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Appunti inerenti l'esame di Antropologia culturale del prof. Longo riguardanti cultura, studi etnologici, memorandum, livello sociale, piano economico, piano sociologico, piano della cultura, etnologico, linguaggio corrente, superorganico, kroeber, bisogni culturali primari e secondari e altro ancora.

Esame di Antropologia Culturale docente Prof. G. Longo

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ESTRATTO DOCUMENTO

ebbe come maggior esponente Radcliffe Brown. Lo strutturalismo divenne un problema di attualità quando

Brown attaccò Malinowski (in occasione di un discorso al Royal Antropological Institute di Londra 1940),

definendolo un irresponsabile e disconoscendo l’esistenza di una scuola funzionalisa.. Per Brown, il termine

funzione è un termine equivoco, che M. aveva usato malamente confondendo funzione con uso. Per Brown, il

concetto di funzione nelle scienze sociali implica l’idea di società come organismo vitale, composto di unità o

parti singole, tenute in relazione da una rete di mutue relazioni, interagenti tra loro.

I ’ B

L CONCETTO DI STRUTTURA NELL ANTROPOLOGIA SOCIALE SECONDO ROWN

Brown considerava l’antropologia sociale una branca delle scienze naturali. I fenomeni sociali, per Brown, sono

una definita classe di fenomeni naturali, tutti sono connessi con l’esistenza di strutture sociali, e lo studio di

queste ultime, costituisce l’oggetto di studio dell’antropologia sociale, che ha per fine la ricerca delle relazioni

associative fra organismi viventi. I fenomeni sociali non sono l’immediato risultato della natura di singoli esseri

umani, ma il risultato della struttura sociale dalla quale i fenomeni vengono collegati. Brown precisa cosa

intende per strutture sociali:

1. Gruppi sociali persistenti quali nazioni, tribù, clans che hanno una continuità, malgrado i cambiamenti

delle persone che vi appartengono.

2. le relazioni sociali tra persona e persona: es. quelle di parentela.

3. la differenziazione di individui in classi in base al ruolo sociale.

Il concetto di strutture sociali può essere per Brown utilizzato per affrontare 3 tipi di problemi:

: consistenti nell’identificazione delle strutture sociali, nel rilevare

a) RELATIVI ALLA MORFOLOGIA SOCIALE

differenze e somiglianze tra esse e per classificarle.

R : consistenti nell’esame delle modalità in cui le strutture sociali

b) ELATIVI ALLA FISIOLOGIA SOCIALE

funzionano.

R : consistenti nell’esaminare come si formano nuovi tipi di strutture sociali.

c) ELATIVI ALLO SVILUPPO

Per Brown le strutture sociali hanno alcune proprietà

* Assicurare la continuità di esistenza alla società.

* Sono dinamiche: nascono e muoiono individui, ma la struttura rimane la stessa.

* Riferimento all’estensione dell’area occupata: è raro incontrare comunità che non hanno

contatti con l’esterno e che hanno un’area ben delimitata. Per Brown è preferibile

studiare comunità limitate in ampiezza.

* Formazione della personalità sociale: ogni persona è al contempo cittadino, impiegato,

figlio, marito etc. L’insieme di queste posizioni, costituisce la sua personalità sociale.

F ’

INALITÀ DELL ANTROPOLOGIA STRUTTURALISTICA

Brown, afferma , che l’antropologia strutturalistica, si propone 2 scopi:

1. raggiungere una conoscenza morfologica dei singoli tipi di strutture sociali delle comunità umane

(identificazione delle strutture sociali).

2. stabilire una morfologia comparata dei diversi tipi di strutture sociali.

Questi 2 obiettivi sono in relazione di mutua dipendenza. L’antropologo sociale, vuole conoscere come i

fenomeni strutturali si conservano e si tramandano nel tempo, quali sono i meccanismi che mantengono in vita

una rete di relazioni sociali. Nell’affrontare problemi di fisiologia sociale (come le strutture sociali funzionano),

l’antropologo deve considerare ogni genere di fenomeni sociali: la morale, la legge i modi di comportamento.

L

O STUDIO DEI VALORI SOCIALI COME PARTE DELLO STUDIO DELLE STRUTTURE SOCIALI

Lo studio delle strutture sociali, non può prescindere dallo studio degli interessi o valori che sono i fattori

determinanti delle relazioni sociali. Per Brown, lo studio dei valori sociali (un interesse comune di 2 o più

persone verso qualcosa), è parte fondamentale dello studio delle strutture sociali.

D IFFUSIONE DELLA SCULA STRUTTURALISTA INGLESE

Il nucleo più numeroso dei seguaci di Brown fu quello inglese. In America, alcuni autori di Chicago collegati a

Brown, sembrano attenuare l’enfasi posta da quest’ultimo sull’analogia tra struttura organica e struttura sociale.

Murdock classificò il materiale etnografico di circa 250 società.

L L S 1908 B

A TEORIA STRUTTURALISTA DI ÉVI TRAUSS IN ELGIO

Secondo Brown, l’antropologia sociale è una scienza induttiva osserva fatti, formula ipotesi, sottomette queste al

controllo dell’esperienza per scoprire le leggi generali della natura e della società (osservazione empirica).

Strauss afferma che bisogna andare al di là dell’osservazione empirica e contesta che la struttura appartenga

all’ordine del fatto. Il concetto di struttura sociale per Strass non si riferisce alla realtà empirica ma ai modelli

costruiti in base ad essa. Le relazioni sociali sono la materia prima impiegata per la costruzione di modelli che

4

rendono manifesta la struttura sociale. Lévy Strass non respinge più come Brown il concetto di cultura, anzi

questo costituisce un punto di partenza per l’antropologia strutturalista. Il concetto di cultura per Strass risponde

ad una realtà oggettiva. Per lui, cultura è ogni frammento di umanità che dal punto di vista dell’indagine,

presenti rispetto ad altri, differenze significative. (america del nord e l’Europa sono culture differenti; Parigi e

Marsiglia sono unità culturali nell’ambito di una stesa cultura).

L’obiettivo ultimo delle ricerche strutturali è quello della ricerca di costanti connesse alle divergenze.

F : sono fenomeno dello stesso tipo dei fenomeni linguistici. Come i fonemi, sono elementi

ENOMENI DI PARENTELA

di significato, cioè, acquistano significato, solo a condizione di integrarsi in sistemi, sono elaborati dall’intelletto

a livello inconscio. Ma esistono delle profonde differenze:

* F : la funzione del linguaggio è chiara, ma è stato a lungo ignorato il modo con cui il linguaggio

ONEMI

raggiunge questo risultato.

* S : costituiscono dei sistemi, ma non se ne conosce l’uso cui sono stati destinati.

ISTEMI DI PARENTELA : termini con i quali si esprimono i diversi ordini di relazioni familiari.

 SISTEMA DEGLI APPELLATIVI : modo in cui gli individui si sentono di doversi comportare. Ne

 SISTEMA DEGLI ATTEGGIAMENTI

comprendiamo la funzione (assicurare coesione del gruppo), ma, non comprendiamo la natura

delle connessioni esistenti tra i diversi atteggiamenti e non comprendiamo la necessità. Come per

il linguaggio, conosciamo la funzione, ma il sistema ci sfugge (come per il linguaggio). Il sistema

degli atteggiamenti costituisce un’integrazione dinamica del sistema degli appellativi.

I sistemi di parentela, le regole di matrimonio e di filiazione formano un insieme ordinato la cui funzione

è quella di mantenere la continuità del gruppo, intersecando le relazioni consanguinee con quelle con i

parenti acquisiti. Attraverso tali meccanismi, sarebbe assicurato alla società un carattere statico e non si

spiegherebbero le trasformazioni. Queste, invece, si spiegano per Strass, riconoscendo la natura dialettica

del rapporto tra terminologia e comportamento. Le regole di comportamento, vengono a costituire un

tentativo di superamento delle regole di imparentamento, così avrà vita un nuovo sistema, ma in esso

contemporaneamente emergeranno delle contraddizioni le quali provocheranno una riorganizzazione

della terminologia. Questa situazione si ripercuote sugli atteggiamenti e da questi si hanno ripercussioni

sul sistema terminologico e il ciclo dialettico continua all’infinito. Lévy Strass parla di poligamia come

risposta politica e collettiva e individuale ed economica.

Per S , la società è un insieme di strutture corrispondente a diversi tipi di ordini.

TRAUSS

Una particolare attenzione di Strass e degli strutturalisti è stata data ai fatti religiosi. Radcliffe Brown, insistette

sulla ricerca delle correlazioni tra i diversi tii di religioni e le diverse strutture sociali. Strauss si augura di poter

dar vita ad un’analisi comparativa di modelli in etnologia religiosa.

P ’ C L S

ROSPETTIVE DELL ANTROPOLOGIA STRUTTURALE SECONDO LAUDE ÉVI TRAUSS

Il lavoro dell’antropologo oggi, è simile a quello di un botanico che da brandelli di piante, deve classificarle e

ordinarle. Il compito dell’antropologia strutturale è quello di costruire i modelli di sviluppo delle forme sociali

umane, cogliere le cause di natura strutturale che consentono o bloccano lo sviluppo. Questa ambizione, le

deriva dalla intuizione della applicazione di metodi matematici ai fatti di struttura sociale.

II – C ONCETTI DESCRITTIVI IN ANTROPOLOGIA CULTURALE

Gli strumenti concettuali più usati dagli antropologi sono: il modello culturale e il valore culturale

01 M

ODELLO CULTURALE

Pattern of culture. Tale concetto fu elaborato da Ruth Benedict 1887-1948, la quale sentì la necessità di un

nuovo orientamento mirante alla conoscenza del temperamento dei popoli, di quel sostrato affettivo ed

ideologico (pattern) in base al quale ciascun popolo assume una fisionomia sua propria e in relazione al quale ne

diventano comprensibili le istituzioni ed i comportamenti. La Benedict riconobbe i meriti della scuola

funzionalista quando ha messo in evidenza che ogni elemento di un sistema sociale ha una sua funzione e che

questa funzione si integra con quella di altri elementi.

In ogni cultura c’è un principio che ne armonizza gli elementi e che l’antropologo deve cercare di conoscere,

perché in relazione ad esso gli elementi culturali (usi, costumi, ideologie), si organizzano ed assumono forma e

valore, questo principio, è lo spirito di una civiltà.

M

ODELLO APOLLINICO E MODELLO DIONISIACO

La B. analizzò due popolazioni:

Z ( ): sanno vivere in armonia con la natura, non sono individualisti, anche la preghiera

 UNI GRUPPO PUEBLOS

non è un atto individuale. Modello apollinico: impronta la vita al soddisfacimento che deriva dalla misura

e dall’ordine armonioso delle cose. 5

: popolo dure e forte, cacciatore. Modello dionisiaco: la via dell’eccesso, porta alla

 INDIANI DELLE PRATERIE

saggezza.

Queste 2 culture secondo la B sono ispirate da modelli culturali opposti. B afferma l’indipendenza dei fenomeni

culturali da quelli razziali. Per la Benedict il modello culturale è l’impronta di ogni cultura, il suo spirito. Esso

agisce nelle società come filtro selezionatore delle disposizioni degli esseri umani e come elemento catalizzatore

delle forme di istituzione che questi assumono nelle differenti comunità.

I

NDIVIDUAZIONE DEL MODELLO CULTURALE

B. afferma l’importanza di considerare la cultura nella sua totalità, come proponeva la Gestalt. Per la B. il

modello culturale può essere captato solo con l’intuizione.

C RITICHE AL CONCETTO DI MODELLO CULTURALE

Singer osserva che la B. non dà una precisa definizione di che cosa sia un modello culturale.

* Herskovits usa il termine focus, con il quale indica la tendenza che ogni cultura ha di sviluppare alcuni

aspetti piuttosto che altri.

* Kluckhohn parla di una pluralità di configurazioni culturali costituite da principi impliciti o latenti che

determinano le caratteristiche delle comunità umane.

* Kroeber riconosce che i modelli, sono quelle organizzazioni o sistemi di relazioni interne che danno ad

ogni cultura una fisionomia propria ed una coerenza organica, impedendo che vengano considerate come

una semplice accolta di elementi culturali e distingue:

M : quelli che plasmano determinati aspetti o settori della cultura.

o ODELLI SISTEMATICI O DI SISTEMA

M : quelli che si riferiscono all’intera cultura. Esiste un modello

o ODELLI DELLA CULTURA TOTALE

italiano, uno francese della cultura europea.

M : quei particolari metodi o modi o tecniche di cui una cultura si avvale in

o ODELLI DI STILE

determinati settori di attività. Si può parlare di stile di governo, stile commerciale di una cultura

etc.

* Honigmann, Bateson, Kluckhon: usano il termine ethos per descrivere il tono effettivo di una civiltà nel

suo complesso, si riferisce allo spirito di un popolo.

02 T

EMA CULTURALE

Alcuni studiosi hanno messo in evidenza, l’esistenza di temi nella cultura che sono quei principi espliciti o

impliciti, i quali influenzano l’orientamento delle attività dei membri di questa e modellano i loro schemi di

comportamento. Il concetto di tema culturale è stato esposto in 2 articoli da M E O

ORRIS DWARD PLER

nell’esaminare la vita di una tribù apache negli USA. I temi della cultura Apache esaminati da Opler sono più di

20, uno afferma la superiorità dell’uomo sulla donna. Altri temi sono: “la industriosità, la generosità, il coraggio

sono le virtù fondamentali”, “la grande famiglia domestica è l’unita sociale ed economica fondamentale….”.

Le concretizzzazioni dei temi in norme di comportamento sono chiamate espressioni ve ne sono di vario tipo:

 E (modi di agire convenzionali che il terma determina)/

SPRESSIONI FORMALI INFORMALI

 O /

BBLIGATORIE NON OBBLIGATORIE

 S /

EMPLICI SIMBOLICHE

Non basta identificare i temi per raggiungere la comprensione intima di una cultura. Un modo può essere quello

di considerare il numero delle espressioni in cui si manifesta il tema preso in esame. Molto importante è anche

considerare le manifestazioni negative e contrastanti del tema.

In Italia il concetto di tema è stato utilizzato da Guido Vincelli per lo studio di un villaggio molisano e da

Giuseppe Giulio Giordano per studiare un’area depressa di Napoli.

03 V ALORE CULTURALE

Kluckhon definisce i valori culturali come concezioni del desiderabile per permeano di sè una intera cultura.

Ed. il miglior modo di modellare la creta, di scegliere una sposa et. Un insieme di valori che sono rivolti verso

la medesima direzione costituiscono un orientamento di valore, K chiarisce che: sono concezioni generalizzate

ed organizzate. Vogt afferma che l’orientamento di valore ha varie funzioni o aspetti:

 : agisce da filtro

FUNZIONE SELETTIVA

 : determina i limiti di un comportamento possibile entro un dato ruolo.

FUNZIONE REGOLATIVA

 : produce una scala di preferenza degli scopi.

FUNZIONE DISCRIMINATIVA DEI FINI L

A RICERCA SUL CAMPO DEI VALORI CULTURALI

L’Università di Harvard ha eseguito un progetto noto come Studio comparativo dei valori di cinque culture.

Kluckhon insieme a 30 studiosi, ha effettuato una ricerca sul campo , su 5 comunità dislocate in una piccola

zona del new Mexico. Tale ricerca, si è proposta di indagare sui rapporti esistenti tra i loro valori e i loro sistemi

6

di vita, attraverso un’analisi comparativa. Vogt in Modern Homestead parla del Villaggio di Homestead (Texas)

che si inquadra nel vasto movimento migratorio che ebbe luogo negli USA nel 1930. Gli abitanti furono

inizialmente guidati da orientamenti di valori quali l’orgoglio di lavorare per affermare la propria indipendenza

economica, ma l’orientamento individualistico, ha impedito loro di sviluppare la loro comunità. Vogt riepiloga

così gli orientamenti di valore di questa comunità:

I° orientamento di valore: Individualismo, punto di convergenza di valori quali:

* Essere proprietario della propria fattoria.

* Essere capo di se steso (cioè indipendente).

* Ogni uomo deve avere ugual peso negli affari della comunità:

* Non farsi superare dai vicini

* Essere liberi davanti alla legge

II° orientamento di valore principale: dominio della natura :

* Usare le macchine e gli altri sistemi moderni per stare bene e rendere più efficiente la fattoria

* Cercare di controllare le condizioni naturali

* Cercare di conservare il proprio benessere fisico

* Fare ciò che si può e solo dopo aver tentato tutte le vie possibili affidarsi alla fortuna.

III° orientamento di valore principale vivere per il futuro:

* Essere per il progresso

* Essere ottimisti

* Tendere al successo

IV° orientamento di valore principale lavoro e riposo:

* Lavorare molto quando c’è da lavorare, riposare quando non c’è da lavorare.

V° orientamento di valore principale superiorità ed inferiorità di gruppo:

* A Homesteead non bisogna dimenticare che i bianchi sono superiori

* Homestead è un villaggio arretarrato e bisogna renderlo moderno modificando anche il ns sistema di

vita. I

L METODO DI RICERCA DEI VALORI

Vongt relativamente alla metodologia dei valori utilizza 2 tecniche: l’osservazione dei fatti della vita quotidiana

e la raccolta di dati con i questionari. Lo studio dei valori, dovrà iniziare con l’identificazione delle situazioni

nelle quali l’individuo si trova di fronte ad alternative. Le scelte sono dei valori e i valori devono essere dedotti

dalle scelte fatte e da ciò che gli informatori dicono sul perché fanno queste scelte.

Ci sono 2 particolare tipi di situazione scelta la crisi e il conflitto.

* Situazione di crisi: è quella che sradica il sistema di rapporti tra uomo e uomo , uomo e natura, e che

richiese un’immediata azione se il gruppo vuole continuare a vivere. Vogt distingue 2 tipi fondamentali

di situazione crisi:

1. E’ caratterizzato dal fatto che per reagire alla crisi il sistema culturale offre uno schema di azione già

pronto.

2. E’ caratterizzato dall’assenza nell’esperienza del gruppo di schemi di azione appropriati e in questo

caso si improvvisa.

I tipi concreti di crisi che si presentano nell’ambito della vita comunitaria, sono così classificati:

1. Pressioni da parte dell’ambiente naturale: siccità, gelo.

2. Crisi della vita: nascita, morte.

3. Crisi della proprietà: incendi e furti.

4. Crisi delle relazioni umane: lotte, suicidio, omicidio.

* Situazione di conflitto si verifica quando una o più posizioni di valore sono in conflitto.

Un altro utile metodo, suggerito dal Vongt per la scoperta dei valori della comunità, può essere quello

dell’analisi del contenuto del flusso giornaliero dei pareri e dei pettegolezzi (aspetti regolativi).

04 S CHEMI CULTURALI

Schema culturale può essere definito ogni modo tipico di sentire, pensare, agire in ordine a specifiche situazioni

o problemi, che viene condiviso ed approvato dagli individui di una stessa società e in base al quale, pertanto, ci

si aspetta di veder reagire gli individui che di essa sono membri normali ogni volta che si trovano a dover vivere

quella determinata situazione o ad affrontare quel determinato problema. Il concetto di schema culturale viene ad

assumere un’idea di socialmente normale. Il rilievo degli schemi culturali, parte da intuizioni soggettive, che

devono però essere suffragate da indagini condotte con le tecniche adatte.

7

05 O SSERVAZIONE SULLA VALIDITÀ DEI CONCETTI E DEGLI SCHEMI DESCRITTIVI IN ANTROPOLOGIA CULTURALE

Gli etnografi nell’800 e primo ‘900 si impegnarono nell’elaborazione di schemi descrittivi validi per ordinare il

materiale documentario disponibile per lo studio delle società oggetto di esame:

1. Linguaggio

2. Elementi materiali

3. modi di sussistenza del gruppo

4. concezioni e organizzazioni riferite all’ambito soprannaturale sia al livello religioso che magico

5. Organizzazione sociale, norma valori riguardanti il sistema familiare

6. Prodotti dell’arte

7. Nozioni pseudoscientifiche ed empiriche riferite alla scienza.

A questi schemi si alternavano anche il ciclo della vita umana e il ciclo dell’anno.

Queste classificazioni, non potevano soddisfare i cultori della nuova antropologia, i quali, utilizzarono concetti

nuovi quali quello di : modello culturale, tema, focus, valore.

T .

EORIA E TECNICA NEL CONCETTO DI MODELLO DETERMINISMO CULTURALE E INTUIZIONE GLIBALISTICA

La Benedict utilizza per le sue idee antropologiche il pensiero di vari autor: Dilthey, gestalt, Splenger etc. che

l’hanno portata a costruire una teoria sulla natura e la dinamica dei fatti sociali e a suggerire una tecnica di

osservazione dei medesimi. Ciò che la Benedict non considera è l’interazione struttura –cultura nella

complessità dei contesti sociali in cui si attua. Per la B il motore del divenire sociale è il modello culturale. Per

questa antropologa la cultura è tutto (di qui il suo determinismo culturale). B avrebbe dovuto considerare

l’istituzione (Malinowski) infatti, è attraverso di essa che emerge la cultura.

Malinowski distingue tra bisogni biologici e bisogni derivati: questi ultimi sono di 2 tipi:

1. quelli posti da esigenze istituzionali

2. quelli posti dall’esigenza umana

L

A CULTURA COME PRODOTTO INTELLETTUALE E COME NECESSITÀ PRIMARIA

L’uomo ha bisogno della cultura perché ha bisogno di comprendere la realtà in cui vive e di giustificare le scelte

che in essa compie. La cultura nasce dal bisogno dell’uomo di situarsi intellettualmente nella realtà, ma questo

non è l’unico bisogno dell’uomo che ha anche bisogni biologici.

B B B

ISOGNI BIOLOGICI ISOGNO DI ORGANIZZARSI PER IL SODDISFACIMENTO ISOGNO DI SITUARSI

DEI BISOGNI BIOLOGICI INTELLETTUALM NELLA RE

ALTÀ

T I C

ECNOLOGIA STITUZIONI ULTURA

L’errore di Ruth Benedict fu quello di privilegiare la cultura rispetto agli altri fenomeni sociali.

U

NITÀ E PLURALITÀ DEI MODELLI

Un’altra critica da muovere alla B è quella che un popolo abbia un unico modello culturale nel quale

identificarsi. Gli autori che criticarono la B. vollero suggerire una più minuziosa metodologia per la conoscenza

della cultura, componendo in sottounità il modello. Linton impostò il problema di una fruizione differenziata

della cultura all’interno di una società. Su questo argomento tornano anche autori che si ascrivono alla scuola di

antropologia cognitiva, soprattutto negli anni ’60. Questi autori, sostennero che:

* Singoli individui possono avere concezioni unitarie della propria cultura;

* E’ fortemente improbabile che tutti gli individui di una società sentano e vedano allo stesso modo una

stessa cultura.

* Esistono varianti di una cultura

* Le varianti non sono deviazioni da una forma assunta come basica

* Il complesso delle varianti costituisce l’organizzazione sociale

* Le concezioni unitarie delle culture sono solo costrutti a posteriori elaborati per comodità dagli

antropologi.

Non si può nemmeno per le società primitive escludere una pluralità di modelli culturali dovuti all’incidenza di

vari fattori. I concetti di tema, valore, schema, si prestano meglio di quello di modello della Benedict, in quanto

si prestano all’esplorazione di varianti.

III. I

NDIVIDUO CULTURA E PERSONALITÀ

01 P -

RIMI CONTRIBUTI ALLO STUDIO DEL RAPPORTO PERSONALITÀ CULTURA

Lo studio della personalità in rapporto alla cultura, costituisce e oggi uno dei più importanti settori

dell’antropologia culturale. 8

E S esaminò , nel campo della linguistica, la validità delle differenziazioni che comunemente si fanno

DWARD APIR

tra fenomeni individuali e sociali, successivamente, considerò il nesso tra cultura e personalità. A tal proposito,

mise in evidenza, che la personalità è modellata attraverso un processo di interazione in cui entrano in gioco sia i

materiali approntati dalla cultura sia, i bisogni fisici e psicologici dell’individui, che non può passivamente

accettare quei materiali, ma deve elaborarli in modo che si integrino con i suoi bisogni. Più si studia questa

interazione, più risulta difficile scindere la società dall’individuo.

Ruth Benedict distinse:

- A : individui normali in una cultura, potrebbero essere anormali in altre.

NORMALITÀ RELATIVA

- A : caratteristica di una sintomatologia fissa, trattabile dagli psichiatri.

NORMALITÀ ASSOLUTA

Autori quali Linton, Wegroky e altri furono in disaccordo con la Benedict.

02 L R. L

E BASI CULTURALI DELLA PERSONALITÀ SECONDO INTON

Gli psicologi scoprendo che le personalità variano secondo le persone e le culture, dovettero chiedere aiuto agli

antropologi, poiché gli psicologi conoscevano solo la realtà europea. Psicologi e antropologi trovarono un’area

comune di ricerche che diede vita a delle importanti opere. Linton elaborò insieme a Kardiner (psicologo) la

teoria della personalità di base. Linton impostò anche una serie di problemi relativi al ruolo che la cultura ha

come forza plasmatrice della personalità:

1. Formazione di personalità tipiche per ciascuna cultura: dovute a identiche tecniche educative.

2. Perché in ogni cultura vi sarebbe una vasta gamma di varianti di personalità.

3. In tutte le società esistono dei tipi simili di personalità.

03 LA PERSONALITÀ DI BASE

Linton + Kardiner può definirsi personalità di base quella configurazione psicologica propria dei membri di

una data società e caratterizzata da un certo stile di vita in armonia con quale gli individui si organizzano. Tale

concetto, posa sui seguenti postulati:

1. Le prime esperienze dell’individuo esercitano un duraturo influsso sulla sua personalità

2. Esperienze analoghe tendono a produrre configurazioni della personalità simili in individui che sono

soggetti ad esse.

3. Le tecniche che i membri di ogni società impiegano nella cura e nell’allevamento di fanciulli sono

culturalmente modellate e tendono ad essere simili, benché mai identiche.

4. Le tecniche differiscono da una società all’altra.

Se questi postulati sono corretti ne consegue che:

1. I membri di ogni società avranno in comune molti elementi della prima esperienza

2. di conseguenza avranno in comune anche molti elementi della personalità

3. Poiché le esperienze degli individui differiscono da una società all’altra, differiranno anche i tipi

fondamentali di personalità da una società all’altra.

La personalità di base, non costituisce esattamente una personalità, ma la matrice dalla quale si sviluppano i tratti

del carattere, quella matrice che fa sì che tutti i francesi siano francesi e così via…

04 L A PERSONALITÀ DI STATUS

A Linton si deve anche il concetto di personalità di status: insieme dei diritti e dei doveri che sono propri di una

categoria sociale. Complementare al concetto di status è quello di ruolo. Per ruolo si intende l’affermazione

dinamica dello status. Lo status è posizione ed elemento qualitativo, il ruolo l’azione. Status e ruolo sono, in

astratto, emanazioni di modelli, di temi culturali. Quando da astratti, divengono concreti, riducono modelli ideali

della vita sociale, in modelli individuali. Il problema del soddisfacente adeguamento degli individui al proprio

status e di ruolo è uno dei più complessi.

Gli status e i ruoli si possono distinguere, dal punto di vista del loro conferimento tra quelli assegnati

(l’assegnazione è fatta a priori) e quelli raggiunti (il conferimento è dovuto ad un atto volitivo). L’asegnazione a

priori è fatta in base al rilevamento di alcuni fattori:

- Età

- Sesso

- Generazione

- Posizione economica

- Posizione politica

- Religione

- Istruzione

- Ambiente fisico 9

- Solidarietà L’ ETÀ

L’assegnazione degli status e dei ruoli, in base all’età, può essere fatto sia considerando l’età assoluta degli

individui sia l’età relativa (l’età di un membro della società in relazione a quella degli altri membri più giovani o

più anziani). I

L SESSO

Le posizioni dell’uomo e della donna, variano da società a società.

L

A GENERAZIONE

Nelle scienze sociali, il concetto di generazione, coincide press’a poco con quello di classe di età.

L

A POSIZIONE ECONOMICA

L

A POSIZIONE POLITICA

La distribuzione dei poteri, funzioni e responsabilità su cui si fonda l’organizzazione politica della società crea la

categoria dei corrispondenti staus. L’ , , ’

ISTRUZIONE LA RELIGIONE L AMBIENTE FISICO

Condizionano l’esistenza di diversi status e ruoli. L

ASOLIDARIETÀ

Classe sociale (Lloyd Warner) è un gruppo di persone che si sente solidalmente inferiore o superiore ad altri

gruppi esistenti nella società.

La personalità che l’individuo acquista in funzione del suo status è appunto chiamata da Linton personalità di

status. Tale concetto non si oppone a quello di personalità di base.

05 ’

PARTECIPAZIONE DELL INDIVIDUO ALLA CULTURA

Linton mise in evidenza che l’individuo deve conoscere e prendere parte alla cultura del proprio gruppo, entro

una certa misura. Distingue, infatti, gli universali della cultura, che devono essere conosciuti da tutti e gli

elementi particolari o speciali propri di distinte categorie. Vi sono, poi, anche gli aspetti alternativi e gli

elementi individuali. Gli universali e speciali costituiscono la parte approvata e spesso obbligatoria, gli

alternativi costituiscono la parte facoltativa.

06 I NCLULTURAZIONE E SOCIALIZZAZIONE

L’acquisizione della cultura da parte dell’individuo costituisce uno dei processi cui gli antropologi hanno

dedicato maggiore attenzione, esso è chiamato inculturazione o socializzazione. Esso si sviluppa durante tutto il

corso della vita di un individuo. Di tale fase, la più importante è quella che ha luogo nei primi anni di vita,

periodo nel quale si struttura la personalità di base. Nell’infanzia, ciò che è proibito, viene assimilato tramite il

sistema dei premi/punizioni (Kluckhohn e Murray).

IV – O -

RIENTAMENTI NELLO STUDIO DEL RAPPORTO PERSONALITÀ CULTURA

- O RIENTAMENTO DESCRITTIVO

- O RIENTAMENTO GENETICO

- O RIENTAMENTO FUNZIONALE

- O RIENTAMENTO FILOGENETICO

01 O RIENTAMENTO DESCRITTIVO

Questo orientamento affronta il problema con il solo scopo di descrivere l’ethos, o la personalità di base o la

struttura fondamentale del carattere degli appartenenti ad una specifica cultura umana. Kroeber in Antropology

cita come esempio la descrizione del popolo tedesco fatta da Kant, il quale, fa derivare il carattere nazionale di

un popolo, in parte dalla cultura e in parte dalle diverse origini etniche. L’antropologo può correre il rischio di

cadere in giudizi basati su stereotipi, dunque, deve avvalersi di tecniche obiettive di rilievo (test, questionari

etc.). COMPARAZIONI

Eschimesi interessati alla meccanica, i Bengalesi no

02 O

RIENTAMENTO GENETICO

Secondo questo orientamento, gli studi di cultura e personalità, devono partire dall’analisi dei processi di

socializzazione. COMPARAZIONI

Ricerche di Erikson sulla personalità dei Sioux.

P

ERSONALITÀ E CULTURA DEGLI ARAPESH E MUNDUGUMOR DELLA NUOVA GUINEA

Sesso e temperamento (M. M ).

EAD

Gli A della Montagna formano una società pacifica fondata sulla cooperazione. I bambini sono allevati in

RAPESH

modo da divenire adulti miti e gentili. Sono trattati con molto amore e allattati fino a 3 anni.

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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
Docente: Longo Gioia
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia Culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Longo Gioia.

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