Storia del diritto I: Longobardi
Nel 565 muore Giustiniano che tanto aveva fatto per riconquistare l’Italia. Il sogno di Giustiniano però durò poco perché nel 568–569, i Longobardi guidati da Alboino, discendono dalla Pannonia (odierna Ungheria), arrivano in Italia e dilagano velocemente nella Pianura Padana dove solo Pavia resiste fino al 572. Dopo la conquista, nel 572, Pavia diventerà capitale del regno longobardo. Progressivamente poi i Longobardi scendono verso il centro e verso il sud.
Etimologicamente il sostantivo longobardo deriva dal tedesco antico lang bart che significa lunga barba. I Longobardi vengono descritti come una popolazione molto veloce e soprattutto nemica della romanità. Questi toni però a volte risultano esagerati perché i Longobardi al tempo di Giustiniano erano stati in contatto con la civiltà romana, anche loro erano diventati milites federati e avevano ottenuto come dono da parte dell’imperatore Giustiniano il Norico, una regione che corrispondeva all’attuale Austria, parte della Baviera, parte della Slovenia nord-occidentale e all’arco alpino nord-orientale, oltre alla Pannonia.
Longobardi e civiltà romana
In Pannonia, secondo il racconto di Paolo Diacono, storico antico che scrive l’Historia Longobardorum (Storia dei Longobardi), i Longobardi rimasero ben 42 anni. Durante la permanenza in Pannonia il loro comportamento fu di sottomissione nei confronti dell’imperatore romano; non solo, avevano partecipato alla guerra di riconquista dell’Italia sotto la bandiera bizantina e anche dopo l’invasione dell’Italia (575) un contingente di milites longobardi era tornato a combattere sotto le insegne imperiali.
L'insediamento in Italia
Nei primi anni la spedizione di Alboino trovò resistenze da parte dei bizantini. L’invasione e il primo insediamento da parte dei Longobardi non sembrano travolgere in maniera violenta le aristocrazie agrarie, gli organi di governo cittadini e neanche le strutture ecclesiastiche. Nel giro di poco tempo però tutte queste strutture appena elencate vengono annientate dai Longobardi perché ovviamente con l’occupazione militare e lo stanziamento di un’intera popolazione in armi sui campi coltivati e nelle terre già occupate, la popolazione guidata da Albino cominciò a terminare e a prendere il sopravvento.
Successione dei re longobardi
Al re Alboino, che rimarrà alla guida del suo popolo dal 569 al 572, succederà il figlio Clefi. Dopo Clefi, che regnerà dal 573 al 575, abbiamo un periodo di interregno che durerà una decina di anni fino a quando nel 584 verrà eletto re Autari che regnerà fino al 590 e poi dopo Autari abbiamo Agilulfo, il figlio Adaodaldo e successivamente il più importante, Rotari che regnerà dal 636 al 652.
Fino ad Autari (584) il potere regio dei Longobardi veniva definito evanescente perché la strategia che fu adottata durante l’occupazione militare del territorio della nostra penisola aveva disperso i conquistatori in tanti distretti militari autonomi che erano disposti e riconoscevano l’autorità del re solo in tempo di guerra ma non in tempo di pace.
Organizzazione territoriale dei Longobardi
Dall’inizio dell’invasione in Italia, il re Alboino aveva distaccato i distretti militari in farae e le farae stabili poi diedero origine ai ducati. Le farae erano corpi di spedizione militari guidati da un dux, cioè da un generale. Fara, ae deriva dal tedesco antico fahren che significa unità militari in viaggio quindi i Longobardi si dispongono nella nostra penisola con questa procedura.
Successivamente Paolo Diacono attribuisce alla parola fara anche il significato di parentela però se andiamo a ben vedere anche il significato di parentela non contrasta con il significato di distretto militare in viaggio perché la struttura dell’esercito longobardo era composta da nuclei familiari. Il termine fara è rimasto nella toponomastica italiana perché ancora oggi ritroviamo località nella nostra penisola che si chiamano fara.
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