Lezione 11 (12/04/2016) - Meccanismi effettori dell'immunità cellulo-mediata
Quando l'organismo ha interagito con un microrganismo in modo efficace, le cellule dell'immunità proliferano. Una parte viene dotata di lunghissima vita. Alcune tornano nel midollo e formano i cloni di memoria. Al secondo incontro con l'antigene, la risposta è molto più veloce e intensa perché non devo fare il passaggio per attivare i linfociti T. Il clone di memoria risponde immediatamente. La risposta è più intensa perché nel primo caso ho dovuto mettere in moto tutto il meccanismo per far proliferare le cellule, adesso le cellule in proliferazione sono rimaste come cellule di memoria e sono più numerose del linfocita T iniziale che ha scatenato la risposta primaria.
La fase effettrice segue quella di attivazione. Così i linfociti T si possono differenziare in numerose categorie. Gli helper sono in grado di interconvertirsi e aiutano i linfociti B a maturare completamente. Gli helper CD4 aiutano i fagociti e stimolano i linfociti B a produrre anticorpi. Aiutano la risposta contro parassiti (patogeni di grandi dimensioni che non possono essere fagocitati). Sono coinvolti in processi infiammatori e regolazione della risposta immunitaria. I CD8 sono i più semplici: distruggono la cellula che porta l'antigene, anche se è una cellula del nostro organismo; agisce contro virus che infettano le nostre cellule. Agisce contro le cellule dell'organismo che presentino antigeni estranei associati al MHC 1. Questa stessa risposta entra in gioco anche in situazioni patologiche come il rigetto dei trapianti o la distruzione di cellule neoplastiche che esprimono antigeni alterati associati al MHC 1.
Migrazione
I linfociti T, dopo essere stati attivati, migrano nel punto di infezione grazie alle molecole di adesione. Nel linfonodo, i linfociti T si posizionano nella zona paracorticale (i B si pongono nella corticale). In fasi diverse vengono usate molecole di adesione diverse che dispongono i linfociti in zone diverse. Le molecole di adesione servono a far interagire i linfociti T con le cellule dell'endotelio vascolare per permettere il rotolamento e l'ancoraggio necessari per uscire dal vaso e successivamente per legarsi alle molecole del connettivo e dei tessuti periferici.
Le molecole di adesione prodotte dal linfocita T naive per entrare nel linfonodo sono diverse dalle molecole di adesione prodotte sotto stimolazione delle citochine dopo che il linfocita T è diventato effettore ed esce dai linfonodi per svolgere la sua funzione. Arrivano i linfociti naive al linfonodo. Quando incontrano venule con endotelio alto presente solo in stretti di linfonodi secondari, si legano e vengono trattenuti entrando così nel linfonodo. Il linfocita T è attivato così e poi può uscire dai linfonodi. Nel frattempo, ha modificato le sue molecole di adesione.
Se incontra endotelio che esprime molecole di adesione ICAM e VCAM (attivato da citochine infiammatorie), lì si legano. Esprime ulteriori molecole di adesione per arrivare nel sito dove c'è il patogeno. Se il T ha complementarietà con il patogeno, allora svolgerà la sua azione, altrimenti morirà perché non ha alcuna funzione. Abbiamo, oltre alle molecole di adesione, anche le chemochine. Il legame con chemochina induce trasduzione del segnale. I Macrofagi e le cellule endoteliali producono chemochine per attirare i linfociti T nella zona di infezione. Nella zona di infezione vengono prodotte citochine infiammatorie, che modificano l'espressione di molecole di adesione endoteliali e diventano capaci di "bloccare" i linfociti T attivati che escono dai vasi.
I Linfociti T NAIVE sintetizzano L-selectina, che si...
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