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Ecco dunque che gli investimenti costituiscono l’anello di trasmissione della PM della Banca Centrale.

Attraverso le operazioni di mercato aperto e la conseguente maggiore o minore offerta di moneta, la

Banca d’Italia (o, adesso, quella europea) riesce a spostare la curva degli investimenti e, quindi, ad

aumentare o ridurre la domanda aggregata (di cui I è una componente).

In particolare, la BC aumenta l’offerta di moneta (mediante il processo del moltiplicatore monetario)

quando vuole aumentare la domanda aggregata ed il PIL (perché la curva di I si alza nel grafico),

mentre diminuisce l’offerta di moneta quando vuole diminuire la domanda aggregata ed il PIL (perché

la curva di I si abbassa nel grafico).

La PM dunque, nella costruzione keynesiana, agisce sul reddito d’equilibrio tramite gli investimenti

delle imprese, che risentono di tutto il processo d’aggiustamento del mercato monetario, avviato da

una variazione iniziale di base monetaria.

Reddito d’equilibrio

Dopo aver visto come è formata la domanda aggregata (da C + I + G), andiamo a studiare l’equilibrio

keynesiano del reddito. Per adesso, semplifichiamo l’analisi non considerando la spesa pubblica G.

Nella teoria keynesiana è la domanda aggregata che determina il reddito e la produzione.

La condizione d’equilibrio sul mercato dei beni è, quindi, semplicemente espressa dall’espressione:

Reddito = Domanda aggregata

Il grafico che esprime l’equilibrio è, di conseguenza, il seguente, dove la domanda aggregata è formata

dalla somma dei consumi delle famiglie e degli investimenti delle imprese (C + I):

In figura, il punto E è quello che indica l’uguaglianza fra domanda aggregata e reddito. Infatti, per

evidenziare quest’uguaglianza è stata tirata una bisettrice dell’angolo d’origine degli assi. La bisettrice

ha la particolarità di dividere l’angolo in 2 parti uguali (di 45 gradi), per cui tutti i punti su di essa

hanno la caratteristica di essere equidistanti dai due assi e quindi di esprimere la stessa grandezza per

le 2 variabili (reddito e domanda aggregata) che gli assi stessi misurano.

Con questa doverosa precisazione, possiamo capire perché il punto E, d’intersezione della dom.

aggregata con la bisettrice, rappresenta il punto che esprime l’uguaglianza fra dom. aggregata e

reddito e, di conseguenza, l’equilibrio stabile del mercato dei beni.

La quantità Q* configura il valore della produzione o reddito nazionale (PIL) d’equilibrio, mentre la

quantità Qp indica la produzione di pieno impiego dei fattori produttivi.

Evidenziamo le conclusioni che si traggono da quest’impostazione di Keynes:

• Il mercato dei beni tende ad E, e quindi al valore della produzione Q*, perché se la produzione fosse

più bassa di Q* (perciò per valori a sinistra di Q*), ci sarebbe un “eccesso di domanda” (la dom.

aggregata sarebbe più alta della bisettrice che esprime la produzione reale di beni), per cui i produttori

avrebbero convenienza ad incrementare la produzione, fino ad arrivare a Q*. Se, invece, la

produzione fosse più alta di Q* (perciò per valori a destra di Q*), ci sarebbe un “eccesso d’offerta” (la

dom. aggregata sarebbe più bassa della bisettrice), per cui i produttori sarebbero costretti a ridurre la

produzione, fino ad arrivare a Q*. Conclusione: la quantità Q* è l’unica grandezza del reddito reale in

grado di assicurare un equilibrio stabile, perché esistono forze che tendono a ristabilire l’uguaglianza

fra dom. aggregata e produzione, ogni qualvolta il sistema se ne allontana.

• L’equilibrio economico (sul mercato dei beni) di Keynes non è necessariamente un equilibrio di piena

occupazione, come invece dicevano gli economisti classici. Ciò è dimostrato dal fatto che Q* è inferiore

(anche di molto) a Qp, che è il reddito di pieno impiego.

• Il punto precedente evidenzia la necessità, da parte dello Stato, di intervenire in economia, quando

si presentano situazioni, come quella descritta dal grafico, di equilibri di sottoccupazione. L’intervento

dei pubblici poteri può avvenire tramite la PM, la quale, mediante la regolazione dell’offerta di moneta

(così come abbiamo visto nella lezione precedente), varia la quantità di investimenti “I” e, quindi,

sposta la domanda aggregata, di cui gli investimenti sono una componente (C + I). Secondo Keynes,

tuttavia, il necessario intervento in economia dello Stato, si deve attuare attraverso politiche fiscali di

spesa pubblica, perché esse sono maggiormente efficaci per variare la domanda aggregata. Infatti, la

spesa pubblica G è essa stessa parte della domanda aggregata, per cui aumentando G, la domanda

aggregata si alza nel grafico e ciò determina un maggiore livello della produzione d’equilibrio, più

vicino a quello di piena occupazione, o, meglio ancora, coincidente con esso.

• Un’ultima considerazione. Nella costruzione keynesiana, i prezzi e l’inflazione sono quasi del tutto

ignorati. Questo perché nel periodo in cui la teoria keynesiana è stata elaborata, non era sicuramente

l’inflazione il problema contingente, bensì quello opposto della profonda recessione da insufficienza

della domanda aggregata. Keynes considera i prezzi ed il problema del loro aumento, solamente in un

caso, quello nel quale l’equilibrio del sistema si forma al di là del livello di pieno impiego della

produzione. In questa situazione, la maggiore domanda rispetto alla produzione reale di beni, non

potendo essere soddisfatta da un aumento della produzione (che ha raggiunto il top), si riversa sui

prezzi, determinando una loro crescita indiscriminata. Quindi, per Keynes, l’inflazione è giustificata solo

nelle situazioni di pieno impiego, quando l’eccessiva domanda, non potendo aumentare le quantità dei

beni prodotti (che sono al massimo), aumenta i prezzi dei beni stessi.

La spesa pubblica G ed il moltiplicatore del reddito

Abbiamo detto che, secondo Keynes, l’intervento dello Stato nel mercato, deve avvenire

preferibilmente con manovre di spesa pubblica.

Questo è chiaro se osserviamo il grafico e ricordiamo che la domanda aggregata è la somma C + I + G

L’introduzione delle spese operate dalla pubblica amm.zione (per la difesa, per l’istruzione, per la

salute, per le infrastrutture, ecc.), comporta una elevazione della domanda aggregata e quindi della

produzione d’equilibrio.

Perciò, la PF di spesa pubblica è utile quando il governo intende far uscire il sistema economico da

recessioni e, comunque, da situazioni di sottoccupazione o disoccupazione dei fattori produttivi (più in

particolare, dei lavoratori).

Quello che però è interessante notare è che l’aumento di produzione che consegue ad un incremento di

spesa pubblica, è maggiore dell’aumento iniziale di G. Questo perché l’aumento del reddito,

conseguenza dell’incremento di G, porta all’aumento anche dei consumi C, i quali hanno una relazione

direttamente proporzionale con il reddito (la funzione C è crescente al reddito). Ne consegue che

l’effetto dell’aumento di G è maggiore della quantità di G aumentata, perché c’è anche l’effetto reddito

sui consumi e dunque la domanda aggregata cresce sia per l’aumento di G, che per l’aumento di C.

Questo processo di espansione del reddito molto al di là dell’incremento della spesa pubblica G, è noto

come moltiplicatore del reddito.

Quindi, la PF del governo è maggiormente efficace per combattere situazioni di recessione, soprattutto

riguardanti la forza lavoro disoccupata.

Volendo dare una grandezza numerica al moltiplicatore del reddito:

Moltiplicatore = 1 / (1 – PMC)

dove PMC è la propensione marginale al consumo, cioè quanta parte di 1 lira (o 1 euro) è destinata al

consumo di beni.

Di conseguenza, l’effetto sul reddito del moltiplicatore, in risposta ad una variazione della spesa

pubblica è: Incremento del reddito = incremento di G X Moltiplicatore

Per es. se PMC=0.30 e la spesa pubbl. G è aumentata di 10 milioni, il reddito aumenterà di ca. 14,285

milioni.

E’ appena il caso di notare che la politica di spesa pubbl. G può essere utilizzata anche in direzione

opposta, per raffreddare l’economia (in genere per la troppa euforia sui prezzi di mercato) e diminuire

il reddito d’equilibrio. In questo caso il moltiplicatore del reddito aumenterà l’effetto recessivo della

manovra di PF.

Se ipotizziamo, nel sistema economico, una tassazione proporzionale al reddito (in realtà non è così,

perché in Italia la tassazione è progressiva al reddito), il moltiplicatore del reddito si modifica in questo

modo: Moltiplicatore = 1 / [1 – PMC(1 – t)]

dove t è l’aliquota delle imposte.

Il moltiplicatore che tiene conto della tassazione sul reddito dei cittadini è meno grande e quindi meno

efficace (ciò perché una parte del reddito dei consumatori va nelle casse dello Stato, come imposte sul

reddito, e non può quindi essere consumata), ma ha il vantaggio di attribuire allo Stato la possibilità di

agire anche sul livello di tassazione per modificare il reddito d’equilibrio. Infatti, modificando t

nell’espressione di cui sopra, è possibile utilizzare il moltiplicatore per misurare il conseguente

aumento (o diminuzione) della produzione.

La PF del governo può essere attuata sia sul lato delle entrate, modificando la tassazione, sia sul lato

della spesa, modificando il livello di spesa pubblica. Entrambe le manovre hanno efficacia sul reddito e

sulla produzione, ma devono fare i conti con il disavanzo o deficit dello Stato. Il deficit pubblico è la

differenza fra entrate e spese e questa differenza, negli stati moderni, è generalmente negativa, dando

origine appunto ad un disavanzo. Il disavanzo pesa sui cittadini, perché è finanziato con l’emissione di


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Exxodus

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Macroeconomia sulla teoria Keynesiana della domanda aggregata contenenti: un quadro generale della situazione storico-economica negli anni '30, l'insufficienza di domanda a causa della crisi economica del '29, la politica di spesa pubblica, la domanda aggregata di Keynes, la funzione di consumo C.


DETTAGLI
Esame: Macroeconomia
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Berti Ceroni Carlotta.

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