VARIETÀ DELLE IMPRESE
Perché per la gestione dell’impresa è importante considerare la varietà delle imprese?
Fattori di varietà rilevanti: paradigma microeconomico classico e il paradigma di management.
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Secondo la microeconomia classica esiste un Gli studi di management cercano di comprendere
unico modello efficiente d’impresa, dato il cosa funziona e cosa no in questi modelli.
contesto competitivo in cui l’impresa si trova. Imprese sono diverse, ottengono performance
Quando c’è impresa che devia da questo diverse e ciò non è un fatto temporaneo, che si
comportamento “ideale” i meccanismi di manifesta nell’attesa in cui il mercato elimini la
mercato eliminano questa diversità diversità, ma è un fatto ineliminabile e
(costringono l’impresa a riallinearsi). strutturale che si verifica in modo continuativo.
Nel mercato c’è spazio per un unico modello la diversità contribuisce a generare la dinamica
di impresa, caratterizzata da superiorità del contesto competitivo, fatta di innovazioni e
competitiva. di conseguenti “distruzioni creatrici” (capacità di
innovazione dell’impresa, Schumpeter)
÷
Quando impresa realizza e introduce sul mercato un innovazione, genera una distruzione creatrice,
ovvero distrugge equilibrio di mercato precedente e crea una condizione nuova in cui l’impresa ha,
in quanto innovatrice, una posizione di vantaggio.
FONTI DI VARIETÀ STRUTTURALE delle imprese
La diversità delle imprese riflette una varietà strutturale riconducibili a fattori di natura diversa:
- Fattori esogeni (legati al contesto, esterni all’impresa; “context specific”)
sia contesto geografico (sia a livello di nazione, sia a livello di contesto locale) sia quello settoriale
possono incidere sulle caratteristiche dell’impresa e sul suo comportamento.
L’impresa deve adattarsi al contesto tenendo conto delle variabili socio-culturali.
- Fattori endogeni (“firm specific”, interni all’impresa, specifici della singola impresa)
→ assetti proprietari e di governo; resource-based theory Teoria dice che la differenza rilevante tra le
Hanno impatto nel determinare la varietà strutturale delle imprese, che spiega le diverse performance e
imprese perché il fatto che impresa sia posseduta da un capacità di essere competitive, è data dal set
singolo individuo o da più azionisti oppure che sia gestita di risorse che queste imprese possiedono e
da proprietario o da manager qualificato influisce sulle della loro capacità di utilizzarle
modalità di funzionamento delle imprese e sulle scelte
che possono fare in base all’influenza dei proprietari/
vertici aziendali.
Inoltre le imprese si distinguono in base al settore in cui operano, al tipo di offerta che propongono
e alla natura del processo produttivo (fattori “industry specific”).
Relativamente ai fattori specifici dell’impresa, prendiamo in considerazione anche il livello
dimensionale dell’impresa (influenzato contemporaneamente da fattori esogeni ed endogeni) e i
percorsi strategici e di sviluppo delle imprese.
FATTORI ESOGENI
: il contesto di riferimento
L’impresa è strutturalmente collocata in un “ecosistema” composto da numerosi attori con i quali si
attivano differenti relazioni e che interagiscono tra di loro.
Una parte di questi attori costituiscono gli stakeholder, soggetti o gruppi di soggetti che influenzano
e/o sono influenzati dall’attività d’impresa; possono essere interni o esterni all’impresa.
L’attività dell’impresa è intrinsecamente legata alla relazione con gli stakeholder e all’interazione con
l’ecosistema. L’impresa, nella scelta di come gestire la relazione con gli stakeholder, ha discrezionalità.
INFLUENZA DELL’AMBIENTE
Secondo il paradigma strutturalista, la competitività di un’impresa dipende dall’ecosistema in cui è
collocata:
- le imprese sono storicamente modellate dal sistema sociale e istituzionale in cui sono radicate;
- ogni impresa ha una propria progettualità strategica fortemente influenzata dal contesto esterno.
L’approccio strutturalista è molto radicale, lascia poco spazio alla discrezionalità dell’impresa;
però, anche adottando un’impostazione meno radicale, è innegabile il ruolo del contesto di riferimento
nel determinare caratteristiche e comportamenti delle imprese.
Ci sono due ecosistemi che rendono comprensibile le differenze: ecosistema nazionale e settoriale.
DIVERSITÀ DEI CAPITALISMI NAZIONALI
Ecosistema nazionale: sistema capitalistico nazionale in cui l’impresa è collocata
I sistemi capitalistici nazionali:
- sono il frutto di percorsi storici di industrializzazione specifici e irripetibili
- differiscono significativamente nei meccanismi e nelle logiche di funzionamento (interazioni tra
soggetti finanziari, sindacali, imprenditoriali, policy pubblica, regole di corporate governance, ..)
Ogni sistema capitalistico plasma e modella, con le proprie regole, la natura e la dinamica delle
imprese in esso radicate.
MODELLI DI CAPITALISMO: due modelli di riferimento (ai due estremi)
MODELLO TEDESCO (o renano)
MODELLO ANGLOSASSONE (usa) orientato agli intermediari finanziari,
orientato al mercato finanziario, tendenza delle
finanziamento tendenza delle imprese a vedere come
imprese a finanziarsi prevalentemente attraverso fonte principale di finanziamento la banca;
la quotazione in borsa; maggior valore alle opportunità di
sviluppo di un mercato finanziario molto ampio collaborazione, ai legami a lungo termine.
in cui è presente un grande numero di potenziali
investitori, in cui c’è abitudine a concepire
di
fonti investimento azionario come una forma di
impiego del proprio risparmio.
IL CAPITALISMO ANGLOSASSONE
- Ruolo della borsa valori: mercato finanziario efficiente, borsa molto grande.
È frutto di ragioni storiche: Usa stato molto grande, imprese dopo periodo di industrializzazione si
sono sviluppate su grandi dimensioni quindi hanno avuto subito forti esigenze di finanziamento, che
trovavano difficile risposta dalle banche poiché vi era una normativa che prevedeva leggi federali che
rendevano difficile la copertura nazionale da parte delle banche. Ciò ha portato allo sviluppo della
borsa valori e a diventare il mercato di riferimento per il finanziamento delle imprese americane.
Permette: - grandi opportunità di finanziamento con capitale di rischio per le nuove imprese (start-up)
- agevole cambio di proprietà (per maggiore efficienza)
- opportunità di vendere/comprare azioni
- monitoraggio su comportamento delle imprese e su loro prestazioni
- Flessibilità del mercato di lavoro: grande facilità di assunzione/licenziamento, abitudine di cambiare
lavoro spesso e facilmente; ciò agevola imprenditori di start-up perché assunzione di personale è
meno problematica (no particolari oneri / tempi brevi);
- Ruolo centrale della concorrenza tra le imprese: attenzione a garantire condizioni di concorrenza,
che viene promossa e favorita; si cerca di tutelare consumatori, garantendo meccanismi
concorrenziali con normativa antitrust (per evitare situazioni di monopolio);
- Ruolo della R&S (ricerca e sviluppo) militare: ricerca e sviluppo pubblica (finanziata dallo stato) è
prevalentemente focalizzata su ambito militare (porta allo sviluppo dei settori collegati, come
settore dell’areonautica, dell’informatica e delle telecomunicazioni).
IL CAPITALISMO TEDESCO
- Presenza di banche “miste”: banche che possono finanziare le imprese sia attraverso capitale di
debito (prestiti), sia investendo nel capitale sociale delle imprese (diventando azioniste).
Per ragioni storiche, le imprese tendono a centrare il loro finanziamento sul rapporto con le banche e
in particolare con una banca principale (che ogni impresa eleva come finanziatore principale, detta
“Hausbank”; questa presta loro sia capitale di debito sia capitale proprio. Questo determina un
rapporto molto stretto e stabile, che portano avanti nel medio-lungo termine).
- Rilevanza, negli organi decisionali delle grandi imprese, delle rappresentanze dei lavoratori: si
riconosce ai lavoratori un ruolo attivo all’interno delle imprese; negli organi decisionali delle grandi
imprese (in particolare nel consiglio di sorveglianza) ci sono rappresentanze dei lavoratori, che hanno
posizione di minoranza ma hanno la possibilità di essere presenti nelle sedi in cui si prendono le
decisioni sul futuro dell’azienda, possono esprimere le proprie idee.
È presente poi il consiglio dei lavoratori, che viene consultato per decisioni che hanno grande
incidenza su lavoratori (assunzioni/licenziamenti/scelte di organizzazione del lavoro).
→ - conflittualità con datore, + produttività aziandale
- Importanza di alcuni settori manifatturieri «scale intensive»: settori in cui la dimensione
dell’impresa comporta dei benefici in termini di costo, quindi settori in cui è necessario operare su
larga scala (es. auto, chimica, meccanica, metallurgia); settori in cui vi sono alcune grandi imprese
con posizioni rilevanti anche a livello internazionale.
- Centralità della ricerca scientifica applicata a favore di queste industrie manifatturiere: ricerca
scientifica portata avanti sia da imprese di questi settori, sia da parte dell’attore pubblico
(es. università che hanno orientato loro attività di ricerca a supporto di questi settori particolarmente
centrali nell’economia tedesca).
IL CAPITALISMO ITALIANO
Orientamento agli intermediari finanziari
In italia si è storicamente sviluppato un sistema di banche pure, ossia di banche che finanziano le
imprese esclusivamente prestando capitale di debito.
Anche in italia vi erano banche miste fino a anni 30; la crisi ha portato a introdurre la legge bancaria
del 1936, che ha impedito a banche di diventare azioniste delle imprese che finanziavano e ha distinto
banche in base a durata dei finanziamenti (breve e medio-lungo).
Negli anni 90, il vincolo all’investimento nel capitale proprio è stato parzialmente attenuato, però si
era ormai sviluppato in italia un sistema di banche pure.
Ciò ha implicazioni significative, poiché pone vincoli nella capacità di finanziamento delle imprese.
Attitudine a raccogliere capitale presso le banche: ciò vuol dire indebitarsi, siccome c’è limite a livello
di indebitamento che si può raggiungere, questo pone limiti alla capacità di finanziamento di molte
imprese.
→ Elemento che evidenzia:
- Elevato peso delle piccole-medie imprese: prevalenza di piccole-medie imprese, con tendenza di
queste a tenere le loro ridotte dimensioni nel tempo
- Concentrazione azionaria e ruolo della proprietà familiare: azioni/quote della società in mano a uno
o pochi soggetti, molto spesso singolo individuo/famiglia. forte concentrazione della proprietà
L Controllo familiare
- aziende familiari 85%, generano circa il 70% dell’occupazione
- tipo di controllo caratteristico nei paesi europei
- imprese familiari italiane caratterizzate da minor ricordo a manager esterni (66% ha
management composto da componenti della famiglia, [Francia 26%, UK 10%])
- anche tra grandi imprese e società quotate vi sono imprese familiari
- Specializzazione manifatturiera nei settori “tradizionali”: settori in cui si può agilmente operare
anche con dimensioni relativamente piccole, es. settori tradizionali del made in italy (alimentare,
tessile e calzature, legno e prodotti in legno).
Ragioni storiche e interrelazioni tra questo fattore e quelli precedenti: dimensioni ridotte consentono
di essere competitive in questi settori (in altri settori, es chimica, non risulterebbero competitive),
puntano su qualità.
- Agglomerazione di piccole e medie imprese industriali nei distretti industriali: distretti industriali
sono comunità di molte imprese di piccole dimensioni, che sorgono tutte concentrate in una stessa
area geografica limitata (spesso provincia), che operano tutte nello stesso tipo di produzione; si ha
molteplicità di imprese che realizzano diverse lavorazioni necessarie per produrre un prodotto finale,
queste operano in stretta collaborazione tra di loro.
I distretti sono tipicità del sistema italiano, strumento che consente a imprese molto piccole di
arrivare ad essere molto competitive a livello internazionale, poiché stretta collaborazione tra
piccole-medie imprese consente loro di operare su larga scala pur essendo piccole.
(non tutte piccole medie imprese sono collocate in distretti)
CONTESTO GEOGRAFICO-LOCALE
L’influenza del contesto geografico in cui l’impresa è inserita si manifesta anche a livello locale
(intra-nazionale).
I modelli locali di sviluppo territoriale si differenziano per:
- il livello di specializzazione settoriale: forte concentrazione di imprese, impegnate nello stesso
settore di attività. Vantaggi legati al fatto che si possono ottenere delle economie esterne (benefici)
grazie alle collaborazioni con le altre imprese, proprio per il fatto di essere localizzate al fianco di
altre imprese simili;
- la presenza di filiere strutturate: si concentrano nella stessa area geografica attività produttive
riconducibili a diversi settori, ma che sono appartenenti alla stessa filiera produttiva, quindi portano
allo sviluppo/creazione di uno stesso prodotto;
- il grado di concentrazione dimensionale: contesti con tante piccole medie imprese, e contesti con
serie di piccole-medie imprese e 1 (o poche) imprese di riferimento, che ha ruolo centrale
nell’economia del territorio, e che spesso è anche un cliente importante per le piccole-medie imprese;
- il livello di infrastrutture materiali e immateriali: presenza di infrastrutture ottimali favorisce
competitività dell’impresa perché consente di rendere più agevole la logistica.
Modello locale di sviluppo peculiare del sistema italiano
I DISTRETTI INDUSTRIALI
In Italia, una caratteristica peculiare è la presenza di distretti industriali, incide molto sulla
competitività delle imprese e sul loro modo di operare.
Distretto = comunità di imprese di piccola dimensione concentrate in un’area geografica limitata e
coinvolte in vari stadi e in vari modi nella produzione di beni omogenei (stessa filiera produttiva)
Imprese operano attuando divisione del lavoro molto forte, che porta le fasi di lavoro ad essere
ripartite tra aziende diverse. Queste imprese effettuano operazioni di scambio tra di loro.
Questo tipo di organizzazione consente di ottenere economie esterne di agglomerazione (cioè
benefici di natura economica, che la singola impresa ottiene grazie al legame con altre imprese).
Altra caratteristica dei distretti italiani: forte omogeneità di carattere socio-culturale, rafforza la
loro collaborazione, genera fiducia tra le imprese.
Rapporti: forme di cooperazione formale e informale.
Quest’organizzazione del lavoro consente di ottenere all’interno dei distretti la “specializzazione
flessibile” (si hanno imprese molto specializzate, allo stesso tempo le imprese del distretto sono in
grado di avere offerta estremamente flessibile, sono cioè in grado di attuare dei cambiamenti che il
mercato richiede, senza un grosso impatto sui costi) che comporta vantaggi in termini di elasticità e
flessibilità.
Elasticità riguarda la capacità di cambiare il volume della produzione, senza che questo abbia un
impatto significativo sul costo unitario di produzione.
Flessibilità riguarda la capacità di cambiare prodotti, innovarli.
Perché organizzazione distrettuale consente specializzazione flessibile?
Perché ciò fa si che all’interno del distretto operino anche imprese molto piccole, tipicamente
caratterizzate da flessibilità e capacita di adattamento, e allo stesso tempo consente a queste
imprese, pur mantenendo la loro flessibilità, di operare come fossero un’unica grande impresa.
Imprese hanno contemporaneamente vantaggio - di operare su scala grande, - rimanere “snelle”,
flessibili poiché piccole.
Accumulazione e diffusione di competenze professionali specializzate (“atmosfera industriale”):
proprio perche imprese del distretto hanno specializzazione su una tipologia di produzione, in quel
contesto geografico si ha una forte accumulazione e diffusione di competenze professionali
specializzate (si accumula conoscenza che viene diffuso nel territorio)
vantaggi: si trovano facilmente competenze specializzate, sia nelle imprese che nelle assunzioni.
Presenza di istituzioni pubbliche impegnate a rafforzare la competitività delle imprese, per es.
investendo informazioni volte a rafforzare ulteriormente competenze professionali. Nell’area
geografica di un certo distretto si ha specializzazione anche degli istituti professionali, poiché
possibilità occupazionali di quel contesto sono orientate verso un determinato settore.
Presenza di banche locali che conoscono il tessuto imprenditoriale locale e adattano ad esso la propria
offerta e le forme di supporto alle imprese; ciò consente loro di adattare la propria offerta in termini di
finanziamento/forme di supporto alle imprese alle esigenze proprie di quel settore/imprese.
Si stima che 1/4 del sistema economico italiano corrisponda a aziende che appartengono a realta
distrettuali.
I distretti hanno avuto ruolo importante per spiegare la competitività passata delle piccole-medie
imprese; ora distretti sono in una fase di transizione, in quanto modello organizzativo che consente
loro di essere competitive è in parte messo in discussione.
Attualmente i distretti industriali si trovano ad affrontare sfide legate alla crescente importanza
dell’innovazione e dell’internazionalizzazione
- sfida legata alla minaccia portata dalle
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