S I G
S I G
CC
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ZZ
AA DD
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LL
LL
EE CC
OO
SS
TT
RR
UU
ZZ
II
OO
NN
II PP
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RR NN
GG
EE
GG
NN
EE
RR
II
AA EE
SS
TT
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OO
NN
AA
LL
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M ’
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TT
II
CC
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M A B
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U O D
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R
M A B
I L
E
C
a p i
t o l
o 1 .
I (
1 . 1 )
I (
1 . 1 )
LL CC
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P
O C
O N T II
N U
O
O R
P
O C
O N T N U
O
L C
O R
P
O C
O N T I N U
O
Per intendiamo una regione dello spazio delimitata da una o più superfici chiuse (frontiera o
corpo continuo V
con normale definita in ogni punto tranne al più in un insieme di punti di misura nulla, nella quale
contorno)
è diffusa con continuità della massa. Sia ∆V un elemento comunque scelto e comunque piccolo contenente il
generico punto P e ∆m la massa in esso contenuto. Si definisce il limite:
densità di massa volumetrica nel punto P
∆
m dm
µ = =
lim
∆
( P )
∆ → V dV
V P P
Se la densità è costante M = In modo analogo si possono definire le densità di massa e
μV. superficiale lineare.
Indichiamo con C un generico corpo continuo e con S la superficie costituente il contorno. Chiameremo
punti di contorno i punti di C su S, e punti interni gli altri. Le forze esterne agenti sul corpo si distinguono in
e e queste ultime, a loro volta, in concentrate e distribuite. Le prime agiscono su
forze di volume di superficie,
elementi di volume del sistema, e pertanto possiamo calcolare l’intensità in un punto P:
della forza di volume
∆
F dF N
= = =
f lim f
∆ ( P )
( P ) 3
∆ → m
V dV
V P P
Se si riferisce il corpo ad una terna cartesiana triortogonale destrorsa, le componenti rispettive di si
f
f i (P)
calcolano come = dF / dV. Con le forze di volume possiamo definire le forze di massa, cioè quelle che
f i i
agiscono sull’elemento di massa che compete al generico elemento di volume. L’intensità è:
della forza di massa
dF dF 1 N
= = = =
mP mP
f f f
µ µ
( ) ( P ) ( ) kg
dm dV
( P ) ( P )
P P
Le forze esterne di superficie sono dovute al contatto con altri corpi e si esercitano attraverso gli elementi
superficiali che delimitano il corpo stesso. Considerando un punto Q generico appartenente al contorno, si
definisce nel punto Q o il seguente limite:
intensità superficiale del carico pressione superficiale
∆
F dF N
= = =
p lim p
∆
( Q ) ( Q ) 2
∆ → m
S dS
S Q Q
Se per qualche linea ∆ℓ del contorno si verifica che su ogni elemento di essa agisce una forza, si dice allora
che ∆ℓ è una linea di carico della frontiera S. Se T è un punto contenuto in ∆ℓ, il carico che agisce sulla linea è
definito dal vettore che in T vale:
intensità lineare del carico, ∆
F dF N
= = =
q lim q
∆ ( T )
( T ) ∆ → m
ℓ ℓ
d
ℓ T T
Se infine in un punto R del contorno, per un elemento ∆S che lo contiene, la forza su di esso agente ha
F
intensità finita, e tale si mantiene se ∆S R, si dice che in R è applicata una forza concentrata .
R
V (
1 . 2 )
V (
1 . 2 )
EE
TT
TT
O R
E T E N S
II
O N E
O R
E T E N S O N E
E T T O R
E T E N S
I O N E
Per comprendere come si manifesta lo stato di costrizione interna in un continuo C sottoposto all’azione di
forze esterne, isoliamo una qualunque porzione A di C, delimitata da una superficie ω, e chiamiamo B la
F F
restante parte. Se ed sono le risultanti delle forze che agiscono rispettivamente su A e su B, e C è in
A B
F F
equilibrio, allora ed sono direttamente opposte. Se si effettua un taglio tale da dividere A e B, entrambe
A B S S
le parti si mettono in moto. Ma se su entrambi i corpi applichiamo le azioni interne ed che si
AB BA
{ }
trasmettono A e B attraverso ω, allora sono in equilibrio, e sarà: . Sia ∆ω
= − = = − n
∼
F , F 0 ; S S F F
A B BA AB B A
un elemento della superficie ω, con baricentro P e versore normale orientato verso l’esterno di A.
n
Indichiamo con ∆F la forza di direzione definita e con ∆M la coppia di asse momento definito che,
n n
attraverso ∆ω B trasmette ad A. Se ammettiamo che al tendere a zero di ∆ω , anche le due quantità di cui
n, n
sopra tendano a zero, allora esistono finiti i limiti dei rapporti incrementali rispettivamente della forza e del
momento con l’area ∆ω . Se in particolare il secondo è nullo (principio di Cauchy), l’effetto di B su A si
n ω
∀ ∈ :
riduce ad una distribuzione sull’intera area ω del che nel caso più generale è diverso
vettore tensione, P
∆Μ ∆
N
F dF =
= = =
n n n
t
lim 0 t lim
ω ω ω
∆ ∆ n ( P )
n ( P ) 2
ω ω
→ → m
d
△ △
P P
n n
n n n
R S – C S
R S – C S
II
CC
CC
AA
RR
DD
OO CC
II
M
EE
CC
AA LL
AA
UU
DD
II
OO CC
II
M
EE
CC
AA 1
M M
I
C C A R D
O C I
M
E C A L
A U D I
O C I M
E C A
S I G
S I G
CC
II
EE
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LL
LL
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OO
SS
TT
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ZZ
II
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NN
II PP
EE
RR NN
GG
EE
GG
NN
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RR
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TT
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OO
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AA
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M ’
M ’
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II
CC
II
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I
C A D
E L C O N
T I N
U O E T E O R I
A D
E L
L E L
A S
T I
C I
T À
In generale il vettore tensione è funzione del punto P, dell’azione che B trasmette ad A, e della giacitura del
piano tangente a dω (che dipende da come si effettua il taglio). Pertanto con si indica il vettore tensione
t
n n
che agisce, in un determinato punto, sull’elemento piano di normale Se riferiamo il corpo ad una terna
n.
cartesiana 0(x , x , x ), possiamo associare al vettore tensione un secondo indice che identifichi le componenti
1 2 3
cartesiane del vettore stesso secondo quella terna; se β è l’ coseno direttore, si ha che:
i-esimo
i
β β β
= = =
t t ; t t ; t t
n
1 n 1 n 2 n 2 n 3 n 3
indica pertanto la componente del vettore secondo la normale e prende il nome di ,
n
t tensione normale σ
nn n
mentre la componente , secondo la retta intersezione del piano di ed con il piano di dω prende il
t n
t t,
nt n n
nome di . Così definita la tensione, una qualunque regione A di C, su cui consideriamo
tensione tangenziale τ
nt
applicate sia le forze esterne (di volume e di superficie) che quelle superficiali interne originate dai vettori
tensione, può essere trattata come un unico corpo isolato soggetto a date forze esterne. Sia 0(x , x , x ) una
1 2 3
terna cartesiana di riferimento. Immaginiamo ora di tagliare un corpo secondo 3 piani passanti per un punto
x x x
P, ciascuno parallelo ad uno dei piani coordinati (ad esempio il piano generato da e e di normale ),
1 2 3
x x
per i quali avremo tre vettori tensione. Se è il vettore avente come normale l’asse , l’asse e l’asse
t t t
1 1 2 2 3
x , allora possiamo definire nove componenti (3 per ciascuno), chiamate in P:
componenti speciali di tensione
3 σ σ σ
t ( ) componente normale t ( ) componente normale t ( ) compo
nente normale
11 1 22 2 33 3
τ τ τ
ˆ ˆ ˆ
t : t ( ) tangenziale secondo x ; t : t ( ) tangenziale secondo x ; t : t ( ) tangenziale secondo x
1 12 12 2 2 21 21 1 3 32 32 2
τ τ τ
ˆ ˆ ˆ
t ( ) tangenziale secondo x t ( ) tangenziale secondo x t ( ) tangenziale secondo x
13 13 3 23 23 3 31 31 1
Si attribuisce segno positivo alle componenti concordi con la direzione dei rispettivi assi. Dunque, per come
sono stati scelti gli assi coordinati (concordi a loro volta con e dunque uscenti dal corpo), le tre tensioni
n,
normali sono positive se rappresentano uno sforzo di trazione. Usualmente si rappresentano le componenti
speciali di tensione del generico punto P di un continuo C come agenti sulle facce di un parallelepipedo
dell’intorno di P parallele ai piani coordinati, da intendersi come elementi piani passanti tutte per P, e di cui
P è il baricentro. Per le tensioni vale il
principio di azione e reazione: “considerato
un generico elemento superficiale interno al
corpo, sulle due facce di esso, cui competono
normali opposte, agiscono sempre due tensioni
Se, per evidenziare le
uguale e contrarie”.
tensioni interne, immaginiamo di tagliare
idealmente un corpo in due parti, sulle
due superfici di taglio le tensioni sono,
punto per punto, uguali e opposte.
R C (
1 . 3 )
R C (
1 . 3 )
EE
LL
A
Z II
O N E D II A
U
C
H Y
A
Z O N E D A
U
C
H Y
E L A
Z I O N E D I A
U
C
H Y
Consideriamo un punto P appartenente a
un continuo C, e costruiamo per esso le
componenti speciali di tensione secondo
, x , x ). Assegniamo la giacitura di P definendo per un’area dω che lo contiene la
una terna cartesiana 0(x 1 2 3
sua normale e supponiamo di conoscere i suoi coseni direttori , ed rispetto agli assi coordinati. Se
n n n n
1 2 3
prendiamo un volume ∆V comunque piccolo racchiuso da più superfici chiuse ciascuna parallela a uno degli
assi coordinati e contenente P, nell’ipotesi che C sia in equilibrio, la somma delle componenti delle forze
agenti secondo gli assi coordinati deve essere nulla. Sul volume considerato agiscono le forze esterne di
volume, e le tensioni sulle facce del contorno, che rappresentano le forze che il resto di C esercita su ∆V.
Facendo tendere ∆V a P, il termine contenente le forze di volume si annulla e rimangono definite le seguenti
relazioni, esprimibili secondo un’unica legge vettoriale nota come relazione di Cauchy:
= + + = + + = + + → = + +
t t n t n t n ; t t n t n t n ; t t n t n t n t t n t n t n
n
1 11 1 21 2 31 3 n 2 12 1 22 2 32 3 n 3 13 1 23 2 33 3 n 1 1 2 2 3 3
Pertanto: “lo stato tensionale in un punto è pienamente individuato se in quel punto si conoscono le componenti
speciali di tensione, potendosi esprimere tramite queste le componenti cartesiane della tensione su qualsiasi elemento
piano di assegnata giacitura”. R S – C S
R S – C S
II
CC
CC
AA
RR
DD
OO CC
II
M
EE
CC
AA LL
AA
UU
DD
II
OO CC
II
M
EE
CC
AA
2 M M
I
C C A R D
O C I
M
E C A L
A U D I
O C I M
E C A
S I G
S I G
CC
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EE
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GG
EE
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RR
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T R U Z I
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M ’
M ’
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CC
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T I N
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A S
T I
C I
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S
S
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I S
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T
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M
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I N
U I
C
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t o l
o 2 .
R (
2
. 1 )
R (
2
. 1 )
EE
LL
A
Z II
O N II C
O N L E C
O M P
O N E N T II S
P
E C
II
A
L II II
N C
O N D II
Z II
O N II S
T A
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A
Z O N C
O N L E C
O M P
O N E N T S
P
E C A
L N C
O N D Z O N S
T A
T C
H E
E L A
Z I O N I C
O N L E C
O M P
O N E N T I S
P
E C
I A
L I I N C
O N D I Z I O N I S
T A
T I C
H E
In un continuo in equilibrio C, riferito ad una terna cartesiana 0(x , x , x ), consideriamo una porzione C*
1 2 3
comunque presa e connessa di volume V* limitata da una superficie ω (che può anche essere composta da
più superfici). Su C* agiscono forze di volume di intensità (x , x , x ) e forze di superficie la cui intensità è
f 1 2 3
data dalla tensione nei punti di ω interni a C e dalla pressione nei punti di ω sulla frontiera. Indichiamo
t p
con F ed F le proiezioni sull’asse x delle forze rispettivamente di volume e di superficie agenti su C*:
1 1 1
v s ( )
ω ω
∫ ∫ ∫
= = = + +
F f dV ; F t d t n t n t n d
v
1 1 s 1 n
1 11 1 21 2 31 3
ω ω
V *
Per l’ultima uguaglianza si è usata la relazione di Cauchy. Trasformando F in integrale di volume (con la
1
s
formula di Gauss generalizzata), e imponendo la condizione di equilibrio alla traslazione di C*, si ha:
∂ ∂
∂ ∂ ∂ ∂
t t
t t t t
∫ ∫
= + + + + + =
⇒
31 31
11 21 11 21
F dV f dV 0
∂ ∂ ∂ ∂ ∂ ∂
s
1 1
x x x x x x
V * V *
1 2 3 1 2 3
Per l’equilibrio, l’equazione precedente deve verificarsi qualunque sia la porzione di corpo V* considerata.
Pertanto, affinché la nullità dell’integrale sia vera per qualsiasi volume di integrazione, deve essere nulla la
funzione integranda, e ciò deve valere per tutti gli assi. Scriviamo allora le equazioni anche per x e x :
2 3
∂ ∂ ∂ ∂ ∂ ∂ ∂ ∂ ∂
t t t t t t t t t
+ + + = + + + = + + + =
31 32 13 23 33
11 21 12 22
f f f
0 ; 0 ; 0
∂ ∂ ∂ ∂ ∂ ∂ ∂ ∂ ∂
1 2 3
x x x x x x x x x
1 2 3 1 2 3 1 2 3
Le precedenti, che legano componenti speciali di tensione e intensità delle forze di volume, sono dette
o poiché devono essere soddisfatte in ogni punto di C.
equazioni di Navie
-
Teoria, Statica, meccanica, continuo
-
Meccanica
-
Meccanica completo
-
Meccanica dei solidi - meccanica del continuo