Imprese a conduzione imprenditoriale
Le idee, la vision, i valori, passano tutti attraverso 1 o pochissime figure. Per crescere
queste aziende hanno spesso bisogno di delegare, cedere un po’ di controllo e
acquisire in cambio finanziamenti. Chi ha fondato quelle imprese negli anni 60, ora si
assiste alla transizione generazionale. Le imprese hanno grande bisogno di
innovazione e creatività, questo modello non è sempre in grado di garantirli. Il
concetto di resilienza: capacità di adattamento.
Tipiche situazioni di debolezza delle PMI italiane
Per l’imprenditore italiano tipico c’è molto prodotto e poco mercato. Ovvero grande
conoscenza del prodotto e del processo produttivo, ma bassa conoscenza del cliente e
del mercato. Inoltre, c’è poca conoscenza dei competitors. C’è una forte convinzione
che il proprio prodotto sia il migliore. Si lavora secondo una routine. Non si riesce a
posizionare correttamente l’azienda e i suoi prodotti. C’è la convinzione che il
marketing porti ad un cospicuo aumento dei costi.
Come le aziende imparano a fare marketing
1. Imitazione
2. Reclutamento di persone con competenze specifiche ed evolute di marketing in
attività accademiche
3. Ricerca di persone già formate con esperienza in attività professionali.
4. Consulenza
Tutte 4 le strade sono praticate ed interconnesse tra loro, ma la più praticata è la
consulenza. Il consulente è un soggetto esterno che analizza il problema dell’azienda.
Questo deve quindi individuare delle soluzioni e indica dei percorsi risolutivi. Dunque,
il consulente condivide con lo staff dell’azienda proposte e soluzioni. Porta in azienda il
know-how.
La consulenza strategica risponde alla domanda: “cosa possiamo fare per?” sarà il
consulente a dire cosa fare
La consulenza operativa risponde alla domanda: “come? Con quali strumenti e
modalità?” ci si affida ad una consulenza per capire come fare una cosa che
conosciamo già.
La consulenza all’innovazione è l’idea di aprirsi all’innovazione. Molto spesso le
aziende non capiscono dove sta andando il mercato e chiedono ai consulenti idee.
Sono livelli diversi che richiedono competenze diverse. I consulenti sono solitamente le
big della consulenza. Ci sono anche società di consulenza medio-piccole. Poi ci sono i
freelance che non hanno alle spalle una società.
Un consulente è estraneo alle dinamiche interne all’azienda di potere. Inoltre, i
consulenti rappresentano costi variabili e non costi fissi. Porta in azienda una diversa
vision del rapporto con il mercato che all’interno non è sempre sviluppata, anche nuovi
punti di vista e idee.
Il marketing dipende da:
- Settore
- Canale commerciale
- Categoria merceologica
- Mercato
RUOLO DEL MARKETING AZIENDALE
Definire il marketing non è possibile prescindendo dall’asse dei tempi. Il marketing
evolve perché cambia il contesto nel quale l’organizzazione opera. Un contesto in
senso ampio che ha a che fare con la società e con i sistemi competitivi. Il marketing
nasce nel 900 negli Stati Uniti. Il marketing nasce insieme all’industria (1902)
Le principali variabili che definiscono il significato di marketing:
- Variabile macro: società e paradigmi tecnologici e concorrenza.
- Situazione socio-politica e rapporti fra Paesi.
Ci sono dei sistemi che vanno connessi tra di loro. Il primo sistema è quello della
produzione. È un sistema ad altissimo grado di rigidità. Presuppone investimenti in
costi fissi. Il simbolo di questo sistema è la fabbrica, lo stabilimento, che ad un certo
punto diventa (1989 con la caduta del muro di Berlino) globalizzazione. I consumatori
vivono in città, città che diventano sempre più grandi. Produzione e consumo hanno
bisogno di un passaggio intermedio: i canali distributivi e la commercializzazione. Il
sistema distributivo ha le sue regole: inizialmente si trattava di piccoli negozi
completamente nelle mani dei produttori. Poi dal piccolo negozio (1980) arriva la
grande distribuzione con un potere più grande che arriva a competere con i produttori.
Poi le dimensioni diventano iper. Nella metà degli anni 90’ arriva nel mondo l’e-
commerce e inizialmente la prima reazione era di disinteresse. Il marketing è un
connettore intersistemico che mette in collegamento sistemi e mondi diversi. Dalla
fine degli anni 90 in poi il marketing è diventato protagonista nel contesto post-
industriale, con internet in primis e poi dopo il 2010 la dimensione è quella dello
smartphone, tablet e IoT. Siamo nell’economia chiamata “connection economy”, siamo
tutti legati e uniti dalla presenza della rete dei social media.
Vengono identificati alcuni aspetti per capire l’evoluzione del marketing 3.0 di Kotler:
1. Importanza della partecipazione: il consumatore si sente in grado di interagire e
interloquire.
2. Globalizzazione: ormai i consumi sono globali e nasce il confronto tra marche
locali e marche a livello globale.
3. Società creativa: nella quale il livello medio di coltura è molto più alto.
Il marketing nasce e cresce in un contesto di grandissima espansione. Negli anni 80’ il
marketing assume questa definizione: “processo di pianificazione e esecuzione della
concezione, prezzo, promozione e distribuzione di idee beni e servizi per creare lo
scambio e soddisfare gli obiettivi dell’organizzazione e dei consumatori”.
Gli strumenti di marketing influenzano i comportamenti dei consumatori, nasce il
concetto delle 4 P e negli anni 70 si comincia a pensare nelle aziende in questa chiave,
elaborando strategie di marketing per andare meglio nei mercati. Si cominciano poi a
misurarne i risultati.
Nasce l’idea che il prodotto debba essere sostenuto da un’adeguata comunicazione. Il
prodotto deve garantire una prestazione utile ed evidente, la pubblicità fa una
promessa. Infine, i prodotti devono essere differenziati. Non solo va fatta una
promessa, ma bisogna saper dimostrare superiorità relativa verso i concorrenti.
Marketing strategico
Dagli anni 80 si inizia a distinguere tra marketing strategico ed operativo. Il marketing
strategico ha portato ad un approccio in cui si definiscono alcune linee di azione di
targeting, segmentazione e posizionamento per poi passare al marketing operativo
(4P). La logica del m.s. è di tipo causale. Sostanzialmente, il marketing strategico si
concentra su come sviluppare un vantaggio competitivo attraverso i driver della
pianificazione. Grazie ad esso ci si pone obiettivi di medio e lungo periodo si mettono
in campo piani di azione mirati per realizzarli. Il marketing strategico ti permette
proprio di analizzare e comprendere le esigenze del pubblico di riferimento e
individuare i prodotti e i servizi da proporre per rispondere a determinati bisogni in
modalità e tempistiche coerenti ed efficaci. Il marketing operativo è esattamente la
traduzione della strategia di marketing in azioni concrete. Si occupa, dunque, di
mettere in campo tutta una serie di azioni che rispondano al piano di marketing
strategico.
La preoccupazione principale di un’impresa diventa quella di essere distinguibile sul
mercato rispetto alle altre. Ad esempio, il “senza lattosio” rappresenta un caso di
differenziazione di prodotto, a cui viene associato il colore verde.
In quegli stessi anni si sviluppa un concetto fondamentale che è quello del
posizionamento. Ha a che fare con il modo in cui i consumatori percepiscono il
prodotto, si parla della posizione nella mente del consumatore. Il posizionamento
nasce insieme al prodotto. Il consumatore che sceglie Muller effettua una scelta
completamente diversa da quello che sceglie Danone Activia. Sono due prodotti con
valori e riferimenti diversi, dunque hanno un posizionamento diverso.
NB: il posizionamento non si esaurisce nella sola comunicazione. Inizia a monte, dalla
fase di ricerca e sviluppo e dalla progettazione. Quindi si collega alla capacità e alle
competenze dell’impresa, nonché alla loro strategia.
Flusso logico dell’azione di marketing
Si parte dunque da un’analisi che si riferisce sia all’interno che all’esterno dell’azienda.
Il marketing ha sempre bisogno di analisi, ricerche, dati. Lo scopo di tutto ciò è
consentire la formulazione di una strategia con determinati obiettivi, ad es. crescita e
miglioramento delle performance. Va sempre tenuto conto delle strategie delle altre
imprese. Le strategie devono poi essere declinate in politiche che altro non sono che le
4P. Nel loro insieme devono arrivare a produrre i risultati attesi.
Abbiamo dunque un marketing mix (insieme di azioni) formato da politiche che
andranno a determinare la performance aziendale. Queste politiche comportano la
stesura di un budget (piano di marketing). I risultati saranno poi misurati in base ad
alcuni indicatori come fatturato etc..
Dimensioni di risultato
1. Indicatori che misurano la generazione dei profitti o l’aumento del valore
patrimoniale (tangibile o intangibile) dell’impresa.
2. Guadagno di spazi di mercato rispetto ai concorrenti (quote di mercato).
3. Soddisfazione dei clienti.
Quando uno di questi è negativo, stiamo sbagliando qualcosa e sono necessarie
variazioni, che spesso possono essere anche drastiche.
Anni 90
Non basta più vendere un prodotto o un servizio, si tratta di vendere qualcosa di più,
l’idea di un prodotto. Qualcosa che va aldilà del tangibile. Non si vende l’auto ma
un’idea dell’auto. Le imprese cominciano a lavorare inseguendo un’idea e
rafforzandola nel tempo.
Si parte da dei valori derivanti dal fondatore dell’impresa, che devono poi ritrovarsi
nelle strategie e conseguentemente nelle politiche di marketing. Strategie e politiche
cambiano nel tempo, ma restano sempre legate ai valori originari. Aumenta il valore
simbolico del prodotto che raggiunge il suo apice con le politiche di marketing. Le
imprese cominciano a proporre un vero e proprio sistema di offerta che combina
elementi funzionali e simbolici. Le prestazioni funzionali non bastano più.
Marketing nella società post-industriale
Vi è una definitiva transazione verso una società basata sul mercato, si divide il
compito chiaramente tra chi produce e chi consuma. Tutto il mondo diventa un luogo
di scambi e flussi. Le persone vivono sempre meglio, migliora la qualità della vita, si
creano aspettative di uno stato migliore nel futuro. Nasce l’economia dei servizi. Enzo
Rullani ha riconosciuto come focus i servizi, che sorpassano i beni materiali. I
consumatori non si accontentano più del bene tangibile, ma vuole dei servizi che lo
accompagnino. Cambia dunque il modo di lavorare delle imprese e dunque le
mansioni. Anche nell’edilizia è possibile vedere i segni del cambiamento. C’è una
grande attenzione al verde e alla riqualificazione urbana. È difficile pensare ad oggi a
delle città nelle quali ci siano ciminiere e fumi, vogliamo ci sia verde e qualità della
vita buona. Dove prima la ricchezza passava attraverso uno stabilimento industriale
oggi passa attraverso aree che forniscono servizi.
La stessa industria si è trasformata: l’industria del post-industriale è differente perché
si è passati dalla meccanizzazione e alla catena di montaggio alle imprese
automatizzate fino ai sistemi cibernetici della quarta generazione dell’industria.
MARKERKING 3.0 e 4.0
Il primo a parlare di Marketing 3.0 è stato Philip Kotler nell’omonimo libro che, in
sintesi, spiega come sia avvenuta questa transizione. Dl Marketing focalizzato sul
prodotto (1.0) al Marketing focalizzato sul cliente (2.0) per arrivare al Marketing
umanistico (3.0), dove il cliente si trasforma in essere umano a tutto tondo: con una
mente, un cuore e uno spirito. La conseguenza per le aziende è quella di creare
prodotti, servizi e culture aziendali in grado di recepire e riflettere i valori umani.
Il Marketing 4.0 è un nuovo concetto di marketing, introdotto da Philip Kotler, guru del
marketing mondiale. Si può dire che il Marketing 4.0 segni a tutti gli effetti l’ingresso
delle aziende nell’era digitale e che le attività di marketing siano orientate ad una più
completa combinazione di interazione tra l’online e l’offline, puntando sulla creazione
di contenuti rilevanti per i clienti. Kotler getta quindi le basi per la comprensione di
questo nuovo approccio, che egli considera come uno sviluppo del marketing 3.0,
evolutosi maggiormente nel digitale. La denominazione Marketing 4.0 indica un nuovo
modo di relazionarsi da parte delle aziende, che vede i brand “umanizzarsi” al fine di
stabilire una connessione emotiva con il cliente, ma soprattutto di comunicare a 360
gradi attraverso un approccio multicanale. La nuova sfida delle aziende si concretizza
quindi nel trasmettere correttamente i valori del brand e instaurare un legame, una
relazione, coinvolgendo il consumatore. In questa fase il marketing non è solo
finalizzato ad un buon branding, ma fornisce anche contenuti di valore per i clienti.
Infatti, rispetto al consumatore tradizionale, il cliente di oggi è più consapevole ed
esigente, avendo più informazioni a portata di mano, è molto più informato, di
conseguenza meno incline a scegliere ciecamente un servizio o un prodotto. Si può
dire che il digital marketing è il motore del Marketing 4.0. Rispetto al marketing 3.0, il
marketing digitale ha consentito alle aziende di fornire contenuti in maniera più
semplice e più rapida. Il Marketing 4.0 si può quindi definire come un upgrade del 3.0
nell’era digitale.
https://www.digital-coach.it/blog/case-histories/marketing-4-0/
Industria 4.0
Si basa su alcune tecnologie abilitanti. Tutte le nuove potenzialità tecnologiche nella
produzione consentono alle imprese di rendere realizzabile facilmente la varietà e la
flessibilità produttiva.
4 forze caratterizzanti l’era attuale (post-industriale)
1. Tecnologie della connettività e dell’interattività (digital marketing): Hanno a che
fare con la rete, con strumenti che permettono di unire consumatori, aziende e
cittadini.
2. Globalizzazione (global marketing): i mercati sono globali quindi il marketing
deve essere globale.
3. Green economy e paradigma della sostenibilità (green marketing).
4. La “società liquida” e il paradigma della creatività (creative marketing): la
società è più complessa, le persone sono più complesse, a partire dai giovani.
Digital marketing – società interconnessa
Ci troviamo in una società fortemente interconnessa. Tutto ciò produce trasformazioni
radicali anche nel marketing, soprattutto nei consumi, che sono profondamente diversi
dai consumi nel periodo industriale. Tutto parte dal 91 quando nasce il WWW, che ha
modificato l’assetto della comunicazione a livello internazionale e ha fatto partire una
serie di iniziative imprenditoriali basate sulla potenzialità del WWW capaci di cambiare
il mercato e il marketing. Parliamo di Amazon, Google, Facebook, YouTube, etc..
Global marketing – finanziarizzazione e economia globale
Quando parliamo di finanziarizzazione parliamo del fatto che le imprese ragionano
spesso in termini di finanziamenti a lungo termine. Assume molta importanza il valore
complessivo dell’impresa, oltre che i ricavi e gli altri indicatori. L’economia è oggi priva
di confini. La fitta rete di comunicazioni tra i vari paesi ci racconta non solo di reti
digitali, ma anche di merci che si spostano, che vengono progettate in un Paese, ma
che vengono prodotte in altri. Il sistema della delocalizzazione ha avuto un impatto
fortissimo sull’organizzazione del lavoro, sul trasferimento all’estero di sedi e di
impianti. Ciò chiama in causa anche la circolazione delle persone, quindi delle idee e
della cultura. Oggi dunque le imprese devono pensare in ottica globale.
Green marketing – economia verde
È una dimensione rivoluzionaria che ha a che fare con il tema della sostenibilità, degli
impatti ambientali e che coinvolge i modelli di sviluppo che per forza devono tenere
conto dell’ambiente e della società. Richiama l’esigenza di considerare gli impatti della
produzione sull’ambiente ecologico e sociale. L’obiettivo è la riduzione
dell’inquinamento e la prevenzione dei danni alla biodiversità. Le preoccupazioni si
allargano, non si guarda più solo alla produzione, ma anche all’ambiente. L’obiettivo
delle Nazioni Unite è quello di un consumo e produzione sostenibili. C’è una
responsabilità delle imprese, dei governi, e individuale dei cittadini/consumatori che
devono a loro volta dimostrare consapevolezza. Si fonda su 3 principali pilastri che
sono l’emissione di carbonio, l’efficienza nell’uso delle risorse e il tema dell’inclusione
sociale e della redistribuzione della ricchezza. Pilastri:
1. Trasporto “clean”
2. Energia verde e rinnovabile
3. Uso dell’acqua migliore
4. Strutture efficienti dal punto di vista energetico
5. Gestione efficiente dei rifiuti
6. Attenzione alla gestione dell’agricoltura e delle foreste
Economia circolare: prodotti pensati per il loro riciclaggio per essere reintrodotti nel
processo produttivo. La sfida dell’economia circolare è importante per il management
perché sono sempre di più le imprese che utilizzano questo approccio proprio perché è
fonte di risparmi. In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a
ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i
materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile,
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