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Medicina e chirurgia: 12 Complicanze post operatorie

Appunto estratto dal programma di preparazione all'esame di Medicina, chirurgia e farmacologia del secondo anno del corso di laurea di infermieristica di Genova.
Il seguente riassunto tratta come da titolo di uno solo degli argomenti (o meglio macro argomenti) richiesti dal programma in chiave medica e chirurgica.
La scelta di introdurre il singolo estratto è data dalla possibilità... Vedi di più

Esame di Medicina docente Prof. G. Corsini

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ESTRATTO DOCUMENTO

• infettive (epatite)

• danno epatico da anestetici gassosi (fluotano)

• shock, farmaci particolari

• reazione trasfusionale (emolisi)

• ostruzione delle via biliare intra ed extraepatica da causa iatrogena (danno chirurgico

diretto, legatura...)

PANCREATITE ACUTA  È un complicazione grave anche se non frequente. Va sospettata se

l'intervento ha interessato le vie biliari, il duodeno ed il pancreas (ma può complicare ogni

tipo di intervento). La pancreatite postoperatoria compare di solito 24-48 ore dopo

l'intervento. Il dolore e riferito dorso lombare e può essere scambiato per lombalgia

provocata dalla posizione sul letto operatorio, specie in pazienti artrosici. La febbre è elevata

(39,5-40,5 C) e l'ileo paralitico è quasi sempre presente. Si ha un innalzamento dei valori di

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amilasemia e amilasuria. COMPLICANZE POLMONARI

Sono assai frequenti e molteplici sono le cause . La loro incidenza dipende da molti fattori:

• Età e condizioni generali preoperatorie del paziente;

• tipo e durata dell'intervento;

• conduzione dell'anestesia;

• mancata aspirazione delle secrezioni e/o scorretto posizionamento del tubo oro-tracheale;

• ventilazione insufficiente;

• estubazionc a paziente troppo sedato o in condizioni di iporiflessia;

• vie aeree compromesse per sindromi restrittive od ostruttive (bronchite cronica con

ipersecrezione, enfisema);

• tabagismo;

• difficoltosa respirazione profonda e tosse nel postoperatorio

• prolungata immobilità a letto;

Le misure essenziali per evitare le complicanze polmonari sono:

• l'astensione assoluta dal fumo in fase preoperatoria,

• la ginnastica respiratoria,

• precoce mobilizzazione,

• la detersione spontanea o mediante aspirazione dell'albero tracheo-bronchiale

ATELETTASIA Si L'atelettasia è il collasso totale o parziale di un polmone, in genere per

ostruzione del bronco, che ha luogo a seguito di uno sgonfiamento degli alveoli polmonari

legato al riassorbimento dell'aria in essi contenuta. È la più comune delle complicanze

postoperatorie a carico del polmone e la causa più frequente di febbre postoperatoria

precoce (38,5-39 C);, talora già presente la sera stessa dell’operazione. Altri sintomi sono

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tachipnea, moderata tachicardia. Dall’esame obiettivo risulta: rantoli, diminuito murmure

vescicolare, comparsa di soffio bronchiale sull’area affetta.

L'ipossia può essere grave se l'atelettasia è estesa e in pazienti con sistema respiratorio

compromesso per enfisema, per demolizione chirurgica (lobectomie, pneumonectomie) o per

cardiopatie.

Terapia  La terapia consiste nello stimolare il paziente alla respirazione profonda e a tossire

(per favorire il drenaggio delle secrezioni bronchiali) , nell’umidificazione dell’aria

inspirata...

Se il paziente non è collaborante è necessario procedere alla aspirazione tracheobronchiale

e/o all'esecuzione di una broncoscopia per rimuovere le ostruzioni bronchiali.

POLMONE DA SHOCK  Questa sindrome, chiamata anche atelettasia congestizia o polmone

post-traumatico, è caratterizzata dalla presenza di fibrina e piastrine a livello della

microcircolazione del polmone che provocano nel giro di 24-72 ore, una infiltrazione

emorragica intra-alveolare. Il quadro radiologico è caratteristico, con addensamenti di tipo

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cotonoso diffusi su entrambi i campi polmonari. Cause:

• Sepsi gravi

• ipovolemia grave (da perdita di sangue o diarrea profusa, da shock cardiogeno

• politraumatismo

• ustioni superiori al 40% della superficie cutanea

• politrasfusioni , .

Sintomi Tachipnea dispnea Se la P02 del sangue arterioso tende ad abbassarsi (nonostante

un corretto trattamento dello shock), è necessario sottoporre il malato a respirazione

assistita mediante intubazione orotracheale. Con tale accorgimento la lesione può essere

reversibile con ritorno alla normalità nel giro di 6-7 giorni, ma spesso può instaurarsi un

processo polmonitico che complica il quadro.

SOSTANZE AB INGESTIS  Si manifesta in seguito all’inalazione nell’albero bronchiale di

materiale contenuto nel promo tratto del tubo digerente (esofago, stomaco ). Fattori

predisponenti sono etilismo, neuropatie, traumi cranici, anestesia (inalazione del contenuto

gastrico se il paziente non è intubato o durante l’induzione), età (più a rischio bambini e

neonati)

La gravità dipende dalla quantità e dal grado di acidità del materiale inalato.

Prevenzione  svuotamento preventivo dello stomaco con SNG; intubazione endotracheale.

Se è presente vomito, il paziente deve essere posto immediatamente in decubito laterale,

adatto a favorire l’emissione del contenuto gastrico dalla bocca per impedirne

l’inalazione. Se l’inalazione è avvenuta comunque, soprattutto se vi è tosse persistente

nonostante l’aspirazione:

 nel caso il pH del materiale inalato sia > 2,5 sono necessarie:

• deve essere eseguita una broncoscopia con broncoaspirazione bilaterale ed

eventualmente lavaggio bronchiale.

• Ossigenoterapia con maschera o sondino nasofaringeo,

• Antibioticoterapia a largo spettro.

 nel caso il pH del materiale inalato sia < 2,5 va instaurato il seguente trattamento

aggressivo della broncopolmonite

ab ingestis anche in assenza di sintomi:

• Pulizia bronchiale

• intubazione orotracheale e respirazione a pressione positiva controllata con

ossigeno ai 40%;

• broncodilatatori;

• cortisonici per via parenterale 7 ed intratracheali ad alte dosi

• antibiotici a largo spettro a dosaggio pieno

BRONCOPOLMONITE  È spesso successiva ad una atelettasia o all'ab-ingestis. E’ necessario

impostare una terapia antibiotica

EDEMA POLMONARE  È dovuto alla stasi circolatoria polmonare con trasudazione sierosa

negli alveoli.

Cause

- Eccessivo apporto liquido (soprattutto in presenza di alterazioni della funzione

renale);

- scompenso cardiaco.

Sintomi

- Dispnea;

- ortopnea;

- cianosi;

- rantoli diffusi all'auscultazione.

La pressione venosa centrale (PVC) è costantemente elevata con segni elettrocardiografici di

sovraccarico e insufficienza della pompa cardiaca.

Trattamento: Il trattamento nel caso di edema polmonare acuto da insufficienza miocardica

e basato su:

- somministrazione di ossigeno in maschera con sondino nasofaringeo;

8 - rapida riduzione del volume circolante (salasso, diuretici...), sospensione dell'apporto

di liquidi (in fleboclisi) e somministrazione di diuretici;

- digitale;

- sedativi (morfina);

- broncodilatatori.

-

EMBOLIA POLMONARE  L'embolia polmonare è l'occlusione da parte di un embolo di un

ramo principale o di divisione dell'arteria polmonare.

L'embolo, di origine da un trombo venoso (per lo più del piccolo bacino o degli arti inferiori),

o di tipo gassoso (nei casi di fratture gravi comminute delle ossa lunghe, del bacino ricche di

midollo) può staccarsi, entrare nella circolazione sistemica, raggiungere l'atrio destro, il

ventricolo destro attraverso la valvola tricuspide e da qui l'arteria polmonare o le sue

diramazioni.

Sono particolarmente esposti al rischio di embolia polmonare i pazienti affetti da

cardiopatie, tumori, i politraumatizzati, i pazienti anziani e defedati e i pazienti sottoposti ad

interventi chirurgici maggiori. La stasi venosa, favorita dall'immobilizzazione, è causa della

trombosi nella quale può formarsi e staccarsi l'embolo. Il distretto più colpito è sicuramente

quello iliaco-femorale. Nel paziente chirurgico la profilassi consiste nella somministrazione

per via sottocutanea di eparina calcica o di eparine a basso peso molecolare, mobilizzazione

precoce, bendaggio ela stico o compressione pneumatica graduale degli arti inferiori.

La gravità e i sintomi clinici dell'embolia polmonare dipendono dall’entità dell’ostruzione

vascolare, dalle condizioni cardiocircolatorie, da un'eventuale patologia polmonare

preesistente.

Schematicamente si distinguono quadri diversi:

1. EMBOLIA POLMONARE MASSIVA  Si verifica per ostruzione di più del 50% del letto

arterioso polmonare con conseguenti alterazioni respiratorie ed emodinamiche gravi,

con dispnea, turgore delle giugulari, rapido aggravamento verso il quadro dello shock e

spesso morte immediata o entro poche ore.

2. INFARTO POLMONARE  E’ secondario alla ostruzione embolica di rami lobari o

segmentari dell'arteria polmonare.

I sintomi insorgono improvvisamente con dolore toracico, dispnea, ipotensione e

tachicardia. Nel sangue è presente leucocitosi.

Micro embolie polmonari, diffuse con ostruzione delle arterie terminali e delle arteriole

possono essere del tutto asintomatiche e portare a distanza di tempo alla fibrosi

polmonare e al cuore polmonare cronico.

Altre volte possono verificarsi come complicanza postoperatoria, con aggravamento

graduale dello stato generale, febbre irregolare, tachicardia, tosse, tachipnea. Questi

sintomi si risolvono di solito spontaneamente con terapia di supporto. Tuttavia dopo una

transitoria remissione l'episodio può ripetersi o presentarsi in modo più aggravato con il

quadro dell'embolia polmonare massiva. La Diagnosi è fondamentalmente clinica:

dispnea improvvisa; dolore toracico; tachicardia; ipotensione; pressione venosa centrale

elevata, cianosi e ipossia (ridotta saturazione di 0 dell'emoglobina all'emogasanalisi);

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leucocitosi Indagini strumentali prevedono: Radiografia del torace (può essere non

significativa in fase precoce); ECG (segni di sovraccarico cuore destro); scintigrafia

polmonare standard e perfusoria (quest'ultima oltre ad essere diagnostica evidenzia

l'entità dell'area polmonare ipoperfusa). Nei casi gravi e rapidamente evolutivi, non c'è

tempo per eseguire tali indagini: la diagnosi deve essere posta clinicamente e il paziente

sottoposto a terapia trombolitica d'urgenza. La Terapia prevede la somministrazione di

Eparina sodica e.v. in infusione continua per evita re la trombosi sull'embolo e la

propagazione dello stesso.

Nel paziente con embolia polmonare massiva occorrerà mutare subito un trattamento con

eparina e farmaci fibrinolitici, eventualmente introdotti con cateterismo cardiaco e

procedere, se possibile, ad un intervento di embolectomia in circolazione extracorporea.

Nelle forme ripetitive è possibile posizionare dei filtri in vena cava inferiore.

COMPLICANZE CARDIACHE

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Le complicazioni cardiache conseguenti a grossi chirurgici sono relativamente rare (anche in pazienti

cardiopatici cronici e con vizi valvolari) . Il rischio chirurgico è aumentato invece in presenza di infarto del

miocardio recente (3-6 mesi).

La prevenzione consiste nel ridurre al minimo lo stress chirurgico ed evitare squilibri idroelettrolitici che

espongono al sovraccarico e/o all'insorgenza di aritmie.

ARITMIA È un'alterazione del ritmo cardiaco. Le più frequenti sono rappresentate dalle

extrasistoli e tachicardia parossitica sovraventricolari, dal flutter e dalla fibrillazione atriale.

Cause

- Ipossia (da atelettasia o broncopolmonite);

- ipopotassemia (soprattutto quando associata a terapia digitalica);

- altri squilibri idroelettrolitici;

- infarto miocardico;

- embolia polmonare;

- sovradistensione gastrica.

INFARTO MIOCARDICO  E una complicazione severa. Il paziente, se cosciente, lamenta

dolore toracico o addirittura epigastrico irradiato alla spalla sinistra ed all'arto superiore

sinistro. Il dolore addominale non va scambiato con quello della ferita chirurgica.

Diagnosi:

- Elettrocardiografica;

- dosaggio ematico seriato degli enzimi cardiaci (CPK MB e Troponina).

COMPLICANZE URINARIE

Sono frequenti dopo intervento chirurgico. La loro diagnosi precoce è essenziale per prevenire la

progressione del danno

RITENZIONE URINARIA  Compare anche dopo semplici interventi, soprattutto nei pazienti

anziani con ipertrofia prostatica. L’ eccessiva somministrazione di liquidi durante o dopo

l'intervento e l'anestesia locoregionale (spinale, epidurale) favoriscono, da un lato la

distensione vescicale e dall'altro l'ipotonia detrusoriale con conseguente ritenzione urinaria.

E’ importante verificate la diuresi e soprattutto la ripresa di minzioni spontanee nelle

prime ore postoperatorie. La ritenzione urinaria si manifesta con “globo vescicale” (si

presenta alla palpazione come una massa duroelastica dovuta alla distensione vescicale; alla

percussione della regione sovrapubica si può rilevare un'ottusità )

La normale capacità della vescica è di circa 500 ml; ogni eccedenza può essere dannosa. Se il

paziente non riesce in alcun modo a urinare spontaneamente, sarà necessario sottoporlo a

cateterizzazione, con catetere a dimora, o intermittente. Se si drenano meno di 300 ml di

urina si può rimuovere il catetere, se più di 500 ml è meglio lasciarlo finché il paziente non

potrà alzarsi e deambulare. Nel caso di ritenzione urinaria di grado elevato l'evacuazione

mediante catetere vescicale deve essere effettuato gradualmente allo scopo di evitare una

emorragia da brusca detensione della parete vescicale (emorragia vescicale ex vacuo).

INFEZIONE DELLE VIE URINARIE  Può svilupparsi immediatamente nel periodo

postoperatorio o 24-48 ore dopo la rimozione del catetere vescicale.

Cause

- Preesistente contaminazione del tratto urinario;

- ritenzione urinaria (da intervento, anestesia, immobilizzazione a letto);

- cateterizzazione (la vescica è di solito sterile e i batteri vengono introdotti mediante la

cateterizzazione).

Sintomi

- Bruciore e dolore alla minzione (stranguria);

- frequente bisogno di urinare con emissione di piccole quantitå di urina (pollachiuria);

- febbre anche elevata (39,5-40,5 C).

0

Diagnosi

- Esame urine e del sedimento urinario che rivelano la presenza di leucociti e batteri;

- urinocoltura per determinare il germe responsabile.

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Terapia

- Evitare il ristagno di urina in vescica (favorisce la moltiplicazione batterica e

predispone a una infezione ascendente e alla pielonefrite);

- aumentare l'apporto di liquidi

- incentivare la mobilizzazione in modo da facilitare il completo svuotamento della

vescica;

- iniziare una terapia antibiotica possibilmente sulla scorta di un antibiogramma dopo

uririocoltura

INSUFFICIENZA RENALE ACUTA L'insufficienza renale acuta è una complicazione grave

dell'intervento chirurgico. E’ caratterizzata da riduzione della diuresi a valori inferiori a 30

ml/h (oliguria) fino alla cessazione totale della produzione di urina (anuria).

La produzione di 30ml/h di urina è la quantità minima richiesta per l'escrezione delle scorie

metaboliche.

Preesistenti malattie renali favoriscono l'insorgenza di questa complicazione nel periodo

postoperatorio.

Cause

- Emorragia acuta con ipovolemia ed ipotensione protratte;

- disidratazione (da ridotto apporto di liquidi o da perdite con vomito e diarrea);

- shock (settico, cardiogeno).

Prevenzione e terapia

- Trattamento tempestivo dello shock;

- accurato monitoraggio della diuresi nel periodo postoperatorio;

- monitoraggio e reintegrazione delle perdite ematiche o di altro tipo (volemia);

- monitoraggio della funzione cardiovascolare;

- somministrazione di diuretici per favorire la diuresi

Se l’ipoperfusione renale è prolungata può insorgere una necrosi tubulare renale con anuria.

In questo caso si rende necessario restringere l'apporto di liquidi al minimo necessario,

monitorare gli elettroliti, l'azotemia e il pH ematico.

Nei casi più gravi è necessario ricorrere alla dialisi.

COMPLICANZE CEREBRALI

Sono rare nel postoperatorio. Fra queste ricordiamo:

ICTUS CEREBRALE È più frequente nel paziente anziano con precedenti di malattia

cerebrovascolare. Può essere dovuto a trombosi o emorragia cerebrale.

Per la profilassi è importante assicurare una ventilazione adeguata tale da mantenere una

normale pressione di ossigeno (P02) nel sangue, anche per evitare danni ischemici cerebrali

da ipossia

EMBOLIA GASSOSA CEREBRALE E L embolia grassosa è una sindrome considerata “

complicanza specifica di fratture delle ossa lunghe” in cui vi è liberazione in circolo del

grasso midollare. L'embolia gassosa può tuttavia avvenire anche in pazienti che si trovano in

gravi condizioni di shock ipovolemico e con estesi traumi delle parti molli.

COMPLICANZE VENOSE

TROMBOSI VENOSA PROFONDA o FLEBOTROMBOSI Rappresenta una delle complicanze

più frequenti dopo chirurgia addominale e pelvica. Essa compare in circa il 30% dei casi se

non si attua una adeguata profilassi. Molte di queste trombosi sono asintomatiche.

I vasi venosi coinvolti sono le vene profonde del polpaccio, le vene femorali e La piccola e la

grande safena sono le vene superficiali più coinvolte specie in presenza di varici.

Prevenzione

- Somministrazione di farmaci anticoagulanti (eparine a basso peso molecolare per

iniezione sottocutanea);

- mobilizzazione precoce postoperatoria;

- utilizzazione di compressione pneumatica o elastica graduale degli arti inferiori.

Diagnosi

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Appunto estratto dal programma di preparazione all'esame di Medicina, chirurgia e farmacologia del secondo anno del corso di laurea di infermieristica di Genova.
Il seguente riassunto tratta come da titolo di uno solo degli argomenti (o meglio macro argomenti) richiesti dal programma in chiave medica e chirurgica.
La scelta di introdurre il singolo estratto è data dalla possibilità per chi non fosse interessato a tutto il tomo di risparmiare acquistandolo solo in parte potendo essere utilizzato in tutti i corsi che richiedono un programma simile.

Elenco di tutti gli altri capitoli:
1 addome acuto
2 parete addominale ed ernie
3 patologie dell’esofago e dello stomaco
4 patologie dell’intestino
5 patologie epatopancreatiche
6 patologie della mammella
7 ustioni
8 patologie delle ghiandole endocrine
9 nutrizione
10 approccio al pz traumatizzato
11 lesioni dei tessuti molli
12 complicanze post operatorie
13 post operatorio
14 perioperatoio
15 infezioni ed infezioni di interesse chirurgico


DETTAGLI
Esame: Medicina
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (CHIAVARI, GENOVA, IMPERIA, LA SPEZIA, PIETRA LIGURE, SAVONA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andrepigreco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Medicina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Corsini Giovanni.

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