Magris: un acuto storiografo della disarmonia
Magris è un acuto storiografo della disarmonia, stratega della dissonanza, rabdomante di sontuose apocalissi di corpi e anime, vociano post-mod armato di etica e stile. Il senso della vita è incontrare gli altri, inarcare ponti su fiumi che scorrono via.
Esordi e vena narrativa
Fin dai suoi esordi saggistici si avvertiva una vena narrativa nella sua scrittura; è un romanziere refoulé, giunto alla narrativa anche attraverso la scrittura giornalistica. Non ha mai voluto separare i due ambiti:
- Saggistica: Discorso obliquo per dire l’essenziale prendendo a pretesto-schermo qualcosa d’altro, corrisponde a un modo di vedere e di leggere il mondo, basato su più giudizi o punti di vista parziali piuttosto che su una visione ferma e totalizzante della realtà. La rappresentazione di questa realtà si traduce in una scrittura che oscilla tra dire e non dire, tra l’esplicitazione e l’allusione, tra pietas e ironia.
- Narrativa: Ulteriore mezzo per uscire fuori di sé, allontanarsi da un’autobiografia sentita immorale.
La sensibilità introversa di Magris
Incomprensioni su Magris sono nate dal dare per scontata la sintonia dalla lettura della sua narrativa come se dovesse essere sempre in sintonia con lo scenario della sua saggistica. Nella narrativa predomina una sensibilità gentilmente introversa, il gusto del sommesso; nonostante sia colto, mitografo, europeo al pari di Borgese, di cui però è antitesi (passaggio: retorica > persuasione).
Legame tra esperienze e narrativa
- Esperienza autobiografica (camuffatissima, ostacolata, negata)
- Documentazione storica
- Valenza morali
- Necessità di raccontare radicandosi in un terreno realistico
Ma il suo realismo si connota per la sua complessità e ambiguità, viene rappresentato un reale metamorfico che implica l’intervento del giudizio umano; questo realismo soggettivo vuole afferrare una realtà vista come processo dinamico, campo di relazioni, afferrabile tramite illazioni. La sua prosa è una confessione di un intellettuale la cui capacità di analisi si arrende al mistero indistinto del vivere, cuore semplice di affetti limpidi (infanzia, famiglia, patria triestina, umiltà).
Saggistica e narrativa
Con la narrativa si svincola dalla protezione di un discorso riflesso (critica letteraria) per lasciar campo alla sua bocca d’ombra. Ha diffidenza per le dichiarazioni di poetica definitive, per questo adotta formule volutamente contraddittorie. Scrivere per l’impossibile desiderio di fermare in qualche modo la vita fuggitiva, per dipanare il groviglio della realtà che ci stordisce; per difesa e svuotare la realtà che ci soffoca; altre volte si scrive per passione morale, protesta e rivolta; per distrarci dall’incapacità di vivere.
Mescolanza tra componenti epiche
- Componente epica, omerica, tolstojana: il senso, nonostante tutto, dell’unità, responsabilità, azione.
Lo studio-ritratto di M
Nel suo studio-ritratto di Magris, Pellegrini dice di aver tentato un saggismo interlocutorio; un critico non è tale senza la complicità dei suoi autori. Cfr. Magris, D: un critico è un detective, è bello quando il fiuto lo porta al “segreto di una vita”. Cfr. Magris, I: il critico non ha volto-voce, né diritti; le sue parole possono solo farsi eco di quelle dell’altro. Eppure l’amore per il poeta non deve essere vilipesa fedeltà coniugale, ma passione infedele e dongiovannesca, una libera amicizia alla pari, un dialogo dove due voci si chiamano, interrogano, abbandonano all’incontro.
Saggistica narrativa
"Un modo indiretto, obliquo di avvicinarsi alle cose, alla vita ed ai problemi da trattare… prendere a pretesto qualcosa per parlare anche e soprattutto di qualcosa d’altro, avere la consapevolezza che, soprattutto nell’età contemporanea, non è possibile affrontare direttamente i grandi problemi o la ricerca della verità e del significato, ma è possibile soltanto alludere ad essi indirettamente, obliquamente, parlando di altri scrittori che ne hanno parlato o prendendo lo spunto da qualche occasione che rimanda a quei massimi problemi che non si possono trattare direttamente ma solo indirettamente, con la peripezia obliqua del saggista." (Haakman, traduttore olandese di Magris). Anche la tecnica di evitare il ricorso a pronomi per cui si ovvia con altri mezzi (cfr. il si impersonale), è un modo per dire le cose in maniera indiretta, per suggerirle senza prendere una posizione esplicita.
Il senso kafkiano
- Il senso kafkiano del negativo, frammento, nulla: il desiderio di sparire, la sensazione di non poter rappresentare, il silenzio, l’assenza, l’oblio.
Cfr. gli studi a Torino hanno irrobustito la sua moralità gobettiana. Indagare i rapporti politico-culturali, ideale di una democrazia irrobustito da un forte individualismo (vs massa). Fra la vita e la sua rappresentazione c’è osmosi.
Per Magris la scrittura è 50,0001% salvezza e per il resto perdizione. Da ragazzo amava il teatro alla radio, tuttora affascinato da quelle “voci”. Love Brecht, Ibsen, Goldoni, Nestroy, Burgtheater, commedia popolare viennese, Kammerspiele di Monaco, Büchner.
Legge poesia con spirito herderiano, cercandovi l’unità corale dell’umano attraverso la varietà delle sue forme; ma non ha mai scritto poesie, neppure come critico. Come se la poesia fosse quel valore che non si può cercare direttamente, ma che, come dice il Vangelo, ci viene dato per sovrappiù. Tutte le opere di Magris ruotano attorno all’assenza, con intento conoscitivo e riparativo (pur sapendo dell’inadeguatezza dei propri mezzi gnoseologici).
Interesse per la vecchiaia, morte, sparizione, distruzione di un personaggio sono il centro vuoto da cui nascono le voci narrative di Magris.
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