Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

All'interno del bossolo è contenuta la polvere da sparo e alla sua base, nel

fondello, è sempre presente l'innesco la cui caratteristica è quella di incendiarsi

al momento in cui è compresso e la cui funzione è di comunicare tale

accensione alla polvere da sparo. I principali elementi dell'innesco sono

Piombo, Antimonio, Bario, derivati rispettivamente da stifnato e biossido di

piombo, solfato d'antimonio e nitrato di bario, e, meno frequentemente, da

silicato e polvere d'alluminio.

Recentemente sono state prodotte munizioni con inneschi privi di solfuro

d'antimonio e piombo.

Gli attuali proiettili sono costituiti da piombo che, in quelli cosiddetti

"camiciati", ne costituisce solo il nucleo. Esso infatti è rivestito da varie leghe tra

cui la più utilizzata è la "MAILLECHORT", lega di rame e nichel in cui

compaiono anche minori quantità di altri metalli ( Alluminio, Zinco, ecc. ).

Il proiettile è infisso in un bossolo che fino a non molto tempo fa era

esclusivamente metallico mentre ora sono assai diffusi quelli di materiale

plastico.

Nei residui dello sparo di proiettili corazzati o semicorazzati sono pertanto

ritrovate tracce di elementi di rame, zinco, nichel, a seconda del tipo di

camiciatura.

Il piombo trovato in tali residui può vaporizzare dal nucleo del proiettile o

provenire dall'innesco. L'antimonio, generalmente utilizzato per rinforzare i

proiettili di piombo, può provenire anche dalla superficie dei proiettili.

Per quel che riguarda le polveri da sparo raramente ormai sono utilizzate le

antiche polveri nere contenenti un miscuglio di nitrato di potassio, carbone e

zolfo. Queste polveri producevano molto fumo in quanto infiammandosi e

bruciando lentamente lasciavano molti residui incombusti.

Le moderne polveri da sparo sono invece le polveri infumi che bruciando

più velocemente ed in maniera più completa lasciano pochi residui incombusti

a produrre fumo. Esse inoltre sviluppano con la combustione una maggiore

quantità di gas, imprimendo un maggior moto al proiettile (cariche di lancio) o

determinando una maggiore detonazione (cariche di scoppio).

Le polveri alla Nitrocellulosa pura sono conosciute come "polveri a base

singola", quelle composte da Nitrocellulosa e Nitroglicerina sono dette "polveri

a base doppia".

Le polveri moderne sono generalmente a base multipla perché oltre ai già

citati composti fondamentali ne contengono parecchi altri (Dinitrotoluene,

Trinitrotoluene, Difenilamina, Nitrodifenilamina, Exogene, ecc.).

Fig. 9 - MODELLI DI CARTUCCE [A] a carica multipla (da

Catalogo Bolaffi del cacciatore e delle armi n. 4,

ed. G. Bolaffi); [B] a carica unica (da Fucili da

caccia e loro munizioni, ed. periodiche librarie

italiane). CAPITOLO IV

EFFETTI DEL PROIETTILE E DELLA CARICA ESPLOSIVA SUL

BERSAGLIO E

RICOSTRUZIONE DELLA DISTANZA DI SPARO

IV.1. LESIONI DA ARMI DA FUOCO

Si tratta di lesioni prodotte da proiettili unici o multipli, animati da notevole

forza d'urto, loro impressa dalla espansione dei gas di esplosione di sostanze

dette polveri da sparo, e dirette contro il bersaglio mediante armi.

Nelle ferite d'arma da fuoco prodotte da armi portatili, siano esse lunghe o

corte, si distinguono una lesione cutanea d'entrata, un tramite e una lesione

cutanea di uscita, ovviamente quando il proiettile non sia ritenuto nel corpo.

La lesione cutanea può non essere penetrante qualora si tratti di un colpo

"di striscio", ovvero di un proiettile dotato di insufficiente forza viva, o a causa

della distanza dall'arma, o per ridotta efficienza della cartuccia, o perché già

rallentato dall'attraversamento di altri corpi.

La cute presenta una maggiore resistenza alla penetrazione rispetto ai

tessuti muscolari e sovente si riscontra che il proiettile, dopo aver attraversato

tutto il corpo, si arresta sotto la cute senza più avere l'energia sufficiente per

perforarla.

Nei casi tipici occorre ricordare che le lesioni da arma da fuoco sono

lesioni contusive particolari, in cui si associano caratteristiche delle ferite da

punta; per tali motivi il foro di ingresso risulta in genere circolare, od ovale se

la direzione del proiettile era obliqua rispetto al piano cutaneo, di diametro

leggermente inferiore a quello del proiettile stesso a causa dell'elasticità dei

tessuti, contrassegnato da un orletto contusivo; i bordi sono introflessi; inoltre, si

osserva un alone o orletto di insudiciamento (o detersione) dovuto a residui di

polvere, di olio lubrificante, di altre impurità raccolte dal proiettile nel passare

attraverso la canna.

L'introflessione dei margini è uno dei caratteri che si utilizzano per poter

distinguere se trattasi di foro d'ingresso o d'uscita; esso, però, è uno degli

elementi più insicuri perché quando cominciano i fenomeni putrefattivi, quelli

che sono margini introflessi diventano estroflessi per azione dei gas putrefattivi

che premono dall'interno.

Un carattere specifico del foro d'ingresso è invece l'"orletto ecchimotico-

escoriato" (o abraso-contuso) che si trova solo in corrispondenza di esso,

salvo rare eccezioni: quando, ad esempio, la cute poggia su una superficie

rigida si ha l'orletto ecchimotico, ma non escoriato, anche sul foro d'uscita;

oppure l'orletto può non trovarsi quando in corrispondenza del foro d'entrata vi

è qualcosa che protegge la cute come una cintura di cuoio.

L'orletto ecchimotico-escoriato è la conseguenza della lesione traumatica

provocata dal proiettile nel momento in cui vince la resistenza cutanea,

penetrando e discontinuando la cute; nel momento in cui penetra, il proiettile

asporta gli strati superficiali della cute e, nello stesso tempo, interrompe la

continuità dei vasellini sanguigni cutanei provocando uno stravaso di sangue;

quest'ultimo è causa dell'ecchimosi alla quale si aggiunge l'asportazione degli

strati superficiali della cute che costituisce l'escoriazione.

In genere il foro di entrata è più piccolo di quello di uscita, con due

eccezioni.

Nel caso di colpo esploso a contatto della cute la pressione dei gas di

sparo, sufficiente da sola a perforare la teca cranica, provoca un rigonfiamento

della cute con strappi radiali e la sua proiezione contro la bocca dell'arma con

la caratteristica punzonatura; in tal caso evidentemente il foro potrà essere più

grosso di quello di uscita.

Nel caso poi di un proiettile dotato all'uscita di una velocità molto bassa (il

che si verifica spesso con proiettili di piccolo calibro), accade che esso

asseconda l'elasticità della cute e "scivola" fuori da uno strappo che poi si

restringe.

Il tramite indica il percorso del proiettile nel corpo e può essere a fondo

cieco, ovvero terminare nella lesione cutanea di uscita. Non sempre il tramite

continua regolarmente la traiettoria del proiettile potendo deviare, specie

qualora incontri parti ossee, o addirittura frammentarsi. In genere tuttavia il

tramite indica la direzione del colpo in rapporto alla posizione del soggetto ed è

costituito da un canale irregolare quasi sempre infiltrato di sangue; è soprattutto

questa infiltrazione che ci consente d'individuare il tramite piuttosto che il

canale, che frequentemente è irrilevabile.

Le ferite da arma da fuoco possono essere a fondo cieco, trasfosse, a

doccia, contornanti, a bottone di camicia e da scoppio.

La repertazione dei proiettili ritenuti, spesso, è difficoltosa a causa delle

irregolarità del tramite. In questi casi l'indagine radiografica rappresenta un

ausilio importantissimo per la localizzazione del proiettile stesso.

Le ossa piatte attraversate da un proiettile presentano alterazioni così

tipiche che consentono di stabilire la direzione del colpo, anche quando i

reperti cutanei siano irrilevanti per putrefazione o per altre ragioni; fra queste

ossa interessano in modo particolare quelle della calotta cranica. Quando un

proiettile le attraversa con incidenza perpendicolare determina, in

corrispondenza del foro d'ingresso, la formazione di un tramite di forma conica

e svasato a cratere con la base maggiore sul tavolato interno. In certi casi il

proiettile sparato obliquamente può agire come uno scalpello e causare una

lesione più ampia sul tavolato esterno per il distacco di qualche scheggia

(azione ad aratro). In tal caso il foro presenta una forma ovale allungata il cui

margine più ampio indica la direzione del proiettile.

IV.2. RICOSTRUZIONE DELLA DISTANZA DI SPARO

Un problema di particolare importanza è quello relativo alla distanza da cui

è stato esploso il colpo.

La ricostruzione della distanza di sparo è effettuata in base a quelli che

sono gli effetti lesivi dei proiettili e della carica esplosiva sul bersaglio. Pertanto

l'accertamento è possibile solo entro certi limiti, tenuto conto che solo i colpi

d'arma da fuoco esplosi a contatto o da distanza ravvicinata lasciano sulla

superficie corporea o sugli indumenti tracce significative. Per "distanza

ravvicinata" o "breve distanza" s'intende pertanto una distanza convenzionale

per la quale sul bersaglio sono ancora reperibili non solo gli effetti del proiettile

ma anche gli effetti diretti della carica esplosiva.

Per meglio comprendere le modalità di produzione di tali effetti occorre

ricordare che, in seguito all'esplosione della polvere da sparo contenuta nella

cartuccia, escono dalla bocca dell'arma, oltre ed assieme al proiettile, una

fiammata, gas di combustione e particelle di polvere incombusta.

Al momento in cui avviene l'esplosione, dalla bocca dell'arma fuoriesce

una fiamma, e se il bersaglio è molto vicino, la fiamma determina sulla cute un

"alone di abbrucciamento”. Se quindi sul bersaglio troviamo un foro di proiettile

unico ed attorno un alone di abbrucciamento, è chiaro che il colpo è stato

sparato da una distanza di pochi centimetri, e si dice in gergo che il colpo è

stato sparato a "bruciapelo".

Oltre alla fiamma dalla bocca dell'arma esce una colonna di gas che

provoca sul bersaglio due distinti effetti: l'uno relativo all'azione termico-

contusiva e abrasiva dei gas stessi, che colpiscono la parte a temperatura

elevata e che si traduce in un "alone di incartapecorimento" o "alone di

compressione"; l'altro relativo al deposito di residui della combustione, che

hanno una certa consistenza in quanto non completamente combusti e quindi

facilmente asportabili con il lavaggio. Si viene a formare pertanto una parte

corpuscolata molto minuta che provoca la formazione di un altro alone, l'"alone

di affumicamento".

Le particelle di polvere incombusta, che si comportano come piccoli

proiettili, si infiggono nella cute e formano il cosiddetto "alone di tatuaggio", non

asportabile mediante lavaggio.

Nei colpi esplosi a contatto si possono verificare effetti di scoppio, per cui il

foro d'ingresso, anziché rotondeggiante e con margini introflessi, può risultare

ampio, stellato, a margini estroflessi; i caratteri di affumicatura e tatuaggio

possono evidenziarsi nella prima parte del tramite. Talvolta può aversi l'azione

diretta della bocca dell'arma contro la cute stessa (punzonatura).

Di norma l'azione della fiamma è quella che si esaurisce prima; segue

l'azione dell'affumicatura ed infine quella del tatuaggio (fig. 10).

A titolo orientativo si può indicare che l'azione della fiamma si verifica, per

le pistole cariche con polveri moderne senza fumo, fino a 5-10 cm.; l'azione di

affumicatura fino a 10-20 cm. e quella di tatuaggio anche fino a 30 cm.

Fig. 10 - SCHEMA DEGLI EFFETTI DEL COLPO D'ARMA DA

FUOCO A VARIE DISTANZE. 1) Bocca dell'arma; 2)

Fiamma; 3) Fumo; 4) Grani di polvere; 5) Traiettoria del proiettile.

Sulla cute colpita si osserva: A) ferita a stella, traccia di orletto

ecchimotico escoriato; B) orificio, orletto, abbruciamento,

affumicatura; C) orificio, orletto, tatuaggio, affumicatura; D) orificio,

orletto, affumicatura, tatuaggio; E) orificio orletto, tatuaggio; F)

orificio, orletto. (da Canuto Tovo Medicina Legale e delle Ass.ni

Piccin Ed.).

Se però un soggetto è attinto da un proiettile che ha attraversato un vetro,

sarà quest'ultimo a trattenere tutti i residui della polvere da sparo; in questo

caso se il colpo è sparato a breve distanza si può erroneamente ritenere che si

tratti di un colpo a distanza. In tale condizione si formerà il cosiddetto

"tatuaggio spurio", dovuto non tanto all'effetto diretto della carica esplosiva,

quanto al fatto che nel momento in cui il proiettile arriva sul vetro tutta una serie

di minute particelle si distaccano dal vetro e raggiungono il bersaglio

simulando un tatuaggio da particelle incombuste.

Oltre ai sopracitati aloni, attorno al foro d'ingresso è possibile trovare anche

l'"alone di detersione" o "alone d'insudiciamento". Esso è provocato dal

proiettile che, al momento in cui attraversa la canna dell'arma, si riveste di tutta

una serie di sporcizie, ovvero residui di polvere da sparo, grasso, lubrificante

ecc.; al momento in cui attraversa il bersaglio il proiettile si "pulisce" lasciando

tali residui a livello del foro d'ingresso.

Le armi da caccia caricate a pallini provocano sul bersaglio degli effetti un

pò diversi rispetto alle armi caricate con proiettile unico. Infatti, a distanza

ravvicinata, circa mezzo metro, troveremo, anche in questi casi, sul bersaglio gli

effetti della carica esplosiva e quindi gli aloni di abbruciamento, di

compressione, di affumicamento, di tatuaggio.

L'azione della carica a breve distanza (da uno a due metri a seconda

dell'arma e della carica) è quella di un solo proiettile (azione a palla). Per le

armi lunghe si definisce pertanto "breve distanza", quella per la quale i pallini

fanno ancora "palla unica", e tale distanza corrisponde a circa il doppio della

lunghezza della canna.

Nei colpi sparati a breve distanza anche la borra esercita il suo effetto sul

bersaglio provocando un'ecchimosi escoriata di forma rotondeggiante. E'

quest'ultima una lesione modesta ma visibile che ci consente di poter affermare

che se non si trovano gli aloni caratteristici, il colpo è stato sparato a distanza,

però ad una distanza relativamente ravvicinata perché si ritrovano ancora gli

effetti della borra.

A distanze maggiori i pallini provocano sul bersaglio degli effetti del tutto

particolari. Infatti, uscendo dalla bocca dell'arma formano una sorta di tronco di

cono che va allargandosi e poi, quando raggiunge una certa distanza si

restringe. I pallini provocano pertanto sul bersaglio, ferite multiple, che

riproducono la rosa di dispersione proporzionale alla distanza di sparo.

Dall'ampiezza della "rosata" si può in teoria (nella pratica il problema è più

complesso) ricostruire la distanza di sparo.

CAPITOLO V

ACCORGIMENTI BALISTICI

Gli errori giudiziari legati ad un mancato o ad un superficiale esame

dell'arma indiziata e del suo munizionamento, ricorrono nella nostra casistica

con grande frequenza se non si tiene conto dell' eventuale presenza di

accorgimenti balistici riguardanti sia l'arma sia il munizionamento.

Come è noto, la distanza di sparo può essere ricostruita in base all'effetto

diretto della carica esplosiva sul bersaglio (fenomeni di scoppio, aloni di

abbruciamento, di compressione, di affumicamento, tatuaggio) qualora si tratti

di cartucce caricate con proiettile unico ed in genere di armi corte (pistole,

rivoltelle); anche dall'ampiezza della "rosa" o dagli effetti degli altri elementi

della cartuccia (borra, contenitore, cartoncino) qualora si tratti di cariche con

proiettili multipli. Tali dati, preziosi se riprodotti sperimentalmente con l'arma

indiziata e con il munizionamento impiegato, se generalizzati possono indurre

in grossolani errori.

Alcune fra le più frequenti cause d'errore che interferiscono nella

ricostruzione della distanza di sparo, sono dovute a dispositivi propri dell'arma

quali ad esempio le strozzature o le svasature della canna che possono essere

fisse, mobili o graduabili, oppure i dispositivi silenziatori.

Per quanto riguarda tali accorgimenti, è importante tenere presente che

esiste un rapporto inverso tra le dimensioni della bocca dell'arma e la distanza

che i proiettili possono raggiungere: più piccola è la bocca dell'arma, maggiore

è la distanza che i proiettili possono raggiungere.

Da diversi anni le armi vengono costruite con la possibilità di poter essere

modificate; infatti, la canna può essere sostituita con una perfettamente analoga

oppure con un'altra che può avere calibro differente; esistono inoltre altri

accessori che consentono di modificare il calibro delle armi. Esso può essere

maggiorato, se l'arma è predisposta a questo tipo di modifica, ma di solito il

calibro viene ridotto inserendo nell'arma particolari accorgimenti. Ad esempio,

per quanto riguarda le pistole a tamburo, esistono dei dispositivi a semiluna

metallici, che introdotti negli alloggiamenti del tamburo, consentono di

introdurre cartucce di calibro inferiore (fig. 11).

Fig. 11 - ESEMPI DI RIDUTTORI COMMERCIALI

1) per armi a percussione centrale ed anima di canna

di diametro identico a quella della cartuccia ridotta; 2)

per armi a percussione centrale per cartucce a

percussione laterale; 3) adattatore per cartucce di

calibro inferiore e percussione laterale (da Ugolini op.

cit.).

E' facilmente comprensibile che ciò può depistare riguardo l'identificazione

dell'arma. Però quando un'arma di calibro maggiore viene ridotta ad una di

calibro inferiore, l'esperto si accorge di tale modifica poiché esaminando il

proiettile questo presenta una serie di segni dovuti ad un "gioco" di spostamenti

all'interno della canna.

Altre modifiche riguardanti l'arma, che incidono su quella che è la

ricostruzione della distanza di sparo, sono i silenziatori. Il silenziatore, che

viene di solito inserito a livello della bocca dell'arma, è costituito da un cilindro

che contiene una serie di diaframmi (metallici, di gomma o di lana di vetro) che

trattengono le onde sonore (fig.12).

Fig. 12 – SCHEMI DI SILENZIATORI: 1) A canna forata.

2) A setti separatori con creazione di

turbolenza. T = tacca di mira; M = mirino; G =

fori sfogo gas; F = tubo con separatori; S =

griglia metallica (da Ugolini op. cit.).

Il silenziatore, oltre che sulle onde sonore, incide anche sulla ricostruzione

della distanza di sparo perché trattiene i residui combusti ed incombusti della

polvere da sparo che lo attraversano al momento dell'esplosione del colpo; nei

colpi sparati a breve distanza, il bersaglio invece di raccogliere questi residui,

ne raccoglierà molto meno o in maniera anomala.

Se i diaframmi sono fatti di gomma, il proiettile non subisce modificazioni

grossolane ma nell'attraversarli "si pulisce" e quindi non troveremo sul

bersaglio l'orletto d'insudiciamento. Quando i diaframmi sono di metallo,

vengono ad essere modificate le rigature che la canna lascia sul proiettile e

vengono lasciate sullo stesso proiettile delle impronte tipiche del silenziatore.

Peculiari caratteristiche del munizionamento sono le cartucce con

contenitore, le cartucce dispersanti, le cartucce con cariche trancianti (pallini

legati con un filo d'acciaio), la forma e le dimensioni dei proiettili ad esempio le

cartucce caricate con proiettili di tipo espansivo o predisposti per la

deformazione, la carica esplosiva, tutti accorgimenti che incidono direttamente

sull'ampiezza della "rosa" e sugli effetti della carica esplosiva sul bersaglio (fig.

13). Fig. 13 - ACCORGIMENTI BALISTICI DELLA CARTUCCIA

1) Pallini cubici ad effetto dispersante; 2)

Contenitore in plastica; 3) Palla con alette rotanti;

4) Tipi di contenitore; 5) Pallini legati con filo di

acciaio ad effetto tranciante. (da V. Milana, La

perizia balistica nelle lesioni d'arma da fuoco, VI

Congresso Reg. di Med. Leg., delle Ass.ni e del

Lav., Agrigento 1978).

Sappiamo ad esempio che per quanto riguarda le armi caricate con

proiettili multipli, per "breve" distanza s'intende quella in cui i pallini fanno "palla

unica": se però la cartuccia contiene degli accorgimenti balistici particolari,

questa distanza si può modificare. Spesso, infatti, i pallini non sono liberi dentro

la cartuccia ma sono contenuti in un contenitore di plastica che comprende

anche la borra. Questo contenitore ha delle alette particolari che si aprono man

mano che incontrano la resistenza dell'aria. La rosata si comincia a formare nel

momento in cui il rapporto fra resistenza dell'aria e resistenza delle alette, si

interrompe; nel momento in cui queste alette si aprono si forma la rosa. Ecco

che in questi casi l'effetto "palla" si ritrova non solo a due metri, ma anche a

dieci, venti, trenta metri e con particolari contenitori fino ad ottanta metri.

All'opposto, in commercio esistono delle cartucce contenenti un

dispersante, ovvero una formazione ad elica di plastica la quale man mano che

procede all'interno della canna assume un movimento rotatorio e disperde i

pallini al momento in cui fuoriescono dalla bocca dell'arma. In questi casi la

rosata si forma a distanze molto inferiori ai due metri.

Gli effetti diretti della carica esplosiva sul bersaglio non sono pertanto

costanti: essi variano, entro limiti molto ampi oscillanti tra i pochi centimetri ed il

metro ed oltre, con il calibro e la lunghezza della canna, sono condizionati dalla

carica esplosiva e dall'usura dei congegni di chiusura dell'arma e sono sensibili

all'interferenza di altri fattori non sempre chiaramente individuabili (impiego di

silenziatori, condizioni ambientali, ecc.).

Tali dati possono essere falsati dalla presenza di situazioni particolari,

facilmente rilevabili in sede di sopralluogo giudiziario, quale ad esempio

l'interposizione di un oggetto fragile (vetro, ecc.) tra vittima ed aggressore. Al

momento della penetrazione del proiettile attraverso il vetro si possono formare

sia in senso anterogrado che retrogrado dei minutissimi proiettili secondari che

simulano la presenza di tatuaggio. CAPITOLO VI

IDENTIFICAZIONE DELL'ARMA

Il cardine sul quale si fonda il riconoscimento balistico è rappresentato dai

segni che le parti meccaniche dell'arma imprimono sulla cartuccia (bossolo-

proiettile) nei vari tempi dello sparo, dal caricamento dell'arma all'espulsione

del bossolo, e dal raffronto di questi con quelli impressi su cartucce sparate

sperimentalmente con l'arma indiziata.

Nelle fasi di caricamento e sparo, il caricatore (specie a livello delle sue

labbra), la testa dell'otturatore, il vivo di culatta, la camera di scoppio, il

percussore, l'estrattore e l'espulsore imprimono sul bossolo dei segni (costituiti

di solito da sottili striature o da immagini "a stampo") che convenientemente

raffrontati consentono di pervenire all'identificazione dell'arma (figg. 7, 8).

Analogo fenomeno si ha per i proiettili esplosi da armi a canna rigata, qualora i

vuoti e i pieni che "rigano" l'anima imprimano su questi fasci di striature con una

propria "singolarità" (fig. 14).

Se la canna presenta quattro rigature, sul proiettile si imprimeranno quattro

fasci di rigature piene e quattro fasci di rigature vuote; anche gli altri proiettili

sparati con la stesa canna presenteranno le medesime caratteristiche. Quindi

esaminando questi proiettili, si potrà affermare che sono stati sparati da una

pistola con quattro fasci di rigature (si potrà ulteriormente identificare il tipo di

arma dall'andamento destrorso o sinistrorso delle rigature).

E' però importante tenere presente che armi con quattro fasci di rigature ve

ne sono ovviamente molte; si ha quindi l'esigenza di individuare altri elementi

su cui basare l'identificazione dell'arma.

Fig. 14 - PROIETTILE DOPO LO SPARO CON EVIDENTI SEGNI DI

RIGATURA (da Ugolini, op. cit.).

Questi elementi sono legati all'usura dell'arma, ovvero si tratta di

modificazioni peculiari di ogni arma prodottesi in seguito all'uso; sono quasi

delle impronte digitali dell'arma.

Succede, infatti, che con la successione dei colpi, i rialzi e gli avvallamenti

che si trovano sulla superficie interna della canna, anche se sono fatte di un

metallo diverso da quello del proiettile, si usurano; ovviamente questa usura

sarà diversa in ogni arma.

Un tempo la canna delle singole armi si ricavava da un cilindro di metallo

pieno che veniva poi riscaldato, forato e forgiato su uno stampo ottenendo in tal

modo armi diverse l'una dall'altra; sul proiettile si imprimevano così particolari

segni che erano propri di ciascuna canna.

Oggi invece le armi vengono prodotte in serie con macchine ad alta

precisione per cui si ha

l'esigenza di fare riferimento alle caratteristiche da usura.

Questo discorso sull'usura non riguarda solo la canna e il proiettile, ma

tutte le parti meccaniche dell'arma, in quanto durante lo sparo il percussore,

l'estrattore e l'espulsore agendo sul bossolo lasciano delle impronte che si

modificano man mano che si procede nella successione dei colpi a causa della

loro usura.

Altri segni particolari sono quelli legati a difetti nella costruzione di una

serie di armi che possono dar luogo ad equivoci nell'interpretazione. Essi

vanno individuati e tenuti rigorosamente distinti dai segni da usura.

In definitiva è indispensabile tener ben distinte tre categorie di segni: quelli

propri del tipo di arma, quelli legati ad un eventuale difetto nella costruzione di

una serie di armi dello stesso tipo, quelli, infine, che, legati all'usura della

singola arma, la personalizzano.

Per rilevare i segni da usura si utilizza il microscopio comparatore che fa

parte dell'attrezzatura indispensabile per l'identificazione balistica (fig. 15).

Fig. 15 - MICROSCOPIO COMPARATORE LEICA (modello DMC)

E' questo un tipo particolare di microscopio il quale si avvale del

principio della epimicroscopia ovvero della possibilità di poter rilevare delle

immagini attraverso un fascio di luce che converge dall'alto sull'oggetto da

esaminare; nel classico microscopio ottico abbiamo una sorgente di luce che

proviene dal basso, le varie lenti per i diversi ingrandimenti e l'oculare in cui si

pone l'occhio dell'osservatore; nella microscopia ottica il fascio di luce

attraversa dal basso l'oggetto che si deve esaminare, oggetto che ovviamente

deve essere trasparente. Nella epimicroscopia la luce arriva dall'alto e l'oggetto

deve essere necessariamente opaco o se è trasparente deve essere

opacizzato ponendo qualcosa di opaco al di sotto dell'oggetto; più esattamente

il microscopio comparatore è costituito da due epimicroscopi posti uno accanto

all'altro, la cui visione converge in un unico oculare; la funzione di questo tipo di

microscopio è dunque quella di fornirci la visione ingrandita della

comparazione di due proiettili. Con un sistemi di specchi si possono portare

vicini due proiettili o due bossoli, per cui l'osservatore può vedere i due oggetti

da comparare vicini e parzialmente sovrapposti.

Si possono ulteriormente accostare due proiettili o due bossoli e

l'osservatore li vedrà sovrapposti, come se si trattasse di un unico proiettile; si

può così far coincidere parti dell'uno e parti dell'altro in punti che siano

eventualmente uguali (figg. 16, 17, 18).

Fig. 16 - CONFRONTO TRA PROIETTILI SPARATI DALLA STESSA ARMA

(da V. Milana, op. cit.)

Fig. 17 - COMPARAZIONE TRA BOSSOLO REPERTATO "R" E BOSSOLO

SPARATO CON L'ARMA INDIZIATA "2"(da V. Milana, op.

cit.). Fig. 18 - COMPARAZIONE DI FONDELLI DI CARTUCCE CALIBRO 12

(da V. Milana, op. cit.). CAPITOLO VII

FORMAZIONE E DISTRIBUZIONE DEI RESIDUI DELLO SPARO

La ricerca dei residui dello sparo assume grande rilievo in ambito balistico

forense rappresentando uno dei campi d'indagine più impegnativi nella pratica

medico legale e criminalistica.

Generalmente le tracce dello sparo vengono ricercate sulle mani di

persone sospettate di aver compiuto un delitto mediante l'uso di armi da fuoco,

sulle strutture biologiche colpite, sugli indumenti della vittima o su qualsivoglia

altro substrato. L'individuazione dei residui in prossimità del bersaglio può,

infatti, fornire utili elementi di giudizio sulla ricostruzione della distanza di sparo.

I residui oggetto della ricerca possono avere molteplice origine e una

duplice natura: organica ed inorganica. I primi derivano dai composti organici

presenti nelle polveri da sparo, nei propellenti e nelle miscele innescanti (nitriti,

nitrati, clorati e solfuri organici); i secondi provengono dalla detonazione dei

sali delle miscele innescanti e dalla sublimazione e abrasione delle superfici

esterne dei proiettili (ioni antimonio, piombo, bario, ferro, rame, zinco, stagno).

Al momento dello sparo i residui fuoriuscendo dall'arma sia anteriormente

che posteriormente andranno a depositarsi rispettivamente sul bersaglio e

sullo sparatore, in particolare sul dorso della mano, sull'avambraccio e sugli

indumenti del soggetto in questione. L'entità della distribuzione sarà funzione di

numerosi fattori fra i quali il tipo e il grado di usura dell'arma usata, le condizioni

atmosferiche presenti durante l'avvenuto sparo, l'uso contemporaneo di

entrambe le mani per sparare (fig. 19).

Fig. 19 - DISTRIBUZIONE DEI GAS E DEI FUMI NELLO SPARO DI UN

REVOLVER E DI UNA PISTOLA SEMIAUTOMATICA (da A.

Ugolini, op. cit.).

Diverse sono le tecniche di prelievo di tali residui ed altrettanto numerose

sono le metodiche chimiche e chimico-fisiche che vengono utilizzate per la loro

identificazione e quantificazione.

VII.1. METODICHE DI PRELIEVO

Per quanto riguarda le metodiche di prelievo esse vanno dal classico

guanto di paraffina a tecniche non dissimili quali il guanto di gomma al silicone,

l'allestimento di un "film di cellulosa", all'uso di tamponi di cotone imbevuti di

acido nitrico.

Il prelievo più pratico utilizza nastro adesivo che viene applicato più volte

sulla superficie oggetto dell'indagine.

Tra i vari residui dello sparo quelli che vennero ricercati per primi furono i

Nitrati ed i Nitriti che venivano prelevati mediante il classico test del guanto di

paraffina o test di Gonzales. Il calco di paraffina viene allestito colando paraffina

pura, a basso punto di fusione, sul dorso e sul palmo delle mani del soggetto

che si presume abbia sparato.

Viene utilizzata paraffina in quanto è una sostanza che fonde a

temperature piuttosto basse (40° C) e che poi solidificando ingloba tutte le

particelle presenti sulle mani del soggetto. I calchi vengono quindi conservati in

buste sigillate e sono pronti per essere utilizzati nelle tecniche di analisi.

Altre tecniche di prelievo, utilizzate in special modo per la ricerca dei

residui organici dello sparo, sono quelle che impiegano per la rimozione e la

raccolta dei residui suddetti, tamponi di cotone imbevuti di acido nitrico oppure

di una miscela di isopropanolo - acqua (8:2 V/V).

I prelievi vengono effettuati sul soggetto sospettato di aver fatto uso di

un'arma da fuoco in

genere a livello del dorso della mano, sul primo spazio intermetacarpale;

per armi a canna lunga anche sulle guance.

A seconda dei casi potranno essere eseguiti prelievi su qualsiasi regione

anatomica (specialmente in prossimità di fori d'ingresso di colpi d'arma da

fuoco) o su superfici di oggetti (abitacoli di autovetture, ecc.).

Sono state anche proposte tecniche di concentrazione dei residui: esse

comportano l'ultracentrifugazione e la filtrazione dei tamponi in esame per

l'allontanamento dei materiali estranei più grossolani.

Esistono infatti delle opportune tecniche di clean-up che consentono di

estrarre da tamponi anche molto contaminati sufficienti livelli di residui

provenienti da esplosivi commerciali e militari. Il metodo consiste

nell'estrazione in pentano dei residui dalle soluzioni degli estratti del tampone,

fatti passare attraverso delle sferette di un polimero poroso, l'Amberlite XAD7.

Le tracce di esplosivo vengono quindi rimosse dalla superficie delle sferette

mediante una piccola quantità di acetato di etile. Gli estratti sono così pronti per

le successive tecniche di analisi.

Il prelievo può essere eseguito anche con tamponi di cotone imbevuti di

una soluzione al 2,5% di glicerolo in metanolo. Successivamente i composti

organici facenti parte delle polveri da sparo o delle miscele esplosive, vengono

estratti dal tampone con etere. L'estratto viene raccolto e fatto evaporare fino ad

essiccamento mediante un leggero flusso d'azoto. I residui che così si

ottengono vengono solubilizzati e analizzati mediante cromatografia liquida ad

alta pressione (HPLC).

VII.2. METODICHE DI ANALISI

Per evidenziare i Nitriti e Nitrati sono state utilizzate, fino a non molto tempo


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

49

PESO

259.51 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Medicina legale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Milana Vincenzo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (catania e ragusa)

Riassunto esame Diritto, prof. Auletta, libro consigliato Manuale di Diritto privato, Torrente, Schlesinger
Appunto
Riassunto esame Diritto, prof. Alì, libro consigliato Manuale di Diritto amministrativo, Casetta
Appunto
Lezioni di diritto del lavoro, Del Punta
Appunto
Diritto del lavoro e dell'Unione Europea, Roccella, Treu
Dispensa