Luca Biglieri Matematica Generale
Corso AK – Prof. Molho – A.A. 2014/15
1. Insiemi numerici
1.1 Introduzione; concetti generali su Q e R
Tra gli insiemi numerici più importanti, si ricordano N (numeri interi naturali), Z (interi relativi), Q (razionali, esprimibili sia sotto forma di frazioni che di numeri decimali), R (numeri reali, che comprendono anche gli irrazionali come radicali, π, e, √−1) e C (numeri complessi, come i). Riguardo all’insieme Q, si ricorda che, tra due numeri q e q′ ∈ Q, esiste sempre almeno un altro numero q′′ ∈ Q:
- ∀ q1, q2 ∈ Q, ∃ q3 ∈ Q: q1 < q3 < q2.
Per quanto riguarda, invece, l’insieme R, esso comprende anche i numeri irrazionali ed è possibile dimostrare che, tra due numeri q1 e q2 ∈ Q, esistono infiniti numeri irrazionali ∈ R (basti pensare alla retta dei numeri: fissati q1, q2 e il punto medio tra essi, si può costruire un quadrato che abbia come estremi della base q1 e il punto medio e individuare la diagonale √2, che, trasportata anch’essa sulla retta dei numeri, avrà lunghezza un numero, cioè, appartenente a R). Gli irrazionali, dunque, sono infinitamente densi e hanno una corrispondenza biunivoca con la retta dei numeri. Bisogna inoltre ricordare che un numero irrazionale come √2 ≠ 1,4; è corretta, invece, la dicitura ∼ 1,4.
1.2 Insieme R: struttura algebrica, d’ordine, topologica
1.2.1 Struttura algebrica di R
La struttura algebrica di R consiste nelle operazioni di somma e prodotto, che vengono assiomaticamente definite in tale sistema numerico: è possibile, infatti, svolgere calcoli come √2 + 5√3 oppure √2√3.
1.2.2 Struttura d’ordine di R
La struttura d’ordine di R permette di stabilire, se ∀ x, y ∈ R, x > y, x < y, x = y. La struttura d’ordine permette di introdurre il concetto di intervallo in R, ovvero un sottoinsieme di R tale che due punti ad esso appartenenti possono essere uniti senza uscire dall’intervallo stesso (ad esempio, R è un intervallo, mentre N non lo è). Gli intervalli in R si dividono in:
- Limitati:
- [a, b] = intervallo chiuso e limitato; {x ∈ R: a ≤ x ≤ b}
- [a, b) = intervallo aperto a destra e limitato; {x ∈ R: a ≤ x < b}
- (a, b] = intervallo aperto a sinistra e limitato; {x ∈ R: a < x ≤ b}
- (a, b) = intervallo aperto e limitato; {x ∈ R: a < x < b}
- Illimitati:
- [a, +∞) = intervallo chiuso e superiormente illimitato; {x ∈ R: x ≥ a}
- (a, +∞) = intervallo aperto e superiormente illimitato; {x ∈ R: x > a}
- (-∞, b] = intervallo chiuso e inferiormente illimitato; {x ∈ R: x ≤ b}
- (-∞, b) = intervallo aperto e inferiormente illimitato; {x ∈ R: x < b}
- (-∞, +∞) = R
È possibile introdurre, all’interno degli intervalli, i concetti di maggiorante e minorante:
- k ∈ R si dice MAGGIORANTE per un insieme A ⊆ R quando k ≥ a ∀ a ∈ A. L’insieme dei maggioranti di un insieme A si definisce Magg A. Esempio: A = (-∞, 2). Un maggiorante è, ad esempio, 3. In generale, Magg A = [2, +∞). Esempio: B = (1, 3] ∪ (5, 7). Magg B = [7, +∞). Esempio: N non ha maggioranti: è superiormente illimitato.
- h ∈ R si dice MINORANTE per un insieme A ⊆ R quando h ≤ a ∀ a ∈ A. L’insieme dei minoranti di un insieme A si definisce Min A.
Di seguito a queste definizioni, si possono stabilire anche le condizioni di limitatezza di un insieme numerico:
- Un insieme A ⊆ R si dice SUPERIORMENTE LIMITATO se esiste almeno un maggiorante di A (se Magg A ≠ ∅).
- Un insieme A ⊆ R si dice INFERIORMENTE LIMITATO se esiste almeno un minorante di A (se Min A ≠ ∅).
- Un insieme A ⊆ R si dice LIMITATO se è sia superiormente che inferiormente limitato.
Dalle definizioni di maggiorante e minorante si nota che due numeri k e h che siano rispettivamente un maggiorante e minorante di A devono essere ∈ R, ma non necessariamente ∈ A. Nel caso particolare in cui k o h appartengano anche ad A, essi vengono definiti massimo o minimo dell’insieme A:
- k si dice MASSIMO per A ⊆ R (e si indica con max A) se k ∈ A e k ≥ a ∀ a ∈ A (ovvero, se k ∈ A ed è maggiorante di A).
- h si dice MINIMO per A ⊆ R (e si indica con min A) se h ∈ A e h ≤ a ∀ a ∈ A (ovvero, se h ∈ A ed è minorante di A).
Il massimo o il minimo di un insieme numerico esistono solo se esistono maggioranti o minoranti per l’insieme stesso (ovvero, se l’insieme è superiormente o inferiormente limitato: condizione necessaria):
- ∃ max A → A è chiuso superiormente.
- ∃ min A → A è chiuso inferiormente.
Tali implicazioni non sono invertibili: la condizione è necessaria, ma non sufficiente. Dai concetti di limitazione, di maggiorante e di minorante derivano anche le definizioni di estremo superiore ed estremo inferiore di un insieme numerico:
- Sia A ⊆ R un insieme superiormente limitato. Si dice ESTREMO SUPERIORE di A (e si indica come sup A) il minimo dei maggioranti di A.
- Sia A ⊆ R un insieme inferiormente limitato. Si dice ESTREMO INFERIORE di A (e si indica come inf A) il massimo dei minoranti di A.
N.B.: se esiste max A, sup A = max A; se esiste min A, inf A = min A.
1.2.3 Struttura topologica di R
Come già accennato, l’insieme R possiede anche una struttura topologica o metrica che va a definire il concetto di “distanza” o “vicinanza” tra due numeri reali.
- Si dice DISTANZA tra due numeri x e y ∈ R il valore d(x, y) = |x – y|.
Dalla definizione di distanza si arriva facilmente a quella di intorno di un numero reale:
- Preso x0 ∈ R, si dice INTORNO di raggio r di x0 ( Ir(x0) = {x ∈ R | |x – x0| < r}, r > 0). Un intorno corrisponde a un intervallo: Ir(x0) = (x0 − r, x0 + r).
Spiegazione: si può anche dire che |x – x0| < r → x0 − r < x < x0 + r, il che corrisponde all’intervallo precedentemente determinato. Un punto x0 ha infiniti intorni, perché gli intorni variano al variare di r, che può assumere qualsiasi valore di R.
Si possono poi individuare anche le definizioni di intorno destro e sinistro:
- Si dice INTORNO DESTRO di raggio r di x0 Ir+(x0) = [x0, x0 + r).
- Si dice INTORNO SINISTRO di raggio r di x0 Ir-(x0) = (x0 − r, x0].
Se si opera in R*, si possono individuare anche gli intorni di ±∞:
- Ir(+∞) = (a, +∞), a ∈ R.
- Ir(−∞) = (−∞, b), b ∈ R.
Anche ±∞ hanno infiniti intorni, perché a e b possono assumere tutti i valori di R.
1.3 Classificazione di un punto rispetto a un insieme
Dati un insieme A ⊆ R e un punto x0:
- Il punto x0 ∈ A si dice PUNTO INTERNO di A se esiste un intorno Ir(x0) tale che Ir(x0) ⊆ A. L’insieme dei punti interni di A si dice int A.
Esempio: A = (2, 3].
- x0 = 2,5 è un punto interno di A.
- x0 = 3 non è un punto interno: l’intorno completo non è A.
int A = (2, 3)
- L’insieme A ⊆ R si dice INSIEME APERTO quando int A = A. (Sono insiemi aperti tutti gli intervalli aperti)
- L’insieme A ⊆ R si dice INSIEME CHIUSO quando AC (ovvero R\A) è un insieme aperto. (Sono insiemi chiusi gli intervalli di tipo [a, b], (-∞, b], [a, +∞))
Esempio: A = (2, 3]
- AC = (-∞, 2] ∪ (3, +∞)
int A ≠ A, perché x0 = 2 ∈ A ma non ∈ int A. Quindi, A non è un insieme chiuso; A = (2, 3] non è aperto né chiuso.
Un insieme A ⊆ R può non essere aperto né chiuso; inoltre, gli unici due insiemi ad essere sia aperti che chiusi sono R e Ø.
N.B.: Se A non è un intervallo, nessun elemento di A sarà un punto interno (ovvero, A non sarà un insieme aperto e int A = Ø.
- Il punto x0 ∉ A si dice PUNTO ESTERNO di A quando x0 è un punto interno di AC. L’insieme dei punti esterni di A si indica con ext A.
- Il punto x0 ∈ R è PUNTO DI FRONTIERA di A quando x0 non è né punto interno né punto esterno di A. L’insieme dei punti di frontiera di A si indica con δA.
Questa classificazione è completa: dati x0 e A ⊆ R, x0 sarà punto interno, esterno oppure di frontiera di A.
Esempio: A = (2, 3]
- Int A = (2, 3)
- Ext A = (-∞, 2) ∪ (3, +∞)
- δA = {2, 3}
Teorema. Un insieme A ⊆ R è un INSIEME CHIUSO se e solo se δA ⊆ A.
Si può quindi arrivare a un’ulteriore definizione di Punto di Frontiera:
- Un PUNTO DI FRONTIERA di A è un punto tale che in ogni suo intorno cadono sia elementi di A che elementi che non appartengono ad A.
- Il punto x0 ∈ R si dice PUNTO DI ACCUMULAZIONE di A ⊆ R quando in ogni intorno Ir(x0) cade almeno un punto x ∈ A, con x diverso da x0. Ovvero, Ir(x0) ∩ (A\{x0}) ≠ ∅, ∀ r > 0.
Un punto di accumulazione di A, quindi, può anche non appartenere ad A.
- Il punto x0 ∈ R si dice PUNTO ISOLATO per A ⊆ R quando x0 non è punto di accumulazione per A. Ovvero, ∃ r > 0: Ir(x0) ∩ A = ∅.
- L’insieme dei punti di accumulazione di A ⊆ R si dice INSIEME DERIVATO e si indica con A’.
Si può notare come int A ⊆ A’: quindi, se un punto x0 è un punto interno di A, sarà anche un suo punto di accumulazione.
Pertanto, si può estendere anche la definizione di Insieme Chiuso:
- Se un insieme A contiene tutti i suoi punti di accumulazione (A’ ⊆ A), allora A sarà un INSIEME CHIUSO.
In maniera simile, si nota anche che ogni punto isolato di A è anche un punto di frontiera di A.
Allargando il concetto di punto di accumulazione in R*, si può arrivare facilmente alle definizioni di insiemi illimitati:
- A ⊆ R è SUPERIORMENTE ILLIMITATO se e solo se +∞ è un punto di accumulazione di A in R*.
- A ⊆ R è INFERIORMENTE ILLIMITATO se e solo se -∞ è un punto di accumulazione di A in R*.
Ad esempio, l’insieme Q è sia superiormente che inferiormente illimitato, dal momento che sia +∞ che -∞ sono suoi punti di accumulazione. Inoltre, Q è denso in R: tutti i suoi punti sono punti di accumulazione, non ha alcun punto isolato.
2. Funzioni
2.1 Concetti generali
- Siano dati gli insiemi A e B. Si dice FUNZIONE definita su A in valori in B (f: A→B) una relazione che lega ogni elemento di A ad un solo elemento di B.
- A si dice DOMINIO della funzione e si può indicare con Dom(f).
- B si dice CODOMINIO della funzione e si può indicare con Codom(f).
- Un elemento y ∈ B (ovvero ∈ Codom(f)) si dice IMMAGINE di x attraverso f.
- Un elemento x ∈ A (ovvero ∈ Dom(f)) si dice CONTROIMMAGINE di y attraverso f.
- L’INSIEME DELLE IMMAGINI di f, indicabile con Im(f) oppure con f(A) è definito come:
{y = f(x) | x ∈ A, y ∈ B}
Ad esempio, nel caso di f(x) = x2, f: R→R, si avrà che Im(f) ⊆ B. In particolare, B corrisponderà a R, mentre Im(f) sarà l'insieme dei valori che f può realmente assumere: Im(f) = [0, +∞), quindi Im(f) ⊆ R. Per quanto riguarda, invece, il Dominio, bisognerà determinarlo a seconda della funzione, trovando quindi il Dominio Naturale della funzione stessa: ad esempio, f(x) = √x avrà un dominio naturale Dom(f) = [0, +∞).
- Sia f una funzione tale che f: A→R, con A ⊆ R. Si dice GRAFICO di f e si indica con graf(f) l’insieme A x R tale che:
{(x, y) = (x, f(x)) | x ∈ A}
Data una funzione f: A→B, è possibile verificare che sia effettivamente una funzione tracciandone il grafico e svolgendo il Test delle Rette Verticali: se tutte le rette verticali tracciabili hanno al massimo 1 intersezione con il grafico di f, allora f sarà una funzione. Ad esempio, saranno funzioni le parabole, le iperboli, le rette non verticali; non sono funzioni, invece, le circonferenze e le parabole a concavità orizzontale.
- Una funzione f: A→B si dice INIETTIVA quando, ∀ x1, x2 ∈ A, x1 ≠ x2, → f(x1) ≠ f(x2).
Per verificare che una funzione sia iniettiva, si svolge il Primo Test delle Rette Orizzontali: se tutte le rette orizzontali tracciabili hanno al massimo 1 intersezione con il grafico di f, allora f sarà iniettiva. Ad esempio, una parabola non è iniettiva perché alcune rette intersecheranno il suo grafico in 2 punti; la funzione esponenziale y = ex, invece, è iniettiva, come anche y = log x.
- Una funzione f: A→B si dice SURIETTIVA quando Im(f) ≡ B, ovvero quando ∀ y ∈ B, ∃ x ∈ A tale che y = f(x).
Tutte le y, quindi, devono avere una controimmagine x. Si può verificare che una funzione sia suriettiva con il Secondo Test delle Rette Orizzontali: se tutte le rette orizzontali tracciabili hanno almeno 1 intersezione con il grafico di f, allora f sarà suriettiva. Ad esempio, y = ex non è suriettiva, mentre y = log x lo è.
- Una funzione f: A→B si dice BIIETTIVA o BIUNIVOCA quando è sia iniettiva che suriettiva.
Per verificare la biunivocità di una funzione, si usa il Terzo Test delle Rette Orizzontali: se tutte le rette orizzontali tracciabili hanno una e una sola intersezione con il grafico di f, allora f sarà biunivoca.
2.2 Funzioni composte
Si supponga di avere f: A→B e g: C→D. Tuttavia, si ha anche che Im(f) ⊆ C: quindi, B≡C. Partendo da un elemento x in A, dunque, si otterrà un elemento z contenuto in B tramite l’applicazione di f e, in seguito, z subirà la trasformazione (rappresentata dalla funzione g) in un elemento y contenuto in D. Si può quindi trovare una funzione g(f): A→D, ovvero la funzione composta di f di g:
- Siano f: A→B e g: C→D, con Im(f) ⊆ C. Si dice FUNZIONE COMPOSTA fra f e g la funzione g(f): A→D tale che:
(g ○ f)(x) = g(f(x)), ∀ x ∈ A
Esempio: f(x) = 3x – 4; g(x) = ex.
- g(f(x)) = e3x-4 = ef(x)
- f(g(x)) = 3ex – 4
Esempio (tema d’esame): f(x) = 2e3x; g(x) = 4x. Trovare f(g(-1)).
- g(-1) = -4
- f(g(-1)) = 2e-4 = 2
Occorre fare attenzione nella composizione di funzioni che hanno un dominio diverso l’una dall’altra: Im(g) deve essere Dom(f).
Esempio: f(x) = √x; g(x) = x – 1.
- g(f(x)) = √(x – 1)
- f(g(x)) = √(x – 1), ma si tiene conto di Dom(f(g)): x ≥ 2
2.3 Funzioni inverse
Se si ha f: A→B e si vogliono scambiare dominio e codominio mantenendo le associazioni tra gli elementi (ovvero mantenendo le coppie (x1, y1), (x2, y2),…) si può utilizzare lo strumento della funzione inversa. Va ricordato che una funzione è invertibile soltanto se è iniettiva.
- Sia f: A→B iniettiva. Si dice FUNZIONE INVERSA di f la funzione f-1: Im(f)→A tale che x = f-1(y) se e solo se y = f(x).
Esempio: f(x) = (3x – 1)/(4x + 2).
- y = (3x – 1)/(4x + 2) → (4xy + 2y) = 3x – 1 → x(4y – 3) = −2y − 1 → x = (3y + 1)/(4y − 2) = f-1(x).
Per invertire una funzione iniettiva, dunque, sarà sufficiente esprimere la x in funzione della y. Graficamente, si noterà che le due funzioni saranno simmetriche rispetto alla bisettrice del primo e del terzo quadrante (y = x).
2.4 Massimi, minimi, estremi
Una funzione f si dice LIMITATA se la sua Immagine Im(f) è un insieme limitato (la definizione continua nel documento originale, ma è stata interrotta qui per il compito richiesto).
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