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LOGISTICA E SUPPLY CHAIN MANAGEMENT

-Introduzione:

La logistica è un ambito di management relativamente recente, da

circa 20 anni esiste il termine supply chain management.

Originariamente le aziende basavano la propria forza unicamente

sulla capacità aziendale di prodotti e servizi, di marketing e

competenze interne, si è osservato che è necessario ottimizzare la

logistica e politiche commerciale al pari degli altri aspetti al fine di

essere competitivi sul mercato.

Logistica e SCM sono discipline di studio e lavoro a carattere

tecnico-scientifico finalizzate alla gestione efficiente dei flussi delle

merci e delle informazioni lungo tutto il percorso, dalle MP al

consumo finale.

Si basa su:

Competenze produttive

 Competenze commerciali

 Competenze distributive

In sintesi il supply chain management è l’integrazione e il

concatenamento di queste competenze.

-Il canale:

Il canale in ambito industriale, commerciale o logistico si sostanzia

in una successione di aziende e passaggi.

Il canale può essere:

Industriale, tipicamente la filiera, che consiste in tutti i

 passaggi e aziende necessari a trasformare le MP in prodotto

finito.

Commerciale, si tratta dell’insieme di attori coinvolti nelle

 relazioni commerciali, ossia tutti i passaggi di proprietà del PF

dall’impresa produttrice fino al consumatore finale, si tratta di

un canale che potrebbe essere sia estremamente corto (pochi

soggetti) che estremamente lungo (molti soggetti), in relazione

alla natura del prodotto o servizio. Va sottolineato che il

passaggio di proprietà non implica necessariamente lo

spostamento fisico della merce.

Logistico, l’insieme degli attori coinvolti nella distribuzione

 delle merci, consiste nel quomodo in cui i singoli prodotti e

servizi passano da un soggetto all’altro lungo la catena

commerciale e/o produttivo e comprende i mezzi, i tempi, i

costi e tutto ciò che vi è legato. Da qui la necessità di

considerare in modo integrato i diversi canali. A differenza

degli altri due canali questo non è a sé ma di supporto ad

entrambi.

La materia SCM opera in un contesto di collegamento tra le

imprese, in un’ottica “B to B”; è bene fare distinzione tra

distribution e retail, la prima comprende tutti i passaggi di proprietà

e fisici lungo la filiera e lungo il canale commerciale, la seconda

considera la vendita del prodotto al consumatore finale.

Nel lessico d’origine anglosassone il termine “marketing channels”

è la somma del canale commerciale e del canale logistico.

I marketing channels possono essere corti o lunghi, la discriminante

è data dalla numerosità dei soggetti coinvolti, indipendentemente

dalla distanza coperta, è bene ricordare che un canale lungo è

sinonimo di inefficienza; all’interno della bipartizione corto/lungo,

occorre fare distinzione tra canali commerciali o logistici.

Ad esempio, un canale commerciale corto può anche comportare

una catena logistica lunga o viceversa.

-La supply chain:

L’azienda al centro di una rete di clienti e fornitori:

I soggetti coinvolti in questa catena sono quindi congiuntamente

tutti i soggetti che si occupano di produzione e MP (source), di

trasformazione (make) e di distribuzione (deliver).

A fianco dei flussi fisici vi sono flussi informatici (dati) che

compongono la risorsa principale per il management della supply

chain.

Questi flussi informativi (ICT):

1) Anticipano i flussi fisici, fondamentale per la gestione della

supply chain.

2) Accompagnano i flussi fisici.

3) Segue il flusso fisico, a finalità di controllo a posteri e gestione.

NB: Cos’è sinteticamente la supply chain? È l’insieme di tutte le fasi

della produzione commercializzazione e distribuzione fisica delle

merci.

Supply perché tutte queste imprese hanno un obiettivo, vincere il

loro campionario come aziende che offrono prodotto al

consumatore, tutte quelle che fanno gioco di squadra per arrivare al

consumatore, con strategia di collaborazione tra aziende spesso di

proprietari diversi e che operano in settori diversi.

Secondo Martin Christopher: “una supply chain è una rete di

organizzazioni collegate e interdipendenti che lavorano

vicendevolmente e cooperando verso il controllo, la gestione e il

miglioramento del flusso di materiali e delle informazioni dei

fornitori e dagli utenti finali”.

-Il supply chain management:

Si tratta della gestione della catena integrata tra più aziende che

riguarda tutte le attività e risorse associate alla gestione dei flussi,

fisici e informativi, dai fornitori ai clienti finali; si concreta in un

insieme di processi che incorpora una comunità di partner

commerciali impegnati nel comune obiettivo di soddisfare il cliente

finale.

L’obiettivo è creare relazioni competitive per essere competitivi sul

mercato.

Secondo Martin Christopher: “il supply chain management è la

gestione delle relazioni a monte e a valle con i fornitori e i clienti

per distribuire un valore cliente superiore a un costo inferiore in

relazione alla supply chain globale.

L’obiettivo economico è dare un valore superiore al cliente

attraverso miglioramenti e operando riducendo i costi, ad esempio i

costi di approvvigionamento, trasporto ecc.

La supply chain è quindi vocata alla soddisfazione del cliente finale,

la quale dipende dall’operato di tutti i clienti, le eventuali

inefficienze presenti a monte, vengono, in un modo o nell’altro,

trascinate a valle fino al cliente finale impedendo la riduzione di

costo e la creazione di valore aggiunto; emerge quindi molto

marcato il carattere dell’interdipendenza dei diversi soggetti

coinvolti nella supply chain.

Un qualunque miglioramento di efficienza della supply chain premia

di riflesso tutti gli attori che la compongono.

Rispetto a 50 anni fa oggi prevale un concetto: la necessità di

collaborare, le aziende sono numericamente molte di più e si

trovano nella condizione di non essere in grado di realizzare da sole

ciò che è l’oggetto del loro business, quindi all’esigenza di

migliorare il singolo step si aggiunge la necessità di integrazione

all’interno della stessa impresa e all’esterno di essa. È frequente la

collaborazione di uno stesso soggetto in più supply chain, anche

concorrenti tra loro.

La supply chain non è solo una successione di domanda e offerta di

beni, ma anche di servizi, ossia ci può essere un soggetto

intermedio che ad esempio offre un servizio di trasporto da un

supplier al fornitore, che assume la dizione di supplier di servizi, ben

distinto dal supplier di beni o tecnicamente “provider” o ancora

internazionalmente “3PL” (third part logistic provider).

L’obiettivo di fondo del supply chain management è quindi il

miglioramento dei processi che si svolgono lungo la supply chain,

tipicamente deve:

Identificare quali parti dei processi delle loro supply chain non

 sono competitive

Comprendere quali bisogni dei consumatori non sono

 soddisfatti

Stabilire obiettivi di miglioramento

 Implementare rapidamente le azioni necessarie

Al fine di pianificare e controllare l’ottimizzazione della supply chain

assume quindi importanza anche la gestione delle informazioni

lungo la supply chain sia all’interno che all’esterno dell’azienda.

-La logistica:

La parola logistica deriva dal greco “lògos” che significa parola o

ordine, ma anche logica cioè lo studio delle argomentazioni ed il

modo in cui risultano corrette.

Dal francese “loger” che significa “locare”, “allocare”.

Nasce e si sviluppa in ambito militare.

E infine diventa aziendale come: gestione integrata dei flussi fisici e

delle informazioni che li accompagnano, lungo tutto il loro percorso.

O come definita dal Us council of logistic management: quella parte

del processo di supply chain che programma, gestisce e controlla in

maniera efficiente ed efficace il flusso di beni e servizi e delle

relative informazioni dal punto di origine al punto di consumo, con

l’obiettivo di soddisfare le richieste del cliente.

Quindi la logistica non ha l’obiettivo di incrementare vendita e

produzione, quanto di efficientare il supporto a queste attività.

Secondo Martin Cristopher deve operare in modo tale che la

redditività attuale e futura vengano aumentate al massimo

attraverso l’evasione degli ordini e la riduzione dei costi.

-I compiti della logistica:

Pianificazione dell’attività

 Operazioni di immagazzinamento

 Operazioni di prelievo (picking)

 Preparazione delle documentazioni

 Spedizione, trasporti e consegna

Per riuscire ad avere:

Il prodotto giusto

 Al cliente giusto

 Al momento giusto

 Nel luogo giusto

 Alla quantità giusta

 Alle giuste condizioni

La competizione tra aziende provider di logistica ruota attorno al

perfezionamento di queste tre caratteristiche.

Il lead time è il tempo che intercorre tra un ordine e la sua

consegna.

L’obiettivo: gestire in modo sistemico la propria logistica significa,

per le imprese, far sì che tutti i prodotti, siano essi materie prime,

semilavorati, prodotti finiti siano sempre disponibili alla produzione

o al cliente nei tempi e nelle quantità giuste ed ai minimi costi

compatibili con il servizio richiesto.

È noto che il mercato è un complesso sistema dinamico, in termini

delle esigenze dei consumatori, della diversificazione dei prodotti,

della riduzione del ciclo di vita del prodotto, delle distanze dei

fornitori e dei clienti, dei bassi volumi dispersi su molti mercati; è

altresì quindi un requisito obbligatorio della logistica l’adattamento

ai cambiamenti di mercato.

-L’evoluzione della logistica nelle imprese:

Nasce negli anni 70 a seguito delle grandi crisi industriali con enfasi

sul sistema distributivo ed inglobando nel corso degli anni sempre

più aspetti relativi alla gestione dei flussi fisici ed informativi. Fino

agli anni 70 il modello tipico di industria era quello “fordista”

(catena di montaggio per la produzione di massa di prodotti a costi

ridotti), nel quale l’obiettivo era massimizzare la produttività

ignorando le dinamiche del mercato poiché vi era comunque la

certezza di vendere, quindi con un ruolo della logistica pressoché

nullo, “supply push”. Nel 1972 a seguito del primo shock petrolifero

e della successiva inflazione, ci si trova con grandi moli di prodotti

finiti ma non venduti e divenuti capitale immobilizzato destinato a

perdere valore nel tempo, di fatto le crisi petrolifere del ’72 e ’79

hanno sancito la fine del modello fordista.

Dagli anni 80 si fa largo il modello introdotto da Toyota, “demand

pull”, prima vendo e poi produco. Il prodotto che esce dalla

produzione è già stato venduto, rappresenta quindi implicazioni

veramente esigue per quanto riguarda il suo stoccaggio, con una

politica orientata al destoccaggio; al fine di mantenere efficiente

questo sistema viene introdotta la figura del logistic manager.

-Il vantaggio competitivo attraverso la logistica ed il SCM:

Una gestione efficacie della logistica e del SCM possono fornire

all’impresa una fonte efficacie di vantaggio competitivo. Il termine

vantaggio competitivo rappresenta una superiorità duratura sui

concorrenti, è quantificabile con il successo sul mercato.

Il vantaggio competitivo si realizza con due strade, un vantaggio di

valore o un van

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stefano.chiesa01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Logistica e supply chain management e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Lanini Luca.
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