punito con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da £400.000 a 4 milioni (art.643)

I casi previsti sono due:

1. Riguarda i minori degli anni 18, nei confronti dei quali la circonvenzione si attua

approfittando dei bisogni, delle passioni o dell’inesperienza propri dell’età

immatura.

2. L’altro riguarda le persone incapaci perché interdette o inabilitate o inferme di

mente o psichicamente deficienti.

Infermo psichico: E’ colui che essendo affetto da malattia mentale, è menomato,

 anche transitoriamente, nelle facoltà intellettive o volitive da rendersi oggetto di

circonvenzione.

Deficiente psichico: E’ colui che presenta un abbassamento dei poteri intellettivi o

 volitivi non dipendente da fattori morbosi di tipo psichiatrico, ma dovuto ad esempio

a vecchiaia, ubriachezza, analfabetismo, mancanza di istruzione o semplice rusticità.

L’opera di induzione si esplica mediante consigli, esortazioni, lusinghe, promesse,

suggestioni o pressioni psicologiche varie. Se il colpevole fosse ricorso ad artifici o

raggiri, potrebbe rispondere di truffa (art.640cp) anziché di circonvenzione; se egli

avesse usata la violenza o la minaccia, ossia la costrizione, il reato sarebbe quello di

estorsione (art.629 cp). 15

Capitolo 28 – “Capacità civile”

Definizione: la capacità civile è l’insieme della capacità giuridica e della capacità di

agire.

Capacità giuridica: Art.1 del c.c.

“La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita. I diritti che la legge

riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita”

Acquistare capacità giuridica significa diventare “persona”, cioè soggetto di

diritto,titolare di diritti e doveri. Per le persone fisiche si acquista con la nascita si perde

con la morte.

Nascita: si intende la completa fuoriuscita dal corpo materno di un feto vivo e

cronologicamente vitale che abbia respirato. La fuoriuscita può avvenire per espulsione

(parto naturale) o per estrazione (parto cesareo). Quando tutto il feto è fuoriuscito

dall’alveo materno, si considera avvenuta la nascita e si parlerà a seconda dei casi o di

nato vivo o nato morto.. perché il nato acquisti capacità giuridica il bambino dev’essere

fuoriuscito completamente dall’alveo materno e deve aver respirato.

Anche un solo atto respiratorio è sufficiente, purché sia autonomo, per considerare

“nato” un individuo. Per il codice civile e l’acquisizione dei diritti relativi non è

necessario il concetto di vitalità. La tutela giuridica si acquisce quindi alla nascita.

Le più comuni prove utilizzate per verificare se il prodotto del concepimento al

momento del parto fosse vivo sono quelle docimasiche: sono positive se dimostrano

l’avvenuta respirazione autonoma. Se la morte è avvenuta nel corso della vita

intrauterina le prove docimastiche respiratorie saranno negative e allora sarà necessario

studiare la funzione circolatoria e le eventuali lesioni sul corpo del cadavere

(es.ecchimosi) acquisteranno il significato di manifestazioni vitali.

DOCIMASIE: accertare se il prodotto del concepimento abbia o no respirato, e quindi

vissuto di vita autonoma. Requisito necessario per affermare la nascita della persona. Le

prove docimastiche sono distinte in:

Docimasie polmonari:

Metrica: verificare l’espansione del torace, misurandone la circonferenza e

a)

confrontandola con i valori teorici

Radiologica: nel polmone che ha respirato si ha una maggior trasparenza dei

b)

campi polmonari 16

Diaframmatica: incisione della cute e del sottocute dal mento sino all’ombelico,

c)

si incidono i muscoli retti addominali e si esamina la cupola diaframmatica: se

respirazione nn è avvenuta, apparirà sollevata

Ottica: incisione della cute del collo e del sottocutaneo si pratica una doppia

d)

legatura della trachea (per evitare penetrazione passiva d’aria), si esaminano le

superfici polmonare ad occhio nudo: se non respirazione polmoni acquattati, margini

sottili, rossi e colorito rosso-scuro o rosso-lillà; se respirazione ben espansi, margini

arrotondati, colore rosa o viola sfumato.

Galenica: se il polmone ha respirato ha un peso di poco inferiore a quello

e)

dell’acqua e dunque vi galleggerà.

Palpatoria: se il polmone non ha respirato avrà una consistenza compatta, carnea.

f)

Altrimenti, avrà consistenza soffice e crepitante.

Istologica: la più importante cioè l’osservazione del tessuto polmonare al

g)

microscopio, alla ricerca soprattutto di:

• Dilatazione alveolare

• Assottigliamento delle pareti e dei setti alveolari

• Riempimento dei capillari delle pareti alveolari

Biochimica: serve soprattutto per valutare il grado di maturità fetale.

h)

Docimasie extrapolmonari:

Placentare e del cordone ombelicale: nel cordone si forma un anello

1)

infiammatorio già dopo alcune ore dalla nascita (infiammazione asettica) che

permette di stabilire quanto il feto è stato vivo, e che porta al distacco del cordone

dopo alcuni giorni.

Gastrointestinale: con la respirazione il feto deglutisce anche aria. Perciò nello

2)

stomaco del neonato che ha respirato si trova aria in quantità diversa a seconda della

durata della vita del bambino. Presenza di aria nel solo stomaco, indica una breve

durata della vita extrauterina (1 ora), anche nell’intestino una durata maggiore (12-

15 ore), se in tutto il tubo gastrointestinale ancora di più (24h e +)

Alimentare: ricerca dei residui alimentari della digestione nel canale

1)

gastrointestinale

Auricolare: nel polmone che non ha respirato l’orecchio medio contiene una

2)

massa gelatinosa costituita da un residuo di tessuto mucoso fetale o di liquido

amniotico. Per valutarlo si mette allo scoperto la membrana timpanica, poi si pone la

testa in acqua e si punge la membrana, se il feto ha respirato abbiamo una bollicina

d’aria

Renale: ricerca di cristalli di acido urico nei tubuli renali, che confermano che il

3)

prodotto del concepimento è nato vivo e che ha continuato a vivere per un certo

tempo. 17

Batterica: ricerca di bacilli coliformi nel contenuto intestinale. La loro presenza

4)

conferma la vita autonoma del prodotto del concepimento

ESTINZIONE DELLA CAPACITA’ GIURIDICA: con la morte.

Capacità di agire: Art. 2 del c.c.:

“La maggiore età è fissata al compimento del 18° anno. Con la maggiore età si acquista

la capacità di compiere tutti gli atti per i quali non sia stabilita un’età diversa. Sono salve

le leggi speciali che stabiliscono un’età inferiore in materia di capacità a prestare il

proprio lavoro. In tal caso il minore è abilitato all’esercizio di diritti e delle azioni che

dipendono dal contratto di lavoro”.

Questo è significativamente diverso da quello che riguarda la maturità penale, che invece

si ha a 14 anni, in quanto implica la capacità di autodeterminarsi e gestirsi al di fuori dei

convincimenti indotti da terzi. Esistono anche a questo proposito delle eccezioni, dette

emancipazioni, che derivano da eventi particolari.

Matrimonio: il matrimonio può essere contratto, per gravi motivi, anche dopo i 16

o anni, e da diritto ad una emancipazione che permette l’esecuzione di atti giuridici che

non eccedano l’ordinaria amministrazione. Per gli altri è stabilito un curatore, che

deve autorizzarli. Nel caso di un minore sposato con soggetto maggiorenne, questo

curatore è il coniuge.

Lavoro autonomo: il ragazzo che lavora, oltre i 14 anni, ha il diritto di essere pagato

o e di gestire da solo le entrate che entrino dal suo lavoro.

Presupposti psicologici della capacità di agire:

- capacità di saper applicare le norme del diritto nella situazione concreta ed in

modo corretto

- capacità di saper valutare le conseguenze sia giuridiche sia anche economiche e

morali dell’atto

- capacità di adeguare alla norma giuridica la propria condotta indipendentemente

da ogni costrizione esterna

In caso di gravidanza la donna minore d’età che intende interromperla deve avere

l’assenso di colui che esercita la potestà o la tutela. Tuttavia nei primi 90gg, quando

colui che esercita la potestà o la tutela nn può essere consultato o rifiuta l’assenso, il

consultorio, la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia espletano i compiti

necessarie per l’interruzione rimettendo entro 7gg dalla richiesta, una relazione al

giudice tutelare il quale entro 5gg decide.

Art. 5 del c.c.:

“Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una

diminuzione permanente dell’integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla

legge, all’ordine pubblico o al buon costume” 18

INTERDIZIONE ED INABILITAZIONE

In due casi è prevista la possibilità di togliere ad individui l’intera capacità legale

(interdizione) o limitarla ad atti che non eccedano l’ordinaria amministrazione

(inabilitazione). A differenza della non imputabilità penale, il provvedimento è

duraturo.

Interdizione giudiziale

Viene pronunciata dal giudice su richiesta degli aventi diritto (cioè delle persone

giuridiche) per il maggiore di età o il minore emancipato, quando esso: si trovi in

condizioni di abituale infermità mentale che lo rende incapace di provvedere ai propri

interessi.

Questo vale anche per il cieco o il sordomuto dalla nascita quando risulta che essi sono

del tutto incapaci di provvedere ai propri interessi. In questo il giudice ha l’obbligo di

esaminare il soggetto, ed eventualmente di richiedere la consulenza di un tecnico.

Devono essere dimostrati la ricorrenza di una infermità di mente, la sua abiutualità, e

l’incapacità ad essa correlata di provvedere ai propri interessi.

L’infermità di mente, come già detto, deve essere una patologia psichica oggettivabile

clinicamente. La sua ricorrenza ammette periodi di transitoria lucidità che però non

possono essere garanzia di un comportamento coerente e lucido da parte del soggetto nei

confronti degli interessi da salvaguardare. Gli interessi in questione sono non soltanto

quelli economici, ma anche quelli morali.

Inabilitazione

E’ un provvedimento meno grave, che può essere preso per:

• Soggetti infermi di mente con uno stato non abbastanza grave da essere interdetto

• Soggetti dediti ad uso abituale di sostanze stupefacenti che mettono se stessi o la

famiglia in gravi condizioni economiche

• Il cieco e il sordomuto dalla nascita che non abbiano ricevuto una educazione

sufficiente ma che non siano comunque in condizioni di inabilità così grave da non

provvedere completamente ai loro interessi tanto da essere interdetti.

Quando ne ricorrono i presupposti, la persona può essere inabilitata, mentre quando

ricorrono i presupposti per l’interdizione è obbligatorio farlo. Il provvedimento di

inabilitazione può essere revocato, e quello di interdizione trasformato in inabilitazione

quando ricorrono le condizioni. Il deficit di mente deve essere tale da consentire lo

svolgere di attività elementari. Il caso più comune è quello della prodigalità, in cui deve

esserci insita una incapacità di intendere: le spese possono essere anche motivate da

cause nobili o valide, ma il soggetto trascura i bisogni familiari elementari

Incapacità naturale: 19

Quella persona che, sebbene legalmente capace e quindi maggiore di età e non interdetta,

si trovi in situazioni cliniche tali che la rendono in un dato momento incapace di fatto a

comprendere il significato giuridico e le conseguenze dell’atto che compie.

In questi casi le azioni compiute possono essere annullate (l’azione si prescrive nel

termine di 5 anni dal giorno in cui l’atto o il contratto è stato compiuto).

Incapacità a testare: art. 591

“Possono disporre per testamento tutti coloro che non sono dichiarati incapaci dalla

legge. Sono incapaci di testare:

- coloro che non hanno compiuto la maggiore età

- gli interdetti per infermità di mente

- quelli che, sebbene non interdetti, si provi essere stati, per qualsiasi causa, anche

transitoria, incapaci di intendere e di volere

L’azione si prescrive nel termine di 5 anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle

disposizioni testamentarie.

Capitolo 30 – danno alla persona in resp civile

Danno : privare un individuo di un bene che gli appartiene. Può consistere:

1. diminuzione temporanea/permanente del patrimonio

compromissione della sua integrità e della sua efficienza psicologico

2.

Per decenni, dalla iniziale impostazione giuridico-dottrinaria, il danno alla persona è

stato riferito non al patrimonio "uomo", quanto a quello di "uomo lavoratore" e la

liquidazione mirava a riparare esclusivamente la perdita di capacità produttiva di reddito,

nonostante fin dal 1952 il Gerin avesse inutilmente proposto di introdurre, accanto alla

capacità lavorativa specifica, la validità psico-fisica, sovrapponibile al concetto di

incolumità individuale, tutelata dal Codice penale, al quale assegnare un valore

economico convenzionale ed uniforme, indipendente da attività lavorative; pertanto

l'unico danno risarcibile rimaneva quello patrimoniale, con il riconoscimento del danno

extra-patrimoniale, identificato esclusivamente nel danno morale, nei casi previsti

dall'art. 185 c.p. Dopo numerose sentenze innovatrici una svolta determinante è

rappresentata dalla sentenza della Corte Costituzionale, 26/7/79, n. 88, la quale ha

riconosciuto il danno alla salute, quale menomazione dell'integrità fisica in sè

considerata, non suscettibile direttamente di valutazione economica, e quindi con

carattere extra-patrimoniale risarcibile ai sensi degli artt. 2059 c.c. e 185 c.p. La Corte

Costituzionale si è nuovamente pronunciata con la sentenza n. 184 del 30/6/1986. In

questa sentenza la salute, bene giuridico costituzionalmente tutelato dall'art. 32, intesa

non già come assenza di malattia o infermità, ma, secondo il concetto dell'O.M.S. oggi

universalmente accettato, come uno stato di completo benessere fisico, mentale e

20

sociale, viene a porsi al centro della valutazione del danno alla persona come bene

primario: è infatti la lesione alla salute il danno-evento da cui possono derivare, oppure

no, il danno morale soggettivo e l'incapacità lavorativa specifica. Il danno biologico è

sempre presente mentre il danno patrimoniale può o non conseguire

Pertanto sono tre oggi le categorie di danno risarcibile:

danno alla salute o danno biologico. E' inteso nel senso più vasto come lesione

 dell'integrità psico-fisica del soggetto e quindi limitazione delle sue potenzialità

sociali, viene a conglobare la miriade di componenti della personalità dell'uomo che

venivano ad essere compromesse dall'uno o dall'altro evento lesivo, quali il danno

alla vita di relazione, il danno estetico, il danno della capacità sessuale, le piccole

invalidità permanenti, l'incapacità lavorativa generica.

danno patrimoniale. Consiste in una perdita economica da:

 danno emergente, rappresentato dalle spese di cura, di assistenza, di controlli

o clinici, di vitto speciale, di apparecchi protesici, ecc.

lucro cessante, costituito dalla perdita del guadagno durante il corso della

o malattia, la convalescenza e anche successivamente se residuano postumi

permanenti. Si chiama anche incapacità lavorativa temporanea

Danno da ridotta efficienza della persona: quando cioè per le conseguenze

o della lesione non è possibile ripristinare il normale stato biologico e quindi si

presume che la persona non potrà più svolgere determinate attività o lavori. La

capacità lavorativa si distingue in generale o specifica. La specifica indica

l’incapacità di svolgere l’attuale attività lavorativa, mentre la generale è valida

soprattutto per il bambino o il giovane, che deve scegliere il lavoro da fare e

che ad esempio perde un dito o una mano e non potrà fare il pianista. E’ il

giudice che fa una valutazione equitativa (ossia non necessariamente esatta,

dato che è impossibile farla esatta) del danno provocato. Si chiama anche

incapacità lavorativa permanente.

danno extra-patrimoniale, consiste in una condizione particolare di sofferenza

 fisica e psichica, cagionata dal fatto illecito; per legge il risarcimento è dovuto solo

quando essi sia conseguenza di un reato, oppure dell'inosservanza di un regolamento

(incidente stradale).

Esiste anche il concetto di danno futuro¸ ossia quel danno che si crea al soggetto per la

impossibilità, causata dall’illecito, di acquisire una capacità che avrebbe posseduto (ad

esempio la castrazione di un bambino → perdita della possibilità di acquisire una

maturità sessuale), oppure il danno che conseguirà sicuramente, secondo l’evoluzione

clinica della lesione, al danno attuale (ad esempio esiti cicatriziali deformanti o artrosici,

secondo la concezione evolutiva di malattia). 21

L’art 2043 c.c. Risarcimento per fatto illecito recita- Qualunque fatto doloso o colposo,

che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire

il danno

Lo studio delle invalidità dev’essere personalizzato, cioè si deve tener conto delle

caratteristiche individuali, bisogna tener conto anche di come la persona vive la propria

menomazione. L’impiego di baremes(tabelle valutative)è utile ma nn decisivo. Dal

punto di vista valutativo bisogna tener conto che vi sono funzioni indispensabili

(respiratoria, cardiocircolatoria, immunitaria,ecc) e funzioni necessarie (visiva, uditiva,

sessuale,ecc). La valutazione conclusiva dell’invalidità permanente è espressione della

valutazione della personalità dell’esaminato e del reale significato invalidante della

menomazione.

Oggi grazie alle protesi vi è la possibilità per molti mutilati/amputati di recuperare una

parte della funzionalità mediante l’uso di protesi, va perciò studiato dal punto di vista

medico, chirurgico,riabilitativo, psicologico e sociale

Per la liquidazione del danno molti tribunali si sono basati sul criterio equitativo puro

in base al quale il giudice liquida secondo equità e buon senso. Qst però ha comportato

disparità di trattamento ecco perché la maggior parte dei giudici fa riferimento a 2

criteri:

il metodo del triplo della pensione sociale che considera il triplo della pensione

 sociale moltiplicato per la percentuale di invalidità residuata e per il coefficiente

relativo all’età dell’infortunato ottenendo così il corrispettivo

il metodo del punto elastico della scuola pisana secondo il quale si stabilisce un

 importo per ogni punto di invalidità e lo si moltiplica per il grado di invalidità

residuata. Attualmente qst sistema è stato preferito e perfezionato, mantiene

l’eidea della liquidazione per mezzo del valore punto e determina le oscillazioni

in base a 2 funzioni:

crescente:percentuale di invalidità che fa alzare il valore punto

o all’aggravarsi della patologia

decrescente, l’età del danneggiato che lo fa decrescere in proporzione

o all’anzianità

Capitolo 32 – “Tutela della salute materno-infantile”

Consultori familiari: istituiti nel 1975: obiettivi:

assistenza psicologica e sociale per la preparazione alla maternità/paternità

-

- somministrazione dei mezzi necessari alla procreazione responsabile

tutela della salute della donna e del concepito

- divulgazione delle informazioni idonee a promuovere o prevenire una gravidanza.

- 22

Diritto alla vita: art. 2 cost. E’ un dir inviolabile dell’uomo ed è inteso come dir

all’esistenza individuale. La tutela di qst dir inizia sin da quando l’essere umano

comincia ad esistere, cioè vi è un dir del feto di vivere e nascere.

Si tratta di un valore assoluto, di un diritto fondamentale ed inalienabile:

- diritto del concepito di nascere e di nascere sano

- diritto di ricevere le appropriate cure pre e post-natali

- diritto della madre di ricevere la necessaria assistenza nel periodo pre e post-

partum e durante il parto

- il diritto della coppia di essere informata sui problemi della fecondazione

Fecondazione assistita:

Ha lo scopo di ovviare alla sterilità. E’ fatto divieto al medico di attuare:

- forme di maternità surrogata

- forme di fecondazione assistita al di fuori di coppie eterosessuali stabili

- pratiche di fecondazione assistita in donne in menopausa non precoce

- forme di fecondazione assistita dopo la morte del partner

- selezione dei gameti

- pratiche in strutture privi di idonei requisiti

Legge 194/1978: “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione

volontaria di gravidanza”:

Innanzitutto viene affermata la contrarietà giuridica all’aborto come mezzo di controllo

delle nascite, e si riconoscono il valore sociale della maternità e il diritto alla

procreazione cosciente e responsabile.

Art.4: “Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi 90 giorni, la donna

che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la

maternità comporterebbe un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione

al suo stato di salute o alle sue condizioni economiche o sociali o familiari o alle

circostanze in cui è avvenuto il concepimento o a previsioni di anomalie o

malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico o ad una struttura

sociosanitaria a ciò abilitata dalla Regione, o ad un medico di sua fiducia”

In pratica, la richiesta di interruzione entro i primi 90 giorni potrà in pratica essere

sempre ottenuta. Deve essere in ogni caso volontaria ed il medico deve entrare nel

merito dell’autenticità della decisione di abortire e deve saperne valutare le ragioni.

Procedura: art.5: la donna che ritenga di dover abortire deve presentarsi ad una delle seguenti strutture:

→ consultorio familiare (dal 1975) 23

→ struttura regionale socio sanitaria abilitata

→ medico di sua fiducia

Questi hanno il ruolo di esaminare con la donna la situazione (e se questa lo consente anche con il padre, il

quale ha un ruolo virtualmente nullo nella vicenda). Il consultorio e il distretto esaminano tutte le condizioni

che hanno portato alla scelta, e di valutare le alternative, con il preciso scopo di promuovere tutte le

iniziative atte a sostenere la donna.

La informano dei diritti che le spettano e del supporto che può ricevere dallo stato, eseguono i necessari

accertamenti sanitari (valutazione della presenza, stato e durata della gravidanze, dell’esistenza di rischi e

pericoli), e infine rilasciano un certificato che dell’intervento se ne ricorrono le condizioni.

attesta l’urgenza

Questo certificato costituisce il via libera all’aborto.

Se il medico o il consultorio non riscontrano l’urgenza, indicano alla donna di aspettare sette giorni. Dopo

questo termine, essa può tornare dal medico o al consultorio, e questa volta il

ottiene automaticamente

Questo certificato deve essere firmato anche dall’assistita e una copia

certificato di urgenza.

le viene rilasciata affinché con essa possa presentarsi alla struttura prescelta per

effettuare l’interruzione. Il padre potrà essere sentito solo quando la donna lo consenta.

Aborto profilattico o preventivo: consente alla donna di impedire la nascita di individui

affetti da malattie ereditarie o da anomalie e difetti congeniti e ciò anche al fine di

ridurre il pericolo e il peso economico connessi alla presenza nella famiglia e nella

Società di individui improduttivi e bisognosi di un’assistenza continua.

Può essere giustificabile (dopo il 90° giorno) quando lo studio prenatale del feto fornisca

la certezza o un elevato grado di probabilità di gravi ed irrimediabili malattie congenite

del concepito.

Art.6: dopo i primi 90 giorni può essere praticata:

quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della

a) donna

quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti

b) anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la

salute fisica o psichica della donna

E’ sempre necessario l’accertamento rigoroso della malformazione.

Art.7: i processi patologici devono essere accertati da un medico dello stesso servizio

ostetrico-ginecologico dell’ente ospedaliero in cui deve praticarsi l’intervento: differenza

importante con i casi entro i primi 90 giorni.

Qualora l’interruzione si renda necessaria per l’imminente pericolo per la vita della

donna, l’intervento può essere praticato anche senza lo svolgimento delle procedure

previste negli altri casi e al di fuori delle sedi autorizzate. In questi casi non può mai

essere invocata l’eventuale obiezione di coscienza.

In caso di minore età: è necessario l’assenso di entrambi i genitori o di chi esercita la

potestà o la tutela. Se la donna non vuole informare i genitori può recarsi da sola al

consultorio o dal proprio medico di fiducia, che le rilasciano copia del certificato da cui

risultano l’avvenuta richiesta e le ragioni che la legittimano, dando atto dell’eventuale

24

inutilità della dissuasione espletata e del convinto rifiuto della donna di proseguire la

gravidanza. Entro 7 giorni dalla richiesta il medico trasmetterà il certificato corredato da

un proprio parere al giudice tutelare, che convocherà la minore e poi si esprimerà entro

5 giorni. Se negherà tale autorizzazione, la donna potrà fare ricordo al tribunale dei

minorenni che deciderà con procedura d’urgenza.

Oltre i 90 giorni la procedura è identica a quella per le donne di maggiore età.

Se la donna è interdetta, la richiesta può essere presentata oltre che personalmente anche

dal tutore o dal marito che non sia legalmente separato, ma sempre con la conferma da

parte della gestante.

Quando sussista possibilità di vita autonoma del feto, il medico che esegue l’intervento

deve fare tutto il necessario per salvare la vita del feto.

Obiezione di coscienza: “Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è

tenuto a prendere parte alle procedure per l’interruzione di gravidanza quando abbia

sollevato obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione”: la dichiarazione deve

essere comunicata all’autorità competente entro un mese dal conseguimento

dell’abilitazione o dall’assunzione o dalla stipulazione di una convenzione che comporti

l’esecuzione di tali prestazioni.

Essa non esime il medico dal prestare alla donna l’assistenza di cui ha bisogno per la

salvaguardia della sua vita e della sua salute. Si intende revocata, se il medico ha preso

parte a procedure o interventi di interruzione.

Aborto illegale: quello effettuato su donna consenziente senza tener conto dei dettami

previsti dalla 194, cioè quando è stato ottenuto senza osservare le procedure e i limiti

imposti dalla legge oppure al di fuori delle sedi autorizzate.

Aborto criminoso: quando l’interruzione di gravidanza è o conseguenza della lesione

personale o è ottenuta con azione dolosa del soggetto attivo diretta ad interrompere la

gravidanza senza o contro il consenso della donna. (Sanzioni fino a 12 anni di reclusione

o 16 anni se con morte della donna)

Elementi costitutivi del delitto:

- azione del colpevole

- assenza del consenso

- verificarsi dell’evento abortivo

- nesso di causalità

Diritto all’anonimato: in tutti i casi, sia che la richiesta di interruzione sia presentata

entro che oltre i 90 giorni. Altrimenti: rivelazione del segreto professionale o di segreto

d’ufficio. 25

Sterilizzazione volontaria: previo consenso se:

- malattia in atto

se viene meno nella donna il pericolo con la castrazione che impedisca la

- gravidanza

(pag 268-269) (325-335)

Capitolo 38 – “Consenso”

Art. 32 della Costituzione: “Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento

sanitario se non per disposizioni di legge” e “La legge non può in nessun caso violare i

limiti imposti dal rispetto della persona umana”

Art. 50 del c.p.: “Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, con il consenso

della persona che può validamente disporne”

Per essere giuridicamente valido, il giudizio deve essere informato, esplicito, libero,

autentico ed immune da vizi.

Nel caso del minore o del soggetto malato di mente o incapace il consenso deve essere

sempre prestato da chi ne è il legale rappresentante.

L’unica condizione nella quale il medico è esonerato dall’obbligo di munirsi

preventivamente del consenso dell’avente diritto è quella contemplata dall’art. 54 del

c.p.: “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di

salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non

volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionale al

pericolo” (stato di necessità)

La violazione del dovere di munirsi del valido consenso, potrà esporre il medico

all’imputazione del delitto di violenza privata, o di stato di incapacità procurato

mediante violenza, di lesione personale, di omicidio, ecc.

In sede civile la violazione potrà costituire una vera e propria inadempienza contrattuale.

In sede deontologica, ne potrà derivare una sanzione disciplinare.

Oggetto e contenuto dell’informazione:

Deve essere:

- semplice

- personalizzata

- esauriente

- veritiera 26

- speranzosa (non pessimismo)

Standards dell’informazione:

professionale: si attiene allo stato delle conoscenze scientifiche inerenti al singolo

- trattamento

soggettivo: del paziente

-

Deve essere finalizzata a porre un soggetto nella condizione di esercitare correttamente i

suoi diritti e quindi di formarsi una volontà che sia effettivamente tale, in altri termini in

condizioni di scegliere.

E’ dovere del medico accertarsi che il paziente abbia prestato attenzione alle indicazioni

lette o ascoltate, che le abbia comprese e sappia usarle per arrivare ad una decisione. Il

medico non deve acquisire il consenso in momenti in cui il malato appaia in uno stato

fisico o emotivo tale da rendere improbabile la consapevole acquisizione.

Il consenso deve essere libero. Inoltre il paziente ha il diritto di conoscere la verità delle

proprie condizioni cliniche.

Consenso implicito: nella stessa richiesta di prestazione d’opera: in prestazioni esenti da

rischi o scevre da controindicazioni. (consenso tacito o presunto)

Consenso esplicito: quando l’atto medico-chirurgico comporta il pericolo concreto di

una menomazione dell’integrità psicofisica individuale.

Il consenso deve inoltre essere autentico.

Capitolo 39 – “Fondamenti della responsabilità professionale del medico”

I presupposti fondamentali per parlare di responsabilità professionale sono:

- la prova del verificarsi del danno, della sua natura e della sua gravità

l’accertamento del nesso di causalità materiale tra condotta ed evento dannoso

- la prova della colpa professionale ossia dell’imperizia, dell’imprudenza o della

- negligenza del medico o dell’inosservanza delle leggi, regolamenti, ordini o

discipline, talché l’errore professionale commesso sia inescusabile

- la prova che proprio tale comportamento colposo ha materialmente causato il

danno e che, invece, con una condotta diversa esso si sarebbe certamente o molto

probabilmente evitato

Imperizia: quando si provi che l’errore professionale deriva dall’essersi il medico

discostato da quel comportamento tecnico ovvero dall’aver derogato da quelle regole di

27

condotta che la maggioranza dei suoi colleghi avrebbe osservato di fronte allo stesso

caso.

Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il

prestatore d’opera non risponde dei danni, se non nei casi di dolo o colpa grave. La colpa

grave si riscontra nell’errore inescusabile (per mancata applicazione delle cognizioni

generali e fondamentali attinenti alla professione o nel difetto di quel minimo di abilità e

perizia tecnica nell’uso di mezzi manuali o strumentali adoperati nell’atto medico o

chirurgico e che ogni medico deve essere sicuro di poter adoperare correttamente.

Imprudenza: medico che mostra di non tener conto dei rischi cui espone il proprio

assistito. Chi usa mezzi diagnostici rischiosi o pericolosi senza un’effettiva necessità,

anzi con avventatezza e in condizioni in cui la maggioranza dei colleghi li eviterebbe e

senza le dovute cautele o precauzioni.

Negligenza: medico che mostra col suo comportamento trascuratezza, disinteresse e

superficialità nei confronti dell’assistito, che omette, senza giustificato motivo o ragione,

di fare quegli accertamenti o di attuare quelle terapie che la maggioranza dei suoi

colleghi nelle medesime condizioni avrebbe attuato. E’ la più inescusabile delle

mancanze.

Nell’accertamento del nesso di causalità fra la condotta omissiva e l’evento di

responsabilità professionale del medico, al criterio della certezza degli effetti della

condotta si sostituisce quello della probabilità di tali effetti, anche limitata al 30%, e

dell’idoneità della condotta a produrli; di conseguenza il rapporto causale sussiste anche

quando l’opera del sanitario, se correttamente e tempestivamente intervenuta, avrebbe

avuto non già la certezza, bensì soltanto serie ed apprezzabili possibilità di successo, tale

che la vita del paziente sarebbe stata con una certa probabilità (30%) salvata Poi

cambiata: la colpa sussiste solo quando si dimostra che l’omissione in discussione ha

provocato la morte (o il danno) dell’assistito con certezza o con un ordine di probabilità

vicine a cento.(344-346)

Capitolo 41 – “Referto”

Art. 365 c.p.: “Chiunque, avendo nell’esercizio di una professione sanitaria prestato la

propria assistenza od opera in casi che possono presentare i caratteri di un delitto per il

quale si debba procedere d’ufficio, omette o ritarda di riferire all’Autorità indicata

nell’art.361, è punito con la multa fino a lire 1 milione. Questa disposizione non si

applica quando il referto esporrebbe la persona assistita a procedimento penale” 28

Referto: l’atto obbligatorio con il quale ogni esercente una professione sanitaria

comunica all’autorità giudiziaria quei casi in cui ha prestato la propria assistenza od

opera e che possono presentare i caratteri di un delitto perseguibile d’ufficio.

La finalità del referto è duplice: non solo la repressione ma anche la prevenzione della

criminalità. Il sanitario deve ritenersi esonerato dall’inoltrare il referto nella sola ipotesi

in cui con esso esporrebbe la persona assistita a procedimento penale. In tutti gli altri

casi si parla di giusta causa imperativa.

Titolarità dell’obbligo: assistenza sul vivente ed opera sul cadavere: bisogna descrivere

le lesioni riscontrate, se possibile dare giudizio diagnostico e prognostico.

Casi in cui deve essere presentato il referto:

a) Delitti contro la vita:

- omicidio volontario

- omicidio colposo

- omicidio preterintenzionale

- omicidio del consenziente

- morte o lesioni conseguenti ad altro delitto

- istigazione o aiuto al suicidio

- con le dovute eccezioni, infanticidio in condizioni di abbandono morale e

materiale

- quando non è certa la causa naturale del decesso

b) Delitti contro l’incolumità individuale:

- lesione personale volontaria che determini malattia superiore ai 20 giorni, oppure

meno di 20 giorni ma con circostanze aggravanti generiche o specifiche

lesione personale colposa grave (> 40 giorni) o gravissima (insanabile),

- limitatamente ai casi di fatti dovuti a violazione delle norme di prevenzione di

infortuni sul lavoro e professionali

c) Delitti contro la libertà individuale:

- sequestro di persona, violenza privata, ecc.

d) Delitti contro l’incolumità pubblica:

- attività dannose o pericolose per la salute pubblica che espongono al pericolo di

epidemia e di intossicazione

e) Delitti contro la libertà sessuale:

- violenza sessuale abusiva o presunta

f) Interruzione della gravidanza al di fuori dei casi legittimi stabiliti dalla legge

194/1978

g) Delitti contro l’assistenza familiare:

- maltrattamenti in famiglia

- abuso dei mezzi di correzione o disciplina 29

h) Delitti contro la pietà dei defunti:

- Vilipendio, distruzione, occultamento

Casi in cui NON c’è obbligo: (si esporrebbe la persona a procedimento penale)

- Uso delle armi in duello

- Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale

- Rissa

- Fraudolenta distruzione della cosa propria e fraudolenta mutilazione della propria

persona

“Chi ha l’obbligo del referto deve farlo pervenire entro 48 ore o, se vi è pericolo nel

ritardo, immediatamente, al PM o a qualsiasi ufficiale di Polizia Giudiziaria del luogo

in cui ha prestato la propria opera od assistenza, ovvero, in loro mancanza all’Ufficiale

di Polizia Giudiziaria più vicino.

Il referto indica la persona alla quale è stata prestata l’assistenza, e se possibile le sue

generalità, il luogo dove si trova attualmente e quanto altro valga ad identificarla, nonché

il luogo, il tempo e le altre circostanze dell’intervento; dà inoltre notizie che servono a

stabilire le circostanze del fatto, i mezzi con i quali è stato commesso e gli effetti che ha

causato o può causare.

Se più persone hanno prestato la propria assistenza nella medesima occasione, sono tutte

obbligate al referto, con facoltà di redigere e sottoscrivere un unico atto”

Si tratta di un atto pre-processuale e non di una perizia. Inoltre fa richiamo non alla

persona offesa, ma alla persona alla quale si è prestata la propria assistenza.

Il referto è una giusta causa imperativa di rivelazione del segreto professionale.

Quando il medico, per il lavoro che svolge, assume la qualifica di pubblico ufficiale o di

incaricato di un pubblico servizio, ha l’obbligo di denunciare tempestivamente

all’Autorità Giudiziaria qualsiasi reato per il quale si debba procedere d’ufficio e di cui

abbia avuto notizia nell’esercizio ed a causa delle sue funzioni. (376-379)

Capitolo 47 – “Segreto professionale”

Art. 622 del c.p.:

“Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria

professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a

proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione

fino a 1 anno o con la multa da 30.99 euro a 516,46 euro. Il delitto è punibile a querela

della persona offesa” 30

Segreto professionale: ogni notizia che riguardi qualsiasi aspetto della vita privata

dell’assistito.

Il soggetto attivo è chiunque si trovi, in virtù di situazioni personali nelle condizioni di

ricevere un segreto e di esserne quindi depositario.

Sono egualmente obbligati al segreto per ragione del loro stato:

- il coniuge o i figli o gli altri familiari del medico

- gli eventuali collaboratori dello studio

- il personale domestico, ecc.

Rivelazione: comportarsi in modo che, senza giusta causa, una o più persone, non

vincolate dal segreto, siano messe a conoscenza del segreto stesso.

Giuste cause di rivelazione:

A) IMPERATIVE:

- le notifiche e le denunce sanitarie obbligatorie

- certificati obbligatori

- referto

- denuncia giudiziaria

- perizia e consulenza tecnica

- ispezione corporale ordinata dal giudice

- visite medico-legali di controllo

B) PERMISSIVE:

- consenso dell’avente diritto

- caso fortuito o di forza maggiore

- costringimento fisico

- errore di fatto

- errore determinato dall’altrui inganno

- stato di necessità

- difesa legittima

Trasmissione di segreto: affidamento della notizia ad una persona che pur essa è

vincolata dal segreto professionale.

Nella medicina di assicurazione: l’assicurando sa che essa rappresenta un obbligo

contrattuale. Controverso è il valore della dichiarazione liberatoria che viene fatta

firmare all’assicurando contestualmente alla sottoscrizione della polizza.

Il medico non è obbligato a rendere al Giudice testimonianza su ciò che gli è stato

confidato o è pervenuto a sua conoscenza nell’esercizio della sua professione. 31

Legge n.675/1996: “Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati

personali”: comprende qualsiasi operazione consistente nella raccolta, conservazione ed

utilizzo dei dati personali. Serve sempre il consenso scritto dell’interessato e previa

autorizzazione del Garante (ruolo importantissimo).

Capitolo 50 – “Perizia medico-legale e consulenza tecnica d’ufficio”

La perizia e la consulenza tecnica d’ufficio sono definibili come un motivato parere

tecnico, espresso da medici iscritti in appositi Albi, su incarico del Magistrato in sede

penale (perizia) o civile (consulenza tecnica d’ufficio), concernente questioni che per

essere correttamente valutate necessitano di competenza specialistica e medico-legale.

Generalmente il termine “perizia” è limitato all’ambito penale, mentre “consulenza

tecnica d’ufficio” in ambito civile. Ma anche in ambito penale si definiscono consulenze

quelle elaborate dagli esperti incaricati dal PM e dai difensori delle parti.

Entrambe devono rispondere ai due requisiti fondamentali:

rigorismo obiettivo: altrimenti si può verificare un reato (art.373 c.p.) di falsa

- perizia o interpretazione

dominante conoscenza del rapporto giuridico cui il fatto si riferisce: bisogna

- conoscere a fondo tutta la medicina legale ed avere specifica competenza nel

settore ove si discute

Elaborato:

a) Proprie generalità e dati concernenti l’incarico

b) Quesiti

c) Circostanze del fatto: “notizie di specifica”

d) Dati dell’esame

e) Risultati dell’indagine

f) Giudizio tecnico motivato

g) Risposta ai singoli quesiti, che sono stati formulati dal magistrato

Il giudice può anche disattendere il parere espresso dal perito o dal suo consulente, ma in

tal caso deve motivare adeguatamente le ragioni del dissenso.

La perizia è una fonte o un mezzo di prova, che fornisce al giudice un parere tecnico

motivato.

Perizia penale:

L’ufficio di perito è obbligatorio, salvo che ricorra uno dei motivi di astensione previsti:

interesse nel procedimento, inimicizia grave con una delle parti, incapacità o

incompatibilità del perito, astensione o ricusazione del perito.

In caso di rifiuto di uffici legalmente dovuti: reclusione fino a 6 mesi o multa fino a un

milione di lire. In caso di notevole complessità: incarico affidato a più persone. 32


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina "A" (a ciclo unico)
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Medicina legale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Arbarello Paolo.

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