Il caso di R.R
R.R è un paziente di 23 anni affetto fin dalla nascita da gravi malformazioni cerebrali e paralisi spastica. La storia clinica ci dice che R. soffre di crisi epilettiche sin dalla prima infanzia e più recentemente anche di episodi ripetuti di infezioni delle vie aeree, perdite ematiche dal tratto gastrointestinale e difficoltà di alimentazione. Per il complicarsi del decorso della malattia R. è stato quindi ricoverato presso una struttura protetta.
Il livello di consapevolezza di R. è valutato di 0,5 su una scala che va da 1 a 10 in base all’esame neurologico; R. non è quindi in grado di decidere autonomamente della propria vita, benché non in coma vegetativo persistente. I dati a disposizione circa la famiglia sono esigui, ma sappiamo che fino all’età di 17 anni R. ha vissuto in casa, quindi i genitori non solo hanno piena consapevolezza della condizione del figlio, ma ne hanno presumibilmente condiviso le sofferenze e sostenuto le spese mediche.
Le decisioni mediche
Il medico curante, che presumibilmente conosce bene sia R. sia la sua famiglia e che ha seguito il decorso della malattia, suggerisce di evitare la rianimazione cardio-polmonare quando R. avrà un’altra crisi; R. infatti è già stato rianimato 5 volte. Si oppongono a tale decisione i medici del centro di residenza, terzo soggetto in gioco, i quali hanno in cura R. da 5 anni.
In merito alla prognosi del paziente, infine, possiamo ipotizzare con relativa sicurezza che sia tutt’altro che favorevole e che le terapie a disposizione non sarebbero comunque in grado di guarire R. dalla sua patologia ma solo di trattarne eventuali complicanze (es. infezioni respiratorie).
Il ruolo dei genitori
I genitori devono quindi decidere se seguire il consiglio del medico curante (non rianimare R.) o quello dei medici del centro (rianimare R.). Nell’analisi dei principi della bioetica partirei anzitutto nell’affermare che esiste solo la scelta della persona e non il giudizio morale di ciò che il medico definisce giusto o ingiusto (principio di autonomia). In questo caso i genitori affermano che NON vogliono che R. sia rianimato.
Affinché essi possano scegliere in modo consapevole è però necessario che siano ben informati sulle condizioni cliniche del figlio, sulla prognosi, intesa anche in termini di qualità di vita prospettata, e su quanto l’atto medico in discussione potrebbe influenzarla. L’atto medico in questione è la rianimazione cardio-polmonare che evidentemente è discriminante sulla possibilità di sopravvivenza o meno; i genitori sembrano consapevoli delle condizioni del figlio (come sopra spiegato).
Principio di beneficialità
Per il principio di beneficialità il medico deve cercare di fare semp...