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Domande e risposte COMPLETE e aggiornate esame di Macroeconomia - McGraw Hills

- II) Ridefinizione della funzione di domanda aggregata: l’immissione di risorse attivata dalle AP comporta la ridefinizione

della domanda aggregata che, nel nuovo contesto, è pari alla somma di consumo, investimenti e spesa pubblica.

- III) Ridefinizione dell’equazione di equilibrio del mercato dei beni: l’offerta di fondi delle famiglie deve finanziare i due

settori che, nella generalità dei casi, si trovano in disavanzo finanziario e cioè le imprese e il settore pubblico.

- Nel modello a tre settori, l’equilibrio macroeconomico generale del sistema classico, dati i valori delle variabili fiscali e

monetarie, è dato dall’insieme dei valori che soddisfa simultaneamente l’equazione AS di equilibrio del mercato del

lavoro, l’equazione AD di equilibrio del mercato della moneta e l’equazione di equilibrio del mercato dei beni. L’unica

variazione rispetto al modello a due settori è costituita unicamente dalla ridefinizione della condizione di equilibrio del

mercato dei beni.

27) CHE COSA SI INTENDE PER EFFETTO DI SPIAZZAMENTO. NEL MODELLO CLASSICO QUAL L'EFFETTO DI

UN AUMENTO DELLA SPESA PUBBLICA FINANZIATA INTERAMENTE CON IMPOSTE? DESCRIVERE IL

MECCANISMO DI TRASMISSIONE DELLO STIMOLO FISCALE.

Per effetto di spiazzamento si intende una riduzione della spesa privata prodotta dall’aumento della spesa pubblica. Un

aumento della spesa pubblica finanziata interamente con imposte dirette produce uno spostamento della curva verso

sinistra, in quanto, a parità di tasso d’interesse reale, un maggior drenaggio di risorse riduce il risparmio.

Le AP intervengono nel circuito del reddito, da una parte, attraverso interventi di immissione di risorse, ovvero la spesa

pubblica e i trasferimenti, e, dall’altra, attraverso interventi di drenaggio di risorse, ossia il prelievo discale. Dal momento

che il saldo fiscale delle AP, nella maggior parte dei casi, risulta negativo, esse si trovano difronte alla necessità di

trovare risorse per finanziare gli

impieghi; a tal proposito, ricorrono o alla creazione di moneta o alla nuova emissione di titoli pubblici.

28) IDENTICA ALLA PRECEDENTE.

29) QUAL È L'EFFETTO DI UNA VARIAZIONE DELL'OFFERTA DI MONETA NEL MODELLO CLASSICO?

Una variazione dell’offerta di moneta nel modello classico produce unicamente effetti nominali e, cioè, un

30) SPIEGARE BREVEMENTE IL CORSO DEGLI AVVENIMENTI DURANTE LA GRANDE DEPRESSIONE DEL

1929. QUALE È STATO IL RUOLO DELLE AP E DELLA BC NEL FRONTEGGIARE LA CRISI ECONOMICA?

PERCHÉ IL MODELLO CLASSICO SI DIMOSTRA INCAPACE DI SPIEGARE I FATTI ECONOMICI ACCADUTI?

La grande depressione è stata la fase recessiva più severa e prolungata che l’economia americana abbia mai

sperimentato durante un ciclo economico nell’era moderna. Inoltre, la drammatica contrazione dell’attività economica

americana, manifestatasi a partire dal 1929, si diffuse con immediatezza e con la stessa intensità in quasi tutti i paesi

occidentali.

L’innesco della profonda fase di contrazione è stato dato da due eventi precisi: la crisi del mercato azionario nel 1929,

col crollo della borsa di Wall Street e la crisi del sistema bancario successiva al ritiro in massa dei depositi bancari. Nel

periodo 1921-1929, la borsa subì un forte rialzo, aiutato soprattutto dagli speculatori, i quali, fiduciosi di avere un profitto

dalla compravendita di azioni, ricorrevano all’indebitamento presso le banche per acquistare titoli. Nel 1928, la Banca

Centrale americana, al fine di fermare questo fenomeno e convinta che le azioni stessero andando verso valori

ingiustificati, decise di aumentare gli interessi nominali.

Nel 1929, la situazione economica e finanziaria precipita. Tra gli speculatori si diffonde la convinzione che i valori

azionari sono destinati non mantenere più il valore attuale e che gli interessi pagati sugli indebitamenti saliranno a causa

della politica monetaria restrittiva. Si verifica la prima ondata di panico che spinge gli speculatori a vendere in massa le

azioni il 24 ottobre 1929 (il giovedì nero) e una seconda il 29 ottobre successivo (il martedì nero). I titoli crollano e agli

inizi degli anni Trenta la borsa torna ai valori di dieci anni prima.

La crisi del mercato azionario contribuisce allo scoppio della crisi del sistema bancario. Questo per due motivi: si forma

tra gli agenti economici un’aspettativa negativa per il futuro dell’economia; gli speculatori che sono indebitati con le

banche vanno verso l’insolvenza e, di conseguenza, si forma l’aspettativa che le banche non possano trasformare in

contante i depositi bancari. Dai primi mesi del 1931 e fino al 1933, ondate di risparmiatori si presentano presso le banche

per ritirare contante dai propri depositi, spaventati da una possibile insolvenza delle banche.

Le Amministrazioni Pubbliche, in tutto ciò, rimangono passive e neutrali, rispettando il principio del bilancio della Stato in

pareggio della teoria classica. Gli incrementi della spesa pubblica sono insignificanti e irrisori, i quali rimangono

pressoché inalterati durante tutta la durata della crisi.

La BC non contrasta la riduzione drastica del moltiplicatore bancario, susseguente al panico dei risparmiatori, e non

aumenta in maniera adeguata la base monetaria. L’offerta di moneta si riduce. Solo dal 1933, la BC attua una politica

monetaria espansiva attraverso una forte variazione della base monetario e, quindi, una riduzione del tasso d’interesse

nominale.

Nel modello classico, un disturbo dal lato della domanda produce sia effetti nominali, sia effetti reali in maniera limitata

alla variazione del risparmio e, quindi degli investimenti di equilibrio, in quanto lascia invariato il livello di equilibrio della

produzione.

Il modello classico si dimostra incapace di spiegare i fatti economici accaduti per più ragioni: il sistema riequilibratore dei

prezzi, in questo caso, non ha funzionato per ragioni temporali e si è dovuto ricorrere ad una contrattazione dell’offerta

dei beni, cosa non ammissibile nel modello classico. Una volta venuto meno questo meccanismo, la contrattazione del

reddito di equilibrio ha generato una riduzione sia del consumo che del risparmio, facendo diminuire prima la domanda

aggregata e poi il reddito stesso. FILIPPO MIGLIOSI 18

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In altre parole, nel momento in cui il meccanismo di aggiustamento dei prezzi non riesce a ristabilire il reddito di pieno

impiego, il consumo e il risparmio possono subire significative variazione a fronte di disturbi nominali (anche questa cosa

non ammissibile nel modello classico dove il fatto che il reddito è sempre uguale a quello di pieno impiego implica che i

disturbi dal lato della domanda modificano unicamente la composizione del reddito tra consumi e risparmi, ma non il

livello del reddito che affluisce alle famiglie).

31) PERCHÉ IL MODELLO CLASSICO NON SPIEGA I FATTI ECONOMICI?

La grande depressione rappresenta la fase iniziale del ciclo economico della fine del 1929 fino al 1937, e nel 1929 fino al

1932 si sviluppa una fase particolarmente acuta: il pil subisce una brusca contrazione calando drasticamente.

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CAPITOLO 5

1) ENUNCIARE E DISCUTERE LE IPOTESI DEL MODELLO “REDDITO-SPESA” (MODELLO RS).

La definizione di modello RS come modello di breve periodo implica delle ipotesi riguardanti il meccanismo di

aggiustamento nel mercato dei beni in presenza di squilibri tra domanda e

offerta dei beni. A)analisi di breve periodo le imprese determinano la produzione corrente

scegliendo unicamente la quantità di lavoro da utilizzare nel processo produttivo. B) economia stazionaria livello di

produzione di lungo periodo venga determinato esogenamente. C) prezzi esogeni nel breve periodo,per discrepanze tra

l’offerta e la domanda dei beni, le imprese

aggiustano il livello di produzione. esogeneità dei prezzi implica che le grandezze reali coincidono con quelle monetarie,il

reddito nominale coincide con quello reale. D) aggiustamento delle quantità nel breve periodo quando il mercato è in

disequilibrio. Le imprese sono disposte a produrre la quantità domandata in corrispondenza di un dato livello di prezzi.

2) IN CHE COSA LA FUNZIONE DI CONSUMO KEYNESIANA SI DIFFERENZIA DA QUELLA DEL MODELLO

CLASSICO?

La funzione di consumo è il consumo delle famiglie che dipende positivamente dal livello del reddito corrente

C=C(segnato)+cy . al contrario del modello classico il consumo non dipende dal tasso di interesse reale, ma dipende dal

reddito corrente, in quanto l’effetto sostituzione e l’effetto reddito possono annullarsi l’uno con l’altro. Altra differenza è

che la funzione di consumo non è microfondata e viene ricavata sulla base della regolarità empirica.

3) DEFINIRE LA PROPENSIONE MARGINALE AL CONSUMO E LA PROPENSIONE MEDIA AL RISPARMIO E,

NELL'IPOTESI DI FUNZIONE DI CONSUMO LINEARE, RICAVARLE GRAFICAMENTE

La propensione marginale al consumo rappresenta la derivata prima della funzione di consumo rispetto al reddito mentre

economicamente misurala variazione percentuale del consumo er una variazione unitaria del reddito.

E’ costante e assume valori 0<c<1 e diminuisce al crescere del reddito. Dalla definizione di risparmio B=Y-C si ricava la

funzione di risparmio che dipende dal reddito corrente S=Y-C(segnato)-cY= s(segnato)+sY. FILIPPO MIGLIOSI 20

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4) DEFINIRE LA COMPONENTE AUTONOMA DELLA DOMANDA EFFETTIVA E DISCUTERE IL SUO RUOLO

NELL'AMBITO DEL MODELLO REDDITO SPESA

La funzione di domanda effettiva è data da: Y ^D=A(segnato)+ CY dove A (segnato)è la componente autonoma

esogenamente data che è uguale alla somma della componente autonoma della funzione di consumo e di investimento

A(segnato)=I(segnato)+ C(segnato),CY è la componente indotta della funzione di consumo .Nel modello RS si assume

che la funzione di offerta dell’impresa è esattamente uguale alla domanda dei settori economici.

5) DESCRIVERE E DISCUTERE IL MODELLO RS A DUE SETTORI. TROVARE IL VALORE DI EQUILIBRIO DEL

REDDITO.

Il modello RS può essere rappresentato in un sistema di tre equazioni nelle due incognite Y e Y^D

(a sistema)

Y^D= (I (segnato)+C(segnato))+CY

Y=Y^D

Y-Y^D=0

Funzione di offerta e condizione di equilibrio coincidono e quindi una delle due può essere omessa escludendo

riscrivendo il sistema otteniamo che Y=(I(segnato) + C)+ CY e risolvendo in Y trovo il valore di equilibrio del reddito Y

^E=(1/1-C)(C(segnato)+I(segnato)=(1/1-C)xA(segnato).

6. In quanti modi è possibile rappresentare l'equilibrio del mercato dei beni nel modello RS a due settori? Se ne descriva

uno e lo si rappresenti graficamente.

In tre diversi modi: 1. L’Uguaglianza tra il reddito e la spesa. 2. La somma dei saldi finanziari dei settori deve essere

nulla; 3. L’uguaglianza tra fuoriuscite e immissioni. Uno dei possibili modi è l’UGUAGLIANZA TRA FUORIUSCITE ED

IMMISSIONI, che mostra come le fuoriuscite del circuito del redito prodotte dal risparmio indotto del reddito devono

essere compensate dalle immissioni. sYE ( FUORIUSCITE : COMPONENTE INDOTTA DEL RISPARMIO) = A (

IMMISSIONI: COMPONENTE AUTONOMA DOMANDA EFFETTIVA)

6) CHE COSA SI INTENDE PER “PRINCIPIO DELLA DOMANDA EFFETTIVA”? SPIEGARE IL MOTIVO PER CUI

NEL MODELLO RS NON È VALIDA LA LEGGE DI SAY.

Principio della domanda effettiva:nel modello RS il livello di equilibrio del reddito dipende dal livello della domanda

effettiva ,mettendo a confronto le condizioni di equilibrio del mercato dei beni, s(x,r)=I(r) e –C(segnato)+SY=I possiamo

spiegare meglio il principio della domanda effettiva. Mentre la legge di Say poggia sul meccanismo automatico dei prezzi

assoluti e relativi, nel modello RS le componenti autonome della funzione di domanda effettiva determinano il livello del

reddito di equilibrio che non coincide con quello di piena occupazione.

7) UTILIZZANDO I CONCETTI DI “GAP DI PRODUZIONE” E “GAP DI DOMANDA EFFETTIVA” DIMOSTRARE

QUALI DISTURBI ORIGINANO LE OSCILLAZIONI CICLICHE DELLA PRODUZIONE.

Nel modello RS le oscillazioni cicliche della produzione corrente intorno al livello di pieno impiego sono riconducibili ai

disturbi che colpiscono la componente autonoma della domanda effettiva. Il gap della produzione è pari a Y=(Y-

Y^p)mentre il gap della componente autonoma è δ=(A(segnato)-A^P). sappiamo che Y= (1/s) δ quindi il gap di

produzione dipende positivamente da quello della domanda effettiva.

8) RICAVARE ANALITICAMENTE IL MOLTIPLICATORE DEL REDDITO PER UNA VARIAZIONE DELLA

COMPONENTE AUTONOMA DELLA DOMANDA AGGREGATA. SPIEGARE LA FASE DI PROPAGAZIONE

DELL'IMPULSO INIZIALE DESCRIVENDO IL MECCANISMO DI TRASMISSIONE.

Il moltiplicatore di una variabile endogena misura la variazione della suddetta variabile in percentuale della variazione di

un parametro di una variabile esogena. Nel modello RS a 2 settori distinguo 2

moltiplicatori del reddito: quello della componente autonoma della domanda effettiva e quello per una variazione della

propensione marginale al consumo. Il moltiplicatore risulta un concetto dinamico che mette in relazione 2 variazioni. Per

ricavarlo analiticamente devo ricostruire l’intera catena di effetti, che procede dall’impulso iniziale fino al reddito. Nel

periodo t=1 l’aumento della componente autonoma determina un aumento del reddito di pari entità. In t=2 le famiglie

aumentano i consumi perché’ il reddito è aumentato ma c’è anche una parte di questo che viene risparmiata e quindi

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fuoriesce dal circuito del reddito. Quindi tanto minore è l’aumento del consumo, tanto minore è l’effetto moltiplicativo

dell’impulso iniziale.

9) CON L'AIUTO DEL GRAFICO MOSTRARE LA STABILITÀ DELL'EQUILIBRIO NEL MODELLO RS SPIEGANDO

IN MANIERA DETTAGLIATA IL MECCANISMO DI AGGIUSTAMENTO

Nel modello RS la stabilità dell’equilibrio è assicurata dagli aggiustamenti delle quantità. Nel grafico a si rappresenti la

funzione di domanda aggregata e la condizione di equilibrio del mercato dei beni, nel grafico b viene descritto il processo

di aggiustamento attraverso la curva di eccesso di domanda effettiva. L’equilibrio nel grafico b si raggiunge in

corrispondenza di qualsiasi punto dell’asse delle ascisse e data la componente autonoma della domanda effettiva in

corrispondenza dell’intersezione della curva di eccesso di domanda con tale asse. Il mercato dei beni è stabile anche se

c’è un disturbo sulla componente autonoma della domanda effettiva perché il sistema si riporta nel punto di equilibrio

10) DIMOSTRARE IL PARADOSSO DELLA PARSIMONIA E SPIEGARE ECONOMICAMENTE IL RISULTATO.

Se le famiglie decidono di aumentare il livello del risparmio possono farlo o aumentando la propensione marginale al

risparmio o aumentando la componente autonoma del risparmio. Nel primo caso si crea un disturbo che attiva un

meccanismo di propagazione all’interno del sistema economico. Bisogna vedere se il meccanismo consente alle famiglie

di raggiungere il loro intento o se lo vanifica. l’aumento di o/s sul reddito e pongo la variazione del risparmio uguale a

zero. Da cio’ noto che l’aumento iniziale della componente autonoma genera un aumento di consumo e una riduzione

del reddito. Le famiglie possono anche aumentare la propensione marginale al risparmio, ma in questo caso l’aumento

del risparmio e’ controbilanciato dalla riduzione del risparmio conseguente alla riduzione del reddito. Il paradosso dice

quindi che se le famiglie decidono di aumentare il livello del risparmio questo nella nuova situazione di equilibrio rimane

invariato rispetto a quello iniziale.

11) QUAL È LA DIFFERENZA TRA UN INTERVENTO FISCALE DISCREZIONALE E SISTEMATICO. QUALI SONO I VANTAGGI

E GLI SVANTAGGI DEI DUE INTERVENTI FISCALI.

Per determinare i valori delle variabili fiscali posso usare un intervento fiscale discrezionale o sistematico. Il primo

consiste in una decisione svincolata dalle regole in cui le variabili vengono determinate di periodo in periodo, nella

seconda c’è una decisione che segue un piano temporale preordinato che e’ basato nel verificarsi di circostanze

economiche e attraverso le quali le variabili fiscali vengono determinate sulla base di regole fiscali fisse. La distinzione

tra i due interventi non e’ netta, la regola fiscale fissa del secondo intervento, puo’ essere aggiustata e puo’ cambiare

ed essere aggiustata a seconda delle circostanze facendo venire meno la differenza tra i due tipi di interventi.

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12) RICAVARE IL SALDO DI BILANCIO DELLE AP NELLE COMPONENTI SISTEMATICA E DISCREZIONALE.

Le AP nella determinazione dei valori da assegnare alle variabili fiscali sono soggette al rispetto di un vincolo

finanziario che impone l’uguaglianza tra le risorse e gli impieghi. la differenza tra le uscite e le entrate definiscono il

saldo totale di bilancio delle AP dove le uscite sono pari alla somma della spesa pubblica e i trasferimenti e le entrate

pari al rilievo fiscale. Il saldo totale di bilancio delle AP risulta= alla differenza tra componente discrezionale e

sistematica

13)SCRIVERE IL MODELLO RS A TRE SETTORI E TROVARE IL VALORE DI EQUILIBRIO DEL REDDITO.

DISCUTERE LE PRINCIPALI PROPRIETÀ DEL MODELLO.

Il modello RS a 3 settori viene descritto con un sistema a 3 equazioni

L’equilibrio del mercato dei beni impone l’uguaglianza tra reddito e spesa: FILIPPO MIGLIOSI 23

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La prima proprietà è appunto quella di uguaglianza tra reddito e spesa , la seconda è che la somma dei saldi finanziari

dei settori deve essere nulla. La terza proprietà dice che c’è uguaglianza tra fuoriuscite e immissioni. In equilibrio le

fuoriuscite indotte dal reddito devono essere uguali alle immissioni indotte dalle componenti autonome della domanda

effettiva.

14) RAPPRESENTARE L'EQUILIBRIO DEL MERCATO DEI BENI DI UN MODELLO RS A TRE SETTORI MEDIANTE IL

METODO DELLE IMMISSIONI E FUORIUSCITE. USANDO I CONCETTI DI GAP DI PRODUZIONE E DI DOMANDA

EFFETTIVA MOTIVARE CHE LE OSCILLAZIONI CICLICHE DELLA PRODUZIONE DIPENDONO DAI DISTURBI SULLA

DOMANDA EFFETTIVA.

15) DESCRIVERE IN CHE MODO LE AP DEFINISCONO IL PIANO DI POLITICA FISCALE ATTRAVERSO L'USO

DELLA FORMA INVERTIRA DEL MODELLO RS.

La progettazione del piano fiscale attraverso cui le AP individuano i valori specifici delle variabili fiscali si sviluppa in tre

fasi. 1. Nella prima fase, le AP scelgono la variabile finale che desiderano modificare e determinano il valore specifico

da assegnare alla variabile finale, ovvero l’obiettivo. Nei modelli che studiano il ciclo economico, la politica fiscale

persegue due obiettivi finali: nel breve periodo, la stabilizzazione del ciclo economico attraverso la neutralizzazione dei

disturbi che colpiscono la domanda effettiva; nel medio/lungo periodo, la stabilizzazione del debito pubblico attraverso il

controllo del saldo del bilancio. Nell’orizzonte temporale che ci interessa, il breve periodo, qualora la domanda effettiva

sia insufficiente a generare il livello della produzione di pieno impiego, le AP possono prefiggersi di modificare il livello di

produzione che diventa, dunque, la variabile finale del piano fiscale.

2. Nella seconda fase, una volta fissato l’obiettivo finale, le AP individuano una variabile intermedia che esibisca una

relazione stabile con la variabile finale e che, al tempo stesso, sia indirettamente sotto il loro controllo. Infatti le AP non

sono in grado di fissare direttamente la variabile finale dal momento che il valore di equilibrio di quest’ultima dipende

dall’interazione delle decisioni prese dai diversi settori.

3. Nella terza ed ultima fase, una volta fissato l’obiettivo intermedia, le AP passano a scegliere la variabile strumentale,

attraverso cui determinare quel livello della domanda effettiva coerente con il raggiungimento dell’obiettivo finale.

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16) QUALI SONO VANTAGGI E LIMITI NELL'ADOZIONE DI UNA POLITICA FISCALE DISCREZIONALE?

I limiti della politica fiscale discrezionale sono tre:

A) il settore pubblico può essere soggetto a un ritardo di percezione della fase ciclica in cui si trova il sistema economico.

A ciò si affianca anche un ritardo di attuazione dell’intervento fiscale. B) L’efficacia delle politiche discrezionali può

essere affievolita dal comportamento opportunistico o miope dei governi questi ultimi possono essere indotti a

sovrastimare gli effetti di breve periodo e viceversa a sottostimare i costi di lungo periodo avendo una durata limitata

C) Rigidità spesa pubblica che rappresenta una spinta alla creazione di disavanzi pubblici strutturali. Le AP possono

intervenire nel sistema economico per controbilanciare i disturbi che portano a delle modifiche della domanda effettiva

così da perseguire l’obiettivo di piena occupazione.

17) CHE COSA È UNO STABILIZZATORE AUTOMATICO? FARE UN ESEMPIO PRATICO E MOSTRARE,

ANALITICAMENTE E CON L'AIUTO DEL GRAFICO QUAL È L'OBIETTIVO DELLO STABILIZZATORE

AUTOMATICO.

Uno stabilizzatore automatico è un meccanismo attivato da una regola di politica economica che riduce l’ampiezza delle

fluttuazioni cicliche. gli stabilizzatori automatici riducendo il valore dei moltiplicatori placano gli effetti dei disturbi che

colpiscono il sistema economico dal lato della domanda. Esempio di stabilizzatore automatico è il prelievo fiscale.

Prendendo in considerazione due regimi fiscali: regime a in cui le imposte sono costituite unicamente dalla componente

autonoma e un regime b in cui oltre alla componente autonoma si affianca un’altra che prevede che le imposte

dipendono positivamente dal livello del reddito secondo l’aliquota fiscale. Considerando due periodi, nel primo il disturbo

negativo produce una riduzione del reddito nel secondo l’effetto della riduzione del reddito verificatosi nel periodo

precedente differisce nei due regimi. Due sono gli obiettivi della politica fiscale: 1) nel breve periodo la stabilizzazione del

ciclo economico 2) nel lungo periodo la stabilizzazione del debito pubblico FILIPPO MIGLIOSI 25

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18) RICAVARE IL SALDO DI BILANCIO DELLE AP CORRETTO PER IL CICLO E MOSTRARE IL SUO

FUNZIONAMENTO. COSA SI INTENDE PER CONFLITTO TRA LA REALIZZAZIONE DELL'OBIETTIVO DEL PIENO

IMPIEGO E LA REALIZZAZIONE DELLA STABILITÀ DEL DEBITO PUBBLICO? FILIPPO MIGLIOSI 26

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20. ENUNCIARE E DIMOSTRARE IL TEOREMA DEL SALDO DI BILANCIO IN PAREGGIO. SPIEGARE

ECONOMICAMENTE IL RISULTATO.

Il teorema del saldo di bilancio invariato nel modello Keynesiano dice che: Un aumento della spesa pubblica finanziato

interamente con un aumento del prelievo fiscale produce un aumento del reddito pari all’aumento della spesa pubblica.

Si assuma il prelievo fiscale non dipende dal reddito e cioè sia in somma fissa determinata esogenamente dal settore

pubblico così che la funzione di prelievo fiscale è T=T e che i trasferimenti siano nulli TR=0. Si assuma che il settore

pubblico attui una politica fiscale caratterizzata da un aumento della spesa pubblica e da un simultaneo aumento del

prelievo fiscale: ΔG = ΔT>0 Ne segue che l’intervento genera effetti contrastanti sulla domanda effettiva. La domanda

effettiva aumenta a seguito dell’aumento dellaspesa pubblica, ma diminuisce a causa della riduzione del consumo

conseguente alla riduzione del reddito disponibile prodotta dall’aumento del prelievo fiscale.

21) DISCUTERE IL CONFLITTO TRA LA REALIZZAZIONE DELL'OBIETTIVO DEL PIENO IMPIEGO E QUELLO

DELLA STABILITÀ DEL DEBITO PUBBLICO. LE AP SONO IN GRADO DI CONCILIARE I DUE OBIETTIVI?

L’OBIETTIVO DI BREVE PERIODO DELLA STABILIZZAZIONE DELL’ECONOMIA PUÒ ENTRARE IN CONFLITTO

CON L’OBIETTIVO DI LUNGO PERIODO DELLA STABILIZZAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO. (USA LA 20 )

22) METTERE A CONFRONTO GLI AGGIUSTAMENTI FISCALI ADOTTATI IN ITALIA NEL 1993 E NEL 1997

SPIEGANDO LE RAGIONI DEL DIVERSO IMPATTO SUL CONSUMO E SUL REDDITO

Nel tentativo di invertire, o quantomeno arrestare, la crescita insostenibile del debito pubblico, il Governo Amato decide

di attuare una manovra fiscale nel 1993 volta a ridurre il disavanzo totale. L’intervento si concentra essenzialmente dal

lato delle entrate: mentre la spesa pubblica nell’anno in corso è continuata a salire di 1,2 punti percentuali, le entrate

sono aumentate di circa due punti e mezzo percentuali. L’intervento, quindi, pur riducendo il reddito disponibile e

provocando, di conseguenza, una riduzione dei consumi, ha generato un miglioramento minimo del saldo totale. La

manovra, però, arrivata tardivamente ed in un contesto socio-politico poco favorevole, non viene percepita dagli agenti

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economici come un intervento incisivo e risolutivo, i quali non si formano delle aspettative positive e ottimistiche sul

rientro del debito pubblico.

In conclusione, da una parte, l’aggiustamento fiscale basato sull’aumento delle entrate produce, via reddito disponibile,

una riduzione dei consumi e un aumento della spesa pubblica; dall’altra, il peggioramento delle aspettative contribuisce a

ridurre ulteriormente il consumo.

Nel 1996 il Governo di allora attua un aggiustamento discale in extremis attraverso un aumento una tantum delle entrate

nel tentativo di ricondurre il disavanzo pubblico al di sotto della soglia prevista dal Trattato di Maastricht. Questa volta,

inaspettatamente, l’obiettivo viene raggiunto e, in più, si verifica un effetto sui consumi e sul reddito in contrasto con

l’effetto keynesiano. A differenza di quanto accaduto nel 1992, la manovra fiscale ha un impatto positivo sulle aspettative

dei consumatori, in quanto la futura adesione all’Unione Europea fa pensare che il problema del debito pubblico sia

risolto e che non ci saranno ulteriori manovre fiscali con un aumento delle entrate nel prossimo futuro. Le aspettative

positive producono un effetto positivo sul consumo corrente che va a controbilanciare la riduzione del reddito disponibile

corrente prodotta dalla manovra fiscale. L’aggiustamento del 1997 produce, perciò, effetti non-keynesiani in quanto,

all’aumento delle entrate, corrisponde un aumento dei consumi e del reddito.

Conclusione: il consumo corrente, in particolari frangenti, viene a dipendere in maniera decisiva non tanto dal reddito

corrente ma anche da altre variabili, quali, ad esempio, le aspettative sul reddito. FILIPPO MIGLIOSI 28

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CAPITOLO 6

1) DESCRIVERE I CRITERI SEGUITI DA UNA SINGOLA IMPRESA PER L’ATTUAZIONE O MENO DI UN

PROGETTO DI INVESTIMENTO.

La singola impresa si pone come obiettivo nel periodo corrente di decidere se realizzare o meno il suo progetto

d’investimento. Per prendere tale decisione deve appurare se il progetto è in grado di generare un profitto positivo e, per

far ciò deve confrontare i costi e i ricavi totali a esso associato. Ma tra i due fattori, non c’è una sincronizzazione

temporale. Per prendere la decisione ha bisogno di un ampio insieme di informazioni: conosce con certezza l’ammontare

di denaro da restituire nei periodi successivi per aver preso a prestito le risorse necessarie a finanziare l’investimento e

dall’altro deve formare delle aspettative sulla durata dell’investimento e sulla sequenza de ricavi futuri che poi deve

scontare per ottenere il valore attuale. Una volta raccolte tutte queste informazioni, l’impresa può confrontare il costo

complessivo con il valore attuale dei ricavi futuri attesi dell’investimento e decidere se attuare o meno il progetto

d’investimento. L’impresa può seguire due criteri alternativi per decidere se effettuare o meno un investimento:

Criterio del valore attuale dei ricavi reali futuri attesi.

I1,j < = > VAjA = RA2 /(1+rA2)

Costo reale dell’investimento < = > Valore attuale dei ricavi reali futuri attesi.

Quindi il profitto reale atteso è maggiore, uguale o minore di zero a seconda che la spesa reale per l’acquisto di beni

capitali è maggiore, uguale o minore del valore attuale dei ricavi reali futuri attesi dall’investimento. Se VA > I1,j, attua il

progetto; se VA < I1,j, rigetta il progetto; se VA = I1,j, è indifferente.

Criterio del tasso di efficienza marginale reale del capitale.

Data la spesa reale iniziale per l’acquisto dei beni capitali, l’impresa può calcolare quel tasso di rendimento reale interno

del progetto d’investimento, definito tasso di efficienza marginale reale del capitale ƿj , che eguaglia il valore attuale del

flusso di ricavi reali attesi dall’investimento al costo reale sostenuto per l’attuazione dell’investimento:

I1,j = RA2 /(1+ ƿj)= VAEj

Una volta calcolato ƿj, confronta quest’ultimo con il tasso d’interesse reale atteso, rA2 :

Tasso di interesse reale atteso < = > Tasso di efficienza marginale reale del capitale.

E agisce come segue: se r<p, attua il progetto; se r>p, rifiuta il progetto; se r=p, è indifferente.

2) Si ricavi la funzione dell'investimento aggregato a partire dalla scelta della singola

impresa

L’investimento aggregato dipende inversamente dal tasso di interesse reale atteso nel periodo successivo e in caso di

relazione lineare si esprime come I =I(r)= Ī –br^a . Ī è la componente esogena degli investimenti che cattura gli effetti di

tutte le variabili; r^a è il tasso d’interesse reale atteso nel periodo successivo e b misura l’elasticità della variazione degli

investimenti a una variazione del tasso d’interesse reale atteso. La dimostrazione della si ottiene prima dal

comportamento della singola impresa poi dalla funzione d’ investimento aggregato che si ottiene sommando la spesa per

l’investimento di tutte le singole imprese. Date le N imprese operanti nell’economia è possibile ordinare in ordine

decrescente gli N progetti d’investimento rispetto al tasso di efficienza marginale reale del capitale. Il primo progetto avrà

il tasso massimo ρ1 = ρmax e mentre l’ ennesimo avrà tasso minimo, Pn=Pmin . Se consideriamo che il tasso

llora si avrà tali sequenze di disuguaglianze:

d’interesse reale è a

Dato il criterio del tasso di efficienza marginale reale del capitale, solo i primi q progetti saranno attuati mentre i restanti

N-q saranno scartati. Quindi l’investimento aggregato sarà Si può verificare che se il tasso d’interesse

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reale atteso diminuisce allora più progetti genereranno un profitto positivo con la conseguenza che gli investimenti

aumenteranno.

3) QUAL’È IL RUOLO DELLE ASPETTATIVE NELLA DETERMINAZIONE DELL'INVESTIMENTO AGGREGATO?

COSA SI INTENDE PER ANIMAL SPIRIT?

Il tasso d’inflazione atteso, la produzione attesa, il salario nominale atteso caratterizzano Il livello degli investimenti che

dipende direttamente dal valore attuale dei ricavi futuri attesi. Le aspettative rivestono un ruolo fondamentale nella

spiegazione della spesa per l’investimento: Ad esempio, migliorando le aspettative relative alla produzione del periodo

successivo, aumenteranno i ricavi futuri attesi, e aumenterà il Va(j)^a, a parità delle altre condizioni di un certo progetto

d’investimento in precedenza scartato. Le aspettative dei settori economici sono però soggette a mutamenti rapidi e

imprevedibile l’incertezza sugli eventi futuri genera ciò che Keynes chiama “animal spirit” degli agenti economici che

rappresentano il risultato della tendenza dell’animo umano verso l’azione invece che verso l’immobilità e dall’altra

producono ondate di ottimismo e pessimismo a cui è possibile ricondurre la causa ultima delle fluttuazioni nel livello della

produzione e dell’occupazione.

4) A PARITÀ DI ALTRE CONDIZIONI UN AUMENTO DEL TASSO D'INFLAZIONE ATTESO AUMENTA IL LIVELLO

DEGLI INVESTIMENTI. GIUSTIFICARE LA PRECEDENTE AFFERMAZIONE.

Si può modificare la funzione d’investimento aggregato sostituendo la definizione di tasso d’interesse reale atteso, cioè

r^A= i -Π^A e otteniamo la funzione degli investimenti espressa in termini di tasso d’interesse nominale. Poichè il tasso

d’inflazione atteso è anche esso una variabile esogena, la possiamo inglobare nella componente esogena ottenendo: I=

( Ῑo+bΠ^A)-bi= Ῑ-bi. Nel modello IS-LM il livello dei prezzi per ipotesi è anche esso dato esogenamente , quindi il tasso

d’inflazione è nullo e il tasso d’interesse reale e quello nominale coincidono.

5) SPIEGARE LA PRINCIPALE DIFFERENZA TRA LA CONDIZIONE DI EQUILIBRIO DEL MERCATO DEI BENI DEL

MODELLO RS E QUELLA DEL MODELLO IS-LM.

Se raggruppo tutte le componenti esogenamente date in un unico termine: A segnato = c segnato + g segnato+ I

segnato –c*T segnato. ll mercato dei beni è rappresentato dal seguente sistema di equazioni: parentesi graffa che

comprende queste tre equazioni: Y^d= (A segnato con pedice sp- bi)+c( 1-t)Y questa equazione rappresenta la

domanda effettiva; seconda equazione che rappresenta la domanda aggregata è uguale a Y=Y^d; l’ultima equazione

Y=Y^d rappresenta la condizione di equilibrio . DA ciò deriva Y= C segnato+ G segnato+ I segnato –c*T segnato –bi) / 1-

c(1-t) e da ciò si ricava: (s+ct)Y=A segnato con pedice sp-AI= A. il primo membro rappresenta il fornitore= componente

di A esogena- componente dio A dipendente dal tasso d’interesse= ad A che è il componente autonomo della domanda

effettiva. A differenza del modello RS, in questo caso l’equazione di equilibrio contiene due incognite e quindi non è

risolvibile. Le soluzioni differiscono per la diversa composizione della componente autonoma della domanda effettiva A.

Nel modello IS-LM la componente autonoma della domanda effettiva A è composta da due componenti la prima è la

componente autonoma esogenamente data ossia A segnato con pedice sp, la stessa che avevamo nel modello RS la

seconda è la componente autonoma che dipende dal tasso d’interesse cioè AI. Quindi abbiamo che A è = A segnato con

pedice sp + AI di conseguenza a differenza di quanto accade nel modello RS, la produzione di equilibrio non si ricava

direttamente sulla base del mercato dei beni. Finche non si conosce il tasso di interesse nominale la domanda effettiva

rimane indeterminata e quindi non è possibile conoscere la produzione d’equilibrio. Ne segue che il mercato dei beni dati

i parametri delle funzioni di comportamento consente di individuare unicamente un insieme di punti d’equilibrio ipotetici.

6) GIUSTIFICARE ECONOMICAMENTE LA PENDENZA NEGATIVA DELLA CURVA IS.

La curva IS è la rappresentazione grafica dell’equazione di equilibrio del mercato dei beni ed è data dall’insieme di tutte

le combinazioni di produzione e tasso d’interesse in corrispondenza delle quali il mercato dei beni è in equilibrio. La

curva IS ha pendenza negativa. Risolvendo l’equazione deriva Y=( C segnato+ G segnato+ I segnato –c*T segnato –bi) /

1-c(1-t) si ottiene I= 1/b* (C segnato+ G segnato+ I segnato –c*T segnato ) –Y (1-c(1-t)/b) da cui derivando rispetto a i si

ottiene di/dY=(-1-c)*(1-t)/b <0. La componente autonoma della domanda effettiva dipende dal tasso d’interesse . la

componente autonoma complessiva della domanda effettiva Asp pedice è rappresentata da una retta parallela all’asse

delle ascisse e coincide co il valore dell’intercetta della componente autonoma complessiva della domanda effettiva

,ricavata sommando ad A segnato sp pedice la componente autonoma della domanda effettiva dipendente dal tasso

d’interesse AI. La giustificazione economica è : assumiamo che l’economia si trovi inizialmente in corrispondenza di una

combinazione in grado di stabilire l’equilibrio del mercato dei beni e che, dato il livello iniziale della produzione, il tasso di

interesse si riduca. La riduzione del tasso d’interesse, generando un aumento degli investimenti e di conseguenza un

aumento della componente autonoma della domanda effettiva, determina un disequilibrio sul mercato dei beni. Le

imprese, dal momento che per ipotesi sono disposte a soddisfare l’aumento della domanda effettiva, nel periodo corrente

ridurranno le scorte di magazzino e, nel periodo successivo, aggiusteranno l’offerta di beni al nuovo livello della

domanda effettiva. Il riequilibrio del mercato dei beni impone, a fronte di una riduzione del tasso d’interesse, un aumento

della produzione.

7) SPIEGARE IL MECCANISMO DI DETERMINAZIONE DEL PREZZO DEI TITOLI OBBLIGAZIONARI SPIEGANDO

IL RUOLO DELL'ARBITRAGGISTA.

Tra il prezzo dei titoli e il tasso d’interesse nominale vi è una relazione inversa che nel caso di titoli irredimibile può

essere espressa nel seguente modo Pb=1/i dove dP(b)/di<0 . Sul mercato dei titoli agisce una particolare categoria di

investitori, gli arbitraggisti sempre pronta a sfruttare con immediatezza le opportunità di profitto certo. Conosce il

pagamento promesso dal titolo nel periodo successivo e il costo associato al prestito necessario a effettuare l’acquisto

del titolo. Infatti l’arbitraggista dovrà restituire un ammontare di denaro pari al prezzo del titolo acquistato più gli interessi

dovuti a seguito della concessione del prestito. Per stabilire la presenza o meno di un profitto certo l’arbitraggista

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confronta il valore attuale di rimborso del titolo con il prezzo corrente. In conclusione l’arbitraggista acquista il titolo solo

nel caso in cui il profitto sia positivo.

8) SPIEGARE IL MOTIVO PER CUI, PARTENDO DA UNA SITUAZIONE DI EQUILIBRIO, UNA RIDUZIONE DEL

TASSO D'INTERESSE IMPLICA UN AUMENTO DEL PREZZO DEI TITOLI OBBLIGAZIONARI.

La condizione di arbitraggio in equilibrio, nel mercato dei beni è Pb=VAb. Se si parte da una situazione di equilibrio del

mercato dei titoli e si indica il tasso d’interesse ,allora VAb>Pb poiché il ribasso di i aumenta il valore attuale di rimborso

del titolo e attiva il meccanismo di arbitraggio che determina un aumento della domanda dei titoli e quindi, un aumento

del prezzo del titolo pari all’aumento iniziale del valore attuale del rimborso. La relazione inversa tra il prezzo del titolo e il

tasso d’interesse emerge in maniera chiara nel caso in cui si consideri un tasso irredimibile; quest’ultimo è un titolo che

paga una cedola annua,c,per un numero infinito di periodi.

9) CHE COSA STABILISCE LA CONDIZIONE DI ARBITRAGGIO? PER QUALE MOTIVO ESSA È SEMPRE

SODDISFATTA?

L’arbitraggista acquista il titolo nel caso in cui il profitto- pari alla differenza tra il rimborso e il costo dell’operazione

finanziaria i.e., ΠB= Rb-(1+i)Pb-sia positivo. Dalla definizione di profitto si ottiene:

ad esempio se Va>Pb, l’arbitraggista percependo la possibilità di un profitto certo ha tutta la convenienza a prendere a

prestito la somma di denaro necessaria all’acquisto del titolo. Le operazioni di arbitraggio determinano un eccesso

positivo di domanda sul mercato di titoli e quindi un rialzo dei prezzi. Il meccanismo di aggiustamento procede fino a

quando il profitto certo non si annulla del tutto ossia fino a quando il valore attuale del rimorso non

uguaglia il prezzo del titolo. Ne segue che il comportamento degli arbitraggisti determina un prezzo di equilibrio dei titoli

pari al valore attuale di rimborso: Pb=VAb. Questa rappresenta la condizione di arbitraggio che prevale in equilibrio nel

mercato dei titoli. Da qui si evince la relazione inversa tra il prezzo del titolo e il tasso d’interesse di mercato.

10) DA QUALI FATTORI DIPENDE IL PREZZO DEI TITOLI AZIONARI?

Il prezzo delle azioni ha subito nel secolo scorso forti oscillazioni e brusche ricadute che spesso hanno prodotto brusche

variazioni e contrazioni sia della produzione che dell’occupazione. Inoltre l’azione è un’attività finanziaria che si

differenzia dal titolo obbligazionario per due ragioni di fondo:il dividendo pagato attualmente è incerto,il rimborso finale è

assente. il prezzo delle azioni è composto da due componenti:la componente dei fondamentali e la componente della

bolla speculativa: Paz,t=Paz,t^F +Paz,t^B . il prezzo della componente dei fondamentali rispecchia l’andamento degli utili

attesi della società che emette l’azione,pertanto riflette lo stato patrimoniale ,corrente e futuro, della società stessa. La

componente dei fondamentali dipende dai dividendi attesi in maniera positiva mentre negativamente dal tasso di

interesse atteso. Le informazioni sui dividendi futuri e sull’andamento dei tassi di interesse non possono giustificare da

soli le brusche variazioni che si sono ripetute nel corso dell’ultimo secolo pertanto la seconda componente

dell’azione,ossia la bolla speculativa,ha permesso di spiegare queste oscillazioni brusche dei prezzi delle azioni.

11) COSA SI INTENDE PER BOLLA SPECULATIVA?

Il prezzo delle azioni ha subito nel secolo scorso forti oscillazioni e brusche ricadute che spesso hanno prodotto brusche

variazioni e contrazioni sia della produzione che dell’occupazione. Inoltre l’azione è un’attività finanziaria che si

differenzia dal titolo obbligazionario per due ragioni di fondo:il dividendo pagato attualmente è incerto,il rimborso finale è

assente. il prezzo delle azioni è composto da due componenti:la componente dei fondamentali e la componente della

bolla speculativa: Paz,t=Paz,t^F +Paz,t^B . Le informazioni sui dividendi futuri e sull’andamento dei tassi di interesse non

possono giustificare da soli le brusche variazioni che si sono ripetute nel corso dell’ultimo secolo pertanto la seconda

componente dell’azione,ossia la bolla speculativa,ha permesso di spiegare queste oscillazioni brusche dei prezzi delle

azioni. In determinate circostanze le azioni sono acquistate dai risparmiatori non tanto per guadagnare un dividendo

quanto piuttosto per poterle rivendere in periodi successivi ad altri agenti a un prezzo maggiore rispetto a quello di

acquisto. Alcuni agenti economici desiderano acquistare l’azione perche si aspettano di realizzare un guadagno in conto

capitale. Anche per la bolla speculativa si applica la condizione di arbitraggio: l prezzo corrente della bolla, deve

essere uguale al valore attuale del prezzo futuro atteso, scontato per il tasso di interesse nominale. Per la condizione di

arbitraggio,si deve avere che il prezzo corrente della bolla speculativa è pari al valore atteso del prezzo della bolla

speculativa nel periodo successivo scontato con il tasso d’interesse nominale atteso. Il prezzo delle azioni è formato da

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due componenti : componente dei fondamentali e componenti della bolla speculativa. Le azioni vengono acquistate non

tanto per un dividendo incerto ma per poterle rivenderle successivamente ad un prezzo più alto.

12) SPIEGARE PER QUALI MOTIVI UN INDIVIDUO DESIDERA DOMANDARE MONETA NELL'AMBITO DEL

MODELLO IS-LM.

Le famiglie in presenza del mercato delle attività, devono stabilire l’allocazione delle risorse, ovvero del reddito

disponibile,tra consumo e risparmio;e decidere l’allocare del risparmio e riconsiderare la composizione della consistenza

della ricchezza tra le diverse attività finanziarie disponibili, scelta di portafoglio,cioè devono stabilire le quote di moneta e

titoli in cui ripartire la ricchezza. La teoria classica prevede una netta distinzione tra la funzione della moneta e quella dei

titoli. La moneta viene trattenuta come mezzo di pagamento e unità di conto, mentre i titoli vengono acquistati poiché

rappresentano l’unica attività finanziaria che permette la tesaurizzazione delle ricchezze e quindi l’unico mezzo per

trasferire risorse intertemporalmente. Mentre secondo la teoria di Keynes la moneta al pari dei titoli, svolge anche essa

la funzione di riserva di valore,quindi la moneta e i titoli si sovrappongono entrando in catena l’una con l’altra.

13) DESCRIVERE IL MODO IN CUI UN INDIVIDUO STABILISCE LA DOMANDA DI MONETA SPECULATIVA

NELL'AMBITO DEL MODELLO IS-LM.

Per poter determinare la composizione del proprio portafoglio una famiglia si muove in tre passi:nel primo calcola i

rendimenti attesi delle due attività finanziarie. Il rendimento nominale della moneta è nullo,mentre il rendimento nominale

dei titoli è costituito da due componenti: la remunerazione nominale pari a i,e il guadagno /perdita in conto capitale, Gb^a

che è pari alla variazione attesa del prezzo dei titoli. Nel secondo passo vengono confrontati i rendimenti attesi delle due

attività finanziarie, . La composizione del portafoglio non prevede la presenza di entrambe le attività finanziarie, ma solo

una di essa, “tutto o niente”. Nel terzo passo la famiglia ha la possibilità di scegliere tra due tipi di portafogli ammissibili in

base al confronto tra i rendimenti delle due attività finanziarie. Dopo aver individuato con le varie disuguaglianze la soglia

critica ossia il tasso di interesse critico in corrispondenza del quale il rendimento atteso è nullo, la famiglia è indifferente

tra le due tipologie di portafoglio. In conclusione la scelta per la composizione del portafoglio si basa sul confronto tra il

tasso di interesse critico e il tasso di interesse corrente.

14) PER QUALE MOTIVO LA SCELTA DI PORTAFOGLIO INDIVIDUALE NELL'APPROCCIO KEYNESIANO È DEL

TIPO ``O TUTTA MONETA O TUTTI TITOLI''?

La famiglia detiene solo titoli in quanto ritiene che il tasso d’interesse corrente è più elevato di quello critico e quindi

prevede una sua riduzione a cui corrisponderà un aumento del prezzo dei titoli nel prossimo futuro. Ne segue che alla

famiglia conviene acquistare titoli nel periodo corrente per poi rivenderli a un prezzo più alto nel periodo successivo. La

famiglia ha certezza assoluta sul rendimento atteso dei titoli, e perciò sceglie un portafoglio del tipo “tutto o niente” di una

delle due attività finanziarie. La composizione del portafoglio di ciascuna famiglia dunque, non prevede la presenza di

entrambe le attività finanziarie ma solo una di esse.

D’altra parte l’incertezza macroeconomica comporta una divergenza di vedute sul tasso d’interesse

nominale futuro per cui, in corrispondenza di valori intermedi del tasso d’interesse, alcune famiglie

sceglieranno un portafoglio con tutta moneta, mentre altre, uno con tutti titoli.

15) PER QUALE RAGIONE LA DOMANDA DI MONETA SPECULATIVA KEYNESIANA, A LIVELLO AGGREGATO,

DIPENDE INVERSAMENTE DAL TASSO D'INTERESSE?

Dall’analisi keynesiana relativa alla teoria della domanda di moneta, l’elemento di maggiore novità consiste

nell’assegnare alla moneta la funzione di riserva di valore per via del comportamento speculativo delle famiglie.

Sappiamo che il tasso di interesse critico è esogenamente determinato dalle aspettative delle famiglie sul tasso di

interesse nominale futuro e rappresenta quel tasso di interesse a cui la famiglia si aspetta che ritorni il tasso di interesse

corrente e cioè quel tasso di interesse che la famiglia reputa normale. Detto ciò la divergenza di aspettative sul tasso di

interesse nominale futuro tra le famiglie implica che esse abbiano tassi d’interesse critici differenti a cui corrispondono

uno dei due portafogli ammissibili e cioè quello con tutti i titoli e quello con tutta moneta ordinando l’insieme dei tassi

d’interesse critici delle N famiglie in senso decrescente, si possono individuare due estremi e cioè il tasso d’interesse

critico massimo i^c(max) e quello minimo i^c(min):

Quando il tasso d’interesse corrente è maggiore del tasso d’interesse critico massimo, tutte le famiglie si aspettano una

riduzione del tasso d’interesse corrente e perciò optano per il portafoglio con soli titoli: la domanda di moneta aggregata

in corrispondenza di i>i^c(max) è nulla. Quando invece il tasso d’interesse corrente scende al di sotto di i^c(max) alcune

famiglie si trovano in una situazione in cui il tasso d’interesse critico risulta maggiore di quello corrente e di conseguenza

scelgono il portafoglio con sola moneta. Quanto più il tasso d’interesse nominale corrente si riduce tanto più è maggiore

il numero delle famiglie che sceglie di detenere soltanto moneta nel proprio portafoglio. Quindi per i^c(max)>i>i^c(min) la

domanda di moneta aggregata è positiva e in aggiunta aumenta al diminuire del tasso d’interesse nominale. La

divergenza di opinioni microeconomiche è la spiegazione del motivo per cui tra la domanda speculativa aggregata e il

tasso d’ interesse esiste una relazione inversa che viceversa non è valida a livello individuale. Quando il tasso di

interesse nominale corrente scende al di sotto del tasso di interesse critico minimo si determina uno stato delle

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aspettative in cui tutte le famiglie sono certe che il tasso di interesse debba aumentare al di sopra del loro tasso di

interesse critico così che essi si tengono liquide nell’attesa di acquistare il titolo nei periodi successivi.

16) COSA SI INTENDE PER TRAPPOLA DELLA LIQUIDITÀ. PER QUALI MOTIVI LA POLITICA MONETARIA IN

PRESENZA DI TRAPPOLA DELLA LIQUIDITÀ DIVENTA COMPLETAMENTE INEFFICACE?

Per definizione sappiamo che la trappola della liquidità rappresenta uno stato delle aspettative nel quale tutti gli individui

prevedono un aumento del tasso di interesse e quindi un rendimento negativo dei titoli. Tale trappola della liquidità è

rappresentata dal tratto parallelo all’asse delle ascisse. Infatti quando il tasso di interesse si riduce fino o al di sotto del

tasso di interesse critico minimo,qualsiasi aumento di ricchezza viene automaticamente trasformato in moneta cosìcchè

la domanda di moneta per lo scopo speculativo diventa infinita.

17) DESCRIVERE LE TRE FASI ATTRAVERSO CUI LA BC PROGETTA IL PIANO DI POLITICA MONETARIA.

DEFINIRE I DUE REGIMI MONETARI CHE REGOLANO LA GESTIONE DELLA POLITICA MONETARIA.

La progettazione del piano di politica monetaria per la determinazione dei valori delle variabili monetarie si sviluppa in tre

fasi. Nella prima fase, la BC individua la variabile finale che intende modificare sulla base di una certa funzione di utilità

sociale e, coerentemente, fissa il valore desiderato che diventa così l’obiettivo finale della politica monetaria. Anche la

politica monetaria persegue due obiettivi finali: il primo di breve periodo con la stabilizzazione del ciclo economico e il

secondo di medio periodo con la stabilizzazione del tasso di inflazione. Nel breve periodo lo strumento monetario

affianca quello fiscale per stabilizzare il ciclo economico. Nel medio periodo la BC persegue l’obiettivo della

stabilizzazione del tasso di inflazione sul valore obiettivo. Ma trattandosi di un modello di breve periodo dove si hanno

prezzi costanti e tasso di inflazione nullo la BC persegue l’obiettivo di stabilizzare la produzione sul livello di lungo

periodo. Nella seconda fase, una volta fissato l’obiettivo finale, la BC individua una variabile intermedia che abbia una

relazione stabile con la variabile finale e che, al contempo, sia sotto il suo controllo diretto e/o indiretto. Dato, quindi,

l’obiettivo finale, la BC fissa l’obiettivo intermedio individuando quel valore della componente autonoma della domanda

effettiva coerente con il conseguimento del reddito di pieno impiego e, quindi, con la realizzazione dell’obiettivo finale.

Nella terza fase, la BC sceglie la variabile strumentale su cui agire per poter conseguire l’obiettivo intermedio e, quindi,

quello finale. Per conseguire l’obiettivo intermedio la BC deve intervenire sul tasso d’interesse, e per fare ciò dispone di

due strategie alternative: fissare l’offerta di moneta e ricavare indirettamente il valore del tasso d’interesse coerente con

il livello desiderato della domanda effettiva, oppure fissare direttamente il tasso d’interesse e lasciare che l’offerta di

moneta sia determinata endogenamente. La diversa strategia adottata dalla BC nella scelta della variabile strumentale

definisce due regimi monetari alternativi:

- Regime monetario di offerta di moneta fissa: l’offerta di moneta è fissata esogenamente dalla BC

attraverso un insieme di variabili monetarie operative;

- Regime monetario di tasso d’interesse fisso: il tasso d’interesse è fissato in maniera esogena e

discrezionale dalla BC.

18) RICAVARE IL MOLTIPLICATORE MONETARIO.

L’equilibrio del mercato della base monetaria ci consente di trovare il circolante delle famiglie ossia i depositi. L’offerta di

questi ultimi dipende dalla base monetaria offerta dalla BC ed è un multiplo dell’offerta di base monetaria dove il multiplo

è dato dal moltiplicatore dei depositi 1/(γ+Ϭ). Dati tutti questi elementi possiamo determinare l’offerta di moneta infatti

19) SOTTO QUALI IPOTESI E ATTRAVERSO QUALI STRUMENTI DI POLITICA MONETARIA LA BC IN GRADO DI

FISSARE ESOGENAMENTE L'OFFERTA DI MONETA.

Se la BC adotta la strategia basata sul controllo degli aggregati monetari e cioè dell’offerta di moneta,la progettazione

del piano di politica monetaria prevede un secondo stadio; infatti la BC dovrà individuare delle variabili operative

attraverso le quali determinare l’obiettivo strumentale,fissato nel primo stadio del piano di politica monetaria. La BC

pertanto, è in grado di fissare esogenamente l’offerta di moneta sotto l’ipotesi che nell’economia siano presenti solo due

operatori finanziari: la BC e le Aziende di Credito, le quali svolgono due funzioni diverse.La BC è in grado di controllare

direttamente solo una componente dell’offerta di moneta, il circolante, e,indirettamente, la seconda componente, i

depositi. La BC controlla l’offerta di base monetaria attraverso tre canali di creazione e assorbimento: il tesoro,

concedendo credito attraverso l’acquisto di titoli pubblici emessi dalle AP; le Aziende di credito, concedendo credito sotto

diverse forme; il settore estero, concedendo credito in cambio di valuta estera. FILIPPO MIGLIOSI 33

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20) QUALI FATTORI RENDONO DIFFICILE L'ATTUAZIONE DI UN REGIME MONETARIO BASATO SULL'OFFERTA

DI MONETA COSTANTE.

la strategia della BC è basata sul controllo dell’offerta di moneta quale variabile strumentale per il raggiungimento

dell’obiettivo finale di breve periodo richiede, in primo luogo, un processo decisionale e operativo alquanto complesso

che si svolge in due stadi in ciascuno dei quali vengono coinvolte diverse variabili. In più, la riuscita dell’intervento della

BC richiede l’esistenza di relazioni stabili tra le diverse variabili coinvolte nella definizione del piano di politica monetaria.

In particolare un prerequisito fondamentale della strategia basata sul controllo dell’offerta di moneta consiste nella

stabilità della funzione di domanda di moneta. A partire dagli anni 90’ in diversi paesi si è assistito all’insorgenza di una

forte instabilità della funzione di domanda di moneta, dovuta alla marcata variabilità della velocità ci circolazione della

moneta, ce ha messo progressivamente in discussione la strategia basata sul controllo degli aggregati monetari. Diverse

banche centrali, infatti, a fronte delle mutate condizioni dei mercati finanziari, hanno optato per una strategia di politica

monetaria incentrata sul controllo del tasso d’interesse. In queste circostanze la BC fissa il tasso d’interesse

coerentemente con il raggiungimento dell’obiettivo intermedio sulla componente autonoma della domanda effettiva, e

quindi dell’obiettivo finale della produzione di pieno impiego.

21) DESCRIVERE LE EQUAZIONI FONDAMENTALI DEL MERCATO DELLA MONETA NEL MODELLO IS-LM

ERICAVARE L'EQUAZIONE LM.

Il mercato della moneta può essere rappresentato da un sistema di tre equazioni in quattro incognite e cioè: prima

equazione: L = h0 - hi+ Ky Seconda equazione: M^s=M(segnato) Terza equazione: M^S =L

La prima equazione rappresenta la domanda di moneta; la seconda l’offerta di moneta che, per ipotesi, è

fissata esogenamente dalle autorità monetarie; la terza equazione è la condizione di equilibrio che impone

l’uguaglianza tra la domanda e l’offerta di moneta. Sostituendo le prime due funzioni nella terza, il sistema

di equazioni rappresentativo del mercato della moneta può essere ridotto a un’unica equazione in cui

compaiono due incognite, ovvero, il tasso d’interesse nominale e il reddito: M(segnato) = h0 + Ky-hi

22) DEFINIRE L'EQUAZIONE LM E GIUSTIFICARE ECONOMICAMENTE LA PENDENZA POSITIVA DELLA CURVA

LM.

Da definizione La curva LM (Liquidity-Money) è la rappresentazione grafica dell’equazione di equilibrio del mercato della

moneta e rappresenta l’insieme di tutte le combinazioni di reddito e tasso d’interesse in corrispondenza delle quali il

mercato della moneta è in equilibrio. La curva LM ha pendenza positiva e la giustificazione economica di tale positività è:

Data l’offerta di moneta, la riduzione del tasso d’interesse produce un aumento della domanda di moneta speculativa e,

di conseguenza, affinché il mercato continui a trovarsi in equilibrio, la componente transattiva e, di conseguenza, il

reddito devono diminuire.

23) COSA DESCRIVONO I PUNTI ESTERNI ALLA CURVA LM? QUAL È IL MECCANISMO DI AGGIUSTAMENTO

CHE OPERA NEL MERCATO DELLA MONETA NEL MODELLO IS-LM?

Una delle tre giustificazioni economiche della pendenza della curva LM è che I punti esterni alla curva LM corrispondono

ai punti di disequilibrio. Tutti i punti al di sopra o al di sotto della curva LM messi a confronto con un punto appartenente

alla curva LM che identifica una combinazione di reddito e tasso d’interesse che assicura l’equilibrio del mercato della

moneta, individuano un eccesso negativo o positivo di domanda di moneta. Dal momento che il punto A è al di fuori della

curva LM per definizione non c’è equilibrio sul mercato della moneta. In secondo luogo il reddito corrispondente ai due

punti è uguale e di conseguenza la domanda di moneta transattiva deve anche essa essere uguale. Nel punto A la

domanda di moneta speculativa è minore di quella coerente con l’equilibrio del mercato che si ha in corrispondenza nel

punto appartenente alla retta LM. Ecco perché punti al di sopra e al di sotto della curva LM individuano un eccesso

positivo/negativo di domanda di moneta. Il meccanismo di aggiustamento che opera nel mercato delle attività finanziarie

in presenza di un disequilibrio poggia sulle seguenti ipotesi: nel mercato delle attività finanziarie si assume la perfetta

immediata flessibilità dei prezzi dei titoli e quindi del tasso di interesse nominale. L’aggiustamento di tali attività

finanziarie si sviluppa in tre passi successivi:

- Un eccesso positivo (negativo) della domanda di moneta implica un eccesso negativo (positivo) della

domanda di titoli;

- Un eccesso negativo (positivo) della domanda di titoli implica una riduzione (aumento) del prezzo dei

titoli;

- Una riduzione (aumento) del prezzo dei titoli determina, data la relazione inversa tra il prezzo dei titoli e il

tasso d’interesse nominale, un aumento (una riduzione) del tasso d’interesse.

24) DISCUTERE LA RELAZIONE TRA IL MERCATO DELLA MONETA E QUELLO DEI TITOLI.

Esaminando l’interdipendenza tra il mercato della moneta e quello dei titoli vediamo che: la moneta ha la funzione di

riserva di valore e, in questo modo, è una possibile “alternativa” all’altra attività finanziaria

tradizionalmente preposta a tale funzione, ovvero i titoli. Dalla definizione di ricchezza finanziaria, che

nell’ipotesi di analisi di equilibrio parziale è fissata esogenamente W=W(segnato), si ha che

W(SEGN) =B+M. Ne segue che,quando i mercati dei titoli e della moneta sono in equilibrio si deve avere che M=L1+L2 e

B^D=B^S=B e, quindi, W(SEGNATO)=B+ (L1+L2) da cui si ottiene: B=(W(SEGNATO)-L1)-L2=W0 –L2

Considerato il reddito dato, ne discende che la domanda di moneta per lo scopo

delle transazioni è anch’essa data esogenamente. L’ equazione mostra che, in equilibrio, la

consistenza dei titoli è pari alla differenza tra la ricchezza al netta della domanda di moneta per transazioni

e la domanda di moneta speculativa. La consistenza di titoli è il complemento della consistenza della

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moneta speculativa alla ricchezza e, quindi, a un eccesso di domanda positivo di un’attività

finanziaria deve corrispondere un eccesso di domanda negativo dall’altra.

25) DISCUTERE LE PRINCIPALI PROPRIETÀ DEL MODELLO IS-LM.

Il modello IS-LM gode delle seguenti propietà:

- Equilibrio di sottoccupazione: nel modello esiste un unico livello di equilibrio della produzione, e quindi del reddito,che

non sempre coincide con quello di pieno impiego;

- Principio della domanda effettiva: il livello di equilibrio della produzione dipende dal livello della domanda effettiva;

- Oscillazioni cicliche: le oscillazioni cicliche della produzione corrente intorno al livello di pieno impiego

sono riconducibili ai disturbi che colpiscono la componente autonoma della domanda effettiva;

- Stabilità dell’equilibrio macroeconomico: la stabilità dell’equilibrio è assicurato dagli aggiustamenti delle

quantità del mercato dei beni e dalla perfetta flessibilità dei prezzi dei titoli e, quindi, del tasso d’interesse

sul mercato delle attività finanziarie.

Nel modello IS-LM il livello di equilibrio della produzione dipende dalla componente autonoma della domanda effettiva e

perciò nulla garantisce che in un’economia decentralizzata e in assenza di meccanismi autoregolatori immediati,le

decisioni dei settori economici rispetto alla spesa siano tali da assicurare che si realizzi quel livello della domanda

effettiva coerente con la produzione di pieno impiego. In questo modello alla componente autonoma della domanda

effettiva se ne aggiunge una seconda che dipende dal tasso di interesse e cioè da una variabile endogena del modello.

L’ultima proprietà riguarda l’assenza di dicotomia del sistema economico: il sistema economico che non è dicotomico.

26) DISCUTERE, DOPO AVER DEFINITO I MECCANISMI DI AGGIUSTAMENTO DEL MERCATO DEI BENI E DEL

MERCATO DELLA MONETA, LA STABILITÀ DEL MODELLO IS-LM.

Le politiche fiscali e monetaria sono entrambe efficaci nella stabilizzazione del ciclo economico nel caso in cui le curve IS

e LM abbiano una pendenza “normale”. La politica fiscale viene attuata manovrando gli strumenti di politica fiscale e cioè

modificando G e TR oppure t e T. la politica monetaria viene realizzata attraverso il controllo dell’offerta della moneta.

Possiamo dimostrare che: nel caso in cui h>0 e b<infinito, le politiche fiscali e monetarie espansiva sono entrambe

efficaci nel conseguimento dell’obiettivo finale della piena occupazione. In base a ciò detto sopra abbiamo che qualora le

due curve assumino una tendenza “normale” o “intermedia” e cioè nel caso in cui h>, nel caso in cui gli investimenti

siano sensibili al tasso d’interesse e b<d’infinito e quindi il sistema economico non si trova nel caso di una trappola della

liquidità, i due strumenti di politica economica sono equivalenti al fine del raggiungimento dell’obiettivo della

stabilizzazione del ciclo economico. Se supponiamo che i due strumenti sono equivalenti rispetto agli effetti generati sul

livello della produzione e quindi del reddito essi differiscono rispetto agli effetti secondari prodotti sulla composizione

della domanda effettiva nella nuova situazione d’equilibrio.

27) SOTTO QUALI CONDIZIONI LE POLITICHE MACROECONOMICHE SONO EFFICACI NEL MODELLO IS-LM.

DESCRIVERE IL MECCANISMO DI TRASMISSIONE DELLA POLITICA FISCALE.

Nel caso in cui le curve IS e LM abbiano una pendenza “normale”le politiche macroeconomiche, sono efficaci nella

stabilizzazione del ciclo economico. In un sistema economico in un equilibrio di sottoccupazione: L’aumento di G

produce l’effetto diretto sulla domanda effettiva che genera un eccesso di domanda effettiva sul mercato dei beni e un

conseguente aumento della produzione di beni e quindi del reddito. L’aumento del reddito spinge le famiglie ad

aumentare la domanda di moneta per il motivo delle transazioni in quanto, essendo aumentato il volume della

spesa,hanno bisogno di una quantità maggiore di moneta per far fronte al maggiore livello di spesa. L’aumento della

domanda di moneta, data la costanza dell’offerta, genera un eccesso di domanda positivo. Il meccanismo di

aggiustamento operante sul mercato delle attività finanziarie si attiva. Le famiglie, per procurarsi la moneta aggiuntiva

necessaria a sostenere il maggiore volume di spese, offrono titoli e, quindi, determinano un eccesso negativo di

domanda sul mercato dei titoli. Di conseguenza, il prezzo dei titoli diminuisce e il tasso d’interesse aumenta. L’aumento

del tasso d’interesse, da una parte, ristabilisce l’equilibrio sul mercato dei titoli e della moneta, dall’altra, determina uno

squilibrio sul mercato dei beni. L’aumento del tasso d’interesse si ripercuote sul mercato dei beni generando un effetto di

spiazzamento, ossia una riduzione degli investimenti privati e, quindi, della domanda effettiva. Questo effetto di ritorno

sul mercato dei beni prodotto dall’aumento iniziale della parte autonoma della domanda effettiva è denominato effetto di

retroazione monetaria. La riduzione degli investimenti, a sua volta,genera un nuovo squilibrio sul mercato dei beni e cioè

un eccesso negativo di domanda che determina una riduzione del reddito. Il riequilibrio del mercato dei beni attraverso la

riduzione del reddito si ripercuote nuovamente sul mercato della moneta generando, questa volta, una riduzione della

domanda di moneta transattiva e quindi un aumento della domanda di titoli a cui segue un aumento del prezzo e una

riduzione del tasso d’interesse. Il processo di rimbalzo da un mercato all’altro procede fino a quando il reddito non

raggiunge il nuovo punto di equilibrio.

28)DEFINIRE L’EFFETTO DI SPIAZZAMENTO E DESCRIVERE IL MECCANISMO DI TRASMISSIONE DELLA

POLITICA FISCALE. IN QUALI CIRCOSTANZE L’EFFETTO DI SPIAZZAMENTO È NULLO?

Qualora h>0 e b<∞ , la politica fiscale espansiva, nel conseguimento della produzione di pieno impiego, genera un

effetto di spiazzamento (crowding-out) parziale degli investimenti. L’effetto di spiazzamento è una riduzione degli

investimenti privati e, quindi, della domanda effettiva.

Ipotizziamo di trovarci in un sistema economico in un equilibrio di sottoccupazione. L’aumento di G produce anzitutto

l’effetto diretto sulla domanda effettiva sul mercato dei beni e un conseguente aumento della produzione di beni e quindi

del reddito. L’aumento del reddito spinge le famiglie ad aumentare la domanda di moneta per il motivo delle transazioni

in quanto, essendo aumentato il volume della spesa, necessitano di una quantità maggiore di moneta per far fronte al

maggiore livello di spesa. L’aumento della domanda di moneta, data la costanza dell’offerta, genera un eccesso di

FILIPPO MIGLIOSI 35

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domanda positivo. Il meccanismo di aggiustamento operante sul mercato delle attività finanziarie si attiva. Le famiglie,

per procurarsi la moneta aggiuntiva necessaria a sostenere il maggiore volume di spese, offrono titoli e, quindi,

determinano un eccesso negativo di domanda sul mercato dei titoli. Per conseguenza, il prezzo dei titoli diminuisce e il

tasso d’interesse aumenta. L’aumento del tasso d’interesse, da una parte, ristabilisce l’equilibrio sul mercato dei titoli e

della moneta, dall’altra, determina uno squilibrio sul mercato dei beni. L’aumento del tasso d’interesse si ripercuote sul

mercato dei beni generando un effetto di spiazzamento, ossia una riduzione degli investimenti privati e, quindi, della

domanda effettiva. La riduzione degli investimenti, a sua volta, genera un nuovo squilibrio sul mercato dei veni e cioè un

eccesso negativo di domanda che determina una riduzione del reddito. Il riequilibrio del mercato dei veni attraverso la

riduzione del reddito si ripercuote nuovamente sul mercato della moneta generando, questa volta, una riduzione della

domanda di moneta transattiva e quindi un aumento della domanda di titoli a cui segue un aumento del prezzo e una

riduzione del tasso d’interesse. Il processo di rimbalzo da un mercato all’altro procede fino a quando il reddito non

raggiunge il nuovo punto di equilibrio.

29) DEFINIRE L'EFFETTO DI RETROAZIONE MONETARIA E DESCRIVERE IL SUO OPERARE CON RIFERIMENTO

AD UN AUMENTO DELLA SPESA PUBBLICA.

L'effetto di retroazione monetaria indica un fenomeno che si realizza quando l'assorbimento dello squilibrio del mercato

dei beni induce un altro squilibro nel mercato della moneta il cui assorbimento produce ancora uno squilibrio nel mercato

dei beni. Nel caso di un aumento della spesa pubblica l'effetto della variazione iniziale non rimane circoscritto al mercato

dei beni, ma l'aumento del reddito spinge le famiglie ad aumentare la domanda di moneta che genera un eccesso di

moneta positivo. A questo punto le famiglie, a cui serve denaro aggiuntivo per sostenere le spese aumentate, offrono dei

titoli. Il prezzo dei titoli va quindi a diminuire, mentre il tasso d'interesse aumenta e genera sul mercato dei beni un effetto

di spiazzamento e quindi una riduzione degli investimenti privati. L'effetto della retroazione monetaria serve, quindi, per

ridurre gli investimenti e trovare un nuovo punto di equilibrio; l'aumento della spesa pubblica consegue la piena

occupazione ma genera, appunto, un nuovo punto di equilibrio ed un aumento del tasso d'interesse.

30) ASSUMENDO CHE I PARAMETRI DEL MODELLO IS-LM NON ASSUMANO VALORI ESTREMI QUAL È LA

DIFFERENZA TRA L'ADOZIONE DI UNA POLITICA FISCALE ESPANSIVA E UNA POLITICA MONETARIA

ESPANSIVA AL FINE DI RAGGIUNGERE IL PIENO IMPIEGO?

Il processo di rimbalzo degli squilibri tra mercato dei beni e mercato della moneta continua finché non si raggiunge un

nuovo punto di equilibrio H, che è il punto dove si incrociano la curva di IS ed LM. L'aumento della spesa pubblica riesce

a conseguire l'obiettivo di piena occupazione ma produce un aumento del tasso d'interesse, ossia una riduzione del

libello degli investimenti che si traduce in uno spiazzamento degli investimenti e quindi della spesa privata. L'effetto

spiazzamento dimende dalla pendenza della curva LM; più la curva è inclinata, maggiore è il grado di spiazzamento. La

politica monetaria espansiva, invece, consiste in un aumento dell'offerta di moteva generata dal fatto che la BC acquista

titoli ed in cambio immette moneta. Nel caso in cui H > 0 e b < ∞ sia la politica monetaria espansiva che la politica fiscale

conseguono l'obiettivo finale di pieno impiego, ma con differenze sostanziali: la politica fiscale, come già detto, produce

una riduzione degli investimenti, mentre la politica monetaria espansiva produce invece un sostegno agli investimenti.

Questo perché da una parte ritroviamo una maggiore spesa pubblica, mentre dall'altra un minor numero d'investimenti.

31) DISCUTERE L'EFFICACIA DELLE POLITICHE MACROECONOMICHE NEI CASI ESTREMI KEYNESIANO E

CLASSICO.

Nel caso del modello keynesiano estremo l'effetto di retroazione monetaria è nullo. Infatti, se prendiamo la politica

macroeconomica fiscale, l'aumento di g produce un aumento della domanda. In questo caso, le famiglie hanno solo

moneta per cui non devono investire nei titoli per procurarsi mezzi di pagamento, è per questo che l'effetto di retroazione

monetaria è disattivato e non si verifica lo spiazzamento degli investimenti. Nel caso keynesiano estremo, mentre la

politica fiscale ha quindi la massima efficacia perché il livello di spiazzamento degli investimenti è nullo, la politica

monetaria espansiva è invece del tutto inefficace, ed è disattivata, in quanto c'è un sostegno agli investimenti nullo. Nel

caso del modello classico estremo le ipotesi che la domanda di moneta dipenda solo dal livello del reddito e che ci sia

un'infinità sensibilità degli investimenti al tasso d'interessa comporta una concezione radicalmente alternativa del

funzionamento del mercato delle attività finanziarie. Nel modello classico estremo, infatti, la plitica fiscale è del tutto

inefficiente, perché c'è uno spiazzamento completo degli investimenti, mentre la politica monetaria espansiva ha la

massima efficacia e c'è quindi un massimo sostegno agli investimenti.

32) A PARTIRE DALLA FORMA RIDOTTA DEL MODELLO IS-IT DESCRIVERE IL MODO IN CUI SI DETERMINA

L'EQUILIBRIO MACROECONOMICO.

La forma ridotta del modello IS-IT è dato da un sistema a tre equazioni:

A differenza del modello IS-LM, l'offerta di moneta è una variabile endogena il cui valore in equilibrio viene ottenuto dalla

soluzione del modello. Al contrario del modello IS-LM, nel modello in forma ridotta IS-IT è possibile determinare

l'equilibrio macroeconomico attraverso un metodo ricorsivo che si articola in tre passi. Il primo è quello della fissazione di

FILIPPO MIGLIOSI 36

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un tasso d'interesse reale fissato dalla BC ottenuto manovrando il tasso d'interesse nominale. Il secondo passo è la

determinazione del livello di equilibrio della produzione che è rappresentato da:

Il terzo passo, infine, è la determinazione dell'offerta di moneta coerente con l'equilibrio del mercato della moneta:

Quest'ultima, comunque, risulta del tutto irrilevante ella determinazione dell'equilibrio macroeconomico, perché fornisce il

solo valore dell'quilibrio dell'offerta di moneta nominale una volta che sono noti i valori di equilibrio di tutte le altre variabili

33) NELL'AMBITO DEL MODELLO DI POOLE, MOSTRARE CHE IN ASSENZA DI INCERTEZZA LA SCELTA DEL

REGIME MONETARIO TRA QUELLO BASATO SULL'OFFERTA DI MONETA COSTANTE E QUELLO DI TASSO

.

D'INTERESSE COSTANTE È EQUIVALENTE

In assenza di incertezza, il regime monetario basato sul controllo dell'offerta di moneta e quello incentrato sul controllo

del tasso d'interesse sono equivalenti nel raggiungimento dell'obiettivo finale della produzione di pieno impiego Y^(TC) =

Y^P. Per quanto riguarda il regime monetario di tasso d'interesse costante nel caso in cui la BC adotti un regime

monetario basato sulla costanza del tasso d'interesse, la BC stessa utilizza il modello IS-IT in forma invertita per

determinare il valore dell'equilibrio intermedio coerente con quello finale, ricavando poi l'offerta di moneta coerente con

l'equilibrio del mercato della moneta. Dato un sistema a tre equazioni

dopo aver posto Y = Y^P posso successivamente, appunto, ricavare M^P:

Nel caso in cui la BC adotti invece l'offerta di moneta come variabile intermedia il modello sarà descritto dal sistema di

equazione simile a quello descritto sopra, ma la seconda equazione non sarà i = i (marchiato sopra) ma M = M

(marchiato sopra), dopo aver stabilito il valore dell'offerta di moneta, risulta in grado di realizzare l'obiettivo intermedio

coerente con quello finale, ottenendo esattamente lo stesso risultato di prima M^P, ed abbiamo così dimostrato che nel

modello di Poole in assenza di incertezza c'è equivalenza tra i regimi monetari.

34) DOPO AVER DESCRITTO IL MODELLO IS-LM IN PRESENZA DI INCERTEZZA DESCRIVERE CON L'AIUTO

DEI GRAFICI LA SCELTA DEL REGIME MONETARIO. FILIPPO MIGLIOSI 37

Domande e risposte COMPLETE e aggiornate esame di Macroeconomia - McGraw Hills

Bisogna innanzitutto dire che esistono tre casi di incertezza. Il primo caso è quello di incertezza sul mercato della

moneta, rappresentato dal secondo grafico. Il valore della funzione di perdita in corrispondenza della scelta di regime

monetario basato sull’offerta di moneta è, in questo caso, maggiore rispetto a quello con tasso d’interesse fisso. Allora la

BC sceglierà il secondo regime, e nel caso in cui il mercato della moneta sia instabile mentre quello dei beni è stabile,

allora il regime monetario ottimale è quello basato sul controllo del tasso d’interesse. Il secondo caso è quello di

un’incertezza nel mercato dei beni, rappresentato nel primo grafico. In quanto il valore della funzione di perdita in

corrispondenza della scelta del regime monetario con offerta di moneta è minore rispetto alla funzione di perdita con

tasso d’interesse fisso. Nel caso in cui la BC scelga il primo regime, ci può essere il caso in cui il mercato dei beni non è

stabile mentre lo è quello della moneta, allora il regime monetario che risulta ottimale è quello basato sul controllo

dell’offerta di moneta. Il terzo ed ultimo caso, del terzo grafico, è quando il valore della funzione di perdita che viene

calcolato in corrispondenza di ambo i regimi dipende dalla turbolenza che colpisce entrambi i mercati. La BC sceglierà il

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DETTAGLI
Esame: Macroeconomia
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PERUGIA - TERNI)
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fiil90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Visaggio Mauro.

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