Verso un approccio circolare push/pull
L’innovazione tecnologica come fattore di progresso economico si afferma con l’opera di Schumpeter “Teoria dello sviluppo economico” dalla quale si evince una rivoluzionaria figura dell’imprenditore. Egli diviene attore del cambiamento dove le innovazioni svolgono la funzione generativa di occasioni d’investimento, in quanto consentono un extraprofitto temporaneo a quegli imprenditori capaci di prendere le opportunità intrinseche alle innovazioni stesse. Il comportamento degli imprenditori, infatti, non è omogeneo per quanto concerne l’utilizzo di tali innovazioni. Il concetto di distruzione creativa è legato alla capacità di cogliere le opportunità offerte dall’innovazione creando nuovi equilibri sulla base di nuove possibilità d’investimento e quindi si sviluppo economico.
Schumpeter crea un distinguo fra invenzione ed innovazione essendo quest’ultima l’atto intenzionale dell’imprenditore/innovatore, che è disposto ad assumersi il rischio di trasformare l’invenzione in innovazione, cogliendone i vantaggi commerciali che risiedono nelle possibilità di nuovi profitti. Nel pensiero del primo Schumpeter il ruolo del soggetto imprenditoriale era quello di principale protagonista del processo d’innovazione mentre la tecnologia era ancora confinata in una sfera scientifica completamente indipendente dall’attività economica. La differenza sostanziale col pensiero neoclassico è il ruolo dell’imprenditore che, secondo Schumpeter, funge da filtro selettivo tra il sistema scientifico/tecnologico e quello economico. La caratterizzazione di tale approccio è di tipo technology push.
In una seconda fase, Schumpeter, rivisita il suo pensiero riguardo al rapporto tra sistema tecnologico e sistema economico grazie alla diffusione, all’interno delle grandi imprese, delle attività di ricerca e sviluppo necessarie per la trasformazione dell’invenzione in innovazione di processo o di prodotto, dovute alla diffusione del capitalismo verso la fase manageriale. L’attività di R&S riesce a creare elevate barriere all’entrata per i nuovi imprenditori creando in tali business un oligopolio consolidato caratterizzato da un’accumulazione costante e sistematica di capacità innovative e risorse per la grande impresa. In una moderna economia, la concorrenza che interessa alla GI è quella su vasta scala che risulta essere relativamente libera. Tutto ciò perché la GI può:
- Introdurre sistematicamente nuove tecnologie nelle combinazioni produttive grazie all’attività di R&S.
- Sostenere economicamente l’elevata onerosità dell’attività di innovativa, attrattiva solo in presenza di potenziali profitti futuri.
In tale ottica il processo innovativo diventa un oggetto di sistematica ed organica programmazione per cui all’innovazione e all’invenzione va attribuito un carattere endogeno. La visione neo-schumpeteriana inverte il processo logico del precedente pensiero dell’economista poiché è il profitto che, coerentemente con gli obiettivi strategici dell’impresa, crea l’innovazione. Anche la prospettiva neoschumpeteriana è di tipo technology push in quanto, i processi di sviluppo delle innovazioni, sono il risultato dell’attività innovativa dell’offerta. Unico punto di convergenza di entrambi i pensieri schumpeteriani risiede nel ruolo di supremazia svolto dal processo tecnologico come motore principale del fenomeno innovativo.
Modello di Schumpeter
Schmookler confuta tale tesi sostenendo la teoria demand pull, alla cui base il processo innovativo è il risultato di stimoli provenienti dal mercato, attribuendo quindi alla domanda il ruolo di promotore di processo innovativo e confinando il ruolo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche interne all’impresa in un ruolo secondario. Anche l’approccio demand pull presenta punti di debolezza, infatti, seppur spiegando bene le modalità di realizzazione del processo innovativo in settori tradizionale e quindi maturi, mostra un approccio meno coerente nello spiegare le logiche dell’innovazione in settori ad alta intensità di ricerca o altamente innovativi, di fatti in tali settori lo sviluppo è determinato da specifici incrementi di conoscenze tecniche e scientifiche le quali creano nuove opportunità ed incentivi per l’impresa di creare nuova conoscenza.
Modello di Schmookler
Rosenberg invece si pone in una posizione intermedia sostenendo che domanda ed opportunità tecnologica coesistono supportandosi vicendevolmente. In tale ottica, infatti, mercati e tecnologie si evolvono contemporaneamente; lo sviluppo tecnologico è infatti direttamente influenzato dall’andamento e dalla direzione delle richieste di mercato. Ciò crea un processo circolare “tecnologie – bisogni – realizzazioni innovative”.
Secondo tale schema, le stesse realizzazioni innovative, aprono nuove frontiere applicative (tecnologie) che a loro volta costituiscono la premessa per ulteriori sviluppi di mercato (bisogni) (Vedi caso pag. 7).
La dicotomia esistente tra demand pull (Schmookler) e technology push (Schumpeter) serve a comprendere quanto sia importante da un lato l’analisi dell’ambiente esterno per poter individuare nuove opportunità legate a bisogni latenti e dall’altro focalizzare l’attenzione sulle rendite derivanti dall’attività di R&S. la più recente letteratura. In un mercato dove l’innovazione è così frenetica, difficilmente in un’impresa che svolge al proprio interno la funzione di R&S, si riescono a creare innovazioni tali da supportare nuovi investimenti. È in tal senso che sarebbero convenienti sia le collaborazioni fra imprese che il Knowledge Sharing fra esse. In conclusione secondo gli economisti l’innovazione si configura come un fenomeno sistemico, stimolato ed arricchito dalla conoscenza, interne ed esterna all’azienda, fortemente influenzato dall’esistenza di reti di relazione tra i vari attori che utilizzano o producono conoscenze scientifiche e tecnologiche.
Una maggiore focalizzazione sull’aspetto soft della tecnologia
Il termine tecnologia è inteso come strumento o fattore di produzione ed in virtù di tale prospettiva di “fattore fisso” visto come stock misurabile in unità monetarie essendo responsabile di incrementi marginali della produttività del capitale e del lavoro. La tecnologia quindi può essere considerata come input dell’attività d’impresa (innovazione di processo) o come output (innovazione di prodotto).
- La prima riguarda gli interventi volti ad ottimizzare i processi produttivi, della gestione della logistica dei flussi produttivi, l’introduzione di sistemi informativi. Tali ottimizzazioni si traducono in maggiore valore per l’azienda sotto forma di maggiore efficienza dovuta alla riduzione degli sprechi, riduzione dei difetti di produzione, migliore comunicazione e in generale, una gestione più efficiente.
- La seconda riguarda il lancio sul mercato di prodotti completamente nuovi o integrativi di una gamma già esistente. Tali innovazioni creano valore per l’azienda perché consentono di ottenere extraprofitti legati ad un prodotto che colloca l’azienda in una posizione di mercato temporaneamente di monopolio perseguendo maggiore vantaggio competitivo.
Tali asset fisici possono essere adoperati anche come misura per l’analisi comparativa con i concorrenti. Recentemente la nozione di tecnologia è tesa ad indicare il contenuto tecnico-scientifico dei processi o dei prodotti a cui è associata. In tale direzione il termine tecnologia d’impresa sta ad indicare l’intera gamma di competenze e esperienze accumulate o come pool di conoscenze teoriche e pratiche (skills) in continua evoluzione i cui benefits dipendono direttamente dalle capacità dell’utilizzatore.
Le innovazioni “senza ricerca”
Il processo di generazione delle innovazioni si articola in due processi fondamentali:
- Invenzione: è il risultato dell’uso creativo della conoscenza che implica lo sviluppo di un concetto specifico che, se sfruttato economicamente sottoforma di processo produttivo o prodotto può essere considerato INNOVAZIONE. Lo sviluppo di un’invenzione può non richiedere la profusione di grandi risorse e non tutte le invenzioni sono destinate a diventare innovazione.
- Innovazione: può richiedere l’investimento di elevate risorse sia umane che finanziarie per poter sostenere tutte le fasi del suo sviluppo, dalla definizione del concetto, alla verifica empirica, allo sviluppo del prototipo, alla produzione ed alla distribuzione finale al cliente.
Secondo Schumpeter c’è una differenza economico-sociale tra invenzione ed innovazione che risiede nella diversità delle attitudini personali dell’inventore, spinto da una forte curiosità intellettuale e dell’imprenditore, interessato al risultato economico.
L’innovazione può essere generata secondo due logiche fondamentali:
- Consiste nel migliorare tecnologie e prodotti correntemente in uso nella propria attività aziendale. Tale logica si basa sul principio che le innovazioni capaci di generare ricchezza per un’azienda sono il risultato dell’uso creativo delle conoscenze disponibili al suo interno. Si tratta, in questo caso, di INNOVAZIONI SENZA RICERCA generate cioè dall’uso originale delle tecnologie esistenti. Tra queste possono essere annoverate non solo quelle di processo ma anche quelle di natura organizzativa interna e quelle riguardanti le relazioni inter-aziendali come lo sviluppo della logistica e quelle con i clienti come ad esempio l’uso sempre più ampio del self-service per alcuni servizi.
- La logica della R&S che si contrappone alla precedente basandosi sul principio che le innovazioni sono frutto degli investimenti delle risorse finanziarie ed umane dell’azienda spesso finalizzati al lancio di nuovi prodotti sul mercato. In altri termini tale logica utilizza risorse disponibili in investimenti finalizzati alla creazione di nuova ricchezza.
Difficili e varie sono le interpretazioni che si possono avere di tali logiche e dei rischi ad esse connesse. Nonostante le innovazioni risultanti dall’attività di R&S siano potenzialmente più redditizie delle prime, quest’ultime non devono essere trascurate, in quanto capaci di generare vantaggi competitivi ed incrementi di produttività nel lungo periodo attraverso curve d’esperienza. Pertanto, l’attenzione delle imprese deve essere sempre più focalizzata sui problemi connessi agli incrementi di produttività e qualità delle risorse già disponibili, attuando le dinamiche della prima logica meno rischiosa e più redditizia nel medio-lungo termine, in quanto arricchisce e perfeziona il bagaglio culturale.
Caso Ford
Il primo a mettere in discussione il modello di produzione delle autovetture fu appunto Henry Ford, il quale assunse una posizione critica, tra l’altro non condivisa dai suoi soci, facendo in modo che il processo produttivo dell’auto diventasse una produzione “di massa”, contrapponendosi fortemente a quello che era stato fino ad allora un modello di produzione artigianale. In tal modo si favorì lo sviluppo di un mercato ancora “vergine” e l’industria si sviluppò in modo significativo. Tale ottica era fondata sull’idea di Ford che. In un’industria nascente doveva essere il produttore a guidare il consumatore potenziale nelle decisioni di acquisto. In tal modo divenne un fattore critico di successo, l’innovazione di processo per realizzare l’obiettivo fondamentale di Ford ovvero una produzione di auto di massa. Tale processo partiva, secondo Ford, dalla definizione della Business Idea, fino alla determinazione del processo produttivo da utilizzare, fino all’assemblaggio che aveva, tra gli altri, il compito di caratterizzare il modello.
L’obiettivo della conquista del mercato, divenne, per Ford, una vera e propria ossessione che lo portò, attraverso una radicale semplificazione del processo, alla decisione di ridurre l’intera gamma produttiva ad un solo modello: “Il Modello T”. Tale produzione constava di un unico telaio che si potesse adattare a tutta la gamma di prodotti che, tra l’altro, era stata disegnata, a differenza dei modelli disponibili sul mercato agli inizi del secolo, per poter esattamente inserite all’interno di un vagone ferroviario. In tal modo si superò la scarsità di qualità delle linee stradali ponendo fine anche ai problemi logistici che fece raggiungere una penetrazione sul territorio americano veramente notevole. Possiamo considerare quindi, Henry Ford come un grande Innovatore “senza ricerca”.
Caso IKEA
IKEA può essere considerato un fenomeno straordinario di innovazione senza ricerca. La Svezia è globalmente nota come uno dei principali produttori di legno e, grazie a tale risorsa naturale, si sviluppò nei primi anni del secolo scorso una ricca produzione di mobili lignei. Nel ’43 Ingvar Kamprad, alla giovane età di 17 anni fondò l’IKEA che, almeno inizialmente, vendeva articoli per la casa a basso costo. Solo nel ’47 ebbe inizio la vendita di mobili prodotti all’interno di falegnamerie. Tali successi lo spinsero a focalizzarsi nella produzione e distribuzione di mobili a basso costo e, per potersi concedere un prezzo di vendita così basso, spinse i volumi produttivi a livelli elevati. A distanza di quattro anni Ingvar stampò il primo catalogo di mobili che dava la possibilità agli ipotetici acquirenti di studiarne il design, la qualità e la competitività di prezzo sul mercato. Si creò così un ufficio progettazione che aveva il compito, una volta realizzato un vero e proprio stile IKEA, di conciliare un design gradevole, un prezzo contenuto ed una trasportabilità agevole per poter raggiungere gli show-room a costi contenuti.
Nel ’56 furono introdotti nella gamma di prodotti i primi flat packages, confezioni piatte di mobili non assemblati di facilissimo trasporto. Si migliorò ancora tale linea con una nuova innovazione: il self service dell’assemblaggio. In tal modo non solo IKEA abbatté drasticamente i costi di manodopera ma ridusse fortemente i costi logistici. Tale innovazione portò ad una notevole riduzione dei costi i cui benefici sono condivisi sia dai clienti che possono acquistare mobili a bassissimi costi rispetto alla concorrenza sia dal produttore che riesce quindi ad avere una posizione primaria nel mercato grazie ad una leadership di costo.
La logica della R&S rappresenta la tipologia di attività innovativa che prevale nelle grandi imprese. La piccola impresa, infatti, non ha risorse finanziarie sufficienti per sostenere la funzione di R&S che richiede il raggiungimento di una massa critica non compatibile con le PMI. Ciò non significa che queste ultime siano meno innovative ma indica una maggiore vicinanza tra obiettivi delle PMI con una logica innovativa di tipo “senza ricerca”. L’Italia secondo i maggiori indicatori di innovatività è in una posizione arretrata rispetto ad altri paesi. Tutto ciò è comunque anche dovuto al fatto che l’Italia basa la propria economia su altri tipi di processi di sviluppo dell’innovazione ricollegabili principalmente a due categorie:
- Innovazioni “senza ricerca”: le PMI cercano di perfezionare i rapporti con la clientela tramite un’innovazione continua su prodotti e processi volta alla fidelizzazione del cliente. Grazie a tale scelta ancora oggi l’Italia è leader in molti settori come le calzature, l’abbigliamento ecc.
- Innovazioni di filiera: basato sullo sviluppo di modelli di gestione dell’innovazione riguardanti tutti gli attori della filiera industriale che consente una riduzione del rischio connessa a tale attività.
Il rapporto tra conoscenza scientifica e conoscenza tecnologica
La conoscenza tecnologica è sempre più legata alla fase della progettazione e della gestione dei processi di cambiamento tecnologico ed è fortemente influenzata dall’effettiva disponibilità d’informazione e della qualità dei canali di comunicazione tra i soggetti. La produzione di conoscenza sia scientifica che tecnologica è condizionata da contesti istituzionali, sociali ed economici. Tali conoscenze risultano essere “localizzate” in quanto espressione di un determinato ambiente economico e di una specifica organizzazione territoriale basata su relazioni sociali. La generazione della CT si fonda su due principali modelli interpretativi:
- Il modello di Arrow che considera il progresso tecnologico come fattore intrinsecamente esogeno, affidando alla scienza un ruolo centrale e primario sulla tecnologia. Tale teoria è basata su di un processo deduttivo partente dalla scienza per arrivare alla tecnologia: le scoperte scientifiche e le leggi naturali sono basilari e preliminari alla CT, la quale non è altro che il risultato di un processo di applicazione ed adattamento di CS a problemi specifici.
- Secondo questo secondo modello è la GI monopolistica ad essere l’istituzione nella generazione di nuova CT. In tale ambito, l’accademia deve produrre e diffondere il sapere scientifico, l’azienda deve essere capace di cogliere gli stimoli derivanti da tale scoperta e tradurli in nuova CT.
La CS è facilmente:
- Inappropriabile: si tratta di un bene illimitatamente riproducibile da tutti.
- Trasferibile: in quanto può essere posseduta ed utilizzata da più soggetti economici senza perdita di efficacia della conoscenza.
- Indivisibile: in quanto l’utilizzo della conoscenza deve essere totale nella sua interezza.
Al carattere di bene pubblico si può porre rimedio con la creazione di diritti di esclusiva (brevetti) i quali possono rappresentare un’arma a doppio…
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