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Mandato di arresto europeo

Nell’ambito dell’Unione Europea l’estradizione è stata superata. I testi normativi di riferimento sono:

  • Decisione quadro 2002/584 GAI del 13 giugno 2002
  • Legge 22 aprile 2005 numero 69

L’evoluzione è stata necessaria in ragione dell’ormai inadeguatezza dell’estradizione: farraginoso meccanismo del doppio controllo (politico e giurisdizionale). Con la più rapida e semplice circolazione delle persone nell’ambito dell’Unione era negativa per quanto riguarda il recupero di persone per sottoporle a procedimento richiedendo delle procedure e dei meccanismi lunghi. Le persone circolano in modo libero, non ci sono più frontiere e allora anche le decisioni giudiziarie circolano in modo più facile = nessun ostacolo legato ai confini.

Strumento nuovo e contatti diretti tra le autorità giudiziarie

Strumento nuovo che favorisce i contatti diretti tra le autorità giudiziarie: trasmissione più facile e riconoscimento del medesimo valore che la decisione ha nel paese in cui è stato adottato sia in campo civile che in campo penale. L’elemento che creava maggiore complessità era la fase amministrativa presso l’organo politico, con il mandato di arresto europeo questo passaggio è eliminato mentre rimane fondamentale la fase giurisdizionale. Il ministro mantiene una funzione di mera autorità centrale di riferimento ma nessun potere decisionale. Questo comporta che il procedimento che ne risulta è un procedimento molto più semplificato e proprio per rafforzare il principio di libera circolazione i casi in cui è possibile rifiutare il mandato di arresto europeo sono tassativamente elencati. Eliminare la discrezionalità e la violazione di limiti.

Il mandato di arresto europeo è il primo strumento creato dalle istituzioni europee quando esse hanno iniziato a pensare a uno spazio giudiziario europeo = spazio di legalità, libertà, giustizia e sicurezza previsto dal trattato di Amsterdam, che non si sostituisce al territorio dei singoli stati membri ma è qualcosa di più e di nuovo (come la cittadinanza europea). Questo comporta un’incrinatura del principio di stretta territorialità e sovranità interna, che nella materia penale era particolarmente accentuato.

Strumenti legislativi e trattato di Amsterdam

Con il trattato di Amsterdam gli strumenti legislativi erano:

  • Azioni comuni
  • Risoluzioni
  • Decisioni (strumento istitutivo dell’Eurojust)
  • Decisioni quadro (mandato di arresto europeo)

La decisione quadro serve per armonizzare le normative dei diversi stati membri e per realizzare una reciproca fiducia, realizzando una sorta di spazio unico. Dunque queste vincolano lo stato membro rispetto alle finalità e agli obiettivi da realizzare, ma lasciano una libertà sulle forme e sulle modalità. Tanto più una decisione sarà dettagliata e articolata, tanto più saranno compressi i margini di libertà del paese membro per attuarla. Lo strumento opera nell’ambito del terzo pilastro dell’UE.

Dopo il trattato di Lisbona

Dopo il trattato di Lisbona: nuovi strumenti dell’Unione Europea = il nuovo legislatore europeo è formato da due organi che devono co-decidere Parlamento e Consiglio.

  • Regolamenti (Eurojust; Europol; Procura Europea)
  • Direttive (ordine europeo di indagine, diritti delle vittime)
  • Decisioni

Nell’ambito penale si usano le direttive al posto delle decisioni quadro, tuttavia i paesi rimangono vincolati alle decisioni quadro che erano state approvate. Le direttive devono essere recepite dal legislatore del singolo stato membro. Viene scelto questo strumento per creare delle norme minime comuni. Il legislatore italiano ha impiegato tre anni per applicare la direttiva in ragione del fatto che era il primo strumento che arrivava dall’Unione e ha fatto sorgere i dubbi circa il sacrificio delle garanzie in materia di libertà personale, soprattutto perché lo strumento che veniva dall’Unione voleva essere rapido e semplificato. Dibattito che ha fatto passare un po’ di tempo per la ricezione: legge 69/2005.

Definizione e attuazione

È una decisione giudiziaria emessa da uno stato europeo, in vista dell’arresto e della consegna da parte di un altro stato membro al fine:

  • Dell’esercizio di azioni giudiziarie in materia penale
  • Dell’esecuzione della pena,
  • Di una misura di sicurezza privativa della libertà personale.

L’Italia darà esecuzione al mandato d’arresto europeo alle condizioni e alle modalità stabilite dalla presente legge, sempre che il provvedimento cautelare in base al quale il mandato è stato emesso sia stato sottoscritto da un giudice, sia motivato ovvero che la sentenza da eseguire sia irrevocabile. La legge italiana che dà attuazione va oltre alla decisione quadro si ritiene per garantire il livello di protezione della libertà personale. Nell’ambito del MAE dovranno sempre essere garantiti i diritti fondamentali come garantiti dalla CEDU, e i principi e le regole contenute nella costituzione italiana: emerge qui il dibattito interno circa l’introduzione di strumenti proveniente dall’esterno e ingerenti sul sistema e sulle garanzie interne. Il legislatore italiano mette subito in chiaro che il nuovo meccanismo più attuale e innovativo rispetto all’estradizione non deve comunque sacrificare le garanzie fondamentali previste nelle carte internazionali e nazionali.

Ancora come garanzia l’Italia rifiuterà la consegna del condannato in caso in cui lo stato richiedente violi in modo grave e persistente i diritti fondamentali previsti a livello internazionale e interno. Rispetto alla procedura di estradizione viene ridotto il ruolo attribuito all’autorità amministrativa – politica: al ministro della giustizia che era il dominus della fase politica, nel MAE viene attribuito il compito di autorità centrale che ha il compito di occuparsi della trasmissione e della ricezione dei mandati di arresto, nonché della corrispondenza. La legge sottolinea come il ministro dovrà procedere senza indugio a trasmettere il MAE all’autorità competente. Invece se si tratta dell’Italia che richiede, il ministro dovrà comunicare con l’altro paese membro. Quello che viene rafforzato sono i rapporti diretti tra le autorità giudiziarie. “Senza indugio” sta a evidenziare come non ci sia spazio per una valutazione discrezionale del ministro. La legge dice che possa esserci una corrispondenza diretta tra le autorità giudiziarie, possono dialogare in modo diretto senza domandare al ministro, tuttavia dovrà sempre essere informato. La consegna di un imputato o un condannato all’estero non può essere concessa senza la decisione favorevole della corte d’appello, è questa una garanzia giurisdizionale. La competenza è individuata con regole analoghe a quelle dell’estradizione. Possibilità di provvedere all’arresto allora la competenza della corte d’appello si radica rispetto al luogo in cui l’arresto è avvenuto.

Contenuto del mandato

  • Dati identificativi della persona
  • Sentenza esecutiva, provvedimento cautelare
  • Indicazione del reato, circostanze che lo caratterizzano
  • Pena che è stata inflitta o pena minima e massima stabilita
  • Conseguenze che sono derivate dal reato

La consegna della persona è consentita se al MAE è allegata la copia del provvedimento restrittivo, della sentenza, per quello che riguarda gli allegati la disciplina è la stessa dell’estradizione, cioè devono essere allegati i medesimi atti e le medesime indicazioni. Se mancasse uno degli allegati è possibile chiederlo passando attraverso il ministro. L’allegazione dei documenti è condizione necessaria per l’esame della richiesta.

Esempio pratico

Il 17 marzo 2016, durante una lezione tenuta dall'avvocato Daniele Barelli, si è discussa una situazione reale: una cittadina russa convivente con un cittadino greco risiede a Cipro, con una figlia. La convivenza finisce e il padre si allontana. In assenza di un provvedimento di assegnazione, la madre porta la figlia in Russia. Il padre, tornato a Cipro, denuncia per sottrazione di minore. La donna, tornata in Russia, ottiene una sentenza di separazione con addebito al marito. Per motivi di lavoro, si reca in Italia e viene arrestata al suo arrivo a causa di un MAE pendente. Portata a San Vittore, attende la decisione della corte d'Appello, che si basa sulla polizia giudiziaria che ha effettuato l'arresto.

Nell’udienza, il soggetto viene identificato e si chiede se accetta di dare esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare inserita. La procedura SIS prevede che una volta che il mandato sia emesso, venga inserito in un sistema che permette ai vari organi inquirenti di conoscere la pendenza dei mandati. La signora non dà il suo consenso al MAE. Problema dell’ordinanza di custodia cautelare.

La Corte di Appello chiede che sia inviata la documentazione. La difesa ha il diritto di svolgere delle attività investigative e di istruttoria. Nella valutazione dei gravi indizi di colpevolezza si parla di possibilità, valutazione molto più leggera ma tuttavia bisogna sempre parlare di elementi concreti. Dimostrato che non c’è stata alcuna sottrazione: la denuncia è avvenuta tempo dopo, dimostrato poi l’impossibilità per la stessa di far fronte al mantenimento a sé e al minore rimanendo in Cipro, = non c’è stato abbandono. I gravi indizi di colpevolezza sono rimasti sulla carta, oltre alla denuncia del padre nulla c’era. Il presupposto della misura cautelare in carcere era il pericolo di fuga. Modifica della misura cautelare = arresti domiciliari (problema di territorialità). La corte ha ritenuto che formalmente ci fossero tutti i presupposti, ma che sostanzialmente non c’era la documentazione necessaria. La statuizione della corte di appello che ha posto la signora in libertà inibisce l’esecuzione del mandato in tutti gli stati europei se diviene definitiva, cioè se il procuratore generale non propone entro 10 giorni il ricorso in cassazione.

Il mandato di arresto potrebbe avere alla base una sentenza definitiva, in questo caso non si sindacano i gravi indizi di colpevolezza poiché si è già statuito nella sentenza. Si accerta che il procedimento si sia svolto secondo il principio di difesa, rispetto del contraddittorio etc.

In una zona di confine tra Russia e Ucraina si svolge un litigio, Tizio prende a pugni Caio che accusa un dolore alla testa, dopo 3 giorni si reca all’ospedale e muore. Tizio russo si trasferisce in Italia.

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Scienze giuridiche IUS/16 Diritto processuale penale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.monti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale penale progredito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Bontempelli Manfredi.
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