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Macroeconomia

Le variabili macroeconomiche producono effetti che influenzano il benessere individuale degli individui di una collettività. I modelli macroeconomici sono rappresentazioni stilizzate che rappresentano una realtà complessa. Hanno gli obiettivi di comprendere il funzionamento dell'economia, identificare le relazioni tra le variabili economiche e predisporre politiche per migliorare l'efficienza economica e il benessere degli individui.

Modelli macroeconomici

Per la rappresentazione del modello e l'individuazione delle variabili endogene occorre predisporre delle ipotesi di base che sono elementi essenziali:

  • Il mercato è concorrenziale, tutti gli operatori sono price taker
  • La quantità e il prezzo d'equilibrio vengono determinati nell'equilibrio tra domanda e offerta.

Le variabili endogene vengono determinate dal modello (equilibrio) dato il valore delle variabili esogene che non è spiegato dal modello ma viene preso per dato (variabili non controllabili). Le variabili sono endogene o esogene a seconda del modello che si sta studiando. Nell'esempio del modello di domanda e offerta le variabili endogene sono il prezzo e la quantità di equilibrio mentre le esogene sono il reddito e il prezzo delle materie prime. Al prezzo d'equilibrio la quantità domandata e offerta sono uguali e si ha il market clearing. Un aumento di una variabile esogena come il reddito sposta la curva di domanda verso l'alto secondo un esercizio di statica comparata.

Per ogni modello è quindi importante comprendere le domande a cui cerca di rispondere, identificare le variabili endogene, comprendere le ipotesi di base che identificano gli elementi essenziali del problema e identificare i parametri che non possono essere spiegati dal modello (variabili esogene).

Breve e lungo periodo

Nel breve periodo i prezzi cambiano lentamente in risposta ai disequilibri dei mercati perché:

  • I salari sono fissati per contratto e non cambiano istantaneamente
  • I listini prezzi non cambiano anche per lunghi periodi

Nella realtà i prezzi non si aggiustano istantaneamente per rendere uguali domanda e offerta. Fino a quando i prezzi non variano in risposta a cambiamenti delle variabili esogene i mercati non sono in equilibrio e non si ha la market clearing. In queste situazioni si possono osservare fenomeni come la disoccupazione (eccesso di offerta di lavoro) e che le imprese non vendono tutti i prodotti (eccesso di offerta di beni e servizi).

Nel lungo periodo vale l'ipotesi d'equilibrio dei mercati (market clearing), i prezzi sono flessibili, non esistono frizioni e le risorse disponibili sono pienamente impiegate.

PIL (Prodotto Interno Lordo)

Il PIL misura il flusso monetario corrispondente allo scambio di beni e servizi (lavoro) tra gli individui e le imprese all'interno di un sistema economico.

Il PIL misura la produzione di nuova ricchezza tramite flusso monetario. È definito come:

  • Spesa totale in beni e servizi finali prodotti nel paese in un anno
  • Reddito totale prodotto dai fattori di produzione localizzati nel paese durante un anno

Il reddito aggregato deve uguagliare la spesa aggregata perché la somma di tutte le spese è pari alla somma di tutti i nuovi redditi prodotti. Diversi beni e servizi hanno valore diverso, il valore dei beni è espresso attraverso il prezzo di mercato. Non rientrano nel computo del PIL i beni usati perché riguardano un trasferimento di ricchezza già esistente e i beni intermedi, in quanto viene calcolato il solo valore dei beni finali. Rientrano invece nel calcolo del PIL le scorte di magazzino perché rappresentano la produzione di nuova ricchezza anche se verranno vendute in un momento futuro e le imputazioni e servizi abitativi.

Il valore aggiunto è pari al valore del prodotto finale meno il valore dei beni intermedi utilizzati per produrlo; il valore dei beni finali include già il valore dei beni intermedi utilizzati per produrli.

Componenti del PIL

Y = C + I + G + NX

  • Consumo rappresenta il valore di tutti i beni e servizi acquistati dagli individui, comprende beni durevoli e non durevoli oltre che a servizi.
  • Investimenti sono beni acquisiti per uso futuro, si dividono in investimenti fissi delle imprese (impianti); investimenti residenziali (immobili) e investimenti in scorte (magazzino).
  • Spesa pubblica rappresentano i beni e servizi acquistati dalla pubblica amministrazione, vengono escluse le spese per la redistribuzione e trasferimenti in quanto non rappresentano produzione di nuova ricchezza.
  • Esportazioni nette sono date dal valore totale delle esportazioni (EX) meno il valore totale delle importazioni (IM).

Misurazione delle variabili economiche

Le variabili economiche misurano quantità, le grandezze fondi misurano stock di una variabile in un certo periodo di tempo, mentre le grandezze flusso misurano le variazioni degli stock di una variabile da un periodo all'altro. Il capitale viene misurato come grandezza stock, mentre gli investimenti rappresentano un flusso di nuovo capitale che va ad aumentare o diminuire lo stock preesistente. Il benessere viene correttamente misurato dal nuovo prodotto in termini reali e non nominali.

Il PIL misura il valore dei beni e servizi prodotti in un certo anno.

  • Il PIL nominale misura questo valore a prezzi correnti.
  • Il PIL reale misura questo valore utilizzando come numerario di riferimento i prezzi di un anno base.

Le variazioni del PIL nominale sono dovute a variazioni delle quantità di beni e servizi e/o variazione dei prezzi. Isolando la variazione delle quantità (no variazione prezzi) otteniamo il PIL reale. Nell'anno base il PIL reale e nominale coincidono, mentre nell'anno successivo si ha quantità dell'anno corrente x prezzi anno base.

Il tasso d'inflazione è la variazione percentuale del livello generale dei prezzi, rappresenta una variazione media dei prezzi dei diversi beni e servizi in un certo periodo di tempo.

Deflatore del PIL = PIL nominale / PIL reale è una misura del livello dei prezzi, include tutti i beni. I prodotti vengono considerati solo quelli consumati e prodotti in Italia e i pesi dei beni sono variabili.

L'indice dei prezzi al consumo IPC misura il livello dei prezzi di un paniere tipico di consumo delle famiglie, viene pubblicato dall'Istat e viene usato per misurare il cambio del costo della vita delle famiglie, indicizzare i contratti all'inflazione e calcolare i valori reali e confrontare i dati di anni diversi. Viene calcolato come Costo paniere anno in corso / Costo paniere anno base a differenza del deflatore del PIL i beni considerati sono solo quelli del paniere di consumo, include beni sia consumati in Italia che all'estero e i pesi dei beni sono fissi.

Prodotto nazionale lordo (PNL)

Il Prodotto Nazionale Lordo (PNL) misura il reddito totale ottenuto dai fattori di produzione nazionali localizzati anche all'estero a differenza del PIL che invece misura il reddito totale dei fatti di produzione localizzati in Italia anche se esteri.

Prodotto Nazionale Lordo (PNL) - ammortamenti = Prodotto Nazionale Netto (PNN) - imposte dirette = Reddito Nazionale +/- trasferimenti a/da imprese e pubblica amministrazione = Reddito Personale - tasse pubblica amministrazione = Reddito Personale disponibile.

Popolazione e forza lavoro

La popolazione è divisa in attiva (15-64 anni) e passiva, la popolazione attiva viene classificata in base alla condizione lavorativa.

  • Forza lavoro: disponibilità di lavoratori nell'economia (occupati + disoccupati)
  • Occupati: coloro che hanno un lavoro retribuito
  • Disoccupati: i non occupati in cerca di lavoro
  • Fuori forza lavoro: non occupati non in cerca di lavoro e fuori dalla popolazione attiva
  • Tasso di disoccupazione: % della forza lavoro disoccupata
  • Tasso di partecipazione: % di popolazione adulta che lavora o lo cerca attivamente

La legge di Okun afferma che un aumento del 2% del PIL reale è associato in media a una riduzione dell'1% del tasso di disoccupazione, quindi il tasso di disoccupazione è negativamente correlato alla crescita del PIL.

Modello macroeconomico reddito nazionale

Ha come obiettivo lo studio della domanda e offerta di beni e servizi oltre che la determinazione del prodotto totale e delle componenti della domanda aggregata (variabili endogene). Le ipotesi di base sono il fatto che si stia operando nel lungo periodo e quindi operi la market clearing (mercati sempre in equilibrio). Si ipotizza poi che l'economia chiusa perciò con NX=0. Le variabili esogene sono produttività dell'economia (funzione di produzione e tecnologia) e la disponibilità dei fattori produttivi (capitale e lavoro).

Le componenti del modello sono:

  • Produzione di beni e servizi (Y)
    • Produzione di beni e servizi (reddito)
    • Domanda e offerta di fattori produttivi (capitale e lavoro)
    • Prezzi dei fattori e distribuzione del reddito
  • Domanda di beni e servizi (C+I+G+NX)
    • Componenti della spesa aggregata (C,I,G)
    • Domanda di capitali di prestito (per gli investimenti)
  • Determinazione dell'equilibrio
    • Mercati di fattori produttivi e produzione
    • Mercato finanziario: i capitali di prestito

Produzione di beni e servizi (Y)

I fattori di produzione (input) sono il capitale (K), formato da strumenti ovvero macchinari e impianti utilizzati nella produzione, e il lavoro (L), costituito dall'impegno fisico e mentale dei lavoratori. La funzione di produzione viene indicata con Y=F(K,L) e rappresenta quante unità di Y è possibile ottenere impiegando determinate unità di capitale e lavoro, rappresenta la tecnologia disponibile per trasformare capitale e lavoro in beni e servizi dato un livello della tecnologia produttiva che è disponibile in un dato momento. La produzione in questo modello è variabile esogena.

Il modello ha determinate ipotesi:

  • Il livello della tecnologia è fisso
  • I livelli di capitale e di lavoro disponibili nell'economia sono fissi e sono pienamente utilizzati

Quindi la funzione di produzione diventa Y=F(K,L), la funzione di produzione ha quindi rendimenti di scala costanti. I rendimenti di scala indicano l'effetto sulla produzione totale di un aumento equi proporzionale di tutti i fattori produttivi. Moltiplicando per un numero x la dotazione di capitale e lavoro iniziale si ottiene un nuovo valore della produzione rispetto all'aumento dei fattori. I rendimenti di scala possono quindi essere:

  • Costanti quando Y = xY1
  • Crescenti quando Y > xY2
  • Decrescenti quando Y < xY3

Ovvero sono costanti quando l'aumento della produzione è uguale a quella dei fattori. I fattori di produzione vengono remunerati sulla base dei loro prezzi di mercato, i prezzi dei fattori rappresentano il pagamento per l'uso di un'unità di fattore:

  • Il salario è il prezzo pagato per l'uso del lavoro (w) [nominale]
  • La rendita del capitale è il prezzo pagato per l'uso del capitale (r) [nominale]
  • Il prezzo del prodotto (p)
  • Il salario reale (w/p)
  • La rendita reale di capitale (r/p)

La disponibilità dei fattori di produzione non è tuttavia spiegata dal modello e vengono determinati sul mercato concorrenziale. L'offerta di ogni fattore è quindi fissa e le imprese domandano fattori produttivi al fine di massimizzare i profitti. La produttività marginale del lavoro (PML) è la quantità di prodotto ottenibile con una unità aggiuntiva di lavoro, data la quantità di capitale:

PML = F(K,L +1) – F(K,L)

Rappresenta la derivata parziale della funzione di produzione rispetto al lavoro e graficamente è rappresentata dalla pendenza della funzione di produzione. La PML cala se la quantità di lavoro impiegato cresce. Un'impresa chiederà quindi lavoro fino al punto in cui il costo marginale è pari al beneficio marginale in particolare quando il salario reale = produttività del lavoro, per l'impresa il salario è dato in quanto dipende dal mercato mentre la produttività del lavoro dipende da quanto fattore si sta usando nella produzione. Mantenendo quindi K costante la produttività è decrescente all'aumentare di ogni unità. Il punto d'equilibrio tra domanda e offerta di lavoro è dato dal salario reale d'equilibrio dove le imprese utilizzano l'intera disponibilità di lavoro disponibile nell'economia L.

Per il capitale vale lo stesso ragionamento perciò l'impresa domanda capitale fino al punto in cui la produttività e il costo marginale sono uguali:

(Produttività marginale del capitale) PMK = R/P (rendita nominale)

Il reddito totale viene distribuito tra L e K, ogni fattore di produzione è remunerato in base alla sua produttività marginale il che implica che la funzione è a rendimenti di scala costanti e il reddito è interamente ripartito tra capitale e lavoro:

Y=PML (L) + PMK (K)

Domanda di beni e servizi (C,I,G)

Consumo (C)

Il consumo delle famiglie dipende dal reddito disponibile dopo il pagamento delle tasse al governo. Il reddito disponibile è dato da Y-T, la funzione di consumo indica quanta parte del reddito disponibile viene destinata al consumo:

C = C(Y-T)

La propensione marginale al consumo (PMC) rappresenta l'aumento di C indotto da un aumento unitario di reddito disponibile supponendo che un aumento del reddito disponibile comporti un aumento dei consumi, questa è una funzione costante e aumenta quindi il consumo linearmente. La parte data da 1-PMC rappresenta il risparmio.

Investimenti (I)

Gli investimenti delle imprese dipendono dal costo di prendere a prestito i capitali necessari che è dato dal tasso d'interesse reale (r) che è dato dal tasso d'interesse nominale corretto per l'inflazione. La funzione d'investimento mette in relazione la quantità di investimenti con il tasso d'interesse reale:

I = I (r)

Il tasso d'interesse reale misura il costo reale di prendere a prestito i fondi mutuabili (passivo) e il costo-opportunità di utilizzare i propri fondi per consumo o darli a prestito (attivo). In entrambi i casi maggiore è il tasso d'interesse reale e minore è il numero di investimenti profittevoli. Vi è quindi una relazione inversa tra r e I.

Spesa pubblica e tasse (G & T)

La spesa pubblica include tutte le spese pubbliche per l'acquisto di beni e servizi ed esclude i pagamenti per i trasferimenti, le tasse rappresentano le entrate per il governo. Il bilancio pubblico è dato da G-T e può essere in pareggio (G=T), in avanzo (G<T) o in disavanzo (G>T). L'intervento del governo non è spiegato dal modello, sia G che T sono variabili esogene del modello.

Il modello permette quindi di studiare come le variabili endogene (C,I,r) variano in equilibrio in risposta a cambiamenti delle variabili esogene (G,T). Le quantità di G e T sono comunque costanti e date dal governo e per questo sono anche essere variabili esogene in equilibrio.

Il mercato di beni e servizi in economia chiusa è in equilibrio nel lungo periodo quando la domanda totale è uguale alla produzione totale (offerta):

Y = C + I + G

In questa equazione l'unica variabile endogena che permette l'uguaglianza dei due lati è il tasso d'interesse r, variazioni di tasso inducono variazioni degli investimenti fino a quando la domanda totale e la produzione sono uguali. Considerando il mercato dei fondi mutuabili il prezzo del mercato è il tasso d'interesse reale (r) che rappresenta la remunerazione per coloro che danno a prestito capitali e costo da pagare per coloro che li prendono a prestito, l'offerta dei capitali è data dal risparmio nazionale (privato + pubblico) mentre la domanda deriva dagli investimenti.

Il risparmio nazionale è dato da S = Y – C – G che è composto da risparmio privato (Y – T) – C e risparmio pubblico.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paolo.imola93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Minniti Antonio.
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