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VARIETÀ DELLE IMPRESE

Perché per la gestione dell’impresa è importante considerare la varietà delle imprese?

Fattori di varietà rilevanti: paradigma microeconomico classico e il paradigma di management.

✓ !

Secondo la microeconomia classica esiste un Gli studi di management cercano di comprendere

unico modello efficiente d’impresa, dato il cosa funziona e cosa no in questi modelli.

contesto competitivo in cui l’impresa si trova. Imprese sono diverse, ottengono performance

Quando c’è impresa che devia da questo diverse e ciò non è un fatto temporaneo, che si

comportamento “ideale” i meccanismi di manifesta nell’attesa in cui il mercato elimini la

mercato eliminano questa diversità diversità, ma è un fatto ineliminabile e

(costringono l’impresa a riallinearsi). strutturale che si verifica in modo continuativo.

Nel mercato c’è spazio per un unico modello la diversità contribuisce a generare la dinamica

di impresa, caratterizzata da superiorità del contesto competitivo, fatta di innovazioni e

competitiva. di conseguenti “distruzioni creatrici” (capacità di

innovazione dell’impresa, Schumpeter)

÷

Quando impresa realizza e introduce sul mercato un innovazione, genera una distruzione creatrice,

ovvero distrugge equilibrio di mercato precedente e crea una condizione nuova in cui l’impresa ha,

in quanto innovatrice, una posizione di vantaggio.

FONTI DI VARIETÀ STRUTTURALE delle imprese

La diversità delle imprese riflette una varietà strutturale riconducibili a fattori di natura diversa:

- Fattori esogeni (legati al contesto, esterni all’impresa; “context specific”)

sia contesto geografico (sia a livello di nazione, sia a livello di contesto locale) sia quello settoriale

possono incidere sulle caratteristiche dell’impresa e sul suo comportamento.

L’impresa deve adattarsi al contesto tenendo conto delle variabili socio-culturali.

- Fattori endogeni (“firm specific”, interni all’impresa, specifici della singola impresa)

→ assetti proprietari e di governo; resource-based theory Teoria dice che la differenza rilevante tra le

Hanno impatto nel determinare la varietà strutturale delle imprese, che spiega le diverse performance e

imprese perché il fatto che impresa sia posseduta da un capacità di essere competitive, è data dal set

singolo individuo o da più azionisti oppure che sia gestita di risorse che queste imprese possiedono e

da proprietario o da manager qualificato influisce sulle della loro capacità di utilizzarle

modalità di funzionamento delle imprese e sulle scelte

che possono fare in base all’influenza dei proprietari/

vertici aziendali.

Inoltre le imprese si distinguono in base al settore in cui operano, al tipo di offerta che propongono

e alla natura del processo produttivo (fattori “industry specific”).

Relativamente ai fattori specifici dell’impresa, prendiamo in considerazione anche il livello

dimensionale dell’impresa (influenzato contemporaneamente da fattori esogeni ed endogeni) e i

percorsi strategici e di sviluppo delle imprese.

FATTORI ESOGENI

: il contesto di riferimento

L’impresa è strutturalmente collocata in un “ecosistema” composto da numerosi attori con i quali si

attivano differenti relazioni e che interagiscono tra di loro.

Una parte di questi attori costituiscono gli stakeholder, soggetti o gruppi di soggetti che influenzano

e/o sono influenzati dall’attività d’impresa; possono essere interni o esterni all’impresa.

L’attività dell’impresa è intrinsecamente legata alla relazione con gli stakeholder e all’interazione con

l’ecosistema. L’impresa, nella scelta di come gestire la relazione con gli stakeholder, ha discrezionalità.

INFLUENZA DELL’AMBIENTE

Secondo il paradigma strutturalista, la competitività di un’impresa dipende dall’ecosistema in cui è

collocata:

- le imprese sono storicamente modellate dal sistema sociale e istituzionale in cui sono radicate;

- ogni impresa ha una propria progettualità strategica fortemente influenzata dal contesto esterno.

L’approccio strutturalista è molto radicale, lascia poco spazio alla discrezionalità dell’impresa;

però, anche adottando un’impostazione meno radicale, è innegabile il ruolo del contesto di riferimento

nel determinare caratteristiche e comportamenti delle imprese.

Ci sono due ecosistemi che rendono comprensibile le differenze: ecosistema nazionale e settoriale.

DIVERSITÀ DEI CAPITALISMI NAZIONALI

Ecosistema nazionale: sistema capitalistico nazionale in cui l’impresa è collocata

I sistemi capitalistici nazionali:

- sono il frutto di percorsi storici di industrializzazione specifici e irripetibili

- differiscono significativamente nei meccanismi e nelle logiche di funzionamento (interazioni tra

soggetti finanziari, sindacali, imprenditoriali, policy pubblica, regole di corporate governance, ..)

Ogni sistema capitalistico plasma e modella, con le proprie regole, la natura e la dinamica delle

imprese in esso radicate.

MODELLI DI CAPITALISMO: due modelli di riferimento (ai due estremi)

MODELLO TEDESCO (o renano)

MODELLO ANGLOSASSONE (usa) orientato agli intermediari finanziari,

orientato al mercato finanziario, tendenza delle

finanziamento tendenza delle imprese a vedere come

imprese a finanziarsi prevalentemente attraverso fonte principale di finanziamento la banca;

la quotazione in borsa; maggior valore alle opportunità di

sviluppo di un mercato finanziario molto ampio collaborazione, ai legami a lungo termine.

in cui è presente un grande numero di potenziali

investitori, in cui c’è abitudine a concepire

di

fonti investimento azionario come una forma di

impiego del proprio risparmio.

IL CAPITALISMO ANGLOSASSONE

- Ruolo della borsa valori: mercato finanziario efficiente, borsa molto grande.

È frutto di ragioni storiche: Usa stato molto grande, imprese dopo periodo di industrializzazione si

sono sviluppate su grandi dimensioni quindi hanno avuto subito forti esigenze di finanziamento, che

trovavano difficile risposta dalle banche poiché vi era una normativa che prevedeva leggi federali che

rendevano difficile la copertura nazionale da parte delle banche. Ciò ha portato allo sviluppo della

borsa valori e a diventare il mercato di riferimento per il finanziamento delle imprese americane.

Permette: - grandi opportunità di finanziamento con capitale di rischio per le nuove imprese (start-up)

- agevole cambio di proprietà (per maggiore efficienza)

- opportunità di vendere/comprare azioni

- monitoraggio su comportamento delle imprese e su loro prestazioni

- Flessibilità del mercato di lavoro: grande facilità di assunzione/licenziamento, abitudine di cambiare

lavoro spesso e facilmente; ciò agevola imprenditori di start-up perché assunzione di personale è

meno problematica (no particolari oneri / tempi brevi);

- Ruolo centrale della concorrenza tra le imprese: attenzione a garantire condizioni di concorrenza,

che viene promossa e favorita; si cerca di tutelare consumatori, garantendo meccanismi

concorrenziali con normativa antitrust (per evitare situazioni di monopolio);

- Ruolo della R&S (ricerca e sviluppo) militare: ricerca e sviluppo pubblica (finanziata dallo stato) è

prevalentemente focalizzata su ambito militare (porta allo sviluppo dei settori collegati, come

settore dell’areonautica, dell’informatica e delle telecomunicazioni).

IL CAPITALISMO TEDESCO

- Presenza di banche “miste”: banche che possono finanziare le imprese sia attraverso capitale di

debito (prestiti), sia investendo nel capitale sociale delle imprese (diventando azioniste).

Per ragioni storiche, le imprese tendono a centrare il loro finanziamento sul rapporto con le banche e

in particolare con una banca principale (che ogni impresa eleva come finanziatore principale, detta

“Hausbank”; questa presta loro sia capitale di debito sia capitale proprio. Questo determina un

rapporto molto stretto e stabile, che portano avanti nel medio-lungo termine).

- Rilevanza, negli organi decisionali delle grandi imprese, delle rappresentanze dei lavoratori: si

riconosce ai lavoratori un ruolo attivo all’interno delle imprese; negli organi decisionali delle grandi

imprese (in particolare nel consiglio di sorveglianza) ci sono rappresentanze dei lavoratori, che hanno

posizione di minoranza ma hanno la possibilità di essere presenti nelle sedi in cui si prendono le

decisioni sul futuro dell’azienda, possono esprimere le proprie idee.

È presente poi il consiglio dei lavoratori, che viene consultato per decisioni che hanno grande

incidenza su lavoratori (assunzioni/licenziamenti/scelte di organizzazione del lavoro).

→ - conflittualità con datore, + produttività aziandale

- Importanza di alcuni settori manifatturieri «scale intensive»: settori in cui la dimensione

dell’impresa comporta dei benefici in termini di costo, quindi settori in cui è necessario operare su

larga scala (es. auto, chimica, meccanica, metallurgia); settori in cui vi sono alcune grandi imprese

con posizioni rilevanti anche a livello internazionale.

- Centralità della ricerca scientifica applicata a favore di queste industrie manifatturiere: ricerca

scientifica portata avanti sia da imprese di questi settori, sia da parte dell’attore pubblico

(es. università che hanno orientato loro attività di ricerca a supporto di questi settori particolarmente

centrali nell’economia tedesca).

IL CAPITALISMO ITALIANO

Orientamento agli intermediari finanziari

In italia si è storicamente sviluppato un sistema di banche pure, ossia di banche che finanziano le

imprese esclusivamente prestando capitale di debito.

Anche in italia vi erano banche miste fino a anni 30; la crisi ha portato a introdurre la legge bancaria

del 1936, che ha impedito a banche di diventare azioniste delle imprese che finanziavano e ha distinto

banche in base a durata dei finanziamenti (breve e medio-lungo).

Negli anni 90, il vincolo all’investimento nel capitale proprio è stato parzialmente attenuato, però si

era ormai sviluppato in italia un sistema di banche pure.

Ciò ha implicazioni significative, poiché pone vincoli nella capacità di finanziamento delle imprese.

Attitudine a raccogliere capitale presso le banche: ciò vuol dire indebitarsi, siccome c’è limite a livello

di indebitamento che si può raggiungere, questo pone limiti alla capacità di finanziamento di molte

imprese.

→ Elemento che evidenzia:

- Elevato peso delle piccole-medie imprese: prevalenza di piccole-medie imprese, con tendenza di

queste a tenere le loro ridotte dimensioni nel tempo

- Concentrazione azionaria e ruolo della proprietà familiare: azioni/quote della società in mano a uno

o pochi soggetti, molto spesso singolo individuo/famiglia. forte concentrazione della proprietà

L Controllo familiare

- aziende familiari 85%, generano circa il 70% dell’occupazione

- tipo di controllo caratteristico nei paesi europei

- imprese familiari italiane caratterizzate da minor ricordo a manager esterni (66% ha

management composto da componenti della famiglia, [Francia 26%, UK 10%])

- anche tra grandi imprese e società quotate vi sono imprese familiari

- Specializzazione manifatturiera nei settori “tradizionali”: settori in cui si può agilmente operare

anche con dimensioni relativamente piccole, es. settori tradizionali del made in italy (alimentare,

tessile e calzature, legno e prodotti in legno).

Ragioni storiche e interrelazioni tra questo fattore e quelli precedenti: dimensioni ridotte consentono

di essere competitive in questi settori (in altri settori, es chimica, non risulterebbero competitive),

puntano su qualità.

- Agglomerazione di piccole e medie imprese industriali nei distretti industriali: distretti industriali

sono comunità di molte imprese di piccole dimensioni, che sorgono tutte concentrate in una stessa

area geografica limitata (spesso provincia), che operano tutte nello stesso tipo di produzione; si ha

molteplicità di imprese che realizzano diverse lavorazioni necessarie per produrre un prodotto finale,

queste operano in stretta collaborazione tra di loro.

I distretti sono tipicità del sistema italiano, strumento che consente a imprese molto piccole di

arrivare ad essere molto competitive a livello internazionale, poiché stretta collaborazione tra

piccole-medie imprese consente loro di operare su larga scala pur essendo piccole.

(non tutte piccole medie imprese sono collocate in distretti)

CONTESTO GEOGRAFICO-LOCALE

L’influenza del contesto geografico in cui l’impresa è inserita si manifesta anche a livello locale

(intra-nazionale).

I modelli locali di sviluppo territoriale si differenziano per:

- il livello di specializzazione settoriale: forte concentrazione di imprese, impegnate nello stesso

settore di attività. Vantaggi legati al fatto che si possono ottenere delle economie esterne (benefici)

grazie alle collaborazioni con le altre imprese, proprio per il fatto di essere localizzate al fianco di

altre imprese simili;

- la presenza di filiere strutturate: si concentrano nella stessa area geografica attività produttive

riconducibili a diversi settori, ma che sono appartenenti alla stessa filiera produttiva, quindi portano

allo sviluppo/creazione di uno stesso prodotto;

- il grado di concentrazione dimensionale: contesti con tante piccole medie imprese, e contesti con

serie di piccole-medie imprese e 1 (o poche) imprese di riferimento, che ha ruolo centrale

nell’economia del territorio, e che spesso è anche un cliente importante per le piccole-medie imprese;

- il livello di infrastrutture materiali e immateriali: presenza di infrastrutture ottimali favorisce

competitività dell’impresa perché consente di rendere più agevole la logistica.

Modello locale di sviluppo peculiare del sistema italiano

I DISTRETTI INDUSTRIALI

In Italia, una caratteristica peculiare è la presenza di distretti industriali, incide molto sulla

competitività delle imprese e sul loro modo di operare.

Distretto = comunità di imprese di piccola dimensione concentrate in un’area geografica limitata e

coinvolte in vari stadi e in vari modi nella produzione di beni omogenei (stessa filiera produttiva)

Imprese operano attuando divisione del lavoro molto forte, che porta le fasi di lavoro ad essere

ripartite tra aziende diverse. Queste imprese effettuano operazioni di scambio tra di loro.

Questo tipo di organizzazione consente di ottenere economie esterne di agglomerazione (cioè

benefici di natura economica, che la singola impresa ottiene grazie al legame con altre imprese).

Altra caratteristica dei distretti italiani: forte omogeneità di carattere socio-culturale, rafforza la

loro collaborazione, genera fiducia tra le imprese.

Rapporti: forme di cooperazione formale e informale.

Quest’organizzazione del lavoro consente di ottenere all’interno dei distretti la “specializzazione

flessibile” (si hanno imprese molto specializzate, allo stesso tempo le imprese del distretto sono in

grado di avere offerta estremamente flessibile, sono cioè in grado di attuare dei cambiamenti che il

mercato richiede, senza un grosso impatto sui costi) che comporta vantaggi in termini di elasticità e

flessibilità.

Elasticità riguarda la capacità di cambiare il volume della produzione, senza che questo abbia un

impatto significativo sul costo unitario di produzione.

Flessibilità riguarda la capacità di cambiare prodotti, innovarli.

Perché organizzazione distrettuale consente specializzazione flessibile?

Perché ciò fa si che all’interno del distretto operino anche imprese molto piccole, tipicamente

caratterizzate da flessibilità e capacita di adattamento, e allo stesso tempo consente a queste

imprese, pur mantenendo la loro flessibilità, di operare come fossero un’unica grande impresa.

Imprese hanno contemporaneamente vantaggio - di operare su scala grande, - rimanere “snelle”,

flessibili poiché piccole.

Accumulazione e diffusione di competenze professionali specializzate (“atmosfera industriale”):

proprio perche imprese del distretto hanno specializzazione su una tipologia di produzione, in quel

contesto geografico si ha una forte accumulazione e diffusione di competenze professionali

specializzate (si accumula conoscenza che viene diffuso nel territorio)

vantaggi: si trovano facilmente competenze specializzate, sia nelle imprese che nelle assunzioni.

Presenza di istituzioni pubbliche impegnate a rafforzare la competitività delle imprese, per es.

investendo informazioni volte a rafforzare ulteriormente competenze professionali. Nell’area

geografica di un certo distretto si ha specializzazione anche degli istituti professionali, poiché

possibilità occupazionali di quel contesto sono orientate verso un determinato settore.

Presenza di banche locali che conoscono il tessuto imprenditoriale locale e adattano ad esso la propria

offerta e le forme di supporto alle imprese; ciò consente loro di adattare la propria offerta in termini di

finanziamento/forme di supporto alle imprese alle esigenze proprie di quel settore/imprese.

Si stima che 1/4 del sistema economico italiano corrisponda a aziende che appartengono a realta

distrettuali.

I distretti hanno avuto ruolo importante per spiegare la competitività passata delle piccole-medie

imprese; ora distretti sono in una fase di transizione, in quanto modello organizzativo che consente

loro di essere competitive è in parte messo in discussione.

Attualmente i distretti industriali si trovano ad affrontare sfide legate alla crescente importanza

dell’innovazione e dell’internazionalizzazione

- sfida legata alla minaccia portata dalle

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiaraaamarc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Management e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Del Bosco Barbara.
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