Introduzione alla macroeconomia
Economia deriva dal termine greco Oikonomia, composto da οἶκος (casa) e νόμος (norma o legge), ossia regole della gestione della casa. Tale termine fu utilizzato da diversi autori greci, ma trova la sua pienezza nella riflessione di Aristotele, nel libro I della Politica. L’economia è una scienza sociale perché si occupa di cosa, come e quanto produrre, a che prezzo vendere i beni prodotti, a partire da risorse scarse. Tutte queste attività, oltre che essere svolte direttamente o indirettamente dall’uomo, hanno come centro l’uomo e il soddisfacimento dei suoi bisogni.
Approcci economici
Secondo Mill e Pareto, l’economia deve essere studiata nell’ambito delle scelte sociali, ossia bisogna studiare attentamente la storia, la sociologia per dare nuove risposte, osservare i rapporti demografici, la filosofia, la religione per capire la felicità, e prevedere i comportamenti. Con la fine dell'800, ci fu un cambio che ha interessato soprattutto l'economia mista, ossia il voler applicare le scienze dure, come matematica, fisica, chimica e biologia, in ambito economico. Gli economisti, così, si affidano a modelli, ovvero semplificazioni teoriche della realtà in modo da rivelare come variabili esogene influenzino le variabili endogene. Le variabili esogene sono quelle che il modello prende per date; le variabili endogene sono quelle che il modello pretende di spiegare. Nell’applicazione dei modelli per studiare fenomeni di breve periodo (fluttuazione del PIL reale, disoccupazione di anno in anno, etc.) gli economisti utilizzano l’ipotesi di prezzi vischiosi, mentre nello studiare fenomeni di lungo periodo (modelli di market clearing, crescita del PIL reale da un decennio all’altro) gli economisti utilizzano l’ipotesi di prezzi flessibili.
Tipologie di economia
- Economia positiva: analizza il sistema economico nel suo funzionamento e descrive “ciò che è”. Al crescere del consumo di benzina, cresce l’inquinamento.
- Economia normativa: si utilizza per formulare giudizi sull’economia, identificare i problemi ed indicarli soluzioni, ossia “ciò che si dovrebbe fare”. Per ridurre l’inquinamento nel mondo, bisogna consumare meno benzina. L’analisi normativa si basa sempre su quella positiva mentre non è vero il contrario. L’analisi positiva, infatti, può prescindere dai giudizi di valore mentre l’analisi normativa non può prescindere dall’analisi di “ciò che è”.
Divisione dell'economia
- Microeconomia (dal greco μικρός, mikros, piccolo) si occupa del comportamento dei singoli attori economici: famiglie, imprese, amministrazioni pubbliche. Analizza le determinanti delle scelte dei singoli soggetti e come interagiscono quando si incontrano per scambiare beni e servizi (mercato e forme di mercato).
- Macroeconomia (dal greco μακρός makros, grande) analizza l’economia nel suo insieme. Considera l’insieme dei consumatori che determinano il livello di consumo di beni e servizi; non il singolo bene prodotto dall’impresa ma il livello aggregato (complessivo) di prodotto.
Grandezze nominali e reali
Una grandezza o variabile si dice nominale, o monetaria, o a prezzi correnti quando è espressa in termini di valore monetario corrente. Il salario nominale percepito dai lavoratori italiani nel 2015 indica il valore in Euro del salario annuo di tutti i lavoratori italiani. Un lavoratore che guadagnasse 1.000€ al mese, 1.000€ sarebbe il salario nominale percepito dal lavoratore nel mese. Una grandezza si dice reale, o a prezzi costanti, quando è espressione di quantità fisiche, di beni e servizi depurati da ogni influsso legato a grandezze monetarie. Il salario reale, ad esempio, misura la quantità di beni e servizi che è possibile acquistare con un dato livello del salario nominale (è il potere di acquisto: quanti beni e servizi è possibile acquistare). È immediato osservare che il potere d’acquisto dipenda dal salario nominale ma anche dal livello dei prezzi.
Supponiamo che un lavoratore percepisca 1.000€ al mese e che nell’economia in cui vive sia disponibile un solo bene, il cui prezzo è pari a 2€. Supponendo che spenda l’intero salario nell’acquistare quell’unico bene, egli potrà acquistare 500 beni. Se indichiamo il salario con la lettera W, ed il livello dei prezzi con la lettera P, possiamo scrivere il salario reale come W/P. Allo stesso modo, se indichiamo con M la quantità di moneta in circolazione (valore degli Euro), per cui M/P stiamo ricorrendo ad una grandezza nominale, e con P il livello dei prezzi, indicherà la moneta reale, ovvero i beni e servizi che è possibile acquistare con un dato valore di moneta nominale, dato il livello dei prezzi. Le grandezze reali si dicono anche grandezze a prezzi costanti perché, concretamente, si calcolano mantenendo costanti i prezzi.
Grandezze di flusso e di stock
- Una variabile flusso viene misurata in termini di quantità per unità di tempo: Investimenti, Consumo, Produzione, Risparmio, Esportazioni, Importazioni, Deficit sono grandezze flusso. Quanto se ne realizza in un certo intervallo di tempo?
- Una variabile di stock, detta anche consistenza o fondo, viene misurata in un dato istante nel tempo: Capitale Fisico, Popolazione, Numero di Occupati e di Disoccupati, Debito Pubblico, Quantità di Moneta, Ricchezza. Quanto ne esiste in un dato istante di tempo?
Deficit e debito
Il deficit misura la differenza tra le spese e le entrate in genere, in un anno. Se lo Stato spende più di quanto incassa, sta generando Deficit. Il Debito è il valore di tutti i Deficit accumulati dallo Stato nel corso del tempo. Il Deficit è una grandezza di flusso: si realizza mese per mese; mentre il Debito è una grandezza di stock.
PIL – Prodotto Interno Lordo
PIL esprime il valore monetario dell’attività economica in un dato periodo di tempo in una data nazione. Più precisamente è il valore di mercato (monetario) di tutti i beni e servizi prodotti nell’ambito di un sistema economico in un dato periodo di tempo. GDP (Gross Domestic Product).
- Valore di mercato: espressi in termini di unità monetarie;
- Finali: in quanto il valore del bene intermedio è già contenuto nel finale;
- Tempo: annuale o trimestrale.
Calcolo del PIL
Esistono tre metodi per il calcolo del PIL (a valori di mercato), ognuno dei quali conduce al medesimo risultato ma fornisce un tipo di informazione differente.
Un’economia dove esistono due sole imprese:
- Impresa A: in un anno produce farina per un valore complessivo di 50€, impiegando un certo numero di lavoratori, ai quali paga salario pari a 10€.
- Impresa B: in un anno produce pane per un valore pari a 100€, impiegando farina per un valore di 10€ e lavoratori ai quali paga salario pari a 40€.
Metodo del valore aggiunto
La differenza tra il valore dei beni e servizi prodotti da un’impresa (output) ed il valore dei beni e servizi che acquisisce dall’esterno (input). Misura quindi l’incremento di valore che il bene subisce a seguito della tecnologia e della lavorazione dell’impresa. A livello aggregato è la somma dei valori aggiunti di ciascuna impresa che opera in un determinato paese.
Y(VA)= 50 + (100-10) =140€
Impresa A no beni intermedi: VA50€
Impresa B farina 10€: 100-10= VA90€
Fornisce informazioni sul contributo che ogni settore apporta al totale (agricoltura, industria, servizi).
Metodo del reddito
Somma dei redditi delle rispettive imprese, ovvero il valore dei salari sommato al valore dei profitti (ricavi – costi).
Y(RD)= (10+40) + (40+50) =140€
RD da lavoro 35,7% (50/140)*100
RD d’impresa 64,3% (90/140)*100
Mostra come il reddito complessivo viene ripartito nella sua generazione (salari e profitti), utile a capire se si sta generando una disuguaglianza tra lavoratori e imprese.
Metodo della spesa
Somma delle spese dei consumatori.
Y(S)= 100 + (50-10) =140€
Mostra quali sono i beni e servizi (o settori) su cui i consumatori sono maggiormente orientati.
PIL pro-capite
Per effettuare un confronto del PIL tra diversi paesi si deve considerare unitamente PIL e popolazione. La variabile che si usa per questo tipo di analisi è il PIL pro-capite, ottenuta dividendo il PIL totale per la popolazione residente. In questo modo si elimina la distorsione dovuta alla dimensione del Paese in termini di popolazione. Per poter effettuare confronti, quindi, il PIL pro-capite è la misura più adatta del PIL anche se non è esente da problemi. Uno di questi riguarda il fatto che ci indica un reddito medio, cioè come se tutti i residenti percepissero il medesimo reddito. Tuttavia, se volessimo essere precisi nel confronto tra PIL pro-capite, dovremmo considerare un altro aspetto, al momento trascurato. Non basta calcolare il PIL pro-capite ed esprimerlo nella medesima valuta. È necessario considerare anche il potere d’acquisto, cioè il fatto che la quantità di beni e servizi acquistabili con un dato reddito monetario è differente in ciascun paese poiché sono differenti i prezzi dei beni.
PIL nominale e PIL reale
Una variazione del PIL può dipendere da una variazione dei prezzi (P) e/o da una variazione delle quantità prodotte (Q). Per risolvere il problema si distingue in:
- PIL nominale: misura il valore monetario corrente della produzione aggregata;
- PIL reale: misura il valore a prezzi costanti della produzione aggregata.
Esempio: si supponga che un’economia produca mele e arance:
Mele e arance (200 Q, P):
Mele: 7,5, Arance: 3,0
Mele e arance (201 Q, P):
Mele: 1,4, Arance: 3,1
PIL nominale 2011: (Pm 2011 * Qm 2011) + (Pa 2011 * Qa 2011) = (0,50 * 4) + (1 * 3) = 5€
PIL nominale 2007: (Pm 2007 * Qm 2007) + (Pa 2007 * Qa 2007) = (0,30 * 5) + (0,70 * 3) = 3,6€
Il valore nominale del PIL nel 2011 è più alto del corrispondente valore del 2007, anche se le quantità prodotte di mele si sono ridotte. La variazione del PIL nominale (Y = P×Q) può dipendere da una variazione dei prezzi e/o da una variazione delle quantità.
Per calcolare il PIL reale, cioè il valore dei beni prodotti al netto delle variazioni dei prezzi, si deve tenere costanti i prezzi con cui calcoliamo il PIL reale del 2011 e ciò avviene scegliendo un anno base, ad esempio il 2007, e calcolando il PIL reale utilizzando la struttura dei prezzi del 2007.
PIL reale 2011 con anno base 2007: (Pm 2007 * Qm 2011) + (Pa 2007 * Qa 2011) = (0,30 * 4) + (0,70 * 3) = 3,3€
Correttamente, il dato ci indica che il PIL reale nel 2011 si è ridotto in quanto sono diminuite le quantità di mele prodotte.
Deflatore del PIL
Il deflatore del PIL è pari al rapporto tra il PIL nominale e il PIL reale di uno stesso anno, misura la variazione dei prezzi tra l’anno corrente e l’anno base. Nel caso di un paese che produca un solo bene, otteniamo PIL nominale, PIL reale e deflatore al 2013 utilizzando come anno base il 2010:
PIL nominale: P2013 * Q2013
PIL reale: P2010 * Q2013
Deflatore del PIL: P2013 * Q2013 / (P2010 * Q2013)
Nel caso di un paese che produca N beni, otteniamo il tutto:
PIL nominale: ∑ P2013 * Q2013
PIL reale: ∑ P2010 * Q2013
Deflatore del PIL (produzione N beni): questo indice tecnicamente è noto come indice di PAASHE.
Indice di Paashe
Misura i cambiamenti avvenuti nei prezzi rispetto all’anno preso come base ed i pesi sono costituiti dalle quantità prodotte nell’anno corrente. Per costruzione tale indice tende a sottostimare l’incremento effettivo dei prezzi. Se, al limite, il prezzo di una merce sale al punto che essa non venga più acquistata da nessuno, la ponderazione effettuata con le quantità correnti fa sì che il prezzo di quella merce non abbia alcun peso nella determinazione del tasso di inflazione: P2013 (>0) * Q2013 (=0) = 0.
Tuttavia, si potrebbe pensare di tenere costanti le quantità al 2010, piuttosto che i prezzi. Ottenendo l’indice:
Indice di Laspeyres: ∑ P2010 * Q2010 / ∑ P2013 * Q2010
Indice di Laspeyres
Misura i cambiamenti avvenuti nei prezzi rispetto all’anno preso come base ed i pesi sono costituiti dalle quantità prodotte nell’anno base. Per costruzione tale indice non considera:
- La possibile sostituzione verso beni di qualità superiore effettuata dai consumatori;
- L’introduzione di nuovi prodotti;
- L’incremento della qualità dei prodotti esistenti.
In effetti la composizione fisica nel PIL cambia nel tempo, nuovi beni e servizi entrano in produzione e altri ne escono. Molti beni, grazie al progresso tecnologico e al cambiamento dei gusti, cambiano di contenuto. L’indice tende a sovrastimare l’incremento effettivo dei prezzi.
Per ovviare a questi problemi, dal 2005, si utilizzano gli indici a catena (o a quantità concatenate) nei quali l’anno di riferimento viene modificato di periodo in periodo. Il principale vantaggio della metodologia del concatenamento consiste nel fatto che viene utilizzato un sistema di ponderazione che si rinnova annualmente e questo garantisce la rappresentazione meno distorta della crescita reale degli aggregati economici.
PNL – Prodotto Nazionale Lordo
Il Prodotto Nazionale Lordo misura il reddito dei residenti del Paese e indica il valore della produzione complessiva di beni e servizi finali in un determinato periodo di tempo, riferita unicamente ai residenti del Paese.
PNL = PIL + redditi esteri di residenti – redditi interni di non residenti
PNL = PIL + redditi netti dall’estero (YNE)
Reddito dei cittadini italiani che lavorano in Svizzera fa parte del PNL italiano, ma non rientra nel PIL perché non conseguito all’interno dell’Italia. Profitti percepiti da proprietari stranieri di imprese che operano in Italia fanno parte del PNL del paese straniero e allo stesso tempo costituiscono parte del PIL italiano poiché prodotti in Italia.
Identità contabili fondamentali
Riprendendo i tre metodi di calcolo del PIL, si può affermare che:
PRODOTTO AGGREGATO ≡ REDDITO AGGREGATO ≡ SPESA AGGREGATA
Il simbolo ≡ indica un’identità contabile, ossia una relazione che è sempre verificata.
Economia chiusa
Lato della spesa: in un’economia chiusa, non aperta agli scambi con altri paesi esteri, nella quale lo Stato non è presente, si può scrivere l’identità tra produzione e vendite come:
(1) Y ≡ C + I
Il reddito prodotto (Y) deriva, quindi, in parte dalla spesa per consumi (C) e in parte dalla spesa per investimenti (I). Negli investimenti sono ricomprese le scorte, considerate come investimenti non voluti (non programmati). Questa è effettivamente una identità perché l’intera produzione o viene consumata o viene investita. Considerando anche la spesa pubblica dello Stato, l’identità contabile diviene:
(2) Y ≡ C + I + G
Nella spesa pubblica (G) entrano le componenti relative alla spesa per l’acquisto di beni e servizi ed il pagamento degli stipendi. Le pensioni, i sussidi di disoccupazione sono considerati trasferimenti (TR) e non entrano nel calcolo del PIL, come anche il pagamento degli interessi sul debito pubblico.
Economia aperta
Se, invece, si considera un’economia aperta, che scambia beni e servizi con il resto del mondo, allora ai consumi interni, agli investimenti interni, alla spesa pubblica nazionale, si aggiunge la domanda di beni interni da parte dei paesi esteri, ossia le esportazioni (X). Dall’altra parte il valore dei beni prodotti, ora comprende non solo i beni prodotti in ambito nazionale (Y), ma anche i beni prodotti all’estero e acquistati da consumatori nazionali, le importazioni (N).
(3) Y + N ≡ C + I + G + X
Domanda Aggregata (DA)
(4) Y ≡ C + I + G + NX
IDENTITÀ CONTABILE DEL REDDITO NAZIONALE (NX: esportazioni nette, ossia la differenza tra importazioni ed esportazioni).
Lato del reddito
Si è visto che si può ottenere il PIL dalla somma di tutti i redditi dei fattori che partecipano al processo produttivo. Il reddito verrà speso in consumi (C) oppure risparmiato (S):
(5) Y ≡ C + S
Combinando le identità (1) e (5) si ottiene:
(6) C + I ≡ Y ≡ C + S
La parte sinistra mostra le componenti della domanda, la parte destra l’allocazione del reddito. Tale identità indica che la produzione offerta (p. sinistra) è sempre uguale alla produzione venduta. Quindi:
- I ≡ S risparmio identicamente uguale all’investimento
Introducendo il settore pubblico, dal lato del reddito, si...
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