Rita Charon - Medicina narrativa, onorare le storie dei pazienti
La forza della mente nel film "Wit"
"Wit" è un film di Mike Nichols, tratto dal dramma di Margaret Edson. Dopo la rappresentazione di uno spettacolo, le persone si sono trattenute in teatro a raccontarsi. Nel film, all'inizio, alla protagonista viene diagnosticato un cancro in fase terminale. Il medico che si rivolge alla professoressa è sprovvisto di quel tatto che dovrebbe avere nel comunicare una simile notizia, non ha alcuna avvedutezza e le spiega che lei darà un contributo alla scienza senza però consolarla. Secondo la donna, la massima possibilità della conoscenza è fornita dalla letteratura, perché lei è insegnante di letteratura inglese. Le cure palliative impongono un'attenzione al rispetto e alla vicinanza nei confronti del malato. Esse alleviano la morsa del dolore quando ci si trova di fronte ad esiti già determinati. Lei attiva tutta una serie di conoscenze e risorse mentali per superare la malattia, e si ritrova in ospedale con un suo studente. Il film si apre e si chiude con il motivo consolatorio della parola.
"Morte, non andar fiera" - John Donne
Morte, non andar fiera se anche t'hanno chiamata possente e orrenda. Non lo sei. Coloro che tu pensi rovesciare non muoiono, povera morte, e non mi puoi uccidere. Dal riposo e dal sonno, mere immagini di te, vivo piacere, dunque da te maggiore, si genera. E più presto se ne vanno con te i migliori tra noi, pace alle loro ossa, liberazione dell'anima. Tu, schiava della sorte, del caso, dei re, dei disperati, hai casa col veleno, la malattia, la guerra, e il papavero e il filtro ci fan dormire anch'essi meglio del tuo fendente. Perché dunque ti gonfi? Un breve sonno e ci destiamo eterni. Non vi sarà più morte. E tu, morte, morrai.
Il testo oltre i suoi componenti
Il testo non è la somma dei suoi componenti: la totalità vive nella relazione di tutte le componenti. Garemer ha introdotto la scienza dell'interpretazione dei testi, l'ermeneutica: presa di coscienza che le arti costituiscono un argine alla pretesa della scienza di essere l'unica modalità di spiegazione. Questa, con il principio di causa, non può spiegare tutti i concetti/valori della vita. L'arte ha capacità interpretativa per spiegare la vita, comprendere come far parlare l'alterità del testo, il cui significato coincide con la capacità di entrare in relazione con l'oggetto. La medicina è una scienza, la clinica è un’arte che si avvale della scienza, deve essere relazionata con il tipo di malattia del paziente. L’esercizio interpretativo non è arbitrario, si basa su specifiche cognizioni e conoscenze, capacità interpretative.
Bon ton e competenze letterarie
Bon ton: consapevolezza che tutto ciò che diciamo può urtare la sensibilità altrui, ha anche valore politico. Dalla letteratura, la Charon ricava competenze per poter comprendere meglio i racconti dei suoi pazienti. Il rapporto tra i due tempi del racconto: quello della malattia è ascoltato dal medico. Il medico deve interpretare anche ciò che non gli viene detto: anamnesi, sono domande a cui il medico deve rispondere. Dall’ascolto del racconto deve ricavare nozioni utili all’anamnesi; se esse vengono rilevate con l’osservazione, ci sono ulteriori informazioni che possono cambiare la diagnosi.
Temporalità e narrazione
Temporalità: prende come riferimento Ricoeur, tra l’attività di raccontare una storia e il carattere temporale della storia c’è una correlazione inscritta nella natura del soggetto. Il linguaggio deve essere pensato, non c’è nessuna dimensione fuori da esso. Il tempo è inseparabile dalla nostra esistenza: tempo ed esistenza coincidono. Vocazione narrativa e temporalità dell’esperienza umana sono inseparabili perché il tempo diviene tempo umano poiché viene espresso attraverso moduli narrativi: tempo compreso solo se raccontato. Il racconto raggiunge la piena significazione quando entra nella temporalità dell’esistenza umana: noi siamo nel tempo, non possiamo non raccontarci. Il raccontarsi ha una funzione determinante nell’esistenza umana, non si narra solo ciò che è accaduto, ma anche ciò che potrebbe accadere. Entra la sensibilità dello scrivente attraverso l’uso dei tempi verbali. Crescendo nel linguaggio, si cresce nella propria esistenza. Il tempo futuro esprime potenzialità e capacità organizzativa dell’uomo. La velocità di un testo risulta dal tempo di lettura e di accadimento degli eventi: tempo del racconto e della storia che assorbono il lettore. Accettazione della temporalità altrui.
La percezione del tempo nella medicina narrativa
Temporalità: flashback, anticipazioni, andamento cronologico. Il tempo della narrazione non è solo quello della storia, l’operatore sanitario ed il paziente hanno una diversa percezione del tempo. Il primo procede secondo una linearità, il secondo è inchiodato ad una dimensione atemporale della malattia, percependo il dramma. Charon vuole capire come interpretare il racconto e quindi la realtà altrui: cartella clinica parallela, un testo scritto dal medico, può modificarsi. Da qui si ricava come la competenza medica sia stata calibrata nei confronti del paziente: relazione terapeutica. L’operatore sanitario raccoglie la realtà del paziente nella sua cartella, fornendo chiavi interpretative della vita e delle relazioni del paziente ai fini della diagnosi.
Contributo della teoria letteraria
Ferma l’attenzione sul contributo della teoria letteraria nella relazione tra medico e paziente. Esempio di cartella parallela: rappresenta la relazione tra il medico ed un paziente e quanto questa modifichi il modo in cui il medico calibra su quel malato la propria terapia. Donna, 57 anni, malata di SLA, rifiuta cibo e cure non palliative, il medico le fornisce morfina su sua richiesta.
Processo narrativo e comprensione del sé
La conoscenza scientifica individua ciò che è comune in una specifica malattia. Il medico tende a riconoscere ciò che è generale di una malattia, i sintomi rientrano in una tipologia. Il processo narrativo è inverso, aiuta a comprendere il particolare: conoscere la singolarità della malattia. Oltre all’io anagrafico c’è un sé: nell’io si manifesta la partecipazione del sé alla realtà. Il sé terapeutico è quella parte che il medico ha in comune con il paziente, si manifesta con una relazione asimmetrica. Il medico non deve mettersi sullo stesso piano del paziente. Capacità narrativa fondamentale per lo sviluppo umano: con narrazioni condivise l’uomo ha formato comunità. Le questioni culturali vanno ad incidere sulla possibilità terapeutica.
Le medical humanities di Rita Charon
Le medical humanities di Rita Charon si concentrano sull’interpretazione dei racconti dei pazienti. Percepire elementi non verbali e fornire le chiavi per la comprensione dell’uomo nella sua totalità. L’altro è parte integrante del processo comunicativo. Nella narrativa, come nel teatro e cinema, ci si trova davanti a mediazioni che trasmettono un messaggio e contengono elementi per un’interpretazione propria. Ascoltare il sé terapeutico: in qualunque forma si esprima è un elemento di umanità in comune con il medico e consente l’aumento di empatia e quindi una maggiore attenzione ai particolari che comunicano informazioni aggiuntive. Se l’attenzione è vigile si sviluppa l’immaginazione clinica. Augusto Murri invitava i suoi studenti a leggere le opere teatrali per coltivare l’immaginazione perché per il medico è una facoltà indispensabile, in quanto consiste nell’ipotizzare diverse possibilità terapeutiche a fronte della patologia che ha davanti.
Conseguenze e interpretazione narrativa
Conseguenze: incontro con la competenza interpretativa del medico ed il suo bagaglio di narrazioni che dipendono dalla sua esperienza di lettore. La lettura richiede l'interpretazione del personaggio, non c’è nessun’altra forma di comprensione che presuppone questa singolarità; la possibilità della storia di significare dipende dalla disposizione del lettore all’ascolto. Semiotica del corpo che è espressione della malattia, nel discorso affiorano segni che indicano come il paziente sta vivendo la malattia. Il lettore entra nel libro, nell’intimità dell’autore, mentre legge si immagina. Nelle arti figurative manca la parola, è il fruitore che con la propria sensibilità dà corpo all’immagine. Reciproca ospitalità del lettore e dell’opera. Il lettore è strumento attivo della creazione, se il lettore non segue il testo l’opera avverte il rischio del fallimento. Close reading: percepire il tono esplicito e quello di fondo. Riflessione su forme narrative come la retorica: approccio formale alla letteratura. Non esiste nessuna possibilità di estrarre un significato se non attraverso la forma in cui si pone: particolare curvatura nel dialogo tra medico-paziente. Nel "Fedro", Platone afferma che la salute è uno stato di equilibrio, declinato in modo diverso a seconda del soggetto: convergenza di retorica e medicina, esse secondo Socrate hanno a che vedere con la natura del tutto, entrano in relazione con un soggetto che si muove nella percezione che ha di sé che può essere in armonia o meno con il tutto.
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