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sul valore di questo prezioso libro di Barthes, su quanto esso può ancora dirci, non dovremo andare in cerca, come pure qualcuno

ha provato a fare, degli attuali miti d’oggi, aggiornando euforicamente il catalogo delle nostre umane debolezze. Certo, non ci sono

più Gide e Chaplin. La Garbo e gli antichi romani al cinema sono forse roba del passato, sostituiti da prodotti mediatici e spettacolari

molto più potenti e seducenti. L’elegante Citröen d’un tempo ha ceduto il posto ai Suv e alle Smart. [...] Ma non è questo il punto.

Quel che invece dovremmo constatare è che ai nostri giorni non esiste praticamente più qualcosa di paragonabile alla critica

culturale di cui Barthes è stato un antesignano: una critica al tempo stesso formale e ideologica, che sappia trovare nelle pieghe

strutturali dei discorsi i meccanismi di costruzione della cultura sociale, con tutte le implicazioni che essa può avere.

Umberto Eco, Il mito di Superman

Un'immagine simbolica di particolare interesse è quella di Superman. L'eroe fornito di poteri superiori a quelli dell'uomo comune è

una costante della immaginazione popolare, da Ercole a Sigfrido, da Orlando a Pantagruel sino a Peter Pan. Spesso la virtù

dell'eroe si umanizza, e i suoi poteri più che soprannaturali sono l'alta realizzazione di un potere naturale, l'astuzia, la velocità,

l'abilità bellica, addirittura l'intelligenza sillogizzante e il puro spirito d'osservazione, come avviene in Sherlock Holmes. Ma in una

società particolarmente livellata, in cui le turbe psicologiche, le frustrazioni, i complessi d'interiorità sono all'ordine del giorno; in una

società industriale dove l'uomo diventa numero nell'ambito di un'organizzazione che decide per lui, dove la forza individuale, se non

esercitata nell'attività sportiva, rimane umiliata di fronte alla forza della macchina che agisce per l'uomo e determina i movimenti

stessi dell'uomo ­ in una società di tale tipo l'eroe positivo deve incarnare oltre ogni limite pensabile le esigenze di potenza che il

cittadino comune nutre e non può soddisfare.

Superman è il mito tipico di un tale genere di lettori: Superman non è un terrestre, ma arrivo sulla terra, ancora fanciullo dal pianeta

Kripton. Kripton stava per essere distrutto da una catastrofe cosmica e il padre di Superman, abile scienziato, era riuscito a mettere

in salvo il proprio figlio affidandolo a un veicolo spaziale. Cresciuto sulla terra, Superman si trova dotato di poteri sovrumani. La sua

forza è praticamente illimitata, egli può volare nello spazio a una velocità pari a quella della luce, e quando viaggia a velocità

superiore alla luce allora infrange la barriera del tempo e può trasferirsi in altre epoche. Con la semplice pressione delle mani può

sottoporre il carbone a una tale temperatura da mutarlo in diamante; in pochi secondi, a velocità supersonica, può abbattere una

intera foresta, trarre dagli alberi legno e fabbricarvi un villaggio o una nave; può perforare montagne, sollevare transatlantici,

abbattere o edificare dighe; la sua vista ai raggi X gli permette di vedere attraverso qualsiasi corpo a distanze praticamente illimitate,

di fondere con lo sguardo oggetti di metallo; il suo super udito lo pone in condizioni vantaggiosissime, consentendogli di ascoltare

discorsi da qualsiasi punto provengano. È bello, umile, buono e servizievole: la sua vita è dedicata alla lotta contro le forze del male

e la polizia ha in lui un collaboratore instancabile.

II personaggio dei fumetti nasce invece nell'ambito di una civiltà del romanzo. Il racconto in auge presso antiche civiltà era quasi

sempre il racconto di qualcosa già avvenuto e già conosciuto dal pubblico. Si poteva raccontare per l'ennesima volta la storia di

Orlando Paladino, ma il pubblico già sapeva cosa era successo al suo eroe. Il pubblico non pretendeva di sapere qualcosa di

assolutamente nuovo, ma di sentir raccontare in modo piacevole un mito, ripercorrendo lo sviluppo conosciuto del quale ogni volta

poteva compiacersi in modo più intenso e ricco. Le varie aggiunzioni e gli abbellimenti romanzeschi non mancavano, ma non

intaccavano la definitorietà del mito narrato. Non diversamente funzionavano i racconti plastici e pittorici delle cattedrali gotiche o

delle chiese rinascimentali e controriformistiche. Si narrava, spesso in modo drammatico e mosso, il già avvenuto.

La tradizione romantica (e qui non conta se le radici di questo atteggiamento si pongano assai prima del romanticismo) ci offre

invece un racconto in cui l'interesse principale del lettore viene spostato sull'imprevedibilità di quello che avverrà, e quindi

sull'invenzione dell'intreccio, che viene a porsi in primo piano. La vicenda non e avvenuta prima del racconto; avviene mentre si

racconta, e convenzionalmente l'autore stesso non sa cosa succederà.

Questa nuova dimensione del racconto viene pagata con una minore "mitizzabilità" del personaggio. Il personaggio del mito incarna

una legge, una esigenza universale, e deve in una certa misura essere quindi prevedibile, non può riservarci sorprese; il

personaggio del romanzo vuole essere invece un uomo come tutti noi, e quello che potrà accadergli è altrettanto imprevedibile di

quello che potrebbe accadere a noi. Il personaggio assumerà così quella che chiameremo una "universalità estetica", una sorta di

compartecipabilità, una capacità di farsi termine di riferimento di comportamenti e sentimenti che appartengono anche a tutti noi, ma

non assume l'universalità propria del mito, non diventa il geroglifico, l'emblema di una realtà soprannaturale, perché esso è il

risultato della resa universale di una vicenda particolare.

Il personaggio mitologico del fumetto si trova ora in questa singolare situazione: esso deve essere un archetipo, la somma di

determinate aspirazioni collettive, e quindi deve necessariamente immobilizzarsi in una sua fissità emblematica che lo renda

facilmente riconoscibile (ed è quello che accade per la figura di Superman); ma poiché è commerciato nell'ambito di una produzione

"romanzesca" per un pubblico che consuma "romanzi", deve essere sottoposto a quello sviluppo che è caratteristico, come abbiamo

visto, del personaggio del romanzo.

Per risolvere una situazione del genere si hanno compromessi di vario tipo, e un esame delle vicende dei comics sotto questo punto

di vista sarebbe altamente istruttivo. Noi ci limiteremo ad esaminare in questa sede la figura di Superman perché con esso ci

troviamo di fronte all'esempio limite, il caso in cui il protagonista ha in partenza e per definizione tutte le caratteristiche dell'eroe

mitico, trovandosi nel contempo immesso in una situazione romanzesca di stampo contemporaneo. Ora Superman, che è per

definizione il personaggio che nulla può contrastare, si trova nella preoccupante situazione narrativa di essere un eroe senza

avversario e quindi senza possibilità di sviluppo. A ciò si aggiunga che, per precise ragioni commerciali (anche queste spiegabili

attraverso una indagine di psicologia sociale), le sue avventure vengono vendute a un pubblico pigro che sarebbe atterrito da uno

sviluppo indefinito dei fatti, tale da impegnare la sua memoria per più settimane di seguito; ed ogni storia si conclude nel giro di

poche pagine, anzi, ogni albo settimanale si compone di due o tre storie complete, ciascuna delle quali pone, sviluppa e risolve un

particolare nodo narrativo senza lasciare altre scorie. Esteticamente e commercialmente privato delle occasioni basilari per uno

sviluppo narrativo Superman pone seri problemi ai suoi soggettisti. Vengono via via prospettate varie formule per provocare e

giustificare un contrasto: Superman per esempio è affetto da una debolezza, viene cioè reso praticamente inerme dalle radiazioni

della kriptonite, un metallo di origine meteoritica che naturalmente i suoi avversari si procurano con ogni mezzo per neutralizzare il

loro giustiziere. Ma una creatura dotata di tali superpoteri, e di superpoteri intellettuali oltre che fisici, trova facilmente il mezzo di

trarsi da tali impacci, ed è ciò che Superman fa, uscendo vincitore da simili vicende. Si consideri inoltre che, come tema narrativo,

l'attentato ai suoi poteri attraverso la kriptonite non offre una gamma tanto vasta di soluzioni, e può essere usato solo con

parsimonia.

Non rimane quindi che mettere Superman a confronto con una serie di ostacoli, curiosi per la loro imprevedibilità, ma in definitiva

sormontabili da parte dell'eroe. In tal caso si ottengono due effetti: anzitutto si colpisce il lettore con la stranezza dell'ostacolo,

escogitando invenzioni diaboliche, apparizioni di esseri spaziali curiosamente dotati, macchine capaci di far viaggiare nel tempo,

astuzie di scienziati malvagi per colpire Superman mediante la kriptonite, lotte di Superman con creature dotate di poteri pari o

equivalenti ai suoi, come lo gnomo Mxyzptlk, che viene dalla quinta dimensione e che può esservi ricacciato solo se Superman

riesce a fargli pronunciare il proprio nome a rovescio (Kitpzyxm), e cosi di seguito; in secondo luogo, grazie alla indubbia superiorità

dell'eroe, la crisi viene superata rapidamente e il racconto può mantenersi nel limite della short story.

Ma questo non risolve nulla. Infatti, vinto l'ostacolo, e vintolo entro un termine prefissato dalle esigenze commerciali, Superman ha

pur sempre compiuto qualcosa; il personaggio di conseguenza ha fatto un gesto che si inscrive nel suo passato e grava sul suo

futuro; in altre parole ha fatto un passo verso la morte, è invecchiato sia pure di un'ora, ha accresciuto in modo irreversibile il

magazzino delle proprie esperienze. Agire, quindi, per Superman come per qualsiasi altro personaggio (e per ciascuno di noi)

significa consumarsi.

Ora Superman non può consumarsi, perché un mito è inconsumabile. Il personaggio del mito classico, si è visto, diventava

inconsumabile proprio perché all'essenza della parabola mitologica apparteneva l'essersi egli già consumato in qualche azione

esemplare; oppure gli era del pari essenziale la possibilità di una rinascita continua, simboleggiando egli qualche ciclo vegetativo o

comunque una certa quale circolarità degli eventi e della vita stessa. Ma Superman è mito a condizione di essere creatura immessa

nella vita quotidiana, nel presente, apparentemente legato alle nostre stesse condizioni di vita e di morte, anche se dotato di facoltà

superiori Superrnan immortale non sarebbe più uomo, ma dio, e l'identificazione del pubblico con la sua doppia personalità (quella

identificazione per cui è stata escogitata la doppia identità) cadrebbe nel vuoto.

Superman deve dunque rimanere inconsumabile e tuttavia consumarsi secondo i modi dell'esistenza quotidiana. Possiede le

caratteristiche del mito intemporale, ma viene accettato solo perché la sua azione si svolge nel mondo quotidiano e umano della

temporalità. Il paradosso narrativo che i soggettisti di Superman devono in qualche modo risolvere, anche senza esserne consci,

esige una soluzione paradossale nell'ordine della temporalità.

Nelle storie di Superman il tempo che viene messo in crisi è il tempo del racconto, vale a dire la nozione di tempo che collega un

racconto all'altro.

Nell'ambito di una storia Superman compie una data azione (sgomina ad esempio una banda di gangsters), a questo punto la storia

finisce. Nello stesso comic book, o la settimana successiva, inizia una nuova storia. Se essa riprendesse Superman al punto in cui lo

aveva lasciato Superman avrebbe fatto un passo verso la morte. D'altra parte iniziare una storia senza mostrare che in precedenza

ve ne era stata un'altra, riuscirebbe per un poco a sottrarre Superman alla legge del consumo, ma a lungo andare (Superman dura

dal 1938) il pubblico se ne renderebbe conto e avvertirebbe la comicità della situazione.

I soggettisti di Superman hanno invece escogitato una soluzione molto più accorta è indubbiamente originale. Queste storie si

sviluppano così in una sorta di clima onirico ­ del tutto inavvertito dal lettore ­ in cui appare estremamente confuso cosa sia avvenuto

prima e cosa sia avvenuto dopo, e chi racconta riprende continuamente il filo della vicenda come se si fosse dimenticato di dire

qualcosa e volesse aggiungere particolari a quanto aveva già detto.

Avviene quindi che a lato delle storie di Superman si raccontino le storie di Superboy, vale a dire di Superman quando era ragazzo,

o di Superbaby, e cioè Superman da piccolissimo. Che a un certo punto sia apparsa in scena anche Supergirl, una cugina di

Superman anch'essa scampata dalla distruzione di Kripton, e che quindi tutte le vicende concernenti Superman vengano in un certo

modo "ridette" per tener conto anche della presenza di questo nuovo personaggio che non era stato menzionato fino ad ora, si dice,

perché viveva sotto mentite spoglie in un collegio femminile, attendendo la pubertà per poter essere presentata al mondo; ma si

torna indietro a raccontare in quali e quanti casi essa, di cui non si era detto nulla, si fosse tuttavia trovata presente a molte delle

avventure in cui avevamo visto coinvolto il solo Superman. Si immagina, attraverso la soluzione di viaggi nel tempo, che Supergirl,

contemporanea di Superman, possa incontrare nel passato Superboy e giocare con lui; e persino che Superboy, superata per puro

incidente la barriera del tempo, si incontri con Superman, e quindi col se stesso di molti anni dopo. Ma poiché anche un fatto del

genere potrebbe compromettere il personaggio in una serie di sviluppi capaci di influenzare le sue azioni successive, ecco che, finita

la storia si insinua il sospetto che Superboy abbia sognato, e si sospende l'assenso a quanto è stato detto. Su questa linea la

soluzione più originale è indubbiamente quella degli imaginary tales: avviene infatti che sovente il pubblico, attraverso la piccola

posta, richieda ai soggettisti sviluppi narrativi gustosi; ad esempio, perché Superman non sposa la giornalista Lois Lane che lo ama

da tanto tempo ? Ora se Superman sposasse Lois Lane farebbe, come si è già detto, un altro passo in direzione della morte,

porrebbe una premessa irreversibile; e tuttavia occorre trovare sempre nuovi stimoli narrativi e soddisfare le esigenze

"romanzesche" del pubblico. Si racconta cosi "cosa sarebbe accaduto se Superman avesse sposato Lois. Si sviluppa tale premessa

in tutte le sue implicanze drammatiche e alla fine si avverte: badate, questa era una storia "immaginaria" che in verità non si è

verificata.

Le storie di Superman hanno una caratteristica in comune con una serie di altre avventure imperniate su eroi dotati di superpoteri.

Che in Superman i veri elementi si fondino in un tutto più omogeneo, giustifica il fatto che vi abbiamo dedicato un'attenzione

speciale; e non è un caso se Superman è, tra gli eroi di cui parleremo, il più popolare: non solo rappresenta il capostipite del gruppo

(anzianità 1938), ma di tutti questi personaggi è ancora quello tratteggiato più a fondo, dotato di una personalità riconoscibile,

scavato da un'aneddotica pluriennale. Se pure, per le ragioni addotte, e per altre che vedremo, non può essere definito un tipo, di

tutti i suoi confratelli è quello che più potrebbe aspirare a tale titolo. Inoltre non va taciuto che c'è sempre, nelle sue storie, un pizzico

di ironia, una compiacente indulgenza degli autori che, mentre disegnano il personaggio e le sue vicende, non sono inconsapevoli di

star montando, in fin dei conti, una "commedia" e non un "dramma" o un romanzo d'avventure". È questa sapienza nel dosaggio

degli effetti romanzeschi, questo vendere il personaggio con un minimo indispensabile di autoironia, che salva in parte Superman

dalla banalità basso­commerciale, e ne fa comunque un "caso". I suoi confratelli gli sono da meno, sono fantasmi che si agitano di

vignetta in vignetta, talmente fungibili che risulta impossibile simpatizzare con essi, e tantomeno amarli.

Superman è praticamente onnipotente, delle sue capacità fisiche, mentali e tecnologiche già si è detto. La sua capacità operativa si

estende su scala cosmica. Ora, un essere dotato di tali capacità, e votato al bene dell'umanità (poniamoci il problema col massimo

candore ma il massimo senso di responsabilità, dando tutto per verosimile), avrebbe davanti a sé un immenso campo di azione. Da

un uomo che può produrre lavoro e ricchezza in dimensioni astronomiche nel giro di pochi secondi, ci si potrebbero attendere i più

sbalorditivi rivolgimenti dell'ordine politico, economico, tecnologico del mondo. Dalla soluzione dei problemi della fame, al

dissodamento di aree inabitabili, dalla distruzione di sistemi inumani (leggiamo pure Superman nello "spirito di Dallas": perché non

va a liberare seicento milioni di cinesi dal giogo di Mao?), Superman potrebbe esercitare il bene a livello cosmico, galattico, e

fornircene nel contempo una definizione che, attraverso l'amplificazione fantastica, chiarificasse comunque precise linee etiche.

Invece Superman svolge la sua. attività a livello della piccola comunità in cui. vive (Smallville nella fanciullezza. Metropolis da adulto)

e ­ come accadeva al villico medievale, cui poteva accadere di conoscere la Terrasanta ma non la comunità, chiusa e separata, che

fioriva a cinquanta chilometri dal suo centro di vita ­ se pure affronta con disinvoltura viaggi in altre galassie, ignora praticamente,

non dico la dimensione "mondo", ma la dimensione "Stati Uniti". Nell'ambito della sua little town il male, l'unico male da combattere,

gli si configura sotto specie di aderenti all'underworld, al mondo sotterraneo della, malavita, di preferenza occupato non a

contrabbandare stupefacenti ne ­ è evidente ­ a corrompere amministratori o uomini politici, ma a svaligiare banche e furgoni postali.

In altri termini, l'unica forma visibile che assume il male è l'attentato alla proprietà privata.

Walter Lippmann, L'opinione pubblica

"In qualsiasi società che non sia talmente assorbita nei suoi interessi né tanto piccola che tutti siano in grado di sapere tutto ciò che

vi accada, le idee si riferiscono a fatti che sono fuori dal campo visuale dell'individuo e che per lo più sono difficili da comprendere":

di conseguenza, "ciò che l'individuo fa si fonda non su una conoscenza diretta e certa ma su immagini che egli si forma o gli

vengono date".

Su questa impostazione di base Walter Lippmann, nel suo saggio "L'Opinione Pubblica" pubblicato nel 1922 a New York, affrontava

il problema del crescente peso che, nelle società occidentali, stavano assumendo i mezzi di comunicazione nei confronti della vita

politica. In altre parole, per la maggior parte degli individui, esiste un ambiente invisibile, le cui immagini gli vengono trasmesse dai

mezzi di comunicazione: "le immagini in base a cui agiscono gruppi di persone o individui che agiscono in nome di gruppi,

costituiscono l'Opinione Pubblica con le iniziali maiuscole".

"E che cos'è la propaganda", si chiede Lippmann, "se non lo sforzo di modificare le immagini a cui reagiscono gli individui, di

sostituire un modello sociale ad un altro?".

E' quindi evidente che, nel passaggio d'informazioni dall' ambiente invisibile al pubblico, si inseriscono degli effetti distorsivi che

rendono tale rappresentazione per immagini non attendibile e, perciò, responsabile di scelte politiche da parte dei cittadini

sostanzialmente alienate rispetto al contesto reale cui si riferiscono.

"Il noccioio della mia tesi ­ afferma lo scrittore americano ­ è che la democrazia, nella sua forma originaria, non abbia seriamente

affrontato il problema derivante dalla non automatica corrispondenza delle immagini, che gli individui hanno nella loro mente, alla

realtà del mondo esterno".

Ma ci sono altri aspetti (economici, sociali e culturali) che creano ulteriori barriere all'acquisizione di una corretta informazione da

parte dei cittadini: "interi settori ­ osserva Lippmann ­ vastissimi gruppi, ghetti, isole e classi che hanno solo un vago sentore di ciò

che succede. La loro vita scorre come su binari, sono rinchiusi nei propri affari, esclusi dagli avvenimenti più grandi, incontrano

poche persone appartenenti a strati diversi dal loro, leggono poco". La conseguenza di questo stato di cose è che "in tutti i campi ­

salvo pochissimi e per brevi periodi della nostra vita ­ la massima indipendenza che possiamo esercitare è quella di moltiplicare le

autorità alle quali prestare benevola attenzione. Le persone da cui dipendiamo per i nostri contatti con il mondo esterno sono quelle

che sembrano dirigerlo".


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.lora-1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Media: Storia e teoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Ortoleva Peppino.

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