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Prevenzione

Prevenzione delle lesioni acute

1) Prevenzione delle lesioni croniche

2) Sviluppo di nuove tecniche di trattamento

3) Salvaguardia dei soggetti in accrescimento

Fattori responsabili dell'aumento degli incidenti

  • Incremento delle prestazioni sportive
  • Elevato agonismo
  • Precoce età d'inizio dell'attività sportiva
  • Aumento soggetti sportivi adulti o in età avanzata

Ginocchio

Anatomia muscolare

Estensori

  • Muscoli monoarticolari:
    • Vasto mediale
    • Vasto intermedio
    • Vasto laterale
  • Muscolo biarticolare:
    • Retto femorale

Flessori

  • Muscoli ischio crurali:
    • Bicipite femorale
    • Semimembranoso
    • Semitendinoso
  • Muscoli della zampa d'oca:
    • Sartorio
    • Gracile
    • Semitendinoso
  • Muscolo gastrocnemio

Rotatori

  • Esterni:
    • Bicipite femorale
    • Tensore della fascia lata
  • Interni:
    • Sartorio
    • Semitendinoso
    • Semimembranoso
    • Gracile
    • Popliteo

Articolazione del ginocchio

Tra epifisi distale del femore, epifisi prossimale della tibia e rotula. Tra femore e patella: artrodia. Tra femore e tibia: condiloartrosi. Risponde a due requisiti: stabilità per sostenere il peso corporeo e movimenti ampi.

I menischi

Cuscinetti fibrocartilaginei a forma di semianelli, con spessore che si riduce dalla periferia al centro.

  • Menisco laterale: cerchio quasi completo
  • Menisco mediale: forma a C

Le estremità (o coni) dei menischi si fissano alla parte intercondiloidea della tibia. Anteriormente sono uniti dal legamento trasverso del ginocchio. I menischi compensano le differenze morfologiche tra condili femorali e tibiali e ammortizzano il carico trasmesso al ginocchio.

Legamenti articolari

Contribuiscono ad assicurare la stabilità e sono distinti in legamenti capsulari e inter-capsulari.

I legamenti crociati

Robusti nastri tesi tra tibia (eminenza intercondiloidea e i condili femorali). Si incrociano e sono distinti in:

  • Legamento crociato anteriore: origina dal condilo laterale del femore e prende rapporti con l’area intercondiloidea anteriormente.
  • Legamento crociato posteriore: origina dal condilo mediano.

Legamenti del ginocchio

Legamenti di rinforzo capsulare: legamento anteriore o patellare. È il tratto sotto patellare del tendine del muscolo quadricipite femorale in cui la rotula è inclusa. Si inserisce sulla tuberosità tibiale anteriori. Sui lati il legamento patellare si continua con i retinacoli della patella che si fissano ai condili tibiali.

Legamento posteriore: è composto da fibre proprie dirette dal femore alla tibia e alla fibula che formano il legamento popliteo arcuato, e da fibre del tendine del muscolo semimembranoso che formano il legamento popliteo obliquo.

Legamenti collaterali: stabilizzano il ginocchio nei movimenti riflesso-estensione.

  • Legamento collaterale tibiale: sul lato mediale della capsula dal condilo mediale del femore alla faccia mediale della tibia.
  • Legamento collaterale fibulare: dal condilo laterale del femore alla superficie laterale della testa della fibula.

Distorsione del ginocchio

I traumatismi più frequenti sono le distorsioni. Si verificano con il completo appoggio del piede al suolo, con una componente di varo o di valgo che può essere accentuata da un elemento esterno (il peso di un avversario, ad esempio). Alcuni sport predispongono a questo genere di lesioni:

  • Calcio
  • Sci
  • Sport di combattimento
  • Rugby
  • Pallacanestro

Segni e sintomi

  • Senso di instabilità
  • Dolore
  • Perdita antalgica di funzione articolare
  • Versamento articolare
  • Ecchimosi
  • Dolorabilità palpatoria in corrispondenza delle strutture capsulo legamentose lese

Tipi di distorsione

  • Interne
  • Esterne
  • LCA
  • LCP
  • Combinate

Nella maggioranza dei casi il trauma si verifica a ginocchio flesso di circa 30°. Ci sono traumi laterali che si verificano in estensione completa o anche in iperestensione. Il calcio a vuoto può provocare una rottura isolata del LCA.

Distorsioni benigne (I-II grado)

Si parla di distorsione benigna quando c'è un allungamento delle fibre senza rottura (soprattutto i legamenti collaterali interno o esterno). Si tratta talvolta di un semplice movimento di lateralità.

Segni clinici delle distorsioni benigne

  • Dolore lungo il tragitto del legamento stirato, più spesso nella sua parte superiore, a livello dell'inserzione condiloidea, ma anche in basso o nel mezzo.
  • Stabilire il carattere benigno della distorsione, ovvero provare che non c'è interruzione della continuità delle fibre legamentose.
  • Assenza di lassità interna, ovvero assenza di divaricazione del lato interno nella manovra di valgo forzato, in estensione e in leggera flessione del ginocchio.
  • Assenza di lassità esterna nel varo forzato.
  • Assenza di movimento anormale nel cassetto anteriore o posteriore.
  • Verificare l'integrità del menisco interno.

In caso di dubbio:

  • Ripetere l'esame a distanza dalla fase dolorosa acuta
  • Artroscopia
  • La RMN mostra bene i menischi, i legamenti e le cartilagini

Trattamento delle distorsioni benigne

Si può prescrivere l'impiego di una ginocchiera asportabile a scopo antalgico per qualche giorno.

I principi del trattamento

  • Trattamento antalgico ed antinfiammatorio
  • Mobilizzazione rapida del ginocchio (rodaggio articolare)
  • Ripresa dell'appoggio con la cessazione dei dolori
  • Rinforzo del quadricipite e degli ischio-crurali, allorché possibile

L'evoluzione è in genere favorevole in 3 settimane, con ripresa dello sport.

Distorsioni gravi (III grado)

  • Rottura di un legamento periferico (media gravità)
  • Rottura dei crociati e di altri legamenti (distorsione grave)

Le rotture dei legamenti crociati vengono molto spesso misconosciute da chi esamina per primo il paziente (per difficoltà dovute alla sintomatologia o talvolta per ignoranza dei test clinici di rottura), fatto che spiega molti errori terapeutici. All’anamnesi viene spesso riferita l’impressione di uno scricchiolio/strappo ben percepito al momento dell’incidente e di una lussazione del ginocchio. A volte si ha la sensazione immediata di instabilità con sensazione di "gamba matta".

Distorsioni interne

  • Valgo-flessione-rotazione esterna: VALFE (sciatori)
  • Valgo puro (trauma su ginocchio in estensione)

Distorsioni esterne

  • Varo-flessione-rotazione interna: VARFI

Rottura legamento crociato anteriore (LCA)

Si riscontra con una certa frequenza nello sportivo ed è dovuta a movimenti di torsione sull’asse verticale con dislocazione anteriore. La lesione si associa spesso alla rottura del collaterale interno e può coinvolgere anche la spina tibiale intercondiloidea, sulla quale si inserisce. Si presenta con dolore, tumefazione (spesso notevole), emartro, impotenza funzionale. Nella fase acuta non sempre è possibile vedere l’entità della lesione, per cui spesso si preferisce rivedere il paziente dopo 20-30 giorni durante i quali il ginocchio verrà immobilizzato con flessione di 25°.

Test per evidenziare una lassità anteriore

  • Radiografie dinamiche
  • Artrocentesi
  • Test di Lachman: cassetto anteriore

Lussazione del ginocchio

  • Anteriore
  • Esterna

Trattamento distorsioni benigne

  • Immobilizzazione breve
  • Kinesiterapia precoce

Trattamento delle distorsioni gravi

L'immobilizzazione gessata permette di ottenere la cicatrizzazione dei legamenti lesionati, nella speranza di ottenere una riparazione «termino-terminale" corretta senza lassità residua. Questo è valido per i legamenti periferici. Il LCA non cicatrizza quasi mai, probabilmente in ragione della cattiva vascolarizzazione dei frammenti. Il legamento necrotizza, soprattutto se le estremità non sono a contatto. Il LCP cicatrizza meglio. Il gesso (o ginocchiera bloccata) deve essere tenuto per 45 giorni.

Indicazioni

  • Le rotture dei legamenti periferici ed anche nel soggetto anziano e nel soggetto non sportivo (nel quale, secondo alcuni, si può sopportare una lassità residua).

Immobilizzazione parziale con rieducazione

Si cerca spesso di evitare l’immobilizzazione rigorosa per troppo tempo per i suoi inconvenienti sulla rigidità e l’amiotrofia:

  • Proteggendo con una ginocchiera asportabile
  • Rieducando precocemente la flessione

I legamenti periferici possono così cicatrizzare e il perno centrale potrà essere ricostruito secondariamente, in caso di instabilità. [Atteggiamento non da tutti condiviso: meglio immobilizzazione efficace e lunga quanto serve per la riparazione sicura del legamento] La rieducazione sarà molto importante.

Sutura semplice dei legamenti rotti

Sutura associata a rinforzi mediante tendini prelevati in sedi contigue (tendine rotuleo, tendine quadricipitale o tendini della zampa d’oca). Indicato soprattutto negli esiti con lassità legamentosa.

  • Quando i legamenti sono rotti nei pressi delle inserzioni ossee, i fili di sutura vengono alloggiati sull’osso stesso attraverso dei fori, elemento che migliora la solidità.
  • Quando i legamenti hanno avulso la loro inserzione ossea, li si reimpianta o con fili trans-ossei, o con viti, o con cambre avvitate, in base al volume dei frammenti ossei.

Instabilità legamentosa cronica

In assenza di trattamento, ma anche in ginocchia trattate correttamente, può persistere una certa lassità legamentosa e un’instabilità. L'instabilità, legata ad una lassità legamentosa anormale, viene descritta dai pazienti come la comparsa di cedimenti caratteristici, con impressione di lussazione dell’articolazione. Si tratta infatti di uno scatto antero-laterale dinamico, ben messo in evidenza con i test all’esame obiettivo. Lo scatto non si verifica per forza spesso o sistematicamente nella corsa, poiché può essere controllato dal paziente, che può evitare la situazione critica che lo innesca. Nel corso di questi cedimenti i menischi possono subire delle sollecitazioni anormali e si determinano lacerazioni, soprattutto nella parte posteriore del menisco interno. Ci possono essere versamenti ripetuti, che si verificano dopo sforzi o episodi di instabilità. Anche le cartilagini femoro-tibiali possono deteriorarsi a poco a poco e a lungo termine compare l’artrosi.

Sequele della rottura del LCA

  • Possibile instabilità cronica
  • Frequente nei soggetti giovani e sportivi
  • Scatto, evidente e riconosciuto ai test dinamici
  • Valutazione della lassità e classificazione
  • Indicazione alla ricostruzione chirurgica
  • Evoluzione spontanea
  • Verso l’artrosi
  • Lesioni meniscali

Tendine rotuleo libero

Attualmente, i chirurghi utilizzano per lo più il tendine rotuleo ma il trapianto ha i suoi due attacchi ossei liberi. Sono liberi di gestire separatamente i 2 tunnel e le 2 inserzioni nel condilo esterno e nella tibia. Il problema principale di questa ricostruzione è di posizionare le inserzioni nei punti più opportuni perché il trapianto possa sostituire il LCA.

Riabilitazione dopo ricostruzione LCA

Fase 1 (1 settimana)

Obiettivi:

  • Riduzione della tumefazione.
  • Riduzione del dolore.
  • Riduzione dell’infiammazione

Consigli:

  • Allettamento o deambulazione in scarico assoluto
  • Ghiaccio locale, compressione
  • Contrazione del mm quadricipite (esercizi isometrici)
  • Mantenimento del ginocchio a 30° circa di flessione

Fase 2 (1-2 settimane)

Obiettivi:

  • Recupero dei ROM.
  • Riduzione del dolore.
  • Riduzione dell’infiammazione.
  • Ritorno alla deambulazione in scarico.

Consigli:

  • Deambulazione con stampelle.
  • Compressione e ghiaccio.
  • Flessione passiva permessa fino ad un massimo di 120°.
  • Recupero tono muscolare con flessione attiva, discesa da scalini in scarico.

Fase 3 (2-4 settimane)

Obiettivi:

  • Recupero dei ROM.
  • Ritorno alla deambulazione.

Consigli:

  • Deambulazione con stampelle.
  • Recupero graduale dell’estensione completa attiva.
  • Flessione passiva permessa fino ad un massimo di 135°.
  • Recupero tono muscolare con esercizi attivi di rinforzo della muscolatura di coscia e gamba, discesa e salita da scalini in carico progressivo.

Fase 4 (1-2 mesi)

Obiettivi:

  • Mantenere completa articolità.
  • Ripresa attività normale.

Consigli:

  • Deambulazione in carico.
  • Recupero graduale dell’estensione completa attiva.
  • Esercizi di propriocezione.
  • Recupero tono muscolare con esercizi attivi di rinforzo della muscolatura di coscia e gamba.

Fase 5 (dal 2° mese in poi)

Obiettivi:

  • Prevenzione di nuove lesioni.
  • Ripresa attività agonistica.

Consigli:

  • Continuare con gli esercizi di propriocezione.
  • Miglioramento del tono muscolare.
  • Recupero dei gesti sport-specifici.
  • Corsa.

Tessuto osseo

Connettivo presente in tutti i vertebrati e costituente prevalente dello scheletro, a sviluppo ultimato. Forma il cemento del dente, dentina o avorio. È il tessuto più duro dell’organismo.

Funzioni

  • Meccanica di sostegno
  • Protezione organi interni
  • Movimento delle articolazioni
  • Sistema di accumulo di Ca e PO
  • Omeostasi scheletrica
  • Funzioni emopoietiche

Classificazione per forma

  • Lunghe: arti inferiori e superiori
  • Brevi o corte: ossa carpali o metatarsali
  • Piatte: coste, sterno, volta cranica, scapola
  • Irregolari: vertebre, ossa facciali

Ossa piatte

Formate da uno strato spugnoso che, nelle ossa della volta cranica, è denominato diploe, compreso tra due tavolati compatti.

Ossa corte

Presentano una massa spugnosa avvolta da una corteccia compatta.

Composizione del tessuto osseo

Componente organica

  • Osteociti, osteoblasti, osteoclasti e cellule osteoprogenitrici
  • Collagene
  • Altre proteine organiche

Componente inorganica

  • Calcio e fosfato che danno rigidità
  • Rappresenta la riserva di molti minerali o ioni

Il tessuto osseo è costituito da una componente inorganica (sostanza intercellulare mineralizzata) nella quale sono scavate cavità dette lacune ossee, da cui dipartono canalicoli più o meno ramificati ed anastomizzati: contengono rispettivamente gli osteociti e i loro prolungamenti. In altre cavità più ampie sono contenuti i vasi, nervi e midollo osseo.

Tipi di tessuto osseo

  • Tessuto osseo lamellare
  • Tessuto osseo non lamellare

Tessuto osseo lamellare

  1. Osso compatto o corticale
  2. Osso spugnoso o trabecolare

Nella vita post-natale è quello di gran lunga prevalente nello scheletro dei mammiferi. Possiede elevate potenzialità meccaniche di resistenza alla pressione, torsione e trazione col minimo aggravio ponderale. Ciò è dovuto sia alle proprietà fisiche della sostanza intracellulare sia alla sua architettura generale: tendenza della matrice a disporsi in lamelle. In ogni lamella le fibre collagene hanno decorso tendenzialmente parallelo e formano con quelle della lamella contigua un angolo di varia ampiezza. Le lamelle contigue sono connesse da matrice mineralizzata attraversata da fibre collagene a disposizione irregolare.

Osso compatto o corticale

  • Forma la corticale delle ossa lunghe
  • In generale, forma il guscio esterno di tutte le ossa

Nelle sezioni trasversali sono riconoscibili tre sistemi di lamelle:

  • Il sistema concentrico o di Havers (osteone)
  • Il sistema delle lamelle interstiziali
  • Il sistema delle lamelle circonferenziali o limitanti

Sistema concentrico di Havers (osteone)

L’osteone è tipico dell’osso compatto, ha forma tendenzialmente cilindrica ed altezza compresa tra 0,9 e 1,2 mm. È attraversato nel senso della lunghezza dal canale di Havers, il cui calibro varia (20-100 micron). Le lamelle dell’osteone possono anche essere incomplete: forma a semiluna o a falce. L’andamento del collagene di una lamella è ortogonale. Nell’ambito di ogni singola lamella le fibre collagene hanno decorso tra loro parallelo. La lamella più profonda è quella di più recente deposizione. Dalle lacune partono canalicoli orientati in varie direzioni: sono lunghi, ramificati ed anastomizzati con quelli che provengono da altre lacune. I canalicoli che partono dalle lamelle più profonde e si aprono ad imbuto nel canale di Havers. Il sistema delle lacune e dei canalicoli è ampiamente intercomunicante ed in stretto rapporto anche con i vasi che decorrono nel canale di Havers.

Osso spugnoso o trabecolare

Costituisce la maggior parte delle ossa brevi, delle epifisi delle ossa lunghe e si trova nella diploe delle ossa piatte. L’orientamento delle traiettorie formate dalle trabecole è tale da opporsi nei singoli segmenti scheletrici considerati alle sollecitazioni meccaniche a cui sono prevalentemente sottoposti. È formato da strati di lamelle associate in trabecole più o meno spesse e variamente anastomizzate a delimitare spazi intercomunicanti, denominati cavità midollari, in quanto occupate da midollo osseo. È formato da:

  • Lamelle
  • Osteociti, osteoblasti, osteoclasti e cellule osteoprogenitrici
  • Endostio
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Scienze mediche MED/04 Patologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Anacletojr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fisiopatologia e basi biologiche della riabilitazione all'attività sportiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Peretti Giuseppe.
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