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Capitolo 1 – Gin, televisione e surplus cognitivo

Nella prima metà del Settecento Londra sguazzava nel gin: esso si era diffuso in maniera notevolissima in tutti gli strati della popolazione fino a diventare un problema. Il Parlamento inglese allora cercò di limitarne la vendita e di vietarla, ma queste misure non risolsero il problema. Il vero problema non era il gin: il gin era la risposta ai radicali cambiamenti sociali verificatisi e l’impossibilità di adattarvi i vecchi modelli civili. Il consumo di gin diminuì soltanto quando la società si riorganizzò tenendo conto delle nuove realtà urbane create dall’incredibile densità di Londra, che si riorganizzò per diventare una delle prime città moderne.

Anche durante il passaggio dalla società industriale alla società postindustriale si sviluppò un fenomeno simile a quello del gin, però con il consumo di televisione. Questo passaggio comportava la comparsa di moltissimo tempo libero, mai avuto in tale quantità in nessuna epoca storica. Esso è stato per lo più riempito dalla televisione.

Gli esseri umani sono animali sociali, ma l’esplosione del surplus di tempo libero è coincisa con una riduzione del nostro capitale sociale, la scorta di relazioni con persone di cui ci fidiamo e su cui contiamo. Una motivazione dell’incredibile aumento del tempo trascorso davanti alla tv è il fatto che questa abbia sostituito altre attività, soprattutto sociali.

Riduzione di contatto umano: l'ipotesi del surrogato sociale

Essa ha due facce:

  • Storicamente abbiamo guardato così tanta tv che questa ha finito per sostituirsi a tutti gli altri utilizzi del tempo libero, compreso il tempo con gli amici e la famiglia.
  • Le persone che vediamo in tv si trasformano in amici immaginari.

Guardare la tv è qualcosa che possiamo fare da soli e al contempo è un’attività che lenisce la nostra solitudine: la tv fu uno strumento adatto a riempire il vuoto lasciato dal passaggio da un modello fatto di città densamente popolate e di comunità rurali molto legate, al relativo distacco dovuto al pendolarismo lavorativo e alla frequente rilocazione.

Se c’è una cosa che fa della nostra epoca un periodo degno di nota, è che oggi possiamo trattare il tempo libero come un vantaggio sociale generale utilizzabile per grandi progetti collettivi, invece che come una serie di singoli minuti da passare in solitudine. All’inizio, una società non sa bene cosa farsene di un surplus, per questo si chiama surplus. Da quando abbiamo un surplus di tempo libero davvero imponente per lo più lo abbiamo passato a guardare programmi televisivi perché quell’uso del tempo ci sembrava migliore delle alternative disponibili.

Ma oggi, per la prima volta nella storia della televisione, alcune schiere di giovani guardano la tv meno dei loro genitori → le popolazioni giovani con accesso ai media veloci e interattivi stanno modificando il loro comportamento, allontanandosi da media che presuppongono puro consumo. Le scelte che portano a un minor consumo di televisione sono le piccole scelte individuali, ma anche le enormi scelte collettive, un accumulo di piccole scelte di milioni di persone: la migrazione cumulativa verso la partecipazione di un’intera popolazione permette la creazione di una Wikipedia. Per l’industria televisiva questo cambiamento dell’utilizzo del tempo libero è uno shock.

Gli errori del milkshake

Due sono gli errori degli studi sul milkshake di McDonald's:

  • Concentrarsi soprattutto sul prodotto e presumere che contassero solo le sue caratteristiche intrinseche, senza chiedersi quale ruolo gli attribuissero i consumatori e che compito gli affidassero.
  • Avere una visione miope sul tipo di cibo che la gente ha sempre mangiato la mattina, come se tutte le abitudini fossero tradizioni profondamente radicate e non un insieme di accidenti.

Noi oggi abbiamo lo stesso problema con i media. Nel parlare degli effetti del web o degli sms, è facile commettere un errore del milkshake, concentrandosi solo sullo strumento in sé. Gli usi sociali dei nuovi strumenti di comunicazione sono stati una grande sorpresa, anche perché la possibilità di questi usi non era insita negli strumenti stessi: quando usiamo un network, il vantaggio più importante che otteniamo è l’accesso agli altri → vogliamo essere connessi gli uni agli altri, un desiderio che la televisione non può soddisfare.

È anche facile rimanere ancorati all’idea che il mondo così com'è oggi rappresenti una specie di espressione ideale della società, e che tutte le deviazioni da questa sacra tradizione siano scioccanti e negative. Questo fare-e-condividere di certo è una sorpresa rispetto al comportamento precedente, ma il puro consumo di media non è mai stato una tradizione sacra, bensì il frutto di una serie di coincidenze e di casualità. L’atomizzazione della vita sociale nel Ventesimo secolo ci ha spinti così lontano dalla cultura partecipativa che, quando questa è riaffiorata, abbiamo avuto bisogno dell’espressione “cultura partecipativa” per descriverla.

Casi si Ushahidi.com e lolcat, due modi di usare la cultura partecipativa in maniera differente.

More is different

Partecipare è agire come se la nostra presenza contasse, come se le nostre reazioni facessero parte dell’evento. La partecipazione può avvenire e persistere ben oltre l’evento, con libri, film, condivisione di contenuti etc. I media del Ventesimo secolo venivano gestiti in vista di un unico evento: il consumo. La domanda che ci si faceva era: “Se produrremmo di più, voi consumerete di più?” e la risposta in genere era positiva.

I media sono costituiti di tre parti diverse: alla gente piace consumare, condividere e produrre. Bisogna ampliare i propri orizzonti includendo produzione e condivisione. Non è necessario cambiare completamente le nostre abitudini mediatiche, basta anche poco perché il concetto che sottende la cultura partecipativa è appunto l’aggregazione e la partecipazione attiva di più persone, per poter funzionare. La faccenda della dimensione aggregata in parte dipende dal modo in cui la popolazione istruita usa il suo tempo libero, ma in parte ha a che fare con l’integrazione stessa, con il nostro essere sempre più interconnessi in un unico paesaggio mediatico condiviso.

La probabilità di un evento è la probabilità che quell’evento avvenga moltiplicata per la frequenza con cui potrebbe avvenire → qualunque essere umano, per quanto improbabile, vede aumentare la sua probabilità in una folla. I grandi surplus sono diversi dai piccoli. Il filosofo Philip Anderson disse “More is different” → quando si aggrega una certa quantità di qualcosa, questo qualcosa si comporta in modi nuovi; e i nuovi strumenti di comunicazione stanno aggregando la nostra capacità individuale di creare e condividere a livelli senza precedenti.

Simili cambiamenti implicano che eventi un tempo improbabili diventino probabili, e che eventi un tempo inverosimili diventino certezze. Una delle ragioni per cui fatichiamo tanto a pensare al cambiamento culturale permesso dai nuovi strumenti di comunicazione è che la visione egocentrica non è il modo giusto di affrontarlo. Siccome produciamo e condividiamo sempre più media, dobbiamo reimparare cosa significhi questa parola → la nuova situazione sta trasformando il significato della parola “media”, da quello di un termine proprio di un particolare settore dell’economia a quello a di strumento a basso costo e globalmente disponibile per la condivisione organizzata.

Una nuova risorsa

Il nostro surplus è solo potenziale: da solo non significa nulla e non combina nulla. Per capire cosa fare di questa nuova risorsa, dobbiamo capire non solo il tipo di azioni che permette, ma i come e i dove di quelle azioni.

Capitolo 2 – I mezzi

Il caso della carne bovina e dei Dong Bang Shin Ki.

La vecchia visione del web come di un luogo separato, un cyberspazio slegato dal mondo reale, è un incidente di percorso. Oggi, con la crescente diffusione dei computer e dei telefoni sempre più simili a computer, l’intera nozione di cyberspazio sta svanendo. I nostri strumenti di social media non sono un’alternativa alla vita reale, ne fanno parte. In particolare, sono sempre più strumenti che coordinano eventi nel mondo fisico.

La salvaguardia dei vecchi problemi

PickupPal.com e il car-pooling per risolvere i problemi dei pendolari, che non riguarda tanto le macchine, ma il coordinamento. Questo è un esempio di social media che fanno parte del mondo reale, anzi, che migliorano il mondo reale invece di tenerselo lontani.

L'economia di Gutenberg

Breve storia della stampa a caratteri mobili e delle novità introdotte da questo tipo di stampa. Brevissima storia degli altri media per dire che tutte le rivoluzioni successive alla stampa a caratteri mobili, per quanto diverse fra loro, hanno al loro centro l’economia di Gutenberg: la necessità di costi di investimento enormi. È costoso possedere i mezzi di produzione, il che rende la novità un’operazione fondamentalmente ad alto rischio, ma fondamentale per andare avanti.

Il pulsante “Pubblica”

La pubblicazione è sempre stata qualcosa a cui dovevamo chiedere il permesso a qualcuno, e quel qualcuno erano gli editori. Oggi non più. Gli editori continuano a svolgere altre funzioni nel selezionare, limitare e commercializzare l’opera, ma non costituiscono più la barriera tra scrittura privata e scrittura pubblica. Il grande attrito all’interno dei media è da sempre dovuto al fatto che libertà e qualità sono due obiettivi in conflitto. Da sempre c’è chi sostiene che una maggiore libertà di pubblicare non è compensata dallo scadimento della qualità media. Più è facile per l’uomo comune pubblicare, più è comune quel che viene pubblicato. Ma la maggiore libertà di partecipare alla conversazione pubblica ha dei vantaggi compensativi:

  • Un aumento della sperimentazione della forma, anche e soprattutto per l’abbattimento dei costi.
  • Un aumento del numero e una maggiore varietà di creatori.

La scarsità è più facile da gestire dell’abbondanza: siccome l’abbondanza elimina i compromessi cui siamo abituati, chi è cresciuto nella scarsità può sentirsi disorientato. Quando una risorsa è scarsa, chi la gestisce spesso la considera un valore in sé, senza fermarsi a riflettere su quanto quel valore sia legato alla sua scarsità. Allo stesso modo, quando pubblicare smette di essere complicato e diventa facile, la gente abituata al vecchio sistema spesso considera la pubblicazione da parte di dilettanti frivola, come se pubblicare fosse un’attività intrinsecamente seria. Peccato che non lo sia e non lo sia mai stata. La pubblicazione andava presa sul serio quando i costi e l’impegno richiesto costringevano la gente a prenderla sul serio. Ma se questi fattori scompaiono, allora scompare anche il rischio.

Il tessuto connettivo della società

Oggi la rivoluzione è incentrata sullo shock provocato dall’inclusione degli amatori tra i produttori: non abbiamo più bisogno di chiedere l’aiuto o il permesso di professionisti per dire cose in pubblico. Questa facoltà di esprimersi pubblicamente e di unire le nostre capacità è talmente diversa da quello cui eravamo abituati da costringerci a ripensare all’idea stessa di media: non sono solo qualcosa da consumare ma anche da usare. Di conseguenza, molte delle nostre idee consolidate sui media si stanno oggi sfaldando. La parola media è di per sé un raggruppamento, perché si riferisce, nel contempo, al processo, alla produzione e al prodotto. Oggi tale termine ha bisogno di una nuova definizione: i media sono il tessuto connettivo della società. Oggi le modalità media pubblici e personali si sono fuse insieme.

Internet è il primo mezzo ad avere un’economia postgutenberghiana. Non esiste più il concetto di “copia” perché tutto è digitale e tutto è perfettamente identico a sé stesso. Inoltre, i mezzi di comunicazione digitale sono simmetrici. Inoltre c’è maggiore fluidità tra i media: ciascun medium può passare agilmente dal broadcast medium al communications medium, senza essere per forza una delle due opzioni. Infine, i nuovi media implicano un cambiamento economico: internet è solo una serie di accordi su come far viaggiare i dati tra due punti. Chiunque si attenga a questi accordi può essere a pieno titolo un membro del network.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DeliaLeggio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Mass media, new media e società delle reti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Pireddu Mario.
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