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Medicina e chirurgia: 3 Patologie dell'esofago e dello stomaco

Appunto estratto dal programma di preparazione all'esame di Medicina, chirurgia e farmacologia del secondo anno del corso di laurea di infermieristica di Genova.
Il seguente riassunto tratta come da titolo di uno solo degli argomenti (o meglio macro argomenti) richiesti dal programma in chiave medica e chirurgica.
La scelta di introdurre il singolo estratto è data dalla possibilità... Vedi di più

Esame di Medicina docente Prof. G. Corsini

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ESTRATTO DOCUMENTO

La maggior parte dei diverticoli esofagei esordisce in adulti di mezza età ed anziani. La presentazione della

patologia nei neonati e nei bambini si verifica raramente.

In particolare, i diverticoli di Zenker sono tipicamente presenti in persone di età superiore ai cinquant'anni.

SINTOMATOLOGIA

Spesso i pazienti colpiti dalla patologia risultano asintomatici. In altri casi, la presenza dei diverticoli esofagei

può causare:

• DISFAGIA (difficoltà della deglutizione, sensazione di ostruzione);

• OSTRUZIONE DA CIBO(soffocamento);

• RIGURGITI ALIMENTARI: ricomparsa del cibo ingerito;

• DOLORE TORACICO;

• TOSSE (alcuni alimenti possono essere rigurgitati nelle vie aeree);

• DISPNEA: difficoltà a respirare o mancanza di fiato;

• ALITOSI: può essere presente come conseguenza secondaria ai residui di cibo che si bloccano a

livello della lesione;

In rari casi, può manifestarsi la perforazione o il sanguinamento del diverticolo esofageo. Nel caso in cui un

diverticolo di Zenker raggiunga grandi dimensioni, è possibile che si manifesti una tumefazione palpabile sul

collo.

DIAGNOSI

Indagini radiografiche dell'esofago o del tratto gastrointestinale superiore, permettono di rilevare molti dei

diverticoli non sintomatici.

• La radiografia toracica e la tomografia computerizzata consentono di identificare diverticoli esofagei

di grandi dimensioni.

• La radiografia con il bario è generalmente la tecnica diagnostica di elezione.

• EGDS : In caso di sintomatologia evidente come la manifestazione di disfagia e di odinofagia

(sensazione dolorosa durante la deglutizione), è indicata una EsofagoGastroDuodenoscopia (EGDS), un

esame endoscopico del tratto digestivo superiore, che consente di escludere condizioni patologiche

strutturali associate ai diverticoli dell'esofago, come stenosi o neoplasie.

TERAPIA MEDICA E CHIRURGICA

In genere, i diverticoli asintomatici o minimamente sintomatici non necessitano di trattamento.

In molti pazienti con diverticoli esofagei, la disfagia è relativa all'alterazione della motilità di base, quindi la

terapia dev'essere indirizzata a curare questo disturbo.

Solo in determinati casi, in cui il diverticolo esofageo raggiunge notevoli dimensioni, oppure nel caso sia

associato ad una sintomatologia invalidante, è possibile valutare la possibilità di ricorrere all'asportazione

chirurgica (resezione). Le indicazioni per il trattamento chirurgico dei diverticoli esofagei sono ben

rappresentate da tre caratteri: sintomatici, voluminosi, invalidanti.

La chirurgia consente di risolvere in modo definitivo la stenosi, con remissione clinica e radiologica della

malattia. Negli ultimi anni sono state perfezionate tecniche non invasive che garantiscono buoni risultati e un

modesto dolore post-operatorio.

PERFORAZIONE DELL’ESOFAGO

Si tratta di una vera e propria urgenza medica poiché ad essa consegue una grave infezione periesofagea e

mediastinica che spesso esita con la morte del paziente. Si tratta di un’evenienza rara.

:

CAUSE

• Cause iatrogene (60% dei casi)  cioè provocata da un'altra procedura medica. Qualsiasi strumento

medico utilizzato per procedure diagnostiche o terapeutiche è in grado potenzialmente di perforare

l'esofago: esofagoscopia con dilatazione, estrazione corpi estranei…

• Deiescenza di anastomosi chirurgiche.

Meno frequentemente:

• Eventi traumatici (20% dei casi ) traumi chiusi o aperti, lesioni da caustici)

• perforazioni dovute ad un improvviso aumento della pressione endoesofagea conseguente a

conati di vomito (sindrome di Boerhaeve), parto, sollevamento di pesi. Queste sono impropriamente

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definite “perforazioni spontanee”.

Cause più rare:

• Malattie esofagee (esofagiti e tumori)

SINTOMI:

Il dolore rappresenta il primo sintomo di una perforazione esofagea e viene avvertito di solito nell'area in cui si

verifica la perforazione. L’intensità varia in rapporto al tempo intercoso tra l’evento lesivo e la diagnosi.

Al dolore segue la febbre, leucocitosi, disfagia e spesso enfisema sottocutaneo. Possono essere presenti vomito,

ematemesi, dispnea e tachicardia.

Le perforazioni faringee hanno una prognosi buona determinata dalla rapidità della diagnosi (sopravvivenza

dell’85% ), mentre quella delle lesioni toraciche è peggiore (65-70%) per il rischio di mediastiniti e pleuro-

polmoniti associate.

Inoltre tanto più tempestiva è la diagnosi tanto migliore è la prognosi

DIAGNOSI:

1. radiografia del torace può rivelare enfisema e allargamento mediastinico, versamento pleurica e

talvolta pneumotorace

2. esofagoscopia con mezzo di contrasto idrosolubile che permette di individuare la sede della

perforazione

3. TAC consente di determinare l’estensione dell’infezione.

TERAPIA: il trattamento chirurgico è legato all’estensione della perforazione, alla gravità delle complicanze e

nel tempo intercorso tra la perforazione e la diagnosi.

L’intervento prevede la toilette dei tessuti necrotici esofagei e mediastinici mediante toracotomia . Nelle

perforazioni molto recenti l’esofago perforato può essere suturato. Nei casi più gravi si rende necessario

escludere l’esofago perforato mediante faringostomia e una gastrostomia per alimentazione.

Il mediastino e il cavo pleurico vanno adeguatamente drenati

Nel post-intervento è indispensabile somministrazione antibiotici, nutrizione parenterale totale (o nutrizione

enterale fino a risoluzione completa del processo infiammatorio e l’eventuale intervento di ricostruzione della

via digestiva.

PROGNOSI: La condizione può evolvere in shock e morte se non curata. Per i pazienti con diagnosi precoce

(meno di 24 ore), le prospettive sono buone. Il tasso di sopravvivenza è del 90% quando l’intervento viene

eseguito entro 24 ore. Tuttavia, questo tasso scende a circa 50% quando il trattamento è ritardato. Possibili

complicazioni sono:

• Danni permanenti all’esofago (restringimento o stenosi);

• Formazione di ascessi intorno all’esofago;

• Infezioni ai polmoni. ESOFAGITE

L'esofagite è una condizione piuttosto comune, caratterizzata dall'infiammazione della mucosa esofagea.

Le esofagiti possono essere di origine esogena (ingestione di caustici), per cause infettive o di origine

endogena (per reflusso del contenuto gastrico)

A. ESOFAGITE DA CAUSTICI  è provocata dall'ingestione accidentale o a scopo suicidiario di

acidi o alcali forti (ad es. soda caustica o acido cloridrico) che determinano una severa infiammazione della

mucosa fino alla possibile perforazione. La gravità del danno dalla mucosa esofagea dipende dal tipo di

caustico, dalla sua concentrazione, dalla quantità e dalla velocità di ingestione. La sostanza ingerita

determinerà infiammazione, edema e lesioni di tipo necrotico della mucosa e della sottomucosa con

formazione di escara. Successivamente , la caduta delle escare determinerà processi di cicatrizzazione, che

possono portare, nei casi più severi, allo sviluppo di una stenosi esofagea. Quadro clinico: durante la fase

acuta, subito dopo , l'ingestione, si manifestano scialorrea, bruciore alle labbra, alla lingua, al faringe,

dolore retrosternale e vomito seguiti da disfagia dolorosa che può durare da diversi giorni ad alcune

settimane. Si osserva poi una fase di notevole attenuazione della sintomatologia fino al processo di

cronicizzazione, che si instaura dopo alcune settimane o mesi, ed è contraddistinto dalla disfagia

conseguente alla graduale formazione di una stenosi.

Diagnosi: un'accurata anamnesi è indispensabile per individuare la qualità e la quantità di sostanza ingerita,

e il tempo trascorso dall'ingestione. Al fine di valutare l'entità del danno i pazienti dovranno essere

sottoposti ad esofagogastroscopia e , nel sospetto di lesioni delle vie aeree superiori, ad una

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laringotracheoscopia. La radiografia dell’esofago con mezzo di contrasto idrosolubile sono utili per

rilevare una eventuale perforazione dell'esofago.

Terapia: durante la fase acuta bisogna provvedere all'immediata asportazione e alla eventuale

neutralizzazione dell'agente ingerito con lavanda gastrica. Per la procedura di neutralizzazione è opportuno

telefonare ad un centro antiveleni che, sulla base del tipo e della quantità di sostanza ingerita, darà

indicazioni su quale sostanza neutralizzante utilizzare e sulla modalità di somministrazione della stessa.

Può essere utile la somministrazione di cortisone per minimizzare l'incidenza e la gravità della successiva

fase cicatriziale. Controproducente è l'induzione del vomito in quanto questa manovra esporrebbe

nuovamente la mucosa esofagea all'azione lesiva dell'agente ingerito. Se nella fase di cronicizzazione si

sviluppano delle stenosi limitate si può cercare di forzarle con dilatazioni. Nei casi più gravi sarà

necessario eseguire un by-pass chirurgico dell'esofago ad un segmento di colon o dello stomaco. Nei casi

più gravi può essere necessario un intervento di resezione esofagea.

B. ESOFATIE INFETTIVA patologia che si osserva soprattutto in pazienti debilitati, affetti da

malattie croniche o immunodepressi. Può essere causata da batteri, funghi (es. Candidosi ) o virus

(Papilloma Virus, Herpes Simplex, Citomegalovirus).

1 Candidiasi: è l'infezione esofagea più frequente. E una micosi causata dalla Candida Albicans.

Sono colpiti soprattutto soggetti immunocompromessi, con neoplasie maligne o pazienti che abbiano

subito un trattamento con immunosopressori o che abbiano usato per molto tempo antibiotici a largo

spettro. Questa infezione è molto comune in soggetti con AIDS. La maggior parte dei pazienti è

asintomatica, ma possono essere presenti disfagia ed odinofagia di grado variabile. All'esame

endoscopico si notano chiazze biancastre che colpiscono solitamente anche il cavo orale. La diagnosi è

confermata dall'esame microbiologico.

2 Esofagite erpetica: è meno frequente della precedente ed è causata dal virus Herpes simplex,

Colpisce anch'essa più frequentemente ma non esclusivamente soggetti immunocompressi o

terminali. All’esame endoscopico si riscontrano ulcerazioni superficiali. La terapia è medica.

C. ESOFAGITE DA REFLUSSO quadro infiammatorio legato al reflusso del contenuto gastrico nel

lume esofageo. Può andare incontro a complicanze ulcerative, stenosi da retrazione cicatriziale,

accorciamento dell’esofago NEOPLASIE DELL’ESOFAGO

I tumori dell'esofago si possono suddividere in benigni e maligni e, a seconda della loro origine, in epiteliali e

non epiteliali. La grande maggioranza della patologia neoplastica dell'esofago è tuttavia

costituita dai tumori maligni a partenza dall'epitelio dell’esofago o del cardias .

NEOPLASIE BENIGNE DELL’ESOFAGO  I tumori benigni dell'esofago sono relativamente rari tanto da

costituire solo lo 05-0,8% di tutti i tumori esofagei. I più frequenti sono i leiomiomi. Queste neoplasie

originano dal tessuto muscolare liscio e si localizzano, nel 90% dei casi, nel 3° inferiore dell'esofago.

Compaiono generalmente tra la i 20 e i 40 anni, senza distinzione di sesso e, nel 5% dei casi possono essere

multipli. Si manifestano principalmente con disfagia. La diagnosi è radiologica mediante RX Tubo digerente

con pasto barietato. Altre modalità diagnostiche sono rappresentate dalla endoscopia. La biopsia è spesso

negativa in quanto la lesione è extra mucosa. Eco endoscopia e TAC possono confermare la diagnosi nei casi

dubbi.

Il trattamento è chirurgico e consiste nella semplice enucleazione della neoplasia dalla parete dell'esofago. Per

quanto riguarda i polipi, che in genere sono localizzati della regione cervicale dell'esofago è sufficiente

l'asportazione per via endoscopica.

NEOPLASIE MALIGNE DELL’ESOFAGO  La maggior parte delle neoplasie maligne dell'esofago

prendono origine dall'epitelio della mucosa. Si tratta quindi di carcinomi che possono essere:

• squamocellulari o

• adenocarcinomi

I Tumori maligni di origine mesenchimale sono rari.

I carcinomi a cellule squamose derivano dall'epitelio di rivestimento pavimentoso,

gli adenocarcinomi dalla mucosa ghiandolare del cardias o su un epitelio modificato dell'esofago distale che è

andato incontro ad una metaplasia di tipo gastrico (esofago di Barret).

Il carcinoma dell'esofago è un tumore che colpisce prevalentemente il sesso maschlei rispetto alle femmine

con un'età tra i 50 c i 70 anni. Ha un’incidenza più elevata in Cina, Giappone, Scozia, Russia, Iran e

6

Normandia. ln Italia, si verificano circa 2.000 nuovi casi ogni anno e le regioni con incidenza maggiore sono il

Trentino, il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia.

Alcool e tabacco costituiscono sicuramente i fattori di rischio più rilevanti per questo tumore. Anche la dieta

riveste un ruolo importante nella prevenzione della patologia (assunzione di frutta e verdura, l'arricchimento

della dieta con beta carotene, vitamina E e selenio svolgono un ruolo protettivo, mentre un carente stato

nutrizionale sembra aumentare il rischio di malattia)

QUADRO CLINICO Il tumore dell'esofago può essere paucisintomatico e presentarsi solo con una difficoltà

alla deglutizione oppure con un insieme di sintomi che variano in relazione alla estensione della malattia. I

sintomi principali sono : Disfagia (solitamente ad insorgenza graduale, si manifesta dapprima per i cibi solidi e

solo successivamente per quelli liquidi), Scialorrea, Calo ponderale (la perdita di peso in questi pazienti è

correlata sia alle sostanze che il tumore produce che all'insorgenza di difficoltà ad alimentarsi); Disfonia o

raucedine (si può avere nelle fasi più tardive in cui si verifica il coinvolgimento del nervo ricorrente o la

paralisi del diaframma), Singhiozzo (secondario all'interessamento del nervo frenico e del diaframma),

Odinofagia: dolore in sede retrosternale in seguito soprattutto alla deglutizione); Nelle forme avanzate possono

comparire linfoadenomegalie laterocervicali (ingrossamento dei linfonodi), versamento pleurico, dolore osseo,

epatomegalia.

DIAGNOSI

• Esofagoscopia: la valutazione endoscopica è indispensabile per fare una diagnosi di cancro

dell'esofago. Tale esame permette di visualizzare la neoformazione e distinguere se si tratta di una forma

stenosamente o vegetante o si presenta come un'area centrale ulcerala . Permette inoltre di effettuare

prelievi mirati sulla lesione e sulla mucosa.

• RX tubo digerente prime vie con contrasto baritato: è generalmente diagnostico anche nelle fasi

precoci della malattia.

TAC: consente di valutare lo spessore della parete dall’esofago e l'eventuale invasione tracheobronchiaie e del

mediastino. E utile, inoltre, come indagine di stadiazione del tumore individuando eventuali metastasi

linfonodali locoregionali ed il coinvolgimento di organi a distanza come fegato, polmoni e surreni.

• Ecoendoscopia: è importante per valutare l'estensione del tumore nella parete esofagea e l'eventuale

estensione ad organi adiacenti. Consente, inoltre, di valutare l'aspetto e le dimensioni dei linfonodi

regionali.

• Broncoscopia: serve per dimostrare o escludere il coinvolgimento delle vie tracheobronchiali.

STADIAZIONE E PROGNOSI

Una accurata stadiazione è di fondamentale importanza per poter definire sia la prognosi che il tipo di

trattamento del cancro esofageo.

La stadiazione si basa sulla classificazione TNM dove:

◦ T  indica la profondità di invasione del tumore primitivo,

◦ N  il coinvolgimento delle stazioni linfonodali ed

◦ M  la presenza o meno di metastasi a distanza

Al momento della diagnosi l'85-95% dei pazienti sono affetti da metastasi linfonodali.

La prognosi dei pazienti con tumore dell'esofago è generalmente severa.

La sopravvivenza globale a 5 anni è infatti del 5-10%.

TERAPIA prevede:

A. trattamenti curativi  sono generalmente di tipo chirurgico nei pazienti in cui la malattia viene

ancora definita “resecabile” (cioè in assenza di infiltrazione degli organi contigui e di metastasi a distanza)

Attualmente un intervento radicale viene proposto in circa il 50% dei pazienti con diagnosi di cancro

esofageo.

Il più comune intervento chirurgico è rappresentato dall’esofagectomia parziale o totale: il ripristino della

continuità digestiva avviene con l'interposizione dello stomaco o di segmenti di piccolo o grosso intestino,

Alla resezione esofagea è opportuno associare una più o meno estesa linfoadenoctomia loco regionali. La

Radioterapia ha lo scopo vo può essere applicata dopo la chirurgia radica (Radioterapia adiuvante) o

prima della chirurgia (Radioterapia neoadiuvante) in associazione o meno alla chemioterapia. Chemio-

radioterapia neoadiuvante possono, a volte, essere seguiti da risposta completa, cioè dalla scomparsa dcl

tumore.

B. interventi palliativi  hanno solo lo scopo di migliorare la qualità di vita del paziente. Vengono

proposti ai pazienti non operabili a causa dello stadio avanzato di malattia o dalle precarie condizioni

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generali. Le tecniche di palliazione comprendono:

3 Dilatazioni esofagee: si eseguono in pazienti con stenosi sintomatiche.

4 Posizionamento di protesi: lo scopo è quello di mantenere una buona pervietà della via digestiva in

modo che il paziente possa alimentarsi regolarmente e deglutire la saliva.

5 Gastrostomia: consiste nell'abboccamento dello stomaco alla parte addominale con l'applicazione di

una sonda che consente l'alimentazione enterale del paziente.

6 Radioterapia: la radioterapia può essere sufficiente in molti casi a diminuire le dimensioni del

tumore e ristabilire la canalizzazione dell'esofago.

7 Chemioterapia: con il significato di contribuire al controllo locale della malattia.

8 Laserterapia: questa metodica oggi viene utilizzata anche per cancri di piccole dimensioni, in

sostituzione dell'intervento chirurgico in pazienti ad alto rischio operatorio.

9 Chirurgia palliativa: permette al paziente inoperabile di recuperare la capacità di alimentarsi per

via naturale attraverso l’ esecuzione di by-pass che permette di superare l’ostacolo collegando il faringe

con lo stomaco mediante un segmento di colon. Si tratta tuttavia di un intervento molto invasivo che va

proposto a scopo palliativo solo in casi selezionati.

MALATTIA DA REFLUSSO GASTRO-ESOFAGEO

La malattia da reflusso gastrocsofageo (o GERD) consiste in una aumentata frequenza degli episodi di reflusso

(sia acido che alcalino) e in una maggiore permanenza in esofago di materiale gastrico refluito. E’ una

condizione frequente, di gravità variabile che può interessare, oltre che l'esofago, anche il tratto respiratorio

superiore e la cavità orale.

E’ importante differenziare il reflusso patologico da quello fisiologico: esiste infatti normalmente un reflusso

di contenuto gastrico in esofago che si manifesta subito dopo i pasti, è di modesta entità e sembra dovuto alla

motilità gastrica durante la fase digestiva (il 30-50% degli individui adulti soffre di pirosi retrosternale

intermittente con frequenza che può essere giornaliera).

EZIOPATOGENESI

I fattori responsabile del reflusso gastro esofagei sono molteplici e possono essere suddivisi in:

• anatomici, cioè legate alle strutture della giunzione esofago gastrica

• funzionali

- sfintere esofageo inferiore (SEI)  è il più importante meccanismo antireflusso. Una sua mancanza

di tono o un suo rilasciamento eccessivo può condurre al reflusso.

Esistono, inoltre dei fattori che possono predisporre ad una incontinenza del SEI come alcuni alimenti

(cioccolata, menta, grassi, alcool, caffè), e ormoni (estrogeni, glucocagone), farmaci (teofillina,

barbiturici, nicotina);

- Jato diaframmatico  ha una notevole importanza nel meccanismo della continenza,

- Altri fattori: come ad esempio la lunghezza del tratto esofageo intraddominale ; la presenza di

un'ernia iatale da scivolamento ; pregressi interventi chirurgici che abbiano distrutto la funzione dello

sfintere esofago-gastrico….

DEFICIT DEI MECCANISMI DI DIFESA DELL'ESOFAGO

1. Detersione (clearance) esofagea: consiste nella capacità della mucosa esofagea di proteggersi

dall'insulto acido. Ciò avviene mediante la produzione di saliva e di muco e la attiva replicazione

cellulare della mucosa stessa.

2. Peristalsi esofagea: favorisce il passaggio del bolo o semplicemente di saliva durante la

deglutizione

QUADRO CLINICO

I sintomi della malattia da reflusso gastroesofagea si possono suddividere in:

ESOFAGEI OROFARINGEI RESPIRATORI

• • • Tosse,

Pirosi retrosternale  (presente nel 70% Scialorrea.

• •

dei casi) Spasmi bronchiali

Raucedine.

• Disfagia nelle fasi tardive, in presenza • (asma).

Senso di acido in bocca.

8 •

soprattutto di complicanze. Laringospasmo.

• Dispepsia, • Emoftoe

• eruttazioni,

• sazietà precoce,

• Talvolta ematemesi e melena

DIAGNOSI

• ANAMNESI:

• EGDS

• RADIOGRAFIA DIRETTA: Il paziente va studiato in posizione di Trendelemburg,

• PH-METRIA: nella GERD questa metodica consente di individuare se l'insorgenza dei sintomi è

correlata alla presenza di reflussi in modo da identificare e correggere il presupposto fisiopatologico della

sintomatologia.

• MANOMETRIA: permette la misurazione dell'attività peristaltica e di evidenziare la presenza di

un deficit motorio che ostacola lo svuotamento esofageo.

COMPLICANZE

• Esofagite.

• Ulcera.

• Stenosi: come esito cicatriziale della esofagite stessa,

• Esofago di Barrct  è considerata una lesione precancerosa; consiste in una metaplasia

gastrica o intestinale dell’epitelio dell’esofago . solitamente la metaplasia di tipo intestinale ha

caratteri di trasformazione maligna che necessita di resezione chirurgica.

TERAPIA

MEDICA  il trattamento della esofagite da reflusso deve tendere in primo luogo a neutralizzare il reflusso

gastroesofageo. Se non sono presenti complicanze severe si può tentare in un primo tempo un trattamento

medico con misure dietetiche (calo di peso) ed igieniche, antiacidi, e riposo in posizione semi-seduta. Se

questi tentativi falliscono si deve ricorrere a procedure chirurgiche. Per quanto riguarda l'esofago di Barret, se

la patologia viene riconosciuta all'endoscopia, molti pazienti vengono avviati ad una terapia medica a vita con

antiacidi.

CHIRURGICA si ricorre a intervento chirurgico in caso di:

1) recidiva dopo trattamento farmacologico

2) Giovane età

3) Presenza di complicanze

4) Sin tonti atipici come l'asma bronchiale.

il Trattamento può consistere nella correzione di un 'eventuale ernia iatale da scivolamento . In presenza di

stenosi dell'esofago sono stati proposti diversi tipi di interventi. Si può effettuare una resezione del tratto di

esofago interessato dalla stenosi e associare un intervento che riduca l'acidità gastrica. Questi interventi

vengono eseguiti per via laparotomica o, sempre più frequentemente, per via laparoscopica.

ULCERA PEPTICA

L'ulcera peptica è una lesione localizzata che interessa la mucosa dell'apparato digerente esposta all'azione del

secreto acido dello stomaco. La localizzazione più frequente dell'ulcera è a livello gastrico e duodenale, ma

essa può comparire anche nell'esofago, nei casi di reflusso acido o alcalino dallo stomaco all'esofago stesso. Il

termine peptico, si riferisce al ruolo della secrezione acido peptica, cofattore necessario nella patogenesi della

malattia.

EPIDEMIOLOGIA

L'ulcera peptica è una malattia assai frequente. Dai dati attualmente disponibili risulta che nei Paesi

occidentali il 2% della popolazione presenta un'ulcera attiva.

L’ulcera duodenale è circa 4 volte più frequenti dell’ulcera gastrica: è due volte più frequente negli uomini

rispetto alle donne e l’età media di insorgenza è compresa tra i 30 e i 50 anni

Negli uomini la comparsa dell'ulcera peptica è rara prima dei 20 anni, ma la sua incidenza cresce nel corso

delle decadi successive fino a raggiungere un picco massimo in corrispondenza dei 50 anni.

9

L’ulcera gastrica presenta approssimativamente uguale incidenza tra uomini e donne. L’età media di

comparsa è compresa tra i 55 e i 65 anni.

ANATOMIA PATOLOGICA

L'ulcera peptica in fase attiva é la perdita di sostanza che supera sempre la muscolaris mucosae (maggiore

rispetto alla semplice erosione, che può essere presente nella gastrite). Tale ulcerazione può interessare anche

gli strati più profondi della parete gastrica o duodenale, come nel caso dell' ulcera perforata/penetrante.

L'ulcera gastrica si presenta come una lesione rotondeggiante (o elittica) cratere ulceroso la cui sede più

frequente e la piccola curva, vicino all'angulus. L'ulcera duodenale ha caratteristiche analoghe all'ulcera

gastrica ed è localizzata in genere entro due centimetri dal piloro. Dopo la guarigione sia l'ulcera peptica

gastrica che quella duodenale presentano una zona cicatriziale costituita da tessuto fibroso ricoperto

generalmente da uno strato epiteliale

EZIOPATOGENESI

L'insorgenza della malattia peptica è dovuta ad uno squilibrio tra:

• i fattori aggressivi acido-peptici da un Iato e

• la capacità difensiva e riparativa della mucosa gastroduodenale, dall'altro (secrezione di muco e

bicarbonato da parte delle cellule mucose delle ghiandole gastriche, l’integrità dell'epitelio gastrico, ricca

vascolarizzazione della mucosa gastrica).

I fattori patogenetici chiamati in causa nell’eziopatogenesi dell'ulcera gastrica e duodenale sono:

a) eccessiva

secrezione acido-peptica. Tale tendenza all’ipersecrezione si riscontra soprattutto nei portatori di ulcera

duodenale.

b) L'Helicobac

ter Pylori è un batterio Gram-negativo frequentemente associato sia all'ulcera gastrica che duodenale ed

è ormai considerato come uno dei principali responsabili della malattia peptica. Le alterazioni flogistiche

indotte dall'H.pylori potrebbero rendere la mucosa gastrica/duodenale più sensibile all'insulto acido, e

quindi predisporrebbero all'insorgenza dell'ulcera. Il batterio si localizza nel gel mucoso che riveste le

cellule dell' epitelio gastrico e secerne un enzima, l'ureasi, che causa la riduzione dei poteri di difesa della

mucosa e conseguente infiammazione.

c) I farmaci

gastrolesivi sono responsabili della gastrite emorragica, ma si ritiene che possano rappresentare i fattori

scatenanti anche in alcuni casi di ulcera peptica (esempio: i FANS ed i corticosteroidi)

d) I fattori

igienico-alimentari possono contribuire in diversi modi all'insorgenza di questa patologia: ad esempio il

fumo riduce la produzione di bicarbonato e favorisce il reflusso duodeno-gastrico, mentre il caffè

aumenta la secrezione acido-peptica.

e) stress psico-

fisico i meccanismi patogenetici sono tuttora discussi.

f) Si ricorda

infine che l'ulcera duodenale è frequentemente associata al gruppo sanguigno "O" e a malattie

croniche come la cirrosi epatica e l'insufficienza renale, anche se i meccanismi patogenetici non sono

chiariti.

QUADRO CLINICO

 Il quadro clinico classico dell'ulcera gastrica è caratterizzato da dolore postprandiale

ULCERA GASTRICA

precoce in sede epigastrica, in genere esacerbato dal cibo, In alcuni pazienti al posto della sintomatologia

dolorosa può essere presente solo dispepsia (nausea, sensazione di gonfiore/bruciore).

 si presenta in genere con un dolore epigastrico, di solito urente, che compare da 1 a

ULCERA DUODENALE

3 ore dopo i pasti (dolore postprandiale tardivo) e nelle ore notturne ed è solitamente alleviato dal cibo.

La malattia evolve in modo cronico, con fasi di quiescenza e di esacerbazione, corrispondenti a fasi di

cicatrizzazione e recidiva. L'aspettativa di vita in questi pazienti è solo lievemente ridotta rispetto alla

popolazione generale. Le cause di morte legate alla malattia sono dovute alle complicanze.

DIAGNOSI

(EGDS) L'indagine di scelta per la diagnosi e il trattamento dell'ulcera peptica è l'EGDS che permette

l'esecuzione di biopsie e quindi la diagnosi differenziale con le ulcere neoplasliche.

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Il seguente riassunto tratta come da titolo di uno solo degli argomenti (o meglio macro argomenti) richiesti dal programma in chiave medica e chirurgica.
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Elenco di tutti gli altri capitoli:
1 Addome acuto
2 Parete addominale ed ernie
3 Patologie dell’esofago e dello stomaco
4 Patologie dell’intestino
5 Patologie epatopancreatiche
6 Patologie della mammella
7 Ustioni
8 Patologie delle ghiandole endocrine
9 Nutrizione
10 Approccio al pz traumatizzato
11 Lesioni dei tessuti molli
12 Complicanze post operatorie
13 Post operatorio
14 Perioperatoio
15 Infezioni ed infezioni di interesse chirurgico


DETTAGLI
Esame: Medicina
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (CHIAVARI, GENOVA, IMPERIA, LA SPEZIA, PIETRA LIGURE, SAVONA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andrepigreco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Medicina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Corsini Giovanni.

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