La teoria dell'impresa
Obiettivi delle imprese
Gli obiettivi delle imprese si differenziano in:
- Obiettivi non finanziari:
- Riduzione dell’inquinamento
- Responsabilità sociale ed etica
- Obiettivi finanziari:
- Massimizzazione del profitto
- Massimizzazione del ricavo
- Minimizzazione dei costi
- Aumento della quota di mercato
Modello di comportamento dell'impresa
Il modello di comportamento dell'impresa presenta marcate analogie con quello del consumatore. Nell'effettuare le proprie scelte decisionali, l'impresa si trova a fronteggiare dei vincoli tecnologici: solo alcune combinazioni di input rappresentano modi ammissibili di produrre un certo ammontare di output. L'impresa, nel caso in cui debba fare delle scelte, si trova di fronte delle variabili decisionali:
- I livelli di input
- I livello di output
Funzione di produzione
La funzione di produzione è la relazione tecnica che lega le quantità di input utilizzate alla quantità massima di output ottenibile q = q(x1, x2, …, xn) dove q è la quantità di output e X1 sono le quantità di input utilizzate. Possiamo inoltre dire che la funzione di produzione è l'insieme di tutte le combinazioni tecnicamente efficienti per realizzare un determinato output, rappresenta quindi una tecnologia produttiva. I punti sulla funzione di produzione rappresentano combinazioni produttive tecnicamente efficienti. (pagina 125)
Fattori di produzione
I fattori di produzione si dividono in:
- Fattori di produzione fissi: input la cui quantità non può essere variata nel periodo di tempo considerato
- Fattori di produzione variabili: input la cui quantità può essere variata nel periodo di tempo considerato
La differenza tra fattori fissi e variabili ci consente di distinguere il breve dal lungo periodo:
- Breve periodo: lasso di tempo sufficientemente breve in cui almeno un fattore di produzione è fisso. Nel breve periodo, quindi, la produzione può essere aumentata solo usando più fattori variabili. Il breve periodo è qualsiasi tempo inferiore all’anno.
- Lungo periodo: è un lasso di tempo sufficientemente lungo perché tutti gli input possano essere variati, tutti i fattori di produzione sono variabili. Il lungo periodo è qualsiasi periodo superiore all’anno.
Funzione di produzione con un solo input variabile
Consideriamo il lavoro L, la funzione di produzione equivale a: q = q(L). Essa può essere utile per spiegare due importanti concetti:
- Produttività media: è data dal rapporto tra il livello di output e la quantità di input utilizzata per ottenerlo: PME = q(L)/L. Essa indica la pendenza del segmento che collega l’origine al punto della funzione di produzione in cui viene calcolata.
- Produttività marginale: rappresenta l’incremento di output che si ottiene variando di un’unità la quantità utilizzata dell’input: PMG = Δq(L)/ΔL. Se consideriamo variazioni infinitesime, la produttività marginale diventa: PMG = dq(L)/dL ed è misurata dalla pendenza della tangente nel punto della funzione di produzione in cui viene calcolata.
Produttività marginale decrescente
Nel breve periodo la produzione è soggetta alla legge della produttività marginale decrescente: se si combinano quantità crescenti di un fattore variabile con quantità date di un fattore fisso, a un certo punto ogni unità aggiuntiva del fattore variabile produrrà un minore output aggiuntivo dell’unità precedente.
Funzione di produzione nel lungo periodo
Nel lungo periodo tutti gli input (nel nostro caso L e K) sono variabili ed abbiamo: q = q(L, K). A partire da questa funzione è possibile fissare un livello di output, ad esempio q0, e ottenere tutte le coppie possibili dei due input che permettono di produrre tale quantità q = q(L, K). È possibile rappresentare la funzione di produzione nel piano (L, K) attraverso curve di livello dette isoquanti. Un isoquanto raffigura tutte le combinazioni dei due input che permettono di produrre la stessa quantità di output. La mappa degli isoquanti di produzione ha le seguenti caratteristiche:
- A curve più lontane dall’origine corrispondono livelli di produzione maggiori (q2 > q1 > q3)
- Gli isoquanti sono curve decrescenti: per mantenere lo stesso livello di output, a una diminuzione di L deve corrispondere un aumento di K e viceversa
- Gli isoquanti non si intersecano tra loro
- Gli isoquanti sono curve convesse: per la legge della produttività marginale decrescente, se riduco L a partire da una dotazione abbondante, dovrò aggiungere una quantità piccola di K, viceversa se la dotazione iniziale di L è piccola.
Saggio tecnico di sostituzione
Il saggio tecnico (marginale) di sostituzione (STS) ci dice di quanto deve aumentare la quantità utilizzata di un input nel caso di una riduzione unitaria della quantità utilizzata dell’altro input se si vuole mantenere costante il livello di produzione. Esso è pari, in valore assoluto, al rapporto tra le produttività marginali dei due input.
Rendimenti di scala
Nel lungo periodo, tutti i fattori di produzione sono variabili. Se un’impresa raddoppiasse tutti gli input (ovvero se variasse nella stessa produzione tutti gli input) potremmo distinguere tre possibili situazioni:
- Rendimenti costanti di scala: un aumento percentuale degli input produce lo stesso incremento percentuale di output.
- Rendimenti crescenti di scala: un aumento percentuale degli input produce un incremento più che proporzionale dell’output.
- Rendimenti decrescenti di scala: un aumento percentuale degli input produce un aumento meno che proporzionale dell’output.
Costi di produzione
I costi di produzione di un’impresa dipendono ovviamente dalla quantità di input utilizzati. Più precisamente essi dipendono:
- Dalla produttività dei fattori: quanto maggiore è la produttività, tanto minore è la quantità di input necessaria per produrre un dato livello di output e quindi tanto minori sono i costi di produzione;
- Dal prezzo dei fattori: quanto maggiore è il loro prezzo, tanto maggiori saranno i costi di produzione.
Se i mercati dei fattori sono in concorrenza perfetta e se, data la funzione di produzione, scegliamo la quantità utilizzata dei fattori di produzione in modo da minimizzare i costi di produzione per ogni data quantità di prodotto, allora il costo di produzione dipenderà solo dalla quantità di output. Possiamo dunque scrivere: CT = CT(q).
Costi nel breve e lungo periodo
Nel breve periodo, i costi sostenuti per acquisire fattori fissi non variano con l’output prodotto. Nel breve periodo l’impresa utilizza solo un input variabile (L), mentre l’altro input è fisso (K0). Il costo totale è pari a: CT(q) = wL(q) + rK0.
Nel lungo periodo il costo totale nel caso di due input variabili (L e K) è pari a:
CT = wL + rK
dove w è il costo unitario del fattore lavoro, il salario, e L è la quantità di lavoro utilizzata, mentre r è il costo unitario del capitale, il tasso di interesse, e K è la quantità di capitale impiegata nella produzione. Se fissiamo il livello di costo CT è possibile rappresentare il costo totale nel piano (L, K); infatti in tal caso la funzione di costo non è altro che l’equazione di una retta i cui punti rappresentano tutte le combinazioni di L e K che, se impiegati, implicano lo stesso costo per l’impresa. Tale curva è denominata retta di isocosto: è una retta i cui punti rappresentano le combinazioni dei due input che comportano lo stesso livello di costo totale di produzione per l’impresa. Ad ogni livello di costo dato corrisponde una diversa linea di isocosto. È quindi possibile disegnarne una mappa nel piano (L, K) e si osserva che quanto maggiore è il costo totale sostenuto dall’impresa, tanto più lontana dall’origine sarà la corrispondente retta di isocosto.
Combinazione ottima degli input
Dato il livello di produzione fissato, q*, l’impresa sceglie la combinazione dei fattori in modo da minimizzare il costo di produzione. La combinazione ottimale di L e K è rappresentata dal punto di tangenza tra questo isoquanto e una delle rette di isocosto: infatti, in corrispondenza di ogni altro punto dello stesso isoquanto la quantità prodotta è uguale, ma il costo è maggiore. Nel punto di tangenza le pendenze dell’isoquanto e dell’isocosto sono uguali: il rapporto tra produttività marginale del lavoro e salario deve essere uguale al rapporto tra produttività marginale del capitale e tasso di interesse. Quindi il criterio di scelta della combinazione ottima degli input è dato dall’uguaglianza delle produttività marginali ponderate.
Scelta del consumatore e scelta del produttore
| Consumatorie | Produttore |
|---|---|
| Scelta che massimizza la sua soddisfazione (utilità) | Scelta che minimizza il costo di produzione |
| Soluzione ottima = combinazione dei due beni 1 e 2 (x1*; x2*) | Soluzione ottima = combinazione dei due fattori produttivi L e K (L*; K*) |
| È possibile rappresentare la funzione di utilità nel piano (x2; x1) attraverso curve dette curve di indifferenza | È possibile rappresentare la funzione di produzione nel piano (L, K) attraverso curve dette isoquanti |
| A curve di indifferenza più lontane dall’origine corrispondono livelli di utilità maggiori | A isoquanti più lontani dall’origine corrispondono livelli di produzione maggiori |
| Le curve di indifferenza sono curve decrescenti | Gli isoquanti sono curve decrescenti |
| Le curve di indifferenza non si intersecano tra loro | Gli isoquanti non si intersecano tra loro |
| Le curve di indifferenza sono curve convesse | Gli isoquanti sono curve convesse |
| Rappresentiamo nel piano (x2; x1) il vincolo di bilancio: costo | Rappresentiamo nel piano (L, K) la retta di isocosto |
| La pendenza della retta di bilancio è data dal rapporto dei prezzi dei due beni | La pendenza della retta di isocosto è data dal rapporto dei prezzi dei due fattori produttivi |
| La combinazione ottima corrisponde al punto di tangenza tra retta di bilancio e curva di indifferenza | La combinazione ottima corrisponde al punto di tangenza tra isocosto e isoquanto |
| Per trovare la soluzione ottima analiticamente, occorre risolvere il sistema | Per trovare la soluzione ottima analiticamente, occorre risolvere il sistema |
Mercato e settore
L’impresa è un sistema socio-economico aperto (la relazione tra impresa e ambiente si fonda su rapporti di reciproco sconfinamento). L’impresa evolve in rapporto alle opportunità e alle minacce che provengono dall’ambiente ma, contemporaneamente, l’ambiente stesso viene con continuità modificato dalle condotte dell’impresa. Si ha infatti:
- Macro ambiente: insieme di tutti gli elementi esterni che influenzano indirettamente l’organizzazione.
- Mercato: arena competitiva, che può comprendere settori diversi.
- Settore: luogo economico in cui si realizza il confronto concorrenziale.
Riguardo il settore, si va a fare un’analisi che tende a rispondere a due quesiti fondamentali:
- Quali sono i fattori che determinano la redditività settoriale?
- Quali sono i fattori chiave per la sopravvivenza e il successo in un settore?
Inoltre l’analisi va ad analizzare diversi aspetti, tra cui:
- Struttura del settore
- Forma di mercato
- Forze competitive di Porter
Struttura del settore
Per quanto riguarda la struttura del settore si può affermare che essa è la risultante dell’interazione di diversi aspetti:
- Concentrazione:
- Numero delle imprese e la loro dimensione relativa
- Indici parziali (che considerano solo le imprese più grandi del settore), come il rapporto di concentrazione (Q = quota di mercato della i-esima impresa, 0 ≤ Q ≤ 1).
- Differenziazione:
- Differenze nel prezzo, nelle prestazioni, nell’immagine dei prodotti.
- Differenziazione verticale (o reale), attiene all’utilizzo di nuove materie prime e alla prestazione di servizi.
- Differenziazione orizzontale (o percepita), riguarda l’aspetto esteriore del prodotto.
- Integrazione verticale:
- Numero dei processi produttivi svolti nell’ambito di un ciclo di produzione
- La scelta del grado d’integrazione verticale si pone all’inizio dell’attività produttiva (scelta make or buy), tra produrre all’interno, acquisire all’esterno, o stabilire un duraturo rapporto di fornitura (quasi integrazione verticale)
- Decentramento: Scorporare delle attività per assegnarle ad altre imprese, contrario dell’integrazione verticale.
- Diversificazione: Estensione della gamma dei prodotti dell’impresa, processo inverso alla specializzazione.
Forme di mercato
Distinguiamo le forme di mercato in base al grado di concorrenza che si determina tra le imprese; possiamo individuare quattro forme di mercato fondamentali: concorrenza perfetta, concorrenza monopolistica, oligopolio e monopolio. Possiamo inoltre distinguerle ancora, seguendo questi parametri:
- Grado di libertà con cui nuove imprese possono entrare nell’industria
- Natura del prodotto
- Grado di controllo sul prezzo da parte delle imprese (potere di mercato)
A un estremo, quello del massimo grado di concorrenza...
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