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Marx: vita e opere (1818-1883)

Umanista, sociologo e filosofo, Karl Marx fu un grande studioso di Hegel (anche se non rientra tra le filosofie posthegeliane) e dell’evoluzione darwiniana, della quale riprenderà il concetto di "lotta", trasportandolo alla società. Nasce a Treviri, che era sotto il dominio prussiano, nel 1818 da una famiglia di ebrei convertiti.

Studia Giurisprudenza presso l’università di Bonn e dopo un anno si trasferisce a Berlino dove, tra il 1839 e il 1841, scrive la sua tesi di laurea intitolata "Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro". Inizialmente si dedica al giornalismo politico e nel 1843 si trasferisce a Parigi dove, nel 1932, pubblica per la prima volta i Manoscritti economico-filosofici e dove avverrà l’incontro con Engels.

Quest’ultimo era figlio di capitalisti conservatori ma progressista, con un’idea diversa sull’uso del capitale rispetto ai genitori. A Bruxelles essi collaborano alla stesura dell’"Ideologia tedesca", pubblicata nel 1932. Entrambi aderiscono alla Lega dei Giusti, una sorta di sindacato, un movimento civile che cercava di proteggere i diritti dei lavoratori in fabbrica. Nel 1874, Marx ed Engels, in seguito a un colpo di mano dovuto al fatto che Marx era entrato in polemica con Weitling, decidono di dare il nome di Lega dei comunisti: il nuovo obiettivo era quello di abbattere il dominio della borghesia e fondare una nuova società senza classi e senza proprietà privata.

Nel febbraio del 1848 pubblicano, a Londra, il Manifesto del partito comunista, redatto come programma della lega.

Viaggi e pubblicazioni

Tra i diversi viaggi intrapresi da Marx, è necessario ricordare quello a Londra: qui egli (durante il periodo delle due rivoluzioni industriali) assistette direttamente allo sfruttamento e alle condizioni pessime dei lavoratori. Nel 1864, proprio a Londra, venne istituita l’Associazione internazionale degli operai, conosciuta come Prima Internazionale, e nel 1867 Marx pubblica il primo libro de "Il Capitale". Alla sua morte, avvenuta nel 1883, Engels si occuperà di curare l’edizione del secondo e del terzo volume della stessa opera.

Filosofia come trasformazione

Secondo Marx, se la filosofia fino a questo momento si è occupata di pensare il mondo, adesso è giunto il momento di trasformarlo. Dunque, è necessario conoscere la realtà (teoria) per trasformarla (prassi). Infatti, la filosofia di Marx è comprensione e fondazione insieme di una prassi per modificare la realtà.

Questa filosofia si propone il compito di rovesciare tutti i rapporti in cui l’essere umano è abbandonato, umiliato, assoggettato (l’intellettuale deve considerare la componente etica). Marx afferma che la politica non ha prodotto emancipazione umana, ad esempio la rivoluzione francese non ha prodotto l’affermazione degli ideali rivoluzionari, bensì gli interessi egoistici, di classe.

Ciò è avvenuto perché l’istanza politica ha sempre prodotto ideologia, cioè la classe dominante fa credere alla classe subalterna di combattere per gli stessi valori. Pertanto, per realizzare un progetto di cambiamento occorre che la massa (priva di autoconsapevolezza) prenda coscienza dei propri diritti e, diventando proletariato, si riconosca come classe.

In questo modo la teoria diventa potenza materiale impadronendosi del proletariato, il quale viene considerato da Marx il cuore di questo progetto di cambiamento, mentre la filosofia ne è il cervello. Nel momento in cui si raggiungerà l’uguaglianza economica e sociale, l’emancipazione politica diventerà umana.

Critiche ad Hegel

Marx opera ad Hegel una critica di natura logica e una di natura politica: secondo la prima, nella sua filosofia Hegel non ha espresso gli strumenti che analizzano la realtà, ma ha riempito di contenuto le categorie della sua logica (cioè manca la trasformazione). Ciò perché l’errore di base di Hegel è l’aver invertito il soggetto (idea) con il predicato (soggetti reali).

In realtà il predicato dovrebbe essere il soggetto della storia e le idee, i suoi contenuti; secondo la critica di natura politica, Hegel ha considerato il modello di stato prussiano, il modello assoluto di stato (stato moderno come essenza dello stato). Secondo Marx non si può prendere una realtà e assolutizzarla.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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