Diritto internazionale dell'economia
Diritto internazionale dell'economia è costituito dall'insieme di regole che disciplinano i rapporti economici internazionali. La relazione economica internazionale, nella sua accezione più ampia, è una relazione che si sviluppa in almeno due stati diversi. In maniera più restrittiva si dice che il diritto internazionale dell'economia regola i rapporti macroeconomici intercorrenti tra grandi gruppi economici (non vengono quindi comprese le vendite, ma gli investimenti privati esteri e scambi commerciali internazionali).
Vi sono differenze tra il diritto internazionale dell'economia e il diritto internazionale pubblico. Il diritto internazionale pubblico è costruito intorno al dogma indiscusso della indipendenza di enti sovrani superiorem non recognoscentes, mentre il diritto internazionale dell'economia è incentrato sull'idea dell'interdipendenza degli Stati, intesa come scambio tra macrosistemi economici.
Nel diritto internazionale dell'economia si sostanziano le disuguaglianze sostanziali tra gli Stati sotto il profilo della forza economica o del livello di sviluppo delle loro economie e anche nel diverso peso attribuito agli Stati membri nel processo decisionale interno ad alcune organizzazioni internazionali.
Nel diritto internazionale dell'economia il principio della sovranità territoriale dello Stato non ha un rilievo particolare; si tende infatti a realizzare, in senso lato, la libera circolazione della ricchezza al di là delle frontiere nazionali. Ricopre invece ancora importanza, anche per il diritto internazionale dell'economia, la norma della protezione dello straniero.
Anche la sanzione, che nel diritto tradizionale accompagna la norma per rendere effettivo il precetto, nel diritto internazionale dell'economia viene disciplinata dall'insieme delle regole consuetudinarie sulla responsabilità internazionale. Nel diritto internazionale dell'economia la sanzione ha delle caratteristiche proprie: consiste in una contromisura specifica, ovvero nella violazione della stessa norma violata in prima battuta dall'autore dell'illecito; in questo campo infatti la sanzione non ha finalità punitive, serve invece a ricostituire l'equilibrio degli interessi.
Assai significativo in tal senso è il sistema di risoluzione delle controversie, disciplinato dall'OMC. In questo sistema, l'organo deputato alla risoluzione delle controversie è il Dispute Settlement Body.
Fonti
Accanto alle fonti tradizionali del diritto internazionale (consuetudine e accordo), il diritto internazionale dell'economia comprende meccanismi di produzione normativa non rientranti nel diritto internazionale.
Nel diritto internazionale dell'economia la consuetudine gioca un ruolo meno decisivo rispetto al diritto pattizio. Accordi bi e multilaterali forniscono la regolamentazione di interi settori del d.i.e. Il diritto pattizio come fonte di regole del d.i.e è integrato da atti di diritto interno degli Stati come la modifica del tasso di cambio o del tasso di interesse.
Nel sistema delle fonti risulta molto incisiva l'attività delle organizzazioni internazionali, che si esprime sia attraverso la posizione di vere e proprie regole di condotta, sia indirizzando l'azione degli stati membri con strumenti di soft law, come linee guida o codici di condotta. Questi strumenti concorrono a formare standards uniformi applicabili dagli Stati, per esempio al trattamento degli investimenti privati stranieri. Sono utili in quanto alle volte gli Stati non vogliono sottoscrivere un trattato che li impegni in una specifica direzione e quindi la soft law viene utilizzata dall'organizzazione internazionale come esortazione a tenere un comportamento che comunque non è obbligatorio.
Ulteriori esempi di soft law sono: linee guida dell'International Bank for Reconstruction and Development oppure le dichiarazioni finali con cui si chiudono i vertici economici.
Una terza fonte è rappresentata dalle regole e usi prodotti da privati o da gruppi di privati. Le multinazionali per esempio si danno proprie regole di condotta, quando devono agire all'interno di Paesi stranieri. Una caratteristica è l'informalismo, molto spesso alcuni indirizzi (successivamente regole di condotta) nascono nell'ambito di fori multilaterali come il G-8 (prima dell'ingresso della Federazione Russa era G7). Alla fine di ogni G-8 i capi di Stato e di governo dei paesi emanano un comunicato, che non può essere ricondotto agli accordi internazionali, e nemmeno agli atti unilaterali come la promessa. Le indicazioni contenute nel comunicato si trasformano successivamente in vere e proprie decisioni dei singoli Stati, adottate a livello interno o in regole internazionali di condotta.
Soggetti
I soggetti del d.i.e sono: Stati e organizzazioni internazionali e altresì: organizzazioni non governative, privati (IMN e associazioni private). Ad oggi il numero delle organizzazioni internazionali supera quello degli Stati esistenti.
Con riferimento alla partnership, le organizzazioni internazionali possono essere classificate in universali o regionali. Tra le organizzazioni economiche universali comprendiamo: FMI e BM, entrambe organizzazioni collegate alle Nazioni Unite con le quali condividono obiettivi e vocazione universale.
L'organizzazione internazionale si dice che è un ente intergovernativo che si contrappone quindi alle organizzazioni non governative cioè le cosiddette NGO Governmental Organization ovvero Nonorganizzazione composta da individui, mentre le organizzazioni internazionali come la FAO, le Nazioni Unite sono enti composti da Stati e quindi nascono per volontà degli Stati, da qui la seconda caratteristica delle organizzazioni internazionali che sono enti derivati dello Stato, altra caratteristica delle organizzazioni internazionali è la funzionalità ovvero nascono al fine di garantire una cooperazione stabile tra Stati, i quali attribuendo delle funzioni a tali enti cedono parte della loro sovranità.
Un'altra importante organizzazione è l'Organizzazione mondiale del commercio composta oggi da 164 stati, rappresenta il terzo pilastro a completamento dell'architettura istituzionale dei rapporti internazionali.
Le organizzazioni economiche regionali: rappresentano peculiari forme di coordinamento e di cooperazione tra Stati membri caratterizzate da un vincolo associativo più forte rispetto alle organizzazioni universali. Le organizzazioni economiche regionali che si ispirano al modello della cooperazione mettono insieme le energie degli stati partecipanti per il conseguimento di obiettivi comuni, senza richiedere il trasferimento di competenze sovrane il coordinamento dell'attività degli Stati avviene senza limitarne la sovranità.
Le organizzazioni economiche regionali che rispondono invece al modello dell'integrazione richiedono agli stati membri delle rinunce. Tre modelli di integrazione economica:
- Aree di libero scambio: Stati membri aboliscono dazi doganali, mantenendo però verso l'esterno tariffe doganali differenziate (NAFTA)
- Unioni doganali: a differenza dell'area di libero scambio, viene anche definita una unica tariffa esterna
- Mercato comune: non si limita solo all'abolizione delle barriere interne e alla creazione di una tariffa esterna comune, ma si estende anche all'abolizione degli ostacoli alla libera circolazione delle merci e di tutti gli altri fattori produttivi all'interno del mercato unico
Caratteristica delle organizzazioni internazionali economiche è il sistema decisionale: malgrado in tutte le organizzazioni economiche viga la regola della maggioranza per l'assunzione delle delibere, in effetti poi, considerata la concretezza dei fattori in gioco, le organizzazioni tendono a realizzare l'unanimità. Nelle organizzazioni economiche un ulteriore fattore rilevante è la sanzione, che come abbiamo detto prima, non riveste un carattere punitivo-retributivo, ma riequilibratore degli interessi contrapposti. Con lo scopo di mantenere l'equilibrio definito si utilizzano mezzi diversi anche, come negoziato, conciliazione o arbitrato.
Nel contesto del d.i.e possono nascere diatribe tra soggetti di natura diversa, come Stati e soggetti privati, per le quali vengono adottate soluzioni ad hoc che rivisitano meccanismi classici come arbitrato e conciliazione. Altri soggetti del d.i.e sono: organizzazioni non governative (ONG) e imprese multinazionali. Le ONG sono organizzazioni create da privati che vengono definite internazionali perché riuniscono persone fisiche o giuridiche che appartengono ad almeno due stati diversi. Queste organizzazioni sono organizzazioni non a scopo di lucro. Si tratta spesso di associazioni con competenze tecniche specifiche, non politiche, le quali, proprio a fronte del carattere tecnico vengono spesso utilizzate a supporto delle organizzazioni intergovernative.
Ai sensi dell'art.71 della Carta delle Nazioni Unite, il Consiglio Economico e sociale può concludere opportuni accordi con le ONG interessate alle questioni che rientrino nella sua competenza per riceverne consigli e suggerimenti. In ambito di commercio le ONG intervengono ad esempio come esperti esterni.
World Economic Forum
Associazione indipendente di imprese di vari Paesi, operante senza vincoli politici o di interesse nazionale. È un ente no profit che riuniva in principio 1000 imprese, il cui scopo era dare una risposta concreta ai problemi e alle sfide di un mondo sempre più fragile e complesso. Nei Meetings che si tengono annualmente a Davos vengono messe a punto strategie d'azione relative alle più significative questioni di interesse comune.
Camera di commercio internazionale
Fondata a Parigi nel 1919 per iniziativa di un insieme di imprese operanti a livello internazionale con l'obiettivo di favorire il commercio internazionale. Da allora la CCI ha svolto un'intensa attività di formazione, informazione e promozione del commercio internazionale attraverso: programmazione di conferenze annuali, congressi e seminari. La CCI si occupa inoltre di predisporre strumenti normativi uniformi in relazione a particolari operazioni del commercio internazionale, tra questi compaiono: Norme e Usi uniformi in materia di crediti documentari e gli Incoterms, questi invece sono regole che definiscono gli obblighi delle parti contrattuali relativamente ai termini di consegna delle merci.
La CCI si occupa inoltre di fornire assistenza alle imprese nella risoluzione delle controversie. A tal fine la CCI ha predisposto un sistema complesso di metodi alternativi al ricorso alla giustizia ordinaria, tra cui: arbitrato internazionale, amministrato e controllato dalla CCI. Arbitrato ICC si riferisce solitamente a questioni relative al commercio internazionale, al settore delle costruzioni, a joint ventures o a contratti di licenza. Le parti coinvolte sono solitamente operatori commerciali privati, imprese private o pubbliche e infrequentemente Stati.
Imprese multinazionali
Sono imprese che operano sul territorio di stati diversi, o meglio, sono le imprese che possiedono o controllano mezzi di produzione o servizi fuori dal Paese dove sono stabilite. La dicotomia tra unicità dell'impresa in senso economico aziendale e la pluralità dei soggetti giuridici che la compongono, determina un grave ostacolo ad una regolamentazione unitaria ed efficace del fenomeno. Negli anni le IMN hanno sviluppato rapporti di dipendenza con i paesi ospiti non contribuendo all'avvio di un processo di sviluppo interno autonomo.
I mutamenti strutturali intervenuti successivamente al 1990, insieme alla diffusione delle tecnologie informatiche, hanno progressivamente determinato una liberalizzazione su scala globale delle diverse economie nazionali. Alcuni PVS al fine di attirare capitali dall'estero si sono resi disponibili ad adottare o conservare legislazioni fortemente limitative dei diritti e delle garanzie sindacali dei lavoratori. Il ricorso a strumenti non vincolanti quali i codici di condotta o le linee guida sono considerate la via più realistica per ottenere la cooperazione delle imprese. Il crescente interesse dell'opinione pubblica per la tematica in esame spinge spesso le IMN a far propri i codici di condotta elaborati in sede multilaterale da organizzazioni intergovernative.
Il progetto di codice di condotta per le imprese trasnazionali rappresenta, insieme al Sullivan Principles, il primo tentativo di codificare standards di condotta per le imprese multinazionali; esso si suddivide in:
- Disciplina delle attività delle imprese multinazionali
- Trattamento delle stesse
- Cooperazione intergovernativa
- Mezzi di attuazione
L'ultima versione del progetto afferma l'obbligo delle IMN di tener conto degli obiettivi e delle priorità di sviluppo degli stati ospiti e di contribuire al loro perseguimento; di astenersi dall'interferire negli affari politici interni e nelle relazioni internazionali dello stato stesso. Agli stati ospiti degli investimenti viene riconosciuto il diritto di regolamentarne l'ingresso e la permanenza nel territorio statale ed imposto l'obbligo di garantire un trattamento equo alle imprese investitrici e il dovere di riconoscere all'impresa espropriata un risarcimento adeguato in conformità con le regole ed i principi giuridici applicabili.
Capitolo 2
Vertici economici
I Vertici o conferenze al vertice sono degli incontri informali tra i rappresentanti di due o più stati, caratterizzati da:
- Massimo livello di rappresentanza dei partecipanti
- Condivisione tra i partecipanti di principi, finalità ed interessi
- Utilizzo del metodo della concertazione
Si distinguono le Conferenze istituzionalizzate ovvero quei vertici che, pur non venendo riuniti in base ad un accordo internazionale né disciplinati da uno strumento statutario, si contraddistinguono per la regolarità degli incontri e il rispetto di specifiche procedure. Il G7-G8 ha cadenza annuale, l'integrazione delle Comunità europee nel gruppo del G7 costituì una soluzione molto opportuna. I partner del G8 riaffermano la condivisione non soltanto degli indirizzi economici generali, ma anche di alcuni valori politici, come il rispetto dei diritti dell'uomo, la democrazia e lo stato di diritto.
Negli anni sono stati istituiti gruppi di lavoro (task forces) per discutere e dibattere dei problemi più complessi prima di affrontarli in occasione dei vertici ufficiali. Il processo decisionale del G-8 consta di alcune fasi: convocazione, lavori preparatori, esecuzione dei deliberati e verifica dei risultati. I G8 vengono generalmente preceduti da un'intensa attività preparatoria condotta dai rappresentanti personali o sherpa che si occupano di individuare gli argomenti che saranno l'oggetto dei successivi incontri al vertice.
I G8 terminano con l'adozione di atti finali (dichiarazioni finali) che non impongono obblighi agli Stati che le hanno collettivamente formulate, se non quello di ispirare la loro condotta al principio generale di buona fede. Le dichiarazioni finali contribuiscono alla definizione di un nuovo sistema di valori condiviso e, anche per questa via, allo sviluppo del diritto internazionale generale.
Negli anni sono nate altre forme di cooperazione internazionale come ad esempio il G-15 che rappresenta le istanze del più grande gruppo dei Paesi meno sviluppati. La volontà del G-8 di adottare una politica fondata sul dialogo più aperta alle esigenze del Sud del mondo ha favorito l'istituzione di un foro dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali allargato. Il cosiddetto G-20. Il numero e il peso economico complessivo dei paesi partecipanti, che rappresentano i 2/3 del commercio mondiale e quasi il 90% del PIL mondiale, fanno del G-20 un foro altamente credibile e con un elevato livello di legittimazione in relazione all'attività di indirizzo del sistema finanziario internazionale.
Anche gli statements adottati al termine dei lavori del G-20 hanno un mero valore raccomandatorio. La funzione del G-20 quale foro in cui mediare interessi nazionali con interessi e valori universalmente condivisi, è complementare al ruolo svolto dalle organizzazioni internazionali.
Capitolo 3
Ordine economico internazionale
Le relazioni economiche tra gli Stati hanno sempre oscillato tra forme di protezionismo e forme di liberismo. Nel periodo tra la seconda metà dell'800 e l'inizio del primo conflitto mondiale prevalse la propensione alla sostanziale astensione degli Stati dall'intervenire per regolamentare il commercio internazionale. Gli anni successivi sono invece caratterizzati da un intervento mirato dei governi in economia.
Nel periodo che va dal secondo conflitto mondiale ad oggi le relazioni economiche internazionali si sono ispirate a principi neoliberisti, ma un liberismo garantito. Il libero funzionamento dei mercati viene controllato da enti internazionali chiamati a disciplinare l'attività degli Stati e degli altri operatori economici.
Al termine del secondo conflitto mondiale, i paesi economicamente più forti cominciarono a pensare alla possibilità di costruire un nuovo sistema complesso di rapporti internazionali che spaziasse dalla sfera politica a quella economica, finanziaria e commerciale. Nel 1944 a conclusione della conferenza di Bretton Woods furono sottoscritti due accordi distinti che diedero vita a due organizzazioni eco-fin internazionali: FMI e BM. Il FMI doveva occuparsi di indirizzare e controllare la condotta degli Stati membri relativamente al regime dei cambi. La BM invece forniva fondi ai paesi maggiormente colpiti dal secondo conflitto mondiale. Questa funzione però viene assolta dal Piano Marshall degli USA e quindi la BM si concentrò maggiormente sull'aiuto allo sviluppo economico dei paesi membri.
Nel 1947 inoltre nacque l'antenata del WTO ovvero l'International Trade Organization. Questa istituzione non vide però mai la luce, gli
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