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quotate, permettendo ai siti aziendali di concentrarsi sulle informazioni volontarie

• Maggiore impatto del linguaggio XBRL. La legge ha imposto l'adozione di questo

linguaggio per la redazione dei bilanci societari.

7. Comunicazione finanziaria e creazione di valore

Adottare il value based management significa non solo orientare l'azienda verso l'obiettivo del

valore, ma anche comunicare al mercato la strategia e i piani per attuarlo.

Impresa ===> Creazione del valore (r >k ) ===> Conservazione del valore ===> Realizzazione

del valore (dividendi, capital gains)

Per realizzare capital gains (incremento del valore delle azioni) è necessario che il mercato sia

in grado di apprezzare il valore creato dall'impresa. È necessario trovare un equilibrio tra

esigenze di riservatezza, obblighi informativi e necessità informative degli investitori.Il Value

Based Management ha come perno i value drivers, variabili finanziarie e qualitative su cui si

basa la capacità dell'impresa di creare valore (Innovazione, clienti, reputazione, etc.).

La comunicazione finanziaria dovrebbe quindi:

• riguardare i key value drivers, per fornire i collegamenti fra le azioni e i risultati

manageriali e le prospettive future dell'impresa;

• concentrarsi sulle strategie, sugli obiettivi e spiegare l'attività di investimento.

8. Valutare la corporate disclosure

Spesso i manager hanno un giudizio su quanto comunica l'impresa molto più positivo del

mercato. Lo scostamento tra la valutazione interna, benevola, e la valutazione esterna, meno

benevola, viene spiegata dal gap model.

Partendo dal value gap, ossia la differenza tra il valore intrinseco della impresa e il valore

attribuitole dal mercato, il modello indiviuda 5 gap comunicativi

• Understending gap: si crea quando il mercato e i manager attribuiscono diversa

importanza a una certa misura di performance. Il gap è positivo quando i manager

ritengono una misura di performance più importante di qunto non faccia il mercato. Il gap

è negativo quando il mercato ritiene una misura di performance più importante di quanto

non facciano i manager.

• Information gap: si verifica quando il mercato riceve informazioni inadeguate su misure

che ritiene importanti ( è espresso dal livello di critiche che i manager ricevono da parte

degli analisti)

• Reporting gap: si verifica quando i manager dedicano poco impegno nel riportare

informazioni circa misure che essi ritengono importanti nella gestione dell'impresa;

• Percepition gap: si verifica quando i manager e il mercato hanno diverse percezioni sul

modo in cui l'impresa riesce a soddisfare le esigenze conoscitive del mercato. Il gap è

positivo quando il voto attribuito dai manager all'attività comunicativa supera quello del

mercato.

• Quality gap: si verifica quando carenze nel sistema informativo aziendale portano ad una

produzione carente di informazioni su alcuni elementi ritenuti importanti dai manager per

l'impresa.

COMUNICAZIONE FINANZIARIA E MERCATI MOBILIARI

1. Il concetto di mercato efficiente

Random walk ==> la conoscenza dei prezzi passati non aiuta a prevedere le variazioni di

prezzo future. La dinamica dei rendimenti nel tempo è imprevedibile e indipendente, come il

risultato del lancio di una moneta (testa o croce) non è influenzato dai lanci precedenti.

Analisi tecnica ==> si basa sulle quotazioni passate e sui volumi di scambi per prevedere

l'anadamento futuro dei titoli. Si basa sull'assunto che in situazioni simili le persone si

comporteranno in maniera simile.

Un mercato è ritenuto efficiente quando la variazione dei prezzi e casuale, e cioè quanto i prezzi

riflettono tutte le informazioni importanti e verificabili.

1.1. Fama: la teoria dell'efficienza informativa dei mercati

Eugene Fama elabora la teoria dei mercati efficienti, ovvero l'ipotesi che tutta l'informazione

disponibile sia già riflessa nei prezzi. L'efficienza di un mercato deve essere intesa come la

capacità dei prezzi che in esso si formano di esprimere, sempre e pienamente, l'informazione

disponibile.

• Debole: i prezzi riflettono solo le informazioni storiche, ovvero le informazioni contenute

nei prezzi precedenti

• Semi-forte: i prezzi riflettono le informazioni pubbliche, conoscere prima le notizie non

porta vantaggi

• Forte: i prezzi riflettono sia le informazioni pubbliche che quelle private, nessuno può

sfruttare le inside information

Se i prezzi riflettono le informazioni, cambiano solo quando arrivano nuove informazioni.

L'arrivo di nuove informazioni è imprevedibile, di conseguenza le variazioni dei prezzi sono

imprevedibili.

La teoria di Fama ha suscitato diverse ciritche:

• Paradosso di Grossman: Se i mercati sono efficienti è inutile informarsi. Se è inutile

informarsi è inutile produrre informazioni. Se tutti smettono di informarsi i prezzi non

possono essere efficienti sul piano informativo.

• Modello di Schredelseker:

◦ Impossibile che vi sia una distribuzione omogenea delle informazioni fra gli

investitori. Esiste sempre asimmetria informativa;

◦ Rendere pubbliche notizie conosciute dagli insider potrebbe non avantaggiare gli

otusider. L'imposizione di obblighi informativi inceve che produrre un vantaggio

per gli outsider provoca uno svantaggio, in quanto gli insider ottengono un

vantaggio proprio quando l'asimmetria viene resa pubblica, provocando un

adeguamento dei prezzi.

2. Obiettivo della comunicazione finanziaria nei mercati mobiliari

La comunicazione finanziaria deve fornire indicazioni, dati e notizie sufficienti agli investitori

per valutare la convenienza dell'investimento. Alcuni degli elementi necessari sono:

• misura e composizione del patrimonio dell'impresa;

• prospettive economico-finanziarie

• tasso di attualizzazione (per valutare il rischio)

Viste le scarse capacità valutative degli investitori retail, queste informazioni sono rivolte

soprattutto a operatori professionali che poi producono informazioni derivate per il pubblico.

Per le imprese quotate la comunicazione è cruciale per:

• colmare il gap fra valore creato (capitale economico), valore comunicato e vaolre

percepito dal mercato (quotazione);

• ridurre il trade-off fra il proprio orientamento strategico a lungo termine e l'orientamento

a breve termine del mercato

3. Governance e fabbisogno di comunicazione

Governance ==> meccanismi e processi attraverso i quali le imprese sono governate.

D e s t i n a t a r i

Caratteristiche Stimoli all'efficienza i n f o r m a t i v a

societaria

Sistemi orientati al pubblic companies a mercati beni reali, azionisti e investitori

mercato controllo manageriale mercati finanziari Poche asimmetrie

imprese controllate informative tra

controlli interni e

da banche / manager e

Sistemi orientati agli norme di tutela degli

assicurazioni o da controllante, quindi

intermediari azionisti di

intrecci banche- poca informazione

minoranza

imprese finanziaria verso gli

outsider

Proprietà concentrata Scarso fabbisogno di

Sistemi di corporate Capitalismo familiare e p o c h e i m p r e s e c o m u n i c a z i o n e

governance italiano quotate finanziaria

I DESTINATARI DELLA COMUNICAZIONE FINANZIARIA

1. Il concetto di stakeholders

Stakeholders: soggetti interessati a vario titolo agli accadimenti economici e finanziari

dell'impresa. La loro domanda di informazioni è eterogenea e la loro articolazione aumenta

all'aumentare delle dimensioni dell'impresa.

Per comunicare efficacemente l'impresa deve porre attenzione alla differenziazione dei flussi

comunicativi per:

• contenuti;

• modalità di esposizione;

• modalità di divulgazione

2. Gli azionisti

Azionisiti di maggioranza

• determinano le strategie aziendali e vigilano sulla loro attuazione

• destinatari e produttori di informazioni, la loro domanda di informazioni è pressochè

irrilevante per la politica di comunicazione finanziaria dell'impresa

• di matrice "finanziaria" o "industriale

Azionisti di minoranza

• se interessati alle vicende aziendali, "attivi", è indispensabile avere con loro rapporti

trasparenti e corretti;

• uno stimolo a rispettare i loro interessi è dato dall'esigenza dell'impresa di ricorrere al

mercato per finanziare la crescita

• i "dormienti" guardano alla redditività e ai dividendi dell'impresa nel tempo (cassettisti),

o ai capital gain di breve periodo (speculatori)

• i cassettisti danno stabilità all'azionariato e sostegno allo sviluppo aziendale

3. I lavoratori

I lavoratori sono destinatari non solo della comunicazione finanziaria, ma anche di quella

gestionale, commerciale e istituzionale.

• I manager manifestano una domanda di comunicazione finanziaria, ma in molti casi ne

determinano anche l'offerta;

• i dipendenti chiedono informazioni finanziarie per valutare la stabilità del posto di lavoro

e le prospettive di carriera

Per quanto riguarda i lavoratori, sono due le principali criticità che li caratterizzano rispetto agli

altri stakeholders:

1. i lavoratori sono esposti ad una comunicazione globale, necessità di integrare le diverse

aree della comunicazione aziendale;

2. i lavoratori sono spesso creditori, clienti e, in certi casi, azionisti dell'impresa.

Costituiscono quindi un target molto articolato e necessario di particolare cura.

4. Clienti e fornitori

Hanno interesse perchè le relazioni con l'impresa sono sempre meno di natura mercantile e

sempre più di natura collaborativa. Maggiore integrazione con l'impresa e un orizzonte che si

sposta sul lungo periodo comportano un aumento della comunicazione.

5. Gli investitori

Gli investitori sono i principali destinatari della comunicazione finanziaria nei mercati

mobiliari. La comunicazione può avvenire tramite un canale diretto impresa ==> investitori

(canale buy side) o tramite un canale indiretto impresa ==> intermediari ==> investitori ( canale

sell side).

I creditori finanziari vantano diritti prioritari rispetto agli azionisti. Compartecipano al rischio

d'impresa per la presenza di due elementi:

• rischio d'insolvenza

• responsabilità limitata: proprietari e azionisti rispondono nei limiti di quanto conferito

Investitori individuali

Il loro ruolo tende a calare con l'aumento delle dimensioni aziendali, ma sono comunque una

componente del mercato azionario, soprattutto in riferimento al flottante.

• Potenziali azionisiti di controllo: domanda di informazioni primaria generica, poi sempre

penetrante nella fase di contrattazione

• potenziali azionisti di minoranza: richiedono sopratuttto che sia informato

l'intermediario a cui si rivolgono per le loro scelte d'investiemnto

Investitori istituzionali

Principali interlocutori della comunicazione finanziaria, hanno un fabbisogno informativo

particolarmente tecnico e continuativo.

Uno degli obiettivi della comunicazione finanziaria è ridurre il gap fra valore economico e

valore di mercato dell'impresa. L'impresa deve concentrate gli sforzi di comunicazione su quelle

componenti delle aspettative di mercato sulle quali ha una reale possibilità di intervento. Vanno

individuate le informazioni rilevanti per gli analisti e i gestori di portafoglio.

6. Pubbliche autorità

Lo Stato necessita di informazioni finanziarie per il prelevo fiscale e per l'attività legislativa e

regolamentare.

• Consob

• Borsa Italiana Spa

• Banca d'Italia

GLI ATTORI DELLA COMUNICAZIONE ECONOMICO-FINANZIARIA

1. Figure e funzioni aziendali

L'impresa per gestire l'attività di comunicazione ha tre alternative:

• svolgere al proprio interno tutte le attività, dotandosi di una struttura organizzativa

adeguata;

• delegare completamente tutte le attività di comunicazione a professionisti esterni;

• dotarsi, all'interno della struttura aziendale, di figure che operino a stretto contatto con

professionisti esterni

Nel primo caso, i vantaggi derivano dalla possibilità di una maggior riservatezza. Nel secondo

caso, i vantaggi relativi alla magior competenza tecnica dei professionisti esterni rispetto al

personale interno all'azienda. Tuttavia, la scelta più praticata è la terza, ossia il ricorso a

professionisti esterni, pur mantenendo una stretta collaborazione con esssi tramite un

responsabile della comunicazione.

Sono diverse le figure e le funzioni aziendali che svolgono attività di comunicazione.

CEO = Stabilisce le linee guida dela comunicazione, controlla e approva i contenuti dei

documenti più sensibili per il mercato e parteciap direttametne ad alcuni incontri con la

comunità finanziaria.

CdA = Può essere coinvolto nel processo per l'approvazione di comunciazioni particolarmente

rilevanti.

CFO = Rappresenta un punto di riferimento per le funzioni impegnate nella comunicazione

finanziaria e un collegamento tra queste e il top management. Coordina e partecipa alle attività

finalizzate alla redazione del bilancio e agisce in coordinamento con le Investor Relation per la

comunicazione con gli investitori.

Funzioni di amministrazione e controllo

Sono impegnate direttamente nella redazione dei documenti oggetto di informativa obbligatoria

e partecipano, attraverso la fornitura e la verifica dei dati, anche alla preparazione di

comunciazioni curate da altre funzioni.

Funzioni di comunicazione e pubbliche relazioni

Si occupano prevalentemente di comunicazioni con contenuti diversi da quelli economico-

finanziari, ma possono essere coinvolte nella preparazione e trasmissione di documenti

ugualmente rilevanti per gli investitori (comunicati stampa) o in altre attività connesse alla

comunicazione finanziaria (gestione sito web aziendale).

2. L'investor relations

L'attività di investor relations è nata come disciplina formale nel 1969, quando è stato fondato il

National Investor Relations Institute (Niri). La funzione di investor relations consiste nella

comunicazione efficace e tempestiva di informazioni favorevoli e sfavorevoli sull'impresa al

mercato azionario e a particolari target, affinchè gli investitori possano formulare valutazioni

più complete e corrette sui prezzi delle azioni. È quell'insieme di attività strategiche e di

comunicazione economico-finanziaria che le imprese quotate dovrebbero realizzare per fornire

ai target degli investitori attuali o potenziali tutte le informazioni necessarie per una corretta

valutazione dell'investimento nei titoli dell'impresa.

Il ruolo centrale dell'investor relations si sostanzia nel mantenimento di un'adeguata domanda di

titoli a un prezzo che rifletta il suo reale potenziale, ovvero nella riduzione del gap tra valore di

mercato e valore economico.

Obiettivi di un programma di investor relations

Fra i principali obiettivi di un programma di investor relations figurano:

• attrarre quegli investitori che operano con orizzonte temporale e obiettivi coerenti con

quelli dell'impresa;

• aumentare la flessibilità delle fonti di risorse di capitale;

• ridurre il costo globale delle risorse finanziarie;

• modificare la base azionaria allargando o restringendo particolari categorie di investitori;

• garantire un prezzo delle azioni coerente con il potenziale effettivo dell'impresa

• ridurre la volatilità dei prezzi

Evoluzione storia dell'investor relations

1901-1950: dal segreto aziendale alla comunicazione finanziaria. La grande recessione del

1929 aiuta a dare un primo forte scossone al tabu della segretezza, tipico dei primi anni del

secolo; vengono approvate due leggi che obbligano le aziende quotate a depositare

periodicamente i propri bilanci e altre informazioni di carattere finanziario presso la Security

and Exchange Commision (SEC).

1951-1980: riconoscimento della professionalità e della funzione. Le corporation americane

necessitano di investitori ai quali vanno dedicate attenzioni specifiche e di livello soffistiacato.

Negli anni '60 nasce il Niri, un'associazione di dirigenti e di consulenti che si obbupano

professionalmente di relazioni con gli investitori. La FRB (Financial Relation Board) si afferma

come la prima agenzia di Pubblic Relations specializzata nell'offrire specifica consulenza per

sviluppare i contatti con gli investitori.

1981-00: sistemi di controllo stringenti sulle attività finanziarie. Gli investitori istituzionali

divengono – per le aziende quotate – importanti "pubblici" con cui è vitale instaurare relazioni

continuative e tempestive (teleconferenze, diffusione di internet). Ad inizio 200 la SEC emana il

Regulation Fair Disclosure, il quale proibisce alle aziende di rivelare ad esponenti dela

comunità finanziaria materiale su informazioni non pubbliche non ancora comunicate al

mercato.

2001-2010: rafforzamento delle funzioni aziendali per l'informazione finanziaria.

L'attività di IR

Le principali attività di cui si occupa l'investor relations sono :

• comunicazione dei dati rilevanti del business plan e la costruzione di una solida

immagine dell'azienda;

• l'interfaccia nei confronti della comunità finanziaria e delle agenzie di ratings per bonds e

operazioni finanziarie;

• il coinvolgimento nel processo di quotazione in borsa e il supporto professionale agli

azionisti dell'impresa

Competenze necessarie per l'investo relations

• deve disporre di una conoscenza approfondita dell'attività operativa e finanziaria

dell'impresa

• deve avere capacità di analisi e contrattazione

• deve possere competenze tecniche specifiche inerenti il mondo della comunicazione e dei

media

• deve avere competenze finanziarie e amministrative per procedere ad analisi ed

interpretazioni

• deve rispondere di competenze in materia legale in quanto responsabile sia

dell'informazione voluta che di quella dovuta

3. I professionisti della comunicazione

La crescente complessità dei rapporti con l'ambiente esterno, unita alla tendenza all'aumento dei

costi interni aziendali, rende opportuno, per la realizzazione della comunicazione economico-

finanziaria, il ricorso a organizzazioni professionali esterne. Si tratta di imprese di servizi che

forniscono una consulenza per l'impostazione della strategia di comunicazione, per la

pianificazione e la realizzazione della stessa.

Se l'impresa ha al suo interno una struttura di Investor relations, la società collaborerà con la

stessa. In caso contrario, la società esterna svolgerà sostanzialmente tutte le attività di Ir. Il

ricorso a professionisti esterni è di solito correlato alla complessità ambientale e al fabbisogno

di comunicazione dell'impresa. La complessità e l'articolazione dell'ambiente incidono sulla

difficoltà di interazione con i soggetti, costringendo l'impresa ad utilizzare diversi strumenti di

comunicazione per porsi in contatto con i diversi stakeholders, e a dover risolvere il problema

dell'integrazione degli strumenti e dei messaggi.

4. Intermediari della comunicazione economico-finanziaria

Esistono diversi livelli e tipologie di comunicazione economico-finanziaria (dovuta, voluta,

derivata). L'informazione trasmessa dall'impresa rappresenta un primo livello, di comunicazione

primaria, in quanto fonte principale del maggior numero di informazioni riguardanti l'impresa

stessa.

Il secondo livello, di comunicazione derivata, è composto da attori che forniscono informazioni

sulla base di dati, informazioni e notizie ricevute dalle imprese e dal mercato, rileaborati e

interpretati lla luce di competenze specifiche caratteristiche di ognuno di essi.

Gli intermediari finanziari possono essere definito come una sorta di "pubblico filtro" che filtra

le informazioni economico-finanziarie provenienti dalla fase precedente – perchè estremamente

tecniche o perchè di difficile comprensione – per tutti coloro che non sono in grado di attivare

un costante e valido canale diretto con le imprese e con il mercato.

5. Mass media

I mass media sono fondamentali nell'analisi dei flussi informativi tra fonti primarie e pubblico

dei risparmiatori. Sono tre i momenti fondamentali della produzione di informazione:

1. reperimento delle informazioni da fonti primarie

2. lavorazione ( trasformazione delle informazioni ottenute)

3. erogazione (collocamento notizia sul mercato

Il "prodotto finito" del processo si compone di più parti:

• evento base (oggetto di analisi) ===> illustrazione di notizie

• commento ===> valutazione delle notizie

• interpretazione ===> spiegazione della notizia e inquadramento in un contesto

6. Analisti e intermediari finanziari

La figura dell'analista finanziario riveste un ruolo centrale nel processo di produzione e

diffusione della comunicazione economico – finanziaria, avendo il compito di filtrare

l'informativa societaria e di inserirla in un più ampio contesto di "percezioni" e "valutazioni".

Gli analisit svolgono una duplice funzione: producono e diffondono informazioni economico-

finanziarie, ma svolgono anche un importante ruolo propulsivo alla domanda di informazioni

presso le imprese.

Al crescere del numero di analisti che coprono un'azione, aumenta l'efficienza del prezzo e

pertanto il titolo risulta più liquido, ovvero aumenta la possibilità di negoziare grandi volumi

con basso impatto sul prezzo. In altri termini, la trasparenza delle imprese alimenta un circolo

virtuoso: aumentano gli analisti che seguono un'impresa, aumenta la liquidità del titolo, si

riducono i costi di negoziazione e aumenta l'efficienza informativa del mercato.

Fra il pubblico "filtro" dell'informativa economico-finanziaria anche gli intermediari mobiliari

rivestono un ruolo di assoluto rilievo. Loro compito è quello di raccogliere tutte le informazioni

disponibili dagli altri pubblici filtro, dalle imprese, e dal mercato e trasformarle in messaggi

rivolti ai risparmiatori. Filtrano le informazioni caratterizzate da difficoltà sia contenutistiche

sia lessicali prodotte per obbligo di legge dalle imprese e le trasformano in messaggi

differenziati in funzione delle diverse esigenze informative degli investitori.

Gli intermediari operano sia dal lato della domanda, sia dal lato dell'offerta:

• domandano informazioni al mercato e alle imprese emittenti

• operano come emittenti di informazioni primarie per quanto concerne gli aspetti

economici, patrimoniali e finanziari relativi alla loro attività; come emittenti di

informazioni derivate quando offrono all'investitore finale informazioni nell'ambito della

loro attività di consulenza.

Scelta del tipo di intermediazione

Per quanto concerne gli intermediari si è soliti distinguere tra:

• brookers, che operano in qualità di semplici mediatori che si impegnano, dietro

compenso, a ricercare controparti interessate alla negoziazione e a contrattare a prezzi di

transazione accettabili per i loro clienti;

• dealers, che sono operatori specializzati nell'acquisto e nella vendita di titoli in proprio.

Offrono al pubblico la possibilità di trovare immediata contropartita alle operazioni

rendendo liquido il mercato;

• market makers, ruolo che assumono alcuni dealers che, specializzati nella negoziazione

di alcuni titoli, si impegnano a "fare il mercato", ovvero a rendere note le condizioni di

acquisto e di vendita alle quali sono disposti a operare.

7. Le società di rating

Il rating è uno strumento che comunica al mercato la valutazione del rischio di insolvenza di

un'impresa, effettuata da un qualificato staff di analisti economico-finanziari autonomi e

indipendenti. Evidenzia al mercato il rischio insito in ogni investimento. Esso influenza, in

misura rilevante, sia il prezzo sia il rendimento di un titolo, nonchè l'immagine e il prestigio

della società emittente. Prezzo e rendimento risultano influenzati dal rating perchè esso incide

direttamente sul rischio percepito dagli investitori: all'attribuzione di un rating elevato fa seguito

una riduzione del rischio percepito.

Gli stakeholders possono, così, disporre di una valutazione sintetica e professionale della

rischiosità dell'azienda e sono in grado di confrontare facilmente più opzioni alternative e di

formarsi opinioni sui diversi rapporti qualità/prezzo.

Tutte le entità non statunitensi sono soggette, nella valutazione, al limite del rating dello Stato

di appartenenza: a nessuna emittente può essere assegnato un rating più alto di quello assegnato

al Paese ove si trova la sua sede legale; solo nel caso in cui le emissioni siano state valutate

AAA altre entità del Paese possono ricevere il medesimo rating.

Il rating è la valutazione di un emittente o di un'emissione, espressa in maniera sintetica

attraverso un simbolo accompagnata da un'analisi che ne spiega le motivazioni:

• rating di un emittente: conosciuto come "rating di controparte" fornisce una valutazione

globale della solvibilità di un determinato soggetto

• rating di un'emissione: valuta la capacità che il capitale e gli interessi di una specifica

emissione vengano pagati puntualmente .

Procedura di prima assegnazione di un rating

• contatto preliminare tra la società emittente e l'agenzia di rating

• richiesta formale dell'emittente di assegnazione del rating

• assegnazione di un rating preliminare

• presentazione del rapporto al rating committee

• comunicazione del rating assegnato

• monitoraggio del rating assegnato

LA PIANIFICAZIONE DELL'ATTIVITA DI INVETOR RELATIONS

L'attività di Investor relations

Un programma efficiente di Investor relations deve essere in grado di spiegare il business e

l'ambiente in cui opera l'impresa, enfatizzando le prospettive per il futuro:

• spiegando le strategie e le decisoni aziendali in un'ottica di lungo termine;

• in modo onesto e trasparente

• comunicando sia le buone che le cattive notizie

L'approccio a una corretta strategia di Investor relations può essere schematizzato nelle seguenti

quattro fasi

1. analisi e valutazione della situazione attuale;

2. fissazione degli obiettivi che si intendono raggiungere

3. pianificazione di un programma di comunicazione

4. controllo e valutazione dei risultati

1 Analisi e valutazione della situazione iniziale

Questa fase si sostanzia in un'analisi di tipo introspettivo che l'Investor realtions manager deve

svolgere per tracciare un profilo della propria impresa che rappresenti un progetto

d'investimento attraente per il mercato. In questa fase occorre rivolgere l'attenzione all'azienda,

cercando di elaborare un profilo dal quale emergano le caratteristiche peculiari che concorrono

a rendere interessante l'investimento nella stessa. A tal fine occorre esplicitare tutti gli elementi

che concorrono a determinare il valore intrinseco dell'impresa (value drivers), e delineare il

profilo dei supportive shareholders.

I value drivers dell'impresa sono costituiti da tutti quegli elementi che ne definiscono il

vantaggio competitivo: qualità del management, posizione di mercato, tecnologia utilizzata, etc.

I supportive shareholders sono gli azionisti che hanno metodi e finalità di investimento

compatibili con le strategie aziendali.

Tra le informazioni relative all'impresa che devono essere fornite alla comunità finanziaria,

figurano:

• informazioni strategiche: indicano ad analisti ed investitori in quale direzione l'impresa si

sta muovendo;

• informazioni operative: tendono ad evidenziare i value drivers che concorrono alla

creazione dei flussi di cassa;

• informazioni finanziarie: focalizzate sulla redditività, sul valore del capitale economico e

sulle variazioni di tale valore

Una volta definito il profilo dell'azienda, occorre verificare se gli investitori attuali soddisfano

questo profilo. Il pubblico di riferimento della comunicazione economico-finanziaria è

costituito da:

• quegli investitori che hanno obiettivi e metodi d'investimento compatibili con le strategie

aziendali (supportive shareholders);

• quegli operatori di mercato finanziario che investono principalmente nel settore in cui

opera l'impresa;

• quegli inevstitori che ricercano i potenziali investimenti sulla base di alcuni parametri

finanziari che l'impresa soddisfa

2. Gli obiettivi del programma

In questa fase è indispensabile la partecipazione dei top manager dell'impresa al fine di

assicurare la coerenza fra gli obiettivi specifici del programma e i più generali obiettivi

aziendali. Obiettivo generale assegnato alla funzione di Investor relation è quello di attrarre i

supportive shareholders, ossia quegli azionisti che hanno obiettivi e metodi di investimento

compatibili con le strategie aziendali. Alcuni degli obiettivi più specifici di un programma di

Investor relation potrebbero essere:

• aumentare la quota delle azioni detenuta dagli investitori individuali;

• accrescere la copertura da parte degli analisit finanziari

• essere quotati su alcuni mercati esteri

3. Pianificare un programma di comunicazione

Una volta stabiliti gli obiettivi, occorre delineare le strategie e le politiche di comunicazione che

si intendono adottare. Il messaggio è l'elemento fondamentale del programma di Investor

relation. È opportuno definire innanzitutto il contenuto che si intende comunicare ai vari

segmenti e, poi quale veicolo utilizzare per far pervenire agli stesssi in modo efficace ed

efficiente il messaggio individuato.

• Fissare il contenuto del messaggio

• fissare il veicolo del messaggio

L'informazione deve essere quantitativa, cioè numerica, per consentire agli analisti e agli

investitori di condurre le loro analisi, ma anche qualitativa, per favorire l'attribuzione , ai dati

quantitativi, di un più ampio significato economico.

I destinatari della comunicazione economico-finanziaria possono essere classificati in quattro

gruppi:

• supportive shareholders: amichevoli, dai quali è possibile attendersi un atteggiamento di

sostegno all'attività dell'impresa;

• non-supportive shareholders: ossia avversari, dai quali è ragionevole attendersi scarsa

collaborazione;

• mixed blessing: cioè shareholders non orientati, il cui atteggiamento potrebbe dipendere

in larga misura dalle capacità relazionali, quindi comunicative, dell'impresa;

• marginal shareholders: il cui peso nei confronti dell'impresa è del tutto marginale, non

necessitano di particolari sforzi relazionali.

3.1. Gestione della disclosure

Il principale problema che l'Investor relation deve saper gestire riguarda la difficoltà di

conciliare una politica di disclosure ampia e corretta nel rispetto della riservatezza che deve

caratterizzare determinate informazioni aziendali. Gli aspetti principali che occorre considerare

in un programma di disclosure ottengono a:

• il trattamento delle informazioni non pubbliche, materiali e non materiali;

• la disclosure selettiva e la disclosure differenziata;

• la gestione dei "rumori di mercato" e delle "fughe di notizie"

L'attività dell'Investor relation non è, infatti, limitata alla sola predisposizione dell'informativa

obbligatoria periodica, ma riguarda anche la gestione di qull'insieme di rapporti con la comunità

finanziaria che, pur rientrando nell'informativa volontaria, quando riguardano informazioni non

pubbliche di tipo price sensitive sono soggetti alla disciplina dell'art. 114 del Tuf (Testo unico

della finanza).

La legge lascia però alcuni spazi di discrezionalità lla politca di comunicazione dell'impresa.

L'Investor relation deve quindi identificare le informazioni da trasmettere alla comunità

finanziaria, stabilire la "materialità" di tali informazionie definire poi le modalità e i tempi di

diffusione di tali comunicazioni.

Un'informazione viene definita "materiale", o price sensitive, se un investitore vorrebbe

conoscerla prima di effettuare una decisione di investimento, perchè la diffusione di tale

informazione potrebbe avere un impatto sul prezzo del titolo. Una volta stabilito che

l'informazione è di tipo materiale, diviene importante definire la tempificazione con cui la stessa

deve essere comunicata al mercato. Due sono le situazioni in cui può trovarsi l'impresa:

• l'informazione materiale è stata divulgata inavvertitamente in occasione di incontri

ristretti ( disclosure selettiva);

• l'informazione materiale non è ancora stata oggetto di comunicazione selettiva

Nel primo caso sorge l'obbligo di rivelare immediatamente l'informazione alla comunità

finanziaria; nel secondo caso, invece, l'impresa portebbe astenersi dal comunicare

l'informazione.

Per disclosure selettiva si intendono quei casi in cui un individuo o uno specifico gruppo di

persone vengono a conoscenza di informazioni non pubbliche.

Il concetto di disclosure differenziata si basa sull'osservazione che i diversi soggetti che

domandano informazioni economico-finanziarie non sono omogenei, e pertanto anche la

domanda di comunicazione è differenziata. L'impresa tende quindi ad attivare flussi

comunicativi differenziati in temrini sia di contenuto sia di analisi dei dettagli.

Per quanto riguarda i rumori di mercato, ovvero il diffondersi di notizie non ufficiali relative

all'impresa, anche in questo caso è meglio evitare di non effettuare alcun commento, soprattutto

se tali notizie fossero vere.

3.2. La disclosure nelel operazioni di finanza straordinaria

La comunicazione aziendale assume la sua massima rilevanza nelle situazioni di crisi, e quindi

nelle operazioni di risanamento e nelle operazioni di finanza straordinaria. In tali circostanze, la

comunicazione assume obiettivi ancora più specifici legati, da un lato, all'esigena di far

comprendere agli interlocutori il corretto valore dell'azienda e del suo capitale azionario,

dall'altro, alla necessità di salvaguardare tale patrimonio in una situazione di profondo e radicale

cambiamento degli assetti finanziari, gestionali e culturali dell'impresa.

• Esigenza di far comprendere agli interlocutori il corretto valore dell'azienda e del suo

capitale azionario

• salvaguardare tale patrimonio

La comunicazione intregrata, o comunicazione del valore, non può permettersi di essere

incoerente, pena il rischio di perdita di immagine.

Ogni piano di comunicazione è costituito da una serie di fasi:

• analisi della sitauzione: illustra lo scenario in cui si muove l'impresa e in cui si situa il

problema o l'operazione da gestire e costituisce il punto di partenza su cui si baseranno le

successive raccomandazioni;

• definizione degli obiettivi aziendali: in funzione del problema o dell'operazione in

oggetto, occorre precisare ciò che l'impresa intende raggiungere in termini di business;

• definizione degli obiettivi di comunicazione: in relazione agli obiettivi aziendali, gli

obiettivi di comunicazione devono descrivere ciò che l'attività di comunicazione deve

perseguire e ottenere.

• Individuazione dei target: individuare tutti i portatori di interesse nella problematica o

nell'operazione, che saranno destinatari diretti o indiretti dei messaggi della

comunicazione.

• Definizione della strategia di comunicazione: rendere esplicito il piano d'azione per

raggiungere gli obiettivi di comunicazione individuati.

Il processo di comunicazione nelle operazioni di finanza straordinaria deve però prevedere e

adattarsi ad alcune fasi operative. Sono sei le operazioni in cui si articola un'operazione di

finanza straordinaria:

1. fase iniziale: valutazione opportunità dell'operazione (pro e contro, risorse necessarie,

sponsor, etc,)

2. fase preparatoria: l'impresa deve mettere a punto il piano di comunicazione e provvedere

a verficare ed aggiornare il valore del proprio capitale economico

3. dalla decisione dell'operazione all'annuncio della stesssa: l'impresa da un lato è

fortemente impegnata nell'attività di comunicazione obbligatoria, dall'altro si propone di

attirare l'attenzione dell'opinione pubblica

4. dall'annuncio dell'operazione alla data di effettuazione: tutti i target devono essere

raggiunti da messaggi mirati ed efficaci.

5. Sottoscrizione: la comunicazione si concentra sulla stampa. Ampio utilizzo della

pubblicità, attenta relazione con i media per evitare la pubblicazione di notizie

tendenziose e controproducenti

6. post operazione: adempimenti tecnici e verifica dei risultati, messaggi rassicuranti e di

ringraziamento rivolti a tutti i target

3.2.1. Le fusioni e le acquisizioni

La fusione o l'acquisizione rispondono a obiettivi di crescita dimensionale per conseguire la

massa critica atta a competere con maggiore efficacia sui mercati internazionali, o alla necessità

di integrare il ciclo produttivo a monte o a valle. Tali operazioni rappresentano momenti di

notevole destabilizzazione nell'attività dell'impresa.L'operazione può riflettersi in modo pesante

sulla performance del titolo, a causa della mancanza di fiducia degli interlocutori interni ed

esterni all'impresa.

La comunicazione, quindi, deve porsi alcuni obiettivi, volti sostanzialmente a sostenere e

razionalizzare le valenze positive dell'operazione, all'esterno enfatizzandone il valore

economico-sociale e all'interno favorendo il processo di integrazione e riducendo il disagio

provocato dal cambiamento.

• Fase preparatoria (dalla definizione dell'operazione alla data dell'accordo). Si

provvede alla costituzione del team di lavoro, alla messa a punto di un piano di

comunicazione e a un eventuale piano di prevenzione di situazioni di crisi derivanti da

reazioni negative, all'analisi del posizionamento d'immagine delle società coinvolte

nell'operazione.

• Fase dell'annuncio (dalla data dell'accordo alla data in cui la fusione diventa

operativa). La comunicazione diventa operativa, attraverso incontri differenziati con i

vari target.

• Fase post operazione. La comunicazione si occupa della definizione del nuovo

posizionamento d'immagine e della nuova mission dell'azienda, sviluppo di relazioni

interne e sul proseguimento delle relazioni con la stampa.

3.2.2. La quotazione in Borsa

La quotazione in Borsa rappresenta un passo molto importante per l'impresa, che decide di

effettuarlo principalmente per disporre di un canale di finanziamento alternativo al credito

bancario. I principali vantaggi della quotazione riguardano:

• possibilità di svincolarsi dalle capacità finanziarie dell'azionista di controllo

• accesso a molteplici strumenti di finanziamento

• miglioramento della propria immagine aziendale e della propria forza contrattuale

Per contro, la quotazione può rappresentare un fattore di instabilità per l'impresa, che vede la

capacità di attrarre risorse pesantemente condizionata dall'apprezzamento delle proprie

performance da parte di analisti e investitori.

Diventa quindi cruciale per la comunicazione accompagnare e sostenere il processo di

quotazione, prima, e la performance del titolo in seguito, per conseguire una serie di obiettivi:

• creare le migliori condizioni al collocamento;

• massimizzare il prezzo di collocamento

• far conoscere il valore dell'azienda

• sostenere il titolo dopo la quotazione.

Le fasi operative per arrivare alla quotazione sono:

1. Fase preparatoria (dalla decisione di quotarsi all'annuncio). Costituzione di un team di

lavoro composto dai vertici aziendali, dal direttore finanziario, dallo sponsor, opera in

stretto contatto con i consulenti incaricati di gestire l'operazione. Questa fase prevede

anche l'avvio di contatti con le autorità e i vertici dei soggetti incaricati al collocamento

2. Fase dell'annuncio (dalla conferenza stampa alla quotazione). Comunicazione volta ad

ottenere il più ampio consenso possibile intorno all'operazione da parte di banche e

risparmiatori. In questa fase avviene il road show, tournee di presentazione dell'impresa

nelle principali piazze finanziarie.

3. Fase di collocamento. Vengono fissati i parametri più importanti dell'offerta (prezzo di

collocamento, quantità di titoli, durata dell'offerta) e si verificano i passaggi chaive

dell'operazione.

4. Fase post operazione (dalla quotazione al sostegno continuativo del titolo).

3.2.3. Le acquisizioni ostili

Nel corso di un'acquisizione ostile, il piano di comunicazione che occorre predisporre è di fatto

un piano di gestione dell'emergenza e deve prevedere metodologie e tattiche specifiche per il

fronteggiamento di una crisi. La scalata ostile si verifica quando un'impresa decide di lanciare

un'offerta pubblica d'acquisto (Opa) a un certo prezzo (superiore a quello di mercato), senza

l'accordo del propietario del pacchetto di comando, al fine di invogliare gli azionsiti esterni al

gruppo di comandoa vendere le proprie azioni e di subentrare quindi le controllo dell'impresa

oggetto della scalata.

La comunicazione deve porsi obiettivi che possono andare dal controbattere gli attacchi,

all'arginare le interpretazioni ostili e volutamente distorte.

3.2.4. Le privatizzazioni

Le ragioni dietro le privatizzazioni riguardano, in primo luogo, la riduzione o, perlomeno, il

contenimento del debito pubblico e il parziale risanamento della finanza statale. In secondo

luogo, facilitare il processo di concentrazione di imprese per conesguire dimensioni atte a

fronteggiare la concorrenza, favorire l'afflusso di capitali esteri e allargare le dimensioni del

mercato finanziario italiano. Le due principali modalità con cui in Italia si è proceduto alla

privatizzazione delle aziende sono:

• offerta pubblica di vendita

• vendita diretta

Nel primo caso le modalità di vendita sono di fatto due, "ad asta" e "a prezzo fisso". Nel primo

caso il prezzo delle azioni è fissato dal mercato, nel secondo caso, invece, il prezzo è fissato ex-

ante dagli organismi preposti al collocamento.

Nel caso della vendita diretta, la modalità può essere quella della negoziazione bilaterale, o

della vendita per asta.

In entrambi i casi, la comunicazione deve perseguire alcuni obiettivi di fondo:

• far conoscere la società privatizanda

• presentare l'operazione di privatizzazione

• creare le migliori condizioni per il collocamento

STRUMENTI E MEZZI DELLA COMUNICAZIONE ECONOMICO FINANZIARIA:

L'INFORMATIVA SOCIETARIA

La comunicazione economico finanziaria si caratterizza per la presenza di almeno cinque

elementi fondamentali:

• la fonte: l'impresa

• i codici: parola scritta, parola parlata, immagini

• il messaggio: ciò che la fonte cerca di trasmettere al pubblico al fine di ottenere il

comportamento desiderato

• il pubblico: soggetti destinatari del messaggio

• i canali: mezzi o veicoli utilizzati per far si che il messaggio giunga al destinatario. Si

distinguono in mezzi di comunicazione di massa (stampa, radio, tv) e mezzi di

comunicazione non di massa

I canali (veicoli, mezzi) non devono essere confusi con gli strumenti della comunicazione

(leve). Nell'ambito del medesimo canale convergono infatti più strumenti di comunicazione. Gli

strumenti della comunicazione aziendale sono costituiti da:

• pubblicità;

• pubbliche relazioni;

• relazioni con i media;

• direct marketing;

• comunicazione one to one

La comunicazione può utilizzare canali di trasmissione delle informazioni di tre tipi:

• diretto ( impresa-destinatario): assemblea, lettera agli azionisti, incontri,etc.;

• breve (impresa-intermediario-destinatario): stampa, tv

• lungo (impresa-intermediario-intermediario-destinatario): giornalisti si rivolgono agli

analisti finanziari

1. L'informativa obbligatoria

Negli ultimi anni si è assistito a un incremento del grado di trasparenza dell'informativa

societaria e un suo maggiore impiego ocme strumento di gestione dell'immagine aziendale,

sopratutto da parte delle società quotate in Borsa.

In Italia esistono due modelli nel sistema di norme che disciplinano l'informativa obbligatoria:

• modello previsto dal Codice Civile

• modello previsto dal Testo unico della Finanza (Tuf)

Il modello previsto dal Codice Civile riguarda gli obblighi informativi di tutte le imprese con

riferimento

• Bilancio

• assemblea

• relazione semestrale

• fusioni e scissioni

Il modello istituzionale è il modello previsto dal Tuif e dal regolamento di attuazione della

Consob. Esso concepisce la comunicazione economico-finanziaria dell'impresa nell'ambito di

un processo continuo da parte dell'emittente nei confronti del mercato. È possibile distinguere:

• informativa periodica (bilancio annuale, semestrale, trimestrale);

• informativa occasionale (operazioni straordinarie e fatti rilevanti)

• informativa volontaria

2. Il sistema informativo di bilancio

L'informativa di bilancio persegue l'obiettivo di comunicare i risultati conseguiti dall'impresa e

la sua situazione patrimoniale e finanziaria. È necessaria una valorizzazione del concetto di

"chiarezza" del bilancio, concetto che può essere sintetizzato nella rappresentazione di un

quadro fedele dell'impresa, attraverso l'analisi dettagliata delle diverse componenti e nella

specificazione dei criteri contabili adottati. Il concetto di "chiarezza" va inteso anche come

semplicità di lettura. Diverse ricerche hanno infatti dimostrato come circa la metà del contenuto

del bilancio è molto difficile da leggere per azionisti e pubblico non addetto ai lavori. Per

semplificarne la lettura possono essere uitli aggorgimenti come grafici, foto e disegni che

sintetizzino le informazioni chiave e ne facilitino la comprensione.

Il documento di bilancio è composto da:

• stato patrimoniale

• conto economico

• relazione amministratori

• nota integrativa

3. L'assemblea degli azionisti

L'assemblea degli azionisti è uno strumento di comunicazione economico-finanziaria di grande

rilievo, anche se spesso sottoutilizzato dalle imprese. È infatti l'unica vera occasione di incontro

diretto con gli azionisti e tra gli azionisti, specie se detentori di quote marginali di azioni, e

quindi dotati di scarso potere decisionale.

Sono tre i problemi principali:

• possibili conflitti tra organi direttivi della società e base societaria;

• limiti del diritto di intervento del socio (ampia discrezionalità da parte del presidente

dell'assemblea);

• ostruzionismo assembleare

Per risolvere il primo problema alcune società hanno inserito nello statuto societario una norma

che attribuisce il potere di convocare l'assemblea anhe ai soci possessori di una quota inferiore

al 10% del capitale sociale.

Le principali categorie di partecipanti ai lavori assembleari possono essere ricondotte a:

• azionisti di maggioranza: intervengono alle assemblee in proprio o per delega, i loro

punti di vista sono di norma coincidenti con gli organi direttivi, pertanto prendono la

parola molto di rado e, in genere, solo pre proporre le nomine degli amministratori e dei

sindaci.

• Investitori istituzionali: le banche possono raccogliere deleghe. La raccolta delle deleghe

può essere promossa solo da soci legittimati a partecipare all'assemblea e detentori

almeno del 1% del capitale sociale

• piccoli azionisti: soci che non appartengono al gruppo di controllo

• frequentatori abituali: soggetti che possiedono un numero ridotto di azioni, dispongono

di una notevole capacità dialettica e di conoscenze di tipo economico-aziendale e di

diritto societario. Si possono distinguere in adulatori, professionisti, disturbatori

Il recepimento della direttiva Shareholders rights (2007/36/CEE) e interventi regolamenatri di

Consob e BdI hanno comportato:

• abbandono della doppia convocazione, salvo che non sia prevista nello statuto societario;

• semplificata la raccolta delle deleghe (sollecitazione)

• assemblea va convocata sul sito della società e con la pubblicazione su un quotidiano

4. La disciplina delle comunicazioni societarie al pubblico e alla Consob

Come visto in prsecedenza, l'informativa obbligatoria si basa su due modeli normativi: quello

del Codice Civile, e quello del Testo unico di intermediazione Finanziaria.

Il TUIF (D.legs 24/2/98 n.58) persegue l'obiettivo dell'efficienza degli intermediari e dei

mercati da cui discende anche l'efficienza delle gestioni imprenditoriali.

• Mercati efficienti e investitori istituzionali svolgono un ruolo di monitoraggio

dell'impresa

In questo contesto il TUIF tutela anche gli azionisti di minoranza delle società quotate, perchè i

loro interessi coincidono con quelli del mercato in generale:

• Norme sulla trasparenza (disclosure)

• Norme sui diritti di exit (OPA e OPAS)

• Norme sui diritti di voice (strumenti di autotutela)

Norme TUIF : documenti ai soci

• Diritto individuale di informazione preassebleare (art.130)

• Regolamento Consob stabilisce che la documentazione sia messa a disposizione mediante

deposito presso società di gestione del mercato e sito societario. Dell'avvenuto deposito

va data notizia tramite avviso pubblicato su almeno un quotidiano nazionale

TUIF: diritti di exit

• Disciplina le OPA e le OPAS che superano certi limiti (di ammontare e di numero dei

destinatari)

TUIF: trasparenza

Disciplina i flussi informativi diretti agli investitori in attuazione del principio della trasparenza,

stabilendo un sistema fondato su prospetti, documenti informativi, comunicazioni... per

illustrare con continuità l'intero ciclo di vita aziendale

• TUIF Titolo III (emittenti)

◦ Capo I (informativa societaria), art. 113-118bis

◦ Capo II (disciplina delle società quotate)

In base al TUIF i flussi informativi sono calssificabili in:

• Informativa continua (price sensitive)

• Informativa periodica (comunicazioni contabili)

• Informativa episodica (operazioni di finanza straordinaria)

• Comunicazioni alla Consob

• Informativa spontanea ( informazioni e comunicazioni non obbligatorie)

• Informativa su appello al pubblico risparmio

4.1. L'informativa continua (price sensitive)

Il Capo I, Pate IV, Titolo III del Tuf, intitolato "informazione societaria", disciplina,

rispettivamente agli art.114 e 115, le comunicazioni al pubblico e alla Consob, riorganizzando

la materia in precedenza disciplinata dalla legge 157/1991, relativa alla cosiddetta repressione

dell'inside trading.

L'art114 articola la disciplina delle comunicazioni al pubblico su due fronti:

• gli obblighi di comunicazione relativi a fatti rilevanti (stabiliti dal comma 1);

• l'obbligo di mettere a disposizione del pubblico, nei termini e secondo modalità stabilite

dalla Consob, "notizie e documenti necessari per l'informazione del pubblico".

Tali obblighi concerenti le informazioni "riservate" o "privilegiate" si ritengono assolti con

l'invio, alla società di gestione del mercato nonchè ad almeno de agenzie di stampa e alla

Consob, di un comunicato che contenga gli elementi essenziali della notizia

Si ritengono certamente informazioni price sensitive

• le informazioni contabili destinate a confluire nel bilancio, nel bilancio semestrale o nei

resoconti trimestrali

• le deliberazioni di approvazione del progetto di bilancio, della proposta di dividendo, del

bilancio semestrale e del bilancio consolidato

• Ruomors su situazioni di finanza straordinaria che hanno prodotto rilevanti variazioni nei

prezzi

4.2. L'informativa periodica

La diffusione di informazioni periodiche ha luogo in due fasi successive.

La prima è quella della loro approvazione da parte del consiglio di amministrazione, seguita

dall'immediato invio di un comunicato alla Consob e ad almeno due agenzie di stampa.

La seconda fase è rappresentata dalla diffusione dei fascicoli stampati e dalla comunicazione su

almeno un quotidiano a tiratura nazionale, della disponibilità del documento presso la sede

sociale e presso la società di gestione del mercato.

L'informativa periodica riguarda:

• approvazione del bilancio

• relazione semsestrale

• resoconti intermedi di gestione

La relazione semestrale si compone di un prospetto relativo alla situazione patrimoniale, di uno

relativo ai dati economici e di un commento sulla situazione della società e sull'andamento della

gestione. Ha la funzione di stabilire una relazione di continuità tra le informazioni diffuse

attravesro il bilancio d'esercizio precedente e i risultati contabili relativi all'esercizio in corso.

Deve essere pubblicata, entro 60 giorni dalla chiusura del semestre, presso la sede sociale e la

società di gestione del mercato.

La relazione trimestrale deve essere resa disponibile al pubblico, presso la sede sociale e la

società di gestione del mercato, entro 45 giorni dal termine di ciascun trimestre d'esercizio. Si

compone di tre parti: i prospetti contabili, le note di commento ai prospetti contabili e le

osservazioni degli amministratori circa l'andamento gestionale.

4.3. Appello al pubblico risparmio

L'appello al pubblico risparmio può avere due diverse finalità:

• sollecitazione all'investimento


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in management e comunicazione d'impresa
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.borellini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Gestione della comunicazione finanziaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Ferretti Riccardo.

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