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Filologia e critica letteraria

Ogni critica presuppone una filologia e la filologia implica una valutazione, un'interpretazione, cioè una critica. È perciò difficile stabilire una distinzione fra queste due attività.

Filologia: disciplina che mira alla ricerca e alla costruzione dei testi letterari e alla loro illustrazione, specialmente dal punto di vista linguistico e storico.

Critica: disciplina che si impegna nella valutazione dei testi dal punto di vista estetico o secondo criteri particolari.

Il critico deve fondare il suo giudizio su una interpretazione filologicamente esatta del testo nella sua struttura linguistica e nelle sue implicazioni storiche; d'altra parte però, il filologo non può lavorare in maniera astrattamente impersonale, come una macchina.

La cultura positivista del secondo Ottocento attribuiva carattere scientifico soltanto alla filologia (credeva che fossero applicabili dei metodi impersonali e sicuri) mentre considerava la valutazione estetica come soggettiva e arbitraria. La scienza moderna riconosce molti limiti alle matematiche certezze di umane teorie applicate alla natura. Innegabili però sono le basi scientifiche sia della filologia sia della critica.

Tuttavia anche il critico più rigoroso racconta in qualche modo se stesso, forse tradendo così il proprio compito di servizio, ma evitando anche l'aridità di un'analisi esclusivamente tecnica.

La filologia e l'edizione critica dei testi

La filologia

Filologia: dal greco amante della conversazione elevata e dotta. Comincia ad organizzarsi come disciplina in Grecia a partire dal secolo III a.C. con il compito di catalogare e restituire i testi antichi.

Analogamente a Roma, la filologia nasce a metà del II sec. a.C. Il Medioevo ebbe scarso interesse filologico. Tuttavia, in tale periodo, l'affermarsi di una cultura cristiana accanto a quella classica determina la nascita di un nuovo ramo di attività filologiche, legate alla cura dei testi sacri.

La filologia scaturisce sempre da un particolare interesse critico e storico e dalla coscienza del valore del passato per il presente. Questa coscienza ha straordinario risalto nell'Umanesimo, quando la civiltà greco-latina acquista un valore esemplare. Con gli umanisti rinasce la filologia.

Nel Seicento essa si confonde con una ricerca di erudizione illimitata e fine a se stessa. Nel Settecento la mentalità cartesiana minaccia di distruggerla, ma finisce per dar vita ad un nuovo indirizzo filologico, che si avvicina al testo con estremo spirito critico; conseguenza è un esagerato scetticismo nei riguardi delle testimonianze del passato.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Letteratura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Millefiorini Federica.
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