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PIL: produzione e reddito

La misura della produzione aggregata nella contabilità nazionale è chiamata prodotto interno lordo, o PIL. Possiamo pensare alla produzione aggregata-PIL- in tre modi diversi ma equivalenti:

  • Dal lato della produzione, il PIL è uguale al valore dei beni e servizi finali prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo;
  • Sempre dal lato della produzione, il PIL è la somma del valore aggiunto nell’economia in un dato periodo di tempo;
  • Dal lato del reddito, il PIL è la somma dei redditi percepiti nell’economia in un dato periodo di tempo.

Domanda A

Fornire almeno due definizioni del prodotto interno lordo. [p.36]

  • La produzione aggregata di un sistema economico può essere definita in tre modi equivalenti:
    • Il valore dei beni e servizi finali prodotti nell’economia in un dato periodo;
    • La somma del valore aggiunto in un’economia in un dato periodo;
    • La somma dei redditi distribuiti nell’economia in un dato periodo.

Esercizio 1

Considerate un’economia in cui operano solo tre imprese la cui situazione contabile è così sintetizzata: Impresa siderurgica, Impresa ittica, Impresa automobilistica. L'impresa siderurgica produce acciaio usato come bene intermedio dall'impresa automobilistica mentre la produzione dell'impresa ittica è destinata al consumo finale.

  • a) Calcolate il PIL di questa economia usando l’approccio dei beni finali;
  • b) Calcolate il valore aggiunto di ognuna delle tre imprese. Dati i vostri calcoli, calcolate il PIL usando l'approccio del valore aggiunto;
  • c) Calcolate i salari e i profitti totali di questa economia. Dati i vostri calcoli, calcolate il PIL usando l'approccio dei redditi;
  • d) Confrontate i valori del PIL ottenuti ai punti 1, 2 e 3. Quale di questi approcci dà il valore più piccolo del PIL, e quale il più grande? Spiegate.
  • e) Sulla base dei vostri calcoli, quale percentuale del PIL prende la forma di (i) retribuzioni ai lavoratori e di (ii) profitti alle imprese?

Soluzione

a) Prima definizione di PIL: somma del valore monetario di tutti i beni e servizi finali prodotti in un certo periodo di tempo (in genere, un anno) all'interno dei confini nazionali. L'acciaio non è un bene finale, ma un bene intermedio. Esso cioè non viene venduto a chi lo consuma direttamente (consumatore), ma a chi lo utilizza per produrre altri beni e servizi (impresa). Il valore monetario dell'acciaio (cioè che costituisce i ricavi dell'impresa siderurgica) non rientra quindi nel calcolo del PIL.

PIL (1) = Ricavi dell'impresa ittica + Ricavi dell'impresa automobilistica = € 200 + € 500 = € 700.

Impresa Ricavi Costi (salari) Profitti
Siderurgica € 300,00 € 200,00 € 100,00
Ittica € 200,00 € 100,00 € 100,00
Automobilistica € 500,00 € 50,00 € 150,00

b) Definizione di valore aggiunto da un'impresa: differenza tra il valore monetario della produzione di tale impresa, ovvero i suoi ricavi, e i costi da essa sostenuti per l'acquisto dei beni intermedi utilizzati nella produzione stessa.

  • Valore aggiunto dall'impresa siderurgica = € 300.
  • Valore aggiunto dall'impresa ittica = € 200.
  • Valore aggiunto dall'impresa automobilistica = € 500 ‒ € 300 = € 200.

Seconda definizione di PIL: somma del valore aggiunto da ogni impresa che opera in un certo periodo di tempo (in genere, un anno) all'interno dei confini nazionali.

PIL (2) = € 300 + € 200 + € 200 = € 700.

c) Salari erogati dall'impresa siderurgica = € 200. Salari erogati dall'impresa ittica = € 100. Salari erogati dall'impresa automobilistica = € 50. Salari erogati nell'economia = € 200 + € 100 + € 50 = € 350. Profitti erogati dall'impresa siderurgica = € 100. Profitti erogati dall'impresa ittica = € 100. Profitti erogati dall'impresa automobilistica = € 150. Profitti erogati nell'economia = € 100 + € 100 + € 150 = € 350.

Terza definizione di PIL: somma dei redditi erogati in un certo periodo di tempo (in genere, un anno) all'interno dei confini nazionali.

PIL (3) = € 350 + € 350 = € 700.

d) Naturalmente, i tre approcci al calcolo del PIL danno lo stesso risultato, in quanto le tre definizioni dalle quali essi discendono sono equivalenti.

e) Quota dei salari sul PIL (in percentuale) = (350/700)∙100 = 50,00%. Quota dei profitti sul PIL (in percentuale) = (350/700)∙100 = 50,00%.

Pil nominale e Pil reale

Il Pil nominale è la somma delle quantità dei beni finali valutati al loro prezzo corrente. Questa definizione chiarisce che il Pil nominale cresce nel tempo per due ragioni:

  • Perché la produzione di molti beni cresce nel tempo;
  • Perché il prezzo di molti beni cresce anch’esso nel tempo.

Se vogliamo misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo, dobbiamo eliminare l’effetto dell’aumento dei prezzi sulla nostra misura di Pil. A questo scopo si costruisce il Pil reale come la somma delle quantità di beni finali valutati a prezzi costanti (invece che correnti). Il Pil reale deve essere definito come media ponderata della produzione di tutti i beni finali.

Deflatore del Pil

Il deflatore del Pil è definito come il rapporto tra Pil nominale e Pil reale.

€YP= Y

Tasso di variazione del deflatore del Pil come misura dell’inflazione. Il tasso di variazione del deflatore del Pil è una misura dell’incremento del livello dei prezzi dei beni prodotti nell’economia durante un certo anno, Yt = tasso di crescita del Pil nominale – tasso di crescita del Pil reale−€ −Y€ Y Y Yt Yt−1?

Pil: livello o crescita?

Per valutare l’andamento di un’economia da un anno all’altro, gli economisti considerano il tasso di crescita del Pil reale, o crescita del Pil. I periodi di crescita positiva del Pil sono chiamati espansioni, i periodi di crescita negativa del Pil sono detti recessioni.

Yt - Yt−1

La crescita del Pil nell’anno “t” è costruita come .Yt−1

Le altre principali variabili macroeconomiche

Tasso di disoccupazione

L’occupazione è data dal numero di persone che hanno un lavoro. La disoccupazione è costituita dal numero di persone che non hanno un lavoro, ma lo stanno cercando. La forza lavoro è la somma delle persone occupate e di quelle disoccupate:

+UL=Nforza lavoro=occupati+ disoccupati

Il tasso di disoccupazione è definito come il rapporto tra il numero dei disoccupati e la forza lavoro

u= L

Il tasso di partecipazione è definito come il rapporto tra la forza lavoro sul totale della popolazione in età lavorativa

Lp= P

Tasso di inflazione

L’inflazione rappresenta un aumento sostenuto del livello generale dei prezzi, o semplicemente del livello dei prezzi. Il tasso di inflazione è il tasso a cui il livello dei prezzi aumenta nel tempo. In modo simmetrico la deflazione è una significativa riduzione del livello dei prezzi, corrisponde a un tasso di inflazione negativo.

Domanda B

Cosa si intende per “deflazione”? [p.46-274]

Un’economia è in “deflazione” quando il livello generale dei prezzi scende, il tasso di inflazione dunque risulta negativo (da non confondere con la “disinflazione”, i.e. una riduzione del tasso d’inflazione). In questa situazione la curva di Phillips risulta debole, non vale più, perché chi fissa i salari nominali non sarà disposto a ridurli anche in caso di calo dei prezzi. La politica monetaria che aggiusta l’offerta di moneta nel b.p. con obiettivi di inflazione attesa, non può più basarsi su questa “regola”.

Il deflatore del Pil, un aumento del Pil nominale può derivare da un aumento del Pil reale o da un aumento dei prezzi. Se il Pil nominale aumenta più velocemente del Pil reale, la differenza è dovuta ad un aumento dei prezzi. Questo spiega la definizione di deflatore del Pil. Il deflatore del Pil nell’anno “t”, P è definito come il rapporto tra Pil nominale e Pil reale nell’anno “t”:

€ Y 'Pil nominale nel l anno t = =Pt 'Y Pil reale nell anno t

-P -1tossia, l’inflazione.

Il Pil nominale è quindi uguale al Pil reale moltiplicato per il deflatore del Pil. Oppure in termini di tassi di variazione: il tasso di crescita del Pil nominale è uguale al tasso di inflazione più il tasso di crescita del Pil reale:

=P€ Yt Yt

Indice dei prezzi al consumo (Ipc)

Viene utilizzato per misurare il prezzo medio al consumo, o il cosiddetto costo della vita.

Breve, medio e lungo periodo

Cosa determina il livello della produzione aggregata di un’economia?

Nel breve periodo, cioè nell’arco di qualche anno, le variazioni annuali della produzione sono dovute soprattutto a variazioni della domanda. Le variazioni della domanda possono derivare da cambiamenti nella fiducia dei consumatori o da altre fonti e possono portare a una riduzione della produzione (recessione) o a un suo aumento (espansione).

Nel medio periodo, cioè nell’arco di un decennio, l’economia tende al livello di produzione determinato da fattori relativi all’offerta: lo stock di capitale, il livello di tecnologia, la dimensione della forza lavoro.

Nel lungo periodo, cioè nell’arco di qualche decennio o più, la produzione dipende dalla tecnologia, lo stock di capitale, la qualità del sistema scolastico ecc.

Esercizio 1

Considerate un’economia che produce solo tre beni: bene X, bene Y e bene Z. I prezzi e le quantità vendute per ognuno di tali beni nel 2006 e nel 2016 sono indicati nella tabella che segue.

Anno Quantità Qx Quantità Qy Quantità Qz Prezzo Px Prezzo Py Prezzo Pz
2006 10 10 8 € 3,00 € 1,00 € 5,00
2016 8 12 10 € 4,00 € 2,00 € 4,00
  • Calcolate il PIL nominale nel 2006 e nel 2016.
  • Calcolate il PIL reale nel 2006 e nel 2016 ai prezzi dell'anno 2006 (usando cioè il 2006 come anno-base).
  • Calcolate il deflatore del PIL nel 2006 e nel 2016.
  • Calcolate la variazione percentuale del PIL reale e del deflatore del PIL tra il 2006 e il 2016.
  • Calcolate il PIL reale nel 2006 e nel 2016 ai prezzi dell'anno 2016 (usando cioè il 2016 come anno-base).
  • Ricalcolate il deflatore del PIL nel 2006 e nel 2016.
  • Ricalcolate la variazione percentuale del PIL reale e del deflatore del PIL tra il 2006 e il 2016. Ditese i tassi di crescita del PIL reale e del deflatore del PIL dipendono dalla scelta dell'anno-base.

Soluzione

1. €Y2006 = (3·10)+(1·10)+(4·8) = 30+10+32 = 72.

€Y2016 = (4·8)+(2·12)+(5·10) = 32+24+50 = 106.

Y2006 = €Y2006 = 72.

2. Y2016 = (3·8)+(1·12)+(4·10) = 24+12+40 = 76.

3. P2006 = 1. P2016 = 106/76 = 1,395.

4. ΔY = (76−72)/72 = 0,056 = 5,6%. ΔP = (1,395−1)/1 = 0,395 = 39,5%.

5. Y'2006 = (4∙10)+(2∙10)+(5∙8) = 40+20+40 = 100. Y = €Y2016 = 106.2016

6. P'2006 = 72/100 = 0,720. P'2016 = 1.

7. ΔY = (106−100)/100 = 0,060 = 6,0%. ΔP = (1−0,720)/0,720 = 0,389 = 38,9%.

Sì, questi tassi di crescita dipendono dalla scelta dell'anno-base.

La composizione del Pil

Per capire cosa determina la domanda di beni, ha senso scomporre la produzione aggregata (Pil) dal punto di vista dei vari beni e prodotti e dal punto di vista dei diversi gruppi di acquirenti di tali beni.

  1. La prima componente del Pil è il consumo (C). Si tratta di beni e servizi acquistati dai consumatori. Il consumo è di gran lunga la componente più importante del Pil.
  2. La seconda componente è l’investimenti (I), talvolta chiamato investimento fisso. L’investimento è la somma dell’investimento non residenziale, cioè l’acquisto di nuovi impianti e macchinari, e dell’investimento residenziale, cioè l’acquisto di nuove case o appartamenti.
  3. La terza componente del Pil è la spesa pubblica in beni e servizi (G). Si tratta di beni e servizi acquistati dallo stato e dagli enti pubblici. I servizi includono anche quelli forniti dagli impiegati pubblici, cioè il valore dei loro stipendi, mentre non include i trasferimenti, come l’assistenza sanitaria o le pensioni, né gli interessi sul debito pubblico.

La somma delle prime tre voci rappresenta la spesa in beni e servizi da parte dei residenti, siano essi consumatori, imprese o settore pubblico. Per ottenere la spesa totale in beni nazionali, dobbiamo considerare ancora due voci.

  1. Dobbiamo innanzitutto escludere le importazioni (IM), cioè gli acquisti di beni e servizi dall’estero effettuati dai residenti.
  2. Dobbiamo includere le esportazioni (X), cioè gli acquisti di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo.

La differenza tra esportazioni e importazioni (X-IM), è chiamata esportazioni nette o saldo commerciale. Se le esportazioni eccedono le importazioni, il paese registra un avanzo commerciale. Se invece le esportazioni sono inferiori alle importazioni, il paese registra un disavanzo commerciale.

La domanda di beni

Indichiamo la domanda totale di beni con Z:

+ +G+Z ≡C I X−ℑ

Assumendo che l’economia:

  • Produca un solo bene.
  • Fornire qualsiasi quantità a un prezzo p.
  • L’economia sia chiusa X=IM=0

La domanda di beni è la somma di consumo, investimento e spesa pubblica:

+ +GZ ≡C I

Il consumo

Le decisioni di consumo dipendono da molti fattori, primo tra tutti il reddito, o meglio il reddito disponibile - ossia, ciò che rimane del reddito percepito dopo aver ricevuto i trasferimenti dal governo e pagato le imposte (Y = Y- T). Quando il reddito disponibile aumenta, le persone comprano di più; quando il reddito disponibile diminuisce, esse riducono i consumi. (Y = reddito disponibile))

C=C(Yd)

Il consumo C è una funzione del reddito disponibile Yd quando il reddito disponibile aumenta anche il consumo aumenta.

La forma funzionale è data da:

+cC=c Y0 1d

Il parametro c è chiamato propensione al consumo (propensione marginale al consumo). Esso1 esprime l’effetto sul consumo di un euro aggiuntivo di reddito disponibile. (0 < c <1)

Il parametro c rappresenta il consumo desiderato in corrispondenza di un reddito disponibile nullo:0

Se Y = 0 allora C = c una restrizione naturale è che il reddito disponibile corrente fosse uguale ad0 zero il consumo sarebbe comunque positivo, ciò implica che c sia anch’esso positivo, questo0 perché le persone attingerebbero ai loro risparmi o prendendo un prestito.

( )+c −TC=c Y0 1

L’equazione ci dice che il consumo C è una funzione del reddito Y e delle imposte T. Un reddito più alto fa aumentare il consumo, ma meno che proporzionalmente. Imposte più elevate fanno diminuire il consumo, anche in questo caso meno che proporzionalmente.

La determinazione della produzione di equilibrio

( )=c + −T + +Z c Y I G0 1

L’equilibrio nel mercato dei beni richiede che la produzione sia uguale alla domanda:

=YZ

Questa equazione è chiamata equazione di equilibrio. Sostituendo la domanda Z, otteniamo:

( )=c + −T + +GY c Y I0 1

In equilibrio, la produzione, Y (il lato sinistro), è uguale alla domanda (il lato destro). A sua volta, la domanda dipende dal reddito, Y, che è uguale alla produzione.

Risoluzione:

=c +c −c + +G1¿ Y Y T I0 1 1¿(1−c

1) Y =c −c + +2 T I G0 1

c¿ +G−c0+ I T(¿ )

1¿ = ¿3 Y (1−c )1

L’equazione 3) descrive la produzione di equilibrio, ossia quella pari alla domanda. c Il termine rappresenta la componente della domanda di beni che non dipende dal livello di produzione, per questo è chiamata spesa autonoma.

1Il fattore è chiamato moltiplicatore perché essendo maggiore di 1 moltiplica l’effetto (1−c )

1 della spesa autonoma. Quanto più c si avvicina a 1, tanto maggiore sarà il moltiplicatore.

Qualsiasi aumento della spesa autonoma (variazione investimenti, spesa pubblica oppure imposte) influenzerà la produzione in maniera superiore all’effetto diretto sulla spesa autonoma.

La produzione dipende dalla domanda, che a sua volta dipende dal reddito che è uguale alla produzione. Un incremento della domanda, come per esempio un aumento della spesa pubblica, fa aumentare la produzione e il reddito. L’aumento del di reddito a sua volta fa aumentare la domanda e quindi la produzione, e così via. Alla fine, il risultato è un aumento della produzione, superiore all’incremento iniziale della domanda di un fattore pari al moltiplicatore. La dimensione del moltiplicatore è collegata direttamente al valore della propensione al consumo: quanto più alta è la propensione al consumo, tanto maggiore sarà il moltiplicatore.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher reghenziedoardo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Brescia o del prof Vassalli Matilde.
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