Statistica economica
Elementi di base della contabilità nazionale
La contabilità nazionale è oggetto di studio della statistica economica che ha l’obiettivo di stimare le grandezze macroeconomiche monetarie di un paese (tra le principali vi sono il valore della produzione, del reddito, dei consumi, degli investimenti e del risparmio, fino alla misura dell’indebitamento/accreditamento nei confronti dell’estero), ovvero fornisce la descrizione quantitativa dell'attività economica di un paese in un determinato periodo di tempo.
L’aggregato più noto è certamente il Prodotto Interno Lordo (PIL), ovvero la stima del valore dei beni e servizi prodotti nel paese in un anno, al lordo del valore dei beni e servizi consumati durante il processo produttivo. È denominato lordo perché comprende l'ammortamento del capitale, ovvero il valore che serve a compensare il consumo del capitale nel corso dello stesso anno. È utilizzato come termine di riferimento per la valutazione di altri fenomeni o grandezze: pressione fiscale, sommerso economico, finanza pubblica.
Ad esempio, i criteri di convergenza di finanza pubblica, stabiliti nel trattato di Maastricht, prevedono:
- Criterio deficit eccessivo: il rapporto tra indebitamento netto (disavanzo pubblico) annuale e il PIL non deve superare il 3%.
- Criterio debito pubblico: il debito della Pubblica Amministrazione non deve superare il 60% del PIL.
Questi valori sono divenuti oggetto di critiche in quanto considerati privi di fondamenti scientifici. Per cercare di rientrare nei parametri di Maastricht, negli ultimi due decenni si è assistito a:
- Progressiva riduzione della spesa pubblica (meno servizi pubblici di qualità per i cittadini)
- Aumento della pressione fiscale a carico di imprese e famiglie
La pressione fiscale non può essere misurata di per sé: un livello alto può essere giustificato se il gettito fiscale viene utilizzato per fornire servizi di utilità pubblica e per ridurre le disuguaglianze. Tuttavia, i programmi di austerità degli ultimi anni hanno invece portato ad aumentare la pressione fiscale e a ridurre parallelamente la spesa pubblica attraverso una riduzione dei servizi pubblici di qualità, sempre più interessi (sul debito pubblico) da pagare, aumento delle disuguaglianze economiche.
Narrazione e critica delle politiche economiche
Secondo la narrazione mainstream (di stampo neoliberista): l’attuale crisi dipende dall’ammontare insostenibilmente del debito (rispetto al PIL) e la causa è una spesa eccessiva dei cittadini. La soluzione proposta è la necessaria riduzione del debito pubblico con politiche di austerità a carico dei cittadini. Questa tesi è poco verosimile.
Infatti, da almeno due decenni il saldo primario dello stato è in positivo; il deficit non è dovuto a una spesa pubblica eccessiva, ma al pagamento degli ingenti interessi sul debito stesso (spesso gonfiati da ripetute azioni speculative da parte di grandi banche e gruppi finanziari).
Il PIN (PIL al netto degli ammortamenti) invece è l’indicatore per accedere ai fondi strutturali europei. Ciascun Stato membro versa alla UE la c.d. quarta risorsa in proporzione (aliquota circa 1,3%) al proprio Reddito Nazionale Lordo (RNL), altra grandezza dei conti nazionali.
Elaborazione e registrazione dei conti nazionali
L’elaborazione dei conti nazionali è compito dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat). Infatti, i flussi e gli aggregati economici riportati dai conti nazionali non possono essere ricavati per aggregazione di transazioni elementari ma solo attraverso un complesso processo di stima. Si tratta quindi di un insieme di regole e concetti ideato per registrare la contabilità dell’intero paese in un anno, considerando il contributo di tutti i soggetti coinvolti.
In particolare, analizza il complesso delle operazioni monetarie che hanno luogo tra gli operatori economici di un determinato territorio economico e in relazione a un determinato periodo, nello svolgimento di quattro funzioni fondamentali:
- Produzione
- Consumo
- Distribuzione e redistribuzione del reddito
- Accumulazione
Per operatori si intendono i soggetti coinvolti nelle diverse fasi del processo economico (produzione, consumo, investimento ecc.) come famiglie, società, banche o enti pubblici.
Classificazione delle grandezze stimate
Le grandezze stimate sono di due tipologie:
- I flussi economici e finanziari che hanno luogo tra gli operatori; ovvero le c.d. grandezze di flusso che sono riferite a un intervallo temporale (un mese, un anno, ecc.), come per esempio redditi, spesa per consumo, investimenti, imposte ecc.
- Le consistenze dei beni reali e finanziari possedute dagli operatori a inizio e fine periodo; ovvero le c.d. grandezze di stato (stock o consistenze) che sono riferite a un dato istante, come per esempio ricchezza, capitale, valore delle scorte, attività e passività finanziarie (crediti e debiti) ecc.
Nascita ed evoluzione della contabilità nazionale
I primi tentativi di misurare ed interpretare l’economia di un paese risalgono al XVII secolo e si devono in particolare alle ricerche di Petty e King, i quali misurarono alcune grandezze economiche come il reddito, la spesa e il risparmio pro capite, relative a gruppi di popolazione individuati in base al rango e al tipo di attività svolta. Utilizzarono tali misure per confrontare la forza dell'economia di Francia, Gran Bretagna e Olanda.
Uno studio analogo fu compiuto dallo studioso olandese Metelerkamp, questa volta allo scopo di comparare le economie di Gran Bretagna, Francia, Olanda e Sassonia.
Il contributo successivo allo sviluppo della contabilità nazionale si deve, nel XVIII secolo, a François Quesnay che nel suo "Tableau Économique" presenta in modo schematico il processo economico di una società di tipo rurale e sottolinea l'interdipendenza esistente tra fenomeni economici distinti come produzione, consumo e investimento, introducendo l'idea di flusso circolare del reddito.
Sviluppo delle teorie economiche nel XX secolo
L'interesse per quantificare e modellizzare le economie nazionali si affermò nel XX secolo per via di:
- La volontà politica di dirigere lo sviluppo (e di controllarne le conseguenze sociali),
- Si stava delineando un quadro teorico entro cui studiare le relazioni tra fenomeni economici;
- Si iniziava a disporre in modo vero e proprio di dati quantitativi sull’economia.
In particolare, la volontà politica per la creazione della contabilità nazionale si affermò negli anni 30 con la Grande Depressione, la forte disoccupazione, il ricordo dei problemi economici attraversati durante la I guerra mondiale e la paura di una nuova guerra, che avrebbe potuto portare difficoltà ancora maggiori.
Quindi, le basi teoriche della contabilità nazionale si sviluppano nel periodo tra le due guerre e ad esse contribuiscono principalmente:
- Clark, Kuznets e Leontief negli USA;
- Keynes, Meade e Stone in UK;
- Frisch e Aukrust in Norvegia;
- Tinbergen e Derksen in Olanda.
Così dai concetti economici si passa alla loro misurazione statistica.
In USA e in Gran Bretagna lo sviluppo dei conti nazionali servì alla preparazione economica della II guerra mondiale e al suo finanziamento. Durante la II guerra mondiale, gli schemi elaborati nel periodo precedente, furono adottati e applicati da diversi paesi in modo indipendente.
L'istituzione e lo sviluppo della contabilità nazionale trasformò per sempre il ruolo dell'economia, determinando un forte aumento del suo peso nella politica e nella vita delle nazioni. Ma certamente trasformò profondamente anche il ruolo dei governi che furono messi in grado di monitorare, controllare e dirigere i processi economici.
Dopo la II guerra mondiale, gli USA lanciarono il piano Marshall per aiutare a ricostruire le disastrate economie europee. Ai paesi beneficiari fu richiesto di presentare i loro piani di ricostruzione e i rapporti annuali sul loro sviluppo, con l'aiuto dei nuovi conti nazionali.
Al fine di assicurare uniformità a questi rapporti, la neo-istituita Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea (OECE) elaborò definizioni standard e istruzioni dettagliate a cui i contabili nazionali dei vari paesi si dovevano attenere. Redigere i conti nazionali divenne così uno dei compiti regolari di molti paesi europei.
Direttive internazionali e SNA
Il sistema dei conti nazionali fu ufficializzato nel 1947 (anche per l’Italia) nell'ambito della Società delle Nazioni. L'era delle direttive internazionali per la costruzione di conti economici comparabili inizia con la pubblicazione nel 1947 del rapporto delle Nazioni Unite, scritto principalmente da R. Stone.
Le direttive contenute nel rapporto si mostrarono ben presto di difficile attuazione, anche per i paesi più industrializzati. Nel corso dei primi anni cinquanta il sistema di contabilità nazionale fu quindi semplificato e rielaborato, fino alla pubblicazione nel 1953 del rapporto "A System of National Accounts and Supporting Tables", indicato comunemente con SNA.
Il System of National Accounts del 1953 (SNA 53), fu affiancato nel 1960 dal Material Product System (MPS) il sistema di contabilità nazionale elaborato dall'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche per i paesi ad economia collettivista. Nel 1992, con la caduta dei regimi del blocco sovietico, il sistema elaborato dalle Nazioni Unite diventò lo schema di riferimento anche per i paesi ex-comunisti.
Evoluzione del SNA e impianto teorico
Le direttive internazionali per la costruzione dei conti nazionali sono dettate dall'ONU, coadiuvata da altre organizzazioni internazionali tra cui il fondo monetario internazionale, l'organizzazione europea per la cooperazione e lo sviluppo, l'ufficio statistico dell’UE (EUROSTAT). Il manuale SNA viene aggiornato periodicamente per tener conto dei cambiamenti degli assetti economici e della domanda di informazione provenienti dai diversi soggetti istituzionali. La versione derivata per i paesi dell'Unione Europea è il Sistema Europeo dei Conti nazionali e regionali (SEC o ESA).
Le stime dei flussi e degli aggregati economici e finanziari sono registrate in un sistema di conti interdipendenti, basato sulla regola di registrazione della partita doppia, ovvero un metodo di scrittura contabile, consistente nel registrare ogni operazione (o posta) simultaneamente su due serie di conti.
Rientrano nell'ambito di interesse della contabilità nazionale sostanzialmente le attività produttive che prevedono l'utilizzo di fattori produttivi (lavoro, capitale/impresa) remunerati in denaro; quindi, sono escluse le attività di volontariato o il lavoro domestico prestato da familiari. L'intero sistema ruota intorno all'aggregato cardine della Produzione finale (il PIL), ovvero del valore complessivo di beni e servizi prodotti dall'economia esclusi quelli riutilizzati come input del processo produttivo.
Al fine di comprendere l’impianto teorico è necessario fare alcune precisazioni sia sulla collettività che sui beni presenti nell’economia. Nei suoi aspetti economici, una collettività nazionale si presenta come un insieme di imprese e di famiglie: l’impresa è l’unità economica che produce beni, oppure servizi destinati alla vendita (altrimenti detti merci), mentre le famiglie consumano una larga parte delle merci e dei servizi prodotti (la parte residua è costituita dai beni di investimento).
Nel sistema economico agisce inoltre la pubblica amministrazione (PA), che produce particolari servizi, preleva tributi ed effettua trasferimenti di reddito. Infine, ogni sistema economico ha rapporti più o meno intensi con i sistemi economici degli altri paesi, vale a dire con il resto del mondo, che è l’insieme degli operatori economici di tutti gli altri paesi (diversi da quello considerato).
Classificazione degli operatori economici
Gli operatori possono essere classificati nel seguente modo:
| Settore | Principale attività e funzione | Tipo di produttore | Principale fonte di finanziamento |
|---|---|---|---|
| Società non finanziarie | Produzione di beni e servizi non finanziari | Produttore market pubblico o privato | Ricavi dalla vendita dei beni e servizi |
| Società finanziarie | Produzione di servizi finanziari (intermediazione finanziaria e assicurazione) | Produttore market pubblico o privato | Ricavi dalla vendita dei beni e servizi |
| Amministrazioni pubbliche | Produttore di beni e servizi. Redistributore di reddito e ricchezza | Produttore non market pubblico | Imposte, trasferimenti |
| Famiglie | Consumo, produzione di beni e servizi per il mercato e per il proprio consumo | Produttore market o produttore di beni e servizi destinati all’autoconsumo | Redditi di varia natura, trasferimenti, ricavi dalla vendita di prodotti |
| Istituzioni non profit al servizio delle famiglie | Produttore di beni e servizi destinati al consumo individuale | Produttore non market privato | Contributi volontari e trasferimenti dalle amministrazioni pubbliche |
Le unità che concorrono alla formazione del prodotto e del reddito dell'economia nazionale sono le unità residenti. Per le famiglie, ciò significa avere la dimora abituale nel paese, per le unità produttive esplicare la propria attività nel paese per più di un anno (le filiali in Italia di imprese estere sono considerate residenti).
Le unità non residenti che hanno relazioni con operatori residenti sono raggruppate nel settore denominato Resto del mondo (RdM). Sono escluse le zone franche extraterritoriali concesse come sedi di ambasciate, consolati e corpi militari di altri paesi; viceversa, sono inclusi i giacimenti situati in acque internazionali sfruttati da unità residenti, le sedi all'estero delle ambasciate, consolati e basi militari riconosciute come zone franche, le navi, gli aerei e le piattaforme galleggianti appartenenti ad unità residenti.
Classificazione dei beni
Per quanto riguarda i beni, possiamo innanzitutto classificarli per destinazione e durevolezza:
- Beni di consumo: soddisfano direttamente un bisogno che può essere immediato (beni alimentari) oppure durevole nel tempo (vestiti, elettrodomestici).
- Beni di produzione ad uso durevole sono detti beni strumentali o capitali o di investimento (edifici, macchine, impianti ecc., incluse le abitazioni), mentre quelli ad uso immediato sono detti beni intermedi (materie prime, semilavorati ecc.,) e si tratta di quei beni consumati o destinati a subire ulteriori trasformazioni presso le imprese. Sono beni durevoli anche beni immateriali (non servizi), come brevetti, licenze, ecc.
Possiamo inoltre distinguere i beni intermedi, ovvero beni e servizi consumati o trasformati dai produttori nel corso del processo produttivo, dai beni finali, destinati agli utilizzatori finali della produzione, cioè consumatori e investitori. I servizi, essendo immateriali, possono essere esclusivamente ad uso immediato. Non è la natura intrinseca del bene a definirne la collocazione tra beni intermedi, beni di consumo o beni di investimento, ma l’uso a cui esso è adibito.
La frontiera della produzione
La frontiera di produzione demarca il confine tra attività produttive e non, ai fini della contabilità nazionale. Secondo la teoria economica su cui si basa la contabilità nazionale, per produzione si intende qualsiasi processo di trasformazione (fisica, spaziale, temporale) attuata dall'uomo su determinati beni e servizi per ottenere altri beni e servizi che, essendo più utili, contengono maggior valore.
Pur riconoscendo che la produzione riguarda beni e servizi scambiati sia dentro che fuori dal mercato, si è scelto di prendere in considerazione solo l’attività di mercato, per la possibilità oggettiva di essere quantificata in base ai prezzi. La scelta di trascurare l'attività economica esterna al mercato viene giustificata in base a due argomentazioni:
- L'impossibilità oggettiva di individuare criteri per distinguere, nell'ambito delle attività non di mercato, quelle che hanno carattere produttivo da quelle che non lo hanno;
- La difficoltà di definire criteri oggettivi e soddisfacenti per stimare il valore di tali attività.
Nonostante ciò, è stato deciso di allargare comunque la frontiera della produzione ad una parte delle attività esterne al mercato, e in relazione a queste, la distinzione fra produttive e non viene basata sul seguente criterio: un'attività è produttiva se viene svolta nell'ambito di un'organizzazione che occupa lavoratori, remunerandoli con salari o stipendi, anche se il risultato di questa attività non è destinato ad essere scambiato sul mercato: se un'attività costa a qualcuno vuol dire che essa produce valore sociale.
Il risultato dell'attività produttiva sono i beni e servizi, raggruppati nelle seguenti categorie:
- Beni e servizi destinati alla vendita (merci);
- Beni e servizi destinati al proprio uso finale del produttore;
- Altri beni e servizi non destinati alla vendita (che rispettino il criterio precedente).
I beni destinati alla vendita rappresentano la quota maggiore della produzione dei paesi ad economia di mercato. Sono scambiati sul mercato a prezzi economicamente significativi, ovvero a prezzi tali per cui le entrate derivanti dalla loro vendita coprono almeno il 50% dei costi. I produttori di beni e servizi destinati alla vendita possono essere tanto pubblici, quanto privati.
La valutazione degli aggregati economici può essere fatta ai prezzi base o ai prezzi di mercato:
- Prezzo base, ovvero l’ammontare effettivo ricevuto dal produttore, include i contributi sui prodotti ed esclude le imposte sui prodotti e ogni margine commerciale e di trasporto fatturato separatamente dal produttore.
- Prezzo di mercato, ovvero l’ammontare effettivo che l’acquirente paga al momento dell’acquisto, incluse eventuali imposte e al netto dei contributi ai prodotti.
I beni destinati al proprio uso finale si distinguono in:
- Autoconsumi: prodotti agricoli autoconsumati dal produttore, servizi di abitazione goduti dai produttori stessi.
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Appunti Statistica economica II (materiale di studio) - Prof Mariani
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