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ESTRATTO DOCUMENTO

sinistri e dalla flessura sinistra del colon; medialmente la loggia lienale è aperta e corrisponde alla coda del pancreas e

alla faccia posteriore dello stomaco.

La milza è un organo piuttosto mobile, ed è mantenuta nella sua posizione da legamenti peritoneali e dalla pressione

positiva dell’addome. I legamenti sono tre, e cioè il legamento gastrolienale (dall’ilo della milza al fondo dello

stomaco), il legamento pancreaticolienale (contiene nel suo spessore la coda del pancreas e il peduncolo

vascolonervoso della milza, ed è teso fra la parte posteriore dell’ilo della milza e la parete addominale posteriore dove

la sierosa ricopre il pancreas) e il legamento frenicolienale, il quale è una piega formata dal legamento

pancreaticolienale e che si porta dalla parte superiore della milza al diaframma.

TIMO

ANT: (collo) fascia cervicale media e muscoli sottoioidei; (mediastino anteriore) manubrio e parte superiore del corpo

dello sterno, vasi toracici interni ed estremità sternali dei primi 4-6 spazi intercostali.

POST: (collo) trachea e carotidi comuni, tronco venoso brachiocefalico di sinistra; (mediastino anteriore) vena cava

superiore, aorta ascendente, innesto nel cuore di aorta e tronco polmonare attraverso il pericardio.

LAT: (collo) giugulari interne; (mediastino anteriore) pleura mediastinica e polmoni.

Proiezione sulla superficie: la base è a livello della 3° costa e si spinge in alto fino al manubrio sternale, alla tiroide.

Il timo è un organo linfoepiteliale situato nel mediastino e, per una piccola parte, nel collo; è un organo transitorio, in

quanto appare molto sviluppato fino all’età giovanile quando pian piano va incontro ad una lenta evoluzione, peraltro

con un notevole grado di variabilità individuale.

Il timo costituisce un microambiente ideale (cellule epiteliali e cellule non linfoidi che interagiscono con i progenitori

ematopoietici) per il differenziamento dei linfociti T.

Il timo è un organo impari e mediano che deriva dall’accostamento di due formazioni pari e simmetriche, i lobi timici;

ha la forma di una piramide quadrangolare con base nel mediastino e l’apice che risulta a volte diviso in due corni

timici che si spingono fino nel collo.

VASI LINFATICI

Procedendo dalla periferia, i vasi linfatici si distinguono in:

- vasi capillari e reti di origine, riccamente anastomizzati fra loro, i quali nascono a fondo cieco nella compagine dei

tessuti e degli organi e costituiscono la porzione assorbente del sistema linfatico, in quanto grazie al loro endotelio

sottilissimo (più sottile di quello dei capillari sanguigni, con assenza di membrana basale, periciti e con ampie

fenestrature) drenano il liquido interstiziale che perfonde i tessuti e gli organi.

- precollettori, esili e brevi tronchicini linfatici che rappresentano una via di unione tra la parte assorbente del

sistema e le vere e proprie vie linfatiche di deflusso. Hanno la parete costituita da endotelio e da uno strato di

connettivo, in cui possono essere presenti fibrocellule muscolari; possiedono valvole che però sono insufficienti e

quindi si possono osservare situazioni di reflussi della linfa; si uniscono per formare i collettori linfatici.

- collettori linfatici si distinguono in superficiali o profondi a seconda che decorrano nel connettivo sottocutaneo o

che appartengano ai distretti viscerali; sono riccamente provvisti di valvole. Nel tragitto che li porta dall’origine

fino ai linfonodi sono detti collettori afferenti, mentre nel tragitto che li porta dai linfonodi allo sbocco nei tronchi

linfatici principali sono detti collettori efferenti; tutti i collettori sono vasi di tipo muscolare.

- tronchi linfatici principali, che sono i vasi linfatici di maggior calibro, si formano per confluenza dei collettori

delle maggiori stazioni linfonodali e riversano la linfa direttamente o tramite il dotto toracico, che è il maggiore tra

essi, nel circolo venoso.

LINFATICI DELL’ARTO INFERIORE

Sono in prevalenza raccolti nel linfocentro inguinale e altri, in numero assai minore, nel cavo popliteo (linfonodi

poplitei).

I linfonodi del LINFOCENTRO INGUINALE, situato nella regione inguino-femorale e che riceve lo sbocco dei

collettori dell’arto inferiore, delle pareti dell’addome e di organi genitali e perineo, si distinguono in superficiali e

profondi: i linfonodi inguinali superficiali vengono distinti in quattro gruppi (supero mediali e laterali, che ricevono lo

sbocco dei collettori addominali, pelvici e perineali, e infero mediali e laterali, che ricevono lo sbocco dei collettori

dell’arto inferiore) da due linee fra loro perpendicolari, una orizzontale e una verticale, che si incontrano nel punto di

sbocco della vena grande safena; i linfonodi inguinali profondi, da 1 a 8, risiedono sempre nel triangolo femorale, ma

sotto la fascia cribrosa, e ricevono alcuni collettori efferenti dei linfonodi inguinali superficiali e tutti i collettori

profondi che risalgono con i vasi femorali.

LINFATICI DELLA PELVI E DELL’ADDOME

I linfatici della pelvi e dell’addome si dispongono in plessi che seguono il decorso dei vasi sanguiferi e sono in

continuazione fra loro senza limiti precisi; pertanto si distinguono in un plesso iliaci esterno e d uno interno che fanno

capo ad un plesso iliaco comune che a sua volta fa capo ad un plesso lomboaortico, posto attorno all’aorta addominale.

Il PLESSO ILIACO ESTERNO, che vanno dall’anello femorale alla 5L, conta da 6 a 10 linfonodi scaglionati lungo i

vasi omonimi collegati fra loro dai vari collettori; ricevono i collettori di tutti i linfonodi inguinali, superficiali e

profondi, della parete addominale e pelvica, dell’apparato urinario e di quello genitale; i collettori efferenti vanno ai

linfonodi iliaci comuni.

Il PLESSO ILIACO INTERNO è formato da 10-12 linfonodi con i rispettivi collettori e ricevono i collettori delle vie

urinarie, dell’apparato genitale (vescichette seminali, prostata, utero, vagina), del perineo, del retto e dei muscoli

posteriori della coscia e della natica.

Il PLESSO ILIACO COMUNE, posto davanti al promontorio del sacro, consta di 8-10 linfonodi e dei rispettivi

collettori, i quali si portano ai linfonodi paraaortici del plesso lomboaortico.

Il PLESSO LOMBOAORTICO presenta circa 20-30 linfonodi, che si dispongono intorno all’aorta addominale, e si

distinguono in preaortici, paraaortici e retroaortici.

I linfonodi preaortici sono posti davanti all’aorta addominale in corrispondenza dell’origine delle arterie mesenteriche e

del tronco celiaco, ricevono i collettori provenienti da intestino retto, colon, tenue, pancreas, stomaco, fegato e milza;

alcuni collettori efferenti si portano ai linfonodi retroaortici, mentre gli altri contribuiscono alla formazione del tronco

linfatico intestinale che si getta, di solito, direttamente nel dotto toracico; i linfonodi preaortici ricevono i collettori di

numerosissimi linfonodi scaglionati nelle visceri, tra cui i linfonodi mesenterici, i linfonodi gastrici, i linfonodi epatici e

i linfonodi mesocolici.

I linfonodi paraaortici si trovano a catena ai lati dell’aorta, e ricevono i collettori provenienti dai plessi iliaci comuni,

dai linfonodi preaortici, dai reni, surreni, testicoli, ovaie, tube uterine e corpo dell’utero; i collettori efferenti, oltre a

collegarli coi linfonodi pre e retroaortici, costituiscono da ciascun lato, il tronco linfatico lombare, tributario del dotto

toracico.

I linfonodi retroaortici, in numero di 4-5, si trovano dietro l’aorta e davanti alle 3L e 4L.

LINFATICI DEL TORACE

Si distinguono in parietali (sternali, intercostali, diaframmatici anteriori) e viscerali (mediastinici anteriori e posteriori,

bronchiali).

I linfonodi sternali, da 6-10, sono disposti a catena lunga la faccia posteriore dello sterno i vasi toracici interni;

ricevono i collettori dai tegumenti, dalla parete anteriore del torace, dalla regione epigastrica, dalla cute della mammella

e dai linfonodi diaframmatici anteriori; gli efferenti sboccano generalmente in un tronco unico che sfocia nella

giugulare interna, oppure a sinistra nel dotto toracico e a destra nel tronco succlavio.

I linfonodi intercostali, in numero di 2-3 per spazio, sono situati nella parte posteriore degli spazi intercostali; gli

efferenti si portano ai linfonodi mediastinici posteriori o direttamente al dotto toracico.

I linfonodi diaframmatici anteriori sono situati nella parte anteriore della cupola diaframmatica, e gli efferenti si

portano ai mediastinici o agli sternali.

I linfonodi mediastinici anteriori sono assai numerosi e si distinguono in vari gruppi, cioè anteriori di destra (posti

davanti alla vena cava superiore), anteriori di sinistra (posti davanti all’arco aortico e alla carotide comune),

della catena trasversa (posti superiormente e inferiormente al tronco venoso brachiocefalico di sinistra) e diaframmatici

(situati sulla convessità del diaframma).

I linfonodi mediastinici posteriori, in numero di 8-12, si distinguono in vari raggruppamenti, e ricevono i collettori

provenienti da esofago, aorta, diaframma, pericardio e dai linfonodi mediastinici anteriori diaframmatici; gli efferenti si

portano al dotto toracico e ai linfonodi bronchiali.

I linfonodi bronchiali sonno numerosi e si trovano intorno a trachea e bronchi, dove costituiscono diversi

raggruppamenti; gli efferenti si portano ai cervicali profondi o ai broncomediastinici.

LINFATICI DELL’ARTO SUPERIORE

Sono in prevalenza accolti nel linfocentro ascellare; altri, meno numerosi, si trovano distribuiti lungo la mano,

l’avambraccio e il braccio.

Il LINFOCENTRO ASCELLARE riceve gli efferenti dell’arto superiore e delle pareti del torace; è costituito da circa

10-60 linfonodi che si distribuiscono in cinque gruppi linfonodali:

il gruppo brachiale o laterale, composto da 4-6 linfonodi, è in rapporto con la faccia postero-mediale della vena

ascellare e riceve quasi tutti gli efferenti del braccio;

il gruppo toracico o pettorale consta di 3-6 linfonodi ed è situato nella parete mediale dell’ascella, dal 2° al 6° spazio

intercostale e riceve gli efferenti dei muscoli e dei tegumenti della parete anterolaterale del torace e dalla mammella;

il gruppo sottoscapolare, composto da 2-6 linfonodi, è posto ella parete posteriore dell’ascella e riceve i collettori

linfatici della parete posteriore del torace, della regione scapolare e della parte posteroinferiore del collo;

il gruppo centrale è costituito da 2-10 linfonodi ed è situato nel tessuto adiposo della base dell’ascella;

il gruppo sottoclavicolare è composto da 2-9 linfonodi, si trova nella parte superiore dell’ascella, sotto il piccolo

pettorale, e riceve la linfa raccolta dagli altri gruppi; dai collettori efferenti nasce il tronco linfatico succlavio.

LINFATICI DELLA TESTA E DEL COLLO

Sono in prevalenza raccolti in piccoli gruppi o in plessi che fanno da satelliti ai vasi sanguiferi.

I linfonodi occipitali sono piccoli e in rapporto con l’arteria occipitale; ricevono i collettori della regione occipitale e

nucale; gli efferenti si portano ai cervicali profondi.

I linfonodi mastoidei sono superficiali, in numero da 1 a 4 e situati sull’inserzione dello sternocleidomastoideo;

ricevono i collettori del meato acustico esterno, del padiglione auricolare e della regione temporale; gli afferenti si

portano ai cervicali profondi.

I linfonodi parotidei sono sia superficiali che profondi, in numero da 1 a 3 e ricevono i collettori delle regioni temporale

e frontale, del padiglione acustico, delle palpebre e della radice del naso (superficiali) e del meato acustico, della

membrana del timpano e della tuba uditiva (profondi); gli efferenti si portano ai cervicali superficiali e profondi.

I linfonodi sottomandibolari sono 5-8, profondi e risiedono nella loggia sottomandibolare; ricevono i collettori dalle

palpebre, naso, guancia, gengive, denti, parte anteriore della lingua; gli efferenti vanno ai cervicali profondi.

I linfonodi sottomentali sono 2-8, superficiali e risiedono nella loggia sopraioidea; ricevono i collettori di mento, labbro

inferiore, gengive, punta della lingua e pavimento buccale; gli efferenti raggiungono i cervicali profondi.

I linfonodi retrofaringei, in numero di 2-4, sono situati fra la parte posteriore e quella laterale e della faringe; ricevono i

collettori di faringe, palato, orecchio medio, tuba uditiva, seni paranasali; gli efferenti raggiungono i cervicali profondi.

I linfonodi cervicali superficiali, 4 o 5, stanno sulla faccia esterna dello sternocleidomastoideo; ricevono i collettori del

padiglione auricolare e della regione mastoidea; sono tributari dei cervicali profondi.

I linfonodi cervicali profondi sono numerosi, da 15 a 30, e, formano una catena estesa lungo la giugulare interna,

dall’apice del processo mastoideo fino ala regione sopraclavicolare; ricevono i collettori di tutti gli altri distretti del

collo e della testa e inoltre, direttamente, dalla tiroide, trachea, laringe, esofago, faringe e lingua; gli efferenti giungono

ai linfonodi ascellari, sternali e cervicali anteriori.

I linfonodi cervicali anteriori sono superficiali e profondi; i superficiali, piccoli e non costanti, sono situati sul decorso

della giugulare anteriore, mentre i profondi, più numerosi, sono disposti anteriormente alla laringe e alla trachea e fra la

trachea e l’esofago. Si distinguono in diversi raggruppamenti e ricevono i collettori di laringe, trachea, tiroide ed

esofago; gli efferenti raggiungono i cervicali profondi nella regione sopraclavicolare.

Tronchi Linfatici Principali

Il dotto toracico è il maggior tronco linfatico del corpo e rappresenta la principale via di scarico della linfa nel sistema

venoso; origina di norma nell’addome a livello della 2L, ma talvolta anche più in alto, a seconda delle modalità di

confluenza delle sue radici, che sono i tronchi intestinale e lombari destro e sinistro; la sua lunghezza può essere

pertanto variabile dai 38 ai 45 cm circa, come il suo calibro, che varia da 4 a 8 mm; quando ha inizio a livello delle

vertebre lombari, presenta una cisterna detta chilo, nella porzione iniziale.

Nella porzione addominale è a ridosso delle vertebre e si trova dietro l’aorta; passa nel torace attraverso l’orifizio

aortico del diaframma; nel mediastino posteriore si trova dapprima medialmente con l’aorta a sinistra e la azigos a

destra e posteriormente all’esofago, poi si fa obliquo verso sinistra e contrae rapporto con l’ilo del polmone sinistro, con

la parete posteriore dell’aorta, con la radice della succlavia di sinistra, lateralmente con la pleura mediastinica e

medialmente con l’esofago.

Alla base dl collo si inflette in avanti e a sinistra passando ad arco sopra la cupola pleurica e sfocia nell’angolo di

confluenza della vena succlavia con la giugulare interna.

I tronchi linfatici giugulari originano dai linfonodi cervicali profondi e seguono nel loro decorso l’ultimo tratto della

giugulare interna, ponendosi lateralmente ad essa; la sinistra raggiunge il dotto toracico, la destra sbocca nell’angolo di

confluenza della giugulare interna con la succlavia.

I tronchi linfatici succlavi nascono dai collettori efferenti del gruppo sottoclavicolare dei linfonodi ascellari; sboccano

pressoché negli stessi punti dei tronchi giugulari.

I tronchi linfatici broncomediastinici sono situati nel mediastino posteriore e nascono dagli efferenti dei linfonodi

mediastinici anteriori e bronchiali; sboccano dove gli altri tronchi, oppure all’origine del tronco venoso brachiocefalico.

Il condotto linfatico destro non è costante, e può formarsi nella porzione destra per confluenza del tronco giugulare e

succlavio. APPARATO LOCOMOTORE

CRANIO

Ossa

L’OSSO OCCIPITALE, impari e mediano, delimita la scatola cranica posteriormente ed inferiormente, entrando così

nella costituzione della base e della volta.

È l’osso che mette in comunicazione il cranio con la colonna vertebrale, articolandosi con l’atlante; è attraversato dal

grande foro occipitale tramite il quale la cavità craniale comunica con il canale vertebrale.

Vi si possono considerare una squama, due porzioni laterali e una parte basilare, che si trovano rispettivamente dietro,

lateralmente e anteriormente al foro occipitale.

Nella superficie interna della squama, un rilievo a forma di croce, l’eminenza crociata, individua quattro depressioni

poco profonde, di cui le due superiori sono le fosse cerebrali ed accolgono i poli occipitali dei due emisferi

telencefalici, le due inferiori sono le fosse cerebellari e accolgono gli emisferi cerebellari: il braccio orizzontale e quello

verticale dell’eminenza crociata si incontrano in un rilievo che si trova al centro della squama, la protuberanza

occipitale interna.

La parte basilare, che si va restringendo dal dietro in avanti, presenta una doccia, denominata clivo, che continua con il

dorso della sella dell’osso sfenoide ed è in rapporto con la faccia ventrale del bulbo e del ponte.

La faccia esterna della squama presenta anch’essa un rilievo centrale, la protuberanza occipitale esterna che, da

ciascun lato, continua in una cresta scabra, la linea nucale superiore, concava inferiormente; questa linea dà attacco ai

muscoli estrinseci del cranio e divide la faccia esterna della squama in una porzione craniale, o piano occipitale, ed una

porzione nucale, o piano nucale, quest’ultimo diviso a sua volta in due metà simmetriche da una cresta occipitale

esterna.

La faccia esterna delle parti laterali presenta i condili occipitali, che si articolano con le masse apofisarie dell’atlante.

La faccia esterna della parte basilare presenta al centro il tubercolo faringeo, posteriormente al quale si trova una

porzione rugosa che dà attacco ai muscoli.

L’angolo superiore dell’occipitale si pone fra le due ossa parietali, gli angoli laterali fra le ossa parietali e le parti

mastoidee delle due ossa temporali, mentre la parte inferiore rappresenta la sincondrosi (o sinostosi) tra la parte basilare

dell’occipitale e il corpo dello sfenoide.

L’OSSO SFENOIDE è un osso impari e mediano che prende parte alla costituzione della base cranica e della parete

delle cavità nasali ed orbitarie; vi si individuano un corpo, due piccole ali, due grandi ali e due processi pterigoidei.

Il corpo si trova in posizione mediana, tra l’occipitale posteriormente e l’etmoide anteriormente, ossa con le quali si

articola (articolazione sfenooccipitale con l’occipitale).

L’interno del corpo è occupato da due cavità separate da un setto, i seni sfenoidali, che comunicano anteriormente

tramite due orifizi con le cavità nasali.

La faccia superiore del corpo è concava e prende il nome di sella turcica: nel fondo della sella si trova la fossetta

ipofisaria; la sella turcica è delimitata posteriormente da un rilievo quadrangolare, la lamina quadrilatera o dorso della

sella, la cui superficie dorsale forma il clivo, insieme alla parte basale dell’occipitale. La sella turcica è delimitata

anteriormente da un rilievo arrotondato denominato tubercolo della sella; al davanti di questo si trova un solco

trasversale, il solco del chiasma ottico (che accoglie il chiasma dei nervi ottici) che continua da ambo i lati sino ai fori

ottici, che immettono nelle cavità orbitarie e danno passaggio al nervo ottico ed all’arteria oftalmica. Anteriormente al

solco del chiasma, la parte superiore del corpo presenta due depressioni, le docce olfattive, dove decorrono i tratti

olfattivi.

La faccia anteriore del corpo presenta sulla linea mediane un rilievo verticale, la cresta sfenoidale che si prolunga in

basso nel rostro sfenoidale

La faccia inferiore del corpo, che forma la parte posteriore della volta delle cavità nasali, presenta lungo la linea

mediana un piccolo rilievo sagittale che, unendosi in avanti con la cresta sfenoidale, dà luogo alla formazione del rostro;

tale rilievo si articola a incastro, per schindilesi, con il margine superiore del vomere, che è sdoppiato nelle ali del

vomere.

Le piccole ali dello sfenoide si distaccano dalla parte anterosuperiore delle facce laterali del corpo mediante due radici

tra le quali è compreso il foro ottico; hanno l’aspetto di lamine appiattite triangolari a base mediale e apice laterale. La

faccia superiore, liscia, continua in avanti con la faccia endocranica della parte orbitaria dell’osso frontale ed insieme a

questa il pavimento della fossa cranica anteriore.

Situata superiormente alla grande ala, la piccola ala forma il contorno superiore della fessura orbitaria superiore,

ampio tramite tra la fossa cranica media e la cavità orbitaria, attraverso il quale passano le vene oftalmiche e vari nervi

per l’innervazione motoria e sensitiva del contenuto della cavità orbitaria; il margine anteriore della piccola ala si

articola con l’osso frontale.

Le grandi ali dello sfenoide originano mediante una estesa radice che occupa tutta la parte inferiore delle facce laterali

del corpo e da qui si portano in avanti ed in fuori, incurvandosi verso l’alto; vi si considerano una faccia endocranica ed

una esocranica, un margine mediale convesso e uno laterale concavo; in prossimità del margine convesso, la faccia

endocranica presenta tre fori in successione anteroposteriore: il foro rotondo, situato al davanti della radice della grande

ala che dà passaggio al nervo mascellare, il foro ovale, che dà passaggio al nervo mandibolare e all’arteria piccola

meningea, il foro spinoso, posto a lato dell’ovale, che dà passaggio all’arteria meningea media e al nervo spinoso del

trigemino.

I processi pterigoidei si distaccano dalla faccia esocranica dello sfenoide e si dirigono verticalmente in basso: vi si

considerano una base, due lamine o ali, distinte in laterali e mediali, ed una fossa pterigoidea tra queste compresa; la

fossa pterigoidea è un’ampia depressione compresa tra le due lamine ed aperta indietro; il suo fondo è rugoso in quanto

dà inserzione al muscolo pterigoideo interno.

L’OSSO ETMOIDE è posto davanti allo sfenoide e al di sotto e in dietro al frontale, e delimita le cavità orbitarie e

nasali. È formato da una lamina sagittale mediana incrociata perpendicolarmente , in vicinanza della sue estremità

superiore, da una lamina orizzontale. La lamina orizzontale è denominata lamina cribrosa in quanto attraversata da

numerosi forellini per i quali passano i filamenti del nervo olfattivo; la lamina cribrosa è sormontata sagittalmente da

una apofisi denominata crista galli, che rappresenta la parte superiore della lamina sagittale dell’etmoide.

La crista galli dà attacco all’apice della grande falce encefalica: anteriormente si mette in rapporto con l’osso frontale;

la parte della lamina sagittale che si trova la di sotto della lamina cribrosa prende il nome di lamina perpendicolare ed

entra nella costituzione del setto che divide le due cavità nasali.

Le masse laterali sono denominate anche labirinti etmoidali e risultano interposte fra le cavità nasali e quelle orbitarie;

hanno la forma di due parallelepipedi con il maggior asse sagittale ed hanno una costituzione assai fragile in quanto

sono formate da lamine sottili che circoscrivono complessi sistemi di piccole cavità, le cellule etmoidali, che

comunicano con le cavità nasali.

La faccia superiore, prolungamento laterale della lamina cribrosa, si articola con la faccia nasale dell’osso frontale che

ne completa le semicellette.

La faccia laterale è quadrangolare e liscia: forma la maggior parte della parete mediale dell’orbita e si presenta come

una lamina assottigliata che, per trasparenza, lascia vedere le cellule etmoidali: prende perciò il nome di lamina

papiracea.

La faccia mediale del labirinto forma gran parte delle pareti laterali delle cavità nasali; da esse si staccano due lamine

ossee che si ripiegano su se stesse dirigendosi medialmente e in basso: sono i cornetti superiori e medi che, insieme con

la parete mediale del labirinto da cui si dipartono, delimitano i meati superiore e medio. Il meato superiore è assai

ridotto e riceve lo sbocco delle cellule etmoidali posteriori e dei seni sfenoidali. Il meato medio è ben più ampio e

risulta evidente dopo l’asportazione del cornetto medio.

L’OSSO FRONTALE è impari e mediano e delimita anteriormente la cavità cranica; entra nella costituzione della volta

del cranio e della base in corrispondenza della fossa cranica anteriore; forma inoltre gran parte del tetto delle cavità

orbitarie. Vi si distinguono una porzione verticale ed una orizzontale; la parte verticale o squama si trova innanzi alle

ossa parietali, la parte orizzontale si trova davanti allo sfenoide e si mette in rapporto anche con l’etmoide.

La superficie esocranica della squama è liscia, convessa anteriormente e presenta nella metà della sua altezza le due

bozze frontali, variamente sporgenti; al di sotto delle bozze frontali, due rilievi trasversali formano le arcate

sopraccigliari, tra le quali è compresa una superficie leggermente rilevata, la glabella.

Il margine sovraorbitario forma il contorno superiore dell’orbita, e il suo terzo mediale è arrotondato, mentre i 2/3

laterali hanno profilo tagliente e all’unione di queste due parti si nota l’incisura sovraorbitaria; medialmente a questa

incisura se ne può individuare un’altra, meno accentuata, l’incisura frontale; la parte laterale del margine sovraorbitario

continua nel processo zigomatico che si articola con l’osso zigomatico.

Nella parte endocranica si trova una cresta frontale che termina, a livello dell’incisura etmoidale (a concavità posteriore

che accoglie la lamina cribrosa dell’etmoide), nel foro cieco. Più lateralmente si osservano semicellette che completano

quelle etmoidali e quindi un’apertura che immette nel seno frontale e che, quando il frontale si articola con l’etmoide,

prosegue in basso nell’infundibulo, fino a sboccare nel meato medio.

Le facce orbitarie, anteriormente e lateralmente, presentano una depressione, la fossa per la ghiandola lacrimale.

L’OSSO TEMPORALE è un osso pari che prende parte alla formazione della base cranica e delle pareti laterali della

volta; è situato anteriormente all’osso occipitale, posteriormente alla grande ala dello sfenoide e inferiormente al

parietale. Alla sua costituzione partecipano la parte petromastoidea, la parte squamosa, la parte timpanica e la parte

stiloidea.

La parte petromastoidea si compone di una parte interna detta petrosa o rocca o piramide o piramide del temporale, e di

una parte esterna detta mastoidea, applicata alla base della piramide ed espansa posteriormente.

La parte squamosa partecipa alla formazione della parete laterale della volta cranica.

La parte timpanica si abbozza a forma di anello incompleto in lato, posto esternamente al di sotto della squama,

lateralmente alla piramide e anteriormente alla parte mastoidea.

La parte stiloidea si presenta come un processo appuntito volto in basso e in avanti, il processo stiloideo: esso, a

differenza delle altre parti del temporale, appartiene allo splancnocranio.

Nell’osso temporale si descrivono una parte esocranica ed una endocranica.

La faccia esocranica è estesa in lato e in avanti in una superficie lisci, lievemente convessa, a contorno semicircolare,

che rappresenta la parte squamosa: in avanti si articola con la grande ala dello sfenoide, in alto e indietro con il

parietale. Dalla superficie esocranica della squama si distacca un processo orizzontale, il processo zigomatico, che con

il suo apice dentellato si articola con il processo temporale dell’osso zigomatico per formare l’arcata zigomatica. La

base del processo zigomatico si costituisce per la convergenza di due radici, una orizzontale ed una trasversale: la radice

orizzontale prosegue indietro la direzione del processo stesso, portandosi al di sopra del meato acustico esterno, e

continuando nella linea temporale del parietale. La radice trasversa è particolarmente pronunciata e prende il nome di

tubercolo articolare e fa parte dell’articolazione temporo-mandibolare: la sua porzione più laterale, sporgente, è detta

tubercolo zigomatico. Fra il tubercolo articolare e quello postarticolare è situata un’ampia depressione, la fossa

mandibolare, per l’articolazione con il condilo della mandibola. Nella regione posteriore della fossa mandibolare si

trova la fessura pterotimpanica che comunica con il cavo del timpano e dà passaggio all’arteria timpanica e a un nervo,

la corda del timpano.

Dietro al tubercolo postarticolare si trova un ampio canale, il meato acustico esterno, che si apre nel cavo del timpano;

nel vivente tale comunicazione è chiusa dalla membrana del timpano; alla costituzione del meato partecipano l’abbozzo

timpanico e, per il contorno superiore, l’abbozzo squamoso.

Procedendo in direzione posteriore si osserva sulla faccia esocranica del temporale il processo mastoideo, un rilievo

tozzo di forma conica tronca; medialmente al processo mastoideo decorrono due solchi paralleli: quello laterale, più

profondo, è detto solco digastrico in quanto dà inserzione al ventre posteriore del digastrico, quello mediale, meno

profondo, è il solco dell’arteria occipitale. La superficie del processo mastoideo si presenta rugosa in quanto dà attacco

a vari muscoli, fra cui lo sternocleidomastoideo. Il margine superiore del processo mastoideo è dentellato e si divide in

due parti di cui quella anteriore si articola con il parietale e delimita l’incisura parietale, mentre quella posteriore si

mette in giunzione con l’occipitale; nel suo interno il processo mastoideo è scavato in numerose concamerazioni, le

cellule mastoidee, in comunicazione fra loro e con il cavo del timpano.

La faccia esocranica si completa con la faccia inferiore della piramide: questa superficie è irregolare è piena di

caratteristiche morfologiche. Al davanti dell’incisura digastrica si trova il foro stilomastoideo e, al davanti di questo, il

processo stiloideo, che dà inserzione ad alcuni muscoli che, divergendo in basso, raggiungono la faringe (muscolo

stilofaringeo, la lingua (muscolo stiologlosso) e l’osso ioide (muscolo stiloioideo) e a due legamenti che terminano sulla

mandibole e sull’osso ioide (legamenti stilomandibolare e stiloioideo).

Medialmente al processo stiloideo si trova un’ampia depressione, la fossa giugulare, che accoglie il bulbo superiore

della vena giugulare interna; al davanti della fossa si trova il foro carotico esterno, inizio del canale carotici, per

l’arteria carotide interna: il canale si apre poi all’interno del cranio con il foro carotico interno. Tra la fossa giugulare, il

foro carotico esterno e la fossetta del canalicolo della chiocciola, si trova la fossetta petrosa, piccola depressione che

accoglie il ganglio petroso del nervo glossofaringeo.

La faccia endocranica del temporale è formata dalle parti squamosa e petromastoidea.

La faccia endocranica della squama presenta impressioni e rilievi dovuti al rapporto con l’emisfero telencefalico e

inoltre solchi vascolari per rami dell’arteria meningea media.

La piramide del temporale presenta nell’insieme quattro facce: sono endocraniche la faccia superiore ed anterosuperiore

e la posteriore, esocraniche l’inferiore e la laterale.

La faccia superiore della piramide continua lateralmente nella squama a livello della fessura petrosquamosa; nella sua

porzione laterale è formata da una sottile lamina ossea, il tegmen tympani, che chiude superiormente la cavità del

timpano. Nella parte media della faccia un rilievo, l’eminenza arcuata, rappresenta la sporgenza del sottostante canale

semicircolare superiore. Al davanti dell’eminenza arcuata si trova un foro che prosegue con un solco, lo hiatus del

canale faciale; nello hiatus si impegna un ramo del nervo faciale, il nervo grande petroso superficiale.

La faccia posteriore della piramide, all’unione del suo terzo medio con il terzo mediale, presenta il meato acustico

interno, un ampio canale il cui fondo è chiuso da una lamina ossea; il fondo del meato viene suddiviso in quattro aree:

anterosuperiore (detta area faciale che presenta il foro d’inizio per il canale faciale dell’omonimo nervo),

posterosuperiore, anteroinferiore (detta area cocleare e presenta una serie di piccoli fori disposti in un disegno a spirale,

il tractus spiralis foraminosus) e posteroinferiore; le due aree posteriori prendono il nome di aree vestibolari e

presentano alcuni fori per rami del nervo vestibolare; uno di questi rami si impegna in un foro isolato che si trova dietro

l’area vestibolare inferiore, il foramen singulare.

Il margine posteriore della piramide si articola con il margine petroso dell’occipitale. Presenta l’incisura giugulare che

con l’analoga incisura dell’occipitale delimita il foro giugulare. La parte intermedia dell’incisura si solleva nella spina

giugulare che suddivide il forame in due parti, una anteriore per il passaggio dei nervi vago, glossofaringeo ed

accessorio, ed una posteriore per il tratto di origine della vena giugulare interna.

L’OSSO PARIETALE è un osso pari, quadrangolare, che forma la maggior parte della volta cranica: i due parietali si

uniscono fra loro nella linea mediana, mentre si articolano in avanti con il frontale, in dietro con l’occipitale,

lateralmente con la squama e la parte mastoidea del temporale e con la grande ala dello sfenoide.

L’osso parietale presenta una faccia endocranica ed una esocranica.

La faccia endocranica è concava e presenta impressioni sulla superficie encefalica e solchi per i vasi meningei medi;

lungo il margine superiore si trova una depressione che costituisce il solco sagittale, costellata di piccole fossette dove

sono accolte le granulazioni aracnoidali; il margine superiore è dentellato e si ingrana con quello del lato opposto nella

sutura sagittale. Il margine inferiore presenta un margine squamoso (per l’articolazione con la squama del temporale) e

un margine mastoideo (per l’articolazione con la parte mastoidea del temporale).

L’OSSO MASCELLARE è un voluminoso osso pari che contribuisce alla formazione delle cavità orbitarie, nasali e

buccale, entrando anche nella componente della fossa infratemporale.

Il corpo è voluminoso ed è costituito da una capsula ossea che circoscrive un’ampia cavità, il seno mascellare; questo,

attraverso lo hiatus mascellare, sbocca nel meato medio della cavità nasale dello stesso lato.

Lateralmente si trova il processo zigomatico dell’osso.

Dal tratto anteriore del canale infraorbitario si distaccano i canali alveolari anteriori che decorrono nello spessore

dell’osso fino a raggiungere gli alveoli in cui si articolano i canini e gli incisivi.

Il processo palatino ha origine dalla parte inferiore della faccia nasale del corpo e, sotto forma di una lamina

quadrilatera, si porta medialmente per incontrarsi con il processo controlaterale, formando in tal modo la maggior parte

del palato duro.

Si articola con l’osso palatino attraverso la sutura palatina trasversa.

Il processo alveolare si presenta come un rilievo arcuato, diretto in basso e, insieme con quello del lato opposto, forma

l’arcata alveolare superiore: presenta una faccia esterna, una interna e un margine inferiore o libero. La faccia esterna è

rilevata nei gioghi alveolari, corrispondenti agli alveoli: al di sopra degli alveoli per gli incisivi esso presenta la fossa

incisiva; il margine inferiore, libero, è anche denominato lembo alveolare, e presenta una serie di cavità, gli alveoli

dentali, nei quali si articolano i denti.

L’OSSO NASALE è un osso pari, a forma di lamina trapezoidale ristretta nella parte superiore e slargata in quella

inferiore. Le due ossa nasali sono articolate fra loro sulla linea mediana e si trovano tra i processi frontali dei due

mascellari, al di sotto dell’osso frontale. Si considerano in ciascun osso nasale due facce e quattro margini.

La faccia posteriore completa anteriormente il tetto della cavità nasale; il margine superiore si articola con l’osso

frontale; il margine inferiore forma il contorno superiore dell’apertura piriforme; il margine laterale si articola con il

processo frontale dell’osso mascellare; il margine mediale si congiunge a quello del lato opposto e si solleva in dietro in

una cresta che si articola con la spina nasale del frontale e con il margine anterosuperiore della lamina perpendicolare

dell’etmoide.

L’OSSO LACRIMALE è un osso pari, lamellare di forma irregolarmente quadrilatera che si trova al di sotto dell’osso

frontale, al davanti del labirinto etmoidale, al di sopra del margine superomediale del corpo dell’osso mascellare e

dietro il processo frontale di quest’ultimo.

La faccia laterale è divisa in due parti dalla cresta lacrimale posteriore che decorre verticalmente; insieme con il solco

che trovasi nella faccia esterna del processo frontale dell’osso mascellare forma la fossa del sacco lacrimale. La cresta

lacrimale posteriore prosegue in basso nell’uncino lacrimale.

Si articola con l’osso frontale, con il processo frontale del mascellare, con la lamina papiracea dell’etmoide: delimita il

canale nasolacrimale.

L’OSSO PALATINO è un osso pari di forma irregolare; lo si può considerare costituito da due lamine che si incontrano

ad angolo retto, una verticale che si applica medialmente all’osso mascellare al processo pterigoideo dello sfenoide, e

una orizzontale che completa in dietro il palato duro.

La lamina verticale, denominata parte perpendicolare dell’osso presenta una faccia mediale che completa indietro la

parete laterale delle cavità nasali e presenta due creste che la percorrono da dietro in avanti: la cresta etmoidale che si

articola con l’estremità posteriore del cornetto medio dell’etmoide, e la cresta concale, più accentuata, che si mette in

relazione col cornetto inferiore.

Il margine superiore si solleva in due processi di cui l’anteriore è il processo orbitario, il posteriore è il processo

sfenoidale.

Dal punto d’incontro delle parti verticale ed orizzontale dell’osso palatino ha origine il voluminoso processo piramidale.

Il CORNETTO INFERIORE è un osso pari, a forma di lamina ricurva, che si distacca dalla parete laterale della cavità

nasale e si porta in basso verso il pavimento; si articola con l’osso lacrimale e all’etmoide attraverso il processo

uncinato.

Il VOMERE è una lamina impari e mediana disposta sagittalmente nella compagine del setto nasale; si articola con

l’etmoide, lo sfenoide, le ossa palatine e le ossa mascellari.

L’OSSO ZIGOMATICO è un osso pari di forma quadrangolare che si trova lateralmente al mascellare, al di sotto

dell’osso frontale, al davanti del temporale e della grande ala dello sfenoide.

Riunendosi con il processo zigomatico dell’osso temporale forma l’arcata zigomatica che rappresenta un ponte di

connessione tra scatola cranica e massiccio facciale; entra a far parte della parete laterale dell’orbita.

La MANDIBOLA è un osso impari, mediano e simmetrico che si articola con l’osso temporale e accoglie nell’arcata

alveolare, i denti inferiori; è formata da un corpo che ha la forma di un ferro di cavallo con concavità posteriore e da

due rami che fanno seguito all’estremità posteriore.

La faccia esterna presenta nel mezzo la sinfisi mentale che è il punto mediano di saldatura dei due primitivi abbozzi

separati dell’osso: la sinfisi termina in basso con la protuberanza mentale.

La faccia interna presenta sulla linea mediana un rilievo, aguzzo, la spina mentale; al di sopra di questa si trova il foro

mentale mediano, mentre a lato di esso si osservano, in vicinanza della base, la fossetta digastrica dove ha origine il

ventre anteriore del muscolo digastrico e, più in alto e lateralmente, la fossetta per la ghiandola sottolinguale; a livello

dei denti molari si trova poi un’altra fossetta, più ampia della precedente, la fossetta per ghiandola sottomandibolare.

Il margine superiore è il processo alveolare in cui sono scavati glia alveoli dentali.

L’OSSO IOIDE è un osso impari, mediano e mobile che si trova nel collo, al di sopra della laringe e al di sotto della

mandibola, con la quale contribuisce a formare lo scheletro del pavimento della cavità orale.

Ha forma a ferro di cavallo, con un corpo, due grandi corna e due piccole corna ,ed è congiunto all’osso temporale,

allo sterno, all’estremità sternale della clavicola e alla scapola: tali connessioni si effettuano mediante legamenti e

muscoli.

Generalità sul cranio

Il punto più elevato della volta, denominato vertice cranico, è mediano e si trova circa a metà della sutura sagittale.

La base della fossa temporale, inferiore, corrisponde allo spazio compreso tra l’arcata zigomatica e la cresta

infratemporale della grande ala dello sfenoide.

La fossa pterigopalatina è un angusto spazio osseo situato sotto l’apice della cavità orbitaria; è limitata medialmente

dalla parte perpendicolare dell’osso palatino, in avanti dalla tuberosità mascellare, in dietro dalla faccia sfenomascellare

del processo pterigoideo; comunica con la fossa infratemporale.

La regione anteriore o palatina della base del cranio è formata dai processi palatini del mascellare e dalla parte

orizzontale delle ossa palatine unite fra loro dalla sutura palatina mediana e dalla sutura palatina trasversa che, insieme,

costituiscono la cosiddetta sutura cruciforme.

Le coane sono le aperture posteriori delle cavità nasali, separate fra loro dal margine posteriore del vomere.

Tra l’apice della piramide temporale e l’angolo che si forma tra sfenoide e occipitale, si trova il foro lacero e, a livello

di quest’ultimo, lo sbocco del canale carotico.

Il bregma è il punto mediano della sutura coronale all’incontro con la sutura sagittale.

Il lambda è il punto di incontro della sutura sagittale con la sutura lomboidea.

Il gonion è l’angolo formato dal margine posteriore della branca ascendente con il margine inferiore del corpo della

mandibola.

Le fontanelle sono membrane fibrose che si interpongono tra i margini delle ossa della volta.

Articolazioni

Le ossa che formano la scatola cranica e il massiccio facciale sono tra loro unite per mezzo di articolazioni del tipo delle

sinartrosi. Nella maggior parte dei casi si tratta di suture, che possono essere di tipo dentato, squamoso, armonico o a

incastro; più raramente si articolano per mezzo di sincondrosi (per esempio tra la base dell’occipitale e lo sfenoide), che

nell’adulto tendono a diventare sinostosi.

Eccezione fa la ARTICOLAZIONE TEMPORO-MANDIBOLARE, la quale si presenta come una diartrosi condiloidea

doppia che si stabilisce fra i due condili della mandibola e le fosse mandibolari delle due ossa temporali; l’articolazione

viene considerata doppia in quanto fra i due capi ossei si interpone un disco completo, o menisco, a causa della non

concordanza fra le due superfici articolari, che suddivide la cavità articolare in due parti non comunicanti fra loro.

La superficie articolare della mandibola è costituita dal condilo mandibolare che, in corrispondenza della sommità del

processo condiloideo, forma un rilievo ellissoidale con il maggio asse volto medialmente e indietro.

La superficie articolare temporale è data dalla parte anteriore della fossa mandibolare e dal tubercolo articolare del

processo zigomatico.

I mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare e da legamenti a distanza, cioè il legamento sfenomandibolare, il

legamento stilomandibolare e il legamento pterigomandibolare.

Le due articolazioni temporo-mandibolari operano simultaneamente e permettono un certo grado di libertà per

essenzialmente tre tipi di movimento, cioè abbassamento ed elevazione, proiezione anteriore e posteriore e lateralità.

Muscoli

Alla testa fanno capo vari tipi di muscoli che, a seconda dei loro punti di inserzione, possono essere distinti in intrinseci

ed estrinseci. I muscoli intrinseci sono costituiti da muscoli pellicciai e muscoli scheletrici, i muscoli masticatori; i

muscoli pellicciai sono anche denominati muscoli mimici e sono perlopiù formati da esili fascetti, spesso privi di

aponeurosi; prendono inserzione con almeno uno dei due capi sulla faccia profonda della cute e sono determinanti

dell’espressione facciale.

I muscoli scheletrici sono rappresentati dai muscoli masticatori che collegano la scatola cranica alla mandibola e ne

determinano il movimento.

Oltre ai muscoli mimici e a quelli masticatori, nella testa si trovano altri muscoli intrinseci, come quelli del padiglione

auricolare, del globo oculare e dell’orecchio medio, della lingua, del palato molle e della muscolatura faringea.

I muscoli estrinseci prendono invece inserzione in parti diverse della tasta, per esempio collo e tronco.

I muscoli mimici sono il muscolo epicranico, i muscoli estrinseci del padiglione auricolare, i muscoli delle palpebre, i

muscoli del naso e i muscoli delle labbra ( tra cui il muscolo buccinatore che contraendosi sposta la commessura

labiale indietro e fa aderire guance e labbra alle arcate alveolodentali, favorendo la masticazione).

I muscoli masticatori, che presentano una comune innervazione da parte della branca mandibolare del trigemino, sono:

il MUSCOLO TEMPORALE ha origine dalla linea temporale inferiore, dalla parete mediale della fossa temporale, dai

2/3 superiori della faccia profonda della fascia temporale e dalla faccia mediale dell’arcata zigomatica per inserirsi sul

processo coronoideo della mandibola; è ricoperto da una consistente fascia temporale, e con la sua azione eleva la

mandibola e la sposta posteriormente;

il MUSCOLO MASSETERE è formato da una parte superficiale ed una profonda che ben si distinguono superiormente

ed inferiormente. La parte superficiale prende origine dai 2/3 anteriori del margine inferiore dell’arcata zigomatica e si

inserisce alla faccia esterna dell’angolo della mandibola, al margine inferiore e alla parte inferiore della faccia esterna

del ramo mandibolare; la parte profonda origina dai 2/3 posteriori dl margine inferiore dell’arcata zigomatica e dalla

faccia mediale della stessa arcata per inserirsi sulla faccia laterale del ramo della mandibola.

Il muscolo è rivestito esternamente dalla fascia masseterina e con la sua azione eleva la mandibola;

il MUSCOLO PTERIGOIDEO ESTERNO origina con un capo superiore ed uno inferiore e si distacca dalla tuberosità

mascellare per inserirsi alla fossa pterigoidea del collo; sposta la mandibola in avanti e verso il lato opposto;

il MUSCOLO PTERIGOIDEO INTERNO ha origine dalla fossa pterigoidea, dal processo piramidale del palatino e

dalla tuberosità mascellare e termina sull’angolo mandibolare; eleva la mandibola.

COLONNA VERTEBRALE (RACHIDE)

La colonna vertebrale presenta tre curvature lungo il suo decorso, due lordosi (cervicale e lombare) ed una cifosi

(dorsale) che le permettono di potere sostenere un carico ben 9 volte maggiore di quello che potrebbe sostenere se fosse

una semplice colonna rettilinea.

Essa è capace di movimenti su tutti e tre gli assi, sia semplici che composti: flessione ed estensione (maggiori nei tratti

cervicale e lombare), inclinazione laterale (maggiore nel tratto cervicale) e torsione (maggiore nel cervicale e via via

sempre minore fino al limitata torsione lombare).

Ossa

La colonna vertebrale è un complesso osseo composto da segmenti, le vertebre, sovrapposti ed articolati fa loro.

La colonna può essere suddivisa in quattro segmenti, ognuno con un determinato numero di vertebre, corrispondenti

alle quattro parti del corpo che formano il tronco: una zona cervicale, formata da 7 vertebre cervicali, una zona toracica,

formata dalle 12 vertebre toraciche, una zona lombare o addominale, formata da 5 vertebre lombari, ed infine una zona

pelvica, formata da due particolari ossa, il sacro ed il coccige, che risultano formati dalla fusione di primitive vertebre,

5 per il sacro e 4 o 5 per il coccige.

In tutto la colonna risulta così formata da 33 o 34 vertebre.

Le vertebre, benché spesso siano caratterizzate da particolari aspetti che le distinguono l’una dall’altra, o perlomeno

distinguono le vertebre di diversi settori, hanno caratteristiche strutturali comuni a tutte, e sono il corpo e l’arco, che

comprende i peduncoli, le masse apofisarie, le lamine ed il processo spinoso.

Il corpo è la parte ventrale della vertebra, cioè è quelle situata più in profondità guardando posteriormente l’individuo,

ha forma pressoché cilindrica e presenta una faccia superiore, una inferiore ed una circonferenza; il corpo risulta

leggermente più incavato al centro, e più sollevato alla periferia; i corpi di vertebre contigue si articolano fra loro

attraverso il contatto fra le loro facce superiore e inferiore, fra cui si interpone il disco intervertebrale.

I peduncoli sono piccole lamine che si dipartono dal corpo in direzione posteriore e delimitano la parte anteriore del

foro vertebrale, unendo il corpo alle masse apofisarie. Nelle loro facce superiore ed inferiore presentano delle

concavità, dette incisure vertebrali, le quali, quando le vertebre sono sovrapposte, determinano la formazione di fori, i

fori intervertebrali, che lasciano passare i nervi spinali.

Le masse apofisarie si collocano posteriormente ai peduncoli e sono delle piccole masserelle di forma estremamente

variabile ma che in genere è pressoché cilindrica, le quali presentano due tipi di processi: un processo articolare

superiore ed uno inferiore, con le rispettive faccette articolari, i quali hanno la funzione di mettere in contatto le masse

di vertebre contigue, e due processi trasversi, sinistro e destro, il quale si diparte lateralmente alle masse e funzione

come sito di aggancio per legamenti e muscoli.

Le lamine sono i corrispettivi posteriori alle masse dei peduncoli, sono appiattite, quadrilatere e si dirigono

posteriormente in basso, fino ad unirsi a formare il processo spinoso; le lamine di vertebre contigue si embricano fra di

loro.

Il processo spinoso, diretto posteriormente, prende origine dall’unione delle due lamine, ed ha dimensioni, forma e

direzione variabili da vertebra a vertebra, o comunque da zona a zona della colonna.

Le vertebre presentano la classica composizione delle ossa brevi, cioè sono formate da tessuto osseo spugnoso, il quale

risulta rivestito di cartilagine ialina in corrispondenza delle facce superiori dei corpi e dei processi articolari.

Particolarità delle vertebre cervicali

Le vertebre cervicali hanno caratteristiche che le distinguono nettamente dalle altre vertebre, e, all’interno delle stesse

cervicali, si presentano vertebre, come la prima, o atlante, la seconda, o epistrofeo, assai differenziate.

Le vertebre cervicali aumentano di dimensione in direzione craniocaudale.

Il corpo ha forma quadrangolare, più sviluppato in larghezza, e che presenta delle creste sagittali sui lati superiori, detti

uncini, e delle depressioni, laterali e inferiori, che servono per accogliere gli uncini della vertebra sottostante.

I peduncoli sono diretti indietro ed in fuori, obliquamente.

Il processo trasverso si presenta duplice: un processo trasverso anteriore, che prende origine dal corpo, ed un processo

trasverso posteriore, che prende origine dalla massa apofisaria; i due processi si uniscono attraverso un ponte e formano

così un foro, il foro traversario, che dà passaggio alla vena ed all’arteria vertebrale.

Il processo spinoso si presenta bifido.

Il foro vertebrale ha forma triangolare, ed è più ampio rispetto a quello delle vertebre dei tratti successivi.

L’ATLANTE è la prima vertebra cervicale e risulta estremamente differenziata rispetto alle altre vertebre (cervicali e

non). Manca del corpo, che si è fuso con quello della vertebra sottostante, l’epistrofeo, e risulta quindi formato da un

arco anteriore, piccolo, che presenta sulla faccia posteriore una fossetta del dente dell’epistrofeo, ed un

Arco posteriore, che corrisponde alle lamine delle normali vertebre e che presenta all’apice esterno un

tubercolo posteriore, abbozzo di un rudimentale processo spinoso.

Le masse apofisarie risultano schiacciate e presentano sei facce: sulla faccia superiore si trova la cavità glenoidea che

accoglie il condilo dell’osso occipitale, sulla faccia inferiore una faccetta articolare per l’epistrofeo, sulla faccia esterna

i due processi trasversi (anteriore e posteriore) , sulla faccia interna due tubercoli sporgenti nel foro vartebrario che

danno aggancio al legamento trasverso dell’atlante, sulla faccia anteriore e su quella posteriore prendono origine i due

archi.

Il foro vertebrale dell’atlante ha forma quadrilatera ed è diviso in due parti, una anteriore dove si trova il dente ed una

posteriore dove si trova il midollo spinale, dal legamento trasverso dell’atlante.

L’EPISTROFEO risulta molto modificato soprattutto nella parte del corpo, in cui è inserito il dente, il corpo

dell’atlante. L’inserzione vede una base larga seguita da un collo ristretto, che termina con un nuovo allargamento nel

corpo del dente, il quale presenta due faccette articolari, una anteriore (che si articola con la fossetta del dente

dell’atlante) ed una posteriore (che scorre sul legamento trasverso dell’atlante).

Ai lati del dente si trovano le due masse apofisarie con le faccette articolari superiori inclinate lateralmente in basso.

La 7° CERVICALE presenta un processo trasverso anteriore molto più piccolo rispetto a quello posteriore, ed un foro

traversario più piccolo di quello delle altre vertebre, che dà passaggio solo alla vena vertebrale, e non all’arteria.

Il processo spinoso è ben pronunciato e non si presenta più bifido.

Particolarità delle vertebre toraciche

Tutte le vertebre toraciche presentano l’articolazione per le coste e quindi mostrano le faccette articolari che le

caratterizzano profondamente.

Il corpo è cilindrico, piuttosto regolare e le articolazioni delle coste si presentano come superiore, inferiore (sul corpo) e

trasversaria (sul processo trasverso), dal momento che le coste si articolano con due vertebre contigue, prendendo

contatto anche con il disco intervertebrale.

I peduncoli presentano una incisura inferiore particolarmente accentuata.

I processi trasversi sono molto sviluppati, diretti indietro e lateralmente e presentano alle loro estremità le faccette

articolari per le coste.

Il processo spinoso è anch’esso sviluppato e diretto in basso e all’indietro.

Il foro vertebrale è circolare e più piccolo che nelle altre parti della colonna.

Caratteristiche particolari dimostrano la prima vertebra, la quale presenta una completa articolazione per la 1° costa (dal

momento che non ci sono coste superiori), e le ultime tre, le quali presentano una sola faccetta costale sul corpo (dal

momento che la 11° e la 12° costa si articolano solo dalle corrispondenti vertebre) ed inoltre i processi trasversi delle

ultime due non presentano la faccetta articolare costale, e lo stesso processo si risolve in tre tubercoli, uno anteriore e

due posteriori: il posteriore superiore è detto processo mammillare, quello inferiore è detto

processo accessorio.

Particolarità delle vertebre lombari

Il corpo delle vertebre lombari, di forma cilindrica, si presenta non solo più grosso, ma anche più massiccio di quello

delle altre vertebre.

Il processo trasverso è formato dai processi mammillare, accessorio e da un processo costiforme, lamine ossee assai

robuste che si dirigono in fuori.

Il processo spinoso risulta corto e appiattito e di forma quadrilatera.

Il foro vertebrale è triangolare e ristretto.

Osso sacro

L’osso sacro deriva dalla fusione di 5 vertebre primitive; con il coccige e con le due ossa dell’anca forma il bacino.

La sua parte superiore, detta base, si pone in rapporto con la 5° vertebra lombare, formando un angolo a convessità

anteriore detto promontorio; l’osso sacro è percorso dalla base all’apice dal canale sacrale, che rappresenta l’ultima

parte del canale vertebrale, e che si trova aperto all’apice nello hiatus sacrale.

La parte anteriore è concava e volge in avanti ed in basso e presenta sulla sua superficie quattro linee trasversali che

rivelano la saldatura attraverso sinostosi dei corpi delle cinque vertebre primitive; a fianco di tali saldature si trovano

quattro paia di fori sacrali anteriori (che immettono nel canale sacrale e lasciano passare i nervi sacrali) e a cui

corrispondono posteriormente i fori sacrali posteriori.

Nella faccia posteriore si nota sulla linea mediana la cresta sacrale media che deriva dalla fusione dei processi spinosi

delle vertebre; sono presenti lateralmente delle file di tubercoli derivati dalla fusione dei processi articolari che formano

le creste sacrali articolari che , in basso, terminano con due (una per lato) acute sporgenze, i corni sacrali.

Le creste sacrali laterali derivano invece dalla fusione dei processi mammillari e accessori.

Sulle facce laterali del sacro si trovano delle faccette auricolari per l’articolazione con le ossa dell’anca e, dietro le

faccette, le tuberosità sacrali, per l’innesto di numerosi legamenti.

Coccige

Ha forma triangolare ed è l’ultimo segmento della colonna vertebrale ed è formato da quattro o cinque vertebre

rudimentali fuse assieme, e nella prima si possono ancora individuare alcuni segni distintivi delle normali vertebre.

La base del coccige si articola con l’apice del sacro.

L’apice del coccige volge in basso e spesso devia dalla linea mediana; risulta convesso verso l’esterno e si possono

notare delle intaccature trasversali che sono il segno della fusone delle vertebre.

Articolazioni

Le articolazioni della colonna vertebrale si possono distinguere in articolazioni tra i corpi vertebrali (o intersomatiche),

articolazioni tra i processi articolari, alle quali vanno aggiunti i legamenti a distanza, e le articolazioni

craniovertebrali, alle quali vanno aggiunti una serie di legamenti a distanza che connettono l’osso occipitale

all’epistrofeo.

Le ARTICOLAZIONI TRA I CORPI VERTEBRALI sono sinartrosi del tipo delle sinfisi in quanto fra i due corpi si

interpone un disco intervertebrale, che tende ad assottigliarsi con il carico, a forma di lente biconvessa, formato da un

anello fibroso, periferico e costituito da fibrocartilagine ricca di collagene, e da un nucleo polposo, centrale e costituito

di fibrocartilagine ricca di gruppi isogeni, di sostanza fondamentale e di collagene, organizzato però diversamente che

nell’anello fibroso, cioè non in fasci ma irregolarmente intrecciato; il disco intervertebrale si assottiglia con il carico.

Le articolazioni intersomatiche si avvalgono per la loro stabilità anche di legamenti: il legamento longitudinale

anteriore, un nastro fibroso che si addossa alla faccia anteriore dei corpi vertebrali ai quali aderisce più fortemente che

ai dischi, ed il legamento longitudinale posteriore, che si fissa alla parte posteriore dei corpi e prospetta quindi verso il

canale vertebrale.

Le ARTICOLAZIONI FRA I PROCESSI ARTICOLARI sono diartrosi del tipo artrodie e la superficie di contatto fra

le faccette articolari è quasi frontale nelle vertebre cervicali e toraciche e sagittale in quelle lombari.

I LEGAMENTI A DISTANZA comprendono i legamenti gialli, tesi fra le lamine delle vertebre, i legamenti

interspinosi e i legamenti sovraspinosi, che uniscono i processi spinosi, e i legamenti intertrasversari, che connettono i

processi trasversi.

Le ARTICOLAZIONI CRANIOVERTEBRALI si distinguono in articolazione atloassiale mediana, una diartrosi a

ginglimo laterale o trocoide, che si svolge tra il dente dell’epistrofeo ed un anello osteofibroso formato dall’arco

anteriore e dal legamento trasverso dell’atlante, articolazioni atloassiali laterali, artrodie che si effettuano tra i processi

articolari di atlante ed epistrofeo, e che sono riunite da due legamenti atloassiali collaterali e da un legamento

atloassiale anteriore e uno posteriore, articolazione atlooccipitale (che permette movimenti di flesso-estensione e

rotazione), una diartrosi di tipo condiloideo che si stabilisce tra i condili dell’osso occipitale e le cavità glenoidee che si

trovano sulla faccia superiore delle masse apofisarie dell’atlante, e i cui mezzi di unione sono dati dalla capsula

articolare e dalle due membrane atlooccipitali anteriore e posteriore; il complesso articolare craniovertebrale è

completato dai tre legamenti occipitoassiali, uno mediano (membrana tectoria) e due laterali, dai tre legamenti

occipitoodontoidei, uno mediano e due laterali, e dai legamenti laterali o alari.

Muscoli

I muscoli della colonna vertebrale si dividono in muscoli delle docce vertebrali, situati dorsalmente subito a ridosso

delle colonna, ed in muscoli ventrali del rachide.

I muscoli delle docce vertebrali sono dei complessi muscolari rivestiti alla superficie da una fascia che li separa dai

muscoli più superficiali, detta fascia nucale nella parte superiore e fascia lombodorsale nella parte inferiore.

Essi hanno decorso generalmente parallelo o leggermente obliquo rispetto alla colonna vertebrale.

Dalla superficie in profondità sono:

il MUSCOLO SPLENIO DELLA TESTA che, contraendosi, estende la testa, inclinandola e ruotandola dal proprio

lato;

il MUSCOLO SPLENIO DEL COLLO che con la sua azione estende la colonna cervicale;

il MUSCOLO SACROSPINALE, il quale si divide in muscolo ileocostale (nella parte laterale) che con la sua

contrazione estende la colonna e la inclina dal proprio lato e può anche elevare ed abbassare le coste, in muscolo

lunghissimo (nella parte intermedia) che estende ed inclina dal proprio lato la colonna e la testa, ed il muscolo spinale,

estensore della colonna;

il MUSCOLO TRASVERSO SPINALE, formato da fasce che originano dai processi trasversi e si inseriscono su quelli

spinosi; anch’esso è formato da tre parti: il muscolo semispinale (superficiale) che con la sua azione estende e ruota dal

lato opposto al proprio la testa e la colonna, il muscolo multifido (medio), che estende e ruota dal lato opposto la

colonna, e i muscoli rotatori (profondi) che estendono e ruotano la colonna;

i MUSCOLI INTERSPINOSI, tesi tra i processi spinosi d vertebre contigue, che estendono la colonna vertebrale;

i MUSCOLI INTERTRASVERSARI; tesi tra i processi trasversi di vertebre contigue, che inclinano lateralmente la

colonna vertebrale;

i MUSCOLI SUBOCCIPITALI, quattro muscoli pari e simmetrici tesi tra le prime vertebre cervicali e la squama

dell’osso occipitale, che si distinguono in: muscoli grande e piccolo retto posteriori della testa ed i muscoli obliqui

superiore ed inferiore della testa.

I muscoli ventrali del rachide si dividono in muscoli prevertebrali e muscoli rudimentali del tratto sacrococcigeo.

I MUSCOLI PREVERTEBRALI si distinguono in muscolo lungo del collo, che flette ed inclina lateralmente la

colonna cervicale, muscolo lungo della testa, che flette e ruota la testa, muscolo retto anteriore della testa, che flette ed

inclina lateralmente la testa e muscolo retto laterale della testa, che la inclina lateralmente.

COLLO

Nel collo sono presenti solo muscoli, in quanto la parte ossea è costituita dorsalmente dalla colonna vertebrale cervicale

e ventralmente dal solo osso ioide e ovviamente, di conseguenza, mancheranno anche le articolazioni.

Muscoli

I muscoli del collo possono essere distinti in posteriori, anteriori e laterali: quelli posteriori sono appartenenti ai muscoli

delle docce vertebrali e muscoli suboccipitali, quelli anteriori comprendono i muscoli sopraioidei, i muscoli sottoioidei

e i muscoli prevertebrali; infine, i muscoli laterali sono il platisma, lo sternocleidomastoideo e i muscoli scaleni.

I MUSCOLI SOPRAIOIDEI sono il muscolo digastrico, teso tra il processo mastoideo del temporale e la fossetta

digastrica della mandibola, che risulta costituito da due ventri, uno posteriore ed uno anteriore, uniti da un tendine

fissato al corpo dell’osso ioide, e che contraendosi innalza lo stesso osso, abbassa la mandibola ed estende la testa; il

muscolo miloioideo il quale si presenta sotto forma di una lamina quadrilatera che prende origine dalla mandibola e i

cui fasci, che vanno a partecipare alla composizione del pavimento della cavità buccale, si inseriscono nella parte

anteriore del corpo dell’osso ioide e che con la sua azione sposta in alto ed in avanti l’osso ioide e solleva la lingua,

partecipando così alla deglutizione; il muscolo stiloioideo ed il muscolo genioioideo.

I MUSCOLI SOTTOIOIDEI sono il muscolo sternoioideo, un muscolo nastriforme che prende origine dalla faccia

posteriore del manubrio dello sterno, dalla capsula dell’articolazione sternoclavicolare e dall’estremità sternale della

clavicola e i cui fasci si portano in alto medialmente per inserirsi nella parte inferiore dell’osso ioide, ed il cui compito è

quello di abbassare l’osso ioide; il muscolo omoioideo, un muscolo digastrico formato da un ventre inferiore, che

prende origine dall’incisura scapolare per portarsi in alto in avanti e medialmente per continuare, attraverso il tendine

intermedio, nel ventre superiore che si fissa all’estremità inferiore dell’osso ioide, e la cui azione è quella di abbassare

l’osso ioide e tendere la fascia cervicale media; il muscolo sternotiroideo ed il muscolo tiroioideo.

I MUSCOLI LATERALI DEL COLLO sono il muscolo pellicciaio platisma, i cui fasci hanno inizio a livello della 2°

costa e della superficie anteriore della spalla e si dirigono in alto medialmente per inserirsi a livello della cute

masseterina, delle commessure labiali e della faccia esterna del corpo mandibolare, che tende la cute del collo ed

abbassa la mandibola, il muscolo sternocleidomastoideo, il quale è composto da due ventri, uno che origina dalla parte

alte della faccia anteriore del manubrio sternale e l’altro dal quarto mediale della faccia superiore della clavicola, che si

fondono insieme per trovare un unico sito di aggancio a livello del processo mastoideo e del terzo laterale della linea

nucale superiore e che con la loro azione flettono la testa e la ruotano dal lato opposto e, se trovano punto fisso sulla

nuca, elevano il torace, i muscoli scaleni, che con la loro azione elevano le prime coste (muscoli inspiratori) ed

inclinano lateralmente la colonna cervicale, e che si distinguono in anteriore (prende origine dai processi trasversi delle

vertebre cervicali e termina sulla 1° costa, sulla sua faccia ventrale discende il nervo frenico e, assieme al medio

delimita inferiormente, con la 1° costa, un triangolo in cui passano l’arteria succlavia e i rami del plesso brachiale),

medio (si distacca dai tubercoli posteriori dei processi trasversi delle vertebre cervicali e si lega alla 2° costa) e

posteriore (si distacca dai tubercoli posteriori dei processi trasversi delle vertebre cervicali e termina sulla 2° costa);

Le FASCE DEL COLLO sono la fascia cervicale superficiale, la quale dalla linea alba, dove si presenta inspessita, si

porta lateralmente sdoppiandosi per avvolgere i muscoli sternocleidomastoidei e poi dietro si sdoppia nuovamente per

avvolgere il muscolo trapezio e, inferiormente si connette all’incisura giugulare (in corrispondenza della quale si

sdoppia ancora per fissarsi sia ai labbri anteriore che a quello posteriore della stessa incisura) al margine anteriore della

clavicola, al margine laterale dell’acromion e al margine posteriore della spina della scapola , la fascia cervicale media,

che delimita posteriormente la loggia interfasciale anteriore, il cui margine inferiore va dal manubrio dello sterno fino

alle origini dei ventri inferiori del muscolo omoioidei, e questo margine invia prolungamenti nel mediastino anteriore

che terminano sui tronchi venosi brachiocefalici e sul pericardio e, più lateralmente, dove la fascia si fissa al margine

posteriore della clavicola, sulle pareti della vena succlavia e giugulare interna, la fascia cervicale profonda, che si pone

sui muscoli prevertebrali e sui corpi delle vertebre cervicali e prime toraciche, ed il cui margine superiore prende

origine dalla parte basilare dell’osso occipitale mentre il margine inferiore si perde nel mediastino posteriore e quelli

laterali si fissano ai tubercoli anteriori dei processi trasversi delle vertebre cervicali, dove la fascia continua con le

aponeurosi che avvolgono i muscoli scaleni.

Tra le fasce si trovano due logge interfasciali, una anteriore, delimitata posteriormente dalla fascia cervicale media, ed

una posteriore.

TORACE

Ossa

Le ossa del torace si compongono delle coste e dello sterno.

Le COSTE sono segmenti scheletrici che si articolano posteriormente con le vertebre toraciche; sono formate da una

parte ossea che è completata anteriormente da un tratto cartilagineo, la cartilagine costale.

Le coste sono complessivamente 12 paia: le prime sette si uniscono anteriormente, attraverso la loro cartilagine costale,

con lo sterno; la 8°, la 9° e la 10° costa si articolano con la cartilagine della costa sovrastante; le ultime due coste sono

coste fluttuanti e terminano con un estremo appuntito.

Le coste, nonostante la prevalenza di un diametro, non vengono considerate ossa lunghe, ma piatte, in quanto mancano

di un canale midollare.

A partire dall’articolazione con le vertebre, le coste si portano dapprima in basso e in fuori, per poi cambiare

bruscamente direzione a livello dell’angolo costale (punto in cui si inserisce il muscolo ileocostale), oltre il quale si

dirigono in avanti e medialmente; nel loro decorso mostrano anche una torsione, per cui la faccia interna volge

posteriormente in basso e anteriormente in alto; la curvatura è più accentuata posteriormente.

L’estremità posteriore delle coste si presenta ingrossata nella testa della costa la quale presenta due faccette articolari,

fra loro divise da una cresta, che si articolano con due vertebre contigue; alla testa fa seguito una parte ristretta, il collo

della costa, separato dalla testa per mezzo di un tozzo rilievo, il tubercolo della costa, il quale presenta una faccetta

articolare per il processo trasverso della vertebra del livello corrispondente.

Le coste presentano una faccia interna, una esterna e due margini, inferiore e superiore: sul margine inferiore si trova il

solco costale, che dà passaggio ad un fascio vascolonervoso.

Le cartilagini costali presentano la stessa configurazione della parte ventrale delle coste da cui derivano.

La prima costa presenta delle particolarità che corrispondono alla mancanza del solco costale, alla presenza di una sola

faccetta articolare sulla testa (in quanto si articola solamente con la prima vertebra toracica), la presenza nella parte

superoestena del corpo di un solco venoso per il passaggio della vena succlavia e di una solco arterioso per il passaggio

dell’arteria succlavia e il tronco inferiore del plesso brachiale; tra i due solchi si trova il tubercolo dello scaleno per

l’inserzione dell’omonimo muscolo.

Lo STERNO è un osso piatto, formato da tre segmenti: il manubrio dello sterno, slargato in alto e costituente l’angolo

sternale nel punto di unione con il corpo, il corpo ed il processo xifoideo, che rappresenta l’apice dello sterno.

Lo sterno presenta sette incisure articolari per le cartilagini costali delle prime sette coste: la prima incisura si trova a

livello del manubrio, la seconda a livello dell’angolo sternale, mentre l’ultima nel punto di incontro tra corpo dello

sterno e processo xifoideo.

La base dello sterno, rappresentata dal manubrio, risulta ingrossata e presenta nel mezzo l’incisura giugulare.

Articolazioni

Le articolazioni del torace si dividono in articolazioni costovertebrali, articolazioni sternocostali, articolazioni

intercondrali (tra le cartilagini articolari delle coste contigue, poco importanti) ed articolazioni sternali.

Le ARTICOLAZIONI COSTOVERTEBRALI si possono distinguere in articolazioni costovertebrali propriamente

dette, cioè le doppie artrodie (tranne che nella prima e le ultime due coste, semplici artrodie) che si stabiliscono fra testa

delle coste e le faccette articolari dei corpi vertebrali e i cui mezzi di unione sono la capsula articolare e il legamento

interarticolare della testa (anche quest’ultimo non presente nella 1°, 11° e 12° costa), e articolazioni costotrasversarie,

artrodie che si stabiliscono fra il tubercolo costale e i processi trasversi vertebrali e i cui mezzi di unione sono la capsula

articolare e vari legamenti a distanza; l’articolazione costotrasversaria non è presente nelle ultime due coste, prive di

tubercolo costale.

Queste articolazioni permettono movimenti di elevazione ed abbassamento delle coste, rilevanti ai fini della

respirazione.

Le ARTICOLAZIONI STERNOCOSTALI sono artrodie semplici o doppie che si instaurano fra le cartilagini costali

delle prime sette coste e le incisure articolari dello sterno, tranne nel caso della prima costa, in cui non si ha una vera e

propria articolazione; i mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare e dal legamento interarticolare sternocostale,

completo nella 2° e 3° articolazione e incompleto o mancante nelle altre.

Le ARTICOLAZIONI STERNALI si instaurano fra il manubrio e il corpo dello sterno con una sinfisi, e tra il corpo ed

il processo xifoideo con una sincondrosi che nell’adulto diventa una sinostosi.

Muscoli

I muscoli del torace si distinguono in intrinseci (elevatori delle coste, intercostali, sottocostali e trasverso del torace) ed

estrinseci (toracoappendicolari, spinoappendicolari, spinocostali e diaframma).

I MUSCOLI ELEVATORI DELLE COSTE sono dodici paia di muscoli che hanno origine dai processi trasversi delle

vertebre toraciche e che si inseriscono sulla faccia esterna e superiore della costa sottostante, tra angolo e tubercolo; con

la loro azione sollevano le costole (muscoli inspiratori).

I MUSCOLI INTERCOSTALI collegano coste contigue, e con la loro contrazione elevano ed abbassano le coste

(muscoli inspiratori ed espiratori).


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luca d.

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina "A" (a ciclo unico)
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Chirurgia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze mediche Prof.

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