Che materia stai cercando?

Malattie dell'apparato locomotore - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Malattie dell'apparato locomotore per l'esame del professor Ammendolia sul torcicollo congenito che può essere per esempio muscolare: la malformazione è presente già alla nascita anche se spesso le manifestazioni cliniche possono presentarsi entro i primi due anni di vita del bambino, o comunque possono non essere molto evidenti fino alla visita successiva al parto.

Esame di Malattie dell'apparato locomotore docente Prof. A. Ammendolia

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Segni di certezza: la crepitazione può essere presente in caso di frattura

• completa attraverso il movimento dei due frammenti.

Segni di probabilità: dolore, deformità, ecchimosi, tumefazione, ecc.

La diagnosi è di tipo radiologico ed è utile per stabilire il tipo di frattura, il

trattamento e per evitare le complicanze.

In base alla sede abbiamo complicanze:

Locali: nella sede della frattura (rottura di vasi, muscoli, nervi, ecc).

• Generali: coinvolgono tutto l’organismo (shock traumatico).

In base al tempo distinguiamo complicanze:

Locali immediate: si verificano contemporaneamente al trauma

• (associazione con una lussazione, lesioni nervose, vascolari, viscerali o

cutanee).

Locali precoci: si verificano entro 72 ore come la sindrome

• compartimentale (frattura importante che determina notevole perdita di

sangue, ma non essendoci comunicazione con l’esterno la zona si gonfia,

tende i tessuti e comprime vasi e nervi con mancata ossigenazione della

zona a valle della frattura. Si ha così liberazione di sostanze

istamino-simili che causano edema, dolore, emboli, necrosi, gangrena e

perdita dell’arto).

Locali tardive: si verificano oltre le 72 ore come un ritardo di

• consolidazione, consolidazione viziosa dell’osso, necrosi dell’osso o

artrosi.

Generali immediate: shock traumatico.

• Generali precoci: embolia di posa e tromboflebiti.

• Generali tardive: piaghe da decubito, broncopolmoniti, cistopielite.

Nella terapia di primo soccorso bisogna prevenire le complicanze immediate

(lesioni vascolari) bloccando l’emorragia e immobilizzando il paziente.

La terapia definitiva si effettua con la riduzione della frattura, con il

riavvicinamento dei frammenti ed immobilizzazione, che può essere incruenta

o cruenta.

La terapia incruenta prevede la riduzione manuale, trazione cutanea o

scheletrica ed immobilizzazione con gesso o tutore.

Nella guarigione spontanea grazie alla formazione di un ematoma

interframmentario (rottura dei vasi intraossei e periostali) arrivano in sede di

frattura le cellule che puliscono l’area dai detriti e tentano di ricostruirla (fase

infiammatoria).

Dopodichè si forma il cosiddetto callo fibroso che ristabilisce la continuità del

tessuto fratturato grazie alla proliferazione di osteoblasti e condroblasti.

6

In seguito viene sostituito da cartilagine e poi da tessuto osseo.

La guarigione è favorita da diversi fattori: GH, fissatori esterni, cortisolo,

ormoni, vitamina D, paratormone, vitamina A, vitamina C, BMP, ecc.

I fattori che contrastano la consolidazione sono: eccesso di glicocorticoidi,

eccesso di insulina, carenza di ormoni gonadici, carenza di estrogeni, anemia

sideropenica, carenza di vitamina D, frammenti non vicini tra loro (diastasi),

diminuzione dell’afflusso di sangue, infezioni e neoplasie.

La diagnosi radiologica conferma il ritardo di consolidazione, i sintomi più

importanti sono il dolore e la cute desquamata, secca e rossa.

La pseudo-artrosi è una frattura non consolidata e non più consolidabile

spontaneamente (complicanza locale tardiva).

In questa fase non c’è dolore ed il paziente crede di essere guarito, in realtà

serve l’intervento chirurgico oppure una terapia con onde d’urto.

Le cause generali sono la gravidanza e l’allattamento, la malnutrizione, ecc,

mentre le locali, sono la diastasi dei frammenti, le infezioni e l’inadeguata

immobilizzazione.

Nella pseudo-artrosi notiamo la presenza di una falsa rima articolare, rivestita

da membrana sinoviale e riempita di liquido sinoviale.

5 – FRATTURA DEL COLLO DEL FEMORE

È di tipo traumatico e di solito è causa di morte entro il primo anno dall’evento,

mentre il 15% dei soggetti perde la sua autonomia, inoltre una causa di questo

tipo di frattura è l’osteoporosi.

Ne esistono di 2 tipi:

Fratture mediali: sono intrarticolari come la sottocapitata che si verifica

• sotto la testa del femore, la mesocervicale circa a metà del collo del

femore e la basicervicale cioè alla base del collo.

Le fratture mediali possono essere complete e composte.

Fratture laterali: sono extrarticolari e possono essere intertrocanteriche

• (a ponte tra grande e piccolo trocantere) e sottotrocanteriche (al di sotto

del piccolo trocantere).

Le fratture laterali sono quasi sempre scomposte, inoltre c’è diastasi dei

frammenti e quello distale è avvicinato al centro di gravità del corpo e

ruotato verso l’esterno per effetto dei muscoli piccolo e medio gluteo che

si inseriscono sul grande trocantere.

7

L’arto appare quindi più corto e ruotato verso l’esterno (extraruotato).

La diagnosi è radiologica e clinica: dolore, impotenza funzionale e

atteggiamento dell’arto.

La terapia è chirurgica, per la frattura mediale serve una sostituzione protesica.

La protesi è utile perché con l’avanzare dell’età la vascolarizzazione del tessuto

osseo diminuisce radicalmente, quindi essa sostituisce testa e collo del femore

ma spesso anche l’acetabolo che viene conservato solo se è in buono stato.

Le complicanze possono essere:

Immediate generali: shock

• Precoci generali: ritenzione urinaria, ileo paralitico, fecalomi, cistopielite,

• broncopolmoniti e tromboflebiti

Tardive locali: artrosi e necrosi della testa del femore

6 – LUSSAZIONE SCAPOLO OMERALE

La lussazione può interessare qualsiasi articolazione ed è una perdita completa

e permanente dei capi articolari.

In condizioni normali, due o più capi articolari cono in contatto tra loro, dopo il

trauma questi possono perdere contatto, se la perdita è irreversibile si dice che

è completa e permanente.

La spalla è l’articolazione più esposta a traumi perché la testa dell’omero è più

grande della glena che l’accoglie.

Dopo la lussazione la testa dell’omero può posizionarsi in varie sedi:

Lussazione anteriore: 80% dei casi e ne esistono 3 varianti, lussazione

• sottocoracoidea (sotto l’osso della clavicola), infracoracoidea (tra

coracoide e clavicola) e sottoclavicolare

Lussazione posteriore: con la testa dell’omero indietro che comprende

• una sola variante che è quella sottospinosa (sotto la spina della scapola)

Lussazione inferiore o sottoglenoidea: con la testa dell’omero al di sotto

• della glena, cioè nel cavo ascellare.

È composta da una forte trazione con il braccio abdotto che rimane tale.

La lussazione provoca dolore, impotenza funzionale della spalla, profilo alterato

con presenza di uno scalino.

Il paziente si presenta con il braccio intraruotato, addotto e sorretto dalla mano

controlaterale, se proviamo ad abdurlo il paziente lo chiude (abduzione

elastica). 8

La diagnosi è clinica e radiologica, dopo la lussazione è possibile che si

verifichino delle complicanze quali lesioni nervose, per cui la terapia con

manovre di riduzione deve essere evitata al fine di scagionare conseguenze

medico legali.

In pronto soccorso si eseguono esami clinici e radiologici per poi immobilizzare

la sede del trauma con un tutore da mantenere per almeno tre settimane, una

volta ridotta la lussazione, il paziente non avverte più dolore ma si possono

avere complicanze.

Le complicanze possono essere:

Immediate locali: lesione del nervo circonflesso che avvolge la testa

• dell’omero e innerva il deltoide, il soggetto non riesce a sollevare la

spalla.

Tardive locali: per inadempienza della terapia o in seguito ad un

• movimento eccessivo.

La spalla può nuovamente lussarsi rendendo necessario l’intervento

chirurgico, si avrà quindi una lussazione recidivante con rischio di artrosi

precoce, spalla dolorosa cronica e instabilità articolare.

7 – DISTORSIONE DEL GINOCCHIO

È una patologia che interessa l’articolazione del ginocchio ed è la perdita

parziale e momentanea dei rapporti tra i capi articolari che possono quindi

ritornare al loro posto.

La distorsione del ginocchio può essere anche causa di lesioni al menisco che

quasi sempre si verificano nella zona bianca del menisco devo esso è legato

alla capsula e dove non ci sono vasi (non può ripararsi da solo).

Il paziente riesce ad identificare la sede del dolore che può essere interna o

esterna il quale è accompagnato da tumefazione, non per stravaso ematico ma

per una reazione infiammatoria con eccessiva produzione di liquido sinoviale.

È presente un’impotenza funzionale parziale con difficoltà ad estendere o

flettere il ginocchio, infine il ginocchio può subire un blocco articolare e

rimanere flesso.

Le lesioni meniscali sono il risultato di una violenta distorsione o di uno

schiacciamento tra i condili femorali e tibiali.

Dopo qualche giorno dalla distorsione può presentarsi una ipotrofia muscolare,

si eseguono così test clinici per evidenziare la lesione.

9

Quando essa si cronicizza possono formarsi cisti meniscali che sono

espressione di una infiammazione cronica della sinovia e che devono essere

asportate chirurgicamente.

La diagnosi è clinica, mentre la radiologica è spesso negativa, sono utili TAC e

RMN, mentre l’artroscopia è utile per trattare la lesione.

Si tratta di un intervento ormai di routine, molto economico e che si esegue in

day-surgery.

Le lesioni degenerative non vanno trattate chirurgicamente, in ogni caso non si

asporta più totalmente il menisco ma si esegue una meniscoplastica

eliminando solo la parte lesa.

In casi molto particolari, cioè quando è lesa la parte irrorata del menisco, è

possibile suturare la parte interessata.

Dopo l’artroscopia il paziente può alzarsi e camminare sin da subito a meno

ché non si presentino complicanze.

La lesione del legamento collaterale mediale invece è presente anch’essa in

caso di distorsione, il ginocchio si presenta in valgo-rotazione esterna, cioè

esteso in rotazione.

È presente dolore, limitazione funzionale, tumefazione, lassità del ginocchio sul

lato esterno, ecc.

La lesione può essere di 1°, 2° o 3° grado, mentre per la diagnostica è utile la

RMN.

La terapia prevede un trattamento conservativo in quanto il legamento

collatero-mediale possiede una grande capacità di rigenerarsi.

8 – DISTORSIONE DELLA CAVIGLIA

Quasi sempre si verifica sul lato esterno ed a livello del perone, il piede è flesso

plantarmente cioè in versione plantare in supinazione ruotato all’interno, o in

versione dorsale in pronazione.

La distorsione può presentarsi con tre gradi di gravità:

1° grado: lesione parziale di un solo legamento (dolore e tumefazione)

• 2° grado: lesione parziale di più legamenti (dolore e instabilità articolare)

• 3° grado: lesione totale di uno o più legamenti (dolore e grave instabilità

• articolare)

La diagnosi si basa sui segni clinici, sui punti dolorosi e sulla tumefazione, sono

utili RX, ecografia dopo 48 o 72 ore (quando l’edema si è riassorbito), RX in

10

stress per stabilire l’apertura tra base della tibia ed astragalo e quindi

determinare la gravità del quadro.

La terapia si basa sull’applicazione di ghiaccio, riposo, compressione con una

fasciatura ed arto sollevato, esistono però diverse teorie su ortesi e bendaggi.

Nella distorsione di 3° grado la caviglia va comunque immobilizzata per almeno

3 settimane attraverso un tutore, se continua l’instabilità si deve ricostruire il

legamento per via artroscopica (chiusa) o mediante intervento chirurgico

(aperta).

9 – LA CIFOSI

Curva patologica della colonna vertebrale con convessità posteriore non

correggibile dal paziente.

Può essere:

Regolare: le vertebre coinvolte sono più di 3

• Angolare: le vertebre coinvolte sono meno di 3 (forma più grave)

La forma regolare è quella più frequente e comprende la cifosi osteocondritica

e la cifosi idiopatica.

Le forme angolari sono di solito la conseguenza di processi infiammatori ma

possono essere anche congenite, traumatiche o neoplastiche.

Come la scoliosi richiede un intervento precoce in quanto tende ad aggravarsi

durante l’accrescimento, comunque entrambe non guariscono mai del tutto ma

possono essere arrestate e ridotte.

Anche per la cifosi sono previsti gessi, corsetti ed esercizi di riabilitazione.

Il paziente deve eseguire alcune raccomandazioni come non bere bevande

gassate, indossare solo maglie di cotone e reggiseni senza cuciture per evitare

la formazione di piaghe, trattare la cute con acqua e creme idratanti.

Il corsetto va indossato continuamente anche di notte e se ne deve controllare

periodicamente la convergenza per via della crescita.

10 – ARTROSI DI ANCA E GINOCCHIO

Sono le più frequenti artrosi in quanto anca e ginocchio sono articolazioni in

carico. 11

È una malattia dell’articolazione e solo in parte della cartilagine, ma inizia a

livello di quest’ultima fino alla totale scomparsa.

Oltre il 70% dei soggetti colpiti ha più di 40 anni.

La sua genesi è multi fattoriale e comprende fattori genetici (ginocchio varo),

fattori costituzionali (aumento di peso) e ambientali (zone umide e lavori molto

usuranti).

Possiamo avere un’artrosi bilaterale primitiva conseguente a deformità

femoro-tibiale o secondarie monolaterali conseguente ad intervento chirurgico.

L’artrosi dell’anca si chiama coxartrosi, mentre l’artrosi del ginocchio viene

detta gonartrosi.

A livello della cartilagine (che è formata da fibre di collagene intrecciate tra loro

in cui sono intrappolate molecole di proteoglicano ed un collante che è l’acqua)

ci sono enzimi noti come metallo-proteasi che possono causare la distruzione

delle fibre di collagene con la perdita dei proteoglicani, specie in condizioni in

cui l’acqua è carente.

Questo processo causa eventi a cascata che si concludono con un processo

artrosico.

La capsula si inspessisce, la cartilagine diventa fibrotica (ruvida e fissurata) con

conseguente rumore durante il movimento, la sinovia si inspessisce e produce

liquido sinoviale causando dolore e gonfiore.

Sull’osso si formano i geodi (cisti) o, per riparare il danno, si formano osteofiti

(neoformazioni di osso).

La malattia interessa tutti gli elementi dell’articolazione (cartilagine, osso,

legamenti, capsula e muscoli periarticolari).

Il dolore non è sempre presente in quanto l’artrosi può essere ancora ai livelli

iniziali interessando solo la cartilagine che non è innervata.

Il dolore può essere causato invece da cisti e perdita delle trabecole o quando

si formano osteofiti che comprimono sulle terminazioni nervose, a anche

dall’infiammazione della capsula della sinovia.

L’artrosi ha un andamento cronico con momenti di dolore acuto.

Gli obbiettivi della terapia sono quelli di mantenere una buona funzionalità

articolare, limitare la sua progressione e alleviare il dolore.

I farmaci utilizzati sono analgesici, antinfiammatori (FANS), condroprotettori,

farmaci che ricostituiscono la cartilagine (fibre di collagene, proteoglicani, acido

ialuronico) ed integratori alimentari. 12


PAGINE

16

PESO

42.33 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher wallacekr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Malattie dell'apparato locomotore e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Magna Graecia - Unicz o del prof Ammendolia Antonio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Malattie dell'apparato locomotore

Malattie dell'apparato locomotore - Medicina fisica e riabilitativa
Appunto
Diagnostica per immagini e radioterapia - Appunti
Appunto
Esame di tirocinio
Appunto
Malattie dell'apparato locomotore - Medicina fisica e riabilitativa
Appunto