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Malattie da virus

Appunti di patologia vegetale generale sulle malattie da virus basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Materazzi dell’università degli Studi di Pisa - Unipi, facoltà di Agraria, Corso di laurea in viticoltura ed enologia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Patologia vegetale generale docente Prof. A. Materazzi

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Epidemiologia

Come per tutti i più importanti virus della vite, anche per GFLV la via principale di propagazione è rappresentata

tuttora dal materiale di moltiplicazione infetto. Se infatti, detto materiale non è stato ottenuto attraverso un rigoroso

procedimento di selezione sanitaria, facilmente può essere portatore di infezioni, a volte latenti, che poi si

manifestano a distanza di qualche anno dall’impianto con conseguenze nocive per la produzione. Certamente questa è

stata la modalità di propagazione che ha permesso al virus di diffondersi in tutti i principali paesi viticoli e in tutte le

aree viticole del nostro Paese. Nell’ambito dei singoli vigneti GFLV può essere propagato anche da nematodi della

specie Xiphinema index che, dopo ver acquisito il virus alimentandosi su radici di viti infette, lo possono trasmettere

trasferendosi sulle radici di viti sane. Spesso le piante infettate per opera dei suddetti nematodi hanno una tipica

distribuzione a macchia d’olio, che tende ad allargarsi di anno in anno a partire dalla pianta che è stata sorgente

d’infezione. Benché la propagazione del virus effettuata in vigneto dai nematodi avvenga piuttosto lentamente (si

stima 1-2 metri all’anno), l’incidenza dell’infezione può in molti casi raggiungere livelli preoccupanti, soprattutto se i

focolai iniziali sono più di uno e tenuto conto che un vigneto può durare 30-40 anni e più. Nel caso di altri di altri

nepovirus, che sono in grado di determinare sintomatologie del tipo “degenerazione infettiva”, la propagazione in

vigneto può avvenire ad opera di altre specie di nematodi vettori quali, ad esempio, Xyphinema diversicaudatum per

ArMV e Longidorus attenuatus per TBRV.

Difesa

Come avviene per tutte le virosi, la difesa dall’arricciamento fogliare non può essere che preventiva. Infatti le piante

che risultano infette in pieno campo non sono in alcun modo risanabili; anzi, possono a loro volta essere sorgenti

d’infezione per altre piante nel caso vi siano nel terreno nematodi della specie X. index. Quindi la prima misura da

adottare è quella di impiegare barbatelle sicuramente virus-esenti per il vigneto che ci si appresta ad impiantare. È

bene cioè ordinare per tempo materiale “certificato” (ossia, selezionato sotto il profilo genetico e sanitario) presso un

vivaista degno di fiducia. L’altra norma importante è quella riguardante la scelta del terreno per il nuovo impianto:

occorre che sia esente da nematodi vettori di virus e, in particolare, da quelli della specie Xiphynema index, che, oltre

ad essere vettori di un virus particolarmente dannoso (GFLV), sono anche presenti nei terreni di molte aree viticole del

nostro Paese. Poiché non sono molti, in Italia, i laboratori in grado di eseguire un’accurata analisi nematologica dei

terreni da destinare a vigneto, una buona norma da adottare è di scegliere per il nuovo impianto un terreno che non

abbia ospitato piante di vite da diversi anni (almeno tre, ma meglio se sono di più). Ciò è suggerito dal fatto che

Xiphynema index vive pressoché esclusivamente su vite (altri ospiti possibili sono fico e rosa) e quindi, non avendo

disponibile la sua fonte alimentare, è destinato ad estinguersi nel giro di qualche anno (tempo necessario perché si

decompongano i residui di radici di vite eventualmente rimasti nel terreno dall’estirpamento dell’impianto

precedente). Poco soddisfacenti sono stati i trattamenti con formulati nematocidi, eseguiti prima del nuovo impianto:

ciò è probabile dovuto al fatto che i nematodi della specie suddetta possono vivere per qualche anno anche su residui

di radici di vite rimasti difficilmente raggiungibili dai normali trattamenti nematocidi.

ACCARTOCCIAMENTO FOGLIARE DELLA VITE

Le prime segnalazioni della malattia risalgono alla seconda metà dell’ottocento per opera di studiosi francesi che la

descrissero sotto la denominazione di “rougeau” o di a”brunissure”. Un primo studio rigoroso venne condotto negli

anni trenta del secolo scorso in Germania, successivamente si era visto che era trasmissibile anche per innesto e che

era da considerare una malattia da virus. Oggigiorno l’accartocciamento fogliare è probabilmente la virosi della vite

più diffusa nella gran parte dei paesi viticoli ed è causa di danni economici consistenti, anche se spesso sottovalutati;

essa infatti, in molti casi, incide più a livello qualitativo che non a livello quantitativo e inoltre viene frequentemente

confusa con alterazioni dovute ad altre cause (carenze nutrizionali, fitoplasmi, danni da cicaline, ecc.).

Sintomatologie e danni

Come dice il nome dato dalla malattia, il sintomo

principale consiste nell’incurvamento del margine

fogliare verso il basso, che generalmente comincia a

manifestarsi a metà estate, a partire dalle foglie

basali, e che, con l’avanzare della stagione, diviene più

evidente e progredisce verso le zone apicali del

tralcio. A questo sintomo si accompagna

frequentemente una colorazione rosso vinosa (nelle

cultivar ad uva nera) o giallastra (nelle cultivar ad uva

bianca) che interessa più o meno estesamente il

bordo e le aree internervali della foglia. Questi sintomi, che risultano solitamente ben visibili a ben visibili a fine

stagione (quando si può notare anche una scarsa o irregolare maturazione delle uve), possono variare in intensità a

seconda delle cultivar e dei ceppi di virus interessati; per lo più sono assenti nelle viti americane e negli ibridi da

portainnesto, che però possono ugualmente venire infettati e quindi comportarsi da “portatori sani”. Tra l’altro,

questo stato di apparente sanità manifestato dalle cultivar di vite utilizzate come portainnesti fu probabilmente la

causa principale dell’ampia diffusione della malattia che si ebbe nel secolo scorso. Infatti, quando non si operava

ancora nessuna forma di selezione sanitaria o quando, successivamente, la si faceva solo su basi morfologiche, molte

pianti-madri da portainnesto, non presentando sintomi, venivano ritenute sane anche se in realtà era infette da uno o

più virus agenti dell’accartocciamento fogliare. Questi ultimi sono virus a localizzazione floematica e la loro presenza

disturba, tra l’altro, la traslocazione degli idrati di carbonio: di qui il danno più frequente, ossia la riduzione del tasso

zuccherino delle uve prodotte, che si traduce poi in una riduzione del tenore alcolico del vino da esse ottenuto. Nei

casi più gravi si possono, verificare anche consistenti cali di produzione (fino al 50%), oltre che riduzione dello sviluppo

vegetativo.

Eziologia e diagnosi

L’accartocciamento fogliare è considerata una virosi ad eziologia complessiva in quanto vi risultano implicati diversi

virus della famiglia Closteroviridae, per i quali si preferisce adottare ancora la dizione di virus “associato” (GLRaV) data

la difficoltà di soddisfare completamente i postulati di Koch. I due virus che comunque, soprattutto in Italia, risultano

più frequentemente associati alla

malattia e vengono ormai considerati

come i principali responsabili, sono

GLRaV-1 e GLRVaV-3, entrambe

appartenenti al genere Ampelovirus. Si

tratta di virus filamentosi, piuttosto

lunghi (circa 2.000 nm), che si

localizzano nel floema e che non sono

trasmissibili per succo. La diagnosi della

malattia in campo, se effettuata in

stagione propizia (fine estate-inizio

autunno), non presenta particolari

difficolta sulle cultivar di vite più

sensibili, in quanto i sintomi di esse

manifestati sono generalmente molto

caratteristici. L’occhio poco esperto può talvolta confonderli con quelli dovuti a fitoplasmi; bisogna pero tener conto

queste ultime determinano disidratazione degli acini e mancata

lignificazione dei tralci: sintomi che non compaiono nelle viti

affette da accartocciamento fogliare. La diagnosi diventa

certamente più difficile in primavera o su cultivar meno

sensibili (in particolare sulle viti da portainnesto): in questi casi

è necessario ricorrere ai test sierologici o biomolecolare al fine

di verificare l’eventuale presenza di uno o più Ampelovirus. Lo

stesso dicasi quasi si tratta di accertare una sospetta infezione

del materiale da destinare alla propagazione (talee, marze,

barbatelle). Per quest’ultimo scopo risulta particolarmente

affidabile l’esame diagnostico su viti indicatrici, effettuato con

varie forme d’innesto o per inserzione di tessuti. Le cultivar di

vite da usare preferibilmente come indicatrici (in quanto molto

sensibili) sono: Barbera, Pinot nero, Cabernet franc.

Ovviamente, utilizzando questo tipo di saggio diagnostico, i

tempi di risposta si allungano notevolmente in quanto, per essere certi di un esito negativo, occorre tenere in

osservazione per almeno due anni le viti inoculate.

Epidemiologia e difesa

Certamente l’accartocciamento fogliare si è diffuso nella gran parte dei paesi viticoli attraverso il materiale di

propagazione infetto. Ciò è avvenuto soprattutto per la mancanza di adeguati controlli fitosanitari. Bisogna però

aggiungere che questa sua diffusione è stata facilitata sia dal fatto che esso non determina sintomi evidenti sulle viti

da portainnesto (sfugge quindi ai controlli effettuati solo su base morfologica) sia dal fatto di essere stato confuso, in

passato, con caratteristiche di ordine varietale. Fino ad epoca recente si riteneva che quella citata fosse l’unica via di

propagazione della malattia. Ma si è visto che i due virus responsabili di tale malattia, (GLRaV-1 e GLRaV-3) possono

essere trasmessi da vite a vite da diverse specie di coccidi (generi Parthenolecanium, Neopulvinaria, Pulvinaria) e di

pseudococcidi (generi Planoccocus, Pseudococcus, Heliococcus), le quali, pertanto, sono in grado di diffondere, seppur

lentamente, la malattia nell’ambito del vigneto a partire da qualche vite inizialmente infetta. Questa via di

trasmissione rende necessaria un’attenta protezione (in “screen-house”) delle collezioni di cloni virus esenti ottenuti

attraverso la selezione sanitaria e conservati presso i centri di selezione sanitaria e conservati presso i centri di

selezione o presso i nuclei di pre-moltiplicazione viticola.

Per quanto riguarda invece i vigneti destinati alla produzione commerciale, la difesa dall’accartocciamento fogliare

deve essere essenzialmente preventiva, ossia basata sull’impiego di materiale di propagazione (barbatelle) esente da


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4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in viticoltura ed enologia
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher raffaeleserreli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia vegetale generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Materazzi Alberto.

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