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Appunti di Macroeconomia per l’esame del professor Ermanno. Questo file è sufficiente per preparare interamente l'esame scritto di Macroeconomia. Gli argomenti trattati sono i seguenti: i dati della macroeconomia che vengono forniti dall'OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico, le principali correnti macroeconomiche.

Esame di Macroeconomia docente Prof. P. Ermanno

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ESTRATTO DOCUMENTO

E IS

Settore 1. Nel mercato di beni e della moneta l'offerta supera la domanda: si ridurranno produzione e tasso di interesse.

Settore 2. Nel mercato di beni la domanda super l'offerta, la produzione aumenterà. Nel mercato della moneta l'offerta

supera la domanda, il tasso di interesse si ridurrà.

Settore 3. Nel mercato di beni la domanda supera l'offerta: la produzione aumenterà. Nel mercato della moneta la do-

manda supera l'offerta: il tasso di interesse aumenterà.

Settore 4. Nel mercato di beni l'offerta supera la domanda: la produzione si ridurrà. Nel mercato della moneta la doman-

da supera l'offerta: il tasso di interesse aumenterà.

La più grande utilità del modello IS-LM, riconoscere le forze autonome che ristabiliscono l'equilibrio e gli eventuali

meccanismi di inceppo.

CAPITOLO V

LA POLITICA MONETARIA

Le variazioni della quantità di moneta presente sul mercato si ottengono attraverso le cosiddette operazioni di mercato

aperto, in particolare:

se l'autorità monetaria intende ridurre la quantità di moneta presente nel sistema, procede alla vendita di titoli

in cambio di moneta, in tal modo rastrella la moneta presente sul mercato;

se l'autorità monetaria intende aumentare la quantità di moneta presente nel sistema, procede all'acquisto di ti-

toli in cambio di moneta, in tal modo introduce nel sistema quantità aggiuntive di circolante.

L'interferenza dell'andamento del mercato monetario sul mercato dei beni e sul reddito è tanto maggiore quanto minore

è la reattività della domanda di moneta rispetto al tasso di interesse. Se è bassa la sensibilità della domanda di moneta

rispetto alle variazioni del tasso di interesse, il mercato delle attività, a fronte di una variazione dello stock di moneta,

tornerà in equilibrio a un livello del tasso di interesse molto più basso rispetto a quello di partenza.

Il meccanismo di trasmissione della politica monetaria analizza le seguenti fasi:

1) squilibrio di portafoglio e riallocazione delle attività finanziarie in seguito a variazioni della quantità di moneta;

2) variazioni del tasso di interesse;

3) variazioni indotte della domanda aggregata;

4) variazioni del reddito di equilibrio;

5) feedback sul livello del tasso di interesse.

Il passaggio cruciale dal mercato delle attività o della moneta al mercato dei beni è veicolato dalla iniziale variazione

del tasso di interesse.

L'indipendenza della curva LM dal tasso d'interesse

Nella trappola della liquidità il pubblico è disposto a detenere qualsiasi quantità di moneta per un certo tasso di interesse.

Il tasso di interesse pari a 0. nel sistema keynesiano si immagina che una condizione da trappola della liquidità possa

essere prodotta anche da tassi di interesse troppo bassi.

Nel caso classico può capitare che, nonostante l'abbattimento del tasso di interesse, indotto dalle operazioni di mercato

aperto a tale scopo effettuate, non vi siano incrementi consistenti del livello di investimento a causa del comportamento

delle banche.

Se le banche, infatti, si mostrano riluttanti a concedere credito alle imprese private, le decisioni di investimento aggiun-

tivo determinate dalla riduzione del tasso di interesse potrebbero essere frustrate dalla mancanza di credito.

La politica fiscale agisce servendosi di due strade principali:

– aumento della spesa pubblica;

– riduzione delle imposte.

L'effetto spiazzamento è quel meccanismo per il quale un aumento della spesa pubblica produce una riduzione dell'in-

vestimento privato. Anche la politica monetaria può generare un effetto spiazzamento.

La politica economica reale si esprime come un mix di misure di intervento. Mentre le misure di politica monetaria

agiscono sulle variabili della domanda aggregata sensibili al tasso di interesse, le misure di politica fiscale sono molto

più complesse e solitamente comprensive di orientamenti politico-sociali di ampia portata.

Un caso interessante di politica fiscale, cui si ricorre spesso ultimamente, e che è stato introdotto negli ultimi anni anche

nel nostro Paese è il sussidio all'investimento. Lo Stato premia le imprese che investono di più assicurando loro un cre-

dito d'imposta, arginando l'effetto spiazzamento e inducendo le imprese a investire di più in quanto ogni livello di inve-

stimento è adesso meno caro.

Sia le variazioni della spesa pubblica che le riduzioni delle aliquote fiscali producono un innalzamento del disavanzo

pubblico.

Proposizione di Barro-Ricardo nota come teorema di equivalenza ricardiana. Il disavanzo pubblico non produce alcun

effetto reale sul sistema economico. Le famiglie a fronte di una riduzione delle imposte e di un aumento del debito pub-

blico corrispondente, non utilizzano il maggior reddito disponibile in consumi, in quanto sono coscienti che prima o poi

dovranno scontare il deficit di bilancio, consolidatosi in debito pubblico, con un nuovo inasprimento delle casse.

Il debito pubblico è costituito dalla somma del deficit di bilancio del periodo attuale più gli interessi che si stanno pa-

gando per i titoli emessi nei periodi precedenti allo scopo di finanziare i precedenti deficit di bilancio. Se anno dopo

anno, il bilancio dello Stato chiude sempre con un deficit, ossia le entrate sono sempre inferiori alle uscite, alla fine vie-

ne a realizzarsi una situazione insostenibile.

Gli effetti negativi del debito pubblico sono:

a) ipotesi di acquisto dei titoli da parte di stranieri;

b) l'effetto spiazzamento;

c) l'aumento delle imposte;

d) la trasmissione intergenerazionale del debito.

CAPITOLO VI

La domanda aggregata e il livello dei prezzi

La curva di domanda aggregata viene messa in relazione con le combinazioni del livello dei prezzi e del livello del red-

dito in grado di assicurare il contemporaneo equilibrio nel mercato dei beni e nel mercato delle attività. A questa curva

si collega quella di offerta aggregata individuata ancora una volta in relazione alle diverse combinazioni del livello dei

prezzi e del livello del reddito in grado di assicurare l'equilibrio generale dei mercati.

Vi è solo un livello dei prezzi P* in corrispondenza del quale i mercati dei beni e delle attività si trovano in equilibrio

quando il reddito è pari a Y*.

La curva AD deriva dal modello IS-LM e in particolare viene costruita attraverso l'individuazione di tutti i punti di equi-

librio rintracciati nel modello in corrispondenza di diversi livelli dei prezzi.

Dalla pendenza della curva AD dipende la misura in cui il livello di equilibrio della produzione viene modificato da

variazioni della quantità di moneta.

Un aumento della quantità di moneta provoca un aumento della produzione o del reddito di equilibrio tanto maggiore

quanto minore è la sensibilità della domanda di moneta rispetto al tasso di interesse e quanto maggiore è la reattività

della domanda di investimento al tasso di interesse.

Le quattro circostanze che rendono la curva AD meno inclinata sono:

i. una bassa reattività della domanda di moneta rispetto al tasso di interesse;

ii. una forte sensibilità della domanda di investimento rispetto al tasso di interesse;

iii. un moltiplicatore elevato;

iv. una bassa sensibilità della domanda di moneta rispetto al livello del reddito.

La curva di offerta aggregata descrive la quantità di prodotto che le imprese sono disposte a offrire per ogni livello

dei prezzi. La disponibilità da parte delle imprese a portare sul mercato maggiori o minori quantità di prodotto dipende

dalle condizioni di produzione.

La curva di offerta è pertanto determinata da tutte le condizioni di produzione presenti sul mercato, in particolare: dalla

quantità dei fattori produttivi, dalla quantità delle risorse, dallo stato delle conoscenze tecniche e organizzative, dalle

normative vigenti, ecc.

Il caso keynesiano

Le imprese al livello dei prezzi esistente sul mercato offrono qualsiasi quantità di prodotto. Le imprese assumendo lavo-

ratori aggiuntivi possono portare sul mercato qualsiasi quantità di prodotto senza variazioni del livello dei prezzi, impie-

gando il fattore lavoro al salario corrente, che non tende al rialzo all'aumentare della domanda di lavoro.

Il caso classico

Il livello di produzione non può essere in alcun modo, pertanto variazioni della domanda aggregata avranno il solo risul-

tato di spingere verso l'alto il livello dei prezzi.

La disoccupazione

Piena occupazione non significa che non vi sia nessun lavoratore disoccupato presente nel sistema. Esisterà sempre una

domanda e un'offerta insoddisfatte di lavoro. Una certa quota di disoccupati è ritenuta normale. Si parla in questi casi di

disoccupazione frizionale, è quella disoccupazione che dipende dallo spostamento dei lavoratori tra diverse occupazioni

e dal processo di ricerca di un nuovo lavoro.

Manovre di politica monetaria. Caso keynesiano

Prevede, a fronte di un aumento della quantità di moneta, la riduzione del tasso di interesse e il consecutivo effetto

espansivo sul reddito, generato, via moltiplicatore, dai nuovi investimenti incoraggiati dal più basso tasso di interesse.

Manovre di politica monetaria. Caso classico

I prezzi aumenteranno fino a quanto l'offerta reale di moneta non raggiunge il suo livello iniziale. Nel caso classico, una

politica monetaria espansiva si traduce interamente in un aumento di moneta iniziale, mentre il reddito e il tasso di inte-

resse rimangono invariati.

CAPITOLO VII

L'offerta aggregata

Considerata una certa industria, la curva di offerta di mercato è data dalla somma delle curve di offerta di tutte le impre-

se che ne fanno parte.

La curva di offerta aggregata presenta due tratti: il primo, quasi piatto, indica che la produzione può aumentare utiliz-

zando la capacità del sistema produttivo che in quel momento viene sfruttata a un livello basso, mano a mano che si rag-

giunge una saturazione gli inceppi e i costi diventano rapidamente elevati e, di conseguenza, varia la pendenza della

curva.

Le curve di domanda e di offerta aggregate: l'equilibrio nel breve e nel lungo periodo

Secondo gli economisti classici attraverso variazioni del livello dei prezzi e dei salari, è sempre possibile per le imprese

vendere tutta la produzione, qualunque sia il livello di produzione. Il sistema economico è sempre in grado, a partire da

forze endogene, di muoversi verso la piena occupazione. Se i livelli dei prezzi e dei salari si possono muovere libera-

mente il livello di domanda aggregata non costituirà mai un limite per l'offerta aggregata: le imprese saranno in grado di

vendere tutta la produzione ( legge di Say ). In realtà le cose in economia non vanno quasi mai così.

Secondo la maggior parte degli economisti gli spostamenti della curva di offerta aggregata sono osservabili soltanto nel

breve periodo. Nel lungo periodo, infatti, intervengono le aspettative che modificano i comportamenti degli operatori

economici.

Cosa impedisce il raggiungimento della piena occupazione? La visione keynesiana e quella dei nuovi classici

Disoccupazione classica: sebbene il mercato spinga alla piena occupazione dei fattori, può accadere che, a seguito di

contrattazioni sindacali, i lavoratori riescono a ottenere un salario nominale troppo alto rispetto alle variazioni del livel-

lo dei prezzi, in quanto tali variazioni vengono sovrastimate, durante la contrattazione, sia dai sindacati che dagli stessi

datori di lavoro.

Il sistema torna in equilibrio allorquando interviene un aumento dei prezzi aggiuntivo, indotto proprio dal più elevato li-

vello dei salari reali.

La versione totalmente opposta dei fatti è quella di Keynes. Egli negò la legge di Say, evidenziando lo scenario in cui la

domanda limita l'offerta. Se la domanda aggregata risulta inferiore all'offerta aggregata, le imprese ridurranno la produ-

zione e vi sarà disoccupazione keynesiana.

La rigidità dei prezzi è collegata dalla nuova economia keynesiana al mancato raggiungimento della piena occupazio-

ne alla presenza di rigidità sia dei prezzi che dei salari. L'analisi viene svolta in un mercato di concorrenza imperfetta,

ciò significa che le imprese non considerano il prezzo come un dato ma dispongono di un certo margine di manovra su

di esso.

Se contrariamente al caso precedente, l'impresa prova a ridurre il prezzo corrente, non attirerà tutti i consumatori del

mercato, essendo alcuni di essi affezionati acquirenti di un bene sostituto.

Queste circostanze rendono i prezzi rigidi per tre motivi: il fattore rischio; la curva di domanda ad angolo; il meccani-

smo dei costi di listino.

La rigidità dei salari è dovuta a: informazione imperfetta; il coordinamento tra imprese; la motivazione dei lavoratori;

il modello dell'insider-outsider.

La moneta è neutrale nel lungo periodo, questa conclusione mette in accordo monetaristi e neokeynesiani, entrambe

le correnti di pensiero ritengono l'espansione di moneta produttiva di effetti nel breve periodo.

CAPITOLO VIII

Crescita economica

Il trend di crescita economica può essere definito come il valore che si realizzerebbe se il reddito crescesse ad un tasso

uniforme.

Per analizzare la crescita economica dobbiamo partire dalla funzione di produzione. Definiamo questa funzione come

relazione tra l'ammontare della produzione ottenuta nel sistema economico, gli impieghi dei fattori produttivi da un lato

e lo stato della conoscenza tecnica dall'altro.

Solitamente si ipotizza che l'equazione di contabilità di crescita funzioni a rendimenti costanti, ossia se l'incremento di

tutti i fattori è pari all' 1% anche la produzione crescerà dell' 1%, mentre se un solo fattore cresce, l'aumento sarà ponde-

rato dalla sua partecipazione alla produzione. In qualche evidenza empirica si sono rilevate crescite a rendimenti cre-

scenti, ossia all'aumentare di tutti i fattori di una medesima percentuale, il prodotto aumentava di una percentuale mag-

giore.

Il progresso tecnologico è separato in due diverse componenti: conoscenze tecniche e allocazione delle risorse, questa

seconda voce esprime il progresso dell'organizzazione aziendale; vi sono infine, le economie di scala, che restano esclu-

se dalla equazione e altri fattori residuali.

Modello neoclassico di crescita economica

la forma della funzione riflette la legge dei rendimenti decrescenti.

La crescita economica può realizzarsi solo attraverso la crescita del capitale, ma ci ritroviamo in un circolo in quanto il

capitale aumenta se aumenta il risparmio, il risparmio aumenta se aumenta il reddito, il reddito aumenta se aumenta la

produzione.

Il sistema economico del modello neoclassico prevede l'esistenza di uno stato stazionario, definito come quello stadio in

cui, nonostante la crescita della popolazione, l'accumulo di capitale rende costante il capitale pro capite. Ciò potrà avve-

nire soltanto se la crescita del capitale segue la stessa velocità della crescita della popolazione.

L'incremento lordo del capitale sarà uguale al risparmio, l'incremento netto del capitale sarà invece uguale al risparmio

meno gli ammortamenti.

Nello stato stazionario, l'ammontare del risparmio è esattamente pari all'ammontare necessario per rimpiazzare il capita-

le usurato (ammortamento) e per consentire una crescita netta del capitale tale da permettere il mantenimento della quo-

ta di capitale pro capite quando la popolazione aumenta ad un tasso costante n.

Nello stato stazionario il reddito pro capite è costante, mentre il reddito aggregato cresce della stessa percentuale della

popolazione, ossia n.

Legge dei rendimenti decrescenti: dall'iniziale stato stazionario, l'aumento del tasso di risparmio fa crescere il capitale

più velocemente della forza lavoro e dell'ammortamento.

In presenza di rendimenti costanti dei fattori, il tasso di crescita dello stato stazionario dipende dal tasso di accumulazio-

ne dei fattori. Il tasso di risparmio influenza il tasso di crescita.

CAPITOLO IX

Il consumo, il risparmio e gli investimenti

La teoria di Modigliani sostiene l'eguaglianza tra le aree ossia il risparmio effettuato durante la fase lavorativa sarà uti-

lizzato come reddito nella fase di pensionamento.

Il risparmio di ogni periodo nella fase lavorativa viene utilizzato nell'acquisto di titoli e attività patrimoniali. Nel corso

della vita di un individuo avviene un iniziale accumulo di ricchezza che raggiunge l'apice nell'età della pensione, da

quel punto in poi la ricchezza viene utilizzata per sostenere il reddito e, quindi, consumata.

Questa teoria ipotizza alti livelli di risparmio per gli individui giovani, da poco entrati nel mondo del lavoro per favorire

l'accumulo di una ricchezza che sarà azzerata nella fase di pensionamento. Man mano che ci si avvicina alla fine della

vita la propensione marginale del consumo rispetto alla ricchezza (a) aumenta, mentre un aumento del numero di anni

lavorativi fa aumentare il consumo in quanto, con esso, aumenta il reddito vitale e si riduce il periodo di consunzione

delle sostanze.

Gli individui, in realtà, ignorano sia la lunghezza della propria esistenza nL, sia l'andamento dei loro redditi. Sono quin-

di costretti a fare delle previsioni sui redditi futuri, su queste incertezze costruiscono ipotesi sul reddito atteso.

La capacità previsionale degli individui sul livello dei redditi futuri è il punto di partenza per la teoria del reddito per-

manente.

La teoria del reddito permanente di Friedman considera quale cruciale parametro di riferimento per il consumo il

reddito atteso. Per reddito atteso si intende quel livello di reddito che l'individuo si aspetta di ricevere nel lungo periodo;

un valore in grado di quantificare su quale cifra l'individuo possa contare effettivamente e stabilmente per sbarcare il lu-

nario.

Egli tenderà a fare oscillare il livello dei suoi consumi intorno ad un valore medio che sarà prossimo a quello che ritiene

essere, in base alla sua valutazione, il suo reddito permanente.

Le due teorie sovraesposte non sono contraddittorie né si escludono vicenda.

La teoria del ciclo vitale mette in evidenza, principalmente, i motivi del risparmio e come esso vari nelle diverse fasi

della vita di un individuo, la teoria del reddito permanente mostra come si formino le aspettative sui redditi futuri.

Se le più alte tasse sono avvertite come transitorie esse sortiscono un effetto meno repressivo sul consumo del periodo

in quanto non intaccano, se non in minima percentuale il livello del reddito permanente su cui si basa il comportamento

relativo al consumo.

Gli individui tendono a basare le loro decisioni di spesa unicamente sul reddito disponibile e a considerare permanenti

variazioni che sono in realtà transitorie o che lo sono per una percentuale più alta di quanto previsto dai consumatori.

Questo comportamento è stato definito come iperattività del consumo rispetto al reddito corrente ed è stato imputato

alla miopia dei consumatori che non distinguono le variazioni del reddito destinate a permanere dalle altre, il che li por-

ta a spendere tutto e subito.

La liquidità dunque rappresenta un grosso limite all'uniformità del consumo ipotizzata dalle due teorie.

Le decisioni di investimento

Nel modello neoclassico si suppone che le imprese decidano di investire quando lo stock di capitale disponibile per la

produzione è più basso di quello desiderato.

La domanda di capitale delle imprese riflette la curva di produttività marginale del capitale. Via via che si aggiungono

unità di capitale alla produzione il contributo di questo alla stessa si abbassa. Le imprese continueranno a domandare

unità di capitale fino al punto in cui il suo prezzo diventa maggiore del suo contributo alla produzione.

Se il livello di produzione aumenta, aumenterà la domanda di capitale, che invece risulterà contratta da un aumento dei

costi d'uso del capitale.

Ma se è il livello del prodotto a determinare la quantità di capitale desiderato, a quale livello di prodotto occorre riferirsi?

Anche la domanda di capitale deve basarsi sulle aspettative future.

Il modello dell'acceleratore collega le decisioni di investimento da parte delle imprese non già al costo d'uso del capta-

le e al tasso di interesse, ma piuttosto alle variazioni registrate sul livello di produzione. Quando l'impresa si accorge

che la domanda per i suoi prodotti è in crescita diventa, per essa, altamente desiderabile espandere la produzione e intra-

prendere programmi di investimento, ciò indipendentemente dal costo d'uso del capitale.

CAPITOLO X

La domanda di Moneta

Gli aggregati monetari possono essere pensati come anelli concentrici che, a partire da un nucleo primario, si allargano

abbracciando categorie di pagamento sempre più lontane perché contraddistinte da una liquidità differita. Sono M1, M2

e M3. Quest'ultimo aggregato è quello principale in quanto funge da valore di riferimento quantitativo della crescita

monetaria per la Banca Centrale Europea.

La moneta ha diverse funzioni:

I. è un bene accettato da tutti come mezzo di pagamento;

II. è riserva di valore;

III. è unità di conto;

IV. è misura per i pagamenti differiti.

La teoria economica collega usualmente la domanda di moneta ai livelli del reddito e del tasso di interesse. Quando si

parla di domanda di moneta occorre precisare che ci si riferisce alla moneta in termini reali.

L'espressione di domanda di moneta più complessa e articolata è quella proposta da Keynes, che individua tre motiva-

zioni alla base della stessa, motivazioni che prendono a rifermento variabili diverse:

a) domanda di moneta per il motivo delle transazioni;

b) domanda di moneta per motivi precauzionali;

c) domanda di moneta per motivo speculativo.

La velocità di circolazione della moneta rispetto al reddito è come il numero delle volte che lo stock di moneta cir-

cola in un anno per poter finanziare il flusso annuale del reddito monetario.

Una volta noti il valore nominale del PIL e la quantità dell'aggregato monetario M1, dal rapporto PIL/M1 si ottiene la

velocità di circolazione della moneta.

CAPITOLO XI

L'offerta di Moneta

Le famiglie e le imprese stabiliscono la quantità di circolante (CU) desiderata, mentre le banche, in particolare la banca

centrale, influenzano il livello dei depositi.

Il rapporto circolante – depositi indica la preferenza per la liquidità da parte delle famiglie, viene influenzato dalla faci-

lità con cui esse possono effettuare prelievi. Si può ipotizzare che corrisponda ad una percentuale fissa del livello dei

depositi CU = cuD.

Il rapporto riserve – depositi. La banca centrale stabilisce il valore minimo di questo rapporto e, in tale maniera, crea un

limite all'espansione dei depositi bancari. Le riserve obbligatorie vanno depositate presso la banca centrale. Le banche

possono, tuttavia, decidere di depositare una quantità aggiuntiva di riserve da utilizzare in caso di necessità.

Indichiamo come re il rapporto tra riserve e depositi, e notiamo che per stabilire il valore di questo rapporto, le banche

dovranno adottare misure cautelari del tipo di quelle già analizzate per gli individui con riferimento alla domanda di

moneta a scopo precauzionale. L'utilizzo dei fondi bancari, alternativo a quello della costituzione di riserve aggiuntive,

può essere la concessione di credito o l'acquisto di titoli, su queste attività le banche lucrano interessi maggiori di quelli

ottenuti dal deposito presso la Banca centrale.

L'ammontare ottimo di riserve, re, dipenderà perciò dal tasso di interesse cui la banca rinuncia quando aumenta le riser-

ve piuttosto che concedere prestiti o effettuare investimenti (i), dal livello di incertezza, dal tasso di sconto e dal coeffi-

ciente di riserva obbligatoria che di per sé può essere tanto alto da scoraggiare ulteriori riserve.

Il vincolo delle riserve obbligatorie serve a scongiurare il fallimento delle banche.

Lo stock di base monetaria

Il moltiplicatore della Moneta

Il moltiplicatore dipende dalla preferenza alla liquidità delle famiglie (cu), dalle preferenze delle banche rispetto al li-

vello di riserve (re), dal livello di instabilità ed incertezza del sistema (ò) e dal livello dei diversi tassi di rendimento (i,


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DETTAGLI
Esame: Macroeconomia
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PORDENONE, UDINE)
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pietro Paolo Piccoli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Ermanno Paolo.

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