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Malattie da virus

In particolare, per quanto riguarda la vite, vale la pena ricordare che questa coltura può essere infettata da circa 60 virus diversi. Le tre virosi descritte qui di seguito, causate da complessi di virus diversi, sono tuttavia quelle che da tempo e tuttora preoccupano maggiormente sia per i danni economici che sono in grado di provocare sia per la loro frequenza nella maggior parte dei paesi viticoli.

Arricciamento fogliare

La malattia costituisce la forma più importante e più diffusa della sindrome nota come degenerazione infettiva, con la quale è stata talvolta identificata, ma nella quale rientrano anche altri quadri sintomatici molto simili, determinati da altri nepovirus, quali ArMV (virus del mosaico dell’arabis), GCMV (virus del mosaico giallo-cromo della vite), TBRV, SLRSV. L’arricciamento era noto e studiato in Italia e in Francia (come “roncet” o come “court-noué”) già alla fine del 1800, pur non essendo ovviamente ancora conosciuta la sua natura virale. Fra i primi ad intuire che poteva trattarsi di un virus fu un italiano (Petri). L'eziologia ed epidemiologia sono state chiarite definitivamente nel 1960 in California.

L’arricciamento può essere causa di danni economici rilevanti (in passato, in varie aree viticole europee, vennero rilevate riduzioni di produzione superiori al 50%). È ampiamente diffuso in tutti i principali paesi viticoli, anche se in quelli scientificamente più progrediti va diventando meno frequente grazie all’opera di selezione sanitaria che vi viene svolta.

Sintomatologia e danni

Il quadro sintomatologico può variare notevolmente a seconda del ceppo di virus e della varietà di vite interessata dall’infezione. Nella forma tipica prevalgono le malformazioni delle foglie e dei tralci, ossia si rileva la presenza di foglie asimmetriche, frastagliate, con dentature accentuate e arricciate e con seno peziolare molto aperto (da qui la denominazione inglese di “fanleaf” ossia di “foglia a ventaglio”), unitamente alla presenza di tralci con internodi corti (da qui il termine francese “court-noué”) o molto irregolari con nodi doppi, biforcazioni e fasciazioni (ossia tralci appiattiti, come se fossero due tralci fasciati insieme).

Molto frequente è anche la forma di “mosaico giallo” caratterizzata dalla presenza, sulla lamina fogliare, di chiazze gialle, di forma varia e più o meno estese, che possono interessare anche l’intera superficie fogliare, comprese le nervature. Tali ingiallimenti fogliari sono particolarmente evidenti in primavera (giallo vivo) e tendono poi ad attenuarsi o a scomparire in estate. Ai sintomi testé descritti si accompagnano frequentemente, in entrambe le forme, sviluppo vegetativo ridotto, grappoli piccoli o presenti evidenti fenomeni di acinellatura, sicché la produzione ne risente sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo.

L’entità del danno economico varia molto in rapporto al binomio “ceppo di virus-varietà di vite”: vi sono casi in cui la riduzione di produzione è irrilevante (a volte può apparire addirittura benefica), ma più spesso incide sensibilmente e, come si è detto, può arrivare sino al 50% e oltre.

Eziologia e diagnosi

Come già accennato, nonostante che la malattia fosse oggetto di studio già nel 1800 e che fin dall’inizio del secolo scorso se ne fosse intuita la natura virale, la sua eziologia fu definitivamente chiarita solo negli anni sessanta, dopo che si riuscì a trasmettere a piante erbacee, a purificare e quindi a visualizzare al microscopio elettronico e ad identificare sierologicamente il virus responsabile, ossia il virus omonimo (GFLV=grapevine fanleaf virus).

Si tratta di un virus isometrico, multicomponente, costituito da particelle aventi diametro pari a 28-30 nm, appartenente al genere Nepovirus. Esso è facilmente trasmissibile per succo a diverse specie di piante erbacee, alcune delle quali (chenopodium) in passato furono molto utilizzate a scopo diagnostico sia perché rispondono all’infezione con sintomi ben evidenti sia perché sono facilmente allevabili in serra. Anche la sua purificazione, per la visualizzazione al microscopio elettronico o per la produzione di antisieri, non presenta particolari difficoltà.

La sintomatologia che si osserva in pieno campo sulle viti malate è abbastanza caratteristica e spesso ben evidente soprattutto nei mesi primaverili; il che permette all’occhio esperto di poter effettuare una diagnosi abbastanza attendibile anche su base sintomatologica. Talvolta, però, la forma di “mosaico giallo” viene confusa con la clorosi da ferro-carenza (su lamina intera). A tale riguardo va detto che, nel caso di ferro-carenza, il colore giallo delle foglie è piuttosto smorto (e non vivace come nel caso dell’infezione virale), inoltre interessa solo aree internervali, lasciando risaltare il disegno delle nervature che rimangono verdi. Infine, uno stato di sofferenza dovuto a carenze di ferro risulta uniformemente distribuito su vaste superfici di terreno (per lo più terreni ricchi di calcare), a differenza delle infezioni virali che solitamente hanno una distribuzione piuttosto irregolare.

Un altro motivo di confusione può essere la somiglianza fra alcune malformazioni fogliari determinate da GFLV e quelle derivanti...

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/12 Patologia vegetale

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