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Medea di Luigi Cherubini

Medea è un’opera tragica in tre atti del 1797 di Luigi Cherubini (Firenze 1760 – Parigi 1842), su libretto di F.B. Hoffmann. Essa rappresenta un’opera di capitale importanza nella storia del melodramma, che meritò l’ammirazione di Beethoven, Weber, Wagner e Brahms, il quale, in particolare, la definì, “la vetta suprema della musica drammatica”.

Contesto storico e musicale

Il contatto diretto con gli ambienti parigini di fine Settecento, permette a Cherubini di avvicinarsi ad un ambiente musicale particolarmente sensibile al cambiamento e al rinnovamento degli stili, nel quale la riforma del melodramma di Gluck aveva assunto un ruolo primario. Infatti, da un lato Medea, si rifà a Gluck per la severità dello stile e per la rinuncia alla melodiosa aria italiana a favore di un declamato-arioso più consono alla tragicità del soggetto; dall’altro, però, si risente l’influenza di Beethoven per l’accentuato sinfonismo e la visione unitaria del dramma, in cui l’intero mondo sonoro diventa funzionale all’azione drammatica.

Non a caso Medea è l’opera in cui Cherubini dà l’espressione artisticamente più compiuta alla sua poetica: quella religione della bellezza assoluta, quella fede nella solidità nella forma, che rendono la sua opera neoclassica, non estranea, tuttavia, per la capacità di impatto drammatico con la realtà emotiva, allo spirito tragico che anima l’opera di Beethoven. Infatti, Medea, allontanandosi dagli schemi settecenteschi delle parti vocali e con una più nutrita orchestra, è caratterizzata da modi espressivi fortemente accentuati e ispirati alla visione unitaria del dramma.

Trama

L’argomento si ispira al mito di Medea, oggetto di molte tragedie (da Euripide a Corneille). La scena iniziale si svolge a Corinto, davanti alla reggia di Creonte (basso); Glauce (soprano), figlia del re, e Giasone (tenore), che nella Colchide ha conquistato il vello d’oro con l’aiuto di Medea (soprano), (che l’ha seguito a Corinto e gli ha dato due figli) sono prossimi alle nozze. Essi temono l’ira della maga, che non si rassegna all’abbandono. Creonte allora ordina che Medea venga subito esiliata: rimasta sola un istante con Giasone, e constatandone la freddezza, Medea proferisce minacce oscure.

Nel secondo atto, in un’ala del palazzo, presso il tempio di Giunone, Medea, accompagnata dall’ancella Neris (mezzosoprano), chiede e ottiene da Creonte di restare ancora un giorno a Corinto. Nel terzo atto, Medea invia, tramite i figli e Neris, un dono mortale a Glauce. Decisa a uccidere i figli, esita tuttavia alla loro vista. Alte grida dal palazzo annunciano l’attesa fine di Glauce e,

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

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