Macroeconomia 1° parziale
Introduzione alla materia
L’oggetto di studio della macroeconomia:
- Perché alcuni paesi sono poveri e altri ricchi?
- Quali politiche possono essere attuate per permettere ai paesi in via di sviluppo di uscire dalla trappola del sottosviluppo?
- Che cos’è la disoccupazione e come è possibile combatterla?
- Come funziona il sistema finanziario?
- Che cosa determina l’andamento dei prezzi?
- Chi emette moneta e da cosa dipende l’inflazione?
- Perché ci sono boom e recessioni?
- Quali politiche pubbliche possono ridurre le fluttuazioni economiche: il governo è in grado di migliorare il funzionamento dell’economia?
- Esiste una relazione tra disoccupazione e inflazione?
Le variabili macroeconomiche e il benessere individuale
L’andamento macroeconomico incide direttamente sul benessere degli individui. Esempi di alcuni dati:
Disoccupazione
Se la produzione (PIL) cresce del 2% la disoccupazione si riduce in media dell’1% e, in Italia, per ogni punto percentuale di crescita 250.000 persone in più avrebbero un lavoro.
Tassi di interesse
Se il tasso di interesse è al 7,25%, il pagamento annuo su un mutuo di 200.000 euro a 30 anni è pari a 14.500 euro. Se il tasso cresce dello 0,5% fino a 7,75% è necessario pagare 1000 euro in più all’anno quindi l’acquisto di una casa costerà circa 30.000 euro in più.
I modelli economici
Sono rappresentazioni stilizzate che rappresentano una realtà complessa. Un modello economico è un esercizio di analisi di un problema, partendo dall’osservazione della realtà. Hanno l’obiettivo di:
- Comprendere il funzionamento dell’economia;
- Identificare le relazioni tra le variabili economiche;
- Predisporre politiche per migliorare l’efficienza economica e il benessere degli individui.
Un semplice modello di domanda e offerta (Esempio: Il mercato della pizza)
- Obiettivo del modello = Problema che si intende studiare determinare il prezzo e la quantità del mercato.
- Ipotesi di base = elementi essenziali:
- Il mercato è concorrenziale: ogni compratore e venditore è piccolo rispetto al mercato e non può scegliere il prezzo.
- La quantità e il prezzo vengono determinati dall’equilibrio tra domanda e offerta.
- Variabili economiche di interesse:
- P = prezzo
- DQ = quantità domandata
- OQ = quantità offerta
- Y = reddito aggregato
- Pm = prezzo della mozzarella (fattore di produzione)
Le funzioni matematiche per esprimere le relazioni tra le variabili
- Funzione generica: Indica soltanto una generica relazione tra le variabili: Q = D(P,Y)
- Funzione specifica: Indica una precisa relazione quantitativa: Q = 60 − 10P + 2Y
Funzione di domanda
La curva di domanda esprime una relazione negativa tra quantità e prezzo, date tutte le altre variabili Q = D(P,Y)
Funzione di offerta
La curva di offerta esprime una relazione positiva tra quantità e prezzi, date tutte le altre variabili Q = O(P,Pm)
Variabili endogene ed esogene
Le variabili endogene vengono determinate dal modello (equilibrio) dato il valore delle variabili esogene. Il valore delle variabili esogene viene, al contrario, determinato fuori dal modello e viene preso per dato (variabili non controllabili). Le variabili sono endogene o esogene a seconda del problema (modello) che si sta studiando. Per esempio, nel modello di domanda e offerta (del mercato della pizza):
- Endogene: P, Q
- Esogene: Y, Pm
Determinazione delle variabili endogene
Equilibrio di mercato: L’equilibrio del modello è individuato dall’intersezione tra curva di domanda e offerta. Al prezzo di equilibrio la quantità domandata e quella offerta sono uguali (“market clearing”).
Effetti di un cambiamento delle esogene
Un aumento del reddito (variabile esogena) Y comporta un aumento della domanda di pizza per ogni livello di prezzo. La curva di domanda si sposta verso l’alto e il prezzo e la quantità di equilibrio (variabili endogene) aumentano.
Un aumento del prezzo della mozzarella (variabile esogena) Pm riduce l’offerta di pizza per ogni livello di prezzo. La curva di offerta si sposta verso l’alto, il prezzo aumenta e la quantità diminuisce (variabili endogene).
L’utilizzo dei modelli
Un modello spiega il comportamento delle variabili endogene in relazione alle esogene. Problemi diversi richiedono modelli diversi (non tutte le variabili possono essere endogene). Il modello di domanda e offerta determina l’effetto su prezzo e quantità di equilibrio in seguito a una variazione del reddito e del prezzo dei fattori. Se vogliamo sapere perché il prezzo dei fattori è cambiato o perché il reddito subisca variazioni, è necessario utilizzare un modello in cui queste variabili siano endogene. Per ogni modello è importante comprendere:
- Le domande a cui il modello cerca di rispondere
- Identificare le variabili endogene: variabili che sono spiegate dal modello
- Comprendere le ipotesi di base che identificano gli elementi essenziali del problema
- Alcuni problemi non possono essere spiegati dal modello e sono identificati dalle variabili esogene.
Per studiare qualsiasi fenomeno è necessario quindi utilizzare un modello appropriato.
Il funzionamento dei mercati
I prezzi: flessibili vs vischiosi: Nel breve periodo i prezzi cambiano lentamente in risposta ai disequilibri dei mercati (differenze tra domanda e offerta).
- I salari sono fissati per contratto e non cambiano istantaneamente
- I listini prezzi non cambiano anche per lunghi periodi
Nella realtà i prezzi non si aggiustano istantaneamente per rendere uguali domanda e offerta. Fino a quando i prezzi non variano in risposta a cambiamenti delle variabili esogene, i mercati non sono in equilibrio. Quindi possiamo osservare:
- Disoccupazione (eccesso di offerta di lavoro)
- Le imprese non vendono tutto il prodotto (eccesso di offerta di beni e servizi)
Nel lungo periodo vale l’ipotesi di equilibrio dei mercati (market clearing). I prezzi sono flessibili, non esistono frizioni e le risorse disponibili sono pienamente impiegate.
In sintesi…
- La macroeconomia studia il funzionamento generale del sistema economico, in particolare:
- Crescita di reddito e ricchezza;
- Il cambiamento nel livello dei prezzi;
- La sottoccupazione delle risorse.
- I macroeconomisti cercano di capire il funzionamento dell’economia e di proporre politiche economiche per migliorarlo.
- Vengono utilizzati diversi modelli per studiare diversi problemi.
I dati della macroeconomia
Le teorie economiche hanno origine nell’osservazione della realtà. Vengono costruite sulla base della conoscenza del funzionamento dell’economia e vengono testate utilizzando i dati disponibili (verifica empirica). I dati sull’economia italiana sono raccolti dall’Istituto italiano di statistica (ISTAT), dalla Banca d’Italia, dall’Eurostat, dalla Commissione Europea, dalla Banca Centrale Europea (BCE), dall’OCSE, dall’ONU, dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), ed alla Banca Mondiale (World Bank).
Il flusso circolare
I dati della macroeconomia:
- La produzione e la spesa:
- Consumo
- Investimenti
- Spesa pubblica
- Esportazioni nette (Esportazioni – Importazioni)
- L’inflazione e i prezzi
- La popolazione
Il PIL
Il prodotto interno lordo misura il flusso monetario corrispondente allo scambio di beni e servizi (lavoro) tra gli individui e le imprese all’interno di un sistema economico. Il PIL misura la produzione di nuova ricchezza. È definito come:
- Spesa totale in beni e servizi finali prodotti nel paese in un anno;
- Reddito totale prodotto dai fattori di produzione localizzati nel paese durante un anno.
Identità del reddito nazionale
Reddito aggregato = Spesa aggregata. In ogni transazione economica la spesa sostenuta dall’acquirente è pari al reddito ricevuto del venditore. Quindi, la somma di tutte le spese è pari alla somma di tutti i nuovi redditi prodotti.
I prezzi dei beni
Diversi beni e servizi hanno un valore diverso. I valori dei beni sono espressi attraverso i prezzi di mercato. Esempio: Produzione = 4 mele + 3 arance PIL = (4 x prezzo di una mela) + (3 x prezzo di un arancia)
Quali transazioni entrano nel computo del PIL?
- Beni usati? No, perché è un trasferimento di ricchezza già esistente.
- Le scorte di magazzino? Sì, perché rappresentano produzione di nuova ricchezza (anche se verranno vendute in futuro).
- Imputazioni e servizi abitativi? Il servizio abitativo di una casa di proprietà viene imputato al PIL.
- Beni intermedi? No. Viene calcolato il valore dei beni finali (quindi il pane ma non la farina venduta per produrlo).
Il calcolo del PIL
Il valore aggiunto è pari al valore del prodotto finale meno il valore dei beni intermedi utilizzati per produrlo. Il PIL può essere definito, quindi, anche come la somma dei valori aggiunti (PIL = valore dei beni finali prodotti = somma dei valori aggiunti in tutti gli stadi di produzione). Il valore dei beni finali include il valore dei beni intermedi (la loro inclusione nel PIL sarebbe scorretta perché la stessa ricchezza verrebbe considerata più volte).
PIL = Spesa aggregata finale. Le componenti della spesa aggregata sono:
- Consumo (C)
- Investimenti (I)
- Spesa pubblica (G)
- Esportazioni nette (NX) [Esportazioni (EX) – Importazioni (IM)]
Reddito totale = Y Spesa totale = C + I + G + NX Y = C + I + G + NX
Le componenti della spesa aggregata
Consumo (C)
Con consumo si intende il valore di tutti i beni e servizi acquistati dagli individui. Comprende:
- Beni durevoli (es. automobili, case, elettrodomestici, ecc…)
- Beni non durevoli (es. cibo, vestiti, ecc…)
- Servizi (lavori fatti per gli individui)
Investimenti (I)
Sono i beni acquisiti per uso futuro.
- Investimenti fissi delle imprese (es. Impianti e attrezzature)
- Investimenti residenziali (es. Immobili industriali o abitativi)
- Investimenti in scorte (es. Magazzino)
La spesa pubblica (G)
Rappresenta i beni e servizi acquistati dalla pubblica amministrazione (es. Infrastrutture, dipendenti pubblici, spesa militare, polizia, ecc…). Esclude le spese per redistribuzione e trasferimenti in quanto non rappresentano produzione di nuova ricchezza.
Le esportazioni nette (NX)
Rappresentano il valore totale delle esportazioni (EX) meno valore totale delle importazioni (IM) NX = EX – IM
Variabili fondi e flusso
Le variabili economiche misurano quantità.
- Fondi: misurano gli stock di una variabile in un certo periodo di tempo.
- Flussi: misurano la variazione degli stock di una variabile da un periodo all’altro.
Sono fondi o flussi?
- Debito pubblico (fondo) e deficit pubblico (flusso);
- I prezzi (fondo) e l’inflazione (flusso);
- I risparmi (flusso) e la ricchezza (fondo);
- Immigrati (flusso) e popolazione (fondo).
Investimenti vs capitale
- Il capitale è uno dei fattori di produzione. In ogni istante di tempo l’economia ha un certo stock complessivo di capitale.
- Investimento è il flusso di nuovo capitale che va ad aumentare (o diminuire se negativo) lo stock.
PIL reale e nominale
Il benessere viene correttamente misurato dal nuovo prodotto in termini reali e non nominali. Supponiamo che i prezzi di mele e arance raddoppino. Di quanto aumenta il PIL nominale? Di quanto aumenta il PIL reale? Il PIL misura il valore dei beni e servizi prodotti in un certo anno (aumenta lo stock di ricchezza):
- Il PIL nominale misura questo valore a prezzi correnti.
- Il PIL reale misura questo valore utilizzando come numerario di riferimento i prezzi di un anno base. Il PIL reale tiene conto dell’inflazione.
Le variazioni del PIL nominale sono dovute a:
- Variazione delle quantità di beni e servizi;
- Variazione dei prezzi.
Isolando la variazione delle quantità ovvero neutralizzando la variazione dei prezzi otteniamo il PIL reale. Come? Il calcolo del PIL viene effettuato utilizzando i prezzi di un anno di riferimento. In questo modo i PIL in diversi anni sono confrontabili.
Esempio
Usando la seguente notazione:
- Quantità di mele 2005 = Qm05
- Quantità di arance 2005 = Qa05
- Prezzo mele 2005 = Pm05
- Prezzo arance 2005 = Pa05
Mentre denotiamo con Qm06 i valori per il 2006. Calcoliamo il PIL nominale e il PIL reale nel 2005 e nel 2006 prendendo il 2005 come anno base:
- Anno 2005: PIL nominale = PIL reale PIL = (Qm05 x Pm05) + (Qa05 x Pa05)
- Anno 2006: PIL nominale = (Qm06 x Pm06) + (Qa06 x Pa06)
- PIL reale = (Qm06 x Pm05) + (Qa06 x Pa05)
Inflazione
Il tasso di inflazione è la variazione percentuale del livello generalizzato dei prezzi. Ovvero è una variazione media dei prezzi dei diversi beni e servizi in un certo periodo di tempo.
Deflatore del PIL
Una misura del livello dei prezzi è il deflatore del PIL che viene implicitamente definito come:
Indice dei prezzi al consumo (IPC)
Misura il livello dei prezzi di un paniere tipico di consumo delle famiglie. Esso viene pubblicato dall’Istat e usato per:
- Misurare il cambio del «costo della vita» delle famiglie;
- Indicizzare i contratti all’inflazione;
- Calcolare i valori reali e confrontare i dati di anni diversi.
L’inflazione può essere misurata dalla variazione percentuale di deflatore oppure variazioni dell’IPC:
Misure alternative della ricchezza: prodotto interno e prodotto nazionale
- Prodotto nazionale lordo (PNL): Reddito totale ottenuto dai fattori di produzione nazionali localizzati anche all’estero.
- Prodotto interno lordo (PIL): Reddito totale ottenuto dai fattori di produzione localizzati in Italia, anche se esteri. (PNL – PIL) = (Pagamento di fattori dall’estero) – (Pagamento di fattori all’estero)
- Prodotto nazionale netto (PNN) = PNL – ammortamenti
- Reddito nazionale (RN) = PNN – imposte indirette
- Reddito personale (RP) = RN +/− trasferimenti a/da imprese e P. A. (non tasse)
- Reddito personale disponibile = RP – tasse P. A.
La popolazione
La popolazione è divisa in:
- Attiva: età tra 15 e 64 (pensionati)
- Passiva: bambini e anziani.
La popolazione attiva è classificata sulla base della condizione lavorativa.
Forza lavoro
Disponibilità di lavoro nell’economia = occupati + disoccupati
- Occupati: Coloro che hanno un lavoro retribuito
- Disoccupati: I non occupati in cerca di lavoro
Fuori forza lavoro
Non occupati non in cerca di lavoro e non attivi
Tasso di disoccupazione e di partecipazione
- Tasso di disoccupazione: Percentuale della forza lavoro disoccupata.
- Tasso di partecipazione: Percentuale di popolazione adulta che ha lavoro o lo cerca attivamente.
Il tasso di disoccupazione in Italia:
La legge di Okun
In sintesi…
- Il PIL misura sia il reddito totale sia la spesa totale nella produzione di beni e servizi dell’economia.
- Il PIL nominale misura il reddito ai prezzi correnti mentre il PIL reale lo misura a prezzi costanti. Variazioni della produzione cambiano entrambe le misure ma variazioni dei prezzi hanno effetti soltanto sul PIL nominale.
- Il PIL è la somma di consumo, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette.
- Il livello complessivo dei prezzi può essere misurato:
- Dall’indice dei prezzi al consumo (IPC), ovvero il prezzo di un paniere fisso di beni acquistato dal consumatore tipico.
- Dal deflatore del PIL, il rapporto tra il PIL nominale e reale.
- Il tasso di disoccupazione è la frazione di forza lavoro che non è impiegata ed è negativamente correlato alla crescita del PIL (legge di Okun).
Il reddito nazionale
Il flusso circolare della macroeconomia
Il modello macroeconomico
Obiettivi:
- Studio della domanda e offerta di beni e servizi
- Determinazione del prodotto totale e delle componenti della domanda aggregata (variabili endogene)
Ipotesi:
- Market clearing (mercati sempre in equilibrio)
- Economia chiusa (NX = 0)
Variabili esogene:
- Produttività dell’economia (funzione di produzione e tecnologia)
- Disponibilità totale di fattori produttivi (capitale e lavoro)
Componenti:
- La produzione di beni e servizi:
- Produzione di beni e servizi (reddito)
- Domanda e offerta di fattori produttivi (capitale e lavoro)
- Prezzi dei fattori e distribuzione del reddito
- La domanda di beni e servizi:
- Le componenti della spesa aggregata (C, I, G)
- Domanda di capitali di prestito (per gli investimenti)
- Determinazione dell’equilibrio:
- Mercati di fattori produttivi e produzione
- Mercato finanziario: i capitali di prestito
La produzione di beni e servizi
Fattori di produzione (input):
- K = capitale (strumenti, macchinari e impianti utilizzati nella produzione)
- L = lavoro (l’impegno fisico e mentale dei lavoratori)
Funzione di produzione: Y = F (K, L). La funzione di produzione viene indicata con Rappresenta la tecnologia disponibile per trasformare capitale e lavoro in beni e servizi e, inoltre, indica quanta produzione Y si ottiene da K unità di capitale e L unità di lavoro dato il livello della tecnologia produttiva.
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