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Capitolo 2 - Gli ambiti della teoria d’impresa

Le imprese moderne

La prima forma imprenditoriale è stato il modello produttivo dell’autoconsumo, ovvero quando ogni

famiglia produceva e consumava per il proprio interesse.

Successivamente iniziò il periodo del baratto, in modo che tutti potevano procurarsi anche i beni

che non potevano produrre, ma il modello di configurazione restò sempre quello dell’autoconsumo.

La distinzione di un prodotto artigianale e non artigianale è la manualità e l’utilizzo di macchinari

standardizzati.

Dalla rivoluzione industriale in Inghilterra nacque l’impresa moderna e il tipico modello di

produzione standardizzata: produzione con catena di montaggio/in linea.

L’impresa può essere definita come un istituto economico e sociale che trasforma risorse (input) in

beni (prodotti e servizi) che hanno un valore di scambio sul mercato superiore a quello delle

risorse di partenza.

Il suo scopo ruota intorno al concetto di creazione di ricchezza: il maggior valore derivante dal

processo di aggregazione, modifica e trasferimento di risorse in prodotti. Risorse di tipo:

Materiali (materie prime, semilavorati, impianti, ecc.)

• Immateriali (conoscenze tecnologiche, commerciali, scientifiche, ecc.)

• Umane (dipendenti o fornitori di servizi)

Il prodotto, a sua volta, è una risorsa, in quanto entrerà nei processi produttivi di altre imprese

oppure andrà a dare utilità ai consumatori finali.

La possibilità di creare ricchezza dipende da:

Ruolo dell’imprenditore

• Creatività

• Attitudine al rischio

• Capacità di leadership

• Attitudine al controllo

• Doti relazionali

La possibilità di creare ricchezza dipende dalla realizzazione di rapporti positivi con gli stakeholder,

ossia con tutti i soggetti che hanno verso l’impresa una posizione di interesse e, quindi, una

capacità di influenza (azionisti, collaboratori, fornitori, clienti, finanziatori, sistema pubblico ecc.).

Modelli d’impresa

Esistono tre principali tipi di imprese:

Impresa artigianale

• Piccola-media impresa

• Grande impresa

I parametri utilizzati per distinguere le precedenti categorie sono:

Dimensione

• Grado di industrializzazione dei processi produttivi

• Strutturazione dell’organizzazione

• Livello di standardizzazione dei processi decisionali

• Potere di mercato

• Potere finanziario

• Disponibilità di risorse

Gruppi di imprese

Insieme di imprese giuridicamente distinte, connesse da significativi legami azionari che

complessivamente consentono il controllo stabile di tutte le attività, garantendone il coordinamento:

Molteplici entità distinte

• Più della somma delle parti

• Obiettivi comuni

• Processi decisionali unificati

• Fusione dei capitali

• 1

Tipi di gruppi:

gerarchici, hanno una configurazione piramidale con a capo la holding, sede del controllo di tutte

• le attività. Ci sono due tipologie di holding:

- holding finanziarie, hanno solo le partecipazioni e non svolgono l’attività operativa

- holding operative (o miste), detengono le partecipazioni e partecipano all’attività operativa

associativi, insieme di imprese con potere equivalente a cui non fa capo una holding

• conglomerali, operano in settori completamente differenti dove l’unica risorsa veramente in

• comune è quella finanziaria 2

Capitolo 3 - Prospettive sul finalismo d’impresa per la creazione di ricchezza

L’evoluzione delle teorie sulla finalità d’impresa

Teoria neoclassica (marginalista o marshalliana):

Ipotesi: unico soggetto decisore; perfetta razionalità; perfetta informazione.

• Obiettivo dell’impresa: massimizzare il profitto

Il profitto è massimizzato se produrre un ulteriore bene avrebbe il costo di vendita uguale al costo

di produzione (ricavo marginale uguale a zero).

Limiti della teoria:

presuppone una condizione di equilibrio;

• si limita al profitto di breve periodo;

• non considera i possibili conflitti di interesse tra manager e azionisti;

• non considera che gli obiettivi dell’azienda non possono limitarsi al profitto.

- teoria della concorrenza monopolistica (non tutti i beni sono uguali)

- approccio alle interdipendente oligopolistiche

La teoria degli stakeholder

Secondo la teoria degli stakeholder l’impresa dovrebbe massimizzare non il profitto ma la

soddisfazione di tutti gli attori, distribuendo la ricchezza in modo equilibrato.

Critiche: perseguire obiettivi sociali anziché reddituali finisce per danneggiare la società.

Gli stakeholder diversi dagli azionisti sono tutelati da norme giuridiche e da rapporti di scambio che

avvengono a un prezzo determinato: i loro interessi sono rispettati in partenza.

La finalità dell’impresa - Il contesto socio-economico

L’attenzione verso l’obiettivo della creazione di valore per gli azionisti, non deve portare a

sottovalutare il ruolo dell’ambiente sociale e politico.

Fattori di cambiamento:

Globalizzazione

• Ipercompetizione

• Questione ambientale

• Corporate governance

Le imprese sono chiamate ad un’interazione bilanciata fra valore per gli azionisti ed interessi degli

stakeholder; deve essere sviluppata una strategia di responsabilità sociale.

Evoluzioni recenti 3

Capitolo 5 - Responsabilità sociale d’impresa e sostenibilità

Le dinamiche socio-ambientali e le risposte delle imprese

I cambiamenti nell’ambiente sociale e politico hanno portato le imprese a ricercare

modalità differenti di creazione di valore per gli azionisti:

Globalizzazione

• Ipercompetizione

• Questione ambientale

• Corporate Governance

La responsabilità sociale d’impresa è la strategia attraverso cui perseguire un’interazione

bilanciata fra valore degli azionisti e interessi degli stakeholder.

Definizione e concetti chiave

E’ l’integrazione, su base volontaria, da parte delle imprese, delle istanze sociali e

ambientali nelle loro attività e nell’interazione con gli stakeholder (Commissione delle

Comunità Europee, 2001).

Indica l’impegno a comportarsi in modo corretto, indipendentemente dal semplice rispetto

degli obblighi previsti dalle leggi e dalle norme etiche individuali.

Si realizza innovando nei modelli di gestione e governo dell’impresa attraverso processi di

ascolto e dialogo con gli stakeholder.

Comporta i maggiori benefici per l’impresa quando è integrata nelle strategie e negli

obiettivi di lungo periodo.

Gli ambiti della responsabilità sociale

Adeguata remunerazione per soci e azionisti attraverso un’attenta gestione del profilo di

rischio

Migliori e appaganti condizioni di lavoro per i collaboratori

Prodotti innovativi e sostenibili

Rapporti di cooperazione responsabile con i fornitori

Relazioni chiare e trasparenti con i partner finanziari

Corretto e responsabile tax paying e collaborazione alle dinamiche di governo dei processi

di crescita

Ruolo propulsivo e innovativo, nella (o nelle) comunità

Attenzione all’ambiente (e ai diritti delle generazioni future) grazie a pratiche sostenibili

Gli impatti

Riduzione delle spese connesse alla gestione delle istanze degli stakeholder

• Controllo dei rischi aziendali (risk management)

• Minori costi di finanziamento

• Minori costi del personale e minore turnover

• Minori costi di coordinamento e di free riding

• Attrazione e mantenimento di risorse umane di alta qualità

• Maggiore lealtà e coinvolgimento

• Maggiore produttività

• Maggiore capacità di rispondere ai bisogni della clientela

• Rapporti positivi con i fornitori

• Elevata reputazione

• 4

Capitolo 6 - Distribuzione del valore e gestione degli stakeholder

Distribuzione del valore agli stakeholder e competitività

Il governo delle imprese impone di porre l’attenzione, oltre che sui fattori competitivi e di mercato,

su due importanti ordini di condizionamenti:

i vincoli posti dagli stakeholder;

• i vincoli posti dal sistema giuridico-formale.

L’impresa raggiunge i suoi obiettivi di creazione di valore gestendo, in modo armonico, la rete di

interazioni e rapporti di scambio con gli interlocutori sociali capaci di condizionarne le sorti in modo

negativo o positivo (stakeholder).

Clarckson (1995) ha classificato gli stakeholder in due categorie:

stakeholder primari, gruppo di soggetti senza cui la continua partecipazione un’azienda

• cesserebbe di esistere (clienti, fornitori, investitori, dipendenti, governo, comunità);

stakeholder secondari, soggetti che influenzano (o sono influenzati) dalle attività che l’impresa

• svolge, ma non sono coinvolti nelle operazioni con essa. Anche se il loro insoddisfacimento non

comporta la sopravvivenza dell’impresa, non bisogna sottovalutarli (media, comunità di attivisti,

istituzioni pubbliche, organizzazioni non governative).

Il sistema degli stakeholder

Si possono suddividere diverse categorie di soggetti sulla base dell’appartenenza o meno

all’impresa e dell’impatto sulla competitività (diretto o indiretto):

soggetti interni,

1. (proprietà, dipendenti, management);

soggetti esterni di natura competitiva,

2. (stakeholder primari: fornitori, acquirenti, concorrenti

attuali e concorrenti potenziali);

soggetti esterni di natura non competitiva,

3. (tutti i soggetti che fanno parte del macroambiente

sociale e politico). 5

1 GLI STAKEHOLDER INTERNI

1.1 LA PROPRIETÀ

Poiché la struttura tipica dell’impresa nei modelli di capitalismo più evoluti è la società per azioni, la

rappresentazione tipica degli stakeholder proprietari è quella di stakeholder azionisti.

Le imprese possono avere una struttura proprietaria:

concentrata (pochi soggetti che detengono elevate quote del capitale);

• frammentata (tanti soggetti che detengono piccole quote del capitale).

Quando l’impresa è di grandi dimensioni ed è quotata sul mercato azionario, gli stakeholder

proprietari si dividono in:

azionisti di maggioranza, con la quota maggioritaria detenuta in senso assoluto o in coalizione,

• potranno incidere sulle decisioni aziendali;

azionisti di minoranza, non potendo incidere, hanno una posizione di controllo e monitoraggio;

• oppure, possono cercare di coalizzarsi per accrescere la propria capacità di influenza.

Un’altra suddivisione rilevante negli stakeholder proprietari può essere fatta sulla loro natura:

industriale, hanno ruoli legati all’anima operativa (nelle realtà più semplici è l’imprenditore stesso,

• nel caso abbiano più partecipazioni di diverse società si parla di “gruppi”);

finanziaria, sono istituzioni finanziarie che investono sul capitale di rischio delle imprese e sono

• interessati soltanto al rientro del debito.

In alcuni casi può accadere che gli azionisti non hanno nè una matrice industriale nè una matrice

finanziaria; in questo caso distinguiamo:

azionista pubblico (Stato o Enti pubblici);

• azionista privato.

1.2 I DIPENDENTI

La loro posizione come stakeholder dipende dal livello di:

Partecipazione ai processi decisionali

• Rappresentanza e rilevanza dei sindacati

1.3 IL MANAGEMENT

Un particolare tipo di stakeholder lavoratore è il manager. Il manager infatti, partecipa all’attività

direzionale dell’impresa, con maggiore o minore autonomia rispetto alla proprietà, e il suo ruolo

nasce proprio da un processo di delega. Il processo di delega della gestione al management

conduce al problema della separazione tra proprietà e controllo, analizzato dalle teorie manageriali

e dell’agenzia.

La posizione del management come stakeholder dipende da:

Dimensioni e grado di complessità aziendale (maggiori sono le dimensioni dell’impresa,

• maggiore è la delega);

Articolazione della struttura proprietaria (la dispersione dell’azionariato consente un ruolo è più

• importante al management);

Presenza di meccanismi di incentivo;

• Presenza di un mercato finanziario efficiente (rende più trasparente il l’operato del management

• alla proprietà).

2 GLI STAKEHOLDER ESTERNI PRIMARI

Per descrivere gli stakeholder esterni primari viene utilizzato il “modello delle 5 forze” di Porter.

Gli attori che compongono lo scenario competitivo per un'impresa appartengono a tre categorie:

i fornitori

• i clienti

• i concorrenti attuali (chi già opera nel mercato)

• i concorrenti potenziali (chi potrebbe entrare nel mercato)

• direttrice verticale,

Con riferimento ai rapporti con i fornitori e i clienti, l'analisi seguirà una volta

descrivere gli stakeholder che hanno con l'impresa rapporti di natura sequenziale lungo la filiera

produttiva (concetti di valore aggiunto e costi di transazione). dimensione

Con riferimento a rapporti con i concorrenti, attuali e potenziali, si seguirà la

orizzontale, volta ad analizzare gli stakeholder con i quali ci si confronta in modo simultaneo. 6

La filiera produttiva è l’insieme delle lavorazioni che consentono di arrivare ad un prodotto/servizio

valore aggiunto.

finito partendo da un insieme di fattori primari. Lungo la filiera si genera il

Ogni impresa assume una “posizione” all’interno della filiera, scegliendo quali fasi del processo

realizzare e determinando così il proprio grado di integrazione verticale.

Le variabili chiave per analizzare le relazioni di filiera sono:

la struttura del mercato di fornitura o di sbocco (in presenza di un mercato molto concentrato,

• con pochi soggetti, il fornitore ha un elevato potere contrattuale nei confronti dell’impresa; dal

punto di vista degli acquirenti, le considerazioni valgono in modo speculare)

il valore dello scambio (legato ai concetti di specificità e di quasi-rendita; una risorsa è specifica

• quando è legata in modo rilevante all’impresa)

le caratteristiche della relazione (rilevanti a definire il ruolo degli stakeholder esterni verticali; è

• importante rilevare se l’impresa subisce la presenza di costi di transazione quando si relaziona

con gli stakeholder verticali)

I competitor si caratterizzano spesso per comportamenti avversi al raggiungimento degli obiettivi

dell'azienda stessa.

L’intensità della concorrenza esistente dipende da:

tasso di concentrazione del settore (distribuzione delle quote di mercato fra i concorrenti)

• differenziazione di prodotto

• (commodities = molta concorrenza di prezzo; prodotti differenziati = poca concorrenza di prezzo)

condizioni di costo (presenza di economie di scala; incidenza di costi fissi)

L’impatto dei nuovi entranti è moderato dalla presenza di barriere all’entrata, ossia di vincoli a

operare in un contesto competitivo da parte di imprese che non vi sono inserite:

Condizioni di costo

• Fabbisogno di capitale

• Economie di scala e di apprendimento

• Accesso privilegiato alle risorse

• Differenziazione

• Contesti istituzionali restrittivi

Assolvendo a una funzione analoga a quella dei prodotti concorrenti (risposta a un medesimo

bisogno), impattano sull’attrattività del settore quanto più:

Offrono migliori rapporti prezzo-qualità

• In assenza di costi connessi al cambiamento (switching costs)

• Rispetto a prodotti la cui domanda è elastica al prezzo

• 7

3 GLI STAKEHOLDER ESTERNI SECONDARI

3.1 IL SISTEMA FINANZIARIO

Il ruolo degli stakeholder finanziari esterni dipende da tre fattori:

il livello di indebitamento/rischio dell’impresa (il potere contrattuale di una banca verso l'impresa

• è rilevante se quest'ultima è già particolarmente indebitata fonte inserita in settori di sviluppo ad

alto rischio)

la dimensione del prestigio dell’impresa (in presenza di imprese di grandi dimensioni o dotate di

• particolare prestigio di importanza, il rapporto con gli stakeholder finanziari è meno vincolante)

le caratteristiche dell'intero sistema finanziario (il ruolo degli stakeholder finanziari esterni

• dipende anche dalla presenza di un mercato dei capitali ampio deficiente: le imprese trovano

capitali più facilmente sul mercato di borsa e quindi il ruolo degli intermediari finanziari più

ridotto)

3.2 I GRUPPI DI INTERESSE E LA SOCIETÀ

L'idea dell'impresa possa avere anche un ruolo sociale ha a che fare con il tema dei valori

incorporati negli obbiettivi e nelle strategie di impresa (sicurezza sul lavoro, emissioni inquinanti,

certificazioni di qualità, politiche ambientali, ecc.).

Tali comportamenti hanno un'incidenza non trascurabile sul vantaggio competitivo sul successo

aziendale.

3.3 IL SISTEMA PUBBLICO E IL MACROAMBIENTE

Il ruolo dell'operatore pubblico può riguardare diversi ambiti dell'impresa:

la regolamentazione dei mercati (lo Stato può controllare in modo più o meno rilevante l'attività

• all'interno di questi settori attraverso una sorveglianza sui prezzi e sulle condizioni di offerta)

la tutela della concorrenza

• le politiche macroeconomiche (es. fissazione dei tassi di interesse)

• 8

Capitolo 7 - Le strategie di gestione degli stakeholder

Le principali strategie di gestione riguardano da vicino i processi di creazi

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AG_unicatt di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Management e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Vurro Clodia.
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