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le pistole cariche con polveri moderne senza fumo, fino a 5-10 cm.; l'azione di

affumicatura fino a 10-20 cm. e quella di tatuaggio anche fino a 30 cm.

Fig. 10 - SCHEMA DEGLI EFFETTI DEL COLPO D'ARMA DA

FUOCO A VARIE DISTANZE. 1) Bocca dell'arma; 2)

Fiamma; 3) Fumo; 4) Grani di polvere; 5) Traiettoria del proiettile.

Sulla cute colpita si osserva: A) ferita a stella, traccia di orletto

ecchimotico escoriato; B) orificio, orletto, abbruciamento,

affumicatura; C) orificio, orletto, tatuaggio, affumicatura; D) orificio,

orletto, affumicatura, tatuaggio; E) orificio orletto, tatuaggio; F)

orificio, orletto. (da Canuto Tovo Medicina Legale e delle Ass.ni

Piccin Ed.).

Se però un soggetto è attinto da un proiettile che ha attraversato un vetro,

sarà quest'ultimo a trattenere tutti i residui della polvere da sparo; in questo

caso se il colpo è sparato a breve distanza si può erroneamente ritenere che si

tratti di un colpo a distanza. In tale condizione si formerà il cosiddetto

"tatuaggio spurio", dovuto non tanto all'effetto diretto della carica esplosiva,

quanto al fatto che nel momento in cui il proiettile arriva sul vetro tutta una serie

di minute particelle si distaccano dal vetro e raggiungono il bersaglio

simulando un tatuaggio da particelle incombuste.

Oltre ai sopracitati aloni, attorno al foro d'ingresso è possibile trovare anche

l'"alone di detersione" o "alone d'insudiciamento". Esso è provocato dal

proiettile che, al momento in cui attraversa la canna dell'arma, si riveste di tutta

una serie di sporcizie, ovvero residui di polvere da sparo, grasso, lubrificante

ecc.; al momento in cui attraversa il bersaglio il proiettile si "pulisce" lasciando

tali residui a livello del foro d'ingresso.

Le armi da caccia caricate a pallini provocano sul bersaglio degli effetti un

pò diversi rispetto alle armi caricate con proiettile unico. Infatti, a distanza

ravvicinata, circa mezzo metro, troveremo, anche in questi casi, sul bersaglio gli

effetti della carica esplosiva e quindi gli aloni di abbruciamento, di

compressione, di affumicamento, di tatuaggio.

L'azione della carica a breve distanza (da uno a due metri a seconda

dell'arma e della carica) è quella di un solo proiettile (azione a palla). Per le

armi lunghe si definisce pertanto "breve distanza", quella per la quale i pallini

fanno ancora "palla unica", e tale distanza corrisponde a circa il doppio della

lunghezza della canna.

Nei colpi sparati a breve distanza anche la borra esercita il suo effetto sul

bersaglio provocando un'ecchimosi escoriata di forma rotondeggiante. E'

quest'ultima una lesione modesta ma visibile che ci consente di poter affermare

che se non si trovano gli aloni caratteristici, il colpo è stato sparato a distanza,

però ad una distanza relativamente ravvicinata perché si ritrovano ancora gli

effetti della borra.

A distanze maggiori i pallini provocano sul bersaglio degli effetti del tutto

particolari. Infatti, uscendo dalla bocca dell'arma formano una sorta di tronco di

cono che va allargandosi e poi, quando raggiunge una certa distanza si

restringe. I pallini provocano pertanto sul bersaglio, ferite multiple, che

riproducono la rosa di dispersione proporzionale alla distanza di sparo.

Dall'ampiezza della "rosata" si può in teoria (nella pratica il problema è più

complesso) ricostruire la distanza di sparo.

CAPITOLO V

ACCORGIMENTI BALISTICI

Gli errori giudiziari legati ad un mancato o ad un superficiale esame

dell'arma indiziata e del suo munizionamento, ricorrono nella nostra casistica

con grande frequenza se non si tiene conto dell' eventuale presenza di

accorgimenti balistici riguardanti sia l'arma sia il munizionamento.

Come è noto, la distanza di sparo può essere ricostruita in base all'effetto

diretto della carica esplosiva sul bersaglio (fenomeni di scoppio, aloni di

abbruciamento, di compressione, di affumicamento, tatuaggio) qualora si tratti

di cartucce caricate con proiettile unico ed in genere di armi corte (pistole,

rivoltelle); anche dall'ampiezza della "rosa" o dagli effetti degli altri elementi

della cartuccia (borra, contenitore, cartoncino) qualora si tratti di cariche con

proiettili multipli. Tali dati, preziosi se riprodotti sperimentalmente con l'arma

indiziata e con il munizionamento impiegato, se generalizzati possono indurre

in grossolani errori.

Alcune fra le più frequenti cause d'errore che interferiscono nella

ricostruzione della distanza di sparo, sono dovute a dispositivi propri dell'arma

quali ad esempio le strozzature o le svasature della canna che possono essere

fisse, mobili o graduabili, oppure i dispositivi silenziatori.

Per quanto riguarda tali accorgimenti, è importante tenere presente che

esiste un rapporto inverso tra le dimensioni della bocca dell'arma e la distanza

che i proiettili possono raggiungere: più piccola è la bocca dell'arma, maggiore

è la distanza che i proiettili possono raggiungere.

Da diversi anni le armi vengono costruite con la possibilità di poter essere

modificate; infatti, la canna può essere sostituita con una perfettamente analoga

oppure con un'altra che può avere calibro differente; esistono inoltre altri

accessori che consentono di modificare il calibro delle armi. Esso può essere

maggiorato, se l'arma è predisposta a questo tipo di modifica, ma di solito il

calibro viene ridotto inserendo nell'arma particolari accorgimenti. Ad esempio,

per quanto riguarda le pistole a tamburo, esistono dei dispositivi a semiluna

metallici, che introdotti negli alloggiamenti del tamburo, consentono di

introdurre cartucce di calibro inferiore (fig. 11).

Fig. 11 - ESEMPI DI RIDUTTORI COMMERCIALI

1) per armi a percussione centrale ed anima di canna

di diametro identico a quella della cartuccia ridotta; 2)

per armi a percussione centrale per cartucce a

percussione laterale; 3) adattatore per cartucce di

calibro inferiore e percussione laterale (da Ugolini op.

cit.).

E' facilmente comprensibile che ciò può depistare riguardo l'identificazione

dell'arma. Però quando un'arma di calibro maggiore viene ridotta ad una di

calibro inferiore, l'esperto si accorge di tale modifica poiché esaminando il

proiettile questo presenta una serie di segni dovuti ad un "gioco" di spostamenti

all'interno della canna.

Altre modifiche riguardanti l'arma, che incidono su quella che è la

ricostruzione della distanza di sparo, sono i silenziatori. Il silenziatore, che

viene di solito inserito a livello della bocca dell'arma, è costituito da un cilindro

che contiene una serie di diaframmi (metallici, di gomma o di lana di vetro) che

trattengono le onde sonore (fig.12).

Fig. 12 – SCHEMI DI SILENZIATORI: 1) A canna forata.

2) A setti separatori con creazione di

turbolenza. T = tacca di mira; M = mirino; G =

fori sfogo gas; F = tubo con separatori; S =

griglia metallica (da Ugolini op. cit.).

Il silenziatore, oltre che sulle onde sonore, incide anche sulla ricostruzione

della distanza di sparo perché trattiene i residui combusti ed incombusti della

polvere da sparo che lo attraversano al momento dell'esplosione del colpo; nei

colpi sparati a breve distanza, il bersaglio invece di raccogliere questi residui,

ne raccoglierà molto meno o in maniera anomala.

Se i diaframmi sono fatti di gomma, il proiettile non subisce modificazioni

grossolane ma nell'attraversarli "si pulisce" e quindi non troveremo sul

bersaglio l'orletto d'insudiciamento. Quando i diaframmi sono di metallo,

vengono ad essere modificate le rigature che la canna lascia sul proiettile e

vengono lasciate sullo stesso proiettile delle impronte tipiche del silenziatore.

Peculiari caratteristiche del munizionamento sono le cartucce con

contenitore, le cartucce dispersanti, le cartucce con cariche trancianti (pallini

legati con un filo d'acciaio), la forma e le dimensioni dei proiettili ad esempio le

cartucce caricate con proiettili di tipo espansivo o predisposti per la

deformazione, la carica esplosiva, tutti accorgimenti che incidono direttamente

sull'ampiezza della "rosa" e sugli effetti della carica esplosiva sul bersaglio (fig.

13). Fig. 13 - ACCORGIMENTI BALISTICI DELLA CARTUCCIA

1) Pallini cubici ad effetto dispersante; 2)

Contenitore in plastica; 3) Palla con alette rotanti;

4) Tipi di contenitore; 5) Pallini legati con filo di

acciaio ad effetto tranciante. (da V. Milana, La

perizia balistica nelle lesioni d'arma da fuoco, VI

Congresso Reg. di Med. Leg., delle Ass.ni e del

Lav., Agrigento 1978).

Sappiamo ad esempio che per quanto riguarda le armi caricate con

proiettili multipli, per "breve" distanza s'intende quella in cui i pallini fanno "palla

unica": se però la cartuccia contiene degli accorgimenti balistici particolari,

questa distanza si può modificare. Spesso, infatti, i pallini non sono liberi dentro

la cartuccia ma sono contenuti in un contenitore di plastica che comprende

anche la borra. Questo contenitore ha delle alette particolari che si aprono man

mano che incontrano la resistenza dell'aria. La rosata si comincia a formare nel

momento in cui il rapporto fra resistenza dell'aria e resistenza delle alette, si

interrompe; nel momento in cui queste alette si aprono si forma la rosa. Ecco

che in questi casi l'effetto "palla" si ritrova non solo a due metri, ma anche a

dieci, venti, trenta metri e con particolari contenitori fino ad ottanta metri.

All'opposto, in commercio esistono delle cartucce contenenti un

dispersante, ovvero una formazione ad elica di plastica la quale man mano che

procede all'interno della canna assume un movimento rotatorio e disperde i

pallini al momento in cui fuoriescono dalla bocca dell'arma. In questi casi la

rosata si forma a distanze molto inferiori ai due metri.

Gli effetti diretti della carica esplosiva sul bersaglio non sono pertanto

costanti: essi variano, entro limiti molto ampi oscillanti tra i pochi centimetri ed il

metro ed oltre, con il calibro e la lunghezza della canna, sono condizionati dalla

carica esplosiva e dall'usura dei congegni di chiusura dell'arma e sono sensibili

all'interferenza di altri fattori non sempre chiaramente individuabili (impiego di

silenziatori, condizioni ambientali, ecc.).

Tali dati possono essere falsati dalla presenza di situazioni particolari,

facilmente rilevabili in sede di sopralluogo giudiziario, quale ad esempio

l'interposizione di un oggetto fragile (vetro, ecc.) tra vittima ed aggressore. Al

momento della penetrazione del proiettile attraverso il vetro si possono formare

sia in senso anterogrado che retrogrado dei minutissimi proiettili secondari che

simulano la presenza di tatuaggio. CAPITOLO VI

IDENTIFICAZIONE DELL'ARMA

Il cardine sul quale si fonda il riconoscimento balistico è rappresentato dai

segni che le parti meccaniche dell'arma imprimono sulla cartuccia (bossolo-

proiettile) nei vari tempi dello sparo, dal caricamento dell'arma all'espulsione

del bossolo, e dal raffronto di questi con quelli impressi su cartucce sparate

sperimentalmente con l'arma indiziata.

Nelle fasi di caricamento e sparo, il caricatore (specie a livello delle sue

labbra), la testa dell'otturatore, il vivo di culatta, la camera di scoppio, il

percussore, l'estrattore e l'espulsore imprimono sul bossolo dei segni (costituiti

di solito da sottili striature o da immagini "a stampo") che convenientemente

raffrontati consentono di pervenire all'identificazione dell'arma (figg. 7, 8).

Analogo fenomeno si ha per i proiettili esplosi da armi a canna rigata, qualora i

vuoti e i pieni che "rigano" l'anima imprimano su questi fasci di striature con una

propria "singolarità" (fig. 14).

Se la canna presenta quattro rigature, sul proiettile si imprimeranno quattro

fasci di rigature piene e quattro fasci di rigature vuote; anche gli altri proiettili

sparati con la stesa canna presenteranno le medesime caratteristiche. Quindi

esaminando questi proiettili, si potrà affermare che sono stati sparati da una

pistola con quattro fasci di rigature (si potrà ulteriormente identificare il tipo di

arma dall'andamento destrorso o sinistrorso delle rigature).

E' però importante tenere presente che armi con quattro fasci di rigature ve

ne sono ovviamente molte; si ha quindi l'esigenza di individuare altri elementi

su cui basare l'identificazione dell'arma.

Fig. 14 - PROIETTILE DOPO LO SPARO CON EVIDENTI SEGNI DI

RIGATURA (da Ugolini, op. cit.).

Questi elementi sono legati all'usura dell'arma, ovvero si tratta di

modificazioni peculiari di ogni arma prodottesi in seguito all'uso; sono quasi

delle impronte digitali dell'arma.

Succede, infatti, che con la successione dei colpi, i rialzi e gli avvallamenti

che si trovano sulla superficie interna della canna, anche se sono fatte di un

metallo diverso da quello del proiettile, si usurano; ovviamente questa usura

sarà diversa in ogni arma.

Un tempo la canna delle singole armi si ricavava da un cilindro di metallo

pieno che veniva poi riscaldato, forato e forgiato su uno stampo ottenendo in tal

modo armi diverse l'una dall'altra; sul proiettile si imprimevano così particolari

segni che erano propri di ciascuna canna.

Oggi invece le armi vengono prodotte in serie con macchine ad alta

precisione per cui si ha

l'esigenza di fare riferimento alle caratteristiche da usura.

Questo discorso sull'usura non riguarda solo la canna e il proiettile, ma

tutte le parti meccaniche dell'arma, in quanto durante lo sparo il percussore,

l'estrattore e l'espulsore agendo sul bossolo lasciano delle impronte che si

modificano man mano che si procede nella successione dei colpi a causa della

loro usura.

Altri segni particolari sono quelli legati a difetti nella costruzione di una

serie di armi che possono dar luogo ad equivoci nell'interpretazione. Essi

vanno individuati e tenuti rigorosamente distinti dai segni da usura.

In definitiva è indispensabile tener ben distinte tre categorie di segni: quelli

propri del tipo di arma, quelli legati ad un eventuale difetto nella costruzione di

una serie di armi dello stesso tipo, quelli, infine, che, legati all'usura della

singola arma, la personalizzano.

Per rilevare i segni da usura si utilizza il microscopio comparatore che fa

parte dell'attrezzatura indispensabile per l'identificazione balistica (fig. 15).

Fig. 15 - MICROSCOPIO COMPARATORE LEICA (modello DMC)

E' questo un tipo particolare di microscopio il quale si avvale del

principio della epimicroscopia ovvero della possibilità di poter rilevare delle

immagini attraverso un fascio di luce che converge dall'alto sull'oggetto da

esaminare; nel classico microscopio ottico abbiamo una sorgente di luce che

proviene dal basso, le varie lenti per i diversi ingrandimenti e l'oculare in cui si

pone l'occhio dell'osservatore; nella microscopia ottica il fascio di luce

attraversa dal basso l'oggetto che si deve esaminare, oggetto che ovviamente

deve essere trasparente. Nella epimicroscopia la luce arriva dall'alto e l'oggetto

deve essere necessariamente opaco o se è trasparente deve essere

opacizzato ponendo qualcosa di opaco al di sotto dell'oggetto; più esattamente

il microscopio comparatore è costituito da due epimicroscopi posti uno accanto

all'altro, la cui visione converge in un unico oculare; la funzione di questo tipo di

microscopio è dunque quella di fornirci la visione ingrandita della

comparazione di due proiettili. Con un sistemi di specchi si possono portare

vicini due proiettili o due bossoli, per cui l'osservatore può vedere i due oggetti

da comparare vicini e parzialmente sovrapposti.

Si possono ulteriormente accostare due proiettili o due bossoli e

l'osservatore li vedrà sovrapposti, come se si trattasse di un unico proiettile; si

può così far coincidere parti dell'uno e parti dell'altro in punti che siano

eventualmente uguali (figg. 16, 17, 18).

Fig. 16 - CONFRONTO TRA PROIETTILI SPARATI DALLA STESSA ARMA

(da V. Milana, op. cit.)

Fig. 17 - COMPARAZIONE TRA BOSSOLO REPERTATO "R" E BOSSOLO

SPARATO CON L'ARMA INDIZIATA "2"(da V. Milana, op.

cit.). Fig. 18 - COMPARAZIONE DI FONDELLI DI CARTUCCE CALIBRO 12

(da V. Milana, op. cit.). CAPITOLO VII

FORMAZIONE E DISTRIBUZIONE DEI RESIDUI DELLO SPARO

La ricerca dei residui dello sparo assume grande rilievo in ambito balistico

forense rappresentando uno dei campi d'indagine più impegnativi nella pratica

medico legale e criminalistica.

Generalmente le tracce dello sparo vengono ricercate sulle mani di

persone sospettate di aver compiuto un delitto mediante l'uso di armi da fuoco,

sulle strutture biologiche colpite, sugli indumenti della vittima o su qualsivoglia

altro substrato. L'individuazione dei residui in prossimità del bersaglio può,

infatti, fornire utili elementi di giudizio sulla ricostruzione della distanza di sparo.

I residui oggetto della ricerca possono avere molteplice origine e una

duplice natura: organica ed inorganica. I primi derivano dai composti organici

presenti nelle polveri da sparo, nei propellenti e nelle miscele innescanti (nitriti,

nitrati, clorati e solfuri organici); i secondi provengono dalla detonazione dei

sali delle miscele innescanti e dalla sublimazione e abrasione delle superfici

esterne dei proiettili (ioni antimonio, piombo, bario, ferro, rame, zinco, stagno).

Al momento dello sparo i residui fuoriuscendo dall'arma sia anteriormente

che posteriormente andranno a depositarsi rispettivamente sul bersaglio e

sullo sparatore, in particolare sul dorso della mano, sull'avambraccio e sugli

indumenti del soggetto in questione. L'entità della distribuzione sarà funzione di

numerosi fattori fra i quali il tipo e il grado di usura dell'arma usata, le condizioni

atmosferiche presenti durante l'avvenuto sparo, l'uso contemporaneo di

entrambe le mani per sparare (fig. 19).

Fig. 19 - DISTRIBUZIONE DEI GAS E DEI FUMI NELLO SPARO DI UN

REVOLVER E DI UNA PISTOLA SEMIAUTOMATICA (da A.

Ugolini, op. cit.).

Diverse sono le tecniche di prelievo di tali residui ed altrettanto numerose

sono le metodiche chimiche e chimico-fisiche che vengono utilizzate per la loro

identificazione e quantificazione.

VII.1. METODICHE DI PRELIEVO

Per quanto riguarda le metodiche di prelievo esse vanno dal classico

guanto di paraffina a tecniche non dissimili quali il guanto di gomma al silicone,

l'allestimento di un "film di cellulosa", all'uso di tamponi di cotone imbevuti di

acido nitrico.

Il prelievo più pratico utilizza nastro adesivo che viene applicato più volte

sulla superficie oggetto dell'indagine.

Tra i vari residui dello sparo quelli che vennero ricercati per primi furono i

Nitrati ed i Nitriti che venivano prelevati mediante il classico test del guanto di

paraffina o test di Gonzales. Il calco di paraffina viene allestito colando paraffina

pura, a basso punto di fusione, sul dorso e sul palmo delle mani del soggetto

che si presume abbia sparato.

Viene utilizzata paraffina in quanto è una sostanza che fonde a

temperature piuttosto basse (40° C) e che poi solidificando ingloba tutte le

particelle presenti sulle mani del soggetto. I calchi vengono quindi conservati in

buste sigillate e sono pronti per essere utilizzati nelle tecniche di analisi.

Altre tecniche di prelievo, utilizzate in special modo per la ricerca dei

residui organici dello sparo, sono quelle che impiegano per la rimozione e la

raccolta dei residui suddetti, tamponi di cotone imbevuti di acido nitrico oppure

di una miscela di isopropanolo - acqua (8:2 V/V).

I prelievi vengono effettuati sul soggetto sospettato di aver fatto uso di

un'arma da fuoco in

genere a livello del dorso della mano, sul primo spazio intermetacarpale;

per armi a canna lunga anche sulle guance.

A seconda dei casi potranno essere eseguiti prelievi su qualsiasi regione

anatomica (specialmente in prossimità di fori d'ingresso di colpi d'arma da

fuoco) o su superfici di oggetti (abitacoli di autovetture, ecc.).

Sono state anche proposte tecniche di concentrazione dei residui: esse

comportano l'ultracentrifugazione e la filtrazione dei tamponi in esame per

l'allontanamento dei materiali estranei più grossolani.

Esistono infatti delle opportune tecniche di clean-up che consentono di

estrarre da tamponi anche molto contaminati sufficienti livelli di residui

provenienti da esplosivi commerciali e militari. Il metodo consiste

nell'estrazione in pentano dei residui dalle soluzioni degli estratti del tampone,

fatti passare attraverso delle sferette di un polimero poroso, l'Amberlite XAD7.

Le tracce di esplosivo vengono quindi rimosse dalla superficie delle sferette

mediante una piccola quantità di acetato di etile. Gli estratti sono così pronti per

le successive tecniche di analisi.

Il prelievo può essere eseguito anche con tamponi di cotone imbevuti di

una soluzione al 2,5% di glicerolo in metanolo. Successivamente i composti

organici facenti parte delle polveri da sparo o delle miscele esplosive, vengono

estratti dal tampone con etere. L'estratto viene raccolto e fatto evaporare fino ad

essiccamento mediante un leggero flusso d'azoto. I residui che così si

ottengono vengono solubilizzati e analizzati mediante cromatografia liquida ad

alta pressione (HPLC).

VII.2. METODICHE DI ANALISI

Per evidenziare i Nitriti e Nitrati sono state utilizzate, fino a non molto tempo

fa, tecniche colorimetriche. Esse comportano l'uso di reagenti che, applicati

sulla superficie in esame, in presenza di nitriti e nitrati, sviluppano un'intensa

colorazione circoscritta. I reagenti più utilizzati a tale scopo sono stati la

Difenilamina solforica, l'Antazolina, la Brucina, il reattivo di Griess. Il vantaggio

offerto dall'uso del guanto di paraffina e dai reagenti sopramenzionati riguarda

la possibilità di evidenziare la distribuzione topografica dei residui dello sparo

(fig. 20).

Fig. 20 - SCHEMA DI GUANTO DI PARAFFINA

Distribuzione topografica dei residui dello sparo (da G. Biagini

et al., Quaderni Camerti N.2 1984).

Tuttavia questo test assume, nell'ambito giudiziario, valore indiziario ma

mai probatorio di uso d'arma da fuoco, in quanto, i nitriti e i nitrati sono sostanze

ubiquitarie e quindi non specifiche dei residui dello sparo.

False positività sono ad esempio dovute alla bassa specificità della

Difenilamina solforica per i nitrati ed i nitriti. E' stata osservata, infatti, reazione

positiva anche con sostanze presenti normalmente nell'ambiente quali concimi,

detersivi, vernici, sostanze ossidanti, acqua contenente nitrati ecc. che possono

inquinare il calco durante le varie fasi del test o con le quali il presunto

sparatore sia venuto a contatto. D'altra parte un test che dia risultato negativo

non indica necessariamente che l'individuo non abbia fatto uso di armi da

fuoco. E' possibile infatti che il soggetto su cui si indaga abbia utilizzato un'arma

a perfetta tenuta o abbia fatto uso di guanti.

E' possibile inoltre ottenere false negatività utilizzando dei reagenti poco

sensibili quali l'antazolina o la brucina oppure per un imperfetto modellamento

del calco.

Tecniche che risultano più vantaggiose rispetto ai metodi colorimetrici sono

quelle che permettono l'identificazione dei residui metallici derivanti dalla

detonazione della miscela innescante (stifnato di piombo, biossido di bario,

solfuro d'antimonio, ecc.).

Queste tecniche si basano su principi chimico-fisici quali l'attivazione

neutronica (NAA), la polarografia di strippaggio anodico (ASV), la

fotoluminescenza, la spettrometria di assorbimento atomico (FAAS),

l'oscillopolarografia, la spettrografia a raggi X.

Tutti questi metodi, seppure sensibilissimi, in pratica hanno dato luogo a

non pochi problemi e a possibilità di errore, in quanto non è affatto vero che la

presenza di piombo (Pb), antimonio (Sb) e bario (Ba), rappresenti sempre la

prova che un individuo sospetto abbia fatto uso di arma da fuoco. Infatti i singoli

elementi metallici ricercati sono assai diffusi in natura e pertanto potrebbero

ritrovarsi in soggetti che non abbiano fatto uso di armi. Ad esempio l'uso di

fiammiferi tipo svedese, l'aver maneggiato oggetti verniciati con materiali

metallizzati o galvanizzati, ecc.

possono rappresentare cause di errore nell'impiego di tecniche così

sofisticate.

Una tecnica di analisi più specifica si è rivelata la Microscopia Elettronica a

Scansione (SEM) associata alla Sonda Analitica a Raggi X (EDX) che permette

un'analisi morfologica ed elementare di particelle microscopiche, per lo più

sferoidali, denominate GUNSHOT RESIDUES (G.S.R.) che si formano per le

particolarissime condizioni (pressione e temperatura elevate) che si vengono a

creare all'interno dell'arma al momento dello sparo.

A causa di ciò gli elementi presenti nell'innesco quali Pb, Sb, Ba si

ritrovano associati in un amalgama dall'aspetto caratteristico.

Per il prelievo dei G.S.R. viene utilizzato nastro biadesivo applicato alla

superficie di appositi supporti adatti per la microscopia elettronica a scansione

(stubs). Eseguito il prelievo gli stubs vengono chiusi ermeticamente al riparo da

possibili inquinamenti. Il campione prima dell'osservazione dev'essere rivestito

con uno strato di carbone per evaporazione sottovuoto.

Fatto ciò è possibile eseguire una dettagliata indagine morfologica delle

particelle in esame con ingrandimenti di circa 350 x con elettroni secondari e

retrodiffusi (in "backscattered"). Nell'osservazione con elettroni retrodiffusi, le

particelle costituite da elementi ad alto numero atomico spiccano come aree

chiare su uno sfondo scuro mentre vengono escluse dall'indagine tutte quelle

particelle (polvere, pollini, ecc.) costituite di elementi irrilevanti (fig.21).

Fi g . 2 1 - R ESID U I D EL L O SPAR O VISTI AL MIC R OSC OPIO

ELETTRONICO A SCANSIONE (da R. Nesbitt et al. J. of Forensic

Sci., vol. 21, 595-624,- 1976).

E' quindi possibile grazie all'uso dei raggi X (EDX) effettuare una

microanalisi qualitativa e quantitativa delle singole particelle. Gli elementi di

queste appaiono su di uno schermo come picchi caratterizzati da un'intensità

proporzionale alla concentrazione di ciascun elemento nell'amalgama (fig. 22).

Fig. 22 - ANALISI A RAGGI X DI RESIDUI DELLO SPARO

(da R. Nesbitt, op. cit.).

L'indagine non è distruttiva e pertanto è ripetibile sullo stesso campione.

Studi condotti sulla composizione elementare dei G.S.R. e su particelle che

possono provenire da inquinamento ambientale hanno permesso di effettuare

una classificazione sicura delle particelle. Si è giunti alla conclusione che

particelle contenenti in amalgama Pb, Sb, Ba non si trovano normalmente

nell'ambiente ma provengono sicuramente ed esclusivamente dall'esplosione

di colpo d'arma da fuoco. Gli stessi elementi sono stati osservati, in associazioni

diverse, in particelle di origine ambientale. Così ad esempio il Ba non ha alcun

significato quando lo si trovi associato, nella medesima particella, ad

abbondante zolfo (S), come pure l'Sb quando non è associato a Pb e Ba.

Si devono però considerare, anche con questo metodo d'indagine,

possibilità di errore dovuti alla determinazione di falsi positivi e falsi negativi.

Solo la conoscenza dettagliata di elementi circostanziali può talvolta consentire

di esprimere un giudizio circa il ruolo di un soggetto nello sparo o in generale

sulla ricostruzione dell'evento criminoso.

Ad esempio è molto importante, quando si esegue un'indagine balistico-

forense, sapere se lo sparo sia avvenuto in ambiente chiuso o all'aperto,

perché differente sarà il destino dei G.S.R.

Si è dimostrato, infatti, attraverso spari-test, che quando gli spari vengono

effettuati in ambiente chiuso, i residui si depositano non solo sulle mani dello

sparatore ma anche su quelle di altre persone presenti che pertanto, se

esaminate, daranno risultati positivi anche se direttamente non hanno fatto uso

di armi.

Per quanto riguarda la situazione opposta, cioè un risultato negativo

dell'indagine, si deve tener conto del fatto che le particelle caratteristiche una

volta depositate, tendono a disperdersi con facilità col trascorrere del tempo.

Dopo 24 ore è raro rinvenirne anche quando erano abbondanti. Per non

parlare poi di tutte quelle operazioni (lavaggio o solo risciacquo delle mani) che

allontanano immediatamente ogni traccia di avvenuto sparo. Anche in questo

caso la conoscenza dei dati circostanziali può aiutare per la risoluzione

dell'indagine. E' chiaro infatti che la negatività di un prelievo effettuato subito

dopo lo sparo assume un significato ben diverso rispetto a quello di un altro

eseguito a distanza di ore soprattutto se non si conoscono le attività svolte nel

frattempo dal soggetto.

Si deve ricordare che la dimostrazione dei residui dello sparo sulla cute

rappresenta sempre una "prova" di tipo relativo che per essere affidabile deve

fondarsi sulla comparazione tra i rilievi del caso specifico oggetto della perizia

e quelli dell'indagine di confronto impiegando arma, munizionamento e

modalità di sparo identiche.

A complicare poi le non semplici problematiche che si dibattono nelle aule

giudiziarie in merito alla validità di tali prove, si sta profilando un ostacolo

insormontabile alle tecniche di definizione analitica dei residui metallici delle

miscele innescanti e del proiettile che sembra rendere vano il complesso di

ricerche successive al "test di Gonzales".

Già da tempo, sia in America che in Europa, vengono prodotte cartucce

contenenti miscele innescanti prive di Pb o addirittura prive di metalli, sostituiti

da composti organici.

L'uso di tali cartucce lascia al momento dello sparo residui non

evidenziabili né col SEM/EDX, né con l'attivazione neutronica, né con la

spettrofotometria e nemmeno con la fluorescenza a raggi X.

Oggi la ricerca si orienta pertanto verso l'individuazione di composti

organici delle polveri da sparo il che viene attuato mediante metodiche

analitiche che permettono la separazione di tali sostanze in base alle loro

caratteristiche chimiche e chimico-fisiche.

Tra le tecniche più utilizzate sono da ricordare la cromatografia su strato

sottile (TLC), la gas-cromatografia (GC), la cromatografia ad alta pressione

(HPLC).

Esse permettono la rivelazione, nei residui, sia di particelle di polvere non

combusta, sia di componenti organici volatili della polvere, sia di composti non

volatili e termicamente instabili.

Interessanti ricerche che utilizzano l'HPLC con rivelatori a diversa capacità

di analisi quali ad esempio quelli elettrochimici, riguardano l'individuazione e la

separazione di numerosi composti organici e di alcuni stabilizzanti presenti

nelle polveri da sparo (fig. 23).

Fig. 23 - SEPARAZIONE CROMATOGRAFICA DI ALCUNI COMPOSTI

ORGANICI DELLE POLVERI DA SPARO 1 = NGU; 2 = PIC;

3 = NG; 4 = 3,4-DNT; 5 = 2,3-DNT; 6 = 2,4-DNT; 7 = 2-NT; 8 = 4-NT; 9

= -NT; (da O. Cascio, V.

10 = N-NDPA; 11 = DPA; 12 = 2-NDPA; 13 = EC.

Milana. “ Analisi HPLC dei composti organici nelle polveri da sparo”.

III Giornate Medico-legali Romane, II Giornate Medico-legali

Europee. Roma 23–26 Giugno 1999).

Tra gli stabilizzanti più usati meritano di essere ricordati l'Etilcentralite e la

Difenilamina con i suoi derivati. Queste sostanze vengono introdotte nelle

polveri allo scopo di prevenire la decomposizione catalitica di nitrocellulosa e

nitroglicerina.

La ricerca di questi stabilizzanti è d'importanza considerevole in quanto si

ha un'alta probabilità che uno di essi sia presente nelle tracce trovate ed inoltre

è ridotto al minimo il rischio di contaminazione ambientale grazie al fatto che

tali sostanze si ritrovano esclusivamente nelle polveri infumi.

Per avere inoltre dati scientifici soddisfacenti, devono esser eseguiti spari

test di comparazione utilizzando l'arma e la munizione sospetta. Gli esperti di

balistica devono inoltre costantemente indirizzare i loro sforzi per adeguare la

tecnologia in loro possesso allo sviluppo crescente del munizionamento.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Medicina legale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Milana Vincenzo.

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