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Il macrotesto canzoniere di Petrarca

La categoria critica del macrotesto è complessa. Non è facile individuare gli elementi che caratterizzano un macrotesto: insieme strutturato e coerente di una serie di testi singoli che danno vita ad un organismo altro rispetto alla somma dei singoli elementi. Il macrotesto è un testo altro rispetto alla somma dei singoli testi di partenza, si parla di insieme coerente e strutturato.

A livello critico il termine è stato introdotto per la prima volta in letteratura come categoria letteraria da Maria Corti nel 1975 in uno studio dal titolo “testi e macrotesti, i racconti di Marcovaldo di Italo Calvino”. La prima occorrenza critica del termine emerge in uno studio dedicato a una raccolta di racconti e non di poesie. Italo Calvino pubblicò nel 1958 un libro dal titolo I racconti che contiene i primi 10 testi di Marcovaldo e la arricchirà nel '63 arrivando a 20 testi con il titolo “Marcovaldo”.

Le osservazioni di Maria Corti

Maria studia questo arricchimento: ritiene che i primi 10 diano vita ad un organismo coerente, riconosce in questo un macrotesto. Calvino ha preso una struttura narratologica e la ripropone nei racconti, legandoli con una struttura fissa. Nell'aggiunta di 10 racconti, invece, sono molti diversi strutturalmente e non vengono aggiunti alla fine per allungare la raccolta ma li pone in vari punti dando vita ad un organismo molto differente dal primo, per la Corti questo non è più un macrotesto.

La Corti scrive a Calvino queste sue osservazioni. Calvino le risponde che lei si sbagliava, le suggerisce una pista di indagine, forse anche la seconda raccolta è un macrotesto ma regolato da altri elementi: le suggerisce di fare riferimento a un calendario stagionale per comprendere la struttura. Nella seconda edizione nell’indice prima di ogni titolo è posto il nome di una stagione in modo ciclico, nella prima edizione non è presente questa scansione, è un’aggiunta di Calvino.

Identificazione del macrotesto

Identificare un macrotesto non è dunque facile, Calvino le suggerisce un modo nuovo, lei individuava un macrotesto nella sua coerenza strutturale data da elementi ripetitivi, Calvino invece vede un nuovo punto di vista, una sequenza stagionale che ci fa comprendere come ci siano molti elementi che fanno capire cosa sia un macrotesto. La fragilità del macrotesto è presente ancora oggi: è usata in varie occasioni per studiare raccolte ma pone sempre il critico in dubbio.

Il canzoniere di Francesco Petrarca

La categoria viene estesa e arriva a occupare l’ambito legato alla lirica. Il canzoniere di Petrarca è utile per osservare questa categoria del macrotesto, viene preso come modello di struttura.

Il canzoniere si compone di 366 componimenti lirici divisi in due parti. La prima e la seconda sono note come parte in vita e in morte di Laura.

  • 317 sonetti
  • 29 canzoni
  • 9 sestine
  • 7 ballate
  • 4 madrigali

Il canzoniere ci offre una dorsale di testi che forniscono uno sviluppo storico. Ci sono alcuni testi “di anniversario” che ripercorrono tutta l’opera e danno vita a una calendarizzazione, fornisce delle coordinate temporali in cui inserire la storia che sta raccontando. Il racconto parte con l’innamoramento per Laura il 6 aprile 1327 e poi sino alla morte di lei nel 1358. Si dice che l’io, l’amante del canzoniere, è stato innamorato di lei per 31 anni.

I testi di anniversario ci danno una prima indicazione del fatto che la struttura è complessa, a un macrotesto. Altro elemento per capire se è un macrotesto è l’inizio: spesso l’inizio e la fine sono fondamentali. Possediamo il manoscritto in parte autografo di Petrarca del canzoniere a mano di Petrarca stesso, cioè è autografo anche se non del tutto perché è stato individuato un copista del testo. La carta iniziale riporta il titolo originale dell’opera “Franciscis Petrarchae laureati poeta”.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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