INTRODUZIONE MANAGEMENT
Il management può essere descritto come l'organizzazione/ governo delle risorse,
dei tempi e di tutte le attività necessarie per quella determinata materia in esame.
Naturalmente, il management può essere applicato anche ad altri campi come ad
esempio il campo scientifico o architettonico ed in generale a tutte le altre materie
caratterizzate da essere complicate e complesse.
Essenzialmente, con il corso che studieremo, ci occuperemo del governo delle
organizzazioni, la quale materia tiene alle decisioni “compresse” nonché a quelle
relative al decision mating. Successivamente, ci occuperemo del processo di
problem solving con il quale andremo ad incidere sulla area della complicazione o
semplicità. La successiva parte del corso sarà riferita alla gestione aziendale nonché
a tutti gli strumenti utilizzabili per effettuare suddetta gestione.
Detto questo, storicamente l'evoluzione della disciplina manageriale è passata
attraverso diversi approcci, i quali sono descritti come delle metafore, che vanno
dall'approccio meccanico ( attraverso gli studi della Ford), all'approccio che
considera le organizzazioni come degli organismi viventi ( quindi capaci di adattarsi
al contesto) fino ad arrivare all'approccio che considera le organizzazioni come dei
cervelli ( importante in questo contesto è il concetto di oggetto oligrammatico, con
il quale si intende che ogni singolo elemento dell'organizzazione studiata contiene
tutti gli elementi della stessa. Possiamo fare riferimento anche all'esempio del
neurone nel cervello della persona, infatti ogni singolo neurone contiene tutta
l'informazione e questo può essere ripreso anche nell'organizzazione aziendale, con
il quale metodo la gerarchia mi viene meno e tutte le singole parti di una
organizzazione, grazie a degli schemi informativi, possono conoscere tutto).
Da tutto ciò si evince che quando si effettua un’osservazione sia importantissima la
cosiddetta varietà informativa, ossia il bagaglio di conoscenza in capo ad un
soggetto osservatore, con la quale si riesce a capire che si può osservare lo stesso
fenomeno utilizzando delle prospettive (e quindi delle lenti di osservazione) diverse
tra di loro arrivando ad ottenere dei risultati che, anche se hanno ad oggetto la
stessa organizzazione, sono totalmente diversi.
Quando parliamo di organizzazioni, risulta essere molto importante la distinzione
tra funzioni aziendali e processi aziendali. Le prime possono essere descritte come
un insieme di attività svolte all'interno di un'azienda raggruppate in base al criterio
dell'omogeneità delle competenze necessarie per svolgerle, esempi tipici
disfunzione aziendali sono la finanza, la produzione, l'organizzazione ed il marketing.
Per quanto riguarda i processi aziendali possiamo dire che questi sono formati da tre
fasi, la fase di input, la fase della trasformazione e la fase dell'output. Solo
successivamente è stata introdotta una ulteriore fase ossia quella del feedback
retroattivo informativo con il quale è stato concesso all'organizzazione di adattarsi
alle attese dei sovrasistemi dell'azienda il quale può essere sia positivo (che
convalida la decisione presa, rafforzando l’operato già in essere) oppure negativo
(per correggere un processo in essere consentendo all’organo di governo di poter
modificare la propria scelta); esempio tipico di processo aziendale è la
comunicazione.
LE DIVERSE TEORIE
Cerchiamo ora di capire cosa sia una teoria scientifica. Questa può essere descritta
come una specifico prospetto di indagine adottato da un soggetto osservatore, ossia
essenzialmente dall'organo di governo. Naturalmente, per quanto riguarda la
materia manageriale come detto, si sono sviluppate diverse teorie scientifiche, tra le
più importanti possiamo ricordare:
1. La teoria che descriveva gli organismi azienda come delle macchine in
conseguenza dell’approccio analitico-riduzionistico utilizzato nel campo degli
studi da Taylor, utilizzando un approccio costruttivistico, con il quale si studia
una determinata realtà in modo oggettivo e non soggettivo attraverso una
rappresentazione dei fenomeni ricondotta al processo causa-effetto. Qui
l’impresa è vista come un sistema chiuso, capace di funzionare
indipendentemente dagli stimoli provenienti dall’ambiente esterno.
2. Successivamente sì introdusse un concetto diverso per descrivere la realtà,
grazie soprattutto agli studi relativi alla meccanica quantistica, con la quale si
va a cambiare la modalità di osservazione arrivando ad effettuare un
osservazione di tipo soggettivo che metteva al centro della stessa la
conoscenza umana. La teoria in esame può essere descritta con la metafora
dell’organizzazione come un sistema vivente caratterizzata da un ciclo di vita
(nascita, crescita, sviluppo, declino e morte), da essere un sistema aperto
dotato di una struttura articolata in organi adibiti allo svolgimento di una
precisa funzione, capace di adattarsi all’ambiente, di conoscere, di
memorizzare e replicare le soluzioni ai problemi del passato (routine) nonché
dotata di comportamenti capaci di autoriprodursi e di autorigenerarsi.
Naturalmente il passaggio da un approccio ad un altro si verifica soprattutto
quando viene” distrutta” la teoria precedente. In questa tipologia di teoria
scientifica le organizzazioni scompongono il problema in tanti piccoli
problemi, ma così facendo si perde il collegamento con il problema iniziale
determinando, eventualmente, delle inefficienze. Altro elemento importante
in questo contesto è il passaggio relazionale (si ha interazione tra diversi
sistemi quando si attiva una relazione tra gli stessi, e quindi possiamo
affermare che un soggetto può attivare diverse interazioni con diversi organi
della stessa struttura), il quale viene effettuato per ottenere una migliore
consonanza nonché risonanza con il contesto in cui si opera, in modo da
sopravvivere nel miglior modo possibile all'interno dello stesso.
3. Per descrivere la successiva teoria bisogna specificare la differenza tra
efficacia ( rapporto tra gli obiettivi conseguiti e l'utilizzo delle risorse, e quindi
esprimibile come la capacità dell'impresa di raggiungere gli obiettivi in base al
allocazione ottimale delle stesse, espressione di tipo qualitativo), efficienza (
rapporto tra gli obiettivi prefissati dall'impresa e gli obiettivi raggiunti dalla
stessa, espressione di tipo quantitativo) e sostenibilità ( raggiungere gli
obiettivi prefissati, e quindi utilizzare le risorse nel presente, senza
condizionare in modo negativo lo sfruttamento delle risorse dei soggetti nel
futuro). Questo ultimo elemento risulta essere molto importante per
descrivere la teoria successiva ed il passaggio alla sostenibilità è avvenuto con
l'abbandono del processo meccanicistico/ standardizzato (una delle aziende
che mantiene il processo meccanico risulta essere il McDonald's). Tutto ciò
determina il passaggio dalla teoria meccanicistica a quella sistemica. Nello
stesso periodo però (ossia il periodo tra le due guerre) si instaura anche
un'ulteriore teoria ossia quella cibernetica, nata con lo sviluppo degli studi
sulla robotica.
Con queste due tipologie di teorie sviluppatesi nel periodo in esame si
abbandona la visione statica dell'impresa attribuendo alla stessa una visione
dinamica in base al contesto di riferimento (viene meno quindi il concerto di
“One best way” relativo all'approccio riduzionistico, con il quale ogni azienda
doveva essere simile a quella migliore). Molto importanti in questo contesto
risultano essere gli studi attuati da Darwin, i quali sono stati necessari per
capire i processi di adattamento dei sistemi nel contesto. Secondo lo stesso
scienziato in un determinato contesto sopravvive chi riesce ad ottenere delle
ottimale risonanze e consonanze con il sistema e non esclusivamente il
soggetto più intelligente, e quindi l’adattamento alle mutevoli condizione del
contesto risulta essere un pilastro essenziale per la sopravvivenza
dell’impresa. In questo periodo si sviluppa quindi una teoria scientifica che
descrive le organizzazioni come dei cervelli ossia in questa visione le
caratteristiche del cervello umano sono ricontestualizzate nelle
organizzazioni, soprattutto per quanto riguarda l'elaborazione delle
informazioni e dei dati nonché al modo in cui l'azienda prende le proprie
decisioni. Le caratteristiche di questa prospettiva sono date dal fatto che, a
differenza dell’impresa fordista dotata di razionalità assoluta, in questa
visione, che prende spunto dagli esseri umani, non viene razionalità assoluta a
causa della presenza delle cosiddette asimmetrie informative e dei limiti
cognitivi cui sono soggetti gli esseri umani con i quali non si arriva ad ottenere
delle decisioni ottimali (concetto di razionalità limitata) → filone di studi di
Simone.
Accanto a questo filone nel stato sviluppato un altro, basato
sull'apprendimento organizzativo (Learning organization) con il quale si
riesce ad adattarsi al contesto in cui si opera attraverso dei database (archivio
informativo, e quindi un mero contenitore), i data werehouse (che consente
l'organizzazione delle informazioni) e i data mining (con i quali si utilizzano le
informazioni per decidere). Tutto ciò riesce a far apprendere l'impresa, e le
tipologie di apprendimento sono essenzialmente due:
a) Subroutine unica: ossia l'apprendimento di primo livello composto
essenzialmente da tre fasi:
1: il processo di percezione del problema (problem setting);
2: il confronto delle informazioni con le norme operative (ossia quelli
insieme di strumenti utilizzabili dal decisore per risolvere il problema)
3: l'attivazione dell'azione appropriata, con conseguente feedback
informativo per completare il processo.
La criticità di questo modello è data dalla percezione dei soggetti
osservatori (come detto via la presenza di limiti cognitivi degli essere
umani) ma un'ulteriore criticità è dato dal fatto che molto spesso i nostri
strumenti a disposizione non sono sufficienti per risolvere i problemi e
quindi vi è la necessità di ampliare gli stessi. Ed è qui che entra in gioco il
secondo livello di apprendimento:
b) Subroutine doppia: la quale è composta sempre dalle tre fasi descritte in
precedenza ma con la differenza che in questa tipologia di apprendimento,
nella seconda fase vi è un ampliamento degli strumenti a disposizione per
il soggetto decisore, rafforzando la propria posizione e riuscendo in questo
modo a risolvere, in modo più continuativo, i problemi percepiti.
I principi del modello organico
Questa tipologia di metafora delle organizzazioni considerati come dei cervelli
contiene al suo interno alcuni principi essenziali, come:
1) Il principio che enuncia che ogni singola parte dell’organizzazione contiene il
tutto (esempio tipico è il neurone del cervello umano, ossia la più piccola
parte dello stesso, che contiene tutte le informazioni/conoscenze del
soggetto);
2) Il principio della ridondanza, ossia è un principio che fa riferimento ad un
qualcosa che si ripete in continuazione, il che ha dei lati negativi come
l’aumento dei costi derivanti dall’utilizzo continuato delle risorse ma anche
dei lati positivi come l’ampliamento delle potenzialità delle organizzazioni.
Con questo principio si introduce anche il concetto di stock tangibili (l’insieme
delle risorse tangibili/fisiche presenti nell’organizzazione) e stock intangibile
(come il sapere, la conoscenza all’interno dell’impresa) le quali grazie al
principio in esame possono essere riutilizzate per essere sfruttate al meglio.
3) La differenziazione necessaria, principio secondo il quale si deve avere in
azienda una varietà necessaria almeno pari alla varietà esterne all’azienda,
ossia fa riferimento alla capacità dell’azienda di adattarsi a livello di gap
conoscitivo o la capacità dell’azienda di ampliare la propria conoscenza.
4) Il numero di regole, a differenza dell’impresa intesa come una macchina
caratterizzata da molte regole gerarchiche e burocratiche nonché da processi
standardizzati, il modello organico invece deve sottostare ad un numero
minimo di regole sviluppando la capacità di autogovernarsi.
5) Imparare ad apprendere, in modo tale che l’impresa risulta essere sempre in
linea con le esigenze del mercato.
CAPITOLO 2 PENSARE PER SISTEMI
Il soggetto decisore
Gli elementi del pensiero sistemico sono sistematizzati in un insieme unitario su cui
si basa una metodologia di rappresentazione denominata approccio sistemico vitale
(asv). I principi ispiratori sono diversi:
1) Non esiste una realtà oggettiva, ma costruita dal soggetto conoscente
osservatore;
2) Ogni entità capace di azione (sistema vitale) può essere osservato sia nella
sua configurazione (struttura) quanto nel suo agire (sistema);
3) L’assenza dell'azione può essere compresa rilevando che essa è
sinteticamente costituita sia da farsi del decisore che dà fase dell'agire;
4) Il sistema vitale filtra, attraverso l'ambiente, quelle caratteristiche
riconducibili alle proprie esigenze e, attraverso la propria capacità auto
organizzativa, provvede a riqualificarle in un contesto adeguato alla
propria sopravvivenza;
5) Il concetto di sistema vitale inteso come varietà informativa, sia attiva
(capace di influenzare altri sistemi) che passiva (capace di farsi influenzare
da altri sistemi) esaurisce lo spazio di rappresentazione di tutte le entità
presenti nel contesto. Quindi risulta essere corretto ritenere che tutto ciò
che ci circonda può essere rappresentato come un sistema vitale.
Detto ciò, in seguito si determinò una modalità manageriale collegata a suddetta
riflessione, ossia che “ogni organizzazione deve intendersi tanto come struttura
organizzativa quanto come processo (o per meglio dire sistema) organizzativo. Le
strutture sono realtà date, con una loro persistenza nel tempo. I processi (sistemi)
sono invece realtà in corso che attraversano varie fasi”. Con struttura e sistema
quindi si comprende la rappresentazione statica e dinamica della realtà aziendale.
Per consentire una più agevole comprensione si devono definire alcune categorie
logiche indispensabili per lo studio del pensiero sistemico:
a) L’insieme: può essere definito come una qualsiasi collezione di elementi in
cui sia individuabile un nesso di omogeneità capace di esprimere una logica
di aggregazione. Naturalmente per cogliere il passaggio dal concetto di
aggregato a quello di insieme occorre individuare negli elementi che lo
compongono il nesso di omogeneità. Nelle organizzazioni imprenditoriali
questo può essere preferibile alla categoria di fattori produttivi cui sono
riconducibile elementi umani e tecnici, sia tangibili che intangibili.
b) La struttura: può essere definita come l'insieme in cui gli elementi
reinterpretati come componenti alle quali viene attribuita la capacità di
compartecipare alla realizzazione di determinate funzioni. In questo
contesto le componenti potranno essere messe in relazione nel rispetto di
determinati vincoli (regole). Per cogliere il passaggio dal concetto di
insieme a quello di struttura, occorre specificare le funzioni proprie degli
elementi, come le componenti, ed individuare i collegamenti con le stesse,
considerando come detto i vincoli. Nelle organizzazioni imprenditoriali, la
struttura è definita dal l'insieme di componenti umane e tecniche poste in
relazione tra di loro, in vista del raggiungimento della specifica finalità (la
sopravvivenza). È evidente che suddetta definizione porta all'esistenza di
due concetti rilevanti:
1) La struttura logica: intesa come insieme di componenti logiche capace
di svolgere un determinato ruolo nel rispetto di regole prefissate e con
specifiche capacità di collegamento con altri componenti;
2) La struttura fisica: intesa come componenti fisiche, concrete, di cui si
conosce il funzionamento, dotate di capacità di collegamento con altri
componenti.
Distinguendo poi nell'ambito della struttura, tra componenti interne ed esterne, sì
qualifica un'ulteriore categoria:
c) La struttura ampliata: intesa come la precedente struttura fisica,
aggiuntiva di un insieme di componenti esterne in modo da completare
l'intero set di risorse utilizzabili dall'organo di governo per l'attivazione del
sistema.
Il sistema emerge dalla selezione, operata dall'organo di governo, di una struttura
specifica nell'ambito di una struttura ampliata con la quale si specifica chi fa cosa, in
che modo e quando, e che consente di determinare i processi necessari al
funzionamento del sistema emergente. È fondamentale tenere presente che:
Una determinata struttura logica può concretizzarsi in una molteplicità di
• strutture fisiche (equivalenza funzionale);
Da una stessa struttura ampliata l'organo di governo può estrarre numerosità
• di strutture specifiche;
L’organo di governo, considerando la rilevanza dei sovrasistemi individua la
• struttura specifica da selezionare;
Attivando la struttura specifica si determina l'emersione del sistema.
•
A questo punto è possibile giungere ad una definizione del sistema, ossia quella
determinata struttura specifica orientata al raggiungimento di un fine.
Nel definire la struttura è il sistema sono stato di viziati due termini importanti, ossia
relazioni e interazioni. Cerchiamo di specificarle:
Il concetto di relazione (strutturale) ha carattere statico, si qualifica come
• aggettivo, non dipende d
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