Introduzione alla macroeconomia
Macroeconomica i capitoli sono il 4, 5, 6 e 8. Per la parte di politica economica, il testo è dedicato all’Unione Europea: l’evoluzione del sistema monetario internazionale. Carabba. I capitoli ce li darà col tempo. Esame scritto a prescindere con COVID 3 domande ¾ d’ora, senza COVID 2 ore. Orale a discrezione. Macroeconomia è importante perché ci avvicina alla realtà soprattutto con l’UE, sono temi quotidiani. Studia temi quotidiani perché riguarda la funzione del consumo dei cittadini, l’inflazione ecc. La microeconomia studia il comportamento dei singoli mercati e dei singoli operatori; la macroeconomia è il ramo dell’economia politica che studia il funzionamento del sistema economico.
Capitolo 4: reddito e spesa
Offerta e domanda aggregata
Il PIL (Prodotto Interno Lordo) è il flusso di beni e servizi che il paese registra in un determinato intervallo di tempo: il flusso della produzione. Se aumenta è positivo, se si ferma e non va avanti il paese è in stagnazione. Il flusso può essere calcolato in diversa maniera: a prezzi costanti, correnti, concatenati. Il PIL è criticato perché all’interno comprende di tutto, perché vede la produzione nell’insieme. Si dovrebbe modificare il concetto utilizzando uno strumento più adeguato che tenga conto non solo della produzione ma di tanti altri fattori.
Abbiamo un conto della formazione del capitale con il risparmio a sinistra e gli investimenti a destra. Il risparmio deve coprire gli investimenti dei privati. Se il paese ha un forte deficit lo collochiamo a destra, ciò significa che il risparmio che si forma nel paese deve coprire non solo gli investimenti privati ma anche eventuale deficit pubblico.
Il livello dell’attività economica è governato dalle forze della domanda aggregata e dell’offerta aggregata.
- L’offerta aggregata è la somma delle quantità di beni e servizi offerti in un sistema economico;
- La domanda aggregata è la somma delle quantità di tutti i beni richiesti in un sistema economico.
L’offerta aggregata dipende dai fattori produttivi disponibili e dallo stato della tecnologia (T) e viene anche definita come funzione di produzione che rappresenta in modo sintetico la relazione che intercorre fra input e output. Supponiamo, per semplicità, che tutti i fattori produttivi siano riconducibili a due: il lavoro (N) e il capitale (K). Dunque, possiamo così derivare la seguente formula dell’offerta aggregata o funzione di produzione, nonché il PIL (F = funzione):
F(K, N, T)
A parità di K e di N, quanto più è grande il parametro T (ossia quanto più avanzata è la tecnologia) tanto maggiore sarà Y. Indichiamo quindi con Y* il prodotto potenziale, nonché il prodotto che è possibile ottenere quando tutti i fattori sono pienamente impiegati.
La domanda aggregata è, invece, cosa domandiamo e dunque la somma di tutti i beni acquistati in un sistema economico. Questa abbiamo visto che si ottiene dalla somma della spesa per consumi (C) a quella per investimenti (I), alla spesa pubblica (G) e alle esportazioni nette (NX) date dalle esportazioni meno importazioni; dunque abbiamo la seguente formula:
AD = C + I + G + NX
Tornando alle esportazioni nette (NX), queste due variabili in un’economia globale sono fondamentali. Queste due grandezze vanno registrate nella bilancia dei pagamenti. Questo è un conto tenuto dalla Banca Centrale Italiana in cui il paese registra tutte le operazioni che effettua con il resto del mondo. Essendo un conto, alla fine dell’esercizio, deve essere uguale a zero. Registriamo, tra le entrate in avere, tutti gli ingressi in valuta. Tutto ciò che comporta una fuoriuscita di valuta, viceversa, si registra tra le uscite.
- Conto delle partite correnti (o conto corrente);
- Conto dei movimenti di capitale (conto finanziario);
- Conto movimenti valutari, ed è il conto che effettua la banca centrale per compensare il saldo dei due conti precedenti.
Nel conto delle partite correnti registriamo: import (residenti acquistano dall’estero, domandano valuta) registrano un’uscita dunque, export (beni acquistati da residenti esteri) registrano delle entrate, le partite invisibili (il turismo, le assicurazioni, le rimesse degli emigrati).
Nel conto dei movimenti di capitale, in una situazione globale, ha un ruolo importante. Anche questo può chiudere in avanzo/disavanzo. Abbiamo 3 voci essenziali: investimenti di portafoglio, investimenti diretti e i prestiti internazionali. Anche qui il criterio di registrazione è identico: tutti i capitali che entrano vanno nelle entrate; tutti i capitali che defluiscono vanno nelle uscite.
Gli investimenti di portafoglio: ognuno ha un portafoglio composto da vari titoli e fonti, dunque sono quando un residente acquista un titolo emesso da una società americana. Non ne acquista il controllo della società, ma sono investimenti che vengono fatti in azioni/obbligazioni/assicurazioni ecc.
Gli investimenti diretti è quando il residente o la società fa un investimento diretto al controllo della società. I prestiti internazionali si hanno nel momento in cui un paese è in difficoltà e dunque richiede un prestito.
Livello di equilibrio del prodotto
Distinguiamo tra breve e lungo periodo perché nel breve periodo s’ipotizza che la forza lavoro (FL), il fattore capitale (K) e la tecnologia (T) siano dati e che le imprese siano disposte a vendere qualsiasi quantità di prodotto consentita dalla capacità degli impianti e che i prezzi rimangano invariati. Quando dunque alla curva di offerta aggregata consideriamo solo il fattore lavoro (N) e gli altri fattori li consideriamo costanti, allora anche nel breve periodo consideriamo i prezzi come dati.
Inoltre vi è una posizione di equilibrio in cui la domanda aggregata incontra l’offerta aggregata, quindi quando la produzione è uguale all’offerta. Questa condizione è rappresentabile nella seguente formula:
Y = AD
Quando la domanda aggregata non è uguale al prodotto offerto, allora si ha una variazione non programmata delle scorte che possono essere in eccesso così come in carenza, rappresentata da:
ΔU = Y - AD
Questa variazione delle scorte può essere:
- IU > 0 se la produzione è superiore alla domanda aggregata e dunque si ha un eccesso delle scorte, dunque le imprese provvedono a ridurre la produzione finché la quantità prodotta e la domanda aggregata non sono di nuovo in equilibrio;
- IU < 0 se la produzione è inferiore alla domanda aggregata e dunque si ha una carenza delle scorte, dunque le imprese provvedono ad aumentare la produzione finché la quantità prodotta e la domanda aggregata non sono di nuovo in equilibrio.
Funzione del consumo
Avendo definito il concetto di prodotto di equilibrio nel breve periodo, ora è bene analizzare i fattori che determinano la domanda aggregata e le sue componenti e più nello specifico sulla domanda di beni di consumo e sul legame esistente tra consumo e reddito. Tralasciando per il momento il settore pubblico ed il commercio estero, dunque che G e NX nell’equazione della domanda aggregata siano uguali a zero, la principale componente è la funzione del consumo che dipende dal reddito disponibile (YD) e descrive la relazione tra consumo e reddito. Poiché, appunto, ipotizziamo G e NX uguali a zero, allora YD = Y.
Il consumo dunque è una grandezza strategica perché quando aumenta allora aumenta anche il livello del reddito e, più nello specifico, aumenta la domanda aggregata sul mercato. A questo punto ci si pone il problema di stabilire quali siano le grandezze che determinano il consumo. Non ci sono leggi precise al riguardo tuttavia, secondo una “legge psicologica”, il consumo è in linea di massima dipeso dal livello del reddito disponibile, dunque il reddito percepito meno le imposte pagate.
Tuttavia, nella formula seguente del consumo, come visto si suppone l’assenza della tassazione (Y = YD). Dunque la formula della funzione del consumo che ne deriva è la seguente:
C = c₀ + cYD
Dove c₀ rappresenta il consumo di sussistenza, ovvero il livello del consumo quando il reddito è uguale a zero. Quest’ultimo dipende dal risparmio accumulato in precedenza o dal reddito proveniente da obbligazioni, azioni o abitazioni e dunque un risparmio da cui poter attingere per consumare. Il cYD, invece, è diviso in reddito disponibile (YD) e propensione marginale al consumo (c).
Quando trattiamo di consumo abbiamo due elementi da prendere in considerazione:
- Propensione media al consumo, dato dal rapporto tra consumo/reddito;
- Propensione marginale al consumo, data dal rapporto tra variazione consumo/variazione reddito, quindi come varia il consumo al variare del reddito.
Questa si caratterizza per essere 0 < c < 1 (compresa tra 0 e 1):
- Se c > 0 vuol dire che se aumenta il reddito allora aumenta anche il consumo;
- Se c < 1 vuol dire che se aumenta il reddito allora il consumo non varia in egual maniera, cioè se aumenta il reddito allora il consumo aumenta anch’esso ma in misura minore.
Un altro elemento della domanda aggregata sono gli investimenti, ovvero l’acquisizione di beni materiali, che viene considerato come dato. Riprendendo la formula della domanda aggregata:
AD = C + I + G + NX
In questa formula poniamo, per il momento, G e NX uguali a zero ed Y = YD, dunque:
Y = c₀ + cYD + I
Per semplificare poniamo le componenti autonome, cioè quelle considerate date, in un unico simbolo:
A = c₀ + I
Dunque si determina la seguente formula, nonché la funzione di domanda aggregata:
AD = A + cY
Quest’ultima equazione è rappresentabile nella linea blu del grafico seguente. La parte della spesa costituita da A è indipendente dal reddito, dunque autonoma. Inoltre si può notare come la domanda aggregata aumenta con il livello del reddito. Il passo successivo consiste nel considerare la funzione di domanda aggregata e la condizione di equilibrio per determinare il livello di equilibrio della produzione e del reddito.
Andando ad ipotizzare che si consideri una delle due componenti della domanda autonoma (I), ossia gli investimenti, la domanda aggregata si trasla verso l’alto proprio dato da un’aggiunta degli investimenti. In questo caso la condizione di equilibrio è rappresentata dalla retta inclinata a 45° che individua i punti in corrispondenza dei quali il valore dell’ordinata è uguale a quello dell’ascissa e pertanto, nel nostro caso, il prodotto è uguale alla domanda aggregata (Y = AD). La funzione di domanda aggregata, avendo un’inclinazione pari a c < 1, incrocia necessariamente la retta dei 45° che ha difatti un’inclinazione = 1. L’incrocio avviene nel punto E che può quindi essere considerato come una posizione di equilibrio del sistema poiché, in corrispondenza di tale punto, la spesa programmata (AD) e la produzione (Y) coincidono. Dunque rappresenta il valore di prodotto di equilibrio di Y e di AD.
Il prodotto di equilibrio può essere determinato anche con un’espressione ricavata sostituendo, nell’espressione AD = Y, l’espressione della funzione della domanda aggregata (AD = A + cY) ricavando, così, la seguente formula:
Y = A / (1 - c)
Questa espressione, dunque, mette in evidenza che il livello del prodotto di equilibrio è tanto più elevato quanto maggiori sono la propensione marginale al consumo (c) e la spesa autonoma (A). Da questa equazione ricaviamo il moltiplicatore della spesa autonoma, nonché l’entità della variazione del prodotto di equilibrio determinata da un aumento della spesa autonoma pari a 1 unità:
1 / (1 - c)
Dalla stessa possiamo affermare che il livello di equilibrio della domanda aggregata e del prodotto (=reddito) è pari ad un multiplo della spesa autonoma A, ovvero:
ΔY = (1 / (1 - c)) * ΔA
Ne consegue che un aumento della spesa autonoma porterà ad un aumento del reddito pari a:
ΔY = ΔA * (1 / (1 - c))
Moltiplicatore
Nasce dall’idea che, nel momento in cui si effettua un investimento, scatta una filiera di aumenti tali da comportare, alla fine del processo, un incremento del reddito moltiplicato. Questo può essere definito di quanto aumenta il reddito grazie all’incremento di una grandezza autonoma (investimento). A prima vista sembrerebbe che un incremento iniziale dell’investimento pari a 1€ faccia crescere il reddito solo di 1€, ma le cose non stanno così. Difatti, l’incremento della produzione sollecitata dalla maggior domanda comporterà un aumento del reddito che a sua volta sarà speso in gran parte (nella frazione c) per beni di consumo (spesa indotta). La produzione dunque crescerà ulteriormente per soddisfare questo secondo flusso di spesa generato dall’aumento iniziale.
Ci sono dei settori economici in cui questo effetto moltiplicativo è molto evidente. Supponiamo che la grandezza autonoma per la creazione di un’autostrada sia 100 e la propensione al consumo pari a 80%. Lavorando sia imprese sotto forma di profitto e sia lavoratori sotto forma di salario, dei 100 incassati per fare l'autostrada se ne spendono 80. Questi ultimi vanno a finire ad altre imprese e altri lavoratori che producono altri beni anch’essi con una propensione al consumo dell’80%. Scatterà, così, una filiera.
- Investimento = 100;
- Propensione marginale = 80%.
Y = 100 / (1 - 0,80) = 500 (incremento del reddito)
Questa equazione è stata risolta rispetto a Y ottenendo il prodotto reddito di equilibrio, portando ad un aumento del reddito conseguente ad un aumento della spesa autonoma.
Moltiplicatore dinamico
Il meccanismo del moltiplicatore può essere così descritto in termini dinamici:
- Un aumento delle componenti autonome della domanda comporta, nella prima fase, un aumento di pari importo della produzione del reddito;
- Una frazione c di tale aumento viene poi spesa per beni di consumo (spesa indotta) e questo accresce ulteriormente il prodotto e il reddito. Seguono altre ondate di spesa per consumi, ma il processo si va progressivamente esaurendo. Si ha, infatti, una progressione geometrica con ragione c < 1.
Dall’esame dell’equazione del moltiplicatore si ricava che maggiore è la propensione marginale al consumo (c), tanto maggiore sarà il moltiplicatore. In effetti un’elevata propensione marginale al consumo implica che una maggiore frazione di reddito sarà spesa in consumi e quindi sarà aggiunta alla domanda aggregata: ciò provocherà un maggiore incremento della spesa indotta.
Il meccanismo del moltiplicatore indica che il prodotto varia al variare della spesa autonoma e che la sua variazione può essere più ampia di quella della spesa autonoma.
Nel grafico l’equilibrio iniziale si trova nel punto E ma un aumento della spesa autonoma da A ad A’ sul livello di equilibrio del reddito (Y) trasla la retta verso l’alto da AD a AD’: ciò significa che, ad ogni livello di reddito, la spesa aggregata è maggiore per un importo pari a A’ - A. A questo punto, però, la domanda aggregata supera il livello iniziale di equilibrio con livello di reddito pari a Y, dunque le scorte dell’azienda cominciano a calare. Le imprese reagiranno di conseguenza aumentando la produzione fino al nuovo punto di equilibrio dettato da E’ ed il corrispondente livello di reddito Y’.
È proprio da quest’aspetto che evidenziamo l’importanza del moltiplicatore, poiché l’incremento del reddito è maggiore rispetto all’investimento che lo ha determinato. Questo lo vediamo anche dal tratto sull’ascissa che è maggiore dell’ordinata, quindi la domanda è maggiore dell’offerta e c’è convenienza nell’incrementare la capacità produttiva e in questa maniera scatta il moltiplicatore.
Possiamo concludere, dunque, dicendo che l’entità della variazione del reddito che consente di ripristinare l’equilibrio dipende da due fattori: l’incremento della spesa autonoma e dalla propensione marginale al consumo, ossia la pendenza della curva AD. Essenzialmente più si consuma e meglio è, il problema sta nel fatto che la gente non consuma e quindi il PIL non sale.
Risparmio e investimento
L'equilibrio del sistema può essere definito, oltre che in termini di uguaglianza tra domanda aggregata ed il reddito prodotto, anche in termini di uguaglianza tra risparmio e investimento. Dalle definizioni di contabilità nazionale sappiamo infatti che il reddito disponibile può essere destinato al consumo o al risparmio:
Y = C + S
Poiché abbiamo visto che G e NX sono uguali a zero, sostituendo l’equazione al posto di Y si ottiene:
C + S = C + I
e quindi:
S = I
Si conclude che, date le ipotesi del modello, in equilibrio il risparmio è uguale all’investimento.
Settore pubblico
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