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Medicina - apparati - Appunti

Appunti di Medicina con particolare analisi dei seguenti argomenti: apparato circolatorio, il cuore, cuore destro, struttura del cuore, endocardio, epicardio, vasi capillari, vasi linfatici, arterie, linfatici dell'arto inferiore, linfatici dell'arto superiore.

Esame di Fisiologia degli apparati docente Prof. P. Scienze mediche

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centro tendineo del diaframma

e risulta quindi pressoché orizzontale: comprende la parte posteriore dei ventricoli e una

piccola porzione degli atri, la maggior parte dei quali si estende invece in dietro e in alto a

formare la base del cuore.

Nell’atrio destro si inseriscono, al limite fra faccia antero-superiore e basale del cuore, la

vena cava superiore, e posteriormente, sulla base, la vena cava inferiore e il seno

coronario, che porta il sangue reflusso dalle arterie coronarie, e percorre posteriormente il

solco atrioventricolare; dal ventricolo destro esce anteriormente il tronco polmonare.

Nell’atrio sinistro confluiscono, posteriormente, la vene polmonari, destre e sinistre; dal

ventricolo sinistro esce anteriormente l’aorta.

Al limite fra la parte posteriore e quella laterale, l’atrio destro presenta un solco, detto solco

terminale.

CUORE DESTRO

L’atrio destro è situato a destra e in avanti rispetto all’atrio sinistro e ha forma,

grossolanamente, di un cubo.

La faccia antero-superiore corrisponde alla faccia sternocostale del cuore, la faccia postero-

superiore alla base del cuore, dove si immettono le vene cave, la parte postero-inferiore

corrisponde all’esigua faccia diafframmatica e riceve lo sbocco dal seno coronario, la parte

antero-inferiore corrisponde al passaggio tra atrio e ventricolo, la parete mediale

corrisponde al setto interatriale e la parete distale presenta un foro che immette nella

auricola.

L’interno dell’atrio destro è rivestito, come tutte le pareti interne del cuore, da endocardio, il

quale presenta una porzione posteriore liscia ed una anteriore e laterale molto irregolare a

causa della presenza di rilievi carnosi disposti regolarmente, i muscoli pettinati; il limite tra

queste due porzioni è dato dalla cresta terminale, che corrisponde al solco terminale esterno.

Nella parte posteriore dell’atrio (base del cuore) si inserisce la vena cava inferiore, la quale

presenta, nell’orifizio di sbocco, la valvola di Eustachio, che forma una piega membranosa

che si spinge fino a circondare la fossa ovalare (il residuo del foro di Botallo che nel feto fa

comunicare i due atri); un poco più in avanti e in basso si trova lo sbocco del seno

coronario, con la valvola di Tebesio, che ha il compito di non far refluire il sangue nel seno.

La parete laterale presenta l’apertura per l’auricola, una appendice cavitaria che va ad

avvolgere l’aorta, e che presenta al suo interno pareti che mostrano molti rilievi muscolari.

Nella parte antero-inferiore si trova la cavità che immette nel ventricolo destro, ed è fornita

di un apparato valvolare detto valvola tricuspide.

Il ventricolo destro, che ha una capacità di circa 200 ml ha la forma di una piramide

triangolare, con la base, appoggiata alla faccia antero-inferiore del l’atrio, che presenta due

orifizi: un ostio atrioventricolare, chiuso dalla valvola tricuspide, e un ostio arterioso, che

sbocca nel tronco polmonare, regolato da una valvola semilunare.

La parete del ventricolo destro è più spessa di quella degli atri, ma circa 1/3 più sottile di

quella del ventricolo sinistro.

In corrispondenza della base del ventricolo, si trova una cresta sopraventricolare, che

divide la parte di afflusso (Ostio venoso) da quella di efflusso (ostio arterioso); dalla sue

estremità sinistra si diparte una trabecola carnosa, la trabecola settomarginale, che

dirigendosi in basso e in avanti si unisce al muscolo papillare anteriore.

La parte venosa ha pareti irregolari a causa della presenza di rilievi muscolari detti trabecole

carnee, mentre la parte effluente ha pareti lisce.

L’ostio venoso si trova indietro e a destra rispetto a quello arterioso, ha una circonferenza di

circa 12 cm e presenta un apparato valvolare, la valvola tricuspide, formato da tre lembi o

cuspidi valvolari di forma triangolare, che con la loro base prendono contatto con l’anello

fibroso che delimita l’ostio venoso. Per la posizione spaziale che occupano, le tre cuspidi si

distinguono in anteriore, posteriore e mediale; sono formate da tessuto fibroso rivestito da

endocardio e presentano margini dentellati che prendono contatto con esili tendinetti, le

corde tendinee, che a loro volta si attaccano all’apice di rilievi muscolari, i muscoli papillari.

Una volta che il sangue è penetrato all’interno del ventricolo per differenza di pressione

rispetto all’atrio, con la contrazione del miocardio, la differenza di pressione si inverte ed il

sangue sarebbe spinto a tornare nell’atrio: questo è impedito dalle cuspidi, o meglio di

muscoli papillari che tendono le cuspidi e gli impediscono di aprirsi sull’atrio, e al

contempo gli permettono di stare in posizione orizzontale, sbarrando la strada al sangue,

come un cancello chiuso.

L’ostio arterioso ha un diametro di circa 7 cm e presenta un sistema valvolare costituito da

tre valvole semilunari a forma di nido di rondine, che si distinguono in anteriore, destra e

sinistra.

Ad esclusione del cono arterioso, liscio, tutto il resto del ventricolo presenta delle pareti

frastagliate per la presenza di trabecole carnee, che si possono distinguere in tre tipi

differenti: la trabecole di 3° tipo, che sono aderenti alla parete per tutto il loro decorso, le

trabecole di 2° ordine, che sono aderenti alle pareti solo alle due estremità, e le trabecole di

1° ordine, che sono aderenti solo per una estremità e con l’altra terminano in tendinetti che

legano le cuspidi della valvola. Questi ultimi sono i muscoli papillari, che si distinguono in

anteriori (che legano la cuspide anteriore e posteriore), posteriori (cuspidi posteriori e

mediali) e mediali (cuspidi mediali e anteriori).

CUORE SINISTRO

L’atrio sinistro, che rispetto al destro presenta un minor volume ma superfici più spesse,

presenta anch’esso forma pressoché cubica e sulla faccia antero-superiore si trovano l’aorta

ed il tronco polmonare, sulla faccia postero-superiore si trova il contatto con l’esofago, sulla

faccia postero-inferiore si ha la zona diaframmatica, sulla faccia antero-inferiore si trova

l’ostio venoso, sulla parete mediale, la zona di contatto con l’atrio destro, dove è presente

una leggera depressione corrispondente alla fossa ovalare, e infine una parete distale,

l’unica che presenta delle trabecole carnee anastomizzate, che dà accesso all’auricola.

Il ventricolo sinistro ha forma conica e presenta due pareti, una sternocostale ed una

diaframmatica, ed una base, in cui si trovano un ostio venoso ed un ostio arterioso, situato

più avanti e più a destra.

L’ostio venoso ha forma ovale e presenta un complesso valvolare detto valvola mitrale, di

10 cm di diametro, formato da due cuspidi (per cui detto anche valvola bicuspide) che si

inseriscono su un anello fibroso e che presentano pressoché le stesse caratteristiche morfo-

funzionali delle cuspidi della valvola destra.

La cuspide di maggiori dimensioni è situata in avanti a destra ed è detta anteriore, mentre la

più piccola è situata in dietro a sinistra ed è detta posteriore.

Anche l’ostio aortico ha le stesse caratteristiche e dimensioni del suo corrispondente destro,

cioè l’ostio polmonare, e presenta anch’esso tre valvole, una anteriore, una destra e una

sinistra.

Tranne che nella parete sternocostale, quella cioè che comprende il canale di efflusso verso

l’aorta, tutto il ventricolo destro presenta pareti frastagliate per la presenza di trabecole

carnose e dei muscoli papillari (anteriore e posteriore), con la stessa funzione che hanno nel

ventricolo destro.

Il ventricolo sinistro presenta pareti che sono tre volte più spesse di quelle del ventricolo

destro, e questo perché deve pompare il cuore con maggiore efficacia, visto che il sangue

che imbocca l’aorta deve fare il giro di tutto il corpo, mentre quello che imbocca il tronco

polmonare deve fare solo il giro della piccola circolazione.

Il setto interventricolare, che esternamente corrisponde al solco interventricolare, si

presenta come una fascia prevalentemente carnosa (tranne la porzione superiore, fibrosa)

che divide i due ventricoli ed ha forma convessa sul ventricolo di destra e concava su quello

di sinistra.

STRUTTURA DEL CUORE

Lo scheletro del cuore è una formazione fibrosa appiattita formata dagli osti venosi e a

quelli arteriosi, collegati fra loro dal trigono fibroso destro (fra i due osti venosi e quello

aortico) e dal trigono fibroso sinistro (fra la valvola mitrale e il tronco aortico), e su cui si

inseriscono tutti i fasci muscolari che formano il miocardio comune; l’anello fibroso del

tronco polmonare è l’unico dei quattro che non si trova sullo stesso piano, ma si trova

leggermente più in alto e inclinato verso sinistra, ed è unito allo scheletro non da un trigono,

ma da un piccolo legamento del cono.

Dall’anello fibroso aortico prende origine una breve espansione fibrosa, il setto

membranoso, che forma la parte membranosa del setto interventricolare.

Gli anelli fibrosi degli osti venosi e di quelli arteriosi sono di tessuto connettivo, si

ispessiscono in corrispondenza dei trigoni ed offrono attacco sia ai muscoli del miocardio

che, internamente, alle cuspidi delle valvole (a semiluna nel caso degli osti arteriosi).

La muscolature degli atri si presenta molto sottile e composta da traiettori principali in cui si

inseriscono delle zone traslucide a basso componente muscolare.

Nell’atrio sinistro si individuano un fascio traversale ed uno verticale: la fibre trasversali

(costrizione trasversale dell’atrio) traggono origine in parte dal setto interatriale e in parte

dal solco terminale, e, passando anteriormente e poi posteriormente a tutto l’atrio sinistro,

terminano sugli anelli fibrosi degli osti venosi sinistro e destro; le fibre verticali

(schiacciamento dell’atrio) invece, prendono origine dall’anello della bicuspide e, formando

un ansa che delimita gli imbocchi delle vene polmonari.

Nell’atrio destro i fasci sono in numero superiore: il fascio terminale prende origine in

avanti dal setto interatriale e, circondando la vena cava superiore, decorre obliquamente in

basso per terminare dietro alla cava inferiore; i muscoli pettinati (schiacciamento dell’atrio)

prendono origine dalla base del fascio terminale e decorrendo verso il basso si vanno ad

inserire sullo scheletro; i fascicoli limbici superiori ed inferiori contornano la fossa

ovalare; il fascicolo di Lower, che origina dai fascicoli limbici, si porta fino alla cresta

terminale.

La muscolatura dei ventricoli è complessa e si può organizzare in quattro tipi di fasci:

propri, comuni (anteriori e posteriori) e suturali.

I fasci propri si organizzano anteriormente due osti venosi e, dal loro punto di inserzione,

discendono obliquamente, andando a reinserirsi posteriormente agli stessi osti; questi

muscoli contribuiscono alla diminuzione di volume dei ventricoli, spingendo il sangue

verso gli osti ventricolari.

I fasci comuni anteriori prendono origine dalla parte sternocostale dello scheletro e,

portandosi in basso fino all’apice del cuore, vanno in profondità e tornano indietro nella

parte posteriore, salendo fino a raccordarsi con il ventricolo sinistro; in parte costituiscono i

muscoli papillari; i fasci comuni posteriori, invece, prendono origine dalla parte posteriore

dello scheletro, scendono, e risalgono inserendosi nel ventricolo destro. I fasci comuni

diminuiscono il volume del ventricolo spingendo verso l’alto l’apice dello stesso ventricolo.

I fasci suturali, che si dipartono obliquamente e profondamente dai due osti venosi, hanno

il compito di mantenere su un solo asse, quello trasversale, l’accorciamento del ventricolo,

evitando quindi che avvenga su più piani, cosa che comporterebbe uno spreco di energia.

La muscolatura si può anche suddividere per strati: uno strato superficiale, formato dalla

parte discendente dei fasci comuni, uno strato intermedio, formato dalle fibre proprie e

dalle suturali sinistre, ed uno strato profondo, formato dalla porzione ascendente dei

comuni e dai suturali destri.

L’organizzazione miocardica è complessa, ma riesce grazie alla sua organizzazione a

mantenere su ogni punto una costante forza contrattile ed resistenza alla forte pressione;

infatti, anche una piccola malformazione può provocare lo sfiancamento o la rottura di una

porzione cardiaca.

EPICARDIO

L’epicardio è una membrana sierosa che ricopre totalmente la superficie esterna del cuore e

si spinge a rivestire anche il tratto iniziale dei grossi vasi. E costituita da uno strato

superficiale di cellule mesoteliali che riposano su uno strato di connettivo denso, ricco di

fibre elastiche; questo a suo volta poggia su uno strato sottoendoteliale di connettivo lasso

in cui si può infiltrare del grasso sottoepicardico.

ENDOCARDIO

L’endocardio è una tonaca biancastra, liscia e splendente che ricopre tutte le superfici

interne del cuore ed è più sottile nei ventricoli che negli atri.

E’ formato da uno strato superficiale endoteliale che si continua direttamente con

l’endotelio dei grandi vasi; lo strato endoteliale poggia su uno strato sottoendocardico di

connettivo fibrillare lasso che divide endocardio e miocardio e che contiene vasi e nervi.

PERICARDIO

Proiezione sulla superficie: 1° articolazione condrosternale di sinistra, 2° articolazione

condrosternale di destra 1 cm a destra della marginosternale, 6° articolazione condrosternale

di destra 1cm a destra della marginosternale, 5° costa di sinistra 4-5 cm a sinistra della

marginosternale.

Il pericardio è un sacco fibrosieroso che avvolge il cuore e il tratto iniziale dei grossi vasi; vi

si considerano una parte esterna, il pericardio fibroso, ed una interna, il pericardio sieroso,

quest’ultimo diviso in un foglietto parietale (che aderisce al pericardio fibroso) e uno

viscerale (il pericardio, che avvolge il cuore).

Il pericardio fibroso è una grossa lamina di tessuto connettivo che in basso aderisce al

diaframma e in alto di continua con l’avventizia dei grossi vasi e forma anche legamenti con

altri organi; i legamenti sono: i legamenti sternopericardici (distinti in superiore, che si lega

alla faccia posteriore del manubrio sternale, e inferiore, che si lega al processo xifoideo), il

legamento vertebropericardico (che si lega alla 4T o 5T ), e i legamenti frenopericardici.

E’ in contatto con le pleure mediastiniche, con il timo, e con bronchi ed esofago e aorta

posteriormente.

Il pericardio sieroso è un sacco a doppia parete che riveste il cuore, internamente al

pericardio fibroso; il foglietto viscerale (epicardio) riveste il cuore e la radice dei grossi vasi,

a livello dei quali si ripiega su se stesso e forma il foglietto parietale, che aderisce alla parte

interna del pericardio fibroso. La parte dell’epicardio che riveste i grossi vasi forma due

guaine tubolari distinte, una che avvolge l’aorta e il tronco polmonare e una che avvolge gli

atri con le relative vene; queste due guaine sono tra loro separate dal seno trasverso del

pericardio. La guaina che avvolge gli atri e le rispettive vene si suddivide a sua volta in due

guaine secondarie, una che avvolge le vene cave e le vene polmonari di destra e una che

avvolge le vene polmonari di sinistra; queste due guaine sono tra loro separate da un

diverticolo, il diverticolo di Haller, assai profondo, che si estende sulla faccia posteriore

dell’atrio sinistro.

CIRCOLAZIONE CARDIACA

Il sangue, durante la sistole, cioè la contrazione dei ventricoli, affluisce nei due atri dalle

vene cave e dalle vene polmonari. Terminata la contrazione, durante la diastole, il sangue

discende per la pressione gravitazionale all’interno dei ventricoli, che si riempiono

definitivamente durante la fase terminale della sistole in cui anche gli atri si contraggono,

spingendo il sangue verso il basso: questo provoca una accelerazione del flusso che torna

verso l’alto lungo le pareti e determina in questo modo la chiusura delle valvole

atrioventricolari.

La successiva contrazione ventricolare determina una pressione che permette al sangue di

aprire le valvole semilunari e di spingersi nelle circolazioni (grande e piccola).

Durante lo svuotamento del ventricolo, la resistenza opposta al deflusso del sangue

nell’arteria crea filetti di corrente reflua, parietale, che determinano una pressione sulle

valvole a nido di rondine degli osti arteriosi; alla fine della sistole, quando la pressione

dell’arteria eguaglia quella ventricolare, la corrente di reflusso che grava sulla valvola la fa

chiudere.

Grazie all’elasticità dai grossi vasi arteriosi, il sangue riesce ad essere spinto in circolo per

ritorno elastico anche dopo la fine della contrazione sistolica.

ARTERIE

Le arterie sono condotti muscolomembranosi deputati al trasporto e alla distribuzione del

sangue ossigenato agli organi; esse prendono origine dal cuore con i grossi vasi, l’aorta e il

tronco polmonare, che, ramificandosi ripetutamente, si risolvono in arterie dal diametro

sempre minore fino ad arrivare alle arteriole, che immettono il sangue nelle reti vascolari di

scambio del distretto capillare.

Le arterie, nel vivente, hanno un aspetto cilindrico, colore bianco roseo, e fino al diametro di

poco oltre un millimetro pulsano sincrone con il cuore; se recise, il sangue fuoriesce a

zampillo a causa della pressione che esercita il cuore.

Sottoposte a trazione o compressione si mostrano molto deformabili, ma una volta lasciate,

tornano nella loro posizione originaria.

Esse emettono dei rami che sono definiti rami collaterali, e si distaccano dall’arteria con

angolo acuto, o più raramente retto o ottuso; altri tipi di ramificazioni sono i rami terminali,

cioè quelli con cui l’arteria di partenza termina.

Con i suoi rami terminali e collaterali, un’arteria vascolarizza una zona del corpo detta

territorio di distribuzione, che non sono tuttavia stabiliti per la frequente variabilità

individuale.

Arterie diverse possono formare fra loro delle anastomosi (di cui esistono vari tipi) le quali

si mostrano assai utili quando una via arteriosa è ostruita, e grazie ad esse il sangue può

raggiungere lo stesso certe zone del corpo; i tratti arteriosi che formano anastomosi sono

detti rami anastomotici; rami anastomotici si possono formare, anche se raramente nelle

arterie di medio calibro, più spesso in quelle di piccolo calibro e ordinariamente nelle

arteriole; sono da considerarsi conseguenze di malformazioni anastomosi fra arterie di

grosso calibro.

Esistono molti esempi di anastomosi a grande valore funzionale nel corpo: fra tutte il

CIRCOLO DI WILLIS, alla base dell’encefalo, il quale permette una distribuzione del

sangue a pressione costante a tutte le zone dell’encefalo.

Nel caso di circolo collaterale, cioè di fornitura di sangue da una via alternativa a quella

normale, può portare all supplenza vascolare, cioè all’adempimento totale del compito di

vascolarizzazione da parte dell’arteria alternativa, in seguito ad un suo adattamento al

compito che deve supplire (per esempio un ingrossamento del lume per portare più sangue);

non sempre però questo avviene,, per esempio, pur esistendo anastomosi fra i rami

coronarici, queste non sono sufficienti, e in caso di ostruzione avviene l’infarto del

miocardio.

La nutrizione delle pareti arteriose avviene per diffusione dei componenti del sangue

contenuto nel lume, ma per le grosse arterie sono necessari appositi vasi, detti vasa

vasorum, forniti dalla stessa arteria.

I rami nervosi che forniscono le arterie sono fibre afferenti, che trasportano stimoli recepiti

da particolari recettori (chemocettori, barocettori, meccanocettori), e fibre efferenti, che

regolano il tono dell’arteria, producendo vasodilatazione o vasocostrizione.

La struttura delle arterie è caratterizzata dalla presenza, dall’interno all’esterno, di un

ENDOTELIO, di tipo continuo, che non permette quindi l’aggregazione delle piastrine e

che, mediante vescicole, permette il nutrimento dell’arteria stessa, da una TONACA

MEDIA, la quale varia di composizione da tipo a tipo di arteria, essendo prevalentemente

elastica nelle arterie di grosso calibro (in modo da continuare passivamente la spinta

propulsiva del cuore) e muscolare in quelle di medio e piccolo calibro (in modo da supplire

alla spinta cardiaca che si è fatta minore), e da una TONACA AVVENTIZIA, formata da

fibre collagene in quantità variabile, a seconda del tipo di arteria.

VASI CAPILLARI

I vasi capillari sono sottili canali, di dimensioni microscopiche, che rappresentano le più

frequenti modalità di comunicazione fra arterie e vene; attraverso la loro parete si effettuano

gli scambi tra sangue e tessuti; essi hanno un lume di ampiezza regolare e si anastomizzano

ampiamente fra di loro formando reti.

La parete dei capillari è in genere costituita da un unico strato di cellule endoteliali attorno al

quale si trova una lamina basale di natura glicoproteica la quale si sdoppia in certi punti per

avvolgere i periciti, cellule appiattite dotate di esili prolungamenti; intorno alla lamina basale

si trova un esile strato di fibre collagene.

Si possono distinguere due tipi di capillari, i capillari continui e i capillari fenestrati (i cui

pori sono chiusi da diaframmi formati da un singolo strato di natura proteica).

Esistono dei tipi particolari di capillari, i sinusoidi, che hanno un lume di ampiezza molto

irregolare e la parete endoteliale ricca di fenestrature con o senza diaframmi che le chiudono;

questi sinusoidi si trovano nel fegato, nella milza e in altri organi.

VENE

Le vene sono i condotti che raccolgono il sangue refluo dal distretto capillare degli organi

ed hanno un regime pressorio molto inferiore a quello arterioso.

Le vene differiscono dalle arterie principalmente perché hanno delle pareti molto più sottili e

meno elastiche, per il fatto che se recise si afflosciano anziché rimanere beanti e per il fatto

che contraggono fra loro numerose anastomosi; inoltre sono in numero molto maggiore

delle arterie.

Il calibro delle vene affluenti è molto maggiore a quello dal tronco venoso che ne origina,

per cui il flusso del sangue accelera in direzione del cuore.

Per il loro diametro si individuano, come per le arterie, vene di grosso, medio e piccolo

calibro, mentre per la loro situazione si individuano vene superficiali, che decorrono nei

tegumenti, sono visibili come cordoni bluastri e sono presenti soprattutto negli arti e nel

collo, e vene profonde, che hanno decorso sottofasciale, decorrono negli interstizi

muscolari affiancate ai rami arteriosi e ai nervi assieme ai quali formano i fasci

vascolonervosi.

Le vene, soprattutto quelle in cui il sangue decorre in senso antigravitario, presentano delle

valvole a nido di rondine, che impediscono il reflusso sanguigno controsenso; in

corrispondenza di tali valvole si notano nella vene delle dilatazioni della parete, i seni

venosi.

La struttura delle vene prevede gli stessi componenti delle arterie, cioè endotelio, fibre

collagene, muscolari ed elastiche: ciò che però caratterizza le vene dalle arterie è la minore

presenza di fibre elastiche a vantaggio delle fibre muscolari, presenti in grandi quantità

specialmente nelle vene di tipo propulsivo, quelle, cioè, che devono sospingere il sangue

contro la forza di gravità.

MILZA

SUP/LAT: (faccia diaframmatica) diaframma e, attraverso esso, pleura e polmone sinistri.

MED/ANT/SUP: (faccia gastrica) fondo e parte posteriore del corpo dello stomaco,

flessura sinistra del colon, pancreas

MED/POST/INF: (faccia renale) faccia anteriore del rene e surrene sinistro.

Proiezione sulla superficie: 9°, 10°, 11° tra la linea angoloscapolare e la ascellare

anteriore.

La milza è un organo riccamente vascolarizzato che riceve il sangue dall’arteria lienale e lo

immette nel circolo portale; essa funziona come un filtro da elevata capacità discriminativa

per le cellule del sangue.

Ha la forma di un ovoide con l’asse maggiore parallelo a quello della 10° costa, del peso di

circa 200gr (che varia molto con la quantità di sangue che contiene al momento) e delle

dimensioni di 13x8x3 cm, è ricoperto da una capsula di tessuto connettivo denso.

La milza ha due principali funzioni: quella emocateretica, svolta dalla parte del parenchima

detta polpa rossa, ed una di riserva di cellule del sangue da immettere in circolo in caso di

bisogno, funzione svolta dalla parte del parenchima detta polpa bianca.

La milza è accolta nella LOGGIA LIENALE, la quale si trova nel piano sovramesocolico

e si proietta nell’ipocondrio sinistro, è delimitata lateralmente, superiormente, e

posteriormente dal diaframma, inferiormente dal rene e surrene sinistri e dalla flessura

sinistra del colon; medialmente la loggia lienale è aperta e corrisponde alla coda del pancreas

e alla faccia posteriore dello stomaco.

La milza è un organo piuttosto mobile, ed è mantenuta nella sua posizione da legamenti

peritoneali e dalla pressione positiva dell’addome. I legamenti sono tre, e cioè il legamento

gastrolienale (dall’ilo della milza al fondo dello stomaco), il legamento pancreaticolienale

(contiene nel suo spessore la coda del pancreas e il peduncolo vascolonervoso della milza,

ed è teso fra la parte posteriore dell’ilo della milza e la parete addominale posteriore dove la

sierosa ricopre il pancreas) e il legamento frenicolienale, il quale è una piega formata dal

legamento pancreaticolienale e che si porta dalla parte superiore della milza al diaframma.

TIMO

ANT: (collo) fascia cervicale media e muscoli sottoioidei; (mediastino anteriore) manubrio

e parte superiore del corpo dello sterno, vasi toracici interni ed estremità sternali dei primi

4-6 spazi intercostali.

POST: (collo) trachea e carotidi comuni, tronco venoso brachiocefalico di sinistra;

(mediastino anteriore) vena cava superiore, aorta ascendente, innesto nel cuore di aorta e

tronco polmonare attraverso il pericardio.

LAT: (collo) giugulari interne; (mediastino anteriore) pleura mediastinica e polmoni.

Proiezione sulla superficie: la base è a livello della 3° costa e si spinge in alto fino al

manubrio sternale, alla tiroide.

Il timo è un organo linfoepiteliale situato nel mediastino e, per una piccola parte, nel collo; è

un organo transitorio, in quanto appare molto sviluppato fino all’età giovanile quando pian

piano va incontro ad una lenta evoluzione, peraltro con un notevole grado di variabilità

individuale.

Il timo costituisce un microambiente ideale (cellule epiteliali e cellule non linfoidi che

interagiscono con i progenitori ematopoietici) per il differenziamento dei linfociti T.

Il timo è un organo impari e mediano che deriva dall’accostamento di due formazioni pari e

simmetriche, i lobi timici; ha la forma di una piramide quadrangolare con base nel

mediastino e l’apice che risulta a volte diviso in due corni timici che si spingono fino nel

collo.

VASI LINFATICI

Procedendo dalla periferia, i vasi linfatici si distinguono in:

vasi capillari e reti di origine, riccamente anastomizzati fra loro, i quali nascono a fondo

cieco nella compagine dei tessuti e degli organi e costituiscono la porzione assorbente del

sistema linfatico, in quanto grazie al loro endotelio sottilissimo (più sottile di quello dei

capillari sanguigni, con assenza di membrana basale, periciti e con ampie fenestrature)

drenano il liquido interstiziale che perfonde i tessuti e gli organi.

precollettori, esili e brevi tronchicini linfatici che rappresentano una via di unione tra la

parte assorbente del sistema e le vere e proprie vie linfatiche di deflusso. Hanno la parete

costituita da endotelio e da uno strato di connettivo, in cui possono essere presenti

fibrocellule muscolari; possiedono valvole che però sono insufficienti e quindi si possono

osservare situazioni di reflussi della linfa; si uniscono per formare i collettori linfatici.

collettori linfatici si distinguono in superficiali o profondi a seconda che decorrano nel

connettivo sottocutaneo o che appartengano ai distretti viscerali; sono riccamente provvisti

di valvole. Nel tragitto che li porta dall’origine fino ai linfonodi sono detti collettori

afferenti, mentre nel tragitto che li porta dai linfonodi allo sbocco nei tronchi linfatici

principali sono detti collettori efferenti; tutti i collettori sono vasi di tipo muscolare.

tronchi linfatici principali, che sono i vasi linfatici di maggior calibro, si formano per

confluenza dei collettori delle maggiori stazioni linfonodali e riversano la linfa direttamente

o tramite il dotto toracico, che è il maggiore tra essi, nel circolo venoso.

LINFATICI DELL’ARTO INFERIORE

Sono in prevalenza raccolti nel linfocentro inguinale e altri, in numero assai minore, nel

cavo popliteo (linfonodi poplitei).

I linfonodi del LINFOCENTRO INGUINALE, situato nella regione inguino-femorale e

che riceve lo sbocco dei collettori dell’arto inferiore, delle pareti dell’addome e di organi

genitali e perineo, si distinguono in superficiali e profondi: i linfonodi inguinali

superficiali vengono distinti in quattro gruppi (supero mediali e laterali, che ricevono lo

sbocco dei collettori addominali, pelvici e perineali, e infero mediali e laterali, che ricevono

lo sbocco dei collettori dell’arto inferiore) da due linee fra loro perpendicolari, una

orizzontale e una verticale, che si incontrano nel punto di sbocco della vena grande safena; i

linfonodi inguinali profondi, da 1 a 8, risiedono sempre nel triangolo femorale, ma sotto la

fascia cribrosa, e ricevono alcuni collettori efferenti dei linfonodi inguinali superficiali e tutti

i collettori profondi che risalgono con i vasi femorali.

LINFATICI DELLA PELVI E DELL’ADDOME

I linfatici della pelvi e dell’addome si dispongono in plessi che seguono il decorso dei vasi

sanguiferi e sono in continuazione fra loro senza limiti precisi; pertanto si distinguono in un

plesso iliaci esterno e d uno interno che fanno capo ad un plesso iliaco comune che a sua

volta fa capo ad un plesso lomboaortico, posto attorno all’aorta addominale.

Il PLESSO ILIACO ESTERNO, che vanno dall’anello femorale alla 5L, conta da 6 a 10

linfonodi scaglionati lungo i vasi omonimi collegati fra loro dai vari collettori; ricevono i

collettori di tutti i linfonodi inguinali, superficiali e profondi, della parete addominale e

pelvica, dell’apparato urinario e di quello genitale; i collettori efferenti vanno ai linfonodi

iliaci comuni.

Il PLESSO ILIACO INTERNO è formato da 10-12 linfonodi con i rispettivi collettori e

ricevono i collettori delle vie urinarie, dell’apparato genitale (vescichette seminali, prostata,

utero, vagina), del perineo, del retto e dei muscoli posteriori della coscia e della natica.

Il PLESSO ILIACO COMUNE, posto davanti al promontorio del sacro, consta di 8-10

linfonodi e dei rispettivi collettori, i quali si portano ai linfonodi paraaortici del plesso

lomboaortico.

Il PLESSO LOMBOAORTICO presenta circa 20-30 linfonodi, che si dispongono intorno

all’aorta addominale, e si distinguono in preaortici, paraaortici e retroaortici.

I linfonodi preaortici sono posti davanti all’aorta addominale in corrispondenza

dell’origine delle arterie mesenteriche e del tronco celiaco, ricevono i collettori provenienti

da intestino retto, colon, tenue, pancreas, stomaco, fegato e milza; alcuni collettori efferenti

si portano ai linfonodi retroaortici, mentre gli altri contribuiscono alla formazione del tronco

linfatico intestinale che si getta, di solito, direttamente nel dotto toracico; i linfonodi

preaortici ricevono i collettori di numerosissimi linfonodi scaglionati nelle visceri, tra cui i

linfonodi mesenterici, i linfonodi gastrici, i linfonodi epatici e i linfonodi mesocolici.

I linfonodi paraaortici si trovano a catena ai lati dell’aorta, e ricevono i collettori

provenienti dai plessi iliaci comuni, dai linfonodi preaortici, dai reni, surreni, testicoli, ovaie,

tube uterine e corpo dell’utero; i collettori efferenti, oltre a collegarli coi linfonodi pre e

retroaortici, costituiscono da ciascun lato, il tronco linfatico lombare, tributario del dotto

toracico.

I linfonodi retroaortici, in numero di 4-5, si trovano dietro l’aorta e davanti alle 3L e 4L.

LINFATICI DEL TORACE

Si distinguono in parietali (sternali, intercostali, diaframmatici anteriori) e viscerali

(mediastinici anteriori e posteriori, bronchiali).

I linfonodi sternali, da 6-10, sono disposti a catena lunga la faccia posteriore dello sterno i

vasi toracici interni; ricevono i collettori dai tegumenti, dalla parete anteriore del torace, dalla

regione epigastrica, dalla cute della mammella e dai linfonodi diaframmatici anteriori; gli

efferenti sboccano generalmente in un tronco unico che sfocia nella giugulare interna,

oppure a sinistra nel dotto toracico e a destra nel tronco succlavio.

I linfonodi intercostali, in numero di 2-3 per spazio, sono situati nella parte posteriore degli

spazi intercostali; gli efferenti si portano ai linfonodi mediastinici posteriori o direttamente al

dotto toracico.

I linfonodi diaframmatici anteriori sono situati nella parte anteriore della cupola

diaframmatica, e gli efferenti si portano ai mediastinici o agli sternali.

I linfonodi mediastinici anteriori sono assai numerosi e si distinguono in vari gruppi, cioè

anteriori di destra (posti davanti alla vena cava superiore), anteriori di sinistra (posti

davanti all’arco aortico e alla carotide comune),

della catena trasversa (posti superiormente e inferiormente al tronco venoso

brachiocefalico di sinistra) e diaframmatici (situati sulla convessità del diaframma).

I linfonodi mediastinici posteriori, in numero di 8-12, si distinguono in vari

raggruppamenti, e ricevono i collettori provenienti da esofago, aorta, diaframma, pericardio

e dai linfonodi mediastinici anteriori diaframmatici; gli efferenti si portano al dotto toracico e

ai linfonodi bronchiali.

I linfonodi bronchiali sonno numerosi e si trovano intorno a trachea e bronchi, dove

costituiscono diversi raggruppamenti; gli efferenti si portano ai cervicali profondi o ai

broncomediastinici.

LINFATICI DELL’ARTO SUPERIORE

Sono in prevalenza accolti nel linfocentro ascellare; altri, meno numerosi, si trovano

distribuiti lungo la mano, l’avambraccio e il braccio.

Il LINFOCENTRO ASCELLARE riceve gli efferenti dell’arto superiore e delle pareti del

torace; è costituito da circa 10-60 linfonodi che si distribuiscono in cinque gruppi

linfonodali:

il gruppo brachiale o laterale, composto da 4-6 linfonodi, è in rapporto con la faccia

postero-mediale della vena ascellare e riceve quasi tutti gli efferenti del braccio;

il gruppo toracico o pettorale consta di 3-6 linfonodi ed è situato nella parete mediale

dell’ascella, dal 2° al 6° spazio intercostale e riceve gli efferenti dei muscoli e dei tegumenti

della parete anterolaterale del torace e dalla mammella;

il gruppo sottoscapolare, composto da 2-6 linfonodi, è posto ella parete posteriore

dell’ascella e riceve i collettori linfatici della parete posteriore del torace, della regione

scapolare e della parte posteroinferiore del collo;

il gruppo centrale è costituito da 2-10 linfonodi ed è situato nel tessuto adiposo della base

dell’ascella;

il gruppo sottoclavicolare è composto da 2-9 linfonodi, si trova nella parte superiore

dell’ascella, sotto il piccolo pettorale, e riceve la linfa raccolta dagli altri gruppi; dai collettori

efferenti nasce il tronco linfatico succlavio.

LINFATICI DELLA TESTA E DEL COLLO

Sono in prevalenza raccolti in piccoli gruppi o in plessi che fanno da satelliti ai vasi

sanguiferi.

I linfonodi occipitali sono piccoli e in rapporto con l’arteria occipitale; ricevono i collettori

della regione occipitale e nucale; gli efferenti si portano ai cervicali profondi.

I linfonodi mastoidei sono superficiali, in numero da 1 a 4 e situati sull’inserzione dello

sternocleidomastoideo; ricevono i collettori del meato acustico esterno, del padiglione

auricolare e della regione temporale; gli afferenti si portano ai cervicali profondi.

I linfonodi parotidei sono sia superficiali che profondi, in numero da 1 a 3 e ricevono i

collettori delle regioni temporale e frontale, del padiglione acustico, delle palpebre e della

radice del naso (superficiali) e del meato acustico, della membrana del timpano e della tuba

uditiva (profondi); gli efferenti si portano ai cervicali superficiali e profondi.

I linfonodi sottomandibolari sono 5-8, profondi e risiedono nella loggia sottomandibolare;

ricevono i collettori dalle palpebre, naso, guancia, gengive, denti, parte anteriore della

lingua; gli efferenti vanno ai cervicali profondi.

I linfonodi sottomentali sono 2-8, superficiali e risiedono nella loggia sopraioidea; ricevono

i collettori di mento, labbro inferiore, gengive, punta della lingua e pavimento buccale; gli

efferenti raggiungono i cervicali profondi.

I linfonodi retrofaringei, in numero di 2-4, sono situati fra la parte posteriore e quella

laterale e della faringe; ricevono i collettori di faringe, palato, orecchio medio, tuba uditiva,

seni paranasali; gli efferenti raggiungono i cervicali profondi.

I linfonodi cervicali superficiali, 4 o 5, stanno sulla faccia esterna dello

sternocleidomastoideo; ricevono i collettori del padiglione auricolare e della regione

mastoidea; sono tributari dei cervicali profondi.

I linfonodi cervicali profondi sono numerosi, da 15 a 30, e, formano una catena estesa

lungo la giugulare interna, dall’apice del processo mastoideo fino ala regione

sopraclavicolare; ricevono i collettori di tutti gli altri distretti del collo e della testa e inoltre,

direttamente, dalla tiroide, trachea, laringe, esofago, faringe e lingua; gli efferenti giungono

ai linfonodi ascellari, sternali e cervicali anteriori.

I linfonodi cervicali anteriori sono superficiali e profondi; i superficiali, piccoli e non

costanti, sono situati sul decorso della giugulare anteriore, mentre i profondi, più numerosi,

sono disposti anteriormente alla laringe e alla trachea e fra la trachea e l’esofago. Si

distinguono in diversi raggruppamenti e ricevono i collettori di laringe, trachea, tiroide ed

esofago; gli efferenti raggiungono i cervicali profondi nella regione sopraclavicolare.

Tronchi Linfatici Principali

Il dotto toracico è il maggior tronco linfatico del corpo e rappresenta la principale via di

scarico della linfa nel sistema venoso; origina di norma nell’addome a livello della 2L, ma

talvolta anche più in alto, a seconda delle modalità di confluenza delle sue radici, che sono i

tronchi intestinale e lombari destro e sinistro; la sua lunghezza può essere pertanto variabile

dai 38 ai 45 cm circa, come il suo calibro, che varia da 4 a 8 mm; quando ha inizio a livello

delle vertebre lombari, presenta una cisterna detta chilo, nella porzione iniziale.

Nella porzione addominale è a ridosso delle vertebre e si trova dietro l’aorta; passa nel

torace attraverso l’orifizio aortico del diaframma; nel mediastino posteriore si trova

dapprima medialmente con l’aorta a sinistra e la azigos a destra e posteriormente

all’esofago, poi si fa obliquo verso sinistra e contrae rapporto con l’ilo del polmone

sinistro, con la parete posteriore dell’aorta, con la radice della succlavia di sinistra,

lateralmente con la pleura mediastinica e medialmente con l’esofago.

Alla base dl collo si inflette in avanti e a sinistra passando ad arco sopra la cupola pleurica e

sfocia nell’angolo di confluenza della vena succlavia con la giugulare interna.

I tronchi linfatici giugulari originano dai linfonodi cervicali profondi e seguono nel loro

decorso l’ultimo tratto della giugulare interna, ponendosi lateralmente ad essa; la sinistra

raggiunge il dotto toracico, la destra sbocca nell’angolo di confluenza della giugulare interna

con la succlavia.

I tronchi linfatici succlavi nascono dai collettori efferenti del gruppo sottoclavicolare dei

linfonodi ascellari; sboccano pressoché negli stessi punti dei tronchi giugulari.

I tronchi linfatici broncomediastinici sono situati nel mediastino posteriore e nascono

dagli efferenti dei linfonodi mediastinici anteriori e bronchiali; sboccano dove gli altri

tronchi, oppure all’origine del tronco venoso brachiocefalico.

Il condotto linfatico destro non è costante, e può formarsi nella porzione destra per

confluenza del tronco giugulare e succlavio.

APPARATO LOCOMOTORE

CRANIO

Ossa

L’OSSO OCCIPITALE, impari e mediano, delimita la scatola cranica posteriormente ed

inferiormente, entrando così nella costituzione della base e della volta.

È l’osso che mette in comunicazione il cranio con la colonna vertebrale, articolandosi con

l’atlante; è attraversato dal grande foro occipitale tramite il quale la cavità craniale comunica

con il canale vertebrale.

Vi si possono considerare una squama, due porzioni laterali e una parte basilare, che si

trovano rispettivamente dietro, lateralmente e anteriormente al foro occipitale.

Nella superficie interna della squama, un rilievo a forma di croce, l’eminenza crociata,

individua quattro depressioni poco profonde, di cui le due superiori sono le fosse cerebrali

ed accolgono i poli occipitali dei due emisferi telencefalici, le due inferiori sono le fosse

cerebellari e accolgono gli emisferi cerebellari: il braccio orizzontale e quello verticale

dell’eminenza crociata si incontrano in un rilievo che si trova al centro della squama, la

protuberanza occipitale interna.

La parte basilare, che si va restringendo dal dietro in avanti, presenta una doccia,

denominata clivo, che continua con il dorso della sella dell’osso sfenoide ed è in rapporto

con la faccia ventrale del bulbo e del ponte.

La faccia esterna della squama presenta anch’essa un rilievo centrale, la protuberanza

occipitale esterna che, da ciascun lato, continua in una cresta scabra, la linea nucale

superiore, concava inferiormente; questa linea dà attacco ai muscoli estrinseci del cranio e

divide la faccia esterna della squama in una porzione craniale, o piano occipitale, ed una

porzione nucale, o piano nucale, quest’ultimo diviso a sua volta in due metà simmetriche da

una cresta occipitale esterna.

La faccia esterna delle parti laterali presenta i condili occipitali, che si articolano con le

masse apofisarie dell’atlante.

La faccia esterna della parte basilare presenta al centro il tubercolo faringeo, posteriormente

al quale si trova una porzione rugosa che dà attacco ai muscoli.

L’angolo superiore dell’occipitale si pone fra le due ossa parietali, gli angoli laterali fra le

ossa parietali e le parti mastoidee delle due ossa temporali, mentre la parte inferiore

rappresenta la sincondrosi (o sinostosi) tra la parte basilare dell’occipitale e il corpo dello

sfenoide.

L’OSSO SFENOIDE è un osso impari e mediano che prende parte alla costituzione della

base cranica e della parete delle cavità nasali ed orbitarie; vi si individuano un corpo, due

piccole ali, due grandi ali e due processi pterigoidei.

Il corpo si trova in posizione mediana, tra l’occipitale posteriormente e l’etmoide

anteriormente, ossa con le quali si articola (articolazione sfenooccipitale con l’occipitale).

L’interno del corpo è occupato da due cavità separate da un setto, i seni sfenoidali, che

comunicano anteriormente tramite due orifizi con le cavità nasali.

La faccia superiore del corpo è concava e prende il nome di sella turcica: nel fondo della

sella si trova la fossetta ipofisaria; la sella turcica è delimitata posteriormente da un rilievo

quadrangolare, la lamina quadrilatera o dorso della sella, la cui superficie dorsale forma il

clivo, insieme alla parte basale dell’occipitale. La sella turcica è delimitata anteriormente da

un rilievo arrotondato denominato tubercolo della sella; al davanti di questo si trova un

solco trasversale, il solco del chiasma ottico (che accoglie il chiasma dei nervi ottici) che

continua da ambo i lati sino ai fori ottici, che immettono nelle cavità orbitarie e danno

passaggio al nervo ottico ed all’arteria oftalmica. Anteriormente al solco del chiasma, la

parte superiore del corpo presenta due depressioni, le docce olfattive, dove decorrono i tratti

olfattivi.

La faccia anteriore del corpo presenta sulla linea mediane un rilievo verticale, la cresta

sfenoidale che si prolunga in basso nel rostro sfenoidale

La faccia inferiore del corpo, che forma la parte posteriore della volta delle cavità nasali,

presenta lungo la linea mediana un piccolo rilievo sagittale che, unendosi in avanti con la

cresta sfenoidale, dà luogo alla formazione del rostro; tale rilievo si articola a incastro, per

schindilesi, con il margine superiore del vomere, che è sdoppiato nelle ali del vomere.

Le piccole ali dello sfenoide si distaccano dalla parte anterosuperiore delle facce laterali del

corpo mediante due radici tra le quali è compreso il foro ottico; hanno l’aspetto di lamine

appiattite triangolari a base mediale e apice laterale. La faccia superiore, liscia, continua in

avanti con la faccia endocranica della parte orbitaria dell’osso frontale ed insieme a questa il

pavimento della fossa cranica anteriore.

Situata superiormente alla grande ala, la piccola ala forma il contorno superiore della

fessura orbitaria superiore, ampio tramite tra la fossa cranica media e la cavità orbitaria,

attraverso il quale passano le vene oftalmiche e vari nervi per l’innervazione motoria e

sensitiva del contenuto della cavità orbitaria; il margine anteriore della piccola ala si articola

con l’osso frontale.

Le grandi ali dello sfenoide originano mediante una estesa radice che occupa tutta la parte

inferiore delle facce laterali del corpo e da qui si portano in avanti ed in fuori, incurvandosi

verso l’alto; vi si considerano una faccia endocranica ed una esocranica, un margine mediale

convesso e uno laterale concavo; in prossimità del margine convesso, la faccia endocranica

presenta tre fori in successione anteroposteriore: il foro rotondo, situato al davanti della

radice della grande ala che dà passaggio al nervo mascellare, il foro ovale, che dà passaggio

al nervo mandibolare e all’arteria piccola meningea, il foro spinoso, posto a lato dell’ovale,

che dà passaggio all’arteria meningea media e al nervo spinoso del trigemino.

I processi pterigoidei si distaccano dalla faccia esocranica dello sfenoide e si dirigono

verticalmente in basso: vi si considerano una base, due lamine o ali, distinte in laterali e

mediali, ed una fossa pterigoidea tra queste compresa; la fossa pterigoidea è un’ampia

depressione compresa tra le due lamine ed aperta indietro; il suo fondo è rugoso in quanto

dà inserzione al muscolo pterigoideo interno.

L’OSSO ETMOIDE è posto davanti allo sfenoide e al di sotto e in dietro al frontale, e

delimita le cavità orbitarie e nasali. È formato da una lamina sagittale mediana incrociata

perpendicolarmente , in vicinanza della sue estremità superiore, da una lamina orizzontale.

La lamina orizzontale è denominata lamina cribrosa in quanto attraversata da numerosi

forellini per i quali passano i filamenti del nervo olfattivo; la lamina cribrosa è sormontata

sagittalmente da una apofisi denominata crista galli, che rappresenta la parte superiore della

lamina sagittale dell’etmoide.

La crista galli dà attacco all’apice della grande falce encefalica: anteriormente si mette in

rapporto con l’osso frontale; la parte della lamina sagittale che si trova la di sotto della

lamina cribrosa prende il nome di lamina perpendicolare ed entra nella costituzione del

setto che divide le due cavità nasali.

Le masse laterali sono denominate anche labirinti etmoidali e risultano interposte fra le

cavità nasali e quelle orbitarie; hanno la forma di due parallelepipedi con il maggior asse

sagittale ed hanno una costituzione assai fragile in quanto sono formate da lamine sottili che

circoscrivono complessi sistemi di piccole cavità, le cellule etmoidali, che comunicano con

le cavità nasali.

La faccia superiore, prolungamento laterale della lamina cribrosa, si articola con la faccia

nasale dell’osso frontale che ne completa le semicellette.

La faccia laterale è quadrangolare e liscia: forma la maggior parte della parete mediale

dell’orbita e si presenta come una lamina assottigliata che, per trasparenza, lascia vedere le

cellule etmoidali: prende perciò il nome di lamina papiracea.

La faccia mediale del labirinto forma gran parte delle pareti laterali delle cavità nasali; da

esse si staccano due lamine ossee che si ripiegano su se stesse dirigendosi medialmente e in

basso: sono i cornetti superiori e medi che, insieme con la parete mediale del labirinto da

cui si dipartono, delimitano i meati superiore e medio. Il meato superiore è assai ridotto e

riceve lo sbocco delle cellule etmoidali posteriori e dei seni sfenoidali. Il meato medio è ben

più ampio e risulta evidente dopo l’asportazione del cornetto medio.

L’OSSO FRONTALE è impari e mediano e delimita anteriormente la cavità cranica; entra

nella costituzione della volta del cranio e della base in corrispondenza della fossa cranica

anteriore; forma inoltre gran parte del tetto delle cavità orbitarie. Vi si distinguono una

porzione verticale ed una orizzontale; la parte verticale o squama si trova innanzi alle ossa

parietali, la parte orizzontale si trova davanti allo sfenoide e si mette in rapporto anche con

l’etmoide.

La superficie esocranica della squama è liscia, convessa anteriormente e presenta nella metà

della sua altezza le due bozze frontali, variamente sporgenti; al di sotto delle bozze frontali,

due rilievi trasversali formano le arcate sopraccigliari, tra le quali è compresa una superficie

leggermente rilevata, la glabella.

Il margine sovraorbitario forma il contorno superiore dell’orbita, e il suo terzo mediale è

arrotondato, mentre i 2/3 laterali hanno profilo tagliente e all’unione di queste due parti si

nota l’incisura sovraorbitaria; medialmente a questa incisura se ne può individuare

un’altra, meno accentuata, l’incisura frontale; la parte laterale del margine sovraorbitario

continua nel processo zigomatico che si articola con l’osso zigomatico.

Nella parte endocranica si trova una cresta frontale che termina, a livello dell’incisura

etmoidale (a concavità posteriore che accoglie la lamina cribrosa dell’etmoide), nel foro

cieco. Più lateralmente si osservano semicellette che completano quelle etmoidali e quindi

un’apertura che immette nel seno frontale e che, quando il frontale si articola con l’etmoide,

prosegue in basso nell’infundibulo, fino a sboccare nel meato medio.

Le facce orbitarie, anteriormente e lateralmente, presentano una depressione, la fossa per la

ghiandola lacrimale.

L’OSSO TEMPORALE è un osso pari che prende parte alla formazione della base cranica

e delle pareti laterali della volta; è situato anteriormente all’osso occipitale, posteriormente

alla grande ala dello sfenoide e inferiormente al parietale. Alla sua costituzione partecipano

la parte petromastoidea, la parte squamosa, la parte timpanica e la parte stiloidea.

La parte petromastoidea si compone di una parte interna detta petrosa o rocca o piramide o

piramide del temporale, e di una parte esterna detta mastoidea, applicata alla base della

piramide ed espansa posteriormente.

La parte squamosa partecipa alla formazione della parete laterale della volta cranica.

La parte timpanica si abbozza a forma di anello incompleto in lato, posto esternamente al di

sotto della squama, lateralmente alla piramide e anteriormente alla parte mastoidea.

La parte stiloidea si presenta come un processo appuntito volto in basso e in avanti, il

processo stiloideo: esso, a differenza delle altre parti del temporale, appartiene allo

splancnocranio.

Nell’osso temporale si descrivono una parte esocranica ed una endocranica.

La faccia esocranica è estesa in lato e in avanti in una superficie lisci, lievemente convessa, a

contorno semicircolare, che rappresenta la parte squamosa: in avanti si articola con la

grande ala dello sfenoide, in alto e indietro con il parietale. Dalla superficie esocranica della

squama si distacca un processo orizzontale, il processo zigomatico, che con il suo apice

dentellato si articola con il processo temporale dell’osso zigomatico per formare l’arcata

zigomatica. La base del processo zigomatico si costituisce per la convergenza di due radici,

una orizzontale ed una trasversale: la radice orizzontale prosegue indietro la direzione del

processo stesso, portandosi al di sopra del meato acustico esterno, e continuando nella linea

temporale del parietale. La radice trasversa è particolarmente pronunciata e prende il nome

di tubercolo articolare e fa parte dell’articolazione temporo-mandibolare: la sua porzione

più laterale, sporgente, è detta tubercolo zigomatico. Fra il tubercolo articolare e quello

postarticolare è situata un’ampia depressione, la fossa mandibolare, per l’articolazione con

il condilo della mandibola. Nella regione posteriore della fossa mandibolare si trova la

fessura pterotimpanica che comunica con il cavo del timpano e dà passaggio all’arteria

timpanica e a un nervo, la corda del timpano.

Dietro al tubercolo postarticolare si trova un ampio canale, il meato acustico esterno, che si

apre nel cavo del timpano; nel vivente tale comunicazione è chiusa dalla membrana del

timpano; alla costituzione del meato partecipano l’abbozzo timpanico e, per il contorno

superiore, l’abbozzo squamoso.

Procedendo in direzione posteriore si osserva sulla faccia esocranica del temporale il

processo mastoideo, un rilievo tozzo di forma conica tronca; medialmente al processo

mastoideo decorrono due solchi paralleli: quello laterale, più profondo, è detto solco

digastrico in quanto dà inserzione al ventre posteriore del digastrico, quello mediale, meno

profondo, è il solco dell’arteria occipitale. La superficie del processo mastoideo si presenta

rugosa in quanto dà attacco a vari muscoli, fra cui lo sternocleidomastoideo. Il margine

superiore del processo mastoideo è dentellato e si divide in due parti di cui quella anteriore

si articola con il parietale e delimita l’incisura parietale, mentre quella posteriore si mette in

giunzione con l’occipitale; nel suo interno il processo mastoideo è scavato in numerose

concamerazioni, le cellule mastoidee, in comunicazione fra loro e con il cavo del timpano.

La faccia esocranica si completa con la faccia inferiore della piramide: questa superficie è

irregolare è piena di caratteristiche morfologiche. Al davanti dell’incisura digastrica si trova

il foro stilomastoideo e, al davanti di questo, il processo stiloideo, che dà inserzione ad

alcuni muscoli che, divergendo in basso, raggiungono la faringe (muscolo stilofaringeo, la

lingua (muscolo stiologlosso) e l’osso ioide (muscolo stiloioideo) e a due legamenti che

terminano sulla mandibole e sull’osso ioide (legamenti stilomandibolare e stiloioideo).

Medialmente al processo stiloideo si trova un’ampia depressione, la fossa giugulare, che

accoglie il bulbo superiore della vena giugulare interna; al davanti della fossa si trova il foro

carotico esterno, inizio del canale carotici, per l’arteria carotide interna: il canale si apre poi

all’interno del cranio con il foro carotico interno. Tra la fossa giugulare, il foro carotico

esterno e la fossetta del canalicolo della chiocciola, si trova la fossetta petrosa, piccola

depressione che accoglie il ganglio petroso del nervo glossofaringeo.

La faccia endocranica del temporale è formata dalle parti squamosa e petromastoidea.

La faccia endocranica della squama presenta impressioni e rilievi dovuti al rapporto con

l’emisfero telencefalico e inoltre solchi vascolari per rami dell’arteria meningea media.

La piramide del temporale presenta nell’insieme quattro facce: sono endocraniche la faccia

superiore ed anterosuperiore e la posteriore, esocraniche l’inferiore e la laterale.

La faccia superiore della piramide continua lateralmente nella squama a livello della fessura

petrosquamosa; nella sua porzione laterale è formata da una sottile lamina ossea, il tegmen

tympani, che chiude superiormente la cavità del timpano. Nella parte media della faccia un

rilievo, l’eminenza arcuata, rappresenta la sporgenza del sottostante canale semicircolare

superiore. Al davanti dell’eminenza arcuata si trova un foro che prosegue con un solco, lo

hiatus del canale faciale; nello hiatus si impegna un ramo del nervo faciale, il nervo grande

petroso superficiale.

La faccia posteriore della piramide, all’unione del suo terzo medio con il terzo mediale,

presenta il meato acustico interno, un ampio canale il cui fondo è chiuso da una lamina

ossea; il fondo del meato viene suddiviso in quattro aree: anterosuperiore (detta area faciale

che presenta il foro d’inizio per il canale faciale dell’omonimo nervo), posterosuperiore,

anteroinferiore (detta area cocleare e presenta una serie di piccoli fori disposti in un

disegno a spirale, il tractus spiralis foraminosus) e posteroinferiore; le due aree posteriori

prendono il nome di aree vestibolari e presentano alcuni fori per rami del nervo vestibolare;

uno di questi rami si impegna in un foro isolato che si trova dietro l’area vestibolare

inferiore, il foramen singulare.

Il margine posteriore della piramide si articola con il margine petroso dell’occipitale.

Presenta l’incisura giugulare che con l’analoga incisura dell’occipitale delimita il foro

giugulare. La parte intermedia dell’incisura si solleva nella spina giugulare che suddivide il

forame in due parti, una anteriore per il passaggio dei nervi vago, glossofaringeo ed

accessorio, ed una posteriore per il tratto di origine della vena giugulare interna.

L’OSSO PARIETALE è un osso pari, quadrangolare, che forma la maggior parte della

volta cranica: i due parietali si uniscono fra loro nella linea mediana, mentre si articolano in

avanti con il frontale, in dietro con l’occipitale, lateralmente con la squama e la parte

mastoidea del temporale e con la grande ala dello sfenoide.

L’osso parietale presenta una faccia endocranica ed una esocranica.

La faccia endocranica è concava e presenta impressioni sulla superficie encefalica e solchi

per i vasi meningei medi; lungo il margine superiore si trova una depressione che

costituisce il solco sagittale, costellata di piccole fossette dove sono accolte le granulazioni

aracnoidali; il margine superiore è dentellato e si ingrana con quello del lato opposto nella

sutura sagittale. Il margine inferiore presenta un margine squamoso (per l’articolazione con

la squama del temporale) e un margine mastoideo (per l’articolazione con la parte mastoidea

del temporale).

L’OSSO MASCELLARE è un voluminoso osso pari che contribuisce alla formazione

delle cavità orbitarie, nasali e buccale, entrando anche nella componente della fossa

infratemporale.

Il corpo è voluminoso ed è costituito da una capsula ossea che circoscrive un’ampia cavità,

il seno mascellare; questo, attraverso lo hiatus mascellare, sbocca nel meato medio della

cavità nasale dello stesso lato.

Lateralmente si trova il processo zigomatico dell’osso.

Dal tratto anteriore del canale infraorbitario si distaccano i canali alveolari anteriori che

decorrono nello spessore dell’osso fino a raggiungere gli alveoli in cui si articolano i canini

e gli incisivi.

Il processo palatino ha origine dalla parte inferiore della faccia nasale del corpo e, sotto

forma di una lamina quadrilatera, si porta medialmente per incontrarsi con il processo

controlaterale, formando in tal modo la maggior parte del palato duro.

Si articola con l’osso palatino attraverso la sutura palatina trasversa.

Il processo alveolare si presenta come un rilievo arcuato, diretto in basso e, insieme con

quello del lato opposto, forma l’arcata alveolare superiore: presenta una faccia esterna, una

interna e un margine inferiore o libero. La faccia esterna è rilevata nei gioghi alveolari,

corrispondenti agli alveoli: al di sopra degli alveoli per gli incisivi esso presenta la fossa

incisiva; il margine inferiore, libero, è anche denominato lembo alveolare, e presenta una

serie di cavità, gli alveoli dentali, nei quali si articolano i denti.

L’OSSO NASALE è un osso pari, a forma di lamina trapezoidale ristretta nella parte

superiore e slargata in quella inferiore. Le due ossa nasali sono articolate fra loro sulla linea

mediana e si trovano tra i processi frontali dei due mascellari, al di sotto dell’osso frontale.

Si considerano in ciascun osso nasale due facce e quattro margini.

La faccia posteriore completa anteriormente il tetto della cavità nasale; il margine superiore

si articola con l’osso frontale; il margine inferiore forma il contorno superiore dell’apertura

piriforme; il margine laterale si articola con il processo frontale dell’osso mascellare; il

margine mediale si congiunge a quello del lato opposto e si solleva in dietro in una cresta

che si articola con la spina nasale del frontale e con il margine anterosuperiore della lamina

perpendicolare dell’etmoide.

L’OSSO LACRIMALE è un osso pari, lamellare di forma irregolarmente quadrilatera che

si trova al di sotto dell’osso frontale, al davanti del labirinto etmoidale, al di sopra del

margine superomediale del corpo dell’osso mascellare e dietro il processo frontale di

quest’ultimo.

La faccia laterale è divisa in due parti dalla cresta lacrimale posteriore che decorre

verticalmente; insieme con il solco che trovasi nella faccia esterna del processo frontale

dell’osso mascellare forma la fossa del sacco lacrimale. La cresta lacrimale posteriore

prosegue in basso nell’uncino lacrimale.

Si articola con l’osso frontale, con il processo frontale del mascellare, con la lamina

papiracea dell’etmoide: delimita il canale nasolacrimale.

L’OSSO PALATINO è un osso pari di forma irregolare; lo si può considerare costituito da

due lamine che si incontrano ad angolo retto, una verticale che si applica medialmente

all’osso mascellare al processo pterigoideo dello sfenoide, e una orizzontale che completa in

dietro il palato duro.

La lamina verticale, denominata parte perpendicolare dell’osso presenta una faccia mediale

che completa indietro la parete laterale delle cavità nasali e presenta due creste che la

percorrono da dietro in avanti: la cresta etmoidale che si articola con l’estremità posteriore

del cornetto medio dell’etmoide, e la cresta concale, più accentuata, che si mette in relazione

col cornetto inferiore.

Il margine superiore si solleva in due processi di cui l’anteriore è il processo orbitario, il

posteriore è il processo sfenoidale.

Dal punto d’incontro delle parti verticale ed orizzontale dell’osso palatino ha origine il

voluminoso processo piramidale.

Il CORNETTO INFERIORE è un osso pari, a forma di lamina ricurva, che si distacca

dalla parete laterale della cavità nasale e si porta in basso verso il pavimento; si articola con

l’osso lacrimale e all’etmoide attraverso il processo uncinato.

Il VOMERE è una lamina impari e mediana disposta sagittalmente nella compagine del

setto nasale; si articola con l’etmoide, lo sfenoide, le ossa palatine e le ossa mascellari.

L’OSSO ZIGOMATICO è un osso pari di forma quadrangolare che si trova lateralmente

al mascellare, al di sotto dell’osso frontale, al davanti del temporale e della grande ala dello

sfenoide.

Riunendosi con il processo zigomatico dell’osso temporale forma l’arcata zigomatica che

rappresenta un ponte di connessione tra scatola cranica e massiccio facciale; entra a far parte

della parete laterale dell’orbita.

La MANDIBOLA è un osso impari, mediano e simmetrico che si articola con l’osso

temporale e accoglie nell’arcata alveolare, i denti inferiori; è formata da un corpo che ha la

forma di un ferro di cavallo con concavità posteriore e da due rami che fanno seguito

all’estremità posteriore.

La faccia esterna presenta nel mezzo la sinfisi mentale che è il punto mediano di saldatura

dei due primitivi abbozzi separati dell’osso: la sinfisi termina in basso con la protuberanza

mentale.

La faccia interna presenta sulla linea mediana un rilievo, aguzzo, la spina mentale; al di

sopra di questa si trova il foro mentale mediano, mentre a lato di esso si osservano, in

vicinanza della base, la fossetta digastrica dove ha origine il ventre anteriore del muscolo

digastrico e, più in alto e lateralmente, la fossetta per la ghiandola sottolinguale; a livello

dei denti molari si trova poi un’altra fossetta, più ampia della precedente, la fossetta per

ghiandola sottomandibolare.

Il margine superiore è il processo alveolare in cui sono scavati glia alveoli dentali.

L’OSSO IOIDE è un osso impari, mediano e mobile che si trova nel collo, al di sopra della

laringe e al di sotto della mandibola, con la quale contribuisce a formare lo scheletro del

pavimento della cavità orale.

Ha forma a ferro di cavallo, con un corpo, due grandi corna e due piccole corna ,ed è

congiunto all’osso temporale, allo sterno, all’estremità sternale della clavicola e alla scapola:

tali connessioni si effettuano mediante legamenti e muscoli.

Generalità sul cranio

Il punto più elevato della volta, denominato vertice cranico, è mediano e si trova circa a

metà della sutura sagittale.

La base della fossa temporale, inferiore, corrisponde allo spazio compreso tra l’arcata

zigomatica e la cresta infratemporale della grande ala dello sfenoide.

La fossa pterigopalatina è un angusto spazio osseo situato sotto l’apice della cavità

orbitaria; è limitata medialmente dalla parte perpendicolare dell’osso palatino, in avanti dalla

tuberosità mascellare, in dietro dalla faccia sfenomascellare del processo pterigoideo;

comunica con la fossa infratemporale.

La regione anteriore o palatina della base del cranio è formata dai processi palatini del

mascellare e dalla parte orizzontale delle ossa palatine unite fra loro dalla sutura palatina

mediana e dalla sutura palatina trasversa che, insieme, costituiscono la cosiddetta sutura

cruciforme.

Le coane sono le aperture posteriori delle cavità nasali, separate fra loro dal margine

posteriore del vomere.

Tra l’apice della piramide temporale e l’angolo che si forma tra sfenoide e occipitale, si

trova il foro lacero e, a livello di quest’ultimo, lo sbocco del canale carotico.

Il bregma è il punto mediano della sutura coronale all’incontro con la sutura sagittale.

Il lambda è il punto di incontro della sutura sagittale con la sutura lomboidea.

Il gonion è l’angolo formato dal margine posteriore della branca ascendente con il margine

inferiore del corpo della mandibola.

Le fontanelle sono membrane fibrose che si interpongono tra i margini delle ossa della

volta.

Articolazioni

Le ossa che formano la scatola cranica e il massiccio facciale sono tra loro unite per mezzo

di articolazioni del tipo delle sinartrosi. Nella maggior parte dei casi si tratta di suture, che

possono essere di tipo dentato, squamoso, armonico o a incastro; più raramente si

articolano per mezzo di sincondrosi (per esempio tra la base dell’occipitale e lo sfenoide),

che nell’adulto tendono a diventare sinostosi.

Eccezione fa la ARTICOLAZIONE TEMPORO-MANDIBOLARE, la quale si presenta

come una diartrosi condiloidea doppia che si stabilisce fra i due condili della mandibola e le

fosse mandibolari delle due ossa temporali; l’articolazione viene considerata doppia in

quanto fra i due capi ossei si interpone un disco completo, o menisco, a causa della non

concordanza fra le due superfici articolari, che suddivide la cavità articolare in due parti non

comunicanti fra loro.

La superficie articolare della mandibola è costituita dal condilo mandibolare che, in

corrispondenza della sommità del processo condiloideo, forma un rilievo ellissoidale con il

maggio asse volto medialmente e indietro.

La superficie articolare temporale è data dalla parte anteriore della fossa mandibolare e dal

tubercolo articolare del processo zigomatico.

I mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare e da legamenti a distanza, cioè il

legamento sfenomandibolare, il legamento stilomandibolare e il legamento

pterigomandibolare.

Le due articolazioni temporo-mandibolari operano simultaneamente e permettono un certo

grado di libertà per essenzialmente tre tipi di movimento, cioè abbassamento ed elevazione,

proiezione anteriore e posteriore e lateralità.

Muscoli

Alla testa fanno capo vari tipi di muscoli che, a seconda dei loro punti di inserzione,

possono essere distinti in intrinseci ed estrinseci. I muscoli intrinseci sono costituiti da

muscoli pellicciai e muscoli scheletrici, i muscoli masticatori; i muscoli pellicciai sono anche

denominati muscoli mimici e sono perlopiù formati da esili fascetti, spesso privi di

aponeurosi; prendono inserzione con almeno uno dei due capi sulla faccia profonda della

cute e sono determinanti dell’espressione facciale.

I muscoli scheletrici sono rappresentati dai muscoli masticatori che collegano la scatola

cranica alla mandibola e ne determinano il movimento.

Oltre ai muscoli mimici e a quelli masticatori, nella testa si trovano altri muscoli intrinseci,

come quelli del padiglione auricolare, del globo oculare e dell’orecchio medio, della lingua,

del palato molle e della muscolatura faringea.

I muscoli estrinseci prendono invece inserzione in parti diverse della tasta, per esempio

collo e tronco.

I muscoli mimici sono il muscolo epicranico, i muscoli estrinseci del padiglione

auricolare, i muscoli delle palpebre, i muscoli del naso e i muscoli delle labbra ( tra cui il

muscolo buccinatore che contraendosi sposta la commessura labiale indietro e fa aderire

guance e labbra alle arcate alveolodentali, favorendo la masticazione).

I muscoli masticatori, che presentano una comune innervazione da parte della branca

mandibolare del trigemino, sono:

il MUSCOLO TEMPORALE ha origine dalla linea temporale inferiore, dalla parete

mediale della fossa temporale, dai 2/3 superiori della faccia profonda della fascia temporale

e dalla faccia mediale dell’arcata zigomatica per inserirsi sul processo coronoideo della

mandibola; è ricoperto da una consistente fascia temporale, e con la sua azione eleva la

mandibola e la sposta posteriormente;

il MUSCOLO MASSETERE è formato da una parte superficiale ed una profonda che ben

si distinguono superiormente ed inferiormente. La parte superficiale prende origine dai 2/3

anteriori del margine inferiore dell’arcata zigomatica e si inserisce alla faccia esterna

dell’angolo della mandibola, al margine inferiore e alla parte inferiore della faccia esterna del

ramo mandibolare; la parte profonda origina dai 2/3 posteriori dl margine inferiore

dell’arcata zigomatica e dalla faccia mediale della stessa arcata per inserirsi sulla faccia

laterale del ramo della mandibola.

Il muscolo è rivestito esternamente dalla fascia masseterina e con la sua azione eleva la

mandibola;

il MUSCOLO PTERIGOIDEO ESTERNO origina con un capo superiore ed uno

inferiore e si distacca dalla tuberosità mascellare per inserirsi alla fossa pterigoidea del collo;

sposta la mandibola in avanti e verso il lato opposto;

il MUSCOLO PTERIGOIDEO INTERNO ha origine dalla fossa pterigoidea, dal

processo piramidale del palatino e dalla tuberosità mascellare e termina sull’angolo

mandibolare; eleva la mandibola.

COLONNA VERTEBRALE (RACHIDE)

La colonna vertebrale presenta tre curvature lungo il suo decorso, due lordosi (cervicale e

lombare) ed una cifosi (dorsale) che le permettono di potere sostenere un carico ben 9 volte

maggiore di quello che potrebbe sostenere se fosse una semplice colonna rettilinea.

Essa è capace di movimenti su tutti e tre gli assi, sia semplici che composti: flessione ed

estensione (maggiori nei tratti cervicale e lombare), inclinazione laterale (maggiore nel tratto

cervicale) e torsione (maggiore nel cervicale e via via sempre minore fino al limitata torsione

lombare).

Ossa

La colonna vertebrale è un complesso osseo composto da segmenti, le vertebre, sovrapposti

ed articolati fa loro.

La colonna può essere suddivisa in quattro segmenti, ognuno con un determinato numero di

vertebre, corrispondenti alle quattro parti del corpo che formano il tronco: una zona

cervicale, formata da 7 vertebre cervicali, una zona toracica, formata dalle 12 vertebre

toraciche, una zona lombare o addominale, formata da 5 vertebre lombari, ed infine una

zona pelvica, formata da due particolari ossa, il sacro ed il coccige, che risultano formati

dalla fusione di primitive vertebre, 5 per il sacro e 4 o 5 per il coccige.

In tutto la colonna risulta così formata da 33 o 34 vertebre.

Le vertebre, benché spesso siano caratterizzate da particolari aspetti che le distinguono l’una

dall’altra, o perlomeno distinguono le vertebre di diversi settori, hanno caratteristiche

strutturali comuni a tutte, e sono il corpo e l’arco, che comprende i peduncoli, le masse

apofisarie, le lamine ed il processo spinoso.

Il corpo è la parte ventrale della vertebra, cioè è quelle situata più in profondità guardando

posteriormente l’individuo, ha forma pressoché cilindrica e presenta una faccia superiore,

una inferiore ed una circonferenza; il corpo risulta leggermente più incavato al centro, e più

sollevato alla periferia; i corpi di vertebre contigue si articolano fra loro attraverso il

contatto fra le loro facce superiore e inferiore, fra cui si interpone il disco intervertebrale.

I peduncoli sono piccole lamine che si dipartono dal corpo in direzione posteriore e

delimitano la parte anteriore del foro vertebrale, unendo il corpo alle masse apofisarie. Nelle

loro facce superiore ed inferiore presentano delle concavità, dette incisure vertebrali, le

quali, quando le vertebre sono sovrapposte, determinano la formazione di fori, i fori

intervertebrali, che lasciano passare i nervi spinali.

Le masse apofisarie si collocano posteriormente ai peduncoli e sono delle piccole

masserelle di forma estremamente variabile ma che in genere è pressoché cilindrica, le quali

presentano due tipi di processi: un processo articolare superiore ed uno inferiore, con le

rispettive faccette articolari, i quali hanno la funzione di mettere in contatto le masse di

vertebre contigue, e due processi trasversi, sinistro e destro, il quale si diparte lateralmente

alle masse e funzione come sito di aggancio per legamenti e muscoli.

Le lamine sono i corrispettivi posteriori alle masse dei peduncoli, sono appiattite,

quadrilatere e si dirigono posteriormente in basso, fino ad unirsi a formare il processo

spinoso; le lamine di vertebre contigue si embricano fra di loro.

Il processo spinoso, diretto posteriormente, prende origine dall’unione delle due lamine,

ed ha dimensioni, forma e direzione variabili da vertebra a vertebra, o comunque da zona a

zona della colonna.

Le vertebre presentano la classica composizione delle ossa brevi, cioè sono formate da

tessuto osseo spugnoso, il quale risulta rivestito di cartilagine ialina in corrispondenza delle

facce superiori dei corpi e dei processi articolari.

Particolarità delle vertebre cervicali

Le vertebre cervicali hanno caratteristiche che le distinguono nettamente dalle altre vertebre,

e, all’interno delle stesse cervicali, si presentano vertebre, come la prima, o atlante, la

seconda, o epistrofeo, assai differenziate.

Le vertebre cervicali aumentano di dimensione in direzione craniocaudale.

Il corpo ha forma quadrangolare, più sviluppato in larghezza, e che presenta delle creste

sagittali sui lati superiori, detti uncini, e delle depressioni, laterali e inferiori, che servono

per accogliere gli uncini della vertebra sottostante.

I peduncoli sono diretti indietro ed in fuori, obliquamente.

Il processo trasverso si presenta duplice: un processo trasverso anteriore, che prende

origine dal corpo, ed un processo trasverso posteriore, che prende origine dalla massa

apofisaria; i due processi si uniscono attraverso un ponte e formano così un foro, il foro

traversario, che dà passaggio alla vena ed all’arteria vertebrale.

Il processo spinoso si presenta bifido.

Il foro vertebrale ha forma triangolare, ed è più ampio rispetto a quello delle vertebre dei

tratti successivi.

L’ATLANTE è la prima vertebra cervicale e risulta estremamente differenziata rispetto alle

altre vertebre (cervicali e non). Manca del corpo, che si è fuso con quello della vertebra

sottostante, l’epistrofeo, e risulta quindi formato da un arco anteriore, piccolo, che presenta

sulla faccia posteriore una fossetta del dente dell’epistrofeo, ed un

Arco posteriore, che corrisponde alle lamine delle normali vertebre e che presenta all’apice

esterno un

tubercolo posteriore, abbozzo di un rudimentale processo spinoso.

Le masse apofisarie risultano schiacciate e presentano sei facce: sulla faccia superiore si

trova la cavità glenoidea che accoglie il condilo dell’osso occipitale, sulla faccia inferiore

una faccetta articolare per l’epistrofeo, sulla faccia esterna i due processi trasversi (anteriore

e posteriore) , sulla faccia interna due tubercoli sporgenti nel foro vartebrario che danno

aggancio al legamento trasverso dell’atlante, sulla faccia anteriore e su quella posteriore

prendono origine i due archi.

Il foro vertebrale dell’atlante ha forma quadrilatera ed è diviso in due parti, una anteriore

dove si trova il dente ed una posteriore dove si trova il midollo spinale, dal legamento

trasverso dell’atlante.

L’EPISTROFEO risulta molto modificato soprattutto nella parte del corpo, in cui è inserito

il dente, il corpo dell’atlante. L’inserzione vede una base larga seguita da un collo ristretto,

che termina con un nuovo allargamento nel corpo del dente, il quale presenta due faccette

articolari, una anteriore (che si articola con la fossetta del dente dell’atlante) ed una

posteriore (che scorre sul legamento trasverso dell’atlante).

Ai lati del dente si trovano le due masse apofisarie con le faccette articolari superiori

inclinate lateralmente in basso.

La 7° CERVICALE presenta un processo trasverso anteriore molto più piccolo rispetto a

quello posteriore, ed un foro traversario più piccolo di quello delle altre vertebre, che dà

passaggio solo alla vena vertebrale, e non all’arteria.

Il processo spinoso è ben pronunciato e non si presenta più bifido.

Particolarità delle vertebre toraciche

Tutte le vertebre toraciche presentano l’articolazione per le coste e quindi mostrano le

faccette articolari che le caratterizzano profondamente.

Il corpo è cilindrico, piuttosto regolare e le articolazioni delle coste si presentano come

superiore, inferiore (sul corpo) e trasversaria (sul processo trasverso), dal momento che le

coste si articolano con due vertebre contigue, prendendo contatto anche con il disco

intervertebrale.

I peduncoli presentano una incisura inferiore particolarmente accentuata.

I processi trasversi sono molto sviluppati, diretti indietro e lateralmente e presentano alle

loro estremità le faccette articolari per le coste.

Il processo spinoso è anch’esso sviluppato e diretto in basso e all’indietro.

Il foro vertebrale è circolare e più piccolo che nelle altre parti della colonna.

Caratteristiche particolari dimostrano la prima vertebra, la quale presenta una completa

articolazione per la 1° costa (dal momento che non ci sono coste superiori), e le ultime tre,

le quali presentano una sola faccetta costale sul corpo (dal momento che la 11° e la 12°

costa si articolano solo dalle corrispondenti vertebre) ed inoltre i processi trasversi delle

ultime due non presentano la faccetta articolare costale, e lo stesso processo si risolve in tre

tubercoli, uno anteriore e due posteriori: il posteriore superiore è detto processo

mammillare, quello inferiore è detto

processo accessorio.

Particolarità delle vertebre lombari

Il corpo delle vertebre lombari, di forma cilindrica, si presenta non solo più grosso, ma

anche più massiccio di quello delle altre vertebre.

Il processo trasverso è formato dai processi mammillare, accessorio e da un processo

costiforme, lamine ossee assai robuste che si dirigono in fuori.

Il processo spinoso risulta corto e appiattito e di forma quadrilatera.

Il foro vertebrale è triangolare e ristretto.

Osso sacro

L’osso sacro deriva dalla fusione di 5 vertebre primitive; con il coccige e con le due ossa

dell’anca forma il bacino.

La sua parte superiore, detta base, si pone in rapporto con la 5° vertebra lombare, formando

un angolo a convessità anteriore detto promontorio; l’osso sacro è percorso dalla base

all’apice dal canale sacrale, che rappresenta l’ultima parte del canale vertebrale, e che si

trova aperto all’apice nello hiatus sacrale.

La parte anteriore è concava e volge in avanti ed in basso e presenta sulla sua superficie

quattro linee trasversali che rivelano la saldatura attraverso sinostosi dei corpi delle cinque

vertebre primitive; a fianco di tali saldature si trovano quattro paia di fori sacrali anteriori

(che immettono nel canale sacrale e lasciano passare i nervi sacrali) e a cui corrispondono

posteriormente i fori sacrali posteriori.

Nella faccia posteriore si nota sulla linea mediana la cresta sacrale media che deriva dalla

fusione dei processi spinosi delle vertebre; sono presenti lateralmente delle file di tubercoli

derivati dalla fusione dei processi articolari che formano le creste sacrali articolari che , in

basso, terminano con due (una per lato) acute sporgenze, i corni sacrali.

Le creste sacrali laterali derivano invece dalla fusione dei processi mammillari e accessori.

Sulle facce laterali del sacro si trovano delle faccette auricolari per l’articolazione con le

ossa dell’anca e, dietro le faccette, le tuberosità sacrali, per l’innesto di numerosi

legamenti.

Coccige

Ha forma triangolare ed è l’ultimo segmento della colonna vertebrale ed è formato da

quattro o cinque vertebre rudimentali fuse assieme, e nella prima si possono ancora

individuare alcuni segni distintivi delle normali vertebre.

La base del coccige si articola con l’apice del sacro.

L’apice del coccige volge in basso e spesso devia dalla linea mediana; risulta convesso

verso l’esterno e si possono notare delle intaccature trasversali che sono il segno della

fusone delle vertebre.

Articolazioni

Le articolazioni della colonna vertebrale si possono distinguere in articolazioni tra i corpi

vertebrali (o intersomatiche), articolazioni tra i processi articolari, alle quali vanno

aggiunti i legamenti a distanza, e le articolazioni craniovertebrali, alle quali vanno aggiunti

una serie di legamenti a distanza che connettono l’osso occipitale all’epistrofeo.

Le ARTICOLAZIONI TRA I CORPI VERTEBRALI sono sinartrosi del tipo delle sinfisi

in quanto fra i due corpi si interpone un disco intervertebrale, che tende ad assottigliarsi

con il carico, a forma di lente biconvessa, formato da un anello fibroso, periferico e

costituito da fibrocartilagine ricca di collagene, e da un nucleo polposo, centrale e costituito

di fibrocartilagine ricca di gruppi isogeni, di sostanza fondamentale e di collagene,

organizzato però diversamente che nell’anello fibroso, cioè non in fasci ma irregolarmente

intrecciato; il disco intervertebrale si assottiglia con il carico.

Le articolazioni intersomatiche si avvalgono per la loro stabilità anche di legamenti: il

legamento longitudinale anteriore, un nastro fibroso che si addossa alla faccia anteriore

dei corpi vertebrali ai quali aderisce più fortemente che ai dischi, ed il legamento

longitudinale posteriore, che si fissa alla parte posteriore dei corpi e prospetta quindi verso

il canale vertebrale.

Le ARTICOLAZIONI FRA I PROCESSI ARTICOLARI sono diartrosi del tipo artrodie

e la superficie di contatto fra le faccette articolari è quasi frontale nelle vertebre cervicali e

toraciche e sagittale in quelle lombari.

I LEGAMENTI A DISTANZA comprendono i legamenti gialli, tesi fra le lamine delle

vertebre, i legamenti interspinosi e i legamenti sovraspinosi, che uniscono i processi

spinosi, e i legamenti intertrasversari, che connettono i processi trasversi.

Le ARTICOLAZIONI CRANIOVERTEBRALI si distinguono in articolazione

atloassiale mediana, una diartrosi a ginglimo laterale o trocoide, che si svolge tra il dente

dell’epistrofeo ed un anello osteofibroso formato dall’arco anteriore e dal legamento

trasverso dell’atlante, articolazioni atloassiali laterali, artrodie che si effettuano tra i

processi articolari di atlante ed epistrofeo, e che sono riunite da due legamenti atloassiali

collaterali e da un legamento atloassiale anteriore e uno posteriore, articolazione

atlooccipitale (che permette movimenti di flesso-estensione e rotazione), una diartrosi di

tipo condiloideo che si stabilisce tra i condili dell’osso occipitale e le cavità glenoidee che si

trovano sulla faccia superiore delle masse apofisarie dell’atlante, e i cui mezzi di unione

sono dati dalla capsula articolare e dalle due membrane atlooccipitali anteriore e

posteriore; il complesso articolare craniovertebrale è completato dai tre legamenti

occipitoassiali, uno mediano (membrana tectoria) e due laterali, dai tre legamenti

occipitoodontoidei, uno mediano e due laterali, e dai legamenti laterali o alari.

Muscoli

I muscoli della colonna vertebrale si dividono in muscoli delle docce vertebrali, situati

dorsalmente subito a ridosso delle colonna, ed in muscoli ventrali del rachide.

I muscoli delle docce vertebrali sono dei complessi muscolari rivestiti alla superficie da una

fascia che li separa dai muscoli più superficiali, detta fascia nucale nella parte superiore e

fascia lombodorsale nella parte inferiore.

Essi hanno decorso generalmente parallelo o leggermente obliquo rispetto alla colonna

vertebrale.

Dalla superficie in profondità sono:

il MUSCOLO SPLENIO DELLA TESTA che, contraendosi, estende la testa, inclinandola

e ruotandola dal proprio lato;

il MUSCOLO SPLENIO DEL COLLO che con la sua azione estende la colonna cervicale;

il MUSCOLO SACROSPINALE, il quale si divide in muscolo ileocostale (nella parte

laterale) che con la sua contrazione estende la colonna e la inclina dal proprio lato e può

anche elevare ed abbassare le coste, in muscolo lunghissimo (nella parte intermedia) che

estende ed inclina dal proprio lato la colonna e la testa, ed il muscolo spinale, estensore della

colonna;

il MUSCOLO TRASVERSO SPINALE, formato da fasce che originano dai processi

trasversi e si inseriscono su quelli spinosi; anch’esso è formato da tre parti: il muscolo

semispinale (superficiale) che con la sua azione estende e ruota dal lato opposto al proprio

la testa e la colonna, il muscolo multifido (medio), che estende e ruota dal lato opposto la

colonna, e i muscoli rotatori (profondi) che estendono e ruotano la colonna;

i MUSCOLI INTERSPINOSI, tesi tra i processi spinosi d vertebre contigue, che

estendono la colonna vertebrale;

i MUSCOLI INTERTRASVERSARI; tesi tra i processi trasversi di vertebre contigue, che

inclinano lateralmente la colonna vertebrale;

i MUSCOLI SUBOCCIPITALI, quattro muscoli pari e simmetrici tesi tra le prime

vertebre cervicali e la squama dell’osso occipitale, che si distinguono in: muscoli grande e

piccolo retto posteriori della testa ed i muscoli obliqui superiore ed inferiore della testa.

I muscoli ventrali del rachide si dividono in muscoli prevertebrali e muscoli rudimentali

del tratto sacrococcigeo.

I MUSCOLI PREVERTEBRALI si distinguono in muscolo lungo del collo, che flette ed

inclina lateralmente la colonna cervicale, muscolo lungo della testa, che flette e ruota la

testa, muscolo retto anteriore della testa, che flette ed inclina lateralmente la testa e

muscolo retto laterale della testa, che la inclina lateralmente.

COLLO

Nel collo sono presenti solo muscoli, in quanto la parte ossea è costituita dorsalmente dalla

colonna vertebrale cervicale e ventralmente dal solo osso ioide e ovviamente, di

conseguenza, mancheranno anche le articolazioni.

Muscoli

I muscoli del collo possono essere distinti in posteriori, anteriori e laterali: quelli posteriori sono

appartenenti ai muscoli delle docce vertebrali e muscoli suboccipitali, quelli anteriori comprendono i

muscoli sopraioidei, i muscoli sottoioidei e i muscoli prevertebrali; infine, i muscoli laterali sono il

platisma, lo sternocleidomastoideo e i muscoli scaleni.

I MUSCOLI SOPRAIOIDEI sono il muscolo digastrico, teso tra il processo mastoideo

del temporale e la fossetta digastrica della mandibola, che risulta costituito da due ventri,

uno posteriore ed uno anteriore, uniti da un tendine fissato al corpo dell’osso ioide, e che

contraendosi innalza lo stesso osso, abbassa la mandibola ed estende la testa; il muscolo

miloioideo il quale si presenta sotto forma di una lamina quadrilatera che prende origine

dalla mandibola e i cui fasci, che vanno a partecipare alla composizione del pavimento della

cavità buccale, si inseriscono nella parte anteriore del corpo dell’osso ioide e che con la sua

azione sposta in alto ed in avanti l’osso ioide e solleva la lingua, partecipando così alla

deglutizione; il muscolo stiloioideo ed il muscolo genioioideo.

I MUSCOLI SOTTOIOIDEI sono il muscolo sternoioideo, un muscolo nastriforme che

prende origine dalla faccia posteriore del manubrio dello sterno, dalla capsula

dell’articolazione sternoclavicolare e dall’estremità sternale della clavicola e i cui fasci si

portano in alto medialmente per inserirsi nella parte inferiore dell’osso ioide, ed il cui

compito è quello di abbassare l’osso ioide; il muscolo omoioideo, un muscolo digastrico

formato da un ventre inferiore, che prende origine dall’incisura scapolare per portarsi in alto

in avanti e medialmente per continuare, attraverso il tendine intermedio, nel ventre superiore

che si fissa all’estremità inferiore dell’osso ioide, e la cui azione è quella di abbassare l’osso

ioide e tendere la fascia cervicale media; il muscolo sternotiroideo ed il muscolo tiroioideo.

I MUSCOLI LATERALI DEL COLLO sono il muscolo pellicciaio platisma, i cui fasci

hanno inizio a livello della 2° costa e della superficie anteriore della spalla e si dirigono in

alto medialmente per inserirsi a livello della cute masseterina, delle commessure labiali e

della faccia esterna del corpo mandibolare, che tende la cute del collo ed abbassa la

mandibola, il muscolo sternocleidomastoideo, il quale è composto da due ventri, uno che

origina dalla parte alte della faccia anteriore del manubrio sternale e l’altro dal quarto

mediale della faccia superiore della clavicola, che si fondono insieme per trovare un unico

sito di aggancio a livello del processo mastoideo e del terzo laterale della linea nucale

superiore e che con la loro azione flettono la testa e la ruotano dal lato opposto e, se trovano

punto fisso sulla nuca, elevano il torace, i muscoli scaleni, che con la loro azione elevano le

prime coste (muscoli inspiratori) ed inclinano lateralmente la colonna cervicale, e che si

distinguono in anteriore (prende origine dai processi trasversi delle vertebre cervicali e

termina sulla 1° costa, sulla sua faccia ventrale discende il nervo frenico e, assieme al medio

delimita inferiormente, con la 1° costa, un triangolo in cui passano l’arteria succlavia e i

rami del plesso brachiale), medio (si distacca dai tubercoli posteriori dei processi trasversi

delle vertebre cervicali e si lega alla 2° costa) e posteriore (si distacca dai tubercoli

posteriori dei processi trasversi delle vertebre cervicali e termina sulla 2° costa);

Le FASCE DEL COLLO sono la fascia cervicale superficiale, la quale dalla linea alba,

dove si presenta inspessita, si porta lateralmente sdoppiandosi per avvolgere i muscoli

sternocleidomastoidei e poi dietro si sdoppia nuovamente per avvolgere il muscolo trapezio

e, inferiormente si connette all’incisura giugulare (in corrispondenza della quale si sdoppia

ancora per fissarsi sia ai labbri anteriore che a quello posteriore della stessa incisura) al

margine anteriore della clavicola, al margine laterale dell’acromion e al margine posteriore

della spina della scapola , la fascia cervicale media, che delimita posteriormente la loggia

interfasciale anteriore, il cui margine inferiore va dal manubrio dello sterno fino alle origini

dei ventri inferiori del muscolo omoioidei, e questo margine invia prolungamenti nel

mediastino anteriore che terminano sui tronchi venosi brachiocefalici e sul pericardio e, più

lateralmente, dove la fascia si fissa al margine posteriore della clavicola, sulle pareti della

vena succlavia e giugulare interna, la fascia cervicale profonda, che si pone sui muscoli

prevertebrali e sui corpi delle vertebre cervicali e prime toraciche, ed il cui margine

superiore prende origine dalla parte basilare dell’osso occipitale mentre il margine inferiore

si perde nel mediastino posteriore e quelli laterali si fissano ai tubercoli anteriori dei

processi trasversi delle vertebre cervicali, dove la fascia continua con le aponeurosi che

avvolgono i muscoli scaleni.

Tra le fasce si trovano due logge interfasciali, una anteriore, delimitata posteriormente dalla

fascia cervicale media, ed una posteriore.

TORACE

Ossa

Le ossa del torace si compongono delle coste e dello sterno.

Le COSTE sono segmenti scheletrici che si articolano posteriormente con le vertebre

toraciche; sono formate da una parte ossea che è completata anteriormente da un tratto

cartilagineo, la cartilagine costale.

Le coste sono complessivamente 12 paia: le prime sette si uniscono anteriormente,

attraverso la loro cartilagine costale, con lo sterno; la 8°, la 9° e la 10° costa si articolano

con la cartilagine della costa sovrastante; le ultime due coste sono coste fluttuanti e

terminano con un estremo appuntito.

Le coste, nonostante la prevalenza di un diametro, non vengono considerate ossa lunghe,

ma piatte, in quanto mancano di un canale midollare.

A partire dall’articolazione con le vertebre, le coste si portano dapprima in basso e in fuori,

per poi cambiare bruscamente direzione a livello dell’angolo costale (punto in cui si

inserisce il muscolo ileocostale), oltre il quale si dirigono in avanti e medialmente; nel loro

decorso mostrano anche una torsione, per cui la faccia interna volge posteriormente in

basso e anteriormente in alto; la curvatura è più accentuata posteriormente.

L’estremità posteriore delle coste si presenta ingrossata nella testa della costa la quale

presenta due faccette articolari, fra loro divise da una cresta, che si articolano con due

vertebre contigue; alla testa fa seguito una parte ristretta, il collo della costa, separato dalla

testa per mezzo di un tozzo rilievo, il tubercolo della costa, il quale presenta una faccetta

articolare per il processo trasverso della vertebra del livello corrispondente.

Le coste presentano una faccia interna, una esterna e due margini, inferiore e superiore: sul

margine inferiore si trova il solco costale, che dà passaggio ad un fascio vascolonervoso.

Le cartilagini costali presentano la stessa configurazione della parte ventrale delle coste da

cui derivano.

La prima costa presenta delle particolarità che corrispondono alla mancanza del solco

costale, alla presenza di una sola faccetta articolare sulla testa (in quanto si articola

solamente con la prima vertebra toracica), la presenza nella parte superoestena del corpo di

un solco venoso per il passaggio della vena succlavia e di una solco arterioso per il

passaggio dell’arteria succlavia e il tronco inferiore del plesso brachiale; tra i due solchi si

trova il tubercolo dello scaleno per l’inserzione dell’omonimo muscolo.

Lo STERNO è un osso piatto, formato da tre segmenti: il manubrio dello sterno, slargato

in alto e costituente l’angolo sternale nel punto di unione con il corpo, il corpo ed il

processo xifoideo, che rappresenta l’apice dello sterno.

Lo sterno presenta sette incisure articolari per le cartilagini costali delle prime sette coste: la

prima incisura si trova a livello del manubrio, la seconda a livello dell’angolo sternale,

mentre l’ultima nel punto di incontro tra corpo dello sterno e processo xifoideo.

La base dello sterno, rappresentata dal manubrio, risulta ingrossata e presenta nel mezzo

l’incisura giugulare.

Articolazioni

Le articolazioni del torace si dividono in articolazioni costovertebrali, articolazioni

sternocostali, articolazioni intercondrali (tra le cartilagini articolari delle coste contigue, poco

importanti) ed articolazioni sternali.

Le ARTICOLAZIONI COSTOVERTEBRALI si possono distinguere in articolazioni

costovertebrali propriamente dette, cioè le doppie artrodie (tranne che nella prima e le

ultime due coste, semplici artrodie) che si stabiliscono fra testa delle coste e le faccette

articolari dei corpi vertebrali e i cui mezzi di unione sono la capsula articolare e il legamento

interarticolare della testa (anche quest’ultimo non presente nella 1°, 11° e 12° costa), e

articolazioni costotrasversarie, artrodie che si stabiliscono fra il tubercolo costale e i

processi trasversi vertebrali e i cui mezzi di unione sono la capsula articolare e vari

legamenti a distanza; l’articolazione costotrasversaria non è presente nelle ultime due coste,

prive di tubercolo costale.

Queste articolazioni permettono movimenti di elevazione ed abbassamento delle coste,

rilevanti ai fini della respirazione.

Le ARTICOLAZIONI STERNOCOSTALI sono artrodie semplici o doppie che si

instaurano fra le cartilagini costali delle prime sette coste e le incisure articolari dello sterno,

tranne nel caso della prima costa, in cui non si ha una vera e propria articolazione; i mezzi di

unione sono dati dalla capsula articolare e dal legamento interarticolare sternocostale,

completo nella 2° e 3° articolazione e incompleto o mancante nelle altre.

Le ARTICOLAZIONI STERNALI si instaurano fra il manubrio e il corpo dello sterno

con una sinfisi, e tra il corpo ed il processo xifoideo con una sincondrosi che nell’adulto

diventa una sinostosi.

Muscoli

I muscoli del torace si distinguono in intrinseci (elevatori delle coste, intercostali,

sottocostali e trasverso del torace) ed estrinseci (toracoappendicolari, spinoappendicolari,

spinocostali e diaframma).

I MUSCOLI ELEVATORI DELLE COSTE sono dodici paia di muscoli che hanno

origine dai processi trasversi delle vertebre toraciche e che si inseriscono sulla faccia esterna

e superiore della costa sottostante, tra angolo e tubercolo; con la loro azione sollevano le

costole (muscoli inspiratori).

I MUSCOLI INTERCOSTALI collegano coste contigue, e con la loro contrazione elevano

ed abbassano le coste (muscoli inspiratori ed espiratori).

I MUSCOLI SOTTOCOSTALI uniscono in vicinanza delle articolazioni costovertebrali, le

facce interne di vertebre contigue; agiscono sollevando le coste (muscoli inspiratori).

IL MUSCOLO TRASVERSO DEL TORACE prende origine dalla faccia interna del

corpo sternale e dello xifoide e si porta in alto e lateralmente per inserirsi sulla faccia interna

delle cartilagini costali dalla 2° o 3° alla 6°; con la sua azione abbassa le coste (muscolo

espiratore).

I muscoli toracoappendicolari sono:

il MUSCOLO GRANDE PETTORALE, situato nella parte anteriore dl torace dove forma

gran parte del cavo ascellare. Vi si distinguono una parte clavicolare, che origina dai 2/3

anteriori e mediali della clavicola, una parte sternocostale, che origina dalla parte anteriore

dello sterno a dalle prime sei cartilagini costali, ed una parte addominale, che origina dalla

parte addominale del foglietto anteriore del muscolo retto dell’addome; i tre fasci si fanno

convergenti in fuori e si uniscono in un unico tendine che si fissa al solco bicipitale

dell’omero (cresta della grande tuberosità); con la sua contrazione adduce e ruota

internamente l’omero, oppure, se prende punto fisso allo stesso omero, solleva il tronco;

il MUSCOLO PICCOLO PETTORALE è posto profondamente al grande pettorale ed

origina mediante tre digitazioni tendinee dalla faccia esterna e dal margine superiore delle

coste 3°, 4° e 5°, in prossimità della cartilagine; i fasci convergono in un ventre che si dirige

in alto e lateralmente per inserirsi all’apice e al margine mediale del processo caracoideo

della scapola. Contraendosi abbassa la spalla e solleva le coste (muscolo inspiratore);

il MUSCOLO SUCCLAVIO origina dalla prima costa e si inserisce nella faccia inferiore

della clavicola; abbassa la clavicola;

il MUSCOLO DENTATO ANTERIORE è situato nella parte laterale del torace; origina

dalla faccia esterna della prime dieci coste e va ad inserirsi sul margine vertebrale della

scapola; con la sua azione solleva le coste (muscolo inspiratore) e porta la scapola in

avanti, in fuori ed in alto;

I muscoli spinoappendicolari sono:

il MUSCOLO TRAPEZIO che origina dal terzo mediale della linea nucale, dalla

protuberanza occipitale esterna e dai processi spinosi della 7° vertebra cervicale e di tutte le

vertebre toraciche oltreché dal legamento spinoso e i cui fasci si inseriscono su clavicola e

scapola; con la sua azione eleva ed adduce la spalla e inoltre estende la testa ruotandola dal

lato opposto;

il MUSCOLO GRANDE DORSALE origina dai processi spinosi delle ultime sei vertebre

toraciche e delle vertebre lombari, dal legamento sovraspinoso, dalla cresta sacrale media e

dal terzo posteriore del labbro esterno della cresta iliaca e, solo con alcuni fasci, anche dalla

faccia esterna delle ultime tre o quattro coste, per inserirsi sul labbro mediale del solco

bicipitale dell’omero (cresta della piccola tuberosità). E’ ricoperto in alto dal muscolo

trapezio e con la sua azione adduce e ruota all’interno l’omero e se prende punto fisso

sull’omero, solleva il tronco ed innalza le costole (muscolo inspiratore);

il MUSCOLO ROMBOIDE;

il MUSCOLO ELEVATORE DELLA SCAPOLA origina dai tubercoli posteriori dei

processi trasversi delle prime quattro vertebre cervicali e si porta in basso e in fuori per

inserirsi all’angolo mediale e alla parte alta del margine vertebrale della scapola; con la sua

contrazione solleva e sposta medialmente la scapola.

I muscoli spinocostali sono:

il MUSCOLO DENTATO POSTERIORE SUPERIORE che origina dalla parte inferiore

del legamento nucale per inserirsi alla faccia esterna delle coste dalla 2° alla 5°; agisce

elevando le coste (muscolo inspiratore);

il MUSCOLO DENTATO POSTERIORE INFERIORE che ha origine dal foglietto

posteriore della fascia lombodorsale e si inserisce alla faccia esterna delle ultime quattro

coste; agisce abbassando le coste (muscolo espiratore).

Il DIAFRAMMA è un muscolo impari, largo e appiattito che separa la cavità toracica da

quella addominale; ha la forma di una cupola con la convessità superiore; è più largo che

lungo, e posteriormente scende più in basso che ventralmente.

Nel punto di mezzo presenta un centro tendineo a forma di trifoglio in cui si considerano

una fogliola anteriore, una destra e una sinistra e da cui si dipartono i fasci carnosi del

muscolo.

Tenendo conto delle sue inserzioni, vi si distinguono una parte lombare, che trae origine

dal corpo della 2°, 3° e talvolta 4° vertebra lombare e dai corrispondenti dischi e che forma

con il suo pilastro mediale assieme alla parte costale un orifizio, il trigono lombocostale,

una parte costale, che trae origine dalle facce posteriori e superiori delle ultime sei coste e

che forma con la parte sternale il trigono sternocostale, ed una parte sternale, che origina

con due piccoli fasci dalla faccia posteriore del processo xifoideo.

Presenta un orifizio esofageo, per il passaggio di esofago e nervi vaghi, ed un orifizio

aortico, posto lievemente a sinistra della linea mediana, per il passaggio di aorta e dotto

toracico.

Con la contrazione, il diaframma si abbassa ed eleva le ultime coste, ampliando così la

cavità toracica (muscolo inspiratore) e determinando un aumento della pressione

addominale.

ADDOME

Muscoli

Mancando di uno scheletro osseo, costituito solo dalle vertebre lombari dorsalmente, e

quindi di articolazioni, l’addome è costituito solamente di muscoli.

Essi sono:

il MUSCOLO RETTO DELL’ADDOME ha origine superiormente con tre fasci carnosi,

che si distinguono in laterale, intermedio e mediale: i primi due si distaccano dalla faccia

esterna e dal margine inferiore della 5° e 6° cartilagine costale, mentre il terzo nasce dalla

faccia esterna della 7° cartilagine costale e dal processo xifoideo; il muscolo si porta quindi

in basso per raggiungere l’inserzione che si effettua, mediante un corto e robusto tendine,

sul margine superiore del pube, tra tubercolo pubico e sinfisi pubica. Il ventre muscolare

presenta in genere quattro iscrizioni tendinee trasversali, ben visibili.

Con la sua azione abbassa le coste (muscolo espiratore), flette il torace sulla pelvi o

viceversa aumenta la pressione addominale.

Il MUSCOLO PIRAMIDALE è un piccolo muscolo che si trova nella parte inferiore e

mediale della parete addominale anteriore; con la sua contrazione tende la linea alba.

Il MUSCOLO OBLIQUO ESTERNO DELL’ADDOME prende origine dalla faccia

esterna delle ultime otto costole per mezzo di digitazioni carnose che confluiscono per

inserirsi al labbro esterno della cresta iliaca ; medialmente giunge fino alla linea alba, alla cui

formazione partecipa, mentre inferiormente si inserisce al pube e alla sinfisi pubica.

Tra il tubercolo pubico la spina iliaca anteriore superiore, l’aponeurosi dell’obliquo esterno

costituisce il legamento inguinale.

Con la sua azione abbassa le coste (muscolo espiratorio), flette il torace e lo ruota dal lato

opposto; determina anche un aumento della pressione addominale.

Il MUSCOLO OBLIQUO INTERNO DELL’ADDOME si trova nella parete

anterolaterale dell’addome profondamente al muscolo obliquo esterno. Ha origine dal terzo

laterale del legamento inguinale, dalla spina iliaca anterosuperiore per inserirsi, con i fasci

profondi, al margine inferiore delle ultime tre cartilagini costali, e con tutti gli altri,

continuando in una fascia fibrosa, forma l’aponeurosi dell’obliquo interno, che partecipa

alla formazione della guaina del retto e della linea alba; l’aponeurosi si fonde con

l’aponeurosi del muscolo trasverso per formare il tendine congiunto, che si inserisce al

margine superiore dl pube, al tubercolo pubico e al margine mediale della cresta pettinea.

Ha azioni simili a quelle dell’obliquo interno, ma ruota il torace dal proprio lato.

Il MUSCOLO TRASVERSO DELL’ADDOME è posto profondamente al muscolo

obliquo interno e presenta fascia decorso trasversale. Origina dalla faccia interna delle

ultime sei cartilagini costali, dalla fascia lombodorsale e dalla metà laterale del legamento

inguinale; partecipa alla formazione della guaina del muscolo retto e della linea alba e

presenta una fascia trasversale che lo separa dal peritoneo. Contraendosi porta indietro le

coste (muscolo espiratorio) e aumenta la pressione addominale.

Il MUSCOLO CREMASTERE è composto di un fascio laterale, proveniente dai muscoli

obliquo interno e trasverso e dalla parte laterale del legamento inguinale, e un fascio

mediale, proveniente dal tubercolo pubico; i fasci del cremastere entrano nella compagine

del funicolo spermatico e contraendosi, sollevano il testicolo.

Il MUSCOLO QUADRATO DEI LOMBI si trova nella parete addominale posteriore. È

formato da due strati, più o meno completi, di cui uno anteriore e uno posteriore; lo strato

anteriore ha origine dall’apice dei processi costiformi delle ultime quattro vertebre lombari e

si inserisce al margine inferiore della 12° costa, mentre lo strato posteriore nasce dal labbro

interno della cresta iliaca e dal margine superiore del legamento ileolombare e si inserisce al

margine inferiore della 12° costa e all’apice dei processi costiformi delle prime quattro

vertebre lombari. Abbassa la 12° costa (muscolo espiratorio) e inclina lateralmente la

colonna e la pelvi.

Nella compagine dei muscoli addominali si trovano varie fasce, tra cui la fascia trasversale,

che si trova profondamente al muscolo trasverso e una cui parte prende il nome di setto

femorale, la guaina dei muscoli retti dell’addome, formata dalle aponeurosi dei muscoli

obliqui (esterno e interno) e trasverso, e in cui si distinguono uno strato anteriore e uno

posteriore (che nei 2/5 inferiori è formato dalla fascia trasversale), nonché un margine

mediale e uno laterale.

La linea alba è un rafe tendineo che si trova nella parte di mezzo della parete addominale

anteriore; si trova tra i margini dei due muscoli retti e si estende dal processo xifoideo al

pube. È formata dall’aponeurosi dei muscoli obliqui e trasverso che incrociano i loro fasci

sulla linea mediana.

Il canale inguinale è un tragitto attraverso al parete addominale anteriore situato subito al di

sopra della metà mediale del legamento inguinale; nel maschio adulto, dove ha il maggiore

sviluppo, è lungo 4-5 cm.

Il canale inguinale, che dà passaggio al funicolo spermaticoguinale, presenta un orifizio di

sbocco superficiale e uno di entrata profondo, che sono denominati rispettivamente anello

inguinale sottocutaneo e anello inguinale addominale.

L’anello inguinale sottocutaneo è un orifizio delimitato dal pilastro laterale e mediale del

legamento inguinale, dalle fibre arcuate e, profondamente, dal legamento inguinale riflesso;

l’anello inguinale addominale corrisponde alla fossetta inguinale laterale ed è delimitato

medialmente dalla piega falciforme.

La parte anteriore del canale inguinale è formata dall’aponeurosi del muscolo obliquo

esterno ed è completata dalle fibre arcuate; la parete superiore è formata dal margine

inferiore dei muscoli obliquo interno e trasverso; la parete posteriore è formata dalla fascia

trasversale , dal tendine congiunto, è rivestita posteriormente dal peritoneo ed è rinforzata

dal legamento interfoveolare, dalla banderella ileopubica e dal tendine congiunto.

ARTO SUPERIORE

Ossa

La SCAPOLA è un osso piatto, sottile di forma triangolare, posto a livello della 3°- 7° costa

e in cui si individuano una faccia anteriore o costale, una posteriore o dorsale, tre margini

(vertebrale, ascellare e superiore) e tre angoli (laterale, mediale o vertebrale e inferiore).

La faccia anteriore presenta una leggera concavità chiamata fossa sottoscapolare, che

accoglie l’omonimo muscolo; sulla faccia posteriore, a livello del ¼ superiore si trova una

eminenza trasversale, la spina della scapola, che inizia poco rilevata a livello del margine

vertebrale per dirigersi verso il margine opposto e terminare in un robusto processo

appiattito, l’acromion, che volge in fuori e davanti; la zona che si pone superiormente alla

spina è detta fossa sovraspinata, mentre quella inferiore è la fossa infraspinata, dai cui

margini prendono origine i muscoli grande e piccolo rotondo.

Il margine superiore presenta lateralmente l’incisura della scapola che il legamento

trasverso superiore trasforma in foro per il passaggio del nervo soprascapolare; all’esterno

dell’incisura si solleva, dal margine superiore, il processo caracoideo, che si porta,

incurvandosi a becco, in alto, avanti e fuori.

L’angolo laterale della scapola è slargato e risulta evidenziato dal resto dell’osso ad opera di

una parte ristretta, il collo della scapola, che lateralmente presenta la cavità glenoidea dove

si articola l’omero.

La CLAVICOLA è un osso allungato a forma di S che si estende trasversalmente al davanti

della prima costa e presenta la conformazione interna tipica delle ossa piatte. Il corpo forma

una doppia curva con la parte mediale convessa anteriormente, la parte mediale ha forma

prismatica triangolare, mentre la parte laterale è appiattita.

La faccia inferiore presenta lateralmente la tuberosità caracoidea, medialmente la

tuberosità costale; le estremità presentano rispettivamente una faccetta articolare

acromiale, laterale e appiattita, ed una faccetta articolare sternale, mediale.

L’OMERO è un osso lungo che forma da solo lo scheletro del braccio e che contiene un

ampio canale midollare; si articola superiormente con la scapola e inferiormente con le due

ossa che formano l’avambraccio, radio e ulna.

Il corpo dell’omero ha forma quasi cilindrica nella parte prossimale e prismatica triangolare

in quella distale; la faccia anteromediale presenta nel suo mezzo il foro nutritizio, mentre

quella anterolaterale, nel suo terzo medio, la tuberosità deltoidea, sulla quale si inserisce il

muscolo deltoide. La faccia posteriore è percorsa dal solco del nervo radiale.

L’estremità prossimale dell’omero presenta un’ampia superficie articolare quasi sferica,

rivestita di cartilagine, la testa dell’omero: questa volge medialmente e in alto e il suo asse

forma con quello del corpo un angolo di circa 130°.

La testa è delimitata nel suo contorno da un leggero restringimento, il collo anatomico, al di

sotto del quale si trova il collo chirurgico, che la separa dai due rilievi posti nelle vicinanze,

cioè la piccola tuberosità, che volge medialmente e anteriormente e dà attacco al muscolo

sottoscapolare, e la grande tuberosità, che volge invece posteriormente e lateralmente e che

presenta tre faccette, distinte in superiore media e inferiore, su cui prendono attacco

rispettivamente i muscoli sovraspinato, infraspinato e piccolo rotondo; tra le due tuberosità

si trova il solco bicipitale dell’omero, che dà passaggio al tendine del capo lungo del

bicipite.

Sul labbro laterale prende attacco il grande pettorale, sul labbro mediale il grande dorsale e il

grande rotondo.

L’estremità distale dell’omero si presenta slargata ed appiattita dall’avanti all’indietro; su

ciascuno dei due lati si trovano due sporgenze: quella mediale è detta epitroclea, più

voluminosa e che presenta sulla sua superficie dorsale il solco per il nervo ulnare, quella

laterale epicondilo; tra epicondilo ed epitroclea si trovano le superfici articolari per le ossa

dell’avambraccio; medialmente la troclea per l’articolazione dell’ulna e lateralmente il

condilo per l’articolazione con il radio.

Sulla faccia anteriore dell’estremità distale si trova la fossa coronoidea, per il processo

coronoideo dell’ulna durante la flessione dell’avambraccio, mentre sulla faccia posteriore la

fossa olecranica che accoglie l’olecrano dell’ulna durante l’estensione dell’avambraccio;

una fossetta radiale si trova sulla faccia anteriore sopra il condilo: accoglie il capitello del

radio durante la flessione dell’avambraccio.

Il RADIO è un osso lungo che occupa la posizione laterale dell’avambraccio; si articola in

alto con l’omero e in basso con il carpo e tanto in alto quanto in basso con l’ulna.

Il corpo è prismatico triangolare con tre facce, anteriore o volare, posteriore o dorsale e

laterale e tre margini, anteriore, posteriore e mediale o cresta interossea; la faccia volare

presenta una depressione che dà attacco al muscolo flessore lungo del pollice, e nella parte

distale dà attacco al muscolo pronatore quadrato.

L’estremità superiore dell’osso prende il nome di capitello del radio; si presenta come un

rigonfiamento cilindrico il cui contorno è, per gran parte , rivestito di cartilagine e prende il

nome di circonferenza articolare del capitello; la faccia superiore del capitello presenta la

faccetta articolare concava che si articola con il condilo omerale, la fossetta articolare del

capitello radiale.

Sul lato anteromediale si trova la tuberosità del radio, che dà inserzione al muscolo bicipite

brachiale.

L’estremità inferiore è appiattita dall’avanti all’indietro e presenta la forma di una piramide

triangolare tronca ad apice superiore. La faccia dorsale presenta lateralmente un lungo

processo rivolto in basso, il processo stiloideo, ed è percorsa da numerosi solchi

longitudinali per il passaggio di tendini; sulla parte mediale si trova invece l’incisura

ulnare, una faccetta per l’articolazione radioulnare distale.

L’ULNA è un osso lungo che occupa la parte mediale dell’avambraccio; è più voluminoso

nella parte prossimale che in quella distale; si articola con omero, radio e indirettamente

anche con il carpo; il corpo è prismatico triangolare

L’estremità prossimale dell’ulna si presenta ingrossata a formare un grosso rilievo rugoso,

l’olecrano, al di sotto del quale si trova un secondo prolungamento, il processo

coronoideo: insieme questi processi delimitano l’incisura semilunare con si articola con la

troclea omerale. L’apice dell’olecrano si incurva a becco, che nell’estensione completa

raggiunge la fossa olecranica dell’omero.

Il processo coronoideo presenta quattro facce: quella superiore costituisce l’incisura

semilunare, quella inferiore presenta la tuberosità ulnare che dà attacco al muscolo

brachiale, la faccia mediale prosegue nell’olecrano e quella laterale presenta l’incisura

radiale che si articola con la circonferenza articolare del radio.

L’estremità inferiore dell’ulna si presenta come una piccola testa tondeggiante, il capitello

dell’ulna, che si articola con il carpo mediante un disco articolare; dal lato mediale del

capitello si distacca il processo stiloideo.

E’ presenta una incisura radiale inferiore.

Il CARPO è un complesso osseo a forma di doccia con concavità anteriore, formato da otto

ossa, tutte bravi, che si dispongono su due file, una prossimale ed una distale.

Le ossa della fila prossimale sono, dall’esterno all’interno, lo scafoide o navicolare, il

semilunare, il piramidale e il pisiforme; le ossa della fila distale sono, sempre dall’esterno

all’interno, il trapezio, il trapezoide, il capitato e l’uncinato.

Lo scafoide si articola con il radio e presenta il solco dell’arteria radiale, mentre il capitato,

che rappresenta l’osso carpale più voluminoso, presenta sei facce di cui quattro articolari, di

cui quella distale è in rapporto con il 3° e parte del 4° osso metacarpale.

Il METACARPO è il segmento medio dello scheletro della mano e risulta costituito dalle

cinque ossa metacarpali, ossa lunghe, che vengono numerate in modo crescente dal lato

laterale a quello mediale (dal pollice al mignolo).

La base delle ossa metacarpali è slargata, a forma di piramide quadrangolare, la cui faccia

prossimale si articola con le ossa carpali, quella laterale con le metacarpali contigue;

l’estremità distale o capitello è invece arrotondata e presenta la faccetta articolare per la 1°

falange.

Le FALANGI formano lo scheletro delle dita e sono ossa lunghe, formate da due estremità,

prossimale e distale, e da un corpo; in ciascun dito, eccetto il pollice, si individuano tre

falangi, una prossimale, più lunga, una mediale e una distale, la più piccola di tutte, la cui

estremità distale è detta tuberosità ungueale.

Articolazioni

Le articolazioni dell’arto superiore si dividono in articolazione sternoclavicolare,

acromioclavicolare, scapoloomerale, del gomito, radioulnare distale radiocarpica e della

mano.

L’ARTICOLAZIONE STERNOCLAVICOLARE si stabilisce tra l’estremità sternale della

clavicola, il manubrio dello sterno e la 1° cartilagine costale e può essere considerata come

una articolazione doppia per la presenza di un disco intraarticolare; viene assegnata al tipo di

articolazione a sella.

La concordanza tra le due superfici articolari viene stabilita da un disco fibrocartilagineo

per lo più completo.

I mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare, che forma un robusto legamento

sternoclavicolare (un cui fascio è il legamento interclavicolare).

L’articolazione sternoclavicolare entra in gioco in tutti i movimenti della spalla nel suo

insieme (elevazione, abbassamento, proiezione avanti e indietro, circumduzione).

L’ARTICOLAZIONE ACROMIOCLAVICOLARE è un’artodia che si instaura tra la

clavicola e la scapola; presenta un disco fibrocartilagineo e i mezzi di unione sono dati dalla

capsula articolare e dal legamento caracoclavicolare, un legamento a distanza, il cui fascio

anteriore prende il nome di legamento trapezoide, quello posteriore di legamento conoide.

Lo strato fibroso della capsula è rinforzato dal legamento acromioclavicolare.

I legamenti propri della scapola sono dati dal legamento caracoacromiale, dal legamento

trasverso superiore e dal legamento trasverso inferiore.

L’ARTICOLAZIONE SCAPOLOOMERALE prende anche il nome di articolazione della

spalla ed è una enartrosi.

La testa dell’omero si presenta come 1/3 di sfera liscio; la cavità glenoidea scapolare è

ovalare, poco profonda e meno estesa della testa omerale: la sua superficie è rivestita di

cartilagine articolare.

Sul contorno della cavità si fissa un cercine fibrocartilagineo, il labbro glenoideo, che

amplia così la cavità articolare.

I mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare rinforzata da fasci fibrosi e da un

legamento a distanza, il legamento caracoomerale.

La capsula articolare, piuttosto lassa e più robusta posteriormente, si fissa alla faccia esterna

del labbro glenoideo e raggiunge il collo chirurgico dell’omero, passando a ponte dalla

grande alla piccola tuberosità. Il segmento anteroinferiore della capsula è rinforzato dai

legamenti glenoomerali, che si distinguono in superiore, medio e inferiore; tra quello

superiore e quello medio si delimita uno spazio triangolare rivolto verso la piccola

tuberosità, il forame ovale, in cui la capsula manca e la membrana sinoviale invia un

prolungamento verso il muscolo sottoscapolare.

La membrana sinoviale forma due diverticoli che rappresentano prolungamenti sinoviali, il

diverticolo sottoscapolare e il diverticolo bicipitale che accompagna il tendine del capo

lungo del bicipite nel solco bicipitale.

L’articolazione della spalla, la più mobile del corpo, consente all’omero una estrema libertà

per tutti i tipi di movimento.

L’ARTICOLAZIONE DEL GOMITO è un complesso articolare formato

dall’articolazione omeroradiale, dall’articolazione omeroulnare e dall’articolazione

radioulnare prossimale; tutte sono racchiuse da un’unica capsula articolare che ingloba

anche la fossa coronoidea.

L’articolazione omeroulnare è un ginglimo angolare che coinvolge la troclea omerale e

l’incisura semilunare dell’ulna.

L’articolazione omeroradiale, rinforzata dal legamento anulare del radio, è una

condiloartrosi che coinvolge il condilo omerale e il capitello radiale.

L’articolazione radioulnare prossimale è un ginglimo laterale che coinvolge l’incisura

radiale dell’ulna e la circonferenza articolare del radio.

I mezzi di unione dell’articolazione del gomito sono la capsula articolare, rinforzata dal

legamento collaterale radiale a cui è connesso il legamento anulare del radio, dal

legamento collaterale ulnare, e dalla corda obliqua, e un legamento a distanza, la

membrana interossea dell’avambraccio.

I principali movimenti dell’avambraccio sono di flessione e di estensione, con

un’escursione di circa 140°, svolti dall’ulna che trasporta passivamente il radio; scarsi sono

i movimenti di lateralità, peraltro possibili solo ad avambraccio flesso; altro movimento è

quello di pronosupinazione, dovuto allo spostamento del radio sull’ulna.

L’ARTICOLAZIONE RADIOULNARE DISTALE, al pari della prossimale è un

ginglimo laterale e le superfici di contatto sono date dall’incisura ulnare del radio, fornita di

un disco articolare, e dal capitello dell’ulna; i mezzi di unione sono dati da una capsula

articolare e dalla membrana interossea. Questa articolazione entra in gioco, come quella

prossimale, nei movimenti di pronosupinazione in cui la mano è solidale.

L’ARTICOLAZIONE RADIOCARPICA è una condiloartrosi la cui superficie articolare

è allungata in senso trasversale.

La superficie articolare del carpo si presenta come un condilo formato dalle facce prossimali

dello scafoide, del semilunare e del piramidale: lo scafoide e parte del semilunare

corrispondono al radio, parte del semilunare e del piramidale al disco articolare, la maggior

parte del piramidale si mette a contatto del legamento collaterale ulnare.

I mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare provvista di legamenti di rinforzo, i

legamenti radiocarpici, che si distinguono in volare, dorsale e collaterali.

Le ARTICOLAZIONI DELLA MANO si distinguono in:

- articolazioni intercarpiche. Le articolazioni tra le ossa della fila prossimale sono tutte

artrodie, come quelle tra le ossa della fila distale; i mezzi di unione sono dati da una capsula

articolare che avvolge sia le articolazioni della fila prossimale, quelle della fila distale, quelle

mediocarpiche e perfino quelle carpometacarpiche.

Nelle ossa della fila prossimale i mezzi di unione sono dati dalla capsula e da legamenti a

distanza, nelle articolazioni delle ossa della fila distale dalla capsula e da legamenti intrinseci

definiti interossei, volari e intercarpici, tutti in numero di tre.

- L’articolazione mediocarpica può essere considerata come la giustapposizione di due

condiloartrosi che delimitano un’interlinea articolare molto irregolare, a forma di S; i mezzi

di unione sono dati dalla capsula e da legamenti intrinseci detti volare, dorsale e collaterali

(radiale e ulnare). Insieme alla radiocarpica è la più mobile del carpo.

- articolazioni carpometacarpiche sono artrodie che permettono limitati movimenti,

principalmente di scivolamento, flesso-estensione e inclinazione laterale; fa eccezione

l’articolazione del pollice, che si presenta come una articolazione a sella con ampia libertà in

tutti i movimenti, esclusa la rotazione.

- articolazioni intermetacarpiche sono tre artrodie che congiungono la base delle ultime

quattro ossa metacarpali.

- articolazioni metacarpofalangee si svolgono fra i capitelli delle ossa metacarpali e le basi

delle prime falangi; sono condiloartrosi, tranne quella del pollice che è considerata un

ginglimo angolare; i mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare che forma legamenti

collaterali e legamenti accessori volari.

Le articolazioni metacarpofalangee presentano ampi gradi di libertà soprattutto nei

movimenti di flesso-estensione e più limitati in adduzione e abduzione e nella rotazione; fa

eccezione il pollice in cui sono tutti più limitati.

- articolazioni interfalangee riuniscono fra loro le falangi che formano così lo scheletro

delle dita e sono tutte ginglimi angolari.

Muscoli

I muscoli dell’arto superiore si dividono in muscoli della spalla (prendono tutti origine dalle

ossa della cintura toracica per inserirsi sull’omero), muscoli del braccio, muscoli

dell’avambraccio e muscoli della mano.

Sono muscoli della spalla:

il MUSCOLO DELTOIDE, che ricopre la parte laterale dell’articolazione della spalla e si

presenta con una forma triangolare appiattita, con vertice in basso e base in alto; origina dal

1/3 laterali del margine anteriore della clavicola, dall’apice e dalla parte laterale

dell’acromion e dal labbro inferiore della faccia posteriore della spina scapolare: i suoi fasci

convergono in basso e si inseriscono sulla tuberosità deltoidea dell’omero. Con la sua

azione abduce il braccio a 90° e permette anche limitate intra ed extrarotazioni;

il MUSCOLO SOVRASPINATO si trova nella fossa sovraspinata della scapola; ha

origine dai 2/3 mediali della fossa sovraspinata e i suoi fasci passano sotto l’estremità

acromiale della clavicola inserendosi alla faccetta superiore della grande tuberosità

dell’’omero. Contraendosi, abduce ed extraruota il braccio, in sinergismo col deltoide;

il MUSCOLO INFRASPINATO occupa la fossa infraspinata ed origina dai ¾ mediali

della stessa fossa, per andarsi ad inserire alla faccetta media della grande tuberosità

dell’omero. Con la sua azione extraruota il braccio;

il MUSCOLO PICCOLO ROTONDO origina dalla fossa infraspinata e si inserisce alla

faccetta anteriore della grande tuberosità dell’omero: Contraendosi extraruota il braccio;

il MUSCOLO GRANDE ROTONDO origina al di sotto del piccolo rotondo e si inserisce

al fondo del solco bicipitale dell’omero. Il margine inferiore del muscolo, assieme al grande

dorsale, forma la parete posteriore della cavità ascellare, mentre il margine superiore,

insieme con l’omero e con il margine inferiore del piccolo rotondo, delimita uno spazio

triangolare detto triangolo dei muscoli rotondi. Ha una azione simile ma meno potente di

quella del grande dorsale, adducendo, estendendo ed intraruotando l’omero;

il MUSCOLO SOTTOSCAPOLARE origina dal fondo della fossa sottoscapolare e i fasci

si vanno ad inserire sulla piccola tuberosità dell’omero; adduce ed intraruota il braccio.

I muscoli del braccio si distinguono in anteriori e posteriore( il tricipite).

Sono muscoli del braccio:

il MUSCOLO BICIPITE BRACHIALE (anteriore) è formato da due capi, uno lungo e

uno breve: il capo lungo, laterale, origina dalla tuberosità sovraglenoidea della scapola e dal

labbro glenoideo mediante un tendine lungo e cilindrico (ha quindi origine intracapsulare), il

capo breve, mediale, origina dall’apice del processo caracoideo; i due capi si uniscono e si

vanno a fissare alla tuberosità bicipitale del radio, fondendosi con la fascia antibrachiale.

Essendo un muscolo biarticolare agisce sia sul braccio che sull’avambraccio. Con la sua

azione interviene anche sui movimenti di flessione e adduzione del braccio, ma

principalmente è il muscolo flessore dell’avambraccio sul braccio per eccellenza e, ad

avambraccio prono, sviluppa una notevole azione supinatoria;

il MUSCOLO CARACOBRACHIALE (anteriore) origina dall’apice del processo

caracoideo e si porta in basso per inserirsi al terzo medio della faccia anteromediale

dell’omero. Contraendosi, flette e adduce il braccio.

il MUSCOLO BRACHIALE (anteriore) si trova dietro al bicipite, origina subito al di sotto

dell’inserzione del deltoide e si inserisce sulla tuberosità dell’ulna; agisce flettendo

l’avambraccio;

il MUSCOLO TRICIPITE BRACHIALE (posteriore) è formato da tre parti, denominate

capo lungo, capo laterale e capo mediale. Dopo aver preso origine in punti diversi, i tre capi

si portano in basso convergendo su un robusto tendine che va ad inserirsi alle facce

superiore e posteriore e ai margini dell’olecrano; estende l’avambraccio;

I muscoli dell’avambraccio, avvolti dalla fascia antibrachiale, si distinguono in anteriori, 8

muscoli disposti in quattro strati sovrapposti, laterali e posteriori, in numero di 9 disposti in

due strati e quelli dello strato superficiale sono detti muscoli epicondiloidei perché

originano tutti dall’epicondilo.

I muscoli dell’avambraccio sono:

--- (ANTERIORI) ---

il MUSCOLO PRONATORE ROTONDO origina con due fasci, il capo omerale e il capo

ulnare e si fissa al radio. Con la sua azione ruota il radio internamente (pronazione) e flette

l’avambraccio;

il MUSCOLO FLESSORE RADIALE DEL CARPO origina dalla faccia anteriore

dell’epitroclea e si va ad inserire alla base del 2° osso metacarpale (può inviare un fascetto

anche alla base del 3°). Flette la mano e l’avambraccio, ruotandoli internamente

(pronazione) ed ha anche una componente di adduzione sulla mano;

il MUSCOLO PALMARE LUNGO origina dall’epitroclea e si va ad inserire

nell’aponeurosi palmare. Flette la mano.

il MUSCOLO FLESSORE ULNARE DEL CARPO origina con un capo omerale ed uno

ulnare che si vanno ad inserire sull’osso pisiforme; flette e adduce la mano;

il MUSCOLO FLESSORE SUPERFICIALE DELLE DITA forma da solo il secondo

strato di muscoli anteriori dell’avambraccio. Origina con un capo omerale, che nasce

dall’epitroclea, dal legamento collaterale mediale del gomito, dal margine mediale del

processo coronoideo dell’ulna e dai setti intermuscolari, ed uno radiale, che origina dalla

parte superiore della faccia anteriore e dal margine anteriore del radio: i capi si riuniscono e

formano quattro tendini che si vanno ad inserire alle dita, dal 2° alla 5°. Con la sua azione

flette la 2° falange delle dita e coopera alla flessione della mano sull’avambraccio e di

questo sul braccio;

il MUSCOLO FLESSORE PROFONDO DELLE DITA origina dai 2/3 superiori delle

facce anteriore e mediale dell’ulna, dalla fascia antibrachiale, dalla membrana interossea e

dal margine mediale del radio: si divide in quattro fasci carnosi cui seguono altrettanti

tendini che attraversano il condotto del carpo e si vanno a fissare alla base della 3° falange

delle ultime quattro dita. Agisce flettendo al 3° falange delle dita e coopera alla flessione

della mano;

il MUSCOLO FLESSORE LUNGO DEL POLLICE origina dai ¾ superiori della faccia

anteriore del radio e dalla parte laterale della membrana interossea per inserirsi alla base

della falange distale; agisce flettendo la falange distale del pollice;

il MUSCOLO PRONATORE QUADRATO origina dal ¼ inferiore della faccia anteriore

dell’ulna; i suoi fasci hanno decorso trasversale e si inseriscono al ¼ inferiore della faccia

anteriore e al margine anteriore del radio; intraruota l’avambraccio.

--- (LATERALI) ---

Il MUSCOLO BRACHIORADIALE origina dall’omero e si inserisce al processo

stiloideo del radio; flette l’avambraccio;

il MUSCOLO ESTENSORE RADIALE LUNGO DEL CARPO origina dalla parte

anteriore del margine laterale dell’omero e si inserisce alla faccia dorsale della base del 2°

osso metacarpale; estende ed abduce la mano;

il MUSCOLO ESTENSORE RADIALE BREVE DEL CARPO origina dalla faccia

anteriore dell’epicondilo, dalla fascia antibrachiale, dal legamento collaterale radiale e dal

setto intermuscolare; estende la mano.

--- (POSTERIORI) ---

Il MUSCOLO ESTENSORE COMUNE DELLE DITA origina dalla faccia posteriore

dell’epicondilo, dalla fascia antibrachiale e dai setti; i quattro tendini divergono per portarsi

alle ultime quattro dita ciascun tendine si divide in tre linguette di cui quella media si fissa

alla faccia dorsale della base della 2° falange, mentre quella laterale e quella mediale si

riuniscono per connettersi alla base della 3° falange. Con la sua azione estende le ultime

quattro dita e coopera all’estensione della mano;

il MUSCOLO ESTENSORE PROPRIO DEL MIGNOLO estende il mignolo;

il MUSCOLO ESTENSORE ULNARE DEL CARPO origina dall’epicondilo, dal

legamento collaterale radiale del gomito, dalla fascia antibrachiale, dai setti intermuscolari

contigui e dal margine posteriore dell’ulna; si inserisce alla parte interna della base del 5°

osso metacarpale e, contraendosi, estende ed inclina medialmente la mano;

il MUSCOLO ANCONEO origina dall’epicondilo e si inserisce al margine laterale

dell’olecrano. Ha una minima azione di estensione sull’avambraccio;

il muscolo supinatore extraruota l’avambraccio (supinazione);

il MUSCOLO ABDUTTORE LUNGO DEL POLLICE origina dalla faccia posteriore

dell’ulna e si inserisce sulla parte laterale della base del 1° metacarpale; abduce il pollice e la

mano;

il MUSCOLO ESTENSORE BREVE DEL POLLICE estende la prima falange,

abducendo il pollice;

il MUSCOLO ESTENSORE LUNGO DEL POLLICE origina dalla faccia posteriore

dell’ulna e si inserisce alla base della falange distale del pollice; il suo tendine, assieme a

quello dell’estensore breve del pollice, delimita la tabacchiera anatomica, una depressione

visibile a pollice abdotto. Estende la falange distale e abduce il pollice;

il MUSCOLO ESTENSORE PROPRIO DELL’INDICE sorge dalla faccia posteriore

dell’ulna e si fonde con il tendine dell’estensore comune delle dita destinato all’indice;

estende l’indice.

I muscoli dell’avambraccio sono avvolti da un manicotto fibroso che prende il nome di

fascia antibrachiale; l’estremità inferiore di questa fascia presenta tre ispessimenti che

sono il legamento dorsale del carpo, il legamento palmare del carpo e il legamento

trasverso del carpo.

I muscoli della mano si trovano tutti sulla faccia palmare e si distinguono in tre gruppi:

uno laterale dei muscoli dell’eminenza ipotenar:

MUSCOLO ABDUTTORE BREVE DEL POLLICE,

MUSCOLO OPPONENTE DEL POLLICE (che si inserisce alla faccia anteriore del 1°

metacarpale e oppone il pollice alle altre dita),

MUSCOLO FLESSORE BREVE DEL POLLICE

MUSCOLO ABDUTTORE DEL POLLICE);

uno mediale dei muscoli dell’eminenza tenar

MUSCOLO PALMARE BREVE (un rudimentale muscolo pellicciaio)

MUSCOLO ABDUTTORE DEL MIGNOLO (che origina dall’osso pisiforme)

MUSCOLO FLESSORE BREVE DEL MIGNOLO

MUSCOLO OPPONENTE DEL MIGNOLO (che origina dal processo dell’uncinato));

uno intermedio dei muscoli palmari

MUSCOLI LOMBRICALI (che si trovano in numero di quattro fra i tendini del muscolo

flessore profondo delle dita e che contraendosi flettono la 1° falange ed estendono la 2° e la

3° delle ultime quattro dita)

MUSCOLI INTEROSSEI PALMARI (in numero di tre che si inseriscono ai tendini del

muscolo estensore comune delle dita e che contraendosi flettono la 1° falange ed estendono

le altre due ed inoltre avvicinano fra loro le dita)

MUSCOLI INTEROSSEI DORSALI (che hanno origine dalle due facce delle ossa

metacarpali che delimitano lo spazio interosseo e che hanno la stessa azione degli altri

muscoli palmari, ma allontanano le dita fra loro).

ARTO INFERIORE

Ossa

Lo scheletro dell’arto inferiore comprende la cintura pelvica, formata dalle due ossa

dell’anca che si articolano con la porzione sacrale della colonna vertebrale ed inoltre fra di

loro anteriormente nella sinfisi pubica, formando così un complesso osseo chiamato bacino,

e lo scheletro della parte libera

Il bacino o pelvi presenta una cavità a forma di imbuto che viene divisa i due parti, una

superiore detta grande pelvi ed una inferiore detta piccola pelvi; la prima fa parte della

cavità addominale, la seconda della cavità pelvica. Il limite tra le due parti viene segnato

dallo stretto superiore, che nel maschio ha forma di cuore di carta da gioco, costituito in

avanti e di lato dall’eminenza ileopettinea e dalla linea arcuata, in dietro dalle ali del sacro e

dal promontorio, sporgenza data dall’articolazione lombosacrale.

La piccola pelvi presenta un’apertura superiore, lo stretto superiore, una inferiore, lo stretto

inferiore, ed una cavità: lo stretto superiore ha contorno ovale ed è delimitato indietro dal

margine anteriore della base del sacro, lateralmente dalle linee arcuata e pettinea e in avanti

dalla continuazione della linea arcuata fino al tubercolo pubico.

Il contorno dello stretto inferiore si presenta più irregolare e passa, dal dietro in avanti, per

l’apice del coccige e per le tuberosità ischiatiche giungendo al margine inferiore della sinfisi

pubica.

La parete ossea è incompleta e viene parzialmente colmata dai legamenti sacrospinoso e

sacrotuberoso.

Lo stretto superiore presenta i seguenti diametri:

- diametro anteroposteriore, che corrisponde alla distanza fra promontorio e margine

superiore della sinfisi pubica; è detto anche coniugata anatomica e misura in media circa

11 cm;

- diametri obliqui, che rappresentano la distanza che separa l’articolazione sacroiliaca di un

lato dall’eminenza ileopettinea dell’altro e misurano in media 12 cm

- coniugata diagonale va dal promontorio al margine inferiore della sinfisi pubica e può

essere misurata direttamente dall’ostetrico mediante esplorazione vaginale; misura in media

12 cm e da essa si può ricavare la misura della coniugata vera che è di circa 1.5 cm

inferiore.

Nello stretto inferiore il diametro di maggiore importanza è il diametro anteroposteriore,

tra sinfisi pubica e apice del coccige, che misura circa 9.5 cm.

Nel bacino maschile si nota una prevalenza dei diametri verticali, mentre nella femmina di

quelli trasversali; inoltre nella femmina il bacino è più inclinato in avanti e le ali iliache sono

maggiormente inclinate in fuori, nonché l’angolo sottopubico è più aperto (110° rispetto ai

70° del maschio).

L’OSSO DELL’ANCA è un osso piatto, pari e simmetrico derivato dalla fusione di tre

parti, l’ileo, l’ischio e il pube.

La faccia esterna presenta nel suo centro una grossa e profonda cavità approssimativamente

sferica detta acetabolo; tale cavità è delimitata da un lembo osseo circolare, il margine

dell’acetabolo (o ciglio cotiloideo), interrotto in tre punti, corrispondenti ai punti di fusione

dei primitivi abbozzi ossei; di tali solchi quello tra ischio e pube è ben evidente e prende il

nome di incisura dell’acetabolo. Soltanto la parte periferica della cavità prende parte

all’articolazione con il femore, mentre la parte profonda, detta fossa dell’acetabolo, contiene

tessuto adiposo ed un legamento.

Al di sopra dell’acetabolo, l’osso presenta una vasta regione piana, detta faccia glutea,

solcata dalla linea glutea anteriore e dalla linea glutea posteriore, più alta, un’altra breve

linea glutea inferiore si trova sotto la anteriore.

Al di sotto dell’acetabolo si trova il forame otturatorio, il quale è chiuso da una membrana

che da attacco a muscoli su entrambe le parti.

La faccia posteriore dell’anca è divisa nettamente in due parti da una eminente linea arcuata

o innominata, al di sopra della quale si estende una superficie piana detta fossa iliaca che

dà attacco al muscolo iliaco.

Il margine anteriore presenta a considerare , dall’alto in basso, due protuberanze separate

fra loro da una incisura, è cioè una spina iliaca anteriore superiore ed una spina iliaca

anteriore inferiore, una cresta smussa detta eminenza ileopettinea , una superficie

pianeggiante destinata all’inserzione del muscolo pettineo, detta superficie pettinea, su cui

termina la linea arcuata formando una cresta tagliente, la cresta pettinea, ed un tubercolo

destinato all’inserzione del legamento inguinale, il tubercolo pubico.

Nel margine posteriore si individuano la spina iliaca posteriore superiore, la spina iliaca

posteriore inferiore, al di sotto della quale si trova la grande incisura ischiatica, delimitata

in basso dalla spina ischiatica sotto la quale si trova la piccola incisura ischiatica; sotto

quest’ultima si trova la tuberosità ischiatica.

Il margine superiore è denominato cresta iliaca, delimitata da un labbro interno ed un

labbro esterno.

Infine, il margine inferiore termina con una faccetta articolare detta faccetta della sinfisi

pubica, destinata ad articolarsi con l’omonima del lato opposto.

Il FEMORE è un osso lungo che da solo costituisce lo scheletro della coscia; il corpo,

prismatico triangolare, non è esattamente rettilineo, ma risulta incurvato ad arco con

convessità anteriore e, a stazione eretta, risulta obliquo in basso e medialmente.

Posteriormente, l’incontro tra la faccia mediale e quella laterale, presenta una cresta, detta

linea aspra, che in basso si biforca a delimitare il triangolo popliteo, mentre in alto risulta

tripartita.

L’estremità prossimale presenta una testa e due rilievi denominati trocanteri. La testa, che

si articola con l’acetabolo, è sferica, volge in alto, avanti e medialmente e forma con il resto

del corpo un angolo di circa 130°. Presenta al centro una piccola depressione, la fovea

capitis. La testa è separata dal corpo da un segmento prismatico rettangolare detto collo

anatomico: alla base di questo si trovano due grosse sporgenze, il grande trocantere,

lateralmente in alto, e il piccolo trocantere, medialmente in basso, che sono uniti da una

sporgente cresta intertrocanterica, a cui corrisponde anteriormente la linea

intertrocanterica; subito al di sotto del piccolo trocantere si trova il collo chirurgico, che

segna il limite fra epifisi e diafisi.

L’estremità distale presenta sulla faccia anteriore la faccetta patellare, per l’articolazione

con la patella, e posteriormente i due condili, separati dalla fossa intercondiloidea, per

l’articolazione con la tibia; al di sopra e dietro del condilo mediale si trova il tubercolo del

muscolo grande adduttore, dove prende inserzione suddetto muscolo.

La diafisi del femore è costituita da tessuto osseo compatto all’interno del quale si trova un

canale midollare.

La ROTULA presenta forma grossolanamente triangolare ad apice inferiore; presenta nella

parte superiore della faccia inferiore le due faccette articolari, laterale e mediale, leggermente

concave, che entrano in contatto con la faccetta patellare del femore.

La TIBIA è un osso lungo, robusto e voluminoso situato nella parte anteromediale della

gamba; non è perfettamente rettilinea, ma presenta una leggera concavità che

prossimalmente è mediale e distalmente è laterale.

Il margine anteriore è smusso alle estremità mentre centralmente diviene tagliente, a causa

della cresta anteriore che si eleva e si presenta affilata.

L’estremità prossimale risulta molto sviluppata soprattutto in senso trasversale dove si

presentano i due condili, separati fra loro dalla eminenza intercondiloidea (formata da due

tubercoli intercondiloidei, mediale e laterale, davanti e dietro ai quali si presentano due aree

rugose di forma triangolare, le aree intercondiloidee, anteriore e posteriore); in avanti i

condili si congiungono nella tuberosità tibiale, mentre posteriormente sono separati da un

solco.

L’estremità distale è meno sviluppata e presenta sul lato mediale un robusto processo

quadrilatero, il malleolo mediale: la faccia esterna del malleolo corrisponde ai tegumenti,

mentre quella interna corrisponde alla faccetta articolare per l’astragalo.

La FIBULA o PERONE è un osso lungo, più sottile della tibia, rispetto alla quale è laterale

e posteriore. Il corpo è rettilineo ed ha forma prismatica triangolare; la faccia mediale è

percorsa da un rilievo verticale, la cresta interossea.

L’estremità superiore, o testa, presenta una faccetta articolare piana, volta in alto e

medialmente, che corrisponde alla faccetta articolare fibulare della tibia; lateralmente si

solleva un processo stiloideo della fibula, piramidale.

L’estremità inferiore si rigonfia nel malleolo laterale, la cui parte esterna corrisponde ai

tegumenti.

Il TARSO è un complesso di ossa brevi organizzate in una fila prossimale (che comprende

l’astragalo e il calcagno) e in una fila distale ( che comprende lo scafoide, il cuboide e i

cuneiformi).

L’astragalo è un osso irregolarmente cuboide che si articola in alto con i due malleoli

(attraverso due faccette articolari sui lati mediale e laterale), in basso e in dietro con il

calcagno, in avanti con lo scafoide. Vi si individuano tre porzioni, cioè una testa anteriore,

un corpo posteriore e un collo posto fra le altre due parti e presenta sette faccette articolari.

Il calcagno , che si articola con l’astragalo mediante tre facce articolari, si trova sotto

l’astragalo e presenta lateralmente il processo trocleare, medialmente un robusto capitello

detto sustentaculum tali e anteriormente una superficie articolare per l’articolazione a sella

con il cuboide.

Il cuboide presenta sulla sua faccia plantare la tuberosità del cuboide.

Lo scafoide presenta anteriormente tre faccette articolari piane per i tre cuneiformi e

medialmente la tuberosità dello scafoide.

I cuneiformi sono tre ossa a forma di prismi triangolari; si distinguono in 1° o mediale, 2°

o intermedio, e 3° o laterale: il mediale si pone con la base volta verso la pianta del piede,

quelli intermedio e laterale con la base verso il dorso del piede.

Le ossa del metatarso sono cinque piccole ossa lunghe in cui si descrivono un corpo e due

estremità; il corpo ha forma prismatica triangolare con base in alto ed è incurvato a

concavità inferiore.

Il 1° metatarsale è il più corto e il più robusto, il 5° è il più sottile e presenta una tuberosità

del 5° metatarsale sulla parte prossimale, che dà attacco al muscolo peronieno breve.

Articolazioni

Le articolazioni dell’arto inferiore si distinguono in articolazione sacroiliaca, sinfisi pubica,

sacrococcigea, coxofemorale, del ginocchio, tibiofibulare, tibiotarsica e del piede.

ARTICOLAZIONE SACROILIACA la quale, soprattutto a causa della variabilità che

presenta (in gran parte con l’età), è di classificazione incerta. Può essere considerata come

una sincondrosi, o meglio come una artrodia atipica, in quanto i capi ossei che si mettono in

giunzione sono liberi e separati da una cavità.

Questa articolazione è molto importante durante il parto: quando il feto passa per lo stretto

superiore si ha una contronutazione, cioè il promontorio del sacro si porta indietro, mentre

al passaggio del feto per lo stretto inferiore, si ha la nutazione, movimento contrario, con

cui il promontorio si porta in avanti.

Le superfici articolari sono rappresentate dalle faccette articolari dell’osso sacro e da quelle

dell’anca; i mezzi di unione sono la capsula articolare rinforzata da numerosi legamenti

propri e da legamenti a distanza: fra questi ultimi, il legamento sacrospinoso si estende al

margine laterale del sacro e del coccige alla spina ischiatica; il legamento sacrotuberoso

prende attacco su tutto il margine laterale del sacro e termina sulla tuberosità ischiatica;

la SINFISI PUBICA è una sinfisi che unisce anteriormente le ossa dell’anca;

la ARTICOLAZIONE SACROCOCCIGEA è una sinfisi che si stabilisce tra l’apice del

sacro e la base del coccige; i mezzi di rinforzo sono dati dai legamenti sacrococcigei

anteriore, laterali e posteriore;

l’ARTICOLAZIONE COXOFEMORALE o DELL’ANCA è una tipica enartrosi che

unisce il femore all’osso dell’anca. L’articolazione coxofemorale è molto mobile, sebbene in

misura minore rispetto alla scapoloomerale; l’ampiezza dell’escursione flessoria

corrisponde a 120°, l’estensione a 15° e l’abduzione a circa 80°. Le superfici articolari non

sono perfettamente corrispondenti. La capsula articolare è un manicotto fibroso inserito

prossimalmente sul contorno dell’acetabolo e sul labbro acetabolare e distalmente sulla linea

intertrocanterica. Non dissociabili dalla capsula sono i legamenti di rinforzo longitudinali,

ileofemorale, ischiofemorale e pubofemorale.

Il legamento rotondo del femore si estende dalla fovea capitis, dalla quale discende,

allargandosi e restando applicato alla testa del femore, per raggiungere poi con due radici i

bordi dell’incisura dell’acetabolo;

l’ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO è di difficile classificazione. L’articolazione tra

femore e patella è da considerarsi come un’artrodia, mentre quella femorotibiale è

riconducibile per alcuni caratteri alle articolazioni condiloidee, per altri a ginglimi angolari;

inoltre, mentre le superfici articolari permetterebbero un’ampia libertà di movimenti, questi

sono assai limitati dai numerosi legamenti, che finiscono per permettere solo la flesso-

estensione.

All’articolazione spetta un’importante compito statico. L’escursione tra una flessione

massima ad una estensione massima si aggira sui 140° se ottenuta con le sole forze

muscolari, 170° se forzata; a ginocchio esteso, i menischi e i legamenti collaterali limitano

l’extrarotazione, quelli crociati limitano l’intrarotazione. Alla marcata convessità sagittale dei

due condili femorali, non corrisponde una pari concavità tibiale, quindi l’articolazione vede

l’interposizione di due menischi, uno mediale e uno laterale, che hanno forma di semianelli

con spessore che si riduce dall’esterno all’interno e che non sono vascolarizzati; il menisco

laterale forma un cerchio pressoché completo, il menisco mediale è interrotto sul lato

interno, e ha quindi forma di C: anteriormente i due menischi sono uniti fra loro dal

legamento trasverso del ginocchio.

I mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare e da legamenti di rinforzo. Il legamento

anteriore o patellare è il tratto sottopatellare del muscolo quadricipite femorale nel cui

spessore risulta inclusa, come osso sesamoide, la stessa patella ed appare come una robusta

lamina triangolare che si inserisce sulla tuberosità tibiale.

I gusci dei condili sono ispessimenti della capsula articolare che la rinforzano

posteriormente.

I legamenti collaterali sono due robuste bande, poste ai lati del ginocchio, e in parte

separate dalla capsula: il legamento collaterale tibiale è posto sul lato mediale, il legamento

collaterale fibulare è un cordone fibroso teso da un tubercolo del condilo laterale del

femore alla superficie laterale della testa della fibula.

I legamenti crociati sono intracapsulari, e sono robusti cordoni che si incrociano a X e si

trovano su un piano verticale, tra due condili femorali; il legamento crociato anteriore si

stacca da una superficie rugosa posta davanti all’eminenza intercondiloidea e si porta in alto

e in dietro per fissarsi alla faccia mediale del condilo laterale del femore; il legamento

crociato posteriore si estende da una superficie posta dietro l’eminenza intercondiloidea alla

faccia laterale del condilo mediale del femore;

l’ARTICOLAZIONE TIBIOFIBULARE si differenzia in prossimale, un’artrodia che

vede la presenza della capsula articolare e della membrana interossea come mezzi di unione,

e una distale, una sinartrosi anch’essa caratterizzata dalla presenza della membrana

interossea; la membrana interossea è una robusta membrana fibrosa, simile a quella

dell’avambraccio che è tesa fra le creste interossee della tibia e della fibula;

l’ARTICOLAZIONE TIBIOTARSICA è un’articolazione a troclea tra la tibia, la fibula e

l’astragalo: le superfici articolari delle ossa della gamba formano un incastro a mortaio per

la troclea astragalica: il mortaio tibiofibulare.

I principali legamenti di questa articolazione sono: il legamento mediale o deltoideo, il

legamento tibionavicolare (superficiale), il legamento tibioastragaleo anteriore, il legamento

tibioastragaleo posteriore, il legamento tibiocalcaneale, il legamento laterale.

L’articolazione permette solamente movimenti di flesso-estensione e i malleoli impediscono

movimenti di lateralità: questi sono però possibili, in minima misura, a piede flesso.

L’ARTICOLAZIONE DEL PIEDE si divide in:

- articolazione astragalocalcaneale, un’artrodia i cui mezzi di unione sono dati dalla

capsula articolare rinforzata da legamenti periferici e da un robusto legamento

astragalocalcaneale interoseeo;

- articolazione fra le ossa della fila distale del tarso, tutte artrodie;

- articolazione trasversa del tarso (di Chopart) che unisce le ossa anteriori a quelle

posteriori del tarso e comprende una articolazione mediale o astragaleonavicolare

(enartrosi rinforzata dal legamento biforcato) e una articolazione laterale o

calcaneocuboidea (a sella);

- articolazioni tarsometatarsali, artrodie che connettono i tre cuneiformi e il cuboide alle

basi delle metatarsali

- articolazioni intermetatarsali, artrodie per le ultime quattro e un semplice legamento

interosseo fra 1° e 2° metatarsale;

- articolazioni metatarsolfalangee, articolazioni condiloidee;

- articolazioni interfalangee, a ginglimo angolare.

Muscoli

I muscoli dell’arto inferiore si distinguono in muscoli dell’anca, muscoli della coscia,

muscoli della gamba e muscoli del piede.

I muscoli dell’anca sono:

il MUSCOLO ILEOPSOAS (interno) formato da due distinte porzioni, cioè il muscolo

grande psoas e il muscolo iliaco.

Il muscolo grande psoas è fusiforme ed origina dalle facce laterali dei corpi delle ultime

vertebre toraciche e delle prime quattro lombari, poi esce dal bacino passando sotto al

legamento inguinale, tra la spina iliaca anteriore inferiore l’eminenza ileopettinea (lacuna dei

muscoli); il muscolo iliaco, che occupa la fossa iliaca, ha invece forma a ventaglio e origine

dal labbro interno della cresta iliaca, dalle due spine iliache anteriori e dall’incisura fra esse

interposta, dai 2/3 superiori della fossa iliaca e si inserisce fondendosi con il grande psoas.

Il muscolo ileopsoas flette la coscia sul bacino, adducendola ed extraruotandola; se prende

punto fisso sul femore, flette il tronco e lo inclina dal proprio lato.

Il MUSCOLO PICCOLO PSOAS (interno) origina dai corpi dell’ultima vertebra toracica e

della prima lombare e si inserisce all’eminenza ileopettinea; con la sua contrazione tende la

fascia iliaca.

Il MUSCOLO GRANDE GLUTEO (esterno) origina dalla cresta laterale del sacro e del

coccige per terminare sul ramo laterale della linea aspre del femore (tuberosità glutea);

agisce estendendo ed extraruotando il femore, e, prendendo punto fisso sul femore, estende

il bacino.

Il MUSCOLO MEDIO GLUTEO (esterno) origina tra le linee glutee anteriore e

posteriore e termina in un tendine che si inserisce sulla faccia esterna del grande trocantere;

abduce il femore e lo intraruota ed extraruota.

Il MUSCOLO PICCOLO GLUTEO (esterno) prende origine davanti alla linea glutea

anteriore e si inserisce sulla superficie anteriore del grande trocantere femorale; abduce ed

intraruota il femore.

Il MUSCOLO PIRIFORME (esterno) origina dalla faccia anteriore dell’osso sacro e i

suoi fasci si dirigono lateralmente e in fuori, escono dal bacino attraverso il grande forame

ischiatico e si inseriscono sull’estremità superiore del grande trocantere; extraruota il

femore.

I MUSCOLI GEMELLI (esterni) si distinguono in superiore, che origina dalla faccia

esterna e dal margine superiore della spina ischiatica, e in inferiore, che origina dalla faccia

esterna della tuberosità ischiatica; entrambi si dirigono lateralmente in fuori e vanno a

inserirsi sul tendine del muscolo otturatorio interno; ruotano esternamente il femore.

Il MUSCOLO OTTURATORIO INTERNO (esterno) origina dalla faccia intrapelvica

della membrana otturatoria, esce dalle pelvi attraverso il piccolo foro ischiatico, e si

inserisce nella fossa trocanterica del femore; extraruota il femore.

Il MUSCOLO OTTURATORIO ESTERNO (esterno) prende origine dal contorno

esterno del foro otturatorio e si inserisce nella fossa trocanterica del femore; extraruota il

femore.

Il MUSCOLO QUADRATO DEL FEMORE (esterno) è un muscolo quadrilatero che

origina dalla superficie esterna della tuberosità ischiatica e si inserisce a lato della cresta

intertrocanterica; extraruota il femore.

I muscoli della coscia sono:

il MUSCOLO TENSORE DELLA FASCIA LATA (anteriore), che con la sua azione

tende la fascia lata ed abduce la coscia: essendo un muscolo biarticolare ha anche un’azione

di estensione della gamba sulla coscia .

Il MUSCOLO SARTORIO (anteriore), origina dalla spina iliaca anteriore e superiore e si

inserisce all’estremità superiore della faccia mediale della tibia con un tendine slargato, la

zampa d’oca, comune anche ai muscoli gracile e semitendineo; delimita in basso il

triangolo femorale (di Scarpa) e ricopre il canale degli adduttori; con la sua azione flette

la gamba sulla coscia e la coscia sul bacino, abduce ed extraruota la coscia.

Il MUSCOLO QUADRICIPITE FEMORALE (anteriore), si compone di quattro capi, il

retto del femore, il vasto mediale (che origina dal labbro mediale della linea aspra), il vasto

laterale e il vasto intermedio; i fasci più profondi costituiscono il muscolo articolare del

ginocchio; contraendosi, estende la gamba e con il retto femorale partecipa alla flessione

della coscia, nonché, a ginocchio flesso, alla flessione del bacino sulla coscia.

Il MUSCOLO GRACILE (mediale) origina dalla faccia anteriore della branca ischiopubica

per inserirsi nella parte superiore della faccia mediale della tibia; il suo tendine di inserzione

concorre a formare la zampa d’oca; adduce la coscia, flette ed intraruota la gamba.

Il MUSCOLO PETTINEO (mediale) adduce, flette ed extraruota la coscia.

Il MUSCOLO ADDUTTORE LUNGO (mediale) adduce ed extraruota la coscia.

Il MUSCOLO ADDUTTORE BREVE (mediale) adduce ed extraruota la coscia.

Il MUSCOLO GRANDE ADDUTTORE (mediale) adduce ed intraruota la gamba.

Il MUSCOLO BICIPITE FEMORALE (posteriore) flette la gamba ed estende la coscia.

Il MUSCOLO SEMITENDINOSO (posteriore) flette ed intraruota la gamba ed estende la

coscia

Il MUSCOLO SEMIMEMBRANOSO (posteriore) origina in alto dalla tuberosità

ischiatica e il suo tendine si divide in tre fasci che terminano su tibia e femore; ha la stessa

azione del muscolo semitendinoso.

I muscoli della gamba sono:

il MUSCOLO TIBIALE ANTERIORE (anteriore) che è il più mediale dei quattro muscoli

anteriori, origina dal condilo laterale della metà superiore della faccia laterale della tibia,

dalla fascia crurale che avvolge tutti i muscoli della gamba e dal setto intermuscolare e si va

a fissare al tubercolo del 1° cuneiforme e alla base del 1° metacarpale; flette dorsalmente,

adduce e ruota medialmente il piede.

Il MUSCOLO ESTENSORE LUNGO DELLE DITA (anteriore) origina da tibia e fibula

e si divide in quattro tendini (uno per dito) ognuno diviso in tre linguette di cui quella

intermedia termina sulla faccia dorsale della base della 2° falange, mentre quelle laterale e

mediale si riuniscono per fissarsi alla base della 3° falange; contraendosi estende le ultime

quattro dita e contribuisce alla flessione dorsale, all’abduzione e all’extrarotazione del piede.

Il MUSCOLO ESTENSORE LUNGO DELL’ALLUCE (anteriore) origina dal terzo

medio della faccia mediale della fibula e va ad inserirsi alla faccia dorsale della 1° falange e

alla base della 2° falange dell’alluce; estende l’alluce.

Il MUSCOLO PERONIENO ANTERIORE occupa la parte infero-laterale della regione

anteriore della gamba; origina dal terzo inferiore della faccia mediale della fibula e si

inserisce alla superficie dorsale della base del 5° metatarsale; flette dorsalmente, abduce ed

extraruota il piede.

Il MUSCOLO PERONIENO LUNGO (laterale) è più superficiale e più lungo del

peronieno breve; con la sua azione flette plantarmente, abduce ed extraruota il piede.

Il MUSCOLO PERONIENO BREVE (laterale)origina dalla fibula e va a fissarsi alla parte

dorsale della base del 5° osso metatarsale; abduce ed extraruota il piede.

Il MUSCOLO TRICIPITE DELLA SURA (posteriore) è formato da due muscoli, il

gastrocnemio e il soleo, che in basso convergono in un unico tendine calcaneale (di

Achille) che si inserisce sul terzo medio della faccia posteriore del calcagno. Il muscolo

gastrocnemio è formato da due ventri muscolari, i gemelli della gamba; di essi, il laterale

origina dall’epicondilo laterale del femore, quello mediale dall’epicondilo mediale. Il

muscolo soleo è sito profondamente ai due gemelli. Il tricipite della sura, contraendosi,

flette plantarmente il piede lo extraruota e flette la gamba sulla coscia; facendo perno

sull’avampiede, estende la gamba sul piede (muscolo antigravitario).

Il MUSCOLO PLANTARE (posteriore) è un piccolo muscolo, talora assente, che ha

un’azione simile a quella del tricipite della sura, anche se meno potente.

Il MUSCOLO POPLITEO (posteriore) origina dalla faccia esterna del condilo laterale del

femore e si inserisce sulla tibia; flette ed intraruota la gamba.

Il MUSCOLO FLESSORE LUNGO DELLE DITA (posteriore) origina dalla linea

obliqua e dal terzo medio della faccia posteriore della tibia e si divide in tendini che si

fissano alla base della 3° falange delle ultime quattro dita.

Il MUSCOLO FLESSORE LUNGO DELL’ALLUCE (posteriore)si fissa alla base della

falange distale dell’alluce.

Il MUSCOLO TIBIALE POSTERIORE (posteriore) flette plantarmente il piede e

partecipa all’adduzione e all’intrarotazione del piede.

I muscoli del piede si distinguono in dorsali e plantari e sono:

il MUSCOLO ESTENSORE BREVE DELLE DITA (EPIDIDIO), unico dorsale, un

muscolo piatto che origina dalla faccia superiore e laterale del calcagno.

Il MUSCOLO ABDUTTORE DELL’ALLUCE (plantare) origina dal processo mediale

della tuberosità del calcagno e agisce abducendo e flettendo l’alluce.

Il MUSCOLO FLESSORE BREVE DELL’ALLUCE (plantare).

Il MUSCOLO ADDUTTORE DELL’ALLUCE (plantare) che origina con un capo

obliquo ed uno trasverso e che contraendosi flette e adduce l’alluce.

Il MUSCOLO ABDUTTORE DEL 5° DITO (plantare), il più superficiale; con la sua

azione flette ed abduce il 5° dito.

Il MUSCOLO FLESSORE BREVE DEL 5° DITO (plantare).

Il MUSCOLO OPPONENTE DEL 5° DITO (plantare), origina dal legamento plantare e

che con la sua azione flette e adduce il 5° dito.

Il MUSCOLO FLESSORE BREVE DELLE DITA (plantare)origina dal processo

mediale della tuberosità calcaneale.

Il MUSCOLO QUADRATO DELLA PIANTA (plantare)come il flessore lungo delle dita,

flette le ultime quattro dita e concorre alla flessione plantare del piede.

I MUSCOLI LOMBRICALI (plantari) sono in numero di quattro, ciascuno nasce dai

tendini del muscolo flessore lungo delle dita, con l’eccezione del 1°; flettono la 1° falange

ed estendono la 2° e la 3° delle ultime quattro dita.

I MUSCOLI INTEROSSEI (plantari) sono sette muscoli distinti in tre plantari e quattro

dorsali, occupano gli spazi intermetatarsali; con la loro azione flettono la prima falange ed

estendono le altre due falangi delle ultime tre dita; portano inoltre medialmente queste stesse

dita. APPARATO DIGERENTE

Generalità

L’uomo consuma giornalmente una grande quantità di energia attraverso il lavoro fisico ,

intellettuale e quello dei

suoi diversi organi.L’energia è ricavata dall’apporto nutritizio che ha luogo con

l’alimentazione ed è prevalentemente liberata mediante processi ossidativi.

Assunzione del cibo, masticazione e digestione sono le tappe preliminari delle

trasformazioni alimentari.

Con l’assorbimento una serie di composti relativamente semplici viene immessa nella

circolazione sanguifera e linfatica e si rende così utilizzabile per tutte le cellule.

L’assorbimento è facilitato dalla lunghezza dell’apparato digerente (fino a 11 m.) e da

alcune strutture specializzate ( villi e microvilli).

Questo apparato svolge poi, insieme agli apparati urinario, respiratorio e tegumentario,

funzioni di escrezione, di eliminazione cioè di cataboliti che , accumulandosi

nell’organismo, risulterebbero tossici.

Nei diversi tratti del canale alimentare si stabiliscono condizioni ambientali che consentono

un trattamento diverso per le varie componenti degli alimenti determinate dalle attività

secretive di cui gli epiteli della tonaca mucosa del canale sono provvisti.

L’apparato digerente comunica con l’esterno alle sue due estremità, cefalica e

caudale,rispettivamente tramite la rima buccale e l’orifizio anale.

Lungo il decorso dell’apparato si trovano anche ghiandole esocrine che si distinguono in

ghiandole intramurali (parotidi, sottomandibolari e sottolinguali) e ghiandole

extramurali (fegato e pancreas), collegate tramite il proprio dotto escretore.

Dal punto di vista topografico il canale alimentare occupa diverse parti del corpo.

TESTA ( bocca, istmo delle fauci e parte della faringe)

COLLO (parte della faringe e dell’esofago)

TORACE (parte dell’esofago)

ADDOME (stomaco, parte dell’esofago, intestino tenue e gran parte del colon)

PELVI (parte del colon e intestino retto)

Schema del canale alimentare

BOCCA

ISTMO DELLE FAUCI E TONSILLE PALATINE

FARINGE

ESOFAGO

STOMACO DUODENO

TENUE

DIGIUNO TENUE MESENTERIALE ILEO

INTESTINO CECO E APPENDICE VERMIFORME

ASCENDENTE

TRASVERSO

CRASSO COLON DISCENDENTE

ILEOPELVICO

RETTO

Bocca

E’ la prima parte del canale alimentare cui si accede attraverso la rima buccale ( fessura che

separa le labbra e che si continua con le commissure labiali) ed è caratterizzata da numerosi

organi che hanno la funzione di assumere ed elaborare il cibo . Nella bocca si distinguono

due parti in successione : il vestibolo della bocca e la cavità buccale propriamente detta.

Vestibolo della bocca

E’ una cavità che comunica anteriormente con l’esterno tramite la rima buccale e

posteriormente con la cavità buccale. Ha una forma a ferro di cavallo . Presenta una

parete esterna formata dalle labbra e dalle guance e una parete interna data dalle due arcate

gengivali.

Le due pareti continuano l’una nell’altra in corrispondenza del fornice o solco vestibolare

(anteriore e posteriore). Entrambi questi solchi presentano due pieghe mucose chiamate

frenuli che servono a limitare i movimenti delle labbra.

Quando le due arcate gengivodentali combaciano il vestibolo comunica con la cavità buccale

per mezzo degli spazi interdentali e retrodentali (questi ultimi vengono usati per introdurre

sostanze nella bocca occlusa di un paziente).

Annessa al vestibolo c’è la ghiandola parotide, situata sotto l’orecchio, il cui dotto

fuoriesce a livello del secondo molare superiore.L’infiammazione della parotide causa gli

orecchioni.

Le labbra sono due pieghe che costituiscono la parte anteriore della parete esterna del

vestibolo, e vi si individuano una faccia interna mucosa, una faccia esterna cutanea.

La faccia cutanea del labbro superiore presenta nel mezzo un solco labiale che termina con

un tubercolo labiale

La faccia cutanea del labbro inferiore è lievemente depressa nel mezzo. Vi sono i solchi

labiogenieni ( che le separa dalle guance ) , mentolabiale, mediano ( che si porta verso il

naso tramite il filtro del labbro ) . I margini delle labbra si continuano l’una con l’altra

formando agli angoli le commessure labiali.

Tra la lamina propria e il piano muscolare si trova uno strato di connettivo lasso nel quale

sono accolte le ghiandole labiali (tubulo acinose a secrezione mista). I loro condotti si

aprono nel vestibolo per lubrificarlo e favorire la mobilità delle labbra.

Le guance delimitano lateralmente il vestibolo. In avanti il limite è dato dal solco

labiogenieno e indietro dal muscolo massetere. C’è una faccia cutanea e una mucosa

applicata alla arcata gengivale.Nello spessore della parte posteriore delle guance , tra il

muscolo massetere e quello buccinatore, si trova il corpo adiposo (bolla di Bichat) che è un

accumulo di grasso avvolto entro una capsula fibrosa.

Cavità buccale propriamente detta

E’ situata tra il vestibolo e l’istmo delle fauci. E’ occupata quasi interamente dalla lingua .

Le ghiandole sottomandibolari-linguali versano in essa il loro secreto tramite dotti escretori

che si aprono in corrispondenza del solco sottolinguale.

La parete anterolaterale è data dalle arcate gengivodentali; quella superiore dal palato ( duro

e mollo ), quella inferiore dalla lingua.

PALATO O VOLTA DELLA BOCCA

Costituisce il limite superiore della cavità buccale e la separa dalla cavità nasale e dalla

rinofaringe.

Si divide in palato duro e palato molle.

Lo scheletro osseo del palato duro è costituito dai processi palatini dell’osso mascellare e

dalla lamina orizzontale dell’osso palatino.Ci sono fori palatini che danno passaggio a vasi

e nervi. La volta del palato duro è rivestita da una mucosa che aderisce strettamente al

periostio soprastante.

La superficie palatina mostra nel mezzo un rilievo, detto rafe, che delimita la linea di

fusione delle due lamine ossee palatine.

Esso termina in avanti con un piccolo rilievo, la papilla incisiva, posta dietro i due incisivi

mediali superiori. A lato del rafe si sviluppano delle creste, le pieghe palatine trasverse.

L’epitelio di rivestimento è pavimentoso non cheratinizzato; vi si trovano sporadicamente

gemme gustative. Posteriormente si trovano ghiandole palatine (tubulo- acinose ramificate

a secrezione mucosa ).

Il palato molle fa seguito al palato duro. Ha la funzione di isolare il rinofaringe rispetto alla

cavità orale durante la deglutizione; il ricco corredo muscolare lo rende molto mobile.

Presenta una faccia inferiore buccale liscia e percorsa nel mezzo dal rafe del palato molle;

una faccia superiore, faringea, con la superficie irregolare; un margine anteriore che si

continua nel palato duro; un margine inferiore che delimita l’istmo delle fauci e presenta nel

mezzo l’ugola palatina.

E’ formato da una tonaca mucosa che lo avvolge in entrambe la facce; al di sotto della

mucosa si trovano due lamine elastiche ( aponeurosi palatine ) che delimitano lo strato

muscolare del palato molle. In questo si trovano anche ghiandole palatine che proseguono

quelle del palato duro; nella faccia superiore l’epitelio pavimentoso stratificato mostra isole

di epitelio respiratorio (cigliato pluristratificato ).

PAVIMENTO DELLA BOCCA

Corrisponde allo spazio posto tra la mandibola e l’osso ioide (che provoca i movimenti

della deglutizione ). I muscoli si distinguono in sopraioidei (fanno alzare l’osso ioide ) e

sottoioidei (fanno abbassare l’osso ioide

SOLCO SOTTOLINGUALE

E’ una parte ristretta della cavità buccale in rapporto con la faccia inferiore della lingua. .Nel

mezzo della lingua si trova il frenulo della lingua ai lati del quale vi è un rilievo, la caruncola

sottolinguale, sul cui apice sboccano il dotto sottomandibolare e sottolinguale. La mucosa

del solco sottolinguale è sottile e poco aderente. Sotto si trova il pavimento buccale.

DENTI

Nell’adulto i denti sono 32, 16 per ogni arcata alveolare, 8 per ogni emiarcata; i denti

definitivi incominciano a spuntare verso il 6° anno di vita e continuano fino verso il 20°

anno, con la fuoriuscita degli ultimi 4 molari (denti del giudizio).

La dentatura decidua, invece, consta di 20 denti (mancano i 3 molari), che incominciano a

uscire verso il 6° mese e decadono con sospinti dalla dentatura definitiva.

In ciascun dente si identificano una corona, la parte visibile del dente, una radice, la parte

non visibile, posta dentro l’alveolo della mandibola, e un colletto, che divide le due parti

precedenti. La parte interna del dente è detta cavità della polpa, in quanto contiene la polpa

del dente, un tessuto connettivo mucoso che contiene i vasi e i nervi del dente.

I canalicoli della radice mettono in contatto i vasi e i nervi del dente con l’ambiente

parodontale.

La cavità della polpa è rivestita dal materiale più interno del dente, la dentina, depositata

dagli odontoblasti, la quale è ricoperta esternamente dallo smalto (composto quasi

esclusivamente di sostanze inorganiche, soprattutto cristalli di idrossiapatite) nella corona e

dal cemento (che ha la struttura del tessuto osseo e che si caratterizza tardivamente, con

l’eruzione del dente) nella radice.

Il parodonto è un insieme di formazioni che si mettono in rapporto con la radice e il colletto

del dente, e hanno principalmente le funzioni di trofia e supporto del dente, nonché quelle di

attutire le sollecitazioni meccaniche che il dente subisce, per esempio, con la masticazione. Il

parodonto è costituito dal legamento alveolodentale (connettivo che fissa la radice

all’alveolo), dall’osso alveolare, dal cemento e dalla gengiva.

I denti hanno forma diversa: gli incisivi hanno la forma di cunei, i canini hanno l’estremità

appuntita e possono essere assimilati a dei coni o a delle piramidi triangolari, i premolari

hanno una corona cilindrica con due sporgenze coniche che emergono dalla superficie

masticatoria, i molari ne hanno quattro di sporgenze.

I vasi e i nervi del dente si distribuiscono esclusivamente alla polpa dentaria, le altre parti

sono costituite da tessuto avascolare.

Le arterie sono l’alveolare superiore (superiore) e la alveolare inferiore (inferiore).

Le vene sono le alveolari superiori e alveolari inferiori.

I linfatici fanno capo ai linfonodi sottomandibolari e cervicali profondi.

I nervi sono gli alveolari superiori (rami del trigemino) e inferiori (rami del mandibolare,

derivante dal trigemino).

Lingua

E’ un organo molto mobile in quanto formato da una consistente massa muscolare rivestita

da tonaca mucosa ,poggia sul pavimento della bocca. Ha numerose funzioni, che sono:

Assunzione del cibo

- Masticazione

- Formazione del bolo alimentare

- Deglutizione

- Sensibilità gustativa e tattile

- Fonazione

Si distinguono nella bocca una parte buccale ( corpo ), una parte faringea ( base ) che

profondamente prosegue nella radice (non visibile), Il limite tra corpo e base è

rappresentato sulla faccia superiore dal solco terminale all’apice del quale si trova il foro

cieco che corrisponde al canale tireo-glosso dal quale origina la tiroide. Il solco terminale

raggiunge lateralmente i margini della lingua in corrispondenza degli archi palato-glossi.

Davanti al solco terminale c’è il solco mediano,un processo fibroso che serve come

impianto per i muscoli intrinseci della lingua.

La parte anteriore del corpo in rapporto con le facce linguali degli incisivi si chiama apice .

La base volge verso l’epiglottide, l’ugola e la faringe ,si unisce all’epiglottide tramite una

piega glossoepiglottica mediana e due laterali tra le quali si trovano le vallecole

glossepiglottiche.

La radice è costituita da connettivo e muscolare.

La lingua è costituita internamente da uno scheletro fibroso al quale si attaccano muscoli. E’

rivestita da una tonaca mucosa. Accoglie numerose ghiandole linguali e calici gustativi.

La mucosa dell’apice e del corpo è rivestita da papille che facilitano la presa del cibo e i

processi gustativi .E’ costituita da un epitelio pavimentoso non corneificato e da una lamina

connettivale densa. Per la presenza delle papille assume un aspetto vellutato.

Le papille si distinguono in:

- papille filiformi, dei rilievi tozzi che, al loro apice, hanno sottili propaggini di aspetto

filamentoso; l’intera struttura assume la forma a corolla di fiore.

L’epitelio è fortemente corneificato al loro apice. Hanno una funzione meccanica di

trattenimento degli alimenti e una tattile visto che sono riccamente innervate e vengono

considerate come meccano- recettori .Mancano i calici gustativi; una forte desquamazione

può essere associata a malattie dell’apparato digerente.

- papille fungiformi: appaiono come piccoli punti di colore rosso visibili a occhio nudo. Vi

si possono trovare calici gustativi.

- papille circumvallate: si trovano davanti al solco terminale tra corpo e base della lingua.

Tutto intorno alla papilla si forma un profondo solco circolare o vallo nell’epitelio del quale

si trovano numerosi calici gustativi ; nelle pareti del solco si aprono anche ghiandole

gustative ( di Von Ebner ).

La mucosa del terzo inferiore della lingua è ricoperta da rilievi formati da tessuto linfoide;

l’insieme dei noduli linfatici forma la tonsilla linguale.

La mucosa della superficie inferiore della lingua è sottile, liscia, trasparente, priva di papille

e non aderente ai piani sottostanti. Mostra il frenulo sulla linea mediana che ha il compito di

limitare i movimenti della linea mediana, soprattutto all indietro .Permette l’assorbimento

perlinguale di farmaci.

I muscoli della lingua possono essere distinti in estrinseci ( origine esterna ed inserzione

interna alla lingua ) ed intrinseci ( con origine e inserzione interne alla lingua ).

I muscoli estrinseci sono:

Genioglosso : origina dalla spina mentale della mandibola e si inserisce nel corpo della

lingua dall’osso ioide all’apice. Ioglosso : origina dal corno dell’osso ioide e si porta verso

l’alto nello spessore della lingua.

Stiloglosso : Origina dal processo stiloideo del temporale e dal legamento stilo mandibolare

inserendosi nelle parti laterali della lingua.

Palatoglosso: origina dal palato molle partecipando alla formazione dell’arco palatoglosso e

si inserisce lateralmente al solco terminale.

I muscoli intriseci sono:

Longitudinali ( superiore e inferiore) accorciano la lingua .

Trasverso : accorcia il diametro trasverso della lingua.

Verticale : appiattisce la lingua.

Ghiandole Salivari Maggiori

La parotide, la sottomandibolare, la sottolinguale sono tre ghiandole extramurali che nel

corso dello sviluppo si accrescono portandosi al di fuori del canale alimentare.La parotide è

annessa al vestibolo della bocca, dove si apre il suo dotto escretore; la sottomandibolare e la

sottolinguale sono annesse alla cavità buccale, dove si aprono a livello del solco

sottolinguale.

Le GHIANDOLE MINORI sono intramurali e sono le ghiandole labiali, le ghiandole

malari ( guance ), le ghiandole palatine e le ghiandole linguali.

La saliva è un liquido acquoso, più o meno viscoso, contenente muco, sali, enzimi ed

anticorpi. E’ un misto di secrezioni mucose e sierose.

La funzione del muco è quella di lubrificare le pareti e di dar consistenza al bolo alimentare;

le proteine enzimatiche della parte sierosa ( principalmente amilasi ) operano una prima

digestione dei polisaccaridi oltre ad una azione antibatterica.

La parotide (ANT/MED: massetere, POST: sternocleidomastoideo, LAT: cute) è la più

voluminosa. E’ situata nella regione laterale del collo, al di sotto del padiglione auricolare e

del meato acustico esterno. E’ situata nella loggia parotidea avvolta nella fascia parotidea

intorno alla quale si dispone materiale connettivale ricco di grasso. Si può dividere in una

parte superficiale e in una profonda. La parte superiore ha forma triangolare. IL margine

anteriore è in rapporto con il muscolo massetere, quello posteriore con lo

sternocleidomastoideo, L’apice con la ghiandola sottomandibolare da cui è suddivisa da un

setto fibroso.

La faccia interna è in contatto con il muscolo pterigoideo. Profondamente termina appuntita

nel processo faringeo. E’ attraversata dalla carotide esterna e dalla vena giugulare esterna e

dal nervo facciale.

Il dotto escretore (di Stenone ) corre lungo il massetere, buca il buccinatore e la mucosa

della guancia e esce a livello del secondo molare superiore. Si possono trovare sul

massetere ghiandole accessorie e sul molare ghiandole molari

Le ghiandole sottomandibolari si trovano nelle regioni sopraioidee e sono accolte entro le

logge sottomandibolari (dipendenze della fascia sopraioidea, in sezione frontale hanno

forma triangolare (SUP/LAT: mandibola, SUP/MED: miloioideo e ioglosso, INF/LAT:

platisma, POST: setto interghiandolare (dipendenza della fascia sopraioidea che la separa

dalla loggia parotidea)) ,avvolte da una sottile capsula connettivale. Sono accolte nella fossa

sottomandibolare delimitata dai due ventri del muscolo digastrico e da quello pterigoideo. Il

dotto escretore perviene fino al solco sottolinguale sboccando sull’apice della caruncola.

Le ghiandole sottolinguali sono più’ piccole delle ghiandole salivali maggiori; sono situate

sotto la mucosa del solco sottolinguale e determinano la piega sottolinguale in cui si aprono

i condotti sottolinguali minori che convergono in un condotto maggiore. Sono ghiandole

tubuloacinose composte e a secrezione sierosa, mucosa e mista.

Istmo delle fauci

E’ un breve tratto del canale alimentare che pone in comunicazione la bocca con la faringe.

Vi si distinguono un pavimento (lingua) , una volta ( palato) e due pareti laterali ( archi

palatini ). Questi ultimi si distinguono in glossopalatino ( anteriore) e faringopalatino

( posteriore) regolati dai corrispondenti muscoli. Tra gli archi palatini si delimita la fossa

tonsillare, profonde depressioni, di forma triangolare, delimitate in basso dal margine

laterale della base linguale; contengono le tonsille palatine che occupano non interamente.

Tonsille palatine ( amigdala): sono un organo linfoide pari , accolto nella fossa tonsillare,

insieme a quelle faringee, tubariche e laringee con le quali formano l’anello linfatico. La

faccia mediale volge verso l’istmo; è piana o convessa e presenta sulla superficie diversi

orifizi che immettono nelle cripte tonsillari. E’ avvolta dalla piega triangolare. La faccia

laterale presenta I rapporti più importanti dell’organo. E’ delimitata da una capsula fibrosa; è

in rapporto con il nervo glossofaringeo e l’arteria palatina ascendente da cui si distacca

l’arteria tonsillare. Meno direttamente la tonsilla entra in rapporto con la giugulare interna e i

nervi accessorio, vago e ipoglosso da cui dista normalmente 2 cm.. Il polo inferiore volge

verso la base della lingua e si mette in rapporto con la tonsilla linguale.

Faringe

ANT: è completa solo in prossimità della faccia posteriore della laringe; presenta una

concavità volta anteriormente si trova in rapporto con : cartilagini aritenoidi, muscoli

aritenoidei, cricoartenoideo posteriore e lamina cricoidea.

POST: spazio retroferingeo, occupato da connettivo lasso.

LAT: parete mediale dello spazio faringomandibolare dove passano la carotide interna, la

giugulare interna, i nervi glossofaringeo, vago e ipoglosso, e la carotide esterna.

SUP (o volta): è in rapporto con la base cranica.

La faringe è un tratto del canale digerente posto al di dietro delle cavità nasali, della bocca e

della laringe. Fa seguito all’istmo delle fauci e prosegue nell’esofago. Le cavità nasali si

aprono nella faringe attraverso le coane, la bocca attraverso l’istmo delle fauci e la laringe

tramite l’orifizio laringeo. Si aprono inoltre le tube uditive, che stabiliscono una

comunicazione tra la cavità della faringe e la cassa del timpano.

La faringe si trova nella testa e nel collo e decorre verticalmente dalla base cranica fino a

livello della 6 vertebra cervicale per una lunghezza di 14-15 cm.

Il condotto faringeo è slargato in alto e più stretto in basso assumendo un aspetto piriforme.

Si divide in :

Rinofaringe ( parte nasale ) posta tra la volta della faringe e la faccia superiore del palato

molle.

Orofaringe ( parte buccale ) posta tra la faccia inferiore del palato molle e il margine

superiore dell’osso iode.

Laringofaringe ( parte laringea ) posta tra l’osso ioide, l’esofago e la 6 vertebra cervicale.

Il limite inferiore è delimitato dal piano passante per la cartilagine cricoide a livello dalla 6

cervicale.

La superficie interna della parete anteriore è pieghettata in particolare nella zona cricoide

dove troviamo i recessi piriformi e la piega del nervo faringeo. Quella posteriore presenta

rilievi dovuti alla presenza di ghiandole. Le pareti laterali presentano gli orifizi faringei

delle tube uditive delimitate da un labbro anteriore e uno posteriore ( torus tubarius ).

Sopra sono collocate la fossetta sovratubarica e i recessi faringei. Nel contorno degli

orifizi si trovano accumuli di tessuto linfoide che formano la tonsilla tubarica. Vi è anche

una tonsilla faringea collocata nella volta ricca di solchi e pieghe che diminuiscono con

l’età.

L’arteria principale è la faringea ascendente, ramo della carotide esterna.

Le vene sono affluenti della giugulare interna.

I nervi provengono dal plesso faringeo alla cui costituzione prendono parte i nervi vago,

accessorio e glossofaringeo.

I muscoli si dividono in costrittori ed elevatori della faringe

Muscolo costrittore superiore : i suoi fasci decorrono trasversalmente rispetto all’asse

magg. della faringe dalla radice della lingua attraverso il muscolo genioglosso. Formano

una fascia quadrilatera e si innestano su un rafe posto nel mezzo della faccia posteriore della

faringe. E’ il muscolo costrittore della rinof. ed elevatore della parete posteriore

Muscolo costrittore medio: ha forma triangolare con l’apice rivolto verso l’osso ioide da

cui si irradia a ventaglio. E’ costrittore dell’orofaringe.

Muscolo costrittore inferiore: è il più esteso dei costrittori e ha forma trapezioidale. E’

costrittore della laringe.

Muscolo stilofaringeo: origina dalla faccia interna del processo stiloideo e raggiunge la

parte laterale della faringe entrando in rapporto con I costrittori.

Esofago

L’esofago è un tratto del canale alimentare che decorre rettilineo dall’alto verso il basso,

dalla 6° vertebra cervicale fino alla 10° toracica, per una lunghezza complessiva di circa 25

cm, facendo seguito alla faringe e andando a terminare nello stomaco. Esso presenta una

curvatura a convessità posteriore a livello della 4° vertebra toracica, una curvatura a

concavità destra e infine una a concavità verso sinistra al di sotto dell’arco dell’aorta; vi si

considerano poi quattro restringimenti del diametro: uno a livello della cartilagine cricoide

(all’inizio dell’esofago), uno a livello dell’arco aortico, uno a livello del bronco sinistro e

uno a livello dell’orifizio esofageo del diaframma.

Il rapporto tra esofago e trachea è molto stretto, soprattutto a causa del muscolo

trachoesofageo, che unisce le due formazioni; anche il rapporto col bronco sinistro è reso

intimo da un muscolo, il muscolo broncoesofageo.

La parte cervicale dell’esofago è in rapporto: POST: con la colonna cervicale, ANT: con

la trachea, LAT: con i lobi tiroidei e le arterie carotidi comuni.

La parte toracica dell’esofago è in rapporto: POST: fino alla 4° vertebra toracica con la

colonna vertebrale, per poi distaccarsene e farsi più interno; LAT/DX: è in rapporto con la

pleura mediastinica e con la vena azigos, LAT/SX : oltre che con la pleura mediastinica,

anche con l’arco dell’aorta e con il tratto iniziale dell’aorta discendente.

La parte diaframmatica, che corrisponde al breve tratto che si impegna nell’orifizio

esofageo del diaframma, è a contatto su tutti i lati con il muscolo stesso.

La parte addominale si mette in rapporto ANT: con la parete posteriore del fegato, POST:

con l’aorta addominale LAT/DX: con il lobo caudato del fegato LAT/SX: con il fondo

dello stomaco.

La struttura interna dell’esofago presenta quella organizzazione in tonache sovrapposte che

il canale alimentare mantiene fino alla sua terminazione. La tonaca mucosa, di epitelio

pavimentoso pluristratificato, presenta dei rilievi longitudinali, e alla sua superficie si

aprono i condotti escretori di numerose ghiandole mucose.

Le arterie provengono, dall’alto in basso, dalla tiroidea inferiore, dalle bronchiali, dalle

intercostali, dall’aorta toracica, dalle freniche inferiori e dalla gastrica.

Le vene si gettano nella cava superiore e nella vena gastrica sinistra, tributaria della vena

porta.

I linfatici vanno ai linfonodi cervicali profondi, paratracheali, mediastinici posteriori e

gastrici superiori.

I nervi provengono dal vago e dall’ortosimpatico.

Stomaco

SUP: diaframma e fegato;

INF: mesocolon, colon trasverso e grande omento;

ANT: parete addominale e fegato;

POST: pancreas, rene e surrene sinistro, flessura duodenodigiunale;

MED: duodeno.

Proiezione sulla superficie: il cardia si trova sulla linea marginosternale di sinistra,

all’altezza del processo xifoideo; il fondo ha la sua massima altezza a livello della 6° costa

circa 2 cm a destra della linea emiclaveare; lateralmente lo stomaco si spinge fino alla

emiclaveare stessa che raggiunge a livello della 7° costa; la parte pilorica (la più bassa) si

spinge circa fino alla sinistra delle L3-L4, per poi risalire fino alla destra delle L1-L2 dove

si trova lo sfintere pilorico; la piccola curvatura costeggia invece le vertebre T12, L1, L2 e

poi risale fino alla metà della L1 per lo sfintere pilorico.

Lo stomaco è un tratto dilatato del canale alimentare, che fa seguito all’esofago e precede

l’intestino; in esso gli alimenti sostano per un breve periodo in cui sono sottoposti

all’azione digestiva del succo gastrico.

L’organo, della capacità media di 1200 ml, presenta notevoli differenze a seconda dello

stato dell’individuo, delle abitudini alimentari, della costituzione, dell’atteggiamento assunto

dal corpo e infine del sesso e dell’età.

Lo stomaco ha la forma di una sacca allungata con una parte superiore espansa a cupola, il

fondo, in corrispondenza del quale si trova di solito la bolla gastrica, un accumulo di gas

che sia che tiene sotto controllo i valori della pressione endogastrica, sia impedisce il

reflusso del cibo nell’esofago.

Il suo asse è per gran parte verticale, ma nella porzione inferiore si fa dapprima orizzontale e

poi obliquo in alto e in dietro.

Esso presenta una faccia anteriore, che volge in avanti in alto e a destra, e una posteriore,

che volge in basso in dietro e a sinistra, entrambe leggermente convesse, e due pareti

laterali, una destra o piccola curvatura, lunga circa 15 cm che presenta nella parte bassa la

piega angolare, e una sinistra o grande curvatura, della lunghezza di circa 40 cm, che

parte a livello dell’esofago formando inizialmente una cupola che delimita il fondo dello

stomaco; presenta inoltre due restringimenti, uno a livello dello sbocco dell’esofago (con

cui forma l’incisura cardiale), il cardia, e uno a livello della parte inferiore, il piloro,

segnato sulla superficie esterna dal solco pilorico.

Nello stomaco si distinguono un fondo, foggiato a cupola che si adatta alla concavità

diaframmatica, che si delimita dal corpo con un piano orizzontale che passa per il cardia, un

corpo, che scende verso il basso e si restringe e una parte pilorica, la quale si presenta nella

prima parte rigonfia e in una seconda parte si mostra come un canale cilindrico che termina

nello sfintere pilorico che lo divide dal duodeno; il corpo e la parte pilorica sono separate da

una linea obliqua che dalla piega angolare raggiunge la grande curvatura.

Lo stomaco occupa una regione compresa, in alto dalla cupola diaframmatica, in basso dal

colon trasverso, lateralmente dal diaframma e dalla parete toracica, anteriormente dalla

parete addominale.

All’apertura della cavità addominale, si vedono solo la parte pilorica e quella inferiore del

corpo, in quanto il resto è coperto dalla cupola diaframmatica e dal fegato.

Il fondo dello stomaco tocca la cupola diaframmatica, e tramite questa è in rapporto con il

pericardio, il cuore e la pleura e il polmone sinistro e durante l’espirazione si porta fino a

livello della 5° costa sull’emiclaveare; in avanti è coperto dal lobo sinistro del fegato.

La parete toracica viene detta spazio semilunare di Traube, di importanza per l’oscultazione

in quanto è una regione dello stomaco normalmente occupata da gas. La porzione inferiore

della parete anteriore, che comprende il terzo inferiore del corpo e la regione pilorica, è

accessibile alla palpazione e tocca direttamente la parete dell’addome, descrivendo un’area

triangolare detta triangolo di Labbè.

Il cardia si trova all’altezza della 10T ed è in rapporto, in avanti, col lobo sinistro del fegato.

Il piloro si trova all’altezza della 1L ed è in rapporto con la testa del pancreas

posteriormente e con il lobo quadrato del fegato anteriormente.

Lungo le due curvature decorrono i principali vasi dell’organo.

La superficie interna dello stomaco, nel soggetto sano, vivente e allo stato di riposo

funzionale, colorito grigio roseo, che diventa rosso e tumido con l’attività digestiva per il

maggiore afflusso di sangue.

Sulla superficie interna si evidenziano delle creste ad asse prevalentemente longitudinale, le


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AUTORE

luca d.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina "A" (a ciclo unico)
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fisiologia degli apparati e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze mediche Prof.

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