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Facoltà di economia

Corso di economia applicata 2003-2004

Roberto Iorio

Dispensa n. 5

Appunti di politica economica

Il prodotto o reddito nazionale (Y) è dato dalla somma di consumi (C), investimenti (I), spesa pubblica (G) ed esportazioni nette (esportazioni (X) meno le importazioni (M)). In simboli abbiamo dunque l’equazione che esprime il prodotto o reddito nazionale:

Y = C + I + G + (X-M)

Questa identità contabile rappresenta la base necessaria per capire i possibili interventi di politica economica. L’autorità pubblica (il governo o la Banca Centrale) può infatti intervenire per incrementare il reddito nazionale oppure per rallentare la crescita dell’economia, attraverso politiche espansive, nel primo caso, o restrittive nel secondo.

È facilmente comprensibile perché l’autorità pubblica debba desiderare l’aumento del prodotto nazionale, mentre può apparire insensato attuare politiche restrittive. In realtà ci possono essere fasi in cui l’economia si “surriscalda”, in cui, cioè, cresce sì il PIL, ma cresce notevolmente anche il livello dei prezzi; si ha cioè un’elevata inflazione. In questi casi può essere opportuna una politica restrittiva, una politica cioè che, a prezzo di una modesta riduzione del livello del reddito, comporti una consistente riduzione dell’inflazione.

Il tasso di inflazione misura la variazione percentuale del livello generale dei prezzi (il quale è un indice di prezzi calcolato su un paniere rappresentativo) avvenuta negli ultimi dodici mesi. Ad esempio, il tasso di inflazione nel febbraio 2003 sarà dato da:

[(indice prezzi febbraio 2003 – indice prezzi febbraio 2002)/indice prezzi febbraio 2002] x 100.

Possiamo pensare che anche il sistema macroeconomico, come accade per i mercati dei singoli beni, sia descritto da una curva di domanda ed una di offerta che mettono in relazione la quantità dei beni con i prezzi. In questo caso si tratta di domanda ed offerta aggregate, che mettono in relazione, cioè, la quantità complessiva dei beni (il prodotto nazionale) con il livello generale dei prezzi. Come per i singoli beni, la curva d’offerta sarà positivamente inclinata, la curva di domanda negativamente inclinata. Uno spostamento verso destra della curva di domanda aggregata (se dunque c’è un aumento di domanda a parità di prezzo) comporta un aumento sia della quantità che del prezzo di equilibrio. Se poi la curva di offerta è molto inclinata, quasi verticale, sempre in caso di uno spostamento a destra della domanda aggregata, si verifica un piccolo aumento del prodotto ed un forte aumento dei prezzi. Questo effetto è pertanto decisamente sfavorevole ed in tal caso, dunque, conviene “riportare indietro” la curva di domanda aggregata tramite una politica restrittiva.

Politiche monetarie

L’autorità che gestisce la politica monetaria è la Banca Centrale (in Europa essa è la Banca Centrale Europea, negli Stati Uniti la Federal Reserve).

Il suo principale strumento operativo è il tasso ufficiale di sconto (TUS), che è il tasso al quale la Banca Centrale presta denaro alle singole banche. È facile comprendere che, per non subire riduzioni dei propri profitti, se aumenta il tasso al quale le singole banche ottengono prestiti dalla Banca Centrale, le stesse banche dovranno aumentare il tasso al quale esse concedono prestiti ai cittadini. Per la stessa ragione le banche dovranno contemporaneamente aumentare il tasso d’interesse che pagano sui depositi dei cittadini.

Possiamo dunque comprendere cosa accade se la Banca Centrale decide un aumento del TUS: le singole banche aumenteranno il tasso al quale concedono prestiti ai cittadini. Ciò avrà una conseguenza negativa sugli investimenti: chi vuole investire in un’attività economica chiedendo un prestito in banca dovrà restituire il prestito con interessi più elevati e sarà dunque disincentivato dal farlo. Al tempo stesso, come detto, aumentano gli interessi che le banche concedono sui depositi. Dunque i cittadini saranno incentivati a depositare denaro in banca piuttosto che ad utilizzarli per consumi immediati.

Dunque l’effetto complessivo di un aumento del TUS è una riduzione sia degli investimenti sia dei consumi, quindi una riduzione del reddito nazionale. Questa è dunque una politica monetaria restrittiva.

L’inverso di quanto descritto in questo procedimento si verifica se la Banca Centrale decide di ridurre il TUS: le singole banche ridurranno il proprio tasso d’interesse sia a credito che a debito, il che comporterà rispettivamente un incremento degli investimenti.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Iorio Roberto.
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