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Medicina - apparati - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Medicina con particolare analisi dei seguenti argomenti: apparato circolatorio, il cuore, cuore destro, struttura del cuore, endocardio, epicardio, vasi capillari, vasi linfatici, arterie, linfatici dell'arto inferiore, linfatici dell'arto superiore.

Esame di Fisiologia degli apparati docente Prof. P. Scienze mediche

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ESTRATTO DOCUMENTO

La superficie articolare temporale è data dalla parte anteriore della fossa mandibolare e dal

tubercolo articolare del processo zigomatico.

I mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare e da legamenti a distanza, cioè il

legamento sfenomandibolare, il legamento stilomandibolare e il legamento

pterigomandibolare.

Le due articolazioni temporo-mandibolari operano simultaneamente e permettono un certo

grado di libertà per essenzialmente tre tipi di movimento, cioè abbassamento ed elevazione,

proiezione anteriore e posteriore e lateralità.

Muscoli

Alla testa fanno capo vari tipi di muscoli che, a seconda dei loro punti di inserzione,

possono essere distinti in intrinseci ed estrinseci. I muscoli intrinseci sono costituiti da

muscoli pellicciai e muscoli scheletrici, i muscoli masticatori; i muscoli pellicciai sono anche

denominati muscoli mimici e sono perlopiù formati da esili fascetti, spesso privi di

aponeurosi; prendono inserzione con almeno uno dei due capi sulla faccia profonda della

cute e sono determinanti dell’espressione facciale.

I muscoli scheletrici sono rappresentati dai muscoli masticatori che collegano la scatola

cranica alla mandibola e ne determinano il movimento.

Oltre ai muscoli mimici e a quelli masticatori, nella testa si trovano altri muscoli intrinseci,

come quelli del padiglione auricolare, del globo oculare e dell’orecchio medio, della lingua,

del palato molle e della muscolatura faringea.

I muscoli estrinseci prendono invece inserzione in parti diverse della tasta, per esempio

collo e tronco.

I muscoli mimici sono il muscolo epicranico, i muscoli estrinseci del padiglione

auricolare, i muscoli delle palpebre, i muscoli del naso e i muscoli delle labbra ( tra cui il

muscolo buccinatore che contraendosi sposta la commessura labiale indietro e fa aderire

guance e labbra alle arcate alveolodentali, favorendo la masticazione).

I muscoli masticatori, che presentano una comune innervazione da parte della branca

mandibolare del trigemino, sono:

il MUSCOLO TEMPORALE ha origine dalla linea temporale inferiore, dalla parete

mediale della fossa temporale, dai 2/3 superiori della faccia profonda della fascia temporale

e dalla faccia mediale dell’arcata zigomatica per inserirsi sul processo coronoideo della

mandibola; è ricoperto da una consistente fascia temporale, e con la sua azione eleva la

mandibola e la sposta posteriormente;

il MUSCOLO MASSETERE è formato da una parte superficiale ed una profonda che ben

si distinguono superiormente ed inferiormente. La parte superficiale prende origine dai 2/3

anteriori del margine inferiore dell’arcata zigomatica e si inserisce alla faccia esterna

dell’angolo della mandibola, al margine inferiore e alla parte inferiore della faccia esterna del

ramo mandibolare; la parte profonda origina dai 2/3 posteriori dl margine inferiore

dell’arcata zigomatica e dalla faccia mediale della stessa arcata per inserirsi sulla faccia

laterale del ramo della mandibola.

Il muscolo è rivestito esternamente dalla fascia masseterina e con la sua azione eleva la

mandibola;

il MUSCOLO PTERIGOIDEO ESTERNO origina con un capo superiore ed uno

inferiore e si distacca dalla tuberosità mascellare per inserirsi alla fossa pterigoidea del collo;

sposta la mandibola in avanti e verso il lato opposto;

il MUSCOLO PTERIGOIDEO INTERNO ha origine dalla fossa pterigoidea, dal

processo piramidale del palatino e dalla tuberosità mascellare e termina sull’angolo

mandibolare; eleva la mandibola.

COLONNA VERTEBRALE (RACHIDE)

La colonna vertebrale presenta tre curvature lungo il suo decorso, due lordosi (cervicale e

lombare) ed una cifosi (dorsale) che le permettono di potere sostenere un carico ben 9 volte

maggiore di quello che potrebbe sostenere se fosse una semplice colonna rettilinea.

Essa è capace di movimenti su tutti e tre gli assi, sia semplici che composti: flessione ed

estensione (maggiori nei tratti cervicale e lombare), inclinazione laterale (maggiore nel tratto

cervicale) e torsione (maggiore nel cervicale e via via sempre minore fino al limitata torsione

lombare).

Ossa

La colonna vertebrale è un complesso osseo composto da segmenti, le vertebre, sovrapposti

ed articolati fa loro.

La colonna può essere suddivisa in quattro segmenti, ognuno con un determinato numero di

vertebre, corrispondenti alle quattro parti del corpo che formano il tronco: una zona

cervicale, formata da 7 vertebre cervicali, una zona toracica, formata dalle 12 vertebre

toraciche, una zona lombare o addominale, formata da 5 vertebre lombari, ed infine una

zona pelvica, formata da due particolari ossa, il sacro ed il coccige, che risultano formati

dalla fusione di primitive vertebre, 5 per il sacro e 4 o 5 per il coccige.

In tutto la colonna risulta così formata da 33 o 34 vertebre.

Le vertebre, benché spesso siano caratterizzate da particolari aspetti che le distinguono l’una

dall’altra, o perlomeno distinguono le vertebre di diversi settori, hanno caratteristiche

strutturali comuni a tutte, e sono il corpo e l’arco, che comprende i peduncoli, le masse

apofisarie, le lamine ed il processo spinoso.

Il corpo è la parte ventrale della vertebra, cioè è quelle situata più in profondità guardando

posteriormente l’individuo, ha forma pressoché cilindrica e presenta una faccia superiore,

una inferiore ed una circonferenza; il corpo risulta leggermente più incavato al centro, e più

sollevato alla periferia; i corpi di vertebre contigue si articolano fra loro attraverso il

contatto fra le loro facce superiore e inferiore, fra cui si interpone il disco intervertebrale.

I peduncoli sono piccole lamine che si dipartono dal corpo in direzione posteriore e

delimitano la parte anteriore del foro vertebrale, unendo il corpo alle masse apofisarie. Nelle

loro facce superiore ed inferiore presentano delle concavità, dette incisure vertebrali, le

quali, quando le vertebre sono sovrapposte, determinano la formazione di fori, i fori

intervertebrali, che lasciano passare i nervi spinali.

Le masse apofisarie si collocano posteriormente ai peduncoli e sono delle piccole

masserelle di forma estremamente variabile ma che in genere è pressoché cilindrica, le quali

presentano due tipi di processi: un processo articolare superiore ed uno inferiore, con le

rispettive faccette articolari, i quali hanno la funzione di mettere in contatto le masse di

vertebre contigue, e due processi trasversi, sinistro e destro, il quale si diparte lateralmente

alle masse e funzione come sito di aggancio per legamenti e muscoli.

Le lamine sono i corrispettivi posteriori alle masse dei peduncoli, sono appiattite,

quadrilatere e si dirigono posteriormente in basso, fino ad unirsi a formare il processo

spinoso; le lamine di vertebre contigue si embricano fra di loro.

Il processo spinoso, diretto posteriormente, prende origine dall’unione delle due lamine,

ed ha dimensioni, forma e direzione variabili da vertebra a vertebra, o comunque da zona a

zona della colonna.

Le vertebre presentano la classica composizione delle ossa brevi, cioè sono formate da

tessuto osseo spugnoso, il quale risulta rivestito di cartilagine ialina in corrispondenza delle

facce superiori dei corpi e dei processi articolari.

Particolarità delle vertebre cervicali

Le vertebre cervicali hanno caratteristiche che le distinguono nettamente dalle altre vertebre,

e, all’interno delle stesse cervicali, si presentano vertebre, come la prima, o atlante, la

seconda, o epistrofeo, assai differenziate.

Le vertebre cervicali aumentano di dimensione in direzione craniocaudale.

Il corpo ha forma quadrangolare, più sviluppato in larghezza, e che presenta delle creste

sagittali sui lati superiori, detti uncini, e delle depressioni, laterali e inferiori, che servono

per accogliere gli uncini della vertebra sottostante.

I peduncoli sono diretti indietro ed in fuori, obliquamente.

Il processo trasverso si presenta duplice: un processo trasverso anteriore, che prende

origine dal corpo, ed un processo trasverso posteriore, che prende origine dalla massa

apofisaria; i due processi si uniscono attraverso un ponte e formano così un foro, il foro

traversario, che dà passaggio alla vena ed all’arteria vertebrale.

Il processo spinoso si presenta bifido.

Il foro vertebrale ha forma triangolare, ed è più ampio rispetto a quello delle vertebre dei

tratti successivi.

L’ATLANTE è la prima vertebra cervicale e risulta estremamente differenziata rispetto alle

altre vertebre (cervicali e non). Manca del corpo, che si è fuso con quello della vertebra

sottostante, l’epistrofeo, e risulta quindi formato da un arco anteriore, piccolo, che presenta

sulla faccia posteriore una fossetta del dente dell’epistrofeo, ed un

Arco posteriore, che corrisponde alle lamine delle normali vertebre e che presenta all’apice

esterno un

tubercolo posteriore, abbozzo di un rudimentale processo spinoso.

Le masse apofisarie risultano schiacciate e presentano sei facce: sulla faccia superiore si

trova la cavità glenoidea che accoglie il condilo dell’osso occipitale, sulla faccia inferiore

una faccetta articolare per l’epistrofeo, sulla faccia esterna i due processi trasversi (anteriore

e posteriore) , sulla faccia interna due tubercoli sporgenti nel foro vartebrario che danno

aggancio al legamento trasverso dell’atlante, sulla faccia anteriore e su quella posteriore

prendono origine i due archi.

Il foro vertebrale dell’atlante ha forma quadrilatera ed è diviso in due parti, una anteriore

dove si trova il dente ed una posteriore dove si trova il midollo spinale, dal legamento

trasverso dell’atlante.

L’EPISTROFEO risulta molto modificato soprattutto nella parte del corpo, in cui è inserito

il dente, il corpo dell’atlante. L’inserzione vede una base larga seguita da un collo ristretto,

che termina con un nuovo allargamento nel corpo del dente, il quale presenta due faccette

articolari, una anteriore (che si articola con la fossetta del dente dell’atlante) ed una

posteriore (che scorre sul legamento trasverso dell’atlante).

Ai lati del dente si trovano le due masse apofisarie con le faccette articolari superiori

inclinate lateralmente in basso.

La 7° CERVICALE presenta un processo trasverso anteriore molto più piccolo rispetto a

quello posteriore, ed un foro traversario più piccolo di quello delle altre vertebre, che dà

passaggio solo alla vena vertebrale, e non all’arteria.

Il processo spinoso è ben pronunciato e non si presenta più bifido.

Particolarità delle vertebre toraciche

Tutte le vertebre toraciche presentano l’articolazione per le coste e quindi mostrano le

faccette articolari che le caratterizzano profondamente.

Il corpo è cilindrico, piuttosto regolare e le articolazioni delle coste si presentano come

superiore, inferiore (sul corpo) e trasversaria (sul processo trasverso), dal momento che le

coste si articolano con due vertebre contigue, prendendo contatto anche con il disco

intervertebrale.

I peduncoli presentano una incisura inferiore particolarmente accentuata.

I processi trasversi sono molto sviluppati, diretti indietro e lateralmente e presentano alle

loro estremità le faccette articolari per le coste.

Il processo spinoso è anch’esso sviluppato e diretto in basso e all’indietro.

Il foro vertebrale è circolare e più piccolo che nelle altre parti della colonna.

Caratteristiche particolari dimostrano la prima vertebra, la quale presenta una completa

articolazione per la 1° costa (dal momento che non ci sono coste superiori), e le ultime tre,

le quali presentano una sola faccetta costale sul corpo (dal momento che la 11° e la 12°

costa si articolano solo dalle corrispondenti vertebre) ed inoltre i processi trasversi delle

ultime due non presentano la faccetta articolare costale, e lo stesso processo si risolve in tre

tubercoli, uno anteriore e due posteriori: il posteriore superiore è detto processo

mammillare, quello inferiore è detto

processo accessorio.

Particolarità delle vertebre lombari

Il corpo delle vertebre lombari, di forma cilindrica, si presenta non solo più grosso, ma

anche più massiccio di quello delle altre vertebre.

Il processo trasverso è formato dai processi mammillare, accessorio e da un processo

costiforme, lamine ossee assai robuste che si dirigono in fuori.

Il processo spinoso risulta corto e appiattito e di forma quadrilatera.

Il foro vertebrale è triangolare e ristretto.

Osso sacro

L’osso sacro deriva dalla fusione di 5 vertebre primitive; con il coccige e con le due ossa

dell’anca forma il bacino.

La sua parte superiore, detta base, si pone in rapporto con la 5° vertebra lombare, formando

un angolo a convessità anteriore detto promontorio; l’osso sacro è percorso dalla base

all’apice dal canale sacrale, che rappresenta l’ultima parte del canale vertebrale, e che si

trova aperto all’apice nello hiatus sacrale.

La parte anteriore è concava e volge in avanti ed in basso e presenta sulla sua superficie

quattro linee trasversali che rivelano la saldatura attraverso sinostosi dei corpi delle cinque

vertebre primitive; a fianco di tali saldature si trovano quattro paia di fori sacrali anteriori

(che immettono nel canale sacrale e lasciano passare i nervi sacrali) e a cui corrispondono

posteriormente i fori sacrali posteriori.

Nella faccia posteriore si nota sulla linea mediana la cresta sacrale media che deriva dalla

fusione dei processi spinosi delle vertebre; sono presenti lateralmente delle file di tubercoli

derivati dalla fusione dei processi articolari che formano le creste sacrali articolari che , in

basso, terminano con due (una per lato) acute sporgenze, i corni sacrali.

Le creste sacrali laterali derivano invece dalla fusione dei processi mammillari e accessori.

Sulle facce laterali del sacro si trovano delle faccette auricolari per l’articolazione con le

ossa dell’anca e, dietro le faccette, le tuberosità sacrali, per l’innesto di numerosi

legamenti.

Coccige

Ha forma triangolare ed è l’ultimo segmento della colonna vertebrale ed è formato da

quattro o cinque vertebre rudimentali fuse assieme, e nella prima si possono ancora

individuare alcuni segni distintivi delle normali vertebre.

La base del coccige si articola con l’apice del sacro.

L’apice del coccige volge in basso e spesso devia dalla linea mediana; risulta convesso

verso l’esterno e si possono notare delle intaccature trasversali che sono il segno della

fusone delle vertebre.

Articolazioni

Le articolazioni della colonna vertebrale si possono distinguere in articolazioni tra i corpi

vertebrali (o intersomatiche), articolazioni tra i processi articolari, alle quali vanno

aggiunti i legamenti a distanza, e le articolazioni craniovertebrali, alle quali vanno aggiunti

una serie di legamenti a distanza che connettono l’osso occipitale all’epistrofeo.

Le ARTICOLAZIONI TRA I CORPI VERTEBRALI sono sinartrosi del tipo delle sinfisi

in quanto fra i due corpi si interpone un disco intervertebrale, che tende ad assottigliarsi

con il carico, a forma di lente biconvessa, formato da un anello fibroso, periferico e

costituito da fibrocartilagine ricca di collagene, e da un nucleo polposo, centrale e costituito

di fibrocartilagine ricca di gruppi isogeni, di sostanza fondamentale e di collagene,

organizzato però diversamente che nell’anello fibroso, cioè non in fasci ma irregolarmente

intrecciato; il disco intervertebrale si assottiglia con il carico.

Le articolazioni intersomatiche si avvalgono per la loro stabilità anche di legamenti: il

legamento longitudinale anteriore, un nastro fibroso che si addossa alla faccia anteriore

dei corpi vertebrali ai quali aderisce più fortemente che ai dischi, ed il legamento

longitudinale posteriore, che si fissa alla parte posteriore dei corpi e prospetta quindi verso

il canale vertebrale.

Le ARTICOLAZIONI FRA I PROCESSI ARTICOLARI sono diartrosi del tipo artrodie

e la superficie di contatto fra le faccette articolari è quasi frontale nelle vertebre cervicali e

toraciche e sagittale in quelle lombari.

I LEGAMENTI A DISTANZA comprendono i legamenti gialli, tesi fra le lamine delle

vertebre, i legamenti interspinosi e i legamenti sovraspinosi, che uniscono i processi

spinosi, e i legamenti intertrasversari, che connettono i processi trasversi.

Le ARTICOLAZIONI CRANIOVERTEBRALI si distinguono in articolazione

atloassiale mediana, una diartrosi a ginglimo laterale o trocoide, che si svolge tra il dente

dell’epistrofeo ed un anello osteofibroso formato dall’arco anteriore e dal legamento

trasverso dell’atlante, articolazioni atloassiali laterali, artrodie che si effettuano tra i

processi articolari di atlante ed epistrofeo, e che sono riunite da due legamenti atloassiali

collaterali e da un legamento atloassiale anteriore e uno posteriore, articolazione

atlooccipitale (che permette movimenti di flesso-estensione e rotazione), una diartrosi di

tipo condiloideo che si stabilisce tra i condili dell’osso occipitale e le cavità glenoidee che si

trovano sulla faccia superiore delle masse apofisarie dell’atlante, e i cui mezzi di unione

sono dati dalla capsula articolare e dalle due membrane atlooccipitali anteriore e

posteriore; il complesso articolare craniovertebrale è completato dai tre legamenti

occipitoassiali, uno mediano (membrana tectoria) e due laterali, dai tre legamenti

occipitoodontoidei, uno mediano e due laterali, e dai legamenti laterali o alari.

Muscoli

I muscoli della colonna vertebrale si dividono in muscoli delle docce vertebrali, situati

dorsalmente subito a ridosso delle colonna, ed in muscoli ventrali del rachide.

I muscoli delle docce vertebrali sono dei complessi muscolari rivestiti alla superficie da una

fascia che li separa dai muscoli più superficiali, detta fascia nucale nella parte superiore e

fascia lombodorsale nella parte inferiore.

Essi hanno decorso generalmente parallelo o leggermente obliquo rispetto alla colonna

vertebrale.

Dalla superficie in profondità sono:

il MUSCOLO SPLENIO DELLA TESTA che, contraendosi, estende la testa, inclinandola

e ruotandola dal proprio lato;

il MUSCOLO SPLENIO DEL COLLO che con la sua azione estende la colonna cervicale;

il MUSCOLO SACROSPINALE, il quale si divide in muscolo ileocostale (nella parte

laterale) che con la sua contrazione estende la colonna e la inclina dal proprio lato e può

anche elevare ed abbassare le coste, in muscolo lunghissimo (nella parte intermedia) che

estende ed inclina dal proprio lato la colonna e la testa, ed il muscolo spinale, estensore della

colonna;

il MUSCOLO TRASVERSO SPINALE, formato da fasce che originano dai processi

trasversi e si inseriscono su quelli spinosi; anch’esso è formato da tre parti: il muscolo

semispinale (superficiale) che con la sua azione estende e ruota dal lato opposto al proprio

la testa e la colonna, il muscolo multifido (medio), che estende e ruota dal lato opposto la

colonna, e i muscoli rotatori (profondi) che estendono e ruotano la colonna;

i MUSCOLI INTERSPINOSI, tesi tra i processi spinosi d vertebre contigue, che

estendono la colonna vertebrale;

i MUSCOLI INTERTRASVERSARI; tesi tra i processi trasversi di vertebre contigue, che

inclinano lateralmente la colonna vertebrale;

i MUSCOLI SUBOCCIPITALI, quattro muscoli pari e simmetrici tesi tra le prime

vertebre cervicali e la squama dell’osso occipitale, che si distinguono in: muscoli grande e

piccolo retto posteriori della testa ed i muscoli obliqui superiore ed inferiore della testa.

I muscoli ventrali del rachide si dividono in muscoli prevertebrali e muscoli rudimentali

del tratto sacrococcigeo.

I MUSCOLI PREVERTEBRALI si distinguono in muscolo lungo del collo, che flette ed

inclina lateralmente la colonna cervicale, muscolo lungo della testa, che flette e ruota la

testa, muscolo retto anteriore della testa, che flette ed inclina lateralmente la testa e

muscolo retto laterale della testa, che la inclina lateralmente.

COLLO

Nel collo sono presenti solo muscoli, in quanto la parte ossea è costituita dorsalmente dalla

colonna vertebrale cervicale e ventralmente dal solo osso ioide e ovviamente, di

conseguenza, mancheranno anche le articolazioni.

Muscoli

I muscoli del collo possono essere distinti in posteriori, anteriori e laterali: quelli posteriori sono

appartenenti ai muscoli delle docce vertebrali e muscoli suboccipitali, quelli anteriori comprendono i

muscoli sopraioidei, i muscoli sottoioidei e i muscoli prevertebrali; infine, i muscoli laterali sono il

platisma, lo sternocleidomastoideo e i muscoli scaleni.

I MUSCOLI SOPRAIOIDEI sono il muscolo digastrico, teso tra il processo mastoideo

del temporale e la fossetta digastrica della mandibola, che risulta costituito da due ventri,

uno posteriore ed uno anteriore, uniti da un tendine fissato al corpo dell’osso ioide, e che

contraendosi innalza lo stesso osso, abbassa la mandibola ed estende la testa; il muscolo

miloioideo il quale si presenta sotto forma di una lamina quadrilatera che prende origine

dalla mandibola e i cui fasci, che vanno a partecipare alla composizione del pavimento della

cavità buccale, si inseriscono nella parte anteriore del corpo dell’osso ioide e che con la sua

azione sposta in alto ed in avanti l’osso ioide e solleva la lingua, partecipando così alla

deglutizione; il muscolo stiloioideo ed il muscolo genioioideo.

I MUSCOLI SOTTOIOIDEI sono il muscolo sternoioideo, un muscolo nastriforme che

prende origine dalla faccia posteriore del manubrio dello sterno, dalla capsula

dell’articolazione sternoclavicolare e dall’estremità sternale della clavicola e i cui fasci si

portano in alto medialmente per inserirsi nella parte inferiore dell’osso ioide, ed il cui

compito è quello di abbassare l’osso ioide; il muscolo omoioideo, un muscolo digastrico

formato da un ventre inferiore, che prende origine dall’incisura scapolare per portarsi in alto

in avanti e medialmente per continuare, attraverso il tendine intermedio, nel ventre superiore

che si fissa all’estremità inferiore dell’osso ioide, e la cui azione è quella di abbassare l’osso

ioide e tendere la fascia cervicale media; il muscolo sternotiroideo ed il muscolo tiroioideo.

I MUSCOLI LATERALI DEL COLLO sono il muscolo pellicciaio platisma, i cui fasci

hanno inizio a livello della 2° costa e della superficie anteriore della spalla e si dirigono in

alto medialmente per inserirsi a livello della cute masseterina, delle commessure labiali e

della faccia esterna del corpo mandibolare, che tende la cute del collo ed abbassa la

mandibola, il muscolo sternocleidomastoideo, il quale è composto da due ventri, uno che

origina dalla parte alte della faccia anteriore del manubrio sternale e l’altro dal quarto

mediale della faccia superiore della clavicola, che si fondono insieme per trovare un unico

sito di aggancio a livello del processo mastoideo e del terzo laterale della linea nucale

superiore e che con la loro azione flettono la testa e la ruotano dal lato opposto e, se trovano

punto fisso sulla nuca, elevano il torace, i muscoli scaleni, che con la loro azione elevano le

prime coste (muscoli inspiratori) ed inclinano lateralmente la colonna cervicale, e che si

distinguono in anteriore (prende origine dai processi trasversi delle vertebre cervicali e

termina sulla 1° costa, sulla sua faccia ventrale discende il nervo frenico e, assieme al medio

delimita inferiormente, con la 1° costa, un triangolo in cui passano l’arteria succlavia e i

rami del plesso brachiale), medio (si distacca dai tubercoli posteriori dei processi trasversi

delle vertebre cervicali e si lega alla 2° costa) e posteriore (si distacca dai tubercoli

posteriori dei processi trasversi delle vertebre cervicali e termina sulla 2° costa);

Le FASCE DEL COLLO sono la fascia cervicale superficiale, la quale dalla linea alba,

dove si presenta inspessita, si porta lateralmente sdoppiandosi per avvolgere i muscoli

sternocleidomastoidei e poi dietro si sdoppia nuovamente per avvolgere il muscolo trapezio

e, inferiormente si connette all’incisura giugulare (in corrispondenza della quale si sdoppia

ancora per fissarsi sia ai labbri anteriore che a quello posteriore della stessa incisura) al

margine anteriore della clavicola, al margine laterale dell’acromion e al margine posteriore

della spina della scapola , la fascia cervicale media, che delimita posteriormente la loggia

interfasciale anteriore, il cui margine inferiore va dal manubrio dello sterno fino alle origini

dei ventri inferiori del muscolo omoioidei, e questo margine invia prolungamenti nel

mediastino anteriore che terminano sui tronchi venosi brachiocefalici e sul pericardio e, più

lateralmente, dove la fascia si fissa al margine posteriore della clavicola, sulle pareti della

vena succlavia e giugulare interna, la fascia cervicale profonda, che si pone sui muscoli

prevertebrali e sui corpi delle vertebre cervicali e prime toraciche, ed il cui margine

superiore prende origine dalla parte basilare dell’osso occipitale mentre il margine inferiore

si perde nel mediastino posteriore e quelli laterali si fissano ai tubercoli anteriori dei

processi trasversi delle vertebre cervicali, dove la fascia continua con le aponeurosi che

avvolgono i muscoli scaleni.

Tra le fasce si trovano due logge interfasciali, una anteriore, delimitata posteriormente dalla

fascia cervicale media, ed una posteriore.

TORACE

Ossa

Le ossa del torace si compongono delle coste e dello sterno.

Le COSTE sono segmenti scheletrici che si articolano posteriormente con le vertebre

toraciche; sono formate da una parte ossea che è completata anteriormente da un tratto

cartilagineo, la cartilagine costale.

Le coste sono complessivamente 12 paia: le prime sette si uniscono anteriormente,

attraverso la loro cartilagine costale, con lo sterno; la 8°, la 9° e la 10° costa si articolano

con la cartilagine della costa sovrastante; le ultime due coste sono coste fluttuanti e

terminano con un estremo appuntito.

Le coste, nonostante la prevalenza di un diametro, non vengono considerate ossa lunghe,

ma piatte, in quanto mancano di un canale midollare.

A partire dall’articolazione con le vertebre, le coste si portano dapprima in basso e in fuori,

per poi cambiare bruscamente direzione a livello dell’angolo costale (punto in cui si

inserisce il muscolo ileocostale), oltre il quale si dirigono in avanti e medialmente; nel loro

decorso mostrano anche una torsione, per cui la faccia interna volge posteriormente in

basso e anteriormente in alto; la curvatura è più accentuata posteriormente.

L’estremità posteriore delle coste si presenta ingrossata nella testa della costa la quale

presenta due faccette articolari, fra loro divise da una cresta, che si articolano con due

vertebre contigue; alla testa fa seguito una parte ristretta, il collo della costa, separato dalla

testa per mezzo di un tozzo rilievo, il tubercolo della costa, il quale presenta una faccetta

articolare per il processo trasverso della vertebra del livello corrispondente.

Le coste presentano una faccia interna, una esterna e due margini, inferiore e superiore: sul

margine inferiore si trova il solco costale, che dà passaggio ad un fascio vascolonervoso.

Le cartilagini costali presentano la stessa configurazione della parte ventrale delle coste da

cui derivano.

La prima costa presenta delle particolarità che corrispondono alla mancanza del solco

costale, alla presenza di una sola faccetta articolare sulla testa (in quanto si articola

solamente con la prima vertebra toracica), la presenza nella parte superoestena del corpo di

un solco venoso per il passaggio della vena succlavia e di una solco arterioso per il

passaggio dell’arteria succlavia e il tronco inferiore del plesso brachiale; tra i due solchi si

trova il tubercolo dello scaleno per l’inserzione dell’omonimo muscolo.

Lo STERNO è un osso piatto, formato da tre segmenti: il manubrio dello sterno, slargato

in alto e costituente l’angolo sternale nel punto di unione con il corpo, il corpo ed il

processo xifoideo, che rappresenta l’apice dello sterno.

Lo sterno presenta sette incisure articolari per le cartilagini costali delle prime sette coste: la

prima incisura si trova a livello del manubrio, la seconda a livello dell’angolo sternale,

mentre l’ultima nel punto di incontro tra corpo dello sterno e processo xifoideo.

La base dello sterno, rappresentata dal manubrio, risulta ingrossata e presenta nel mezzo

l’incisura giugulare.

Articolazioni

Le articolazioni del torace si dividono in articolazioni costovertebrali, articolazioni

sternocostali, articolazioni intercondrali (tra le cartilagini articolari delle coste contigue, poco

importanti) ed articolazioni sternali.

Le ARTICOLAZIONI COSTOVERTEBRALI si possono distinguere in articolazioni

costovertebrali propriamente dette, cioè le doppie artrodie (tranne che nella prima e le

ultime due coste, semplici artrodie) che si stabiliscono fra testa delle coste e le faccette

articolari dei corpi vertebrali e i cui mezzi di unione sono la capsula articolare e il legamento

interarticolare della testa (anche quest’ultimo non presente nella 1°, 11° e 12° costa), e

articolazioni costotrasversarie, artrodie che si stabiliscono fra il tubercolo costale e i

processi trasversi vertebrali e i cui mezzi di unione sono la capsula articolare e vari

legamenti a distanza; l’articolazione costotrasversaria non è presente nelle ultime due coste,

prive di tubercolo costale.

Queste articolazioni permettono movimenti di elevazione ed abbassamento delle coste,

rilevanti ai fini della respirazione.

Le ARTICOLAZIONI STERNOCOSTALI sono artrodie semplici o doppie che si

instaurano fra le cartilagini costali delle prime sette coste e le incisure articolari dello sterno,

tranne nel caso della prima costa, in cui non si ha una vera e propria articolazione; i mezzi di

unione sono dati dalla capsula articolare e dal legamento interarticolare sternocostale,

completo nella 2° e 3° articolazione e incompleto o mancante nelle altre.

Le ARTICOLAZIONI STERNALI si instaurano fra il manubrio e il corpo dello sterno

con una sinfisi, e tra il corpo ed il processo xifoideo con una sincondrosi che nell’adulto

diventa una sinostosi.

Muscoli

I muscoli del torace si distinguono in intrinseci (elevatori delle coste, intercostali,

sottocostali e trasverso del torace) ed estrinseci (toracoappendicolari, spinoappendicolari,

spinocostali e diaframma).

I MUSCOLI ELEVATORI DELLE COSTE sono dodici paia di muscoli che hanno

origine dai processi trasversi delle vertebre toraciche e che si inseriscono sulla faccia esterna

e superiore della costa sottostante, tra angolo e tubercolo; con la loro azione sollevano le

costole (muscoli inspiratori).

I MUSCOLI INTERCOSTALI collegano coste contigue, e con la loro contrazione elevano

ed abbassano le coste (muscoli inspiratori ed espiratori).

I MUSCOLI SOTTOCOSTALI uniscono in vicinanza delle articolazioni costovertebrali, le

facce interne di vertebre contigue; agiscono sollevando le coste (muscoli inspiratori).

IL MUSCOLO TRASVERSO DEL TORACE prende origine dalla faccia interna del

corpo sternale e dello xifoide e si porta in alto e lateralmente per inserirsi sulla faccia interna

delle cartilagini costali dalla 2° o 3° alla 6°; con la sua azione abbassa le coste (muscolo

espiratore).

I muscoli toracoappendicolari sono:

il MUSCOLO GRANDE PETTORALE, situato nella parte anteriore dl torace dove forma

gran parte del cavo ascellare. Vi si distinguono una parte clavicolare, che origina dai 2/3

anteriori e mediali della clavicola, una parte sternocostale, che origina dalla parte anteriore

dello sterno a dalle prime sei cartilagini costali, ed una parte addominale, che origina dalla

parte addominale del foglietto anteriore del muscolo retto dell’addome; i tre fasci si fanno

convergenti in fuori e si uniscono in un unico tendine che si fissa al solco bicipitale

dell’omero (cresta della grande tuberosità); con la sua contrazione adduce e ruota

internamente l’omero, oppure, se prende punto fisso allo stesso omero, solleva il tronco;

il MUSCOLO PICCOLO PETTORALE è posto profondamente al grande pettorale ed

origina mediante tre digitazioni tendinee dalla faccia esterna e dal margine superiore delle

coste 3°, 4° e 5°, in prossimità della cartilagine; i fasci convergono in un ventre che si dirige

in alto e lateralmente per inserirsi all’apice e al margine mediale del processo caracoideo

della scapola. Contraendosi abbassa la spalla e solleva le coste (muscolo inspiratore);

il MUSCOLO SUCCLAVIO origina dalla prima costa e si inserisce nella faccia inferiore

della clavicola; abbassa la clavicola;

il MUSCOLO DENTATO ANTERIORE è situato nella parte laterale del torace; origina

dalla faccia esterna della prime dieci coste e va ad inserirsi sul margine vertebrale della

scapola; con la sua azione solleva le coste (muscolo inspiratore) e porta la scapola in

avanti, in fuori ed in alto;

I muscoli spinoappendicolari sono:

il MUSCOLO TRAPEZIO che origina dal terzo mediale della linea nucale, dalla

protuberanza occipitale esterna e dai processi spinosi della 7° vertebra cervicale e di tutte le

vertebre toraciche oltreché dal legamento spinoso e i cui fasci si inseriscono su clavicola e

scapola; con la sua azione eleva ed adduce la spalla e inoltre estende la testa ruotandola dal

lato opposto;

il MUSCOLO GRANDE DORSALE origina dai processi spinosi delle ultime sei vertebre

toraciche e delle vertebre lombari, dal legamento sovraspinoso, dalla cresta sacrale media e

dal terzo posteriore del labbro esterno della cresta iliaca e, solo con alcuni fasci, anche dalla

faccia esterna delle ultime tre o quattro coste, per inserirsi sul labbro mediale del solco

bicipitale dell’omero (cresta della piccola tuberosità). E’ ricoperto in alto dal muscolo

trapezio e con la sua azione adduce e ruota all’interno l’omero e se prende punto fisso

sull’omero, solleva il tronco ed innalza le costole (muscolo inspiratore);

il MUSCOLO ROMBOIDE;

il MUSCOLO ELEVATORE DELLA SCAPOLA origina dai tubercoli posteriori dei

processi trasversi delle prime quattro vertebre cervicali e si porta in basso e in fuori per

inserirsi all’angolo mediale e alla parte alta del margine vertebrale della scapola; con la sua

contrazione solleva e sposta medialmente la scapola.

I muscoli spinocostali sono:

il MUSCOLO DENTATO POSTERIORE SUPERIORE che origina dalla parte inferiore

del legamento nucale per inserirsi alla faccia esterna delle coste dalla 2° alla 5°; agisce

elevando le coste (muscolo inspiratore);

il MUSCOLO DENTATO POSTERIORE INFERIORE che ha origine dal foglietto

posteriore della fascia lombodorsale e si inserisce alla faccia esterna delle ultime quattro

coste; agisce abbassando le coste (muscolo espiratore).

Il DIAFRAMMA è un muscolo impari, largo e appiattito che separa la cavità toracica da

quella addominale; ha la forma di una cupola con la convessità superiore; è più largo che

lungo, e posteriormente scende più in basso che ventralmente.

Nel punto di mezzo presenta un centro tendineo a forma di trifoglio in cui si considerano

una fogliola anteriore, una destra e una sinistra e da cui si dipartono i fasci carnosi del

muscolo.

Tenendo conto delle sue inserzioni, vi si distinguono una parte lombare, che trae origine

dal corpo della 2°, 3° e talvolta 4° vertebra lombare e dai corrispondenti dischi e che forma

con il suo pilastro mediale assieme alla parte costale un orifizio, il trigono lombocostale,

una parte costale, che trae origine dalle facce posteriori e superiori delle ultime sei coste e

che forma con la parte sternale il trigono sternocostale, ed una parte sternale, che origina

con due piccoli fasci dalla faccia posteriore del processo xifoideo.

Presenta un orifizio esofageo, per il passaggio di esofago e nervi vaghi, ed un orifizio

aortico, posto lievemente a sinistra della linea mediana, per il passaggio di aorta e dotto

toracico.

Con la contrazione, il diaframma si abbassa ed eleva le ultime coste, ampliando così la

cavità toracica (muscolo inspiratore) e determinando un aumento della pressione

addominale.

ADDOME

Muscoli

Mancando di uno scheletro osseo, costituito solo dalle vertebre lombari dorsalmente, e

quindi di articolazioni, l’addome è costituito solamente di muscoli.

Essi sono:

il MUSCOLO RETTO DELL’ADDOME ha origine superiormente con tre fasci carnosi,

che si distinguono in laterale, intermedio e mediale: i primi due si distaccano dalla faccia

esterna e dal margine inferiore della 5° e 6° cartilagine costale, mentre il terzo nasce dalla

faccia esterna della 7° cartilagine costale e dal processo xifoideo; il muscolo si porta quindi

in basso per raggiungere l’inserzione che si effettua, mediante un corto e robusto tendine,

sul margine superiore del pube, tra tubercolo pubico e sinfisi pubica. Il ventre muscolare

presenta in genere quattro iscrizioni tendinee trasversali, ben visibili.

Con la sua azione abbassa le coste (muscolo espiratore), flette il torace sulla pelvi o

viceversa aumenta la pressione addominale.

Il MUSCOLO PIRAMIDALE è un piccolo muscolo che si trova nella parte inferiore e

mediale della parete addominale anteriore; con la sua contrazione tende la linea alba.

Il MUSCOLO OBLIQUO ESTERNO DELL’ADDOME prende origine dalla faccia

esterna delle ultime otto costole per mezzo di digitazioni carnose che confluiscono per

inserirsi al labbro esterno della cresta iliaca ; medialmente giunge fino alla linea alba, alla cui

formazione partecipa, mentre inferiormente si inserisce al pube e alla sinfisi pubica.

Tra il tubercolo pubico la spina iliaca anteriore superiore, l’aponeurosi dell’obliquo esterno

costituisce il legamento inguinale.

Con la sua azione abbassa le coste (muscolo espiratorio), flette il torace e lo ruota dal lato

opposto; determina anche un aumento della pressione addominale.

Il MUSCOLO OBLIQUO INTERNO DELL’ADDOME si trova nella parete

anterolaterale dell’addome profondamente al muscolo obliquo esterno. Ha origine dal terzo

laterale del legamento inguinale, dalla spina iliaca anterosuperiore per inserirsi, con i fasci

profondi, al margine inferiore delle ultime tre cartilagini costali, e con tutti gli altri,

continuando in una fascia fibrosa, forma l’aponeurosi dell’obliquo interno, che partecipa

alla formazione della guaina del retto e della linea alba; l’aponeurosi si fonde con

l’aponeurosi del muscolo trasverso per formare il tendine congiunto, che si inserisce al

margine superiore dl pube, al tubercolo pubico e al margine mediale della cresta pettinea.

Ha azioni simili a quelle dell’obliquo interno, ma ruota il torace dal proprio lato.

Il MUSCOLO TRASVERSO DELL’ADDOME è posto profondamente al muscolo

obliquo interno e presenta fascia decorso trasversale. Origina dalla faccia interna delle

ultime sei cartilagini costali, dalla fascia lombodorsale e dalla metà laterale del legamento

inguinale; partecipa alla formazione della guaina del muscolo retto e della linea alba e

presenta una fascia trasversale che lo separa dal peritoneo. Contraendosi porta indietro le

coste (muscolo espiratorio) e aumenta la pressione addominale.

Il MUSCOLO CREMASTERE è composto di un fascio laterale, proveniente dai muscoli

obliquo interno e trasverso e dalla parte laterale del legamento inguinale, e un fascio

mediale, proveniente dal tubercolo pubico; i fasci del cremastere entrano nella compagine

del funicolo spermatico e contraendosi, sollevano il testicolo.

Il MUSCOLO QUADRATO DEI LOMBI si trova nella parete addominale posteriore. È

formato da due strati, più o meno completi, di cui uno anteriore e uno posteriore; lo strato

anteriore ha origine dall’apice dei processi costiformi delle ultime quattro vertebre lombari e

si inserisce al margine inferiore della 12° costa, mentre lo strato posteriore nasce dal labbro

interno della cresta iliaca e dal margine superiore del legamento ileolombare e si inserisce al

margine inferiore della 12° costa e all’apice dei processi costiformi delle prime quattro

vertebre lombari. Abbassa la 12° costa (muscolo espiratorio) e inclina lateralmente la

colonna e la pelvi.

Nella compagine dei muscoli addominali si trovano varie fasce, tra cui la fascia trasversale,

che si trova profondamente al muscolo trasverso e una cui parte prende il nome di setto

femorale, la guaina dei muscoli retti dell’addome, formata dalle aponeurosi dei muscoli

obliqui (esterno e interno) e trasverso, e in cui si distinguono uno strato anteriore e uno

posteriore (che nei 2/5 inferiori è formato dalla fascia trasversale), nonché un margine

mediale e uno laterale.

La linea alba è un rafe tendineo che si trova nella parte di mezzo della parete addominale

anteriore; si trova tra i margini dei due muscoli retti e si estende dal processo xifoideo al

pube. È formata dall’aponeurosi dei muscoli obliqui e trasverso che incrociano i loro fasci

sulla linea mediana.

Il canale inguinale è un tragitto attraverso al parete addominale anteriore situato subito al di

sopra della metà mediale del legamento inguinale; nel maschio adulto, dove ha il maggiore

sviluppo, è lungo 4-5 cm.

Il canale inguinale, che dà passaggio al funicolo spermaticoguinale, presenta un orifizio di

sbocco superficiale e uno di entrata profondo, che sono denominati rispettivamente anello

inguinale sottocutaneo e anello inguinale addominale.

L’anello inguinale sottocutaneo è un orifizio delimitato dal pilastro laterale e mediale del

legamento inguinale, dalle fibre arcuate e, profondamente, dal legamento inguinale riflesso;

l’anello inguinale addominale corrisponde alla fossetta inguinale laterale ed è delimitato

medialmente dalla piega falciforme.

La parte anteriore del canale inguinale è formata dall’aponeurosi del muscolo obliquo

esterno ed è completata dalle fibre arcuate; la parete superiore è formata dal margine

inferiore dei muscoli obliquo interno e trasverso; la parete posteriore è formata dalla fascia

trasversale , dal tendine congiunto, è rivestita posteriormente dal peritoneo ed è rinforzata

dal legamento interfoveolare, dalla banderella ileopubica e dal tendine congiunto.

ARTO SUPERIORE

Ossa

La SCAPOLA è un osso piatto, sottile di forma triangolare, posto a livello della 3°- 7° costa

e in cui si individuano una faccia anteriore o costale, una posteriore o dorsale, tre margini

(vertebrale, ascellare e superiore) e tre angoli (laterale, mediale o vertebrale e inferiore).

La faccia anteriore presenta una leggera concavità chiamata fossa sottoscapolare, che

accoglie l’omonimo muscolo; sulla faccia posteriore, a livello del ¼ superiore si trova una

eminenza trasversale, la spina della scapola, che inizia poco rilevata a livello del margine

vertebrale per dirigersi verso il margine opposto e terminare in un robusto processo

appiattito, l’acromion, che volge in fuori e davanti; la zona che si pone superiormente alla

spina è detta fossa sovraspinata, mentre quella inferiore è la fossa infraspinata, dai cui

margini prendono origine i muscoli grande e piccolo rotondo.

Il margine superiore presenta lateralmente l’incisura della scapola che il legamento

trasverso superiore trasforma in foro per il passaggio del nervo soprascapolare; all’esterno

dell’incisura si solleva, dal margine superiore, il processo caracoideo, che si porta,

incurvandosi a becco, in alto, avanti e fuori.

L’angolo laterale della scapola è slargato e risulta evidenziato dal resto dell’osso ad opera di

una parte ristretta, il collo della scapola, che lateralmente presenta la cavità glenoidea dove

si articola l’omero.

La CLAVICOLA è un osso allungato a forma di S che si estende trasversalmente al davanti

della prima costa e presenta la conformazione interna tipica delle ossa piatte. Il corpo forma

una doppia curva con la parte mediale convessa anteriormente, la parte mediale ha forma

prismatica triangolare, mentre la parte laterale è appiattita.

La faccia inferiore presenta lateralmente la tuberosità caracoidea, medialmente la

tuberosità costale; le estremità presentano rispettivamente una faccetta articolare

acromiale, laterale e appiattita, ed una faccetta articolare sternale, mediale.

L’OMERO è un osso lungo che forma da solo lo scheletro del braccio e che contiene un

ampio canale midollare; si articola superiormente con la scapola e inferiormente con le due

ossa che formano l’avambraccio, radio e ulna.

Il corpo dell’omero ha forma quasi cilindrica nella parte prossimale e prismatica triangolare

in quella distale; la faccia anteromediale presenta nel suo mezzo il foro nutritizio, mentre

quella anterolaterale, nel suo terzo medio, la tuberosità deltoidea, sulla quale si inserisce il

muscolo deltoide. La faccia posteriore è percorsa dal solco del nervo radiale.

L’estremità prossimale dell’omero presenta un’ampia superficie articolare quasi sferica,

rivestita di cartilagine, la testa dell’omero: questa volge medialmente e in alto e il suo asse

forma con quello del corpo un angolo di circa 130°.

La testa è delimitata nel suo contorno da un leggero restringimento, il collo anatomico, al di

sotto del quale si trova il collo chirurgico, che la separa dai due rilievi posti nelle vicinanze,

cioè la piccola tuberosità, che volge medialmente e anteriormente e dà attacco al muscolo

sottoscapolare, e la grande tuberosità, che volge invece posteriormente e lateralmente e che

presenta tre faccette, distinte in superiore media e inferiore, su cui prendono attacco

rispettivamente i muscoli sovraspinato, infraspinato e piccolo rotondo; tra le due tuberosità

si trova il solco bicipitale dell’omero, che dà passaggio al tendine del capo lungo del

bicipite.

Sul labbro laterale prende attacco il grande pettorale, sul labbro mediale il grande dorsale e il

grande rotondo.

L’estremità distale dell’omero si presenta slargata ed appiattita dall’avanti all’indietro; su

ciascuno dei due lati si trovano due sporgenze: quella mediale è detta epitroclea, più

voluminosa e che presenta sulla sua superficie dorsale il solco per il nervo ulnare, quella

laterale epicondilo; tra epicondilo ed epitroclea si trovano le superfici articolari per le ossa

dell’avambraccio; medialmente la troclea per l’articolazione dell’ulna e lateralmente il

condilo per l’articolazione con il radio.

Sulla faccia anteriore dell’estremità distale si trova la fossa coronoidea, per il processo

coronoideo dell’ulna durante la flessione dell’avambraccio, mentre sulla faccia posteriore la

fossa olecranica che accoglie l’olecrano dell’ulna durante l’estensione dell’avambraccio;

una fossetta radiale si trova sulla faccia anteriore sopra il condilo: accoglie il capitello del

radio durante la flessione dell’avambraccio.

Il RADIO è un osso lungo che occupa la posizione laterale dell’avambraccio; si articola in

alto con l’omero e in basso con il carpo e tanto in alto quanto in basso con l’ulna.

Il corpo è prismatico triangolare con tre facce, anteriore o volare, posteriore o dorsale e

laterale e tre margini, anteriore, posteriore e mediale o cresta interossea; la faccia volare

presenta una depressione che dà attacco al muscolo flessore lungo del pollice, e nella parte

distale dà attacco al muscolo pronatore quadrato.

L’estremità superiore dell’osso prende il nome di capitello del radio; si presenta come un

rigonfiamento cilindrico il cui contorno è, per gran parte , rivestito di cartilagine e prende il

nome di circonferenza articolare del capitello; la faccia superiore del capitello presenta la

faccetta articolare concava che si articola con il condilo omerale, la fossetta articolare del

capitello radiale.

Sul lato anteromediale si trova la tuberosità del radio, che dà inserzione al muscolo bicipite

brachiale.

L’estremità inferiore è appiattita dall’avanti all’indietro e presenta la forma di una piramide

triangolare tronca ad apice superiore. La faccia dorsale presenta lateralmente un lungo

processo rivolto in basso, il processo stiloideo, ed è percorsa da numerosi solchi

longitudinali per il passaggio di tendini; sulla parte mediale si trova invece l’incisura

ulnare, una faccetta per l’articolazione radioulnare distale.

L’ULNA è un osso lungo che occupa la parte mediale dell’avambraccio; è più voluminoso

nella parte prossimale che in quella distale; si articola con omero, radio e indirettamente

anche con il carpo; il corpo è prismatico triangolare

L’estremità prossimale dell’ulna si presenta ingrossata a formare un grosso rilievo rugoso,

l’olecrano, al di sotto del quale si trova un secondo prolungamento, il processo

coronoideo: insieme questi processi delimitano l’incisura semilunare con si articola con la

troclea omerale. L’apice dell’olecrano si incurva a becco, che nell’estensione completa

raggiunge la fossa olecranica dell’omero.

Il processo coronoideo presenta quattro facce: quella superiore costituisce l’incisura

semilunare, quella inferiore presenta la tuberosità ulnare che dà attacco al muscolo

brachiale, la faccia mediale prosegue nell’olecrano e quella laterale presenta l’incisura

radiale che si articola con la circonferenza articolare del radio.

L’estremità inferiore dell’ulna si presenta come una piccola testa tondeggiante, il capitello

dell’ulna, che si articola con il carpo mediante un disco articolare; dal lato mediale del

capitello si distacca il processo stiloideo.

E’ presenta una incisura radiale inferiore.

Il CARPO è un complesso osseo a forma di doccia con concavità anteriore, formato da otto

ossa, tutte bravi, che si dispongono su due file, una prossimale ed una distale.

Le ossa della fila prossimale sono, dall’esterno all’interno, lo scafoide o navicolare, il

semilunare, il piramidale e il pisiforme; le ossa della fila distale sono, sempre dall’esterno

all’interno, il trapezio, il trapezoide, il capitato e l’uncinato.

Lo scafoide si articola con il radio e presenta il solco dell’arteria radiale, mentre il capitato,

che rappresenta l’osso carpale più voluminoso, presenta sei facce di cui quattro articolari, di

cui quella distale è in rapporto con il 3° e parte del 4° osso metacarpale.

Il METACARPO è il segmento medio dello scheletro della mano e risulta costituito dalle

cinque ossa metacarpali, ossa lunghe, che vengono numerate in modo crescente dal lato

laterale a quello mediale (dal pollice al mignolo).

La base delle ossa metacarpali è slargata, a forma di piramide quadrangolare, la cui faccia

prossimale si articola con le ossa carpali, quella laterale con le metacarpali contigue;

l’estremità distale o capitello è invece arrotondata e presenta la faccetta articolare per la 1°

falange.

Le FALANGI formano lo scheletro delle dita e sono ossa lunghe, formate da due estremità,

prossimale e distale, e da un corpo; in ciascun dito, eccetto il pollice, si individuano tre

falangi, una prossimale, più lunga, una mediale e una distale, la più piccola di tutte, la cui

estremità distale è detta tuberosità ungueale.

Articolazioni

Le articolazioni dell’arto superiore si dividono in articolazione sternoclavicolare,

acromioclavicolare, scapoloomerale, del gomito, radioulnare distale radiocarpica e della

mano.

L’ARTICOLAZIONE STERNOCLAVICOLARE si stabilisce tra l’estremità sternale della

clavicola, il manubrio dello sterno e la 1° cartilagine costale e può essere considerata come

una articolazione doppia per la presenza di un disco intraarticolare; viene assegnata al tipo di

articolazione a sella.

La concordanza tra le due superfici articolari viene stabilita da un disco fibrocartilagineo

per lo più completo.

I mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare, che forma un robusto legamento

sternoclavicolare (un cui fascio è il legamento interclavicolare).

L’articolazione sternoclavicolare entra in gioco in tutti i movimenti della spalla nel suo

insieme (elevazione, abbassamento, proiezione avanti e indietro, circumduzione).

L’ARTICOLAZIONE ACROMIOCLAVICOLARE è un’artodia che si instaura tra la

clavicola e la scapola; presenta un disco fibrocartilagineo e i mezzi di unione sono dati dalla

capsula articolare e dal legamento caracoclavicolare, un legamento a distanza, il cui fascio

anteriore prende il nome di legamento trapezoide, quello posteriore di legamento conoide.

Lo strato fibroso della capsula è rinforzato dal legamento acromioclavicolare.

I legamenti propri della scapola sono dati dal legamento caracoacromiale, dal legamento

trasverso superiore e dal legamento trasverso inferiore.

L’ARTICOLAZIONE SCAPOLOOMERALE prende anche il nome di articolazione della

spalla ed è una enartrosi.

La testa dell’omero si presenta come 1/3 di sfera liscio; la cavità glenoidea scapolare è

ovalare, poco profonda e meno estesa della testa omerale: la sua superficie è rivestita di

cartilagine articolare.

Sul contorno della cavità si fissa un cercine fibrocartilagineo, il labbro glenoideo, che

amplia così la cavità articolare.

I mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare rinforzata da fasci fibrosi e da un

legamento a distanza, il legamento caracoomerale.

La capsula articolare, piuttosto lassa e più robusta posteriormente, si fissa alla faccia esterna

del labbro glenoideo e raggiunge il collo chirurgico dell’omero, passando a ponte dalla

grande alla piccola tuberosità. Il segmento anteroinferiore della capsula è rinforzato dai

legamenti glenoomerali, che si distinguono in superiore, medio e inferiore; tra quello

superiore e quello medio si delimita uno spazio triangolare rivolto verso la piccola

tuberosità, il forame ovale, in cui la capsula manca e la membrana sinoviale invia un

prolungamento verso il muscolo sottoscapolare.

La membrana sinoviale forma due diverticoli che rappresentano prolungamenti sinoviali, il

diverticolo sottoscapolare e il diverticolo bicipitale che accompagna il tendine del capo

lungo del bicipite nel solco bicipitale.

L’articolazione della spalla, la più mobile del corpo, consente all’omero una estrema libertà

per tutti i tipi di movimento.

L’ARTICOLAZIONE DEL GOMITO è un complesso articolare formato

dall’articolazione omeroradiale, dall’articolazione omeroulnare e dall’articolazione

radioulnare prossimale; tutte sono racchiuse da un’unica capsula articolare che ingloba

anche la fossa coronoidea.

L’articolazione omeroulnare è un ginglimo angolare che coinvolge la troclea omerale e

l’incisura semilunare dell’ulna.

L’articolazione omeroradiale, rinforzata dal legamento anulare del radio, è una

condiloartrosi che coinvolge il condilo omerale e il capitello radiale.

L’articolazione radioulnare prossimale è un ginglimo laterale che coinvolge l’incisura

radiale dell’ulna e la circonferenza articolare del radio.

I mezzi di unione dell’articolazione del gomito sono la capsula articolare, rinforzata dal

legamento collaterale radiale a cui è connesso il legamento anulare del radio, dal

legamento collaterale ulnare, e dalla corda obliqua, e un legamento a distanza, la

membrana interossea dell’avambraccio.

I principali movimenti dell’avambraccio sono di flessione e di estensione, con

un’escursione di circa 140°, svolti dall’ulna che trasporta passivamente il radio; scarsi sono

i movimenti di lateralità, peraltro possibili solo ad avambraccio flesso; altro movimento è

quello di pronosupinazione, dovuto allo spostamento del radio sull’ulna.

L’ARTICOLAZIONE RADIOULNARE DISTALE, al pari della prossimale è un

ginglimo laterale e le superfici di contatto sono date dall’incisura ulnare del radio, fornita di

un disco articolare, e dal capitello dell’ulna; i mezzi di unione sono dati da una capsula

articolare e dalla membrana interossea. Questa articolazione entra in gioco, come quella

prossimale, nei movimenti di pronosupinazione in cui la mano è solidale.

L’ARTICOLAZIONE RADIOCARPICA è una condiloartrosi la cui superficie articolare

è allungata in senso trasversale.

La superficie articolare del carpo si presenta come un condilo formato dalle facce prossimali

dello scafoide, del semilunare e del piramidale: lo scafoide e parte del semilunare

corrispondono al radio, parte del semilunare e del piramidale al disco articolare, la maggior

parte del piramidale si mette a contatto del legamento collaterale ulnare.

I mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare provvista di legamenti di rinforzo, i

legamenti radiocarpici, che si distinguono in volare, dorsale e collaterali.

Le ARTICOLAZIONI DELLA MANO si distinguono in:

- articolazioni intercarpiche. Le articolazioni tra le ossa della fila prossimale sono tutte

artrodie, come quelle tra le ossa della fila distale; i mezzi di unione sono dati da una capsula

articolare che avvolge sia le articolazioni della fila prossimale, quelle della fila distale, quelle

mediocarpiche e perfino quelle carpometacarpiche.

Nelle ossa della fila prossimale i mezzi di unione sono dati dalla capsula e da legamenti a

distanza, nelle articolazioni delle ossa della fila distale dalla capsula e da legamenti intrinseci

definiti interossei, volari e intercarpici, tutti in numero di tre.

- L’articolazione mediocarpica può essere considerata come la giustapposizione di due

condiloartrosi che delimitano un’interlinea articolare molto irregolare, a forma di S; i mezzi

di unione sono dati dalla capsula e da legamenti intrinseci detti volare, dorsale e collaterali

(radiale e ulnare). Insieme alla radiocarpica è la più mobile del carpo.

- articolazioni carpometacarpiche sono artrodie che permettono limitati movimenti,

principalmente di scivolamento, flesso-estensione e inclinazione laterale; fa eccezione

l’articolazione del pollice, che si presenta come una articolazione a sella con ampia libertà in

tutti i movimenti, esclusa la rotazione.

- articolazioni intermetacarpiche sono tre artrodie che congiungono la base delle ultime

quattro ossa metacarpali.

- articolazioni metacarpofalangee si svolgono fra i capitelli delle ossa metacarpali e le basi

delle prime falangi; sono condiloartrosi, tranne quella del pollice che è considerata un

ginglimo angolare; i mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare che forma legamenti

collaterali e legamenti accessori volari.

Le articolazioni metacarpofalangee presentano ampi gradi di libertà soprattutto nei

movimenti di flesso-estensione e più limitati in adduzione e abduzione e nella rotazione; fa

eccezione il pollice in cui sono tutti più limitati.

- articolazioni interfalangee riuniscono fra loro le falangi che formano così lo scheletro

delle dita e sono tutte ginglimi angolari.

Muscoli

I muscoli dell’arto superiore si dividono in muscoli della spalla (prendono tutti origine dalle

ossa della cintura toracica per inserirsi sull’omero), muscoli del braccio, muscoli

dell’avambraccio e muscoli della mano.

Sono muscoli della spalla:

il MUSCOLO DELTOIDE, che ricopre la parte laterale dell’articolazione della spalla e si

presenta con una forma triangolare appiattita, con vertice in basso e base in alto; origina dal

1/3 laterali del margine anteriore della clavicola, dall’apice e dalla parte laterale

dell’acromion e dal labbro inferiore della faccia posteriore della spina scapolare: i suoi fasci

convergono in basso e si inseriscono sulla tuberosità deltoidea dell’omero. Con la sua

azione abduce il braccio a 90° e permette anche limitate intra ed extrarotazioni;

il MUSCOLO SOVRASPINATO si trova nella fossa sovraspinata della scapola; ha

origine dai 2/3 mediali della fossa sovraspinata e i suoi fasci passano sotto l’estremità

acromiale della clavicola inserendosi alla faccetta superiore della grande tuberosità

dell’’omero. Contraendosi, abduce ed extraruota il braccio, in sinergismo col deltoide;

il MUSCOLO INFRASPINATO occupa la fossa infraspinata ed origina dai ¾ mediali

della stessa fossa, per andarsi ad inserire alla faccetta media della grande tuberosità

dell’omero. Con la sua azione extraruota il braccio;

il MUSCOLO PICCOLO ROTONDO origina dalla fossa infraspinata e si inserisce alla

faccetta anteriore della grande tuberosità dell’omero: Contraendosi extraruota il braccio;

il MUSCOLO GRANDE ROTONDO origina al di sotto del piccolo rotondo e si inserisce

al fondo del solco bicipitale dell’omero. Il margine inferiore del muscolo, assieme al grande

dorsale, forma la parete posteriore della cavità ascellare, mentre il margine superiore,

insieme con l’omero e con il margine inferiore del piccolo rotondo, delimita uno spazio

triangolare detto triangolo dei muscoli rotondi. Ha una azione simile ma meno potente di

quella del grande dorsale, adducendo, estendendo ed intraruotando l’omero;

il MUSCOLO SOTTOSCAPOLARE origina dal fondo della fossa sottoscapolare e i fasci

si vanno ad inserire sulla piccola tuberosità dell’omero; adduce ed intraruota il braccio.

I muscoli del braccio si distinguono in anteriori e posteriore( il tricipite).

Sono muscoli del braccio:

il MUSCOLO BICIPITE BRACHIALE (anteriore) è formato da due capi, uno lungo e

uno breve: il capo lungo, laterale, origina dalla tuberosità sovraglenoidea della scapola e dal

labbro glenoideo mediante un tendine lungo e cilindrico (ha quindi origine intracapsulare), il

capo breve, mediale, origina dall’apice del processo caracoideo; i due capi si uniscono e si

vanno a fissare alla tuberosità bicipitale del radio, fondendosi con la fascia antibrachiale.

Essendo un muscolo biarticolare agisce sia sul braccio che sull’avambraccio. Con la sua

azione interviene anche sui movimenti di flessione e adduzione del braccio, ma

principalmente è il muscolo flessore dell’avambraccio sul braccio per eccellenza e, ad

avambraccio prono, sviluppa una notevole azione supinatoria;

il MUSCOLO CARACOBRACHIALE (anteriore) origina dall’apice del processo

caracoideo e si porta in basso per inserirsi al terzo medio della faccia anteromediale

dell’omero. Contraendosi, flette e adduce il braccio.

il MUSCOLO BRACHIALE (anteriore) si trova dietro al bicipite, origina subito al di sotto

dell’inserzione del deltoide e si inserisce sulla tuberosità dell’ulna; agisce flettendo

l’avambraccio;

il MUSCOLO TRICIPITE BRACHIALE (posteriore) è formato da tre parti, denominate

capo lungo, capo laterale e capo mediale. Dopo aver preso origine in punti diversi, i tre capi

si portano in basso convergendo su un robusto tendine che va ad inserirsi alle facce

superiore e posteriore e ai margini dell’olecrano; estende l’avambraccio;

I muscoli dell’avambraccio, avvolti dalla fascia antibrachiale, si distinguono in anteriori, 8

muscoli disposti in quattro strati sovrapposti, laterali e posteriori, in numero di 9 disposti in

due strati e quelli dello strato superficiale sono detti muscoli epicondiloidei perché

originano tutti dall’epicondilo.

I muscoli dell’avambraccio sono:

--- (ANTERIORI) ---

il MUSCOLO PRONATORE ROTONDO origina con due fasci, il capo omerale e il capo

ulnare e si fissa al radio. Con la sua azione ruota il radio internamente (pronazione) e flette

l’avambraccio;

il MUSCOLO FLESSORE RADIALE DEL CARPO origina dalla faccia anteriore

dell’epitroclea e si va ad inserire alla base del 2° osso metacarpale (può inviare un fascetto

anche alla base del 3°). Flette la mano e l’avambraccio, ruotandoli internamente

(pronazione) ed ha anche una componente di adduzione sulla mano;

il MUSCOLO PALMARE LUNGO origina dall’epitroclea e si va ad inserire

nell’aponeurosi palmare. Flette la mano.

il MUSCOLO FLESSORE ULNARE DEL CARPO origina con un capo omerale ed uno

ulnare che si vanno ad inserire sull’osso pisiforme; flette e adduce la mano;

il MUSCOLO FLESSORE SUPERFICIALE DELLE DITA forma da solo il secondo

strato di muscoli anteriori dell’avambraccio. Origina con un capo omerale, che nasce

dall’epitroclea, dal legamento collaterale mediale del gomito, dal margine mediale del

processo coronoideo dell’ulna e dai setti intermuscolari, ed uno radiale, che origina dalla

parte superiore della faccia anteriore e dal margine anteriore del radio: i capi si riuniscono e

formano quattro tendini che si vanno ad inserire alle dita, dal 2° alla 5°. Con la sua azione

flette la 2° falange delle dita e coopera alla flessione della mano sull’avambraccio e di

questo sul braccio;

il MUSCOLO FLESSORE PROFONDO DELLE DITA origina dai 2/3 superiori delle

facce anteriore e mediale dell’ulna, dalla fascia antibrachiale, dalla membrana interossea e

dal margine mediale del radio: si divide in quattro fasci carnosi cui seguono altrettanti

tendini che attraversano il condotto del carpo e si vanno a fissare alla base della 3° falange

delle ultime quattro dita. Agisce flettendo al 3° falange delle dita e coopera alla flessione

della mano;

il MUSCOLO FLESSORE LUNGO DEL POLLICE origina dai ¾ superiori della faccia

anteriore del radio e dalla parte laterale della membrana interossea per inserirsi alla base

della falange distale; agisce flettendo la falange distale del pollice;

il MUSCOLO PRONATORE QUADRATO origina dal ¼ inferiore della faccia anteriore

dell’ulna; i suoi fasci hanno decorso trasversale e si inseriscono al ¼ inferiore della faccia

anteriore e al margine anteriore del radio; intraruota l’avambraccio.

--- (LATERALI) ---

Il MUSCOLO BRACHIORADIALE origina dall’omero e si inserisce al processo

stiloideo del radio; flette l’avambraccio;

il MUSCOLO ESTENSORE RADIALE LUNGO DEL CARPO origina dalla parte

anteriore del margine laterale dell’omero e si inserisce alla faccia dorsale della base del 2°

osso metacarpale; estende ed abduce la mano;

il MUSCOLO ESTENSORE RADIALE BREVE DEL CARPO origina dalla faccia

anteriore dell’epicondilo, dalla fascia antibrachiale, dal legamento collaterale radiale e dal

setto intermuscolare; estende la mano.

--- (POSTERIORI) ---

Il MUSCOLO ESTENSORE COMUNE DELLE DITA origina dalla faccia posteriore

dell’epicondilo, dalla fascia antibrachiale e dai setti; i quattro tendini divergono per portarsi

alle ultime quattro dita ciascun tendine si divide in tre linguette di cui quella media si fissa

alla faccia dorsale della base della 2° falange, mentre quella laterale e quella mediale si

riuniscono per connettersi alla base della 3° falange. Con la sua azione estende le ultime

quattro dita e coopera all’estensione della mano;

il MUSCOLO ESTENSORE PROPRIO DEL MIGNOLO estende il mignolo;

il MUSCOLO ESTENSORE ULNARE DEL CARPO origina dall’epicondilo, dal

legamento collaterale radiale del gomito, dalla fascia antibrachiale, dai setti intermuscolari

contigui e dal margine posteriore dell’ulna; si inserisce alla parte interna della base del 5°

osso metacarpale e, contraendosi, estende ed inclina medialmente la mano;

il MUSCOLO ANCONEO origina dall’epicondilo e si inserisce al margine laterale

dell’olecrano. Ha una minima azione di estensione sull’avambraccio;

il muscolo supinatore extraruota l’avambraccio (supinazione);

il MUSCOLO ABDUTTORE LUNGO DEL POLLICE origina dalla faccia posteriore

dell’ulna e si inserisce sulla parte laterale della base del 1° metacarpale; abduce il pollice e la

mano;

il MUSCOLO ESTENSORE BREVE DEL POLLICE estende la prima falange,

abducendo il pollice;

il MUSCOLO ESTENSORE LUNGO DEL POLLICE origina dalla faccia posteriore

dell’ulna e si inserisce alla base della falange distale del pollice; il suo tendine, assieme a

quello dell’estensore breve del pollice, delimita la tabacchiera anatomica, una depressione

visibile a pollice abdotto. Estende la falange distale e abduce il pollice;

il MUSCOLO ESTENSORE PROPRIO DELL’INDICE sorge dalla faccia posteriore

dell’ulna e si fonde con il tendine dell’estensore comune delle dita destinato all’indice;

estende l’indice.

I muscoli dell’avambraccio sono avvolti da un manicotto fibroso che prende il nome di

fascia antibrachiale; l’estremità inferiore di questa fascia presenta tre ispessimenti che

sono il legamento dorsale del carpo, il legamento palmare del carpo e il legamento

trasverso del carpo.

I muscoli della mano si trovano tutti sulla faccia palmare e si distinguono in tre gruppi:

uno laterale dei muscoli dell’eminenza ipotenar:

MUSCOLO ABDUTTORE BREVE DEL POLLICE,

MUSCOLO OPPONENTE DEL POLLICE (che si inserisce alla faccia anteriore del 1°

metacarpale e oppone il pollice alle altre dita),

MUSCOLO FLESSORE BREVE DEL POLLICE

MUSCOLO ABDUTTORE DEL POLLICE);

uno mediale dei muscoli dell’eminenza tenar

MUSCOLO PALMARE BREVE (un rudimentale muscolo pellicciaio)

MUSCOLO ABDUTTORE DEL MIGNOLO (che origina dall’osso pisiforme)

MUSCOLO FLESSORE BREVE DEL MIGNOLO

MUSCOLO OPPONENTE DEL MIGNOLO (che origina dal processo dell’uncinato));

uno intermedio dei muscoli palmari

MUSCOLI LOMBRICALI (che si trovano in numero di quattro fra i tendini del muscolo

flessore profondo delle dita e che contraendosi flettono la 1° falange ed estendono la 2° e la

3° delle ultime quattro dita)

MUSCOLI INTEROSSEI PALMARI (in numero di tre che si inseriscono ai tendini del

muscolo estensore comune delle dita e che contraendosi flettono la 1° falange ed estendono

le altre due ed inoltre avvicinano fra loro le dita)

MUSCOLI INTEROSSEI DORSALI (che hanno origine dalle due facce delle ossa

metacarpali che delimitano lo spazio interosseo e che hanno la stessa azione degli altri

muscoli palmari, ma allontanano le dita fra loro).

ARTO INFERIORE

Ossa

Lo scheletro dell’arto inferiore comprende la cintura pelvica, formata dalle due ossa

dell’anca che si articolano con la porzione sacrale della colonna vertebrale ed inoltre fra di

loro anteriormente nella sinfisi pubica, formando così un complesso osseo chiamato bacino,

e lo scheletro della parte libera

Il bacino o pelvi presenta una cavità a forma di imbuto che viene divisa i due parti, una

superiore detta grande pelvi ed una inferiore detta piccola pelvi; la prima fa parte della

cavità addominale, la seconda della cavità pelvica. Il limite tra le due parti viene segnato

dallo stretto superiore, che nel maschio ha forma di cuore di carta da gioco, costituito in

avanti e di lato dall’eminenza ileopettinea e dalla linea arcuata, in dietro dalle ali del sacro e

dal promontorio, sporgenza data dall’articolazione lombosacrale.

La piccola pelvi presenta un’apertura superiore, lo stretto superiore, una inferiore, lo stretto

inferiore, ed una cavità: lo stretto superiore ha contorno ovale ed è delimitato indietro dal

margine anteriore della base del sacro, lateralmente dalle linee arcuata e pettinea e in avanti

dalla continuazione della linea arcuata fino al tubercolo pubico.

Il contorno dello stretto inferiore si presenta più irregolare e passa, dal dietro in avanti, per

l’apice del coccige e per le tuberosità ischiatiche giungendo al margine inferiore della sinfisi

pubica.

La parete ossea è incompleta e viene parzialmente colmata dai legamenti sacrospinoso e

sacrotuberoso.

Lo stretto superiore presenta i seguenti diametri:

- diametro anteroposteriore, che corrisponde alla distanza fra promontorio e margine

superiore della sinfisi pubica; è detto anche coniugata anatomica e misura in media circa

11 cm;

- diametri obliqui, che rappresentano la distanza che separa l’articolazione sacroiliaca di un

lato dall’eminenza ileopettinea dell’altro e misurano in media 12 cm

- coniugata diagonale va dal promontorio al margine inferiore della sinfisi pubica e può

essere misurata direttamente dall’ostetrico mediante esplorazione vaginale; misura in media

12 cm e da essa si può ricavare la misura della coniugata vera che è di circa 1.5 cm

inferiore.

Nello stretto inferiore il diametro di maggiore importanza è il diametro anteroposteriore,

tra sinfisi pubica e apice del coccige, che misura circa 9.5 cm.

Nel bacino maschile si nota una prevalenza dei diametri verticali, mentre nella femmina di

quelli trasversali; inoltre nella femmina il bacino è più inclinato in avanti e le ali iliache sono

maggiormente inclinate in fuori, nonché l’angolo sottopubico è più aperto (110° rispetto ai

70° del maschio).

L’OSSO DELL’ANCA è un osso piatto, pari e simmetrico derivato dalla fusione di tre

parti, l’ileo, l’ischio e il pube.

La faccia esterna presenta nel suo centro una grossa e profonda cavità approssimativamente

sferica detta acetabolo; tale cavità è delimitata da un lembo osseo circolare, il margine

dell’acetabolo (o ciglio cotiloideo), interrotto in tre punti, corrispondenti ai punti di fusione

dei primitivi abbozzi ossei; di tali solchi quello tra ischio e pube è ben evidente e prende il

nome di incisura dell’acetabolo. Soltanto la parte periferica della cavità prende parte

all’articolazione con il femore, mentre la parte profonda, detta fossa dell’acetabolo, contiene

tessuto adiposo ed un legamento.

Al di sopra dell’acetabolo, l’osso presenta una vasta regione piana, detta faccia glutea,

solcata dalla linea glutea anteriore e dalla linea glutea posteriore, più alta, un’altra breve

linea glutea inferiore si trova sotto la anteriore.

Al di sotto dell’acetabolo si trova il forame otturatorio, il quale è chiuso da una membrana

che da attacco a muscoli su entrambe le parti.

La faccia posteriore dell’anca è divisa nettamente in due parti da una eminente linea arcuata

o innominata, al di sopra della quale si estende una superficie piana detta fossa iliaca che

dà attacco al muscolo iliaco.

Il margine anteriore presenta a considerare , dall’alto in basso, due protuberanze separate

fra loro da una incisura, è cioè una spina iliaca anteriore superiore ed una spina iliaca

anteriore inferiore, una cresta smussa detta eminenza ileopettinea , una superficie

pianeggiante destinata all’inserzione del muscolo pettineo, detta superficie pettinea, su cui

termina la linea arcuata formando una cresta tagliente, la cresta pettinea, ed un tubercolo

destinato all’inserzione del legamento inguinale, il tubercolo pubico.

Nel margine posteriore si individuano la spina iliaca posteriore superiore, la spina iliaca

posteriore inferiore, al di sotto della quale si trova la grande incisura ischiatica, delimitata

in basso dalla spina ischiatica sotto la quale si trova la piccola incisura ischiatica; sotto

quest’ultima si trova la tuberosità ischiatica.

Il margine superiore è denominato cresta iliaca, delimitata da un labbro interno ed un

labbro esterno.

Infine, il margine inferiore termina con una faccetta articolare detta faccetta della sinfisi

pubica, destinata ad articolarsi con l’omonima del lato opposto.

Il FEMORE è un osso lungo che da solo costituisce lo scheletro della coscia; il corpo,

prismatico triangolare, non è esattamente rettilineo, ma risulta incurvato ad arco con

convessità anteriore e, a stazione eretta, risulta obliquo in basso e medialmente.

Posteriormente, l’incontro tra la faccia mediale e quella laterale, presenta una cresta, detta

linea aspra, che in basso si biforca a delimitare il triangolo popliteo, mentre in alto risulta

tripartita.

L’estremità prossimale presenta una testa e due rilievi denominati trocanteri. La testa, che

si articola con l’acetabolo, è sferica, volge in alto, avanti e medialmente e forma con il resto

del corpo un angolo di circa 130°. Presenta al centro una piccola depressione, la fovea

capitis. La testa è separata dal corpo da un segmento prismatico rettangolare detto collo

anatomico: alla base di questo si trovano due grosse sporgenze, il grande trocantere,

lateralmente in alto, e il piccolo trocantere, medialmente in basso, che sono uniti da una

sporgente cresta intertrocanterica, a cui corrisponde anteriormente la linea

intertrocanterica; subito al di sotto del piccolo trocantere si trova il collo chirurgico, che

segna il limite fra epifisi e diafisi.

L’estremità distale presenta sulla faccia anteriore la faccetta patellare, per l’articolazione

con la patella, e posteriormente i due condili, separati dalla fossa intercondiloidea, per

l’articolazione con la tibia; al di sopra e dietro del condilo mediale si trova il tubercolo del

muscolo grande adduttore, dove prende inserzione suddetto muscolo.

La diafisi del femore è costituita da tessuto osseo compatto all’interno del quale si trova un

canale midollare.

La ROTULA presenta forma grossolanamente triangolare ad apice inferiore; presenta nella

parte superiore della faccia inferiore le due faccette articolari, laterale e mediale, leggermente

concave, che entrano in contatto con la faccetta patellare del femore.

La TIBIA è un osso lungo, robusto e voluminoso situato nella parte anteromediale della

gamba; non è perfettamente rettilinea, ma presenta una leggera concavità che

prossimalmente è mediale e distalmente è laterale.

Il margine anteriore è smusso alle estremità mentre centralmente diviene tagliente, a causa

della cresta anteriore che si eleva e si presenta affilata.

L’estremità prossimale risulta molto sviluppata soprattutto in senso trasversale dove si

presentano i due condili, separati fra loro dalla eminenza intercondiloidea (formata da due

tubercoli intercondiloidei, mediale e laterale, davanti e dietro ai quali si presentano due aree

rugose di forma triangolare, le aree intercondiloidee, anteriore e posteriore); in avanti i

condili si congiungono nella tuberosità tibiale, mentre posteriormente sono separati da un

solco.

L’estremità distale è meno sviluppata e presenta sul lato mediale un robusto processo

quadrilatero, il malleolo mediale: la faccia esterna del malleolo corrisponde ai tegumenti,

mentre quella interna corrisponde alla faccetta articolare per l’astragalo.

La FIBULA o PERONE è un osso lungo, più sottile della tibia, rispetto alla quale è laterale

e posteriore. Il corpo è rettilineo ed ha forma prismatica triangolare; la faccia mediale è

percorsa da un rilievo verticale, la cresta interossea.

L’estremità superiore, o testa, presenta una faccetta articolare piana, volta in alto e

medialmente, che corrisponde alla faccetta articolare fibulare della tibia; lateralmente si

solleva un processo stiloideo della fibula, piramidale.

L’estremità inferiore si rigonfia nel malleolo laterale, la cui parte esterna corrisponde ai

tegumenti.

Il TARSO è un complesso di ossa brevi organizzate in una fila prossimale (che comprende

l’astragalo e il calcagno) e in una fila distale ( che comprende lo scafoide, il cuboide e i

cuneiformi).

L’astragalo è un osso irregolarmente cuboide che si articola in alto con i due malleoli

(attraverso due faccette articolari sui lati mediale e laterale), in basso e in dietro con il

calcagno, in avanti con lo scafoide. Vi si individuano tre porzioni, cioè una testa anteriore,

un corpo posteriore e un collo posto fra le altre due parti e presenta sette faccette articolari.

Il calcagno , che si articola con l’astragalo mediante tre facce articolari, si trova sotto

l’astragalo e presenta lateralmente il processo trocleare, medialmente un robusto capitello

detto sustentaculum tali e anteriormente una superficie articolare per l’articolazione a sella

con il cuboide.

Il cuboide presenta sulla sua faccia plantare la tuberosità del cuboide.

Lo scafoide presenta anteriormente tre faccette articolari piane per i tre cuneiformi e

medialmente la tuberosità dello scafoide.

I cuneiformi sono tre ossa a forma di prismi triangolari; si distinguono in 1° o mediale, 2°

o intermedio, e 3° o laterale: il mediale si pone con la base volta verso la pianta del piede,

quelli intermedio e laterale con la base verso il dorso del piede.

Le ossa del metatarso sono cinque piccole ossa lunghe in cui si descrivono un corpo e due

estremità; il corpo ha forma prismatica triangolare con base in alto ed è incurvato a

concavità inferiore.

Il 1° metatarsale è il più corto e il più robusto, il 5° è il più sottile e presenta una tuberosità

del 5° metatarsale sulla parte prossimale, che dà attacco al muscolo peronieno breve.

Articolazioni

Le articolazioni dell’arto inferiore si distinguono in articolazione sacroiliaca, sinfisi pubica,

sacrococcigea, coxofemorale, del ginocchio, tibiofibulare, tibiotarsica e del piede.

ARTICOLAZIONE SACROILIACA la quale, soprattutto a causa della variabilità che

presenta (in gran parte con l’età), è di classificazione incerta. Può essere considerata come

una sincondrosi, o meglio come una artrodia atipica, in quanto i capi ossei che si mettono in

giunzione sono liberi e separati da una cavità.

Questa articolazione è molto importante durante il parto: quando il feto passa per lo stretto

superiore si ha una contronutazione, cioè il promontorio del sacro si porta indietro, mentre

al passaggio del feto per lo stretto inferiore, si ha la nutazione, movimento contrario, con

cui il promontorio si porta in avanti.

Le superfici articolari sono rappresentate dalle faccette articolari dell’osso sacro e da quelle

dell’anca; i mezzi di unione sono la capsula articolare rinforzata da numerosi legamenti

propri e da legamenti a distanza: fra questi ultimi, il legamento sacrospinoso si estende al

margine laterale del sacro e del coccige alla spina ischiatica; il legamento sacrotuberoso

prende attacco su tutto il margine laterale del sacro e termina sulla tuberosità ischiatica;

la SINFISI PUBICA è una sinfisi che unisce anteriormente le ossa dell’anca;

la ARTICOLAZIONE SACROCOCCIGEA è una sinfisi che si stabilisce tra l’apice del

sacro e la base del coccige; i mezzi di rinforzo sono dati dai legamenti sacrococcigei

anteriore, laterali e posteriore;

l’ARTICOLAZIONE COXOFEMORALE o DELL’ANCA è una tipica enartrosi che

unisce il femore all’osso dell’anca. L’articolazione coxofemorale è molto mobile, sebbene in

misura minore rispetto alla scapoloomerale; l’ampiezza dell’escursione flessoria

corrisponde a 120°, l’estensione a 15° e l’abduzione a circa 80°. Le superfici articolari non

sono perfettamente corrispondenti. La capsula articolare è un manicotto fibroso inserito

prossimalmente sul contorno dell’acetabolo e sul labbro acetabolare e distalmente sulla linea

intertrocanterica. Non dissociabili dalla capsula sono i legamenti di rinforzo longitudinali,

ileofemorale, ischiofemorale e pubofemorale.

Il legamento rotondo del femore si estende dalla fovea capitis, dalla quale discende,

allargandosi e restando applicato alla testa del femore, per raggiungere poi con due radici i

bordi dell’incisura dell’acetabolo;

l’ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO è di difficile classificazione. L’articolazione tra

femore e patella è da considerarsi come un’artrodia, mentre quella femorotibiale è

riconducibile per alcuni caratteri alle articolazioni condiloidee, per altri a ginglimi angolari;

inoltre, mentre le superfici articolari permetterebbero un’ampia libertà di movimenti, questi

sono assai limitati dai numerosi legamenti, che finiscono per permettere solo la flesso-

estensione.

All’articolazione spetta un’importante compito statico. L’escursione tra una flessione

massima ad una estensione massima si aggira sui 140° se ottenuta con le sole forze

muscolari, 170° se forzata; a ginocchio esteso, i menischi e i legamenti collaterali limitano

l’extrarotazione, quelli crociati limitano l’intrarotazione. Alla marcata convessità sagittale dei

due condili femorali, non corrisponde una pari concavità tibiale, quindi l’articolazione vede

l’interposizione di due menischi, uno mediale e uno laterale, che hanno forma di semianelli

con spessore che si riduce dall’esterno all’interno e che non sono vascolarizzati; il menisco

laterale forma un cerchio pressoché completo, il menisco mediale è interrotto sul lato

interno, e ha quindi forma di C: anteriormente i due menischi sono uniti fra loro dal

legamento trasverso del ginocchio.

I mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare e da legamenti di rinforzo. Il legamento

anteriore o patellare è il tratto sottopatellare del muscolo quadricipite femorale nel cui

spessore risulta inclusa, come osso sesamoide, la stessa patella ed appare come una robusta

lamina triangolare che si inserisce sulla tuberosità tibiale.

I gusci dei condili sono ispessimenti della capsula articolare che la rinforzano

posteriormente.

I legamenti collaterali sono due robuste bande, poste ai lati del ginocchio, e in parte

separate dalla capsula: il legamento collaterale tibiale è posto sul lato mediale, il legamento

collaterale fibulare è un cordone fibroso teso da un tubercolo del condilo laterale del

femore alla superficie laterale della testa della fibula.

I legamenti crociati sono intracapsulari, e sono robusti cordoni che si incrociano a X e si

trovano su un piano verticale, tra due condili femorali; il legamento crociato anteriore si

stacca da una superficie rugosa posta davanti all’eminenza intercondiloidea e si porta in alto

e in dietro per fissarsi alla faccia mediale del condilo laterale del femore; il legamento

crociato posteriore si estende da una superficie posta dietro l’eminenza intercondiloidea alla

faccia laterale del condilo mediale del femore;

l’ARTICOLAZIONE TIBIOFIBULARE si differenzia in prossimale, un’artrodia che

vede la presenza della capsula articolare e della membrana interossea come mezzi di unione,

e una distale, una sinartrosi anch’essa caratterizzata dalla presenza della membrana

interossea; la membrana interossea è una robusta membrana fibrosa, simile a quella

dell’avambraccio che è tesa fra le creste interossee della tibia e della fibula;

l’ARTICOLAZIONE TIBIOTARSICA è un’articolazione a troclea tra la tibia, la fibula e

l’astragalo: le superfici articolari delle ossa della gamba formano un incastro a mortaio per

la troclea astragalica: il mortaio tibiofibulare.

I principali legamenti di questa articolazione sono: il legamento mediale o deltoideo, il

legamento tibionavicolare (superficiale), il legamento tibioastragaleo anteriore, il legamento

tibioastragaleo posteriore, il legamento tibiocalcaneale, il legamento laterale.

L’articolazione permette solamente movimenti di flesso-estensione e i malleoli impediscono

movimenti di lateralità: questi sono però possibili, in minima misura, a piede flesso.

L’ARTICOLAZIONE DEL PIEDE si divide in:

- articolazione astragalocalcaneale, un’artrodia i cui mezzi di unione sono dati dalla

capsula articolare rinforzata da legamenti periferici e da un robusto legamento

astragalocalcaneale interoseeo;

- articolazione fra le ossa della fila distale del tarso, tutte artrodie;

- articolazione trasversa del tarso (di Chopart) che unisce le ossa anteriori a quelle

posteriori del tarso e comprende una articolazione mediale o astragaleonavicolare

(enartrosi rinforzata dal legamento biforcato) e una articolazione laterale o

calcaneocuboidea (a sella);

- articolazioni tarsometatarsali, artrodie che connettono i tre cuneiformi e il cuboide alle

basi delle metatarsali

- articolazioni intermetatarsali, artrodie per le ultime quattro e un semplice legamento

interosseo fra 1° e 2° metatarsale;

- articolazioni metatarsolfalangee, articolazioni condiloidee;

- articolazioni interfalangee, a ginglimo angolare.

Muscoli

I muscoli dell’arto inferiore si distinguono in muscoli dell’anca, muscoli della coscia,

muscoli della gamba e muscoli del piede.

I muscoli dell’anca sono:

il MUSCOLO ILEOPSOAS (interno) formato da due distinte porzioni, cioè il muscolo

grande psoas e il muscolo iliaco.

Il muscolo grande psoas è fusiforme ed origina dalle facce laterali dei corpi delle ultime

vertebre toraciche e delle prime quattro lombari, poi esce dal bacino passando sotto al

legamento inguinale, tra la spina iliaca anteriore inferiore l’eminenza ileopettinea (lacuna dei

muscoli); il muscolo iliaco, che occupa la fossa iliaca, ha invece forma a ventaglio e origine

dal labbro interno della cresta iliaca, dalle due spine iliache anteriori e dall’incisura fra esse

interposta, dai 2/3 superiori della fossa iliaca e si inserisce fondendosi con il grande psoas.

Il muscolo ileopsoas flette la coscia sul bacino, adducendola ed extraruotandola; se prende

punto fisso sul femore, flette il tronco e lo inclina dal proprio lato.

Il MUSCOLO PICCOLO PSOAS (interno) origina dai corpi dell’ultima vertebra toracica e

della prima lombare e si inserisce all’eminenza ileopettinea; con la sua contrazione tende la

fascia iliaca.

Il MUSCOLO GRANDE GLUTEO (esterno) origina dalla cresta laterale del sacro e del

coccige per terminare sul ramo laterale della linea aspre del femore (tuberosità glutea);

agisce estendendo ed extraruotando il femore, e, prendendo punto fisso sul femore, estende

il bacino.

Il MUSCOLO MEDIO GLUTEO (esterno) origina tra le linee glutee anteriore e

posteriore e termina in un tendine che si inserisce sulla faccia esterna del grande trocantere;

abduce il femore e lo intraruota ed extraruota.

Il MUSCOLO PICCOLO GLUTEO (esterno) prende origine davanti alla linea glutea

anteriore e si inserisce sulla superficie anteriore del grande trocantere femorale; abduce ed

intraruota il femore.

Il MUSCOLO PIRIFORME (esterno) origina dalla faccia anteriore dell’osso sacro e i

suoi fasci si dirigono lateralmente e in fuori, escono dal bacino attraverso il grande forame

ischiatico e si inseriscono sull’estremità superiore del grande trocantere; extraruota il

femore.

I MUSCOLI GEMELLI (esterni) si distinguono in superiore, che origina dalla faccia

esterna e dal margine superiore della spina ischiatica, e in inferiore, che origina dalla faccia

esterna della tuberosità ischiatica; entrambi si dirigono lateralmente in fuori e vanno a

inserirsi sul tendine del muscolo otturatorio interno; ruotano esternamente il femore.

Il MUSCOLO OTTURATORIO INTERNO (esterno) origina dalla faccia intrapelvica

della membrana otturatoria, esce dalle pelvi attraverso il piccolo foro ischiatico, e si

inserisce nella fossa trocanterica del femore; extraruota il femore.

Il MUSCOLO OTTURATORIO ESTERNO (esterno) prende origine dal contorno

esterno del foro otturatorio e si inserisce nella fossa trocanterica del femore; extraruota il

femore.

Il MUSCOLO QUADRATO DEL FEMORE (esterno) è un muscolo quadrilatero che

origina dalla superficie esterna della tuberosità ischiatica e si inserisce a lato della cresta

intertrocanterica; extraruota il femore.

I muscoli della coscia sono:

il MUSCOLO TENSORE DELLA FASCIA LATA (anteriore), che con la sua azione

tende la fascia lata ed abduce la coscia: essendo un muscolo biarticolare ha anche un’azione

di estensione della gamba sulla coscia .

Il MUSCOLO SARTORIO (anteriore), origina dalla spina iliaca anteriore e superiore e si

inserisce all’estremità superiore della faccia mediale della tibia con un tendine slargato, la

zampa d’oca, comune anche ai muscoli gracile e semitendineo; delimita in basso il

triangolo femorale (di Scarpa) e ricopre il canale degli adduttori; con la sua azione flette

la gamba sulla coscia e la coscia sul bacino, abduce ed extraruota la coscia.

Il MUSCOLO QUADRICIPITE FEMORALE (anteriore), si compone di quattro capi, il

retto del femore, il vasto mediale (che origina dal labbro mediale della linea aspra), il vasto

laterale e il vasto intermedio; i fasci più profondi costituiscono il muscolo articolare del

ginocchio; contraendosi, estende la gamba e con il retto femorale partecipa alla flessione

della coscia, nonché, a ginocchio flesso, alla flessione del bacino sulla coscia.

Il MUSCOLO GRACILE (mediale) origina dalla faccia anteriore della branca ischiopubica

per inserirsi nella parte superiore della faccia mediale della tibia; il suo tendine di inserzione

concorre a formare la zampa d’oca; adduce la coscia, flette ed intraruota la gamba.

Il MUSCOLO PETTINEO (mediale) adduce, flette ed extraruota la coscia.

Il MUSCOLO ADDUTTORE LUNGO (mediale) adduce ed extraruota la coscia.

Il MUSCOLO ADDUTTORE BREVE (mediale) adduce ed extraruota la coscia.

Il MUSCOLO GRANDE ADDUTTORE (mediale) adduce ed intraruota la gamba.

Il MUSCOLO BICIPITE FEMORALE (posteriore) flette la gamba ed estende la coscia.

Il MUSCOLO SEMITENDINOSO (posteriore) flette ed intraruota la gamba ed estende la

coscia

Il MUSCOLO SEMIMEMBRANOSO (posteriore) origina in alto dalla tuberosità

ischiatica e il suo tendine si divide in tre fasci che terminano su tibia e femore; ha la stessa

azione del muscolo semitendinoso.

I muscoli della gamba sono:

il MUSCOLO TIBIALE ANTERIORE (anteriore) che è il più mediale dei quattro muscoli

anteriori, origina dal condilo laterale della metà superiore della faccia laterale della tibia,

dalla fascia crurale che avvolge tutti i muscoli della gamba e dal setto intermuscolare e si va

a fissare al tubercolo del 1° cuneiforme e alla base del 1° metacarpale; flette dorsalmente,

adduce e ruota medialmente il piede.

Il MUSCOLO ESTENSORE LUNGO DELLE DITA (anteriore) origina da tibia e fibula

e si divide in quattro tendini (uno per dito) ognuno diviso in tre linguette di cui quella

intermedia termina sulla faccia dorsale della base della 2° falange, mentre quelle laterale e

mediale si riuniscono per fissarsi alla base della 3° falange; contraendosi estende le ultime

quattro dita e contribuisce alla flessione dorsale, all’abduzione e all’extrarotazione del piede.

Il MUSCOLO ESTENSORE LUNGO DELL’ALLUCE (anteriore) origina dal terzo

medio della faccia mediale della fibula e va ad inserirsi alla faccia dorsale della 1° falange e

alla base della 2° falange dell’alluce; estende l’alluce.

Il MUSCOLO PERONIENO ANTERIORE occupa la parte infero-laterale della regione

anteriore della gamba; origina dal terzo inferiore della faccia mediale della fibula e si

inserisce alla superficie dorsale della base del 5° metatarsale; flette dorsalmente, abduce ed

extraruota il piede.

Il MUSCOLO PERONIENO LUNGO (laterale) è più superficiale e più lungo del

peronieno breve; con la sua azione flette plantarmente, abduce ed extraruota il piede.

Il MUSCOLO PERONIENO BREVE (laterale)origina dalla fibula e va a fissarsi alla parte

dorsale della base del 5° osso metatarsale; abduce ed extraruota il piede.

Il MUSCOLO TRICIPITE DELLA SURA (posteriore) è formato da due muscoli, il

gastrocnemio e il soleo, che in basso convergono in un unico tendine calcaneale (di

Achille) che si inserisce sul terzo medio della faccia posteriore del calcagno. Il muscolo

gastrocnemio è formato da due ventri muscolari, i gemelli della gamba; di essi, il laterale

origina dall’epicondilo laterale del femore, quello mediale dall’epicondilo mediale. Il

muscolo soleo è sito profondamente ai due gemelli. Il tricipite della sura, contraendosi,

flette plantarmente il piede lo extraruota e flette la gamba sulla coscia; facendo perno

sull’avampiede, estende la gamba sul piede (muscolo antigravitario).

Il MUSCOLO PLANTARE (posteriore) è un piccolo muscolo, talora assente, che ha

un’azione simile a quella del tricipite della sura, anche se meno potente.

Il MUSCOLO POPLITEO (posteriore) origina dalla faccia esterna del condilo laterale del

femore e si inserisce sulla tibia; flette ed intraruota la gamba.

Il MUSCOLO FLESSORE LUNGO DELLE DITA (posteriore) origina dalla linea

obliqua e dal terzo medio della faccia posteriore della tibia e si divide in tendini che si

fissano alla base della 3° falange delle ultime quattro dita.

Il MUSCOLO FLESSORE LUNGO DELL’ALLUCE (posteriore)si fissa alla base della

falange distale dell’alluce.

Il MUSCOLO TIBIALE POSTERIORE (posteriore) flette plantarmente il piede e

partecipa all’adduzione e all’intrarotazione del piede.

I muscoli del piede si distinguono in dorsali e plantari e sono:

il MUSCOLO ESTENSORE BREVE DELLE DITA (EPIDIDIO), unico dorsale, un

muscolo piatto che origina dalla faccia superiore e laterale del calcagno.

Il MUSCOLO ABDUTTORE DELL’ALLUCE (plantare) origina dal processo mediale

della tuberosità del calcagno e agisce abducendo e flettendo l’alluce.

Il MUSCOLO FLESSORE BREVE DELL’ALLUCE (plantare).

Il MUSCOLO ADDUTTORE DELL’ALLUCE (plantare) che origina con un capo

obliquo ed uno trasverso e che contraendosi flette e adduce l’alluce.

Il MUSCOLO ABDUTTORE DEL 5° DITO (plantare), il più superficiale; con la sua

azione flette ed abduce il 5° dito.

Il MUSCOLO FLESSORE BREVE DEL 5° DITO (plantare).

Il MUSCOLO OPPONENTE DEL 5° DITO (plantare), origina dal legamento plantare e

che con la sua azione flette e adduce il 5° dito.

Il MUSCOLO FLESSORE BREVE DELLE DITA (plantare)origina dal processo

mediale della tuberosità calcaneale.

Il MUSCOLO QUADRATO DELLA PIANTA (plantare)come il flessore lungo delle dita,

flette le ultime quattro dita e concorre alla flessione plantare del piede.

I MUSCOLI LOMBRICALI (plantari) sono in numero di quattro, ciascuno nasce dai

tendini del muscolo flessore lungo delle dita, con l’eccezione del 1°; flettono la 1° falange

ed estendono la 2° e la 3° delle ultime quattro dita.

I MUSCOLI INTEROSSEI (plantari) sono sette muscoli distinti in tre plantari e quattro

dorsali, occupano gli spazi intermetatarsali; con la loro azione flettono la prima falange ed

estendono le altre due falangi delle ultime tre dita; portano inoltre medialmente queste stesse

dita. APPARATO DIGERENTE

Generalità

L’uomo consuma giornalmente una grande quantità di energia attraverso il lavoro fisico ,

intellettuale e quello dei

suoi diversi organi.L’energia è ricavata dall’apporto nutritizio che ha luogo con

l’alimentazione ed è prevalentemente liberata mediante processi ossidativi.

Assunzione del cibo, masticazione e digestione sono le tappe preliminari delle

trasformazioni alimentari.

Con l’assorbimento una serie di composti relativamente semplici viene immessa nella

circolazione sanguifera e linfatica e si rende così utilizzabile per tutte le cellule.

L’assorbimento è facilitato dalla lunghezza dell’apparato digerente (fino a 11 m.) e da

alcune strutture specializzate ( villi e microvilli).

Questo apparato svolge poi, insieme agli apparati urinario, respiratorio e tegumentario,

funzioni di escrezione, di eliminazione cioè di cataboliti che , accumulandosi

nell’organismo, risulterebbero tossici.

Nei diversi tratti del canale alimentare si stabiliscono condizioni ambientali che consentono

un trattamento diverso per le varie componenti degli alimenti determinate dalle attività

secretive di cui gli epiteli della tonaca mucosa del canale sono provvisti.

L’apparato digerente comunica con l’esterno alle sue due estremità, cefalica e

caudale,rispettivamente tramite la rima buccale e l’orifizio anale.

Lungo il decorso dell’apparato si trovano anche ghiandole esocrine che si distinguono in

ghiandole intramurali (parotidi, sottomandibolari e sottolinguali) e ghiandole

extramurali (fegato e pancreas), collegate tramite il proprio dotto escretore.

Dal punto di vista topografico il canale alimentare occupa diverse parti del corpo.

TESTA ( bocca, istmo delle fauci e parte della faringe)

COLLO (parte della faringe e dell’esofago)

TORACE (parte dell’esofago)

ADDOME (stomaco, parte dell’esofago, intestino tenue e gran parte del colon)

PELVI (parte del colon e intestino retto)

Schema del canale alimentare

BOCCA

ISTMO DELLE FAUCI E TONSILLE PALATINE

FARINGE

ESOFAGO

STOMACO DUODENO

TENUE

DIGIUNO TENUE MESENTERIALE ILEO

INTESTINO CECO E APPENDICE VERMIFORME

ASCENDENTE

TRASVERSO

CRASSO COLON DISCENDENTE

ILEOPELVICO

RETTO

Bocca

E’ la prima parte del canale alimentare cui si accede attraverso la rima buccale ( fessura che

separa le labbra e che si continua con le commissure labiali) ed è caratterizzata da numerosi

organi che hanno la funzione di assumere ed elaborare il cibo . Nella bocca si distinguono

due parti in successione : il vestibolo della bocca e la cavità buccale propriamente detta.

Vestibolo della bocca

E’ una cavità che comunica anteriormente con l’esterno tramite la rima buccale e

posteriormente con la cavità buccale. Ha una forma a ferro di cavallo . Presenta una

parete esterna formata dalle labbra e dalle guance e una parete interna data dalle due arcate

gengivali.

Le due pareti continuano l’una nell’altra in corrispondenza del fornice o solco vestibolare

(anteriore e posteriore). Entrambi questi solchi presentano due pieghe mucose chiamate

frenuli che servono a limitare i movimenti delle labbra.

Quando le due arcate gengivodentali combaciano il vestibolo comunica con la cavità buccale

per mezzo degli spazi interdentali e retrodentali (questi ultimi vengono usati per introdurre

sostanze nella bocca occlusa di un paziente).

Annessa al vestibolo c’è la ghiandola parotide, situata sotto l’orecchio, il cui dotto

fuoriesce a livello del secondo molare superiore.L’infiammazione della parotide causa gli

orecchioni.

Le labbra sono due pieghe che costituiscono la parte anteriore della parete esterna del

vestibolo, e vi si individuano una faccia interna mucosa, una faccia esterna cutanea.

La faccia cutanea del labbro superiore presenta nel mezzo un solco labiale che termina con

un tubercolo labiale

La faccia cutanea del labbro inferiore è lievemente depressa nel mezzo. Vi sono i solchi

labiogenieni ( che le separa dalle guance ) , mentolabiale, mediano ( che si porta verso il

naso tramite il filtro del labbro ) . I margini delle labbra si continuano l’una con l’altra

formando agli angoli le commessure labiali.

Tra la lamina propria e il piano muscolare si trova uno strato di connettivo lasso nel quale

sono accolte le ghiandole labiali (tubulo acinose a secrezione mista). I loro condotti si

aprono nel vestibolo per lubrificarlo e favorire la mobilità delle labbra.

Le guance delimitano lateralmente il vestibolo. In avanti il limite è dato dal solco

labiogenieno e indietro dal muscolo massetere. C’è una faccia cutanea e una mucosa

applicata alla arcata gengivale.Nello spessore della parte posteriore delle guance , tra il

muscolo massetere e quello buccinatore, si trova il corpo adiposo (bolla di Bichat) che è un

accumulo di grasso avvolto entro una capsula fibrosa.

Cavità buccale propriamente detta

E’ situata tra il vestibolo e l’istmo delle fauci. E’ occupata quasi interamente dalla lingua .

Le ghiandole sottomandibolari-linguali versano in essa il loro secreto tramite dotti escretori

che si aprono in corrispondenza del solco sottolinguale.

La parete anterolaterale è data dalle arcate gengivodentali; quella superiore dal palato ( duro

e mollo ), quella inferiore dalla lingua.

PALATO O VOLTA DELLA BOCCA

Costituisce il limite superiore della cavità buccale e la separa dalla cavità nasale e dalla

rinofaringe.

Si divide in palato duro e palato molle.

Lo scheletro osseo del palato duro è costituito dai processi palatini dell’osso mascellare e

dalla lamina orizzontale dell’osso palatino.Ci sono fori palatini che danno passaggio a vasi

e nervi. La volta del palato duro è rivestita da una mucosa che aderisce strettamente al

periostio soprastante.

La superficie palatina mostra nel mezzo un rilievo, detto rafe, che delimita la linea di

fusione delle due lamine ossee palatine.

Esso termina in avanti con un piccolo rilievo, la papilla incisiva, posta dietro i due incisivi

mediali superiori. A lato del rafe si sviluppano delle creste, le pieghe palatine trasverse.

L’epitelio di rivestimento è pavimentoso non cheratinizzato; vi si trovano sporadicamente

gemme gustative. Posteriormente si trovano ghiandole palatine (tubulo- acinose ramificate

a secrezione mucosa ).

Il palato molle fa seguito al palato duro. Ha la funzione di isolare il rinofaringe rispetto alla

cavità orale durante la deglutizione; il ricco corredo muscolare lo rende molto mobile.

Presenta una faccia inferiore buccale liscia e percorsa nel mezzo dal rafe del palato molle;

una faccia superiore, faringea, con la superficie irregolare; un margine anteriore che si

continua nel palato duro; un margine inferiore che delimita l’istmo delle fauci e presenta nel

mezzo l’ugola palatina.

E’ formato da una tonaca mucosa che lo avvolge in entrambe la facce; al di sotto della

mucosa si trovano due lamine elastiche ( aponeurosi palatine ) che delimitano lo strato

muscolare del palato molle. In questo si trovano anche ghiandole palatine che proseguono

quelle del palato duro; nella faccia superiore l’epitelio pavimentoso stratificato mostra isole

di epitelio respiratorio (cigliato pluristratificato ).

PAVIMENTO DELLA BOCCA

Corrisponde allo spazio posto tra la mandibola e l’osso ioide (che provoca i movimenti

della deglutizione ). I muscoli si distinguono in sopraioidei (fanno alzare l’osso ioide ) e

sottoioidei (fanno abbassare l’osso ioide

SOLCO SOTTOLINGUALE

E’ una parte ristretta della cavità buccale in rapporto con la faccia inferiore della lingua. .Nel

mezzo della lingua si trova il frenulo della lingua ai lati del quale vi è un rilievo, la caruncola

sottolinguale, sul cui apice sboccano il dotto sottomandibolare e sottolinguale. La mucosa

del solco sottolinguale è sottile e poco aderente. Sotto si trova il pavimento buccale.

DENTI

Nell’adulto i denti sono 32, 16 per ogni arcata alveolare, 8 per ogni emiarcata; i denti

definitivi incominciano a spuntare verso il 6° anno di vita e continuano fino verso il 20°

anno, con la fuoriuscita degli ultimi 4 molari (denti del giudizio).

La dentatura decidua, invece, consta di 20 denti (mancano i 3 molari), che incominciano a

uscire verso il 6° mese e decadono con sospinti dalla dentatura definitiva.

In ciascun dente si identificano una corona, la parte visibile del dente, una radice, la parte

non visibile, posta dentro l’alveolo della mandibola, e un colletto, che divide le due parti

precedenti. La parte interna del dente è detta cavità della polpa, in quanto contiene la polpa

del dente, un tessuto connettivo mucoso che contiene i vasi e i nervi del dente.

I canalicoli della radice mettono in contatto i vasi e i nervi del dente con l’ambiente

parodontale.

La cavità della polpa è rivestita dal materiale più interno del dente, la dentina, depositata

dagli odontoblasti, la quale è ricoperta esternamente dallo smalto (composto quasi

esclusivamente di sostanze inorganiche, soprattutto cristalli di idrossiapatite) nella corona e

dal cemento (che ha la struttura del tessuto osseo e che si caratterizza tardivamente, con

l’eruzione del dente) nella radice.

Il parodonto è un insieme di formazioni che si mettono in rapporto con la radice e il colletto

del dente, e hanno principalmente le funzioni di trofia e supporto del dente, nonché quelle di

attutire le sollecitazioni meccaniche che il dente subisce, per esempio, con la masticazione. Il

parodonto è costituito dal legamento alveolodentale (connettivo che fissa la radice

all’alveolo), dall’osso alveolare, dal cemento e dalla gengiva.

I denti hanno forma diversa: gli incisivi hanno la forma di cunei, i canini hanno l’estremità

appuntita e possono essere assimilati a dei coni o a delle piramidi triangolari, i premolari

hanno una corona cilindrica con due sporgenze coniche che emergono dalla superficie

masticatoria, i molari ne hanno quattro di sporgenze.

I vasi e i nervi del dente si distribuiscono esclusivamente alla polpa dentaria, le altre parti

sono costituite da tessuto avascolare.

Le arterie sono l’alveolare superiore (superiore) e la alveolare inferiore (inferiore).

Le vene sono le alveolari superiori e alveolari inferiori.

I linfatici fanno capo ai linfonodi sottomandibolari e cervicali profondi.

I nervi sono gli alveolari superiori (rami del trigemino) e inferiori (rami del mandibolare,

derivante dal trigemino).

Lingua

E’ un organo molto mobile in quanto formato da una consistente massa muscolare rivestita

da tonaca mucosa ,poggia sul pavimento della bocca. Ha numerose funzioni, che sono:

Assunzione del cibo

- Masticazione

- Formazione del bolo alimentare

- Deglutizione

- Sensibilità gustativa e tattile

- Fonazione

Si distinguono nella bocca una parte buccale ( corpo ), una parte faringea ( base ) che

profondamente prosegue nella radice (non visibile), Il limite tra corpo e base è

rappresentato sulla faccia superiore dal solco terminale all’apice del quale si trova il foro

cieco che corrisponde al canale tireo-glosso dal quale origina la tiroide. Il solco terminale

raggiunge lateralmente i margini della lingua in corrispondenza degli archi palato-glossi.

Davanti al solco terminale c’è il solco mediano,un processo fibroso che serve come

impianto per i muscoli intrinseci della lingua.

La parte anteriore del corpo in rapporto con le facce linguali degli incisivi si chiama apice .

La base volge verso l’epiglottide, l’ugola e la faringe ,si unisce all’epiglottide tramite una

piega glossoepiglottica mediana e due laterali tra le quali si trovano le vallecole

glossepiglottiche.

La radice è costituita da connettivo e muscolare.

La lingua è costituita internamente da uno scheletro fibroso al quale si attaccano muscoli. E’

rivestita da una tonaca mucosa. Accoglie numerose ghiandole linguali e calici gustativi.

La mucosa dell’apice e del corpo è rivestita da papille che facilitano la presa del cibo e i

processi gustativi .E’ costituita da un epitelio pavimentoso non corneificato e da una lamina

connettivale densa. Per la presenza delle papille assume un aspetto vellutato.

Le papille si distinguono in:

- papille filiformi, dei rilievi tozzi che, al loro apice, hanno sottili propaggini di aspetto

filamentoso; l’intera struttura assume la forma a corolla di fiore.

L’epitelio è fortemente corneificato al loro apice. Hanno una funzione meccanica di

trattenimento degli alimenti e una tattile visto che sono riccamente innervate e vengono

considerate come meccano- recettori .Mancano i calici gustativi; una forte desquamazione

può essere associata a malattie dell’apparato digerente.

- papille fungiformi: appaiono come piccoli punti di colore rosso visibili a occhio nudo. Vi

si possono trovare calici gustativi.

- papille circumvallate: si trovano davanti al solco terminale tra corpo e base della lingua.

Tutto intorno alla papilla si forma un profondo solco circolare o vallo nell’epitelio del quale

si trovano numerosi calici gustativi ; nelle pareti del solco si aprono anche ghiandole

gustative ( di Von Ebner ).

La mucosa del terzo inferiore della lingua è ricoperta da rilievi formati da tessuto linfoide;

l’insieme dei noduli linfatici forma la tonsilla linguale.

La mucosa della superficie inferiore della lingua è sottile, liscia, trasparente, priva di papille

e non aderente ai piani sottostanti. Mostra il frenulo sulla linea mediana che ha il compito di

limitare i movimenti della linea mediana, soprattutto all indietro .Permette l’assorbimento

perlinguale di farmaci.

I muscoli della lingua possono essere distinti in estrinseci ( origine esterna ed inserzione

interna alla lingua ) ed intrinseci ( con origine e inserzione interne alla lingua ).

I muscoli estrinseci sono:

Genioglosso : origina dalla spina mentale della mandibola e si inserisce nel corpo della

lingua dall’osso ioide all’apice. Ioglosso : origina dal corno dell’osso ioide e si porta verso

l’alto nello spessore della lingua.

Stiloglosso : Origina dal processo stiloideo del temporale e dal legamento stilo mandibolare

inserendosi nelle parti laterali della lingua.

Palatoglosso: origina dal palato molle partecipando alla formazione dell’arco palatoglosso e

si inserisce lateralmente al solco terminale.

I muscoli intriseci sono:

Longitudinali ( superiore e inferiore) accorciano la lingua .

Trasverso : accorcia il diametro trasverso della lingua.

Verticale : appiattisce la lingua.

Ghiandole Salivari Maggiori

La parotide, la sottomandibolare, la sottolinguale sono tre ghiandole extramurali che nel

corso dello sviluppo si accrescono portandosi al di fuori del canale alimentare.La parotide è

annessa al vestibolo della bocca, dove si apre il suo dotto escretore; la sottomandibolare e la

sottolinguale sono annesse alla cavità buccale, dove si aprono a livello del solco

sottolinguale.

Le GHIANDOLE MINORI sono intramurali e sono le ghiandole labiali, le ghiandole

malari ( guance ), le ghiandole palatine e le ghiandole linguali.

La saliva è un liquido acquoso, più o meno viscoso, contenente muco, sali, enzimi ed

anticorpi. E’ un misto di secrezioni mucose e sierose.

La funzione del muco è quella di lubrificare le pareti e di dar consistenza al bolo alimentare;

le proteine enzimatiche della parte sierosa ( principalmente amilasi ) operano una prima

digestione dei polisaccaridi oltre ad una azione antibatterica.

La parotide (ANT/MED: massetere, POST: sternocleidomastoideo, LAT: cute) è la più

voluminosa. E’ situata nella regione laterale del collo, al di sotto del padiglione auricolare e

del meato acustico esterno. E’ situata nella loggia parotidea avvolta nella fascia parotidea

intorno alla quale si dispone materiale connettivale ricco di grasso. Si può dividere in una

parte superficiale e in una profonda. La parte superiore ha forma triangolare. IL margine

anteriore è in rapporto con il muscolo massetere, quello posteriore con lo

sternocleidomastoideo, L’apice con la ghiandola sottomandibolare da cui è suddivisa da un

setto fibroso.

La faccia interna è in contatto con il muscolo pterigoideo. Profondamente termina appuntita

nel processo faringeo. E’ attraversata dalla carotide esterna e dalla vena giugulare esterna e

dal nervo facciale.

Il dotto escretore (di Stenone ) corre lungo il massetere, buca il buccinatore e la mucosa

della guancia e esce a livello del secondo molare superiore. Si possono trovare sul

massetere ghiandole accessorie e sul molare ghiandole molari

Le ghiandole sottomandibolari si trovano nelle regioni sopraioidee e sono accolte entro le

logge sottomandibolari (dipendenze della fascia sopraioidea, in sezione frontale hanno

forma triangolare (SUP/LAT: mandibola, SUP/MED: miloioideo e ioglosso, INF/LAT:

platisma, POST: setto interghiandolare (dipendenza della fascia sopraioidea che la separa

dalla loggia parotidea)) ,avvolte da una sottile capsula connettivale. Sono accolte nella fossa

sottomandibolare delimitata dai due ventri del muscolo digastrico e da quello pterigoideo. Il

dotto escretore perviene fino al solco sottolinguale sboccando sull’apice della caruncola.

Le ghiandole sottolinguali sono più’ piccole delle ghiandole salivali maggiori; sono situate

sotto la mucosa del solco sottolinguale e determinano la piega sottolinguale in cui si aprono

i condotti sottolinguali minori che convergono in un condotto maggiore. Sono ghiandole

tubuloacinose composte e a secrezione sierosa, mucosa e mista.

Istmo delle fauci

E’ un breve tratto del canale alimentare che pone in comunicazione la bocca con la faringe.

Vi si distinguono un pavimento (lingua) , una volta ( palato) e due pareti laterali ( archi

palatini ). Questi ultimi si distinguono in glossopalatino ( anteriore) e faringopalatino

( posteriore) regolati dai corrispondenti muscoli. Tra gli archi palatini si delimita la fossa

tonsillare, profonde depressioni, di forma triangolare, delimitate in basso dal margine

laterale della base linguale; contengono le tonsille palatine che occupano non interamente.

Tonsille palatine ( amigdala): sono un organo linfoide pari , accolto nella fossa tonsillare,

insieme a quelle faringee, tubariche e laringee con le quali formano l’anello linfatico. La

faccia mediale volge verso l’istmo; è piana o convessa e presenta sulla superficie diversi

orifizi che immettono nelle cripte tonsillari. E’ avvolta dalla piega triangolare. La faccia

laterale presenta I rapporti più importanti dell’organo. E’ delimitata da una capsula fibrosa; è

in rapporto con il nervo glossofaringeo e l’arteria palatina ascendente da cui si distacca

l’arteria tonsillare. Meno direttamente la tonsilla entra in rapporto con la giugulare interna e i

nervi accessorio, vago e ipoglosso da cui dista normalmente 2 cm.. Il polo inferiore volge

verso la base della lingua e si mette in rapporto con la tonsilla linguale.

Faringe

ANT: è completa solo in prossimità della faccia posteriore della laringe; presenta una

concavità volta anteriormente si trova in rapporto con : cartilagini aritenoidi, muscoli

aritenoidei, cricoartenoideo posteriore e lamina cricoidea.

POST: spazio retroferingeo, occupato da connettivo lasso.

LAT: parete mediale dello spazio faringomandibolare dove passano la carotide interna, la

giugulare interna, i nervi glossofaringeo, vago e ipoglosso, e la carotide esterna.

SUP (o volta): è in rapporto con la base cranica.

La faringe è un tratto del canale digerente posto al di dietro delle cavità nasali, della bocca e

della laringe. Fa seguito all’istmo delle fauci e prosegue nell’esofago. Le cavità nasali si

aprono nella faringe attraverso le coane, la bocca attraverso l’istmo delle fauci e la laringe

tramite l’orifizio laringeo. Si aprono inoltre le tube uditive, che stabiliscono una

comunicazione tra la cavità della faringe e la cassa del timpano.

La faringe si trova nella testa e nel collo e decorre verticalmente dalla base cranica fino a

livello della 6 vertebra cervicale per una lunghezza di 14-15 cm.

Il condotto faringeo è slargato in alto e più stretto in basso assumendo un aspetto piriforme.

Si divide in :

Rinofaringe ( parte nasale ) posta tra la volta della faringe e la faccia superiore del palato

molle.

Orofaringe ( parte buccale ) posta tra la faccia inferiore del palato molle e il margine

superiore dell’osso iode.

Laringofaringe ( parte laringea ) posta tra l’osso ioide, l’esofago e la 6 vertebra cervicale.

Il limite inferiore è delimitato dal piano passante per la cartilagine cricoide a livello dalla 6

cervicale.

La superficie interna della parete anteriore è pieghettata in particolare nella zona cricoide

dove troviamo i recessi piriformi e la piega del nervo faringeo. Quella posteriore presenta

rilievi dovuti alla presenza di ghiandole. Le pareti laterali presentano gli orifizi faringei

delle tube uditive delimitate da un labbro anteriore e uno posteriore ( torus tubarius ).

Sopra sono collocate la fossetta sovratubarica e i recessi faringei. Nel contorno degli

orifizi si trovano accumuli di tessuto linfoide che formano la tonsilla tubarica. Vi è anche

una tonsilla faringea collocata nella volta ricca di solchi e pieghe che diminuiscono con

l’età.

L’arteria principale è la faringea ascendente, ramo della carotide esterna.

Le vene sono affluenti della giugulare interna.

I nervi provengono dal plesso faringeo alla cui costituzione prendono parte i nervi vago,

accessorio e glossofaringeo.

I muscoli si dividono in costrittori ed elevatori della faringe

Muscolo costrittore superiore : i suoi fasci decorrono trasversalmente rispetto all’asse

magg. della faringe dalla radice della lingua attraverso il muscolo genioglosso. Formano

una fascia quadrilatera e si innestano su un rafe posto nel mezzo della faccia posteriore della

faringe. E’ il muscolo costrittore della rinof. ed elevatore della parete posteriore

Muscolo costrittore medio: ha forma triangolare con l’apice rivolto verso l’osso ioide da

cui si irradia a ventaglio. E’ costrittore dell’orofaringe.

Muscolo costrittore inferiore: è il più esteso dei costrittori e ha forma trapezioidale. E’

costrittore della laringe.

Muscolo stilofaringeo: origina dalla faccia interna del processo stiloideo e raggiunge la

parte laterale della faringe entrando in rapporto con I costrittori.

Esofago

L’esofago è un tratto del canale alimentare che decorre rettilineo dall’alto verso il basso,

dalla 6° vertebra cervicale fino alla 10° toracica, per una lunghezza complessiva di circa 25

cm, facendo seguito alla faringe e andando a terminare nello stomaco. Esso presenta una

curvatura a convessità posteriore a livello della 4° vertebra toracica, una curvatura a

concavità destra e infine una a concavità verso sinistra al di sotto dell’arco dell’aorta; vi si

considerano poi quattro restringimenti del diametro: uno a livello della cartilagine cricoide

(all’inizio dell’esofago), uno a livello dell’arco aortico, uno a livello del bronco sinistro e

uno a livello dell’orifizio esofageo del diaframma.

Il rapporto tra esofago e trachea è molto stretto, soprattutto a causa del muscolo

trachoesofageo, che unisce le due formazioni; anche il rapporto col bronco sinistro è reso

intimo da un muscolo, il muscolo broncoesofageo.

La parte cervicale dell’esofago è in rapporto: POST: con la colonna cervicale, ANT: con

la trachea, LAT: con i lobi tiroidei e le arterie carotidi comuni.

La parte toracica dell’esofago è in rapporto: POST: fino alla 4° vertebra toracica con la

colonna vertebrale, per poi distaccarsene e farsi più interno; LAT/DX: è in rapporto con la

pleura mediastinica e con la vena azigos, LAT/SX : oltre che con la pleura mediastinica,

anche con l’arco dell’aorta e con il tratto iniziale dell’aorta discendente.

La parte diaframmatica, che corrisponde al breve tratto che si impegna nell’orifizio

esofageo del diaframma, è a contatto su tutti i lati con il muscolo stesso.

La parte addominale si mette in rapporto ANT: con la parete posteriore del fegato, POST:

con l’aorta addominale LAT/DX: con il lobo caudato del fegato LAT/SX: con il fondo

dello stomaco.

La struttura interna dell’esofago presenta quella organizzazione in tonache sovrapposte che

il canale alimentare mantiene fino alla sua terminazione. La tonaca mucosa, di epitelio

pavimentoso pluristratificato, presenta dei rilievi longitudinali, e alla sua superficie si

aprono i condotti escretori di numerose ghiandole mucose.

Le arterie provengono, dall’alto in basso, dalla tiroidea inferiore, dalle bronchiali, dalle

intercostali, dall’aorta toracica, dalle freniche inferiori e dalla gastrica.

Le vene si gettano nella cava superiore e nella vena gastrica sinistra, tributaria della vena

porta.

I linfatici vanno ai linfonodi cervicali profondi, paratracheali, mediastinici posteriori e

gastrici superiori.

I nervi provengono dal vago e dall’ortosimpatico.

Stomaco

SUP: diaframma e fegato;

INF: mesocolon, colon trasverso e grande omento;

ANT: parete addominale e fegato;

POST: pancreas, rene e surrene sinistro, flessura duodenodigiunale;

MED: duodeno.

Proiezione sulla superficie: il cardia si trova sulla linea marginosternale di sinistra,

all’altezza del processo xifoideo; il fondo ha la sua massima altezza a livello della 6° costa

circa 2 cm a destra della linea emiclaveare; lateralmente lo stomaco si spinge fino alla

emiclaveare stessa che raggiunge a livello della 7° costa; la parte pilorica (la più bassa) si

spinge circa fino alla sinistra delle L3-L4, per poi risalire fino alla destra delle L1-L2 dove

si trova lo sfintere pilorico; la piccola curvatura costeggia invece le vertebre T12, L1, L2 e

poi risale fino alla metà della L1 per lo sfintere pilorico.

Lo stomaco è un tratto dilatato del canale alimentare, che fa seguito all’esofago e precede

l’intestino; in esso gli alimenti sostano per un breve periodo in cui sono sottoposti

all’azione digestiva del succo gastrico.

L’organo, della capacità media di 1200 ml, presenta notevoli differenze a seconda dello

stato dell’individuo, delle abitudini alimentari, della costituzione, dell’atteggiamento assunto

dal corpo e infine del sesso e dell’età.

Lo stomaco ha la forma di una sacca allungata con una parte superiore espansa a cupola, il

fondo, in corrispondenza del quale si trova di solito la bolla gastrica, un accumulo di gas

che sia che tiene sotto controllo i valori della pressione endogastrica, sia impedisce il

reflusso del cibo nell’esofago.

Il suo asse è per gran parte verticale, ma nella porzione inferiore si fa dapprima orizzontale e

poi obliquo in alto e in dietro.

Esso presenta una faccia anteriore, che volge in avanti in alto e a destra, e una posteriore,

che volge in basso in dietro e a sinistra, entrambe leggermente convesse, e due pareti

laterali, una destra o piccola curvatura, lunga circa 15 cm che presenta nella parte bassa la

piega angolare, e una sinistra o grande curvatura, della lunghezza di circa 40 cm, che

parte a livello dell’esofago formando inizialmente una cupola che delimita il fondo dello

stomaco; presenta inoltre due restringimenti, uno a livello dello sbocco dell’esofago (con

cui forma l’incisura cardiale), il cardia, e uno a livello della parte inferiore, il piloro,

segnato sulla superficie esterna dal solco pilorico.

Nello stomaco si distinguono un fondo, foggiato a cupola che si adatta alla concavità

diaframmatica, che si delimita dal corpo con un piano orizzontale che passa per il cardia, un

corpo, che scende verso il basso e si restringe e una parte pilorica, la quale si presenta nella

prima parte rigonfia e in una seconda parte si mostra come un canale cilindrico che termina

nello sfintere pilorico che lo divide dal duodeno; il corpo e la parte pilorica sono separate da

una linea obliqua che dalla piega angolare raggiunge la grande curvatura.

Lo stomaco occupa una regione compresa, in alto dalla cupola diaframmatica, in basso dal

colon trasverso, lateralmente dal diaframma e dalla parete toracica, anteriormente dalla

parete addominale.

All’apertura della cavità addominale, si vedono solo la parte pilorica e quella inferiore del

corpo, in quanto il resto è coperto dalla cupola diaframmatica e dal fegato.

Il fondo dello stomaco tocca la cupola diaframmatica, e tramite questa è in rapporto con il

pericardio, il cuore e la pleura e il polmone sinistro e durante l’espirazione si porta fino a

livello della 5° costa sull’emiclaveare; in avanti è coperto dal lobo sinistro del fegato.

La parete toracica viene detta spazio semilunare di Traube, di importanza per l’oscultazione

in quanto è una regione dello stomaco normalmente occupata da gas. La porzione inferiore

della parete anteriore, che comprende il terzo inferiore del corpo e la regione pilorica, è

accessibile alla palpazione e tocca direttamente la parete dell’addome, descrivendo un’area

triangolare detta triangolo di Labbè.

Il cardia si trova all’altezza della 10T ed è in rapporto, in avanti, col lobo sinistro del fegato.

Il piloro si trova all’altezza della 1L ed è in rapporto con la testa del pancreas

posteriormente e con il lobo quadrato del fegato anteriormente.

Lungo le due curvature decorrono i principali vasi dell’organo.

La superficie interna dello stomaco, nel soggetto sano, vivente e allo stato di riposo

funzionale, colorito grigio roseo, che diventa rosso e tumido con l’attività digestiva per il

maggiore afflusso di sangue.

Sulla superficie interna si evidenziano delle creste ad asse prevalentemente longitudinale, le

pieghe gastriche, che si anastomizzano fra loro formando un reticolo a maglie allungate;

queste pieghe possono essere considerate come una continuazione di quelle presenti

nell’esofago; solo a livello della piccola curvatura esse non sono anastomizzate, e formano

la cosiddetta via gastrica breve.

Quando lo stomaco è disteso, le pieghe gastriche scompaiono, e risultano invece evidenti

dei solchi fra loro anastomizzati, i solchi permanenti, che delimitano una serie di piccoli

rilievi, le areole gastriche: la superficie delle areole presenta minuti infossamenti, le fossette

gastriche, che contengono le ghiandole gastriche.

A livello del cardia si osserva una anello di forma dentellata, che separa la mucosa esofagea

da quella gastrica.

A livello del piloro, poi, si trova una piega circolare che restringe il lume dello stomaco, la

valvola pilorica, che circoscrive l’orifizio pilorico; a questo livello assume estrema

importanza la tonaca muscolare, che forma il muscolo sfintere pilorico.

La parete dello stomaco è formato da una tonaca mucosa, una sottomucosa, una muscolare e

una sierosa (peritoneo).

La TONACA MUCOSA è costituita da cellule cilindriche disposte su più strati, provviste

scarsamente microvilli; esse secernono il muco gastrico, il quale ricopre tutta la superficie

interna dello stomaco, proteggendo l’epitelio dall’azione degli enzimi proteolitici presenti

nel lume, e di eliminare l’acidità del contenuto gastrico nelle vicinanze della mucosa.

All’interno della mucosa si possono individuare ghiandole gastriche, che differiscono fra

loro per posizione e tipo di secreto.

Le ghiandole cardiali secernono glicoproteine neutre.

Le ghiandole gastriche propriamente dette si trovano nel fondo e nel corpo dello stomaco,

e presentano tubuli che sono formati da vari tipi di cellule: le cellule del colletto, che

secernono proteoglicani acidi (non come quelli dell’epitelio di rivestimento che sono neutri),

le cellule principali secernono pepsinogeno (precursore della pepsina) e la rennina, enzimi

proteolitici; le cellule di rivestimento producono acido cloridrico, che ha il compito di

denaturare le proteine e di portare il pH ad un livello ottimale, circa 2, perché il pepsinogeno

diventi pepsina e funzioni in maniera ottimale; le cellule di rivestimento secernono anche il

fattore intrinseco, una glicoproteina capace di rendere assorbibile la vitamina B12 da parte

dell’intestino; la carenza di questo fattore porta ad una deficienza di B12, chiamata anemia

perniciosa.

Le ghiandole piloriche producono gastrina, la quale stimola le cellule di rivestimento a

produrre HCl.

Esistono anche cellule endocrine dello stomaco, che produco serotonina, capace di

stimolare la muscolatura liscia.

La TONACA SOTTOMUCOSA, di connettivo lasso con fibre elastiche e tessuto adiposo,

aderisce intimamente alla mucosa, e meno alla muscolare.

La TONACA MUSCOLARE è particolarmente spessa in tutto lo stomaco.

La TONACA SIEROSA è data dal peritoneo, il quale avvolge con le sue due lamine, una

posteriore e una anteriore, quasi tutto lo stomaco; rimangono sprovvisti di rivestimento

peritoneale il cardia, la faccia posteriore dell’esofago e la parte destra del fondo; la parte

sinistra del fondo, invece, vede l’avvicinarsi fra loro delle due lamine peritoneali che

formano il legamento gastrolienale, che parte dalla faccia posteriore dello stomaco e si

inserisce presso l’ilo della milza, e che vede il passaggio dei vasi gastrici brevi. Nella parte

inferiore della grande curvatura, le due lamine peritoneali, sempre accollate fra loro,

formano il legamento gastrocolico, che fissa lo stomaco alla flessura sinistra del colon, al

colon trasverso, alla flessura colica destra e al duodeno, costituendo la radice anteriore del

grande omento.

Lungo la piccola curvatura, le due lamine peritoneali formano il legamento epatogastrico il

quale, continuando a destra con il legamento epatoduodenale, costituisce il PICCOLO

OMENTO, che fissa lo stomaco al fegato in corrispondenza del solco trasverso e del solco

del condotto venoso.

Le arterie sono l’arteria gastrica destra, le arterie gastroepiploica destra e sinistra, le arterie

gastriche brevi.

Le vene sono le gastroepiploiche destra e sinistra, le gastriche brevi, la pilorica e la

coronaria dello stomaco, tutte affluenti della vena porta.

I linfatici raggiungono i linfonodi gastrici superiori e inferiori.

I nervi sono rappresentati dal nervi vaghi del parasimpatico bulbare (che stimola l’attività

secretiva e motoria) e da rami dell’ortosimpatico toracolombare (che conduce impulsi

inibitori).

Intestino tenue

L’intestino tenue è quella parte del canale alimentare che va dallo stomaco all’intestino retto

e ha le funzioni di digestione e assorbimento. Occupa gran parte della cavità addominale e

ha una lunghezza di circa 7 metri, anche se molto variabile, e un diametro che passa dai 5

cm nella parte iniziale ai 2,5-3 cm nella parte terminale, e una capacità che si aggira sui 6

litri; vi si distinguono due parti, il duodeno, o parte fissa, e l’intestino tenue mesenteriale,

o parte mobile, che a sua volta si divide in digiuno e ileo.

Le arterie del duodeno sono l’arteria pancreaticoduodenale superiore e quella inferiore,

mentre le arterie del tenue mesenteriale derivano dai rami arteriosi, digiunali e ileali (arterie

intestinali),che nascono dall’arteria mesenterica superiore.

Le vene seguono il decorso delle arterie, e confluiscono nelle vene pancreaticoduodenale,

duodenali, intestinali, tutte affluenti della mesenterica superiore, quindi si gettano poi nella

vena porta.

I linfatici provenienti dal duodeno arrivano ai linfonodi pancreatici superiori e

pancreaticoduodenali, mentre i linfatici dell’intestino fanno tutti capo ai linfonodi preaortici,

i cui collettori efferenti contribuiscono a costituire il tronco linfatico intestinale che è radice

del dotto toracico.

I nervi raggiungono l’intestino provenendo dal plesso mesenterico superiore; come nello

stomaco, il parasimpatico (le cui fibre provengono qui dal nervo vago) stimola, mentre

l’ortosimpatico (che qui deriva dal 5°-8° segmento toracico del midollo spinale) inibisce la

contrazione muscolare e la secrezione.

La digestione è determinata principalmente dagli enzimi pancreatici e dalla bile, che queste

due ghiandole riversano nel duodeno attraverso la papilla duodenale maggiore, ma anche, in

misura però minore, dal secreto della mucosa intestinale, in particolare modo da quella

duodenale.

A facilitare invece l’assorbimento sono i rilievi presenti nella mucosa, determinati dalla

lamina propria, e cioè le pieghe circolari, i villi e i microvilli, che, fra tutti, portano ad un

aumento dell’area di assorbimento di circa 10 volte, fino a 4 metri quadrati.

Duodeno

La parte superiore è in rapporto: SUP/ANT: con il lobo quadrato del fegato e la cistifellea,

INF: con la testa del pancreas, POST: con il condotto coledoco, la vena porta e l’arteria

epatica; la porzione discendente è in rapporto ANT: dall’alto al basso, con la testa del

pancreas, con il mesocolon e il colon trasverso e con le anse dell’intestino tenue

mesenteriale, POST: con il margine mediale del rene destro, LAT: con il lobo destro del

fegato MED: con la testa del pancreas; la porzione orizzontale è in rapporto SUP: con la

testa del pancreas, in ANT/SUP: con il colon trasverso, ANT/INF: con le anse

dell’intestino tenue mesenteriale POST: con la vena cava inferiore e l’aorta; la porzione

ascendente è in rapporto ANT: con il colon trasverso e le anse del tenue mesenteriale,

MED: con il pancreas e l’aorta, LAT: con il rene sinistro POST: con i vasi renali e

l’uretere di sinistra.

Proiezione sulla superficie: dal piloro sale verso destra (parte superiore) fino al limite tra la

T12 e la L1 circa 1,5-2 cm a sinistra della emiclaveare, poi scende verticalmente (porzione

discendente) fino al limite tra L3 e L4 e si porta sul margine sinistro delle suddette vertebre

(porzione orizzontale) per poi salire (porzione ascendente) fino a metà della L2 dove compie

un ripiegamento su se stesso e si immette nel tenue mesenteriale.

Il duodeno rappresenta la prima parte dell’intestino tenue; ha una lunghezza di circa 30 cm

un calibro di circa 5 cm; esso è applicato alla parete posteriore dell’addome dal peritoneo, e

riceve lo sbocco dei dotti escretori del fegato e del pancreas. Ha forma ad uncino-anello, e

vi si individuano quattro parti: la parte superiore, che nel suo tratto iniziale presenta una

dilatazione detta bulbo duodenale, segue alla porzione pilorica dello stomaco, all’altezza

della 1L - 2L, e si porta in dietro, in alto e lateralmente, continuando nella porzione

discendente, lunga quasi il doppio della prima, che scende verso il basso, lateralmente alla

colonna, fino all’altezza della 3L - 4L, dove, giunto all’altezza del polo inferiore del rene

destro, volge verso sinistra continuando nella porzione orizzontale , la quale, insieme alla

porzione discendente, accoglie la testa del pancreas; leggermente a sinistra della linea

spondiloidea, la porzione orizzontale volge in alto nella porzione ascendente, che sale

obliquamente in fuori fino all’altezza della 2L, in corrispondenza della quale compie un

brusco ripiegamento su se stessa, la flessura duodenodigiunale, 3-4 cm a sinistra della

colonna, fissata al diaframma dal muscolo sospensore del duodeno, che continua con il

digiuno.

La forma e il decorso del duodeno possono andare incontro a molte variazioni, dovute alla

costituzione dell’individuo e all’età, assumendo forme a “U” o a “V”.

La superficie interna del duodeno non si presenta liscia, ma caratterizzata, a partire dalla

porzione discendente, dalla presenza di numerose pieghe circolari, presenti anche

nell’intestino tenue mesenteriale, che distano fra loro circa 6-8 mm e non compiono quasi

mai tutta la circonferenza del lume; proprie del duodeno, e più precisamente della parte

discendente, sono la piega longitudinale, un rilievo di circa 2 cm nel tratto medio, dovuto al

condotto coledoco, la papilla duodenale maggiore, un rilievo della mucosa in cui sboccano

il dotto coledoco e il condotto pancreatico principale dopo essersi riuniti, e la papilla

duodenale minore, in cui sbocca il condotto pancreatico accessorio.

Il PERITONEO riveste in maniera incompleta il duodeno, il quale è per la maggior parte

ricoperto sulla faccia anteriore, da peritoneo parietale della parete addominale posteriore;

solo la porzione superiore è ricoperta dalle lamine del peritoneo che scendono dallo

stomaco.

La parte superiore del duodeno è piuttosto mobile, quella discendente e quella ascendente

sono discretamente mobili; quella orizzontale e la flessura sono pressoché immobili.

Intestino Tenue Mesenteriale

ANT: grande omento, che separa le anse dal peritoneo della parete anterolaterale

dell’addome;

POST: le anse contraggono rapporti, attraverso il peritoneo della parte posteriore

dell’addome, con la porzione inferiore del duodeno, con il processo uncinato del pancreas,

con i corpi delle ultime vertebre lombari, con l’aorta, la vena cava, i reni e gli ureteri.

L’intestino tenue mesenteriale è la parte più lunga dell’intestino tenue, circa 7 metri, e fa

seguito al duodeno, in corrispondenza della flessura duodenodigiunale, e termina nella

fossa iliaca destra, in corrispondenza dell’articolazione sacroiliaca, con la valvola ileocecale,

attraverso la quale continua nell’intestino crasso.

Esso viene solitamente distinto in digiuno (così chiamato perché nel cadavere è solitamente

vuoto) che occupa i 2/5 prossimali, e in ileo, che occupa i 3/5 distali; non esiste un confine

netto fra le due zone, anche se esse differiscono per caratteristiche, in quanto nel digiuno il

lume è più ampio, le ghiandole sono più frequenti e la parete è più spessa e maggiormente

ricca di villi.

Nel tenue mesenteriale, come nel duodeno, si attuano le funzioni di digestione e

assorbimento.

Il nome di mesenteriale è dato dal fatto che questa parte del tenue è compresa nello spessore

del margine libero di un’ampia plica del peritoneo, il mesentere; questo fa sì che le anse

dell’intestino, che avvolte fra di loro a formare la matassa intestinale, siano molto mobili.

Le anse del tenue, benché fra loro ammassate, si dispongono regolarmente in gruppi, di cui

un primo gruppo si trova nell’ipocondrio sinistro, e si spinge fino a raggiungere la flessura

colica di sinistra, un secondo gruppo si trova nella regione mesogastrica, un terzo gruppo

nella fossa iliaca di sinistra e un quarto gruppo nella posizione mediana, dal basso addome,

al limite con la pelvi.

La configurazione interna dell’intestino tenue mesenteriale presenta le stesse pieghe circolari

che sono presenti nel duodeno; la superficie si presenta di aspetto vellutato per la presenza

di una quantità notevole dio rilievi della mucosa, i microvilli intestinali, disposti sia sulle

pareti che sulla superficie libera delle pieghe circolari, che assumono conformazione di

versa a seconda della zona dell’intestino, sono alti in media 0.5 mm ed hanno una densità di

circa 100 per cm quadrato; essi sono addetti all’assorbimento delle sostanze nutritizie che

arrivano all’intestino con la digestione. La presenza delle pieghe circolari e dei microvilli, la

superficie assorbente dell’intestino mesenteriale aumenta notevolmente in rapporto al suo

contenuto.

Sulla superficie della mucosa intestinale si possono poi individuare delle sporgenze di

colore biancastro delle dimensioni di una punta di spillo, su cui non si individuano

microvilli, che sono identificati come noduli linfatici solitari, disseminati per tutto

l’intestino tenue, seppur in maniera più consistente nel digiuno.

Nel tratto più distale del digiuno, ma in particolar modo nell’ileo, si notano poi delle

aggregazioni di noduli linfatici, chiamate placche di Peyer, in genere in numero di 30-50,

che appaiono come formazioni circolari o ellittiche, disposte con l’asse maggiore parallelo

all’asse maggiore dell’intestino, pianeggianti o leggermente infossate.

Il PERITONEO della parte posteriore dell’addome si duplica formando il mesentere, che

avvolge completamente l’intestino tenue mesenteriale, la cui radice corrisponde alla linea, di

circa 15 cm, lungo la quale l’ampia plica peritoneale si distacca dalla parete posteriore

dell’addome; nello spessore del mesentere si trovano i vasi, i nervi e i linfatici che irrorano e

innervano l’intestino mesenteriale.

Intestino Crasso

L’intestino crasso segue al tenue e si porta fino al termine del canale alimentare, sboccando

all’esterno del corpo con l’orifizio anale; ha una lunghezza di circa 1,8 metri ed divido in tre

porzioni, che sono l’intestino cieco, il colon e l’intestino retto.

Il crasso differisce dal tenue per lunghezza, per calibro, per struttura e per funzioni; il crasso

ha una circonferenza di circa 28 cm all’inizio, che poi si riduce a circa 15 cm a livello del

colon discendente per poi riaumentare a 18 cm a livello dell’ampolla rettale.

Alla superficie esterna del crasso si notano molte gibbosità, che all’interno corrispondono a

depressioni denominate tasche; le gibbosità sono separate da solchi, che internamente

corrispondono a rilievi, le pieghe semilunari.

Sulla superficie esterna inoltre, si notano tre lamine nastriformi costituite da tessuto

muscolare liscio, dette tenie, presenti in numero di tre che si riducono a due a livello delle

parti terminali del crasso.

Intestino cieco

ANT: parete addominale anteriore;

LAT/POST: rivestite dal peritoneo che tappezza la fossa iliaca;

LAT: è in contatto con il muscolo psoas di destra e con le anse dell’intestino tenue

mesenteriale;

SUP/MED: si trova la valvola ileocecale.

Proiezione sulla superficie: si trova nella fossa iliaca, cioè all’altezza della L5 meno di 1cm

a destra della emiclaveare.

Presenta un’altezza di circa 6 cm e un diametro di 5 cm; ha forma emisferica a leggera

concavità superomediale, e si trova nella fossa iliaca di destra (anche se la sua posizione

può variare a causa di difetti di migrazione del cieco, normali nello sviluppo, che si trova

inizialmente nella fossa iliaca di sinistra, poi sale nell’ipocondrio sinistro, poi si sposta in

quella destro e infine scende nella fossa iliaca destra).

Si presenta con la superficie ricoperta di gibbosità, tranne nella parte inferiore, che è liscia.

Si distingue dal colon ascendente tramite una linea che internamente passa per la valvola

ileocecale.

Le tenie si distinguono in anteriore, mediale e posteriore.

La valvola ileocecale è formata da due labbri, un labbro superiore e un labbro inferiore,

che si uniscono ai lati formando le commessure della valvola, che proseguono nei frenuli;

le labbra delimitano una fessura orizzontale, l’orifizio ileocecale; la valvola permette il

libero afflusso del contenuto dell’ileo nel cieco e impedisce il reflusso, anche se la tenuta

non è perfetta, soprattutto nel bambino.

APPENDICE VERMIFORME

È un condotto cilindrico allungato, molto sottile, che si immette nel cieco a livello

dell’orifizio dell’appendice vermiforme. Ha una lunghezza di circa 8 cm e un calibro di

circa 5 mm, anche se le dimensioni e la disposizione offrono grande variabilità. Nonostante

questa variabilità, il punto in cui l’appendice si inserisce nel cieco è la stessa, e viene

chiamato punto di McBurney (metà della linea che unisce al spina iliaca anteriore con

l’ombelico) o punto di Lanz (un terzo della linea bisiliaca).

La parete dell’appendice ha la stessa organizzazione delle altre parti del crasso, ma differisce

per la abbondante presenta di tessuto linfoide che occupa tutta la tonaca propria e si

organizza in linfonodi; altre differenze sono la mancanza di tessuto muscolare organizzato,

come nelle tenie.

Cieco e appendice sono completamente rivestiti da peritoneo, che può formare, per difetti di

ripiegatura, delle fossette al di dietro del cieco, le fosse retrocecali (raramente causa di ernie

retrocecali), quando la sierosa abbandona il cieco per continuare nel peritoneo parietale che

tappezza la fossa iliaca, oppure delle fossette ileocecali (causa di ernie, in quanto le anse del

tenue tendono a infilarsi nei recessi offertigli), che si formano nella zona di passaggio del

peritoneo da ileo a cieco e colon ascendente (TAV. 264).

L’appendice vermiforme è completamente avvolta da peritoneo che l’abbandona lungo il

margine superomediale con una lamina a due foglietti, il mesenteriolo o mesoappendice,

che si impianta sulla faccia mediale del cieco, e che contiene l’arteria appendicolare (TAV.

264).

Colon Ascendente

ANT: con la parete addominale e con anse del tenue mesenteriale;

POST: muscoli quadrato dei lombi, trasverso dell’addome, iliaco e con la faccia anteriore

del rene di destra;

MED: muscolo psoas, l’uretere di destra e con le anse del tenue;

SUP: fegato.

Proiezione sulla superficie: sale verticalmente dall’altezza dell’ombelico 1 cm a destra della

emiclaveare fino alla 10° costa.

Il colon ascendente decorre quasi verticalmente, dal basso verso l’alto e dall’avanti

all’indietro, dal cieco alla flessure destra del colon.

Ha una lunghezza di circa 15 cm ed è coperto da peritoneo nella parte anteriore, mediale e

laterale; le tenie sono anteriore, postero-laterale e postero-mediale.

Esso parte in basso nella fossa iliaca, sale a contatto lateralmente con la parete addominale

laterale, delimitando uno spazio parietocolico destro.

Flessura destra del Colon

SUP: lobo destro del fegato

POST: rene destro e parte ascendente del colon.

Proiezione sulla superficie: dalla 10° alla 9° costa, 1 cm a destra della emiclaveare.

Si trova nell’ipocondrio destro e fa seguito al colon ascendente e termina nel colon

trasverso, volgendo in avanti, in basso e medialmente. Piuttosto fissa nella sua posizione

grazie al peritoneo che la avvolge completamente e a numerosi legamenti, fra cui il

legamento epatocolico, il legamento colecistocolico e il legamento frenocolico di destra

Colon Trasverso

ANT: grande omento (che prende origine sulla linea media della faccia anteriore) e con la

parete addominale anteriore, POST: faccia anteriore del rene destro, con la parte

discendente del duodeno, con la testa del pancreas e con la faccia anteriore del rene sinistro;

SUP: faccia inferiore del lobo destro del fegato, con la cistifellea e con la grande curvatura

dello stomaco, al quale è connesso attraverso il legamento gastrocolico.

Proiezione sulla superficie: dalla flessura destra forma una concavità superiore che

raggiunge il limite fra 3L e 4L per poi risalire fino alla 8° costa sinistra leggermente a

sinistra della emiclaveare.

È compreso tra le due flessure, ha una lunghezza di circa 20-25 cm e ha concavità

superiore; ha inizio nell’ipocondrio di destra, scende nella regione mesogastrica per poi

risalire nell’ipocondrio sinistro.

È completamente avvolto dal peritoneo e fissato alla porzione posteriore del diaframma da

una ripiegatura della sierosa, il mesocolon trasverso, che divide la cavità peritoneale in un

piano sovramesocolico e uno sottomesocolico.

Le tenie si distinguono inferiore, posterosuperiore e posteroinferiore.

Flessura sinistra del Colon

ANT: corpo dello stomaco

POST: rene

LAT/SUP: milza

Proiezione sulla superficie: dalla 8° alla 7° costa a sinistra della emiclaveare, poi ripiega e

ridiscende alla 8° costa dove si continua nel colon discendente.

La flessura di sinistra che generalmente si trova più in alto della destra) è mantenuta nella

sua posizione del legamento frenocolico di sinistra, il quale forma anche un sostegno per

la milza.

Colon Discendente

ANT: anse intestinali

POST: diaframma e con i muscoli quadrato dei lombi e trasverso dell’addome

LAT: parete addominale laterale, con cui forma lo spazio parietocolico di sinistra

MED: rene sinistro e le anse del tenue.

Proiezione sulla superficie: è simmetrico al colon ascendente, cioè dalla 8° costa scende

verticalmente fino alla fossa iliaca sinistra, 1 cm a sinistra della emiclaveare.

Fa seguito alla flessura sinistra e si porta fino alla fossa iliaca di sinistra, dove continua nel

colon ileopelvico; scende verso il basso con una leggera concavità mediale ed il peritoneo lo

avvolge in maniera simile alla porzione ascendente, cioè manca nella parte posteriore.

ANT: anse intestinali, POST: diaframma e con i muscoli quadrato dei lombi e trasverso

dell’addome, LAT: parete addominale laterale, con cui forma lo spazio parietocolico di

sinistra, MED: rene sinistro e le anse del tenue.

Le arterie per il cieco e l’appendice sono l’arteria ileocolica e l’arteria appendicolare; per il

colon provengono dalla mesenterica superiore e dalla mesenterica inferiore.

Le vene fanno capo alle mesenteriche superiori e inferiori.

I linfatici vanno ai linfonodi mesocolici.

I nervi derivano dai plessi mesenterici superiore e inferiore.

Colon Ileopelvico

Il colon ileopelvico consta di due parti: una parte iliaca, a concavità superomediale, situata

nella fossa iliaca di sinistra, a contatto ANT/MED/LAT: anse del tenue, POST: muscoli

psoas e iliaco ed è rivestito nella sua parte inferiore dal peritoneo della fossa iliaca; una

parte pelvica, la quale si porta medialmente e indietro, fino ad aderire alla 3° vertebra

sacrale, punto in cui forma una curva che si dirige verso il basso, e prosegue nel retto

(TAV. 267).

Proiezione sulla superficie: si porta dalla fossa iliaca sinistra all’altezza della spina iliaca

anterosuperiore fino all’eminenza ileo-pubica, dove diventa colon retto.

Le tenie si riducono a due, anteriore e posteriore, per poi scomparire a livello del retto in cui

si perdono nella muscolatura longitudinale del retto stesso.

Il colon pelvico entra in contatto SUP: anse del tenue, ANT: vescica nel maschio e l’utero e

i legamenti larghi nella femmina, POST: col sacro e LAT/SX: con l’uretere e i vasi genitali.

Intestino Retto

POST: spazio retrorettale (connettivo che contiene la sacrale mediana e lo separa da ultime

tre vertebre sacrali e coccige)

ANT: prostata e vescichette seminali nel maschio e utero nella donna

LAT: fosse laterorettali

Proiezione sulla superficie: dalla fine del colon pelvico si porta in alto e verso destra fino

ad arrivare all’altezza della linea bisiliaca in corrispondenza della linea spondiloidea

(perfettamente in linea con la colonna) per poi scendere verticalmente nella pelvi fino allo

sbocco nell’ano.

Ha un decorso di circa 15 cm, che parte dal colon pelvico e termina con l’orifizio anale; la

prima parte, che si trova nella pelvi, è larga, e prende anche il nome di ampolla rettale; la

seconda parte, che si trova nel perineo, è più ristretta, ed è detta canale anale; il limite fra le

due parti è dato dal muscolo elevatore dell’ano (TAV. 267 e TAV. 369).

Il retto presenta una prima curvatura a convessità posteriore, detta curva sacrale, a livello

dell’osso sacro, e una seconda curva, a convessità anteriore, detta curva perineale, a livello

del coccige; presenta inoltre due curvature laterali, che scompaiono con l’organo disteso.

Il peritoneo avvolge solo la parte superiore della faccia anteriore (cavo rettouterino o

rettovescicale) e parte delle facce laterali, mentre sono prive di rivestimento la faccia

posteriore e parte delle laterali.

La superficie del retto presenta dei solchi trasversali, due a sinistra e uno a destra, che

corrispondono internamente a ripiegature simili alle pieghe semilunari del colon.

Tra intestino retto e la parete anteriore della porzione sacrococcigea della colonna si trova

del tessuto adiposo, nel cui contesto si rileva l’arteria sacrale media.

I mezzi di fissità del retto sono dati dal peritoneo, dalla fascia pelvica dal muscolo elevatore

dell’ano.

La superficie interna del retto presenta delle pieghe longitudinali, che scompaiono con la

distensione dell’organo, e delle pieghe trasversali, corrispondenti ai solchi esterni, che si

trovano a distanza di circa 6 cm dall’orifizio anale.

Circa 2 cm al di sopra dell’orifizio anale si trovano le colonne rettali, dei sollevamenti della

mucosa, che hanno lunghezza di circa 1 cm verso l’alto; tra le basi delle colonne rettali si

trovano delle pieghe trasversali denominate valvole semilunari; ciascuna valvola descrive

una tasca che prende il nome di seno rettale.

Al di sotto delle colonne e delle valvole si trova una zona increspata da pieghe radiali che

prende il nome di anello emorroidale.

L’orifizio anale presenta due labbri, uno destro e uno sinistro, che si uniscono nelle

commessure e che delimitano un foro assai ristretto, che, dilatato, assume contorno

circolare; vi si trovano peli nel maschio, e presenta un ricco corredo di ghiandole

sudoripare, dette ghiandole circumanali.

Le arterie sono la rettale superiore, media e inferiore e rami minori della sacrale media.

Le vene sono le rettali superiore, media e inferiore che drenano il plesso emorroidale.

I linfatici vanno ai linfonodi anorettali e ipogastrici.

I nervi provengono dai plessi mesenterico superiore, pelvico e pudendo.

Fegato

ANT: parete addominale

POST/SX: fondo dello stomaco e milza

POST/DX: duodeno, rene e surrene destro

INF: cistifellea, flessura destra del colon

SUP: diaframma

Proiezione sulla superficie: superiormente segue il profilo della cupola diaframmatica (4°

spazio intercostale sulla emiclaveare, 7° spazio intercostale sulla ascellare media, 8° spazio

intercostale sulla angoloscapolare, 9° spazio intercostale sulla paravertebrale); il margine

antero-inferiore è una linea che dalla 9°-10° costa sulla emiclaveare risale in alto e a sinistra

fino all’8° cartilagine costale sinistra circa 2 cm a sinistra della marginosternale; l’estremità

sinistra del fegato si trova sulla 5° costa di sinistra a 3 cm circa dalla marginosternale.

Il fegato è il più voluminoso dei visceri; esso ha principalmente due funzioni, una di tipo

esocrino, in quanto produce un secreto, la bile, che viene immessa nel duodeno attraverso le

vie biliari e che ha principalmente una funzione lipolitica, e una di tipo regolativo per

l’omeostasi ematica, in quanto riceve il sangue refluo dalla milza e dall’intestino, tenue e

crasso, e funziona come un deposito dei metaboliti.

Il fegato si trova a contatto con il diaframma superiormente, che lo separa dal cuore e dai

polmoni, lo stomaco e il colon trasverso inferiormente, e le ultime vertebre toraciche, alle

quali si appoggia, posteriormente.

Il suo diametro trasverso è di 27 cm, quello anteroposteriore è di 16 cm, l’altezza di circa 8

cm nella parte del lobo destro. Ha forma di un ovoide a cui è stata asportata una parte con

un taglio che va dall’alto verso il basso e dal dietro all’avanti e da sinistra verso destra; ha

consistenza piuttosto dura, anche se si lascia facilmente deprimere dagli organi con cui è a

contatto; ha un peso medio di 1500 gr, a cui va aggiunto quello del sangue che vi circola, di

circa 800 gr.

La faccia diaframmatica, o anterosuperiore, è liscia e presenta il legamento coronario,

riflessione del peritoneo e il solco sagittale superiore, che divide il fegato in un lobo

sinistro e uno destro, e che rappresenta il punto in cui prende origine il legamento

falciforme.

La superficie del lobo destro è più estesa, e presenta dei solchi di lunghezza variabile,

orientati in senso anteroposteriore, le impressioni diaframmatiche; più in basso,

lateralmente, si trovano delle impronte che hanno anch’esse senso anteroposteriore, le

impronte costali. La superficie del lobo sinistro è meno estesa, e presenta l’impronta

cardiaca.

La faccia viscerale, o posteroinferiore, risulta leggermente concava e orientata verso il

basso, il dietro e sinistra; risulta caratterizzata da tre solchi, il solco sagittale destro, il solco

sagittale sinistro e il solco trasverso (che rappresenta l’ilo del fegato) e dalla presenza di

diverse impressioni lasciate da vari organi.

Il solco sagittale destro è costituito da una parte anteriore, in cui si trova una depressione,

la fossa cistica, che accoglie la cistifellea e che si spinge al limite con il margine anteriore

del fegato, e una parte posteriore, in cui si trova la fossa della vena cava; le due fosse sono

separate da un prolungamento del lobo caudato, il tubercolo caudato.

Il solco sagittale sinistro è anch’esso delimitato in due parti, una anteriore, che contiene il

legamento rotondo, e una posteriore in cui è presente il legamento venoso.

Il solco trasverso, ilo del fegato, è più prossimo alla parte faccia posteriore di quella

anteriore, e presenta tutti i principali vasi, linfatici e nervi epatici.

Questi solchi permettono di identificare un lobo destro, a destra del solco sagittale destro,

un lobo sinistro, a sinistra del solco sagittale sinistro, e un lobo caudato, posteriore, e un

lobo quadrato, anteriore, interposti fra i due solchi sagittali e divisi fra loro dal solco

trasverso.

Il lobo sinistro è caratterizzato da un’impronta colica, anteriore e da un’impronta renale,

posteriore; il lobo sinistro, invece, da un’impronta gastrica.

La faccia posteriore si mette in rapporto con la colonna vertebrale, e subisce l’impronta

delle 9T-10T-11T, nonché l’impronta della vena cava inferiore, dell’aorta e dell’esofago.

Il margine anteroinferiore due incisure che corrispondono alle estremità dei solchi sagittali

sinistro, incisura del legamento ombelicale, e destro, incisura cistica.

Il fegato è mantenuto nella sua posizione dalla vena cava inferiore, che da un lato aderisce

all’orifizio addominale e dall’altro al parenchima epatico del tratto posteriore del solco

sagittale destro, e dai legamenti peritoneali, che sono:

il LEGAMENTO CORONARIO è in vero e proprio legamento sospensore che si fissa,

con decorso trasversale, dalla faccia inferiore del diaframma a quella posterosuperiore del

fegato; consta di due foglietti è piuttosto brevi, di cui quello superiore è separato a metà dal

legamento falciforme;

il LEGAMENTO FALCIFORME si estende dalla faccia diaframmatica a quella viscerale

del fegato, in corrispondenza del solco sagittale sinistro; non può essere considerato come

un vero legamento sospensore, in quanto, data la pressione addominale positiva che spinge

il fegato contro il diaframma, il legamento non è praticamente mai teso;

i LEGAMENTI TRIANGOLARI derivano dall’accollamento dei due foglietti del

legamento coronario ai lati del fegato, in corrispondenza delle estremità destra e sinistra;

il PICCOLO OMENTO è una dipendenza del peritoneo che parte dalla piccola curvatura

dello stomaco e si unisce al solco trasverso della faccia inferiore del fegato; è diviso in due

parti, un legamento epatoduodenale e il legamento epatogastrico (i cui due foglietti che lo

costituiscono sono strettamente accollati e lasciano passare al loro interno linfatici e nervi);

esistono poi infine il LEGAMENTO EPATOCOLICO e il LEGAMENTO

EPATORENALE, entrambi destri.

Il fegato, visto in sezione, presenta un numero elevato di aree dal contorno poligonale dato

da un esile strato di connettivo proveniente dalla capsula fibrosa epatica; ricostruiti nelle tre

dimensioni, queste aree, dette lobuli epatici, hanno la forma di piramidi poligonali ad apice

tronco, con diametro di circa 1 mm e altezza di circa 1,5 mm.

In base alle delimitazioni territoriali, si distinguono vari tipi di lobuli epatici. Essi sono:

LOBULO CLASSICO

Ogni lobulo risulta costituito di un a serie di lamine cellulari con disposizione radiale, dalla

periferia al centro; queste lamine delimitano un sistema labirintico di spazi irregolari in cui

sono contenuti dei capillari a decorso tortuoso, i sinusoidi; questi capillari, formati da

endotelio fenestrato e discontinuo per la presenza di elemento fagocitari, quindi facilmente

attraversabili dal plasma che viene così a diretto contatto con gli epatociti, favorendo lo

scambio di metaboliti, si anastomizzano riccamente fra loro, formando una rete

intralobulare; tutti i sinusoidi sboccano in un vaso sanguigno che si trova ad occupare l’asse

del lobulo, detto vena centrolobulare; il sangue che circola nelle ramificazioni dell’arteria

epatica e della vena porta viene convogliato nella rete sinusoidale, e da qui nella vena

centrolobulare; le vene centrolobulari confluiscono nelle vene sottolobulari, che a loro volta

sboccano nelle vene epatiche, emissarie della vena cava inferiore.

Gli spazi dove tre o più lobuli classici vengono a contatto fra loro si presenta come una

zona in cui il connettivo è piuttosto spesso, e sono detti spazi portali.

LOBULO PORTALE

Dal momento che nell’uomo, al contrario che in alcuni animali, i limiti fra due lobuli classici

possono non essere molto evidenti, si è deciso ci individuare un altro tipo di unità epatica, il

lobulo portale, il quale è delimitato da linee immaginarie che uniscono fra loro tre vene

centrolobulari; l’area che così si delimita, d’aspetto triangolare, pone l’accento sulla

funzione esocrina del fegato.

ACINO EPATICO

Né il lobulo classico né il lobulo portale rappresentano, però, l’unità del minima capace di

autonomia funzionale, la quale è invece rappresentata dall’acino epatico, una zona di

parenchima di forma pressoché romboide, con limiti che uniscono due spazi portali e due

vene centrolobulari; queste zone non sono facilmente delimitabili dal punto di vista

anatomico.

Le cellule epatiche, o epatociti, sono elementi di forma poliedrica del diametro di circa 5

micron; le superfici degli epatociti rivolte verso i sinusoidi sono provviste di piccole

vescicole di pinocitosi e di corti ma numerosi microvilli.

In condizioni normali nessuna comunicazione è possibile tra il polo biliare e la polo

vascolare dell’epatocita, per cui superfici adiacenti possono svolgere compiti diversi

contemporaneamente: solo in condizioni patologiche (ittero da stasi) gli spazi di Disse

(quegli spazi in cui ha libero accesso il plasma attraverso l’endotelio fenestrato e che

contiene i prodotti che l’epatocita rilascia dal suo versante vascolare, cioè glucoso, proteine

e lipoproteine) e i capillari biliari possono essere molto dilatati, per cui la bile raggiunge

facilmente il circolo sinusoidale. In complesso la superficie cellulare che volge verso il

versante vascolare è maggiore di quella che si affaccia sui dotti biliari, e questo in rapporto

al maggior impegno della cellula nei confronti del sistema vascolare (assorbimento e

secrezione) rispetto a quello del sistema biliare secrezione di bile).

I lipidi che gli epatociti assorbono dal sangue viene usato per la produzione del colesterolo;

a livello delle cellule epatiche si ha inoltre la demolizione di alcuni tipi di farmaci, come i

barbiturici, e la produzione di proteine riversate nel circolo, come albumina e fibrinogeno.

Il sangue raggiunge il fegato attraverso due tragitti, uno della arteria epatica e l’altro della

vena porta, e lo lascia attraverso le vene epatiche.

La distribuzione intraepatica della vena porta è piuttosto costante, e permette di dividere il

fegato in segmenti, quattro nel lobo destro e tre nel lobo sinistro, che hanno importanza

pratica, in quanto permettono di eseguire epatectomie parziali.

Le arterie sono l’arteria epatica e la vena porta, che entrano nel fegato attraverso l’ilo e si

suddividono all’interno del parenchima in rami che vanno a irrorare le diverse parti

dell’organo, come il lobo caudato, quello quadrato etc.

Le vene sono la vena epatica destra, quella mediana e quella di sinistra, che sfociano nella

vena cava inferiore.

I linfatici possono essere superficiali, che si scaricano nei linfonodi sopradiaframmatici o in

quelli dell’ilo, e si trovano anche dei linfatici profondi che, seguendo il decorso dei dotti

biliari e dei vasi sanguiferi, possono raggiungere i linfonodi ilari o quelli

sopradiaframmatici.

I nervi formano un plesso epatico anteriore (costituito, fra l’altro, dal nervo gastroepatico,

originato dal vago di sinistra) e un plesso epatico posteriore (costituito, fra l’altro, da 2-3

rami che originano dal vago di destra).

Vie biliari intraepatiche

La bile viene secreta dagli epatociti e riversata nei capillari biliari che, a livello del lobulo

epatico, formano una rete labirintica tridimensionale (TAV. 275); la bile attraversa la rete

canalicolare e si riversa, alla periferia del lobulo, in sottilissimi condottini, i colangioli, i

quali continuano con i canalicoli biliari interlobulari; la bile confluisce in canali di diametro

sempre maggiore, fino a riversarsi nei due grossi condotti intraepatici destro e sinistro.

Vie Biliari Extraepatiche

Sono rappresentate dal dotto epatico destro e dotto epatico sinistro, ciascuno risultato dalla

fusione di due o tre canali biliari intraepatici, che confluiscono in corrispondenza dell’ilo

epatico per dare origine al dotto epatico comune, di circa 2-3 cm di lunghezza e 5 mm di

calibro, nel quale va a confluire il dotto cistico proveniente dalla cistifellea; da questa

confluenza ha origine il dotto coledoco.

Il dotto coledoco, che ha una lunghezza media di 7 cm e un diametro di 5 mm, origina per

confluenza del dotto epatico comune e dotto cistico, attraversa il legamento epatoduodenale,

si porta dietro la testa del pancreas e sbocca nella porzione discendente del duodeno,

attraverso la papilla duodenale maggiore. Vi si possono individuare una parte

sopraduodenale, che decorre all’interno del legamento epatoduodenale, una parte

retroduodenale, che va dal margine posteriore della prima porzione del duodeno alla testa

del pancreas, una parte pancreatica, che decorre dietro la testa del pancreas, e una parte

terminale o intramurale, che decorre nello spessore del duodeno. La parte terminale del

coledoco, che si addossa al dotto pancreatico maggiore, è provvista di un sistema muscolare

particolare, in cui le fibrocellule costituiscono un complesso sfinterico, lo sfintere di Oddi

Le arterie sono rami dell’arteria epatica.

Le vene sono affluenti della vena porta.

I linfatici sono tributari di linfonodi scaglionati lungo il coledoco e, superiormente, i

linfonodi dell’ilo epatico.

I nervi costituiscono un plesso coledocico in continuità con quello delle altre porzioni delle

vie biliari (plesso peribiliare).

Cistifellea e Dotto cistico

SUP: fegato

INF: faccia anteriore della seconda porzione del duodeno, colon trasverso

Proiezione sulla superficie: si trova subito a sinistra del punto in cui la 9° cartilagine

costale si inserisce sull’8° costa.

La cistifellea o colecisti è un serbatoio piriforme annesso alle vie biliari che si trova ad

occupare la fossa cistica nella parte inferiore del fegato.

Ha una lunghezza di circa 8 cm, una larghezza di circa 3 cm ed è in grado di contenere 80

ml di bile; vi si distinguono un fondo, che deborda dal margine posteriore del fegato ed è

rivestito di peritoneo, un corpo, adagiato nella fossa cistica a cui aderisce tramite connettivo,

e un collo, il quale ha un profilo tortuoso e termina nel dotto cistico.

Nella cistifellea la bile si riduce di volume per riassorbimento attivo di ioni (mediato da

pompe Na-Cl) e di acqua.

Il dotto cistico ha una lunghezza molto variabile, in genere di 4 cm, e si estende dal collo

della cistifellea fino all’incontro con il dotto epatico comune; è compreso nel legamento

epatoduodenale. La mucosa ha la caratteristica di essere sollevata in una piega spiraliforme,

denominata valvola spirale.

Le arterie sono la arteria cistica e suoi rami.

Le vene si gettano nella vena porta.

I linfatici fanno capo ai linfonodi ilari del fegato.

I nervi provengono dal plesso epatico.

Bile

La bile è un liquido secreto dagli epatociti che si riversa nei capillari biliari e da qui

raggiunge il duodeno. essa viene modificata durante il suo tragitto e all’interno della

cistifellea per fenomeni di secrezione e di assorbimento.

Essa ha due funzioni: a livello intestinale, facilita la digestione dei lipidi, mantiene il

trofismo della mucosa e contribuisce alla funzione difensiva grazie al suo contenuto di igA;

a livello sistemico, la bile contribuisce all’eliminazione dei cataboliti endogeni e d esogeni

(come farmaci) ed è fondamentale per il metabolismo del colesterolo.

Pancreas

Proiezione sulla superficie: la testa del pancreas è situata nell’ansa formata dal duodeno,

quindi a destra della L2, per poi salire obliquamente verso sinistra fino all’altezza della 7°

costa (o della L1) dove si trova la coda.

Il pancreas è una voluminosa ghiandola annessa all’apparato digerente, che consta di una

parte a secrezione interna o endocrina (isole del Langerhans) e una parte a secrezione

esterna o esocrina la quale, tramite due dotti escretori, principale e accessorio, riversa il suo

secreto all’interno del duodeno.

Il pancreas misura circa 20 cm di lunghezza, 4 cm di altezza e 2 cm di spessore, ha

consistenza friabile e colorito roseo o grigiastro quando è in fase di intensa attività secretiva.

Il pancreas si trova al davanti dei corpi delle prime due vertebre lombari e consta di tre parti:

una testa, accolta nella concavità dell’ansa duodenale, di dimensioni 6x3x2 cm, che presenta

un prolungamento in corrispondenza dell’estremo inferomediale, detto processo uncinato

(TAVV. 256-279) e che risulta in contatto POST: con il tratto terminale del dotto coledoco,

che vi lascia una profonda impronta, con la lamina di Treitz, con la vena cava inferiore, con

i corpi delle 2L e 3L, con il pilastro destro del diaframma, con il peduncolo renale; un corpo

(separato della testa da una parte ristretta, l’istmo) avvolto dal peritoneo parietale posteriore,

si mette in rapporto ANT: con la faccia posteriore dello stomaco; una coda, che presenta

forma ed estensione piuttosto variabili, potendo presentarsi come allungata e assottigliata o

come tozza e ingrossata e si mette in rapporto LAT: con la milza e l’arteria lienale, e POST:

con il rene sinistro.

Il pancreas è mantenuto stabile nella sua posizione dal duodeno, che ne accoglie la testa, dal

peritoneo parietale posteriore che lo riveste e dal legamento pacreaticolienale che ne fissa la

coda all’ilo della milza.

La parte esocrina del pancreas ha il compito di produrre il succo pancreatico,

indispensabile per la digestione, il quale risulta composto da enzimi proteolitici (tripsina e

chimotripsina), gliocolitici (amilasi), lipolitici (lipasi), a cui si aggiungono ribonucleasi e

desossiribonucleasi per glia acidi nucleici. La strutture risulta simile a quella della ghiandola

parotide, cioè acinosa composta a secrezione sierosa; risulta suddivisa in lobuli da esili

sepimenti connettivali che prendono origine dalla capsula che avvolge l’organo.

Il secreto si trova sotto forma di granuli di zimogeno all’interno delle cellule pancreatiche,

e viene poi secreto per esocitosi nel lume dell’acino; dai condottini intralobulari il secreto si

getta nei condotti interlobulari che, a loro volta, sboccano nei due grossi dotti pancreatici, il

dotto pancreatico principale e il dotto pancreatico accessorio.

L’azione secernente del pancreas è continua, ma si svolge a un livello modesto; essa

aumenta però considerevolmente sotto lo stimolo neuroendocrino della secretina e della

pancreozimina, prodotti nel duodeno che raggiungono il pancreas per via ematica.

Le arterie del pancreas provengono dall’arteria epatica, dall’arteria lienale e dall’arteria

mesenterica superiore.

Le vene sono tributarie della vena porta.

I linfatici sono tributari dei linfonodi pancreaticoduodenali anteriori, della catena linfonodale

dell’arteria lienale e della catena della mesenterica superiore e infine dei linfonodi posti

all’ilo della milza.

I nervi derivano dal plesso celiaco.

PERITONEO

Il peritoneo è la sierosa con la maggiore estensione nel corpo umano (1700 cm quadrati) e

riveste le pareti dell’addome e, in parte, quelle della pelvi, andando ad avvolgere, più o

meno completamente la superficie degli organi ivi contenuti.

La membrana peritoneale si divide in una lamina parietale (0,1 mm di spessore), che si

dispone sulle pareti della cavità addominopelvica, e una lamina viscerale (0,05 mm di

spessore), che avvolge gli organi.

Il foglietto parietale e quello viscerale sono tra loro in continuità attraverso formazioni

denominate mesi, legamenti ed epiploon (o omenti) i quali si portano ai visceri e risultano

formati dall’accollamento di due foglietti e che spesso contengono al loro interno i vasi e i

nervi che raggiungono i visceri.

La lamina viscerale delimita degli spazi o logge (loggia renale, loggia splenica) in cui sono

contenuti gli organi.

Gli organi hanno diverse relazioni con il peritoneo: alcuni sono infatti avvolti dai mesi e

sono perciò piuttosto mobili, come il colon trasverso; altri invece si trovano tra la parete

addominale e la lamina parietale e sono perciò piuttosto fissi nella loro posizione, come i

reni.

La disposizione del peritoneo nella cavità addominopelvica permette di distinguere varie

cavità: la cavità peritoneale, compresa entro il rivestimento dato dal foglietto parietale, uno

spazio retroperitoneale, posto tra il foglietto parietale posteriore e la parete

addominopelvica posteriore; uno spazio sottoperitoneale, al di sotto del foglietto parietale

inferiore, tra questo e il pavimento pelvico.

Sollevando il grande omento si osserva un vasto setto trasversale costituito dal mesocolon

trasverso, grazie al quale la cavità viscerale può essere suddiviso in uno spazio

sovramesocolico ed uno sottomesocolico; sotto allo spazio sottomesocolico si trova un

mesocolon ileopelvico che separa lo spazio sottomesocolico dal sottostante piano pelvico.

Il MESOCOLON TRASVERSO è un’ampia piega del peritoneo che unisce il colon

trasverso alla parete posteriore dell’addome. La sua linea di attacco sulla parete addominale

posteriore risulta tesa fra i due margini laterali dei reni ed è oblique da destra verso sinistra e

dal basso verso l’alto.

A destra questa linea interessa il terzo inferiore del rene e d incontra inoltre il la porzione

discendente del duodeno; a sinistra invece interessa il terzo medio e quello superiore del

rene. Da ciò ne deriva che il duodeno e il pancreas si trovano, con la loro parte superiore,

nello spazio sovramesocolico, mentre, con la loro parte inferiore, nello spazio

sottomesocolico. Ai suoi due estremi laterali la linea di attacco del mesocolon trasverso

piega in basso per continuare nel peritoneo che ricopre il colon ascendente e discendente.

Tra le due lamine che compongono il mesocolon trasverso decorrono i vasi e i nervi che

irrorano ed innervano il colon trasverso.

La lamina superiore del mesocolon proviene dal fegato e dopo aver aderito alla faccia

anteriore del pancreas si porta fino alla faccia superiore del colon trasverso, mentre la

lamina inferiore proviene dal peritoneo parietale posteriore.

APPARATO ENDOCRINO

Generalità

L’apparato endocrino raggruppa un insieme di organi ghiandolari che, seppur di diversa

struttura e origine, hanno caratteristiche morfo-funzionali che li accomunano.

L’attività funzionale delle ghiandole endocrine è quella di produrre una particolare classe di

molecole, gli ormoni, specifici per ogni ghiandola o tipo cellulare, e di immeterli nel circolo

sanguigno, attraverso il quale raggiungeranno uno o più organi bersaglio, che possono

essere anche altre ghiandole.

Le ghiandole endocrine possono essere classificate in due gruppi:

- le ghiandole endocrine pluricellulari, rappresentate de ipofisi, epifisi, tiroide, paratiroidi,

isolotti pancreatici, surrenali; un ruolo particolare è svolto dall’ipofisi, la quale produce vari

ormoni, le tropine, che vanno ad influenzare le altre ghiandole: l’ipofisi è poi regolata da tali

ghiandole attraverso un meccanismo di feedback, che può essere positivo o negativo. Il

centro nel quale vengono realizzati questi meccanismi di correlazioni endocrine è

l’ipotalamo, il quale secerne dei fattori stimolanti o RH o dei fattori inibenti o IH la sintesi

ormonale dell’ipofisi, a seconda degli stimoli giunti dalle altre ghiandole; questi stimoli

migrano lungo gli assoni delle cellule neurosecernenti che li hanno prodotti sino al

peduncolo ipofisario, e per via ematica raggiungono l’adenoipofisi.

Le ghiandole endocrine pluricellulari si possono classificare in base alla natura del loro

secreto (steroidi, proteine e glicoproteine, polipeptidi a catena breve, etc.), alla loro origine

(mesodermica, endodermica, ectodermica) e in base alla loro struttura (a cordoni, a follicoli,

ghiandole interstiziali).

- le ghiandole endocrine unicellulari sono elementi che differiscono per molti aspetti fra

loro, ma che comunque possono essere raggruppate in un unico sistema, chiamato APUD,

grazie alle seguenti caratteristiche comuni: gran parte delle cellule producono sostanze di

natura polipeptidica, le cellule hanno la caratteristica di assumere aminoacidi e di

trasformarli nelle corrispondenti amine, tutte le cellule del sistema hanno origine dalla cresta

neurale.

Generalmente in questo tipo di cellule il meccanismo della secrezione avviene per esocitosi

del secreto nel flusso sanguigno, anche se alcune volte è riconoscibile una attività di tipo

paracrino, cioè il secreto si diffonde nelle zone limitrofe alla ghiandola svolgendo la sua

azione su organi circostanti.

Gli ormoni sono sostanze di diversa natura che agiscono spingendo un organo bersaglio a

produrre o a non produrre una certa sostanza, con i cambiamenti metabolici che ne

conseguono; sono stati individuati due modelli di azione ormonale:

- gli ormoni proteici, polipeptidici e amminici, si legano ad un recettore sul plasmalemma

della cellula, il quale attiva l’adenilatociclasi che produce il cAMP, il quale a sua volta

funziona da messaggero intercellulare andando ad attivare la proteina chinasi che fa partire

una cascata di fosforilazioni.

- gli ormoni steroidi e le tironine penetrano direttamente nel citoplasma delle cellule dove si

legano ad un recettore intracellulare, con il quale si dirigono dentro il nucleo per stimolare o

inibire la sintesi di una proteina agendo direttamente sul DNA.

Nuclei Ipotalamici Neurosecernenti

Nell’ipotalamo sono situati raggruppamenti di neuroni, definiti nuclei secernenti, nel cui

pirenoforo vengono prodotte determinate sostanze che vanno sotto il nome di neurosecreto.

Si distinguono due gruppi di nuclei:

- i nuclei magnicellulari, posti sopra il chiasma dei nervi ottici, che producono due

sostanze, l’ossitocina, che stimola la contrazione della muscolatura uterina durante il parto e

favorisce la contrazione delle cellule mioepiteliali degli alveoli mammari durante

l’allattamento, e la vasopressina, che ha uno spiccato effetto antidiuretico, rendendo più

permeabili e quindi facendo aumentare il potere assorbente dell’epitelio della parte distale

dei tubuli renali ed inoltre ha una azione ipertensiva, favorendo la contrazione della

muscolatura liscia delle arterie; questi ormoni raggiungono i capillari della neuroipofisi dove

vengono immessi in circolo

- i nuclei parvicellulari sono situati in varie sedi dell’ipotalamo, e producono gli RH e gli

IH: gli ormoni RH sono:

GHRH o somatoliberina, che stimola le cellule che producono l’ormone somatotropo o

della crescita (STH o GH);

TRH o tireoliberina, che stimola le cellule tireotrope a produrre l’ormone tireostimolante

(TSH);

CRH o corticoliberina, che agisce sulle cellule produttrici dell’ormone corticotropo

(ACTH);

GNRH, che agisce sulle cellule produttrici dell’ormone follicolostimolante (FSH) e

dell’ormone luteinizzante (LH).

Gli ormoni IH sono:

SHRIH o somatostatina, un ormone che inibisce non solo le cellule che producono STH,

ma anche TSH, insulina, glucagone e praticamente tutti gli ormoni del sistema

gastroenteropatico o GEP;

MIF o melanostatina, che inibisce la produzione di MSH;

PIF o prolattostatina, che inibisce la produzione di prolattina (PRL).

Ipofisi

L’ipofisi è una ghiandola endocrina di primaria importanza, non solo perché con i suoi

ormoni influenza l’attività di molti organi, ma perché il suo secreto influenza altre

ghiandole; inoltre, data la sua posizione e i suoi rapporti, rappresenta il punto di passaggio

da sistema nervoso a sistema endocrino.

Essa si presenta come un corpicciolo rosso grigiastro, di forma ovale, con asse maggiore di

circa 15 mm e minore di 8, e di peso di circa 0,5 gr.; si trova posizionata nel fondo della

sella turcica dello sfenoide, avvolta dalla dura madre; superiormente presenta il punto di

attacco con l’encefalo, il peduncolo ipofisario, al davanti del quale si trova il chiasma

ottico; questo rapporto è molto importante, poiché in caso di ingrossamento dell’ipofisi

(tumore) il chiasma viene compresso e si hanno difetti alla vista (dalle parti laterali del

campo visivo).

L’ipofisi consta di due parti, di origine diversa, una anteriore, più grande, l’adenoipofisi, e

una posteriore, la neuroipofisi, la quale è collegata all’encefalo mediante il peduncolo

ipofisario.

L’ipofisi è irrorata dalle arterie ipofisarie superiori (che nascono dal circolo di Willis) e

inferiori (che derivano dalla carotide interna).

Le vene fanno capo ai circostanti seni venosi della dura madre.

I linfatici sono assenti.

I nervi sono scarsi e sono rappresentati solo da fibre vasomotrici derivanti dal plesso

carotideo.

ADENOIPOFISI

L’adenoipofisi risulta costituita da varie parti: una parte distale, anteriore, una tuberale,

superiore, e una intermedia, posteriore.

La parte distale presenta vari tipi di cellule, che producono diversi ormoni, cioè:

ormone somatotropo o dell’accrescimento (STH)

prolattina (PRL) che induce la secrezione del latte da parte della ghiandola mammaria

ormone adenocorticotropo (ACTH), che stimola la produzione surrenale di ormoni

glicoattivi (cortisolo)

ormone follicolostimolante (FSH), che stimola la maturazione dei follicoli ovarici nella

femmina e la spermatogenesi nel maschio

ormone luteinizzante (LH), che nella femmina favorisce la formazione del corpo luteo dai

follicoli maturi e nel maschio stimola le cellule interstiziali

ormone tireotropo (TSH), che stimola la secrezione degli ormoni tiroidei

ormone stimolante i melanociti (MSH), che aumenta la pigmentazione cutanea.

NEUROIPOFISI

È costituita da cospicui fasci di fibre amieliniche provenienti dall’ipotalamo; in base ai dati

sperimentali non può essere considerata una ghiandola vera e propria, in quanti si limita alla

funzione di serbatoio del neurosecreto ipotalamico.

Epifisi

L’epifisi o ghiandola pineale è una ghiandola endocrina di tipo particolare, i quanto la sua

attività segue il ritmo circadiano, influenzato dall’esposizione alla luce.

L’epifisi ha una forma pressoché conica, di circa 1 cm per 0,5 cm, situata nell’estremità

posteriore della volta del 3° ventricolo.

Il suo ruolo fisiologico è notevolmente complesso; le principali sostanze prodotte sono la

melatonina, con massima produzione durante la notte e che inibisce lo sviluppo e l’attività

delle gonadi, e la serotonina, con ciclo di produzione inverso, cioè massimo durante il

giorno.

Le arterie sono rami delle arterie corioidee posteriori.

Le vene fanno capo alla grande vena cerebrale.

I nervi sono rappresentati dalle fibre nervose afferenti provenienti dal ganglio cervicale

superiore del simpatico.

Tiroide

ANT:

La tiroide è una ghiandola follicolare situata nella regione anteriore del collo, davanti e

lateralmente alla laringe e ai primi anelli tracheali; è composta di due lobi, uno destro e uno

sinistro, piriformi e con apice in alto, riuniti da una parte trasversale, detta istmo; con molta

frequenza di casi, la parte superiore dell’istmo si prolunga verso l’alto nel cosiddetto lobo

piramidale, che sale verticalmente e può anche raggiungere l’osso ioide

La tiroide ha colorito rosso bruno, superficie liscia e consistenza molle: è larga 7 cm, alta 3

cm e spessa 1 cm.

La tiroide è circondata, all’esterno della capsula propria, dalla guaina peritiroidea, che la

fissa alle cartilagini cricoide, tiroide e agli anelli tracheali. Tra la capsula fibrosa e la guaina

peritiroidea si trova uno spazio, detto spazio pericoloso per la frequenza delle emorragie

durante interventi, in cui si trovano le diramazioni dei vasi.

In avanti la tiroide è ricoperta dai muscoli sottoioidei e lateralmente dagli

sternocleidomastoidei.

La tiroide si sposta assieme al condotto laringo-tracheale nei movimenti di deglutizione e

flesso-estensione della colonna cervicale.

Le cellule della tiroide, i tireociti, producono una glicoproteina ionidata, la tireoglobulina;

queste cellule hanno però anche la capacità di captare ioduri dal sangue, che, dopo essere

stati ossidati, vengono uniti alla tireoglobulina formando la tiroxina, che immettono nella

cavità follicolare sotto forma di colloide; le cellule della tiroide sono sotto l’influenza

dell’ormone tireostimolante TSH dell’ipofisi. Intercalati ai tireociti si trovano le cellule

parafollicolari, appartenenti al sistema APUD, che producono calcitonina, un ormone

peptidico ad azione ipocalcemizzante, che inibisce la liberazione di calcio dalle ossa.

Le arterie sono l’arteria tiroidea superiore (carotide esterna) e quella inferiore (succlavia).

Le vene sono le vene tiroidee superiore e inferiore.

I linfatici si portano ai linfonodi della catena giugulare interna.

I nervi sono il laringeo superiore e inferiore (nervo vago).

Paratiroidi

Le paratiroidi, di colorito bruno, forma ovale e dimensioni variabili sono piccoli organi

endocrini, situati posteriormente all tiroide, in genere in numero di quattro, due superiori e

due inferiori, anche se non è raro il caso di paratiroidi soprannumerarie, mentre di difficile

constatazione il caso di paratiroidi sottonumerarie a causa delle possibili ectopie.

Le paratiroidi superiori, in genere più grandi, sono di solito situate nel punti di incontro fra

il terzo superiore e quello medio della tiroide; si possono anche avere casi di paratiroidi

interne alla tiroide.

Le cellule principali delle paratiroidi producono il paratormone, un polipeptide che agisce

sul metabolismo del calcio (e del fosforo), determinando ipocalcemia, cioè il rilascio di

calcio da parte delle ossa, attraverso il controllo degli osteoclasti; un’eccessiva produzione

del paratormone determina decalcificazione, mentre una ipoproduzione determina tetania a

causa della maggiore eccitabilità delle fibre neuromuscolari data l’ipocalcemia.

Le arterie sono l’arteria tiroidea inferiore e in alcuni casi la superiore.

Le vene fanno capo al plesso peritiroideo.

I nervi hanno la stessa origine di quelli tiroidei.

Isolotti Pancreatici

Gli isolotti pancreatici sono raggruppamenti di cellule endocrine nel contesto di un organo

esocrino come il pancreas.

Vi sono vari tipi di cellule (alfa, beta e delta), che producono altrettanti tipi di ormoni; essi

sono:

glucagone (cellule alfa), che promuove la glicogenolisi epatica, elevando così la glicemia;

insulina (cellule beta), con effetto contrario al glucagone, aumentando la permeabilità al

glucosio di tutti i tipi cellulari;

somatostatina (cellule delta), che agisce localmente regolando l’entrata in circolo di insulina

e glucagone.

L’attività degli isolotti pancreatici è regolata per la maggior parte dal tasso glicemico del

sangue.

Le arterie sono le arterie pancreatiche.

Le vene sono le vene pancreatiche.

I nervi provengono dai plessi che circondano gli acini pancreatici.

Ghiandole Surrenali

Le surrenali sono due ghiandole endocrine, di forma piramidale, alte 3 cm, larghe 4 cm e

spesse 1 cm, adagiate sopra i rispettivi reni all’interno della loggia renale. La base poggia

sul rispettivo rene a cui e collegata da scarso connettivo lasso, anche se è fissata più

saldamente alla faccia inferiore del fegato, al diaframma, e ai grossi vasi (aorta a sinistra e

vena cava inferiore e destra), tutti organi con cui sono a contatto. Le surrenali sono

composte da due parti, una più esterna, la corticale, che conserva anche nel cadavere una

certa consistenza, e una più interna, la midollare, che ha anche nel vivo ha consistenza

estremamente molla, o addirittura colliquata.

Le arterie delle surrenali sono le arterie surrenali superiore, media e inferiore.

Le vene sboccano a destra nella vena cava inferiore e a sinistra nella renale.

I linfatici fanno capo ai linfonodi paraaortici.

I nervi giungono alla surrenale tramite il plesso surrenale dell’ortosimpatico.

CORTICALE

È costituita da tre zone differenti per quantità e secreto. Gli ormoni prodotti sono:

ormoni mineralcorticoidi (aldosterone), nella parte glomerulare, favoriscono il

riassorbimento di Na e inibiscono quello di K a livello della parte convoluta dei tubuli

renali..

ormoni glicocorticoidi (cortisolo), nella parte fascicolata, ad azione iperglicemizzante,

nonché antiflogistica, antiallergica e linfocitolitica;

ormoni androgeni , nella zona reticolare.

Tutte e tre le zone risentono sensibilmente dell’influenza dell’ormone corticotropo ACTH.

MIDOLLARE

La midollare è posta al centro della surrenale, circondata dalla corticale; essa è addetta alla

produzione della catecolamine, rappresentate dalla noradrenalina e l’adrenalina, derivata

dalla metilazione della noradrenalina, la quale ha molteplici effetti fisiologici, agendo

sull’apparato cardiovascolare, sulla muscolatura striata, su quella liscia dei bronchi e sul

metabolismo dei glucidi; viene secreta come ormone in situazioni di emergenza e in casi di

stress; l’adrenalina agisce a livello della adenoipofisi, stimolando la produzione di ACTH,

che a sua volta attiva la funzione corticale, specialmente quella della zona fascicolata

(cortisolo).

APPARATO GENITALE FEMMINILE

Generalità

L’apparato genitale femminile è un insieme di organi che sono finalizzati al compito di

produrre i gameti femminili, cioè le cellule uovo, a quello di favorire l’incontro dei gameti

maschile e femminile, di accogliere il germe durante il suo sviluppo e di espellerlo

all’esterno al termine dello stesso.

Inoltre l’apparato femminile svolge importanti funzioni endocrine caratteristiche del sesso,

che stabiliscono le condizioni idonee affinché le varie parti possano adempiere ai loro


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luca d.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina "A" (a ciclo unico)
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fisiologia degli apparati e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze mediche Prof.

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