CAPITOLO IX : LE FLUTTUAZIONI ECONOMICHE
Lungo periodo: prezzi sono flessibili e si aggiustano per eguagliare domanda e offerta
Breve periodo: i prezzi sono fissati a un livello predeterminato e non si aggiustano per uguagliare
domanda e offerta.
Macroeconomia classica: prezzi flessibili
L'equilibrio macroeconomico dipende soltanto dall'offerta aggregata (funzione di produzione e
fattori di produzione K e L). La domanda aggregata porta soltanto a una variazione dei prezzi ma
l'ipotesi di prezzi flessibili appare ragionevole solo nel lungo periodo.
Se i prezzi sono vischiosi le variazioni della domanda si traducono in variazioni della produzione e
occupazione: in questo caso gli shock e le politiche economiche (fiscali e monetarie) possono
influire sulla produzione aggregata e sul benessere degli individui.
Modello di domanda e offerta aggregata : il modello è molto simile a quello di domanda e offerta
per un singolo bene ma in realtà è un modello sofisticato perché richiede l'iterazione fra molteplici
mercati.
Si può derivare la curva di domanda di offerta aggregata dalla teoria quantitativa della moneta,
essendo la velocità costante per ipotesi si può scrivere la funzione generica:
M V = P Y
Y = V (M/P)
Y = DA (M,P)
Una riduzione dell'offerta di moneta (M) sposta la (DA) verso il basso, al contrario un aumento di
(M) sposta la (DA) verso l'alto.
Offerta aggregata nel lungo periodo (OALP): per la teoria neoclassica la produzione non dipende da
P ma solo da K e L, quindi nel lungo periodo la funzione di offerta aggregata è verticale in
corrispondenza del livello di pieno impiego dei fattori produttivi.
Y = F (K,L)
Una riduzione dell'offerta di moneta (M) mantiene sempre Y a livello di pieno impiego nel lungo
periodo in quanto i prezzi sono flessibili e quindi (P) cala.
Offerta aggregata nel breve periodo (OABP): nel breve periodo i prezzi non sono perfettamente
flessibili,la funzione di produzione aggregata è orizzontale in corrispondenza del livello P. La
produzione d'equilibrio (endogena) è determinata dall'intersezione tra la curva DA e la OABP. Una
riduzione dell'offerta di moneta (M) abbassa il livello di produzione (Y) in quanto i prezzi sono
fissi, al contrario un aumento incrementa la produzione spostandosi a destra sulla curva OABP.
Nel breve periodo i prezzi sono fissi e una riduzione dell'offerta di moneta (M) riduce la produzione
(da Y a Y ) nel tempo, lungo periodo i prezzi si aggiustano calando e aumentando la produzione
B
riportandola al pieno impiego.
Le variazioni esogene della curva di domanda e offerta sono definite shock che possono avvenire
sia dal lato della domanda (introduzione carte di credito equivale a un aumento di M sposta DA
verso l'alto) oppure offerta (variazione esogena dei costi di produzione sposta OABP verso l'alto).
Lo shock di aumento di M sposta la DA verso l'alto facendo aumentare la produzione ma nel lungo
periodo i prezzi crescono e la produzione torna a quella di pieno impiego.
Uno shock dell'offerta sposta la OABP verso l'alto i prezzi crescono mentre la produzione cala
stagflazione che nel lungo periodo svanisce in quanto i prezzi calano portando di nuovo l'economia
alla piena occupazione. Si può contrastare subito la stagflazione con politiche di stabilizzazione
aumentando la domanda aggregata per contrastare gli effetti dello shock per evitare che la
produzione non si discosti da Y.
Opec e stagflazione degli anni '70: nei primi anni del 1970 i paesi produttori di petrolio aumentano i
prezzi fino a farli raddoppiare, questo comporta un aumento dei costi di produzione e uno shock
negativo d'offerta con conseguente stagflazione in tutti i Paesi ma negli anni '80 il cartello non
regge e si ha uno shock di offerta positivo che ristabilizza l'economia e la produzione torna a
crescere diminuendo l'inflazione.
Le politiche di stabilizzazione tendono a controbilanciare gli shock al fine di evitare che il reddito si
discosti da quello di pieno impiego.
Shock domanda se lo shock deriva da un cambiamento della domanda di moneta (M) la banca
centrale può cambiare l'offerta nella stessa direzione e in questo caso la (DA) non si sposta.
Shock offerta se il policy maker non sposta la DA abbiamo stagflazione nel breve periodo, nel
lungo periodo i prezzi tornano al livello originario. Se si sposta la DA l'economia rimane al livello
di pieno impiego ma i prezzi sono permanentemente più elevati generando inflazione. Vi è quindi
un trade off di scelta se accettare un calo di produzione e occupazione nel breve periodo oppure un
inflazione nel lungo.
CAPITOLO X: LA DOMANDA AGGREGATA
Lungo periodo:
• prezzi flessibili
• produzione è di pieno impiego (disoccupazione pari al tasso naturale) dipende dalla
tecnologia e dai fattori produttivi
Breve periodo:
• prezzi fissi
• la produzione dipende dalla domanda aggregata
• shock e politiche di stabilizzazione influiscono sulla produzione
• produzione inferiore a quella di pieno impiego è associata a disoccupazione
Modello IS-LM
Studio della domanda aggregata nel breve periodo in una economia chiusa, analisi degli shock di
domanda, determinazione del reddito d’equilibrio e predisposizione delle politiche di
stabilizzazione.
Le variabili endogene sono:
• il reddito nazionale (Y),
• il tasso d’interesse (r)
• i componenti della domanda consumo (C) e investimenti (I).
Le variabili esogene sono:
• prezzi (P)
• politica fiscale (G) e (T)
• politica monetaria (M)
Il modello IS-LM spiega gli spostamenti della domanda aggregata per ogni dato livello di prezzi
(P). Questi spostamenti influenzano il reddito prodotto nel breve periodo.
La curva IS rappresenta le combinazioni di tasso d’interesse (r) e reddito (Y) per cui il mercato di
beni e servizi è in equilibrio.
Per derivare la curva IS usiamo la croce keynesiana strumento grafico per determinare l’equilibrio
tra domanda programmata e produzione effettiva. In equilibrio la spesa programmata (E) è uguale
alla spesa effettiva (Y). C = C(Y-T)
I = I
T, G
Y = E
E = C (Y-T) + I + G
Il reddito d’equilibrio è dato nel punto in cui la spesa programmata eguaglia la spesa effettiva e
tutto il reddito prodotto viene utilizzato in qualche componente della spesa, in equilibrio le scorte di
magazzino non variano.
Un aumento di (G) spesa pubblica sposta la curva (E) spesa programmata verso l’alto le imprese
riducono prima le scorte poi aumentano la produzione. L’aumento di G induce un’ aumento del
reddito di equilibrio più che proporzionale ∆Y > ∆G, il rapporto ∆G/∆Y > 1 è detto moltiplicatore
della spesa pubblica ed è sempre maggiore di 1. L’aumento della spesa pubblica genera due effetti :
• diretto: la domanda programmata aumenta istantaneamente di ∆G e questo porta ad un
aumento della produzione e reddito
• indiretto: il reddito disponibile aumenta, una frazione pari a PMC aumenta i consumi che
aumenta a sua volta domanda e reddito, di questo aumento una frazione PMC viene
destinata ai consumi. 2 3
∆Y = ∆G ( 1+PMC+PMC +PMC +…)
∆Y / ∆G = 1 / 1-PMC
Un altro modo per ottenere il moltiplicatore della spesa pubblica può essere esprimere l’equazione
d’equilibrio Y = C+G+I in termini di variazioni tenendo conto che ∆I = 0
∆Y = ∆C + ∆G
∆Y = (PMC x ∆Y) + ∆G
∆Y – PMC x ∆Y = ∆G
∆Y (1-PMC) = ∆G
∆Y/ ∆G = 1 / 1-PMC
Una riduzione delle tasse (T) porta ad un aumento del reddito disponibile e induce a maggiori
consumi, l’impatto diretto è però inferiore a quello ottenuto con la spesa pubblica (G).
2 3
∆Y = - ∆T (PMC+PMC +PMC +…)
DY / DG = - (PMC/1-PMC)
Oppure otteniamo in termini di variazioni sapendo che ∆I = 0 e ∆G =0
DY = DC
DY = PMC x (DY-DT)
∆Y – PMC x ∆Y = PMC (-∆T)
∆Y (1-PMC) = -∆T x PMC
DY / DT = - (PMC/ 1-PMC)
Il moltiplicatore della spesa pubblica è positivo mentre quello fiscale è negativo, è anche superiore
in valore assoluto. L’effetto fiscale è indiretto e soltanto una frazione pari a PMC del nuovo reddito
disponibile si materializza in nuova domanda aggregata.
Se la spesa pubblica aumenta di un euro, ∆G = 1 e la propensione marginale al consumo PMC = 0,6
allora il moltiplicatore della spesa pubblica è pari a: 1/1-0,6 = 2,5
Se le tasse sono ridotte di un euro ∆T = -1 e la PMC=0,6 allora il moltiplicatore delle imposte è pari
a : -(0,6/ 1-0,6) = 1,5
LA CURVA IS
Ha pendenza negativa all’aumentare del tasso d’interesse gli investimenti e la produzione calano.
Una riduzione del tasso d’interesse induce le imprese ad aumentare gli investimenti I(r) e questo
aumenta la spesa programmata (E). Per mantenere l’equilibrio sul mercato dei beni il prodotto (pari
alla spesa effettiva Y) deve aumentare. Minori tassi d’interesse sono quindi associati a maggiori
livello di produzione lungo la curva IS.
Ogni curva IS è tracciata per un dato livello esogeno di G e T. Un aumento della spesa pubblica G
sposta la domanda programmata verso l’alto che a parità di r sposta la IS verso destra.
È equivalente studiare l’equilibrio sul mercato dei beni e dei fondi mutuabili in quanto i due mercati
devono essere contemporaneamente in equilibrio.
Y – C – G = I S = I
S = Y – C(Y-T) – G = I(r)
Il lato sinistro dell’equazione mostra che l’offerta di capitali dipende dal reddito, da T e da G mentre
la domanda dipende dal tasso d’interesse r.
La IS può essere interpretata come la relazione tra r e Y che garantisce l’equilibrio sul mercato dei
fondi mutuabili. Un aumento del reddito aumenta il risparmio (poiché PMC <1) e quindi il tasso
d’interesse cala.
LA CURVA LM
La curva LM rappresenta le combinazioni di tasso d’interesse (r) e reddito per cui il mercato dei
saldi monetari reali è in equilibrio.
Per derivare la LM usiamo la teoria delle preferenze per la liquidità che mette in relazione la
quantità di moneta reale con il tasso d’interesse. Secondo la teoria l’offerta di saldi monetari è
esogena.
La domanda di saldi monetari :
- decresce con il tasso d’interesse (r) che rappresenta il costo opportunità di detenere moneta
- cresce con il reddito (Y) che aumenta il numero di transazioni economiche
In equilibrio domanda e offerta sono uguali ovvero :
M/P = L(r)
Una riduzione di moneta (M) porta ad un eccesso di domanda per cui il tasso d’interesse deve
aumentare.
La stretta monetaria di Volcker
Nel 1979 l’inflazione americana è π > 10%. Paul Volcker presidente della FED annuncia una
politica monetaria deflazionistica. Dal 08/1979 al 04/1980 la FED riduce M/P dell’ 8%. Nel 1983
l’inflazione è pari a π = 3,7%.
Teoria quantitativa, effetto Fischer (teoria classica): i = r + π
• I prezzi sono flessibili
• La riduzione dell’inflazione riduce i tassi d’interesse
∆i < 0
Teoria della preferenza per la liquidità (teoria keynesiana):
• I prezzi sono fissi nel breve periodo
• Lo spostamento della curva di offerta di moneta porta a un aumento del tasso d’interesse
∆i > 0
Nel breve periodo i tassi sono cresciuti mentre nel lungo periodo sono diminuiti rispettando le
previsioni di entrambe le teorie.
La LM è la relazione tra (r) e (Y) che garantisce l’equilibrio sul mercato dei saldi monetari. Un
aumento del reddito aumenta la domanda di liquidità, l’eccesso di domanda porta ad un aumento del
tasso d’interesse.
Ha pendenza positiva un aumento del reddito aumenta la domanda di moneta, poiché l’offerta di
saldi monetari reali è fissa (M e P esogeni) si crea eccesso di domanda di moneta nel mercato dato il
tasso d’interesse iniziale che deve aumentare per ristabilire l’equilibrio sul mercato dei saldi
monetari reali.
Ogni curva LM è tracciata per un dato livello di M, una riduzione della moneta M sposta l’offerta
verso sinistra, per ogni livello di Y il mercato dei saldi monetari reali è in equilibrio solo se il tasso
d’interesse è superiore e perciò la LM si sposta verso l’alto.
Le curve IS e LM sono tracciate per date variabili esogene fiscali e monetarie. L’equilibrio di breve
periodo è dato dalla combinazione di r e Y (variabili endogene) tali per cui il mercato dei beni e
servizi e quello dei saldi monetari reali sono in equilibrio.
CAPITOLO XI: LA DOMANDA AGGREGATA II
Il modello IS-LM serve per studiare come shock e politiche economiche influiscono sul reddito e
tasso d'interesse quando i prezzi sono fissi e derivare la curva di domanda aggregata.
La IS (mercato dei beni e servizi) è data dalla relazione tra (r) e (Y) che garantisce l'equilibrio sui
merc