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Medicina Legale

Appunti di infermieristica applicata ai percorsi diagnostici terapeutici assistenziali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Focardi dell’università degli Studi di Firenze - Unifi, facoltà di Medicina e Chirurgia, Corso di laurea in infermieristica. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Infermieristica applicata ai percorsi diagnostici terapeutici assistenziali docente Prof. M. Focardi

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ESTRATTO DOCUMENTO

Nei casi preveduti dagli art. 582, 583, 584, la pena è aumentata da un terzo alla metà,

se concorre alcuna delle circostanze aggravanti prevedute dall’art. 576 ( commesso

dal latitante, dall’associato per delinquere, ecc); è aumentata fino ad un terzo se

concorre alcuna delle circostanze aggravanti prevedute dall’art. 577 ( contro

l’ascendente o il discendente, con premeditazione, ecc), ovvero se il fatto è commesso

con armi o con sostanze corrosive. Chiunque cagiona per colpa la morte di una

persona è punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni.

Art 589 CP: Omicidio Colposo chiunque cagiona per copa la morte di una persona è

punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni. Se il fatto è commesso con violazione

delle normesulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione

degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da 1 a 5 anni.

Art 584 CP: Omicidio Preterintenzionale chiunque, con atti diretti uno o più delitti

preveduti dagli articoli 581 e 582 cagiona la morte di un uomo, è punito con la

reclusione da 10 a 18 anni.

Art 575: Omicidio chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione

non inferiore a 21 anni.

RESPONSABILITA’ PROFESSIONALE

Quando noi eseguiamo una certa attività nell’esercizio della nostra professione, la

nostra professione deve rispondere a certe norme e in carente osservanza delle quali

noi siamo chiamati a rispondere dal punto di vista penale civile e disciplinare.

Diversamente da altre discipline per le quali l’interesse primo è quello della persona

assistita, per la medicina legale l’interesse primo è del professionista. Quando agiamo

da professionisti dobbiamo sapere i requisiti all’interno dei quali operare. Possiamo

agire solo all’interno di un modello rappresentato da:

- titolo di studio,

- esame di abilitazione,

- iscrizione all’albo

I professionisti possono lavorare solo se sono in possesso di questi 3 requisiti. Per

esercitare una professione non è detto che ci vuole una laurea ( geometri, ragionieri).

Il problema è che se io non sono in possesso dei requisiti o se faccio un attività che

non compete alla mia professione, commetto un reato ( essere chiamati a rispondere

davanti la legge; esempio esercizio abusivo di una professione SECONDO L’ARTICOLO

348 DEL CODICE PENALE, chiunque abusivamente esercita una professione, per la

quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a

sei mesi o con la multa da 103 a 526 euro).

Profilo professionale dell’infermiere:

i profili professionali sono atti normativi che attribuiscono in modo ampio competenze

a una determinata figura. In realtà alcuni profili, soprattutto delle professioni tecniche,

sono totalmente particolareggiati da riecheggiare più le vecchie forme mansionali che

non ambiti alti di competenza. I profili professionali si occupano generalmente della

definizione della figura professionale, del suo ambito autonomo ( Infermiere

responsabile dell’assistenza generale infermieristica) e del suo ambito

collaborante ( infermiere e medico responsabili nel capire i bisogni di salute

della persona e della collettività, lavorare per partecipare di intende una

attività autonoma ma svolta in equipe).

federazione nazionale collegio IPASVI e codice deontologico, insieme al patto

infermiere-cittadino sono fondamentali per la professione infermieristica.

OBIETTIVI FORMATIVI QUALIFICANTI: I laureati nella classe sono dotati di

un'adeguata preparazione nelle discipline di base, tale da consentire loro sia la

migliore comprensione dei più rilevanti elementi, anche in relazione al genere, che

sono alla base dei processi fisiologici e patologici ai quali è rivolto il loro intervento

preventivo e terapeutico, sia la massima integrazione con le altre professioni. Devono

inoltre saper utilizzare almeno una lingua dell'Unione Europea, oltre l'italiano,

nell'ambito specifico di competenza e per lo scambio di informazioni generali.

Nell'ambito della professione sanitaria di infermiere , i laureati sono operatori sanitari

cui competono le attribuzioni previste dal D.M. del Ministero della sanità 14 settembre

1994, n. 739 e successive modificazioni ed integrazioni; ovvero sono responsabili

dell'assistenza generale infermieristica.

Detta assistenza infermieristica, preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa, è di

natura tecnica, relazionale, educativa. Le loro principali funzioni sono la prevenzione

delle malattie, l'assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l'educazione

sanitaria. I laureati in infermieristica partecipano all'identificazione dei bisogni di

salute della persona e della collettività; identificano i bisogni di assistenza

infermieristica della persona e della collettività e formulano i relativi obiettivi;

pianificano, gestiscono e valutano l'intervento assistenziale infermieristico;

garantiscono la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche;

agiscono sia individualmente che in collaborazione con gli altri operatori sanitari e

sociali, avvalendosi, ove necessario, dell'opera del personale di supporto; svolgono la

loro attività professionale in strutture sanitarie, pubbliche o private, nel territorio e

nell'assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o libero-professionale;

contribuiscono alla formazione del personale di supporto e concorrono direttamente

all'aggiornamento relativo al loro profilo professionale e alla ricerca.

DOCUMENTAZIONE SANITARIA: documenti che gli esercenti della professione sanitaria

compilano nell’esercizio della loro attività che devono ottemperare le seguenti

indicazioni

Segretezza e riservatezza

 Corretta compilazione

 Corretta circolazione

 Corretta conservazione

Documentazione sanitaria:

cartella clinica

 cartella infermieristica

 documentazione fisioterapica

 registro dei rapporti e delle consegne

 registri nosologici

 registro di carico e scarico degli stupefacenti

La cartella clinica è il documento sanitario relativo alla "verbalizzazione dell'attività

propria del reparto ospedaliero con riferimento al singolo degente cui tale attività

corrisponde". Il D.P.R. 128/69 all’art.7 stabilisce la responsabilità del primario sulla

conservazione della cartella clinica fino all’invio presso gli archivi centrali. All’art. 5

stabilisce inoltre che il Direttore Sanitario è responsabile della custodia della

documentazione clinica dal momento in cui questa perviene all’archivio centrale ed è

tenuto a svolgere un’attività di vigilanza sull’attività di tale struttura la cui istituzione è

resa obbligatoria in tutti gli ospedali nell’ambito dello stesso provvedimento

normativo.

Il D.P.R. n° 1409/63 all’art. 30 prevede che le cartelle cliniche siano conservate

illimitatamente, per almeno 40 anni in un archivio corrente e successivamente in una

sezione separata di archivio istituita dalla struttura sanitaria.

La successiva circolare del M.S. n°61 del 19/12/86 conferma quanto riportato nel D.P.R.

1409/63.

ATTO PUBBLICO Documento di una pubblica amministrazione o di altri soggetti (per

esempio, un notaio o un altro pubblico ufficiale ) autorizzati ad emetterlo. Quello che è

scritto in un atto pubblico si deve ritenere vero fino a quando una sentenza di un

giudice non lo dichiara falso

La cartella infermieristica L’unica possibilità per il sanitario di dimostrare la

correttezza e la fondatezza del suo operato è la scrupolosa registrazione di ogni dato

inerente la sua attività in modo chiaro e comprensibile nella cartella clinica o, nella

fattispecie, infermieristica. La cartella infermieristica (riconosciuta dal DPR 384 del

1990) è un atto pubblico in senso lato perché redatto da un incaricato di pubblico

servizio nell’esercizio delle sue funzioni e “serve a documentare fatti inerenti l’attività

da lui svolta e la regolarità delle operazioni amministrative a cui è addetto”. Poiché la

cartella infermieristica è lo strumento dove l’infermiere documenta per ogni persona

assistita la pianificazione della assistenza e la sua attuazione e nella realtà italiana le

elaborazioni teoriche scelte come modello per la assistenza infermieristica si rifanno

alla cosiddetta “scuola dei bisogni”, la struttura della cartella infermieristica dovrebbe

prevedere:

una raccolta di informazioni che deve comprendere i dati per una conoscenza

 generale della persona e i suoi problemi ed elementi per conoscere le modalità

di manifestazione dei bisogni, fattori che favoriscono la soddisfazione die

bisogni

una identificazione dei bisogni: analisi delle informazioni raccolte consente

 all’infermiere di identificare i bisogni di assistenza infermieristica, distinguendoli

da quelli soddisfatti autonomamente dalla persona stessa che devono

comunque essere sorvegliati dall’infermiere.

una formulazione degli obiettivi; esplicitare il risultato dell’assistenza

 infermieristica e definire la pianificazione assistenziale. L’obiettivo è la

descrizione di una situazione finale verso la quale sia l’infermiere che la persona

assistita debbono indirizzare i loro sforzi e operare le scelte.

una pianificazione delle azioni dell’infermiere; programmazione delle azioni

 infermieristiche dove l’infermiere documenta la scelta e l’attuazione degli

interventi che ritiene possano portare alla risoluzione die bisogni dell’assistito

che sono stati identificati

il diario infermieristico; registrazione in ordine cronologico delle osservazioni

 relative ai cambiamenti che ci sono stati nella persona.

una valutazione dei risultati; valutazione alla conclusione del periodo di degenza

 per definire il grado di autonomia raggiunto dalla persona nel soddisfacimento

dei bisogni evidenziando gli interventi che dovrebbero essere fatti a domicilio.

La responsabilità nasce dal mancato adempimento dei doveri professionali; il concetto

di responsabilità presuppone quello di illecito. È illecito ciò che una norma considera

vietato e al quale è ricollegata dall’ordinamento giuridico, una sanzione come

conseguenza. La responsabilità professionale può essere evidenziata in diversi ambiti:

- Penale : postula la violazione di regole ritenute fondamentali per la convivenza

civile e la sanzione è il tipo personale/patrimoniale.

- Civile: presuppone la violazione di regole poste a tutela di interessi

prevalentemente di natura privatistica e come conseguenza la riparazione in

forma specifica oppure, per equivalente attraverso il risarcimento dei danni,

previo accertamento del suo diritto.

- Disciplinare: è dato dalla violazione dei doveri posti nell’interesse della pubblica

amministrazione, può trattarsi di doveri che sono imposti a tutti i cittadini in

base al generale potere di supremazia della stessa oppure di doveri specifici

facenti capo a soggetti che si trovano in un particolare rapporto con la pubblica

amministrazione, come nel rapporto di lavoro pubblico. Questa responsabilità

nasce dalle inadempienze delle norma previste dalla legislazione e dal contratto

di lavoro. I regolamenti di disciplina sono previsti dal ccnel e adottati dai datori

di lavoro e dai collegi insieme agli ordini professionali in quanto professionisti

iscritti all’albo.

- Ordinistico: è dato dalla violazione di doveri posti agli appartenenti ad ordini o

collegi professionali. Il potere a questo a questo riservato mira a reprimere gli

abusi, le scorrettezze mancanze commesse nell’esercizio dell’attività

professionale nonché comportamenti della vita privata ledono il decoro della

categoria. Le sanzioni previste sono avvertimento, censura, sospensione

temporanea e la radiazione dall’albo.

- Amministrativo: presuppone la violazione degli obblighi di servizio e come

conseguenza il risarcimento del danno per effetto della causazione di un danno

ingiusto all’erario.

Dividiamo le attività in due:

Attività URP: relazioni con pubblico

 Attività CGS: comitato gestione sinistri.

Quando si opera, bisogna sapere all’interno dell’ ambito in cui noi siamo chiamati a

operare. Se ci venisse chiesto di fare cose che non fanno parte del nostro modello di

operatività noi dobbiamo rifiutarci di fare perché la prima regola di condotta: se

all’interno di una scala gerarchica, chi comanda, ci impone di fare un reato al

sottoposto, il sottoposto risponde del reato come chi gli ha imposto di farlo ( siamo

responsabili in prima persona delle cose che facciamo in prima persona).

Secondo i medici ci sono le buone pratiche, e le linee guida ( se sommassimo le linee

guida verrebbe fuori una specie di mansionario), non possiamo andare secondo un

evento di attività, ma secondo un riferimento concettuale giuridicamente valido. Il

punto fondamentale è ciò che è valido dal punto di vista etico e deontologico rispetto

a quello da un punto di vista giuridico.

I principi su cui si fonda la condotta del professionista sono:

a- Prudenza: bisogna stare attenti a non commettere atti di cui non si sia in grado

di prevedere la portata e le conseguenze

b- Negligenza: non tenere di conto di una serie di dati di cui dovrei tener conto nel

testare la mia opera professionale. Per cui trascuratezza, inescusabile

superficialità, leggerezza e disattenzione.

c- Inosservanza: vuol dire non tenere conto di regole scritte e non scritte, che

organizzano l’attività professionale ( linee guida/ protocolli aziendali che sono

regolamenti dell’attività che devono essere rispettate e applicate al caso).

L’applicazione di linee guida, sono un boomerang / arma a doppio taglio. Le

linee guida sono regole di condotta generali che riguardano in astratto

determinate situazioni, noi ci troviamo a trattare casi concreti per cui è possibile

che l’applicazione di linee guida rappresenti un applicazione acritica e quindi

errore, ed è questo che io devo sapere.

d- Imperizia: vuol dire incapacità. Non ti sei dimostrato in grado di saper fare

quello che avresti dovuto saper fare. l’imperizia è un angolino che è stato

considerato per considerare l’attività professionale sanitaria, giustificabile

nell’errore. Come faccio a valutare se esiste effettivamente imperizia? È un

errore tecnico dovuto a scarsa preparazione teorico-pratica, da giudicate in

comparazione a come avrebbe agito la media dei sanitari di pari livello

professionale di fronte alla stessa fattispecie.

L’errore professionale può essere fonte sia di responsabilità penale che di

responsabilità civile ricordando come nella prima ipotesi si risponde personalmente del

reato, mentre nella seconda si può delegare a terzi la responsabilità (risarcimento del

danno da copertura assicurativa). Una persona è innocente fino a che non si arriva

all’ultimo grado di giustizia. La fine del primo piano di giudizio l’infermiere può essere

condannato oppure assolto; il secondo grado è la corte di appello e l’ultimo è la corte

di cassazione. Arrivati alla corte di cassazione il soggetto può diventare colpevole se la

certezza è accertata al di là di ogni ragionevole dubbio. Se la corte di cassazione dice

che c’è qualcosa che non torna allora può inviare il processo a un'altra corte di

appello.

- La responsabilità penale responsabilità si configura quando sia possibile

La

dimostrare un rapporto di causalità fra l’intervento del sanitario, erroneo per

comportamento commissivo e/o omissivo, e un danno obiettivo subito dal

paziente che si concretizza nelle fattispecie delittuose previste dal codice.

Quindi la responsabilità penale può essere correlata alla violazione dei doveri

professionali che concretizza un reato previsto dal codice penale o in leggi

speciali: a-lesione personale ed omicidio colposi; b-omissione di referto e/o

denuncia; c- falsità in documentazione; d-interruzione di gravidanza. Nessuno

può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l’evento

dannoso o pericoloso, da cui dipende la esistenza del reato, non è conseguenza

della sua azione od omissione. Non impedire un evento, che si ha l’obbligo

giuridico di impedire, equivale a cagionarlo; Il rapporto di causalità è, dunque,

escluso quando l’evento si è verificato per il sopravvenire di “un’anomala

deviazione rispetto a quello che, senza di essa, sarebbe stato lo sviluppo

normale

della serie causale. Il delitto è doloso o secondo intenzione quando l’evento

dannoso o pericoloso che è il risultato dell’azione od omissione e da cui la legge

da dipendere l’esistenza del delitto, è dall’agente preveduto e voluto come

conseguenza della propria azione od omissione; è preterintenzionale o oltre la

intenzione quando dall’azione od omissione deriva un evento dannoso o

pericoloso più grave di quello voluto dall’agente. È colposo o contro l’intenzione

quando l’evento anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a

causa di negligenza o imprudenza, o imperizia ovvero per inosservanza di leggi,

regolamenti ordini o discipline. La distinzione tra reato doloso e reato colposo

stabilito dall’articolo 43 per i delitti, si applica altresì alle contravvenzioni ogni

qualvolta per queste la legge penale faccia dipendere da tale distinzione un

qualsiasi effetto giuridico. La colpa GENERICA prevede negligenza, imprudenza,

imperizia; la colpa SPECIFICA consiste nell’inosservanza di precise norme

giuridiche poste a base dell’operato del professionista, ne deriva una più

puntuale previsione delle specifiche responsabilità con conseguente

presunzione di colpa (grave)

- La responsabilità civile Il soggetto indicato come responsabile civile è tenuto

a risarcire il danno che eventualmente abbia cagionato per condotta illecita. Il

principio su cui si fonda la responsabilità civile è che se per un errore un difetto

di condotta che potrebbe anche non configurare estremi per un reato, io

determino un danno scatta il diritto dell’avente il danno scatta il titolo per il

risarcimento danno. A differenza della penale, la civile può essere surrogata.

Posso delegare qualcuno a pagare quel danno al mio posto.

Dal punto di vista penalistico è il pubblico ministero che deve dare dimostrazioni del

soggetto che è innocente, fino a che non si dimostri il contrario. In ambito civile è

l’opposto, ovvero la persona danneggiata deve dimostrare di aver subito un danno

(Onere probatorio: quello che compete a chi ha subito il danno; sono le prove che devo

documentare a mio carico).

Per il nesso di causa la valutazione civilistica non si fonda sul principio della quasi

certezza, ma si fonda sul principio della elevata probabilità. Quando si parla di

probabilità elevata dire se quella condotta abbiamo dimostrato essere sbagliata o non

fosse stata attuata ci fossero state buone probabilità che il danno non si fosse

verificato. Se l’errore non c’è , il risarcimento viene negato, dopo di che la persona ha

il diritto prima di vedere di trovare un accordo tra le due parti senza intervento del

giudice, altrimenti fa la causa civile, che ha gli stessi gradi della causa penale

( cassazione civile approvano meno casi rispetto a quella penale).

La colpa penale deve essere valutata sula base della quasi certezza. Il professionista

per essere riconosciuto colpevole di morte del proprio assistito bisogna dire quasi con

certezza che se quella condotta non sarebbe stata sbagliata, il soggetto non sarebbe

morto in quel momento e con quella modalità.

Parallelamente alla responsabilità penale, c’è quella civile ovvero quella che

condiziona il diritto da parte dell’assistito e il dovere da parte del professionista di

risarcire il danno commesso. Questa responsabilità civile invece non si caratterizza per

un riferimento alle quasi certezza a al criterio della massima probabilità. La

giurisprudenza dice sarebbe stato più probabile che non che il soggetto non sarebbe

morto e scatta il diritto civile. La cosa più importante nell’accertamento della colpa è

la valutazione della condotta e lo studio del rapporto causa effetto tra quella condotta

e il danno. Ci sono tanti casi in cui esiste palesemente un difetto di condotta ma se

non si da luogo al riconoscimento di colpa penale per il professionista o si può non

dare luogo al risarcimento perché non c’è nesso di causa tra condotta e danno

Quale è la condotta corretta a cui dobbiamo riformarci?

Se ognuno di noi deve valutare la propria preparazione è molto più difficile di giudicare

il compito di altri.

Quale è il mio livello di diligenza e di imperizia? Che imprudenza dobbiamo avere nel

nostro comportamento? Che grado di diligenza? Oltre alla perizia?

La prudenza e la diligenza è una fregatura da certi punti di vista. Il grado di diligenza e

imperizia che dobbiamo avere in base a che canone/standard lo valutiamo?

Prudenza e diligenza che il diritto chiede al professionista sono quelli massimi,

qualunque professionista, qualunque sia il suo livello di esperienza, competenza e

professionalità, deve dal punto di vista di diligenza e prudenza deve espletare il

massimo di queste caratterizzazioni. Non è facile potersi conformare una categoria di

questo tipo.

La corte di cassazione ha detto che il comportamento che si deve richiedere al

professionista è quello che configura un obbligo di garanzia (= ovvero io professionista

mi obbligo/impegno a garantire che tu assistito riceverai da me tutto quello che è nelle

mie possibilità dal punto di vista scientifico e organizzativo per giovare all’interesse

della tua salute per la conservazione di quest’ultima). Non mi impegno a dare una

scienza astrusa.

Se lavoro in una struttura che non può offrire il massimo delle cure che ha bisogno

dell’assistito allora la corte di cassazione dice: Se anche temporaneamente o

permanente un struttura non è in grado di erogare il massimo della prestazione di cui

l’assistito necessita bisogna informare di questo l’assistito e avviarlo a un'altra

struttura che possa garantire il massimo di cui l’assistito necessita.

L’infermiere modello è quello che è in condizione di garantirmi l’obbligo di garanzia.

Giusta causa: ciò che deriva dalla norma del diritto. Il termine giusto in medicina

legale e in giurisprudenza non si può usare come connotato a soggettività ( per me

questo è giusto e questo no). Una cosa è giusta perché deriva da una norma di diritto.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (BORGO SAN LORENZO, EMPOLI, FIGLINE VALDARNO, FIRENZE, PISTOIA, PRATO)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher engyfro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Infermieristica applicata ai percorsi diagnostici terapeutici assistenziali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Focardi Matteo.

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