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Logistica e Supply Chain Management Appunti scolastici Premium

Appunti del corso di "Logistica e supply chain management" integrati con lo studio delle dispense fornite durante il corso. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Lanini, dell'università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt.

Esame di Logistica e supply chain management docente Prof. L. Lanini

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Di diversi materiali a seconda della natura della referenza:

Indipendentemente dal materiale e dalla forma è composto

indicativamente dai medesimi componenti: tavole, chiodi, traverse,

blocchetti ecc.

Elemento di particolare per il pallet è il suo dimensionamento, che

deve rifarsi a standard riconosciuti internazionalmente, misure più

diffuse:

80x120 cm (EPAL)

 100x120 cm (UK)

 40x48 inches (US)

Ad esempio, il pallet EUR-EPAL è dimensionato per supportare un

massimo di 1500kg, ha una tara di 20-25kg e un costo di 7-10€.

Al fine di rendere facile e sicura assumono particolare importanza i

sistemi di stabilizzazione e coesione delle merci sui pallet con film

protettivo o cavi.

La movimentazione dei pallet all’interno dei magazzini avviene per

mezzo di:

Transpallet

 Carrelli elevatori frontali (a contrappeso)

 Carrelli elevatori trilaterali

Per le misure del container L’ISO pallet è più funzionale e permette

un migliore sfruttamento dello spazio, a meno che non sia caricato

alla rinfusa.

-Il container:

La maggioranza dei prodotti viaggiano via mare, le aree di consumo

sono spesso lontane dalle aree di produzione.

Si tratta di un contenitore per il trasporto a grandi distanze di grossi

lotti, presenta i vantaggi di essere robusto, modulare (dimensione

standard) e di rimanere chiuso dall’inizio alla fine della supply chain,

senza subire quindi rotture di carico.

Il container viene utilizzato maggiormente per il trasporto marittimo

ma altresì via terra.

Il container nasce con lo sbarco in Normandia, fin dagli anni 60

durante il boom dell’economia si comincia a ragionare sulla sua

standardizzazione.

Sono state elaborate tre varianti standard secondo il sistema

imperiale inglese, in piedi.

La lunghezza può variare in 3 scale, la larghezza è sempre 8 piedi,

mentre l’altezza varia da 8.6’ a 9.6’.

Complessivamente i 20’ e i 40’ rappresentano il 98% dei container

in circolazione.

Di fondamentale rilevanza per il container è l’unità di misura

utilizzata in sostituzione al loro numero fisico, questa è la TEU

(twenty (feet) equivalent unit), viene utilizzate nei contratti

commerciali, nelle analisi statistiche dei porti, nella legislazione

competente.

Le dimensioni standard sono state definite in relazione ai vari tipi di

supporti e le infrastrutture sui quali e attraverso le quali i container

si trovano a transitare, in coerenza con lunghezza e larghezza dei

camion.

Oltre ai container standard, indipendentemente dalla misura, ci

sono i refrigerated container (container frigoriferi) per il trasporto ti

beni reperibili, nelle taglie 20’ e 40’.

-Pallet e container:

Inizialmente l’unico standard utilizzato era l’ISO pallet con le misure

100x120, successivamente è stato introdotto l’Euro pallet 80x120

(rapporto 2/3) in modo da sfruttare a pieno i pallet a 4 vie il layout

del bilico da trasporto terrestre, tuttavia non altrettanto le misure

del container, creando delle inefficienze.

Un altro problema rilevante è la ricerca di un’unità trade che

permetta di saturare lo spazio su entrambe le tipologie di pallet.

La misura 40x60 permette di massimizzare lo spazio sull’Euro pallet

(4 unità) e unitamente anche sull’ISO pallet (5 unità).

-Sistemi di interscambio pallet:

Un pallet funzionale e in grado di durare nel tempo pesa circa 24kg,

ha una durata di 5-7 anni, un costo medio di 15€ e può trasportare

mediamente 1000kg.

Se annualmente ogni azienda acquistasse i pallet a supporto del

trasporto essi avrebbero un’incidenza sul fatturato, a stima

forfettaria, dell’1,5%, insostenibile nel lungo periodo.

Per questo motivo le imprese spesso riutilizzano i pallet più volte.

Questi sistemi sono detti di interscambio pallet:

Sistema cauzionale: i pallet sono venduti al cliente con la

 merce dietro cauzione, il cliente recupera la cauzione quando il

proprietario recupera il pallet

Scambio alla pari: al momento della consegna, presso il

 destinatario, viene recuperato un numero di pallet equivalenti

a quelli depositati. In questo caso è necessario adottare un

pallet di qualità standard controllata. Sia contestualmente ad

ogni scambio, sia in modo differito una volta accumulato un

certo numero di pallet.

Fatturazione del pallet: il mittente che spedisce i suoi prodotti

 fattura anche il costo del pallet al destinatario, che ne diventa

proprietario. Questo è il caso tipico del pallet a perdere.

Noleggio del pallet: una società di noleggio mette a

 disposizione presso il mittente un numero di pallet

corrispondente alla sua necessità. Quest’ultimo spedisce ai

propri clienti la merce pallettizzata comunicando le località di

consegna al noleggiatore, che si incarica del recupero degli

stessi e dell’eventuale manutenzione.

Con pallet di proprietà:

Con pallet a noleggio:

-Il sistema EPAL:

Del controllo della qualità del pallet è responsabile a valle il

distributore che riceve il pallet, il quale, in caso di rottura, verifica la

conformità del pallet alla normativa; in caso di pallet difformi dallo

standard il fornitore potrà essere multato.

Il marchio EPAL è un marchio di certificazione che garantisce il

rispetto di tutte le norme relative ai pallet EUR e quindi la loro

qualità, del materiale utilizzato, dimensioni, forma ecc.

Tutti i pallet di produttori sono di colore beige, mentre i pallet a

noleggio, per essere distinti, usano colori diversi.

Ad esempio, Chep è il leader mondiale nei servizi di pooling di pallet

e contenitori. Oggi è presente in oltre 60 paesi, in Europa gestisce

un flusso di oltre 275 milioni di pallet e i suoi pallet sono

contraddistinti da una colorazione blu.

Nella sola Europa opera LPR (la pallet rouge), anch’essa top nel

settore del pallet- pooling, è l’unica ad essere stata specificata

PEFC, i pallet provengono da foreste gestite in maniera sostenibile.

Il pallet non è l’unica unità logistica che può essere noleggiata, sono

oggetto di noleggio anche le unità trading.

CPR è una cooperativa con oggetto caratteristico simile a Chep e

LPR, che si occupa oltre che del noleggio pallet anche di noleggio e

trattazione di unità trading, dette anche “sponde abbattibili”.

Ovviamente anche queste unità trading avranno, per lo meno di

base, dimensioni standard che, in relazione alle dimensioni standard

di ISO pallet ed EURO pallet, sono 40x60, con differenti altezze.

-Nozioni di trasporto:

Principalmente le modalità di trasporto sono quattro:

Camion via gomma

 

Treno via ferro

 

Nave via mare

 

Aereo via cielo

 

Altre due forme di trasporto, anche se meno utilizzate, sono quello

via fluviale e quello via gasdotto.

-Il trasporto su strada:

Occorre innanzitutto fare distinzione tra forme di trasporto

convenzionali, nelle quali la merce viene movimentata direttamente

da un mezzo di trasporto all’altro; oppure forme di trasporto dove è

possibile movimentare il contenitore della merce riducendo quindi il

numero di passaggi.

Talvolta il meccanismo di carico/scarico di pallet può anche essere

automatizzato mediante l’ausilio nastri trasportatori e rulli interni al

rimorchio.

Esistono diverse tipologie di camion:

Autocarro, solo motrice, 12-18 UdC (unità di carico)

 (Europallet)

Autoarticolato, semirimorchio, 33-34 UdC

 Autotreno, motrice con rimorchio, 24-36 UdC

A sua volta ogni tipologia di mezzo di traporto su gomma può

presentare differenti allestimenti a seconda della merce trasportata.

Di fondamentale importanza per il trasporto su strada è il concetto

della saturazione, ossia della massimizzazione della capacità di

carico per ridurre l’incidenza dei costi.

La legge europea dispone che il peso massimo del carico per il

trasporto su strada è 29 tonnellate, che suddiviso in 33 pallet

divengono 875 kg massimi per pallet.

Esistono diverse forme di saturazione:

-Trasporto intermodale, trasporto combinato:

Quando sposto il contenitore della merce, posso movimentarla da

una modalità di trasporto all’altra senza compromettere il

contenitore e senza venire a contatto con la merce al suo interno.

L’intermodalità è l’utilizzo di più modalità di trasporto differenti

senza manipolazione del carico o in termini tecnici: senza “rottura”

del carico, ad esempio se un camion sale su una nave si tratta di

intermodalità, il semirimorchio diventa unità di carico intermodale,

o ancora, in modo analogo, quando un camion viene caricato su un

treno con o senza motrice.

Il termine plurimodalità differisce dal termine intermodalità, in

quanto significa manipolare la merce.

L’intermodalità coinvolge solo tre categorie di trasporto:

Camion

 Treno

 Nave

L’intermodalità si avvale di unità di trasporto, che sono suddivise in:

Unità di trasporto fisse

 Cassone

 Vagone

Unità di trasporto intermodale (U.T.I)

 Container

 Cassa mobile, è simile al container e non è predisposta

 per il trasporto via mare, ma solamente con camion e

treno. È più leggera ed è necessario che possa essere

movimentata a terra in modo agile.

Semirimorchio

Trasporto combinato, particolarità del trasporto intermodale, che

prevede l’utilizzo prevalente del treno o della nave lasciando al

camion la gestione inziale e terminale del tragitto. Il camion nelle

tratte intermedie viene trasportato dal treno o dalla nave.

-Il pilotaggio dei flussi:

Ricordiamo innanzitutto che all’interno del panorama logistico

convivono due tipologie di flussi:

Supply push, nel quale la produzione spinge verso il mercato i

 suoi prodotti annunciandone l’arrivo. Tipicamente il modello

fordista. Flussi fisici e informativi vanno nella medesima

direzione, con le stesse tempistiche.

Demand pull, in cui la domanda avvia il processo produttivo, i

 flussi informativi viaggiano in direzione opposta rispetto ai

flussi fisici e li precedono temporalmente.

Si tratta di un tipo di flusso che permette di ridurre al minimo

le scorte, o eventualmente ridurle a zero, poiché tutto ciò che

viene prodotto è già stato venduto o sarà comunque

sicuramente venduto.

Tipicamente il modello “just in time” utilizzato dal Giappone

che mira a produrre esattamente ciò che il mercato domanda.

-La distribuzione fisica nel supply network:

In generale si riferisce a tutte le attività che consentono di trasferire

fisicamente la merce dal magazzino prodotti finiti del produttore al

magazzino del cliente.

Il sistema di distribuzione fisica dei prodotti deve tener conto delle

priorità competitive delle diverse imprese, due imprese operanti

nello stesso settore merceologico possono adottare strategia di

distribuzione differenti, necessitando differenti tipologie di supply

network. Ad esempio:

Dell distribuisce i suoi prodotti consegnandoli direttamente

 nelle mani dei consumatori finali, tipicamente con l’utilizzo

dell’e-commerce; in questo caso eserciterà competitività

garantendo la consegna del prodotto nel minor tempo

possibile.

HP si avvale di una rete di rivenditori autorizzati, sia

 fisicamente in negozio che attraverso l’e-commerce, eserciterà

competitività gestendo in modo efficiente le varie piattaforme

logistiche.

-Il magazzino logistico:

Si tratta di un luogo dove la merce transita lungo la supply chain

ma non viene prodotto.

presenta tipicamente la forma rettangolare ed una o due aree di

ricevimene/spedizione.

Il processo di stoccaggio all’interno del magazzino logistico prende il

nome di scarico; viceversa il processo di uscita prende il nome di

carico.

Le porte di accesso della merce al magazzino sono tecnicamente

definite “baie”.

Il passaggio della merce all’interno della piattaforma logistica, dal

suo ingresso alla sua uscita prevede un ciclo preciso:

Esistono piattaforme logistiche che si occupano di transito, di scorta

o di entrambe; il transito definisce merce lungo la supply chain per

la quale è nota la destinazione finale; specularmente, la scorta è

uno stock di prodotti dei quali non si conosce ancora la destinazione

finale.

In un’ottica di funzionamento efficiente la logistica opera al fine di

ridurre al minimo le scorte lungo la supply chain (ottica just in

time).

Anche la fase di uscita della merce dal magazzino logistico assume

una grande importanza.

Picking preparazione all’ordine, il processo con cui si prelevano

dallo stoccaggio alcuni prodotti (generalmente colli/cartoni) in modo

da comporre esattamente l’ordine richiesto dal cliente. Un prodotto

è assimilabile a scorta fin tanto che non viene sottoposto al picking,

il quale, di fatto, attribuisce al prodotto una destinazione finale.

All’interno del magazzino logistico le unità di carico possono essere,

in relazione alla natura e alla destinazione, pallettizzate in modo

diverso, tipicamente giungono monorefernzialmente al magazzino

logistico, in esso vengono spacchettati e composti in relazione alla

destinazione finale. Vi sono delle eccezioni, ossia prodotti venduta

in serie e in volumi elevati, i quali sono maggiormente convenienti

se mossi lungo la supply chain conservando il pallet

monoreferenziale, poiché ogni successiva lavorazione rispetto a

quella del produttore incrementerebbe il prezzo di vendita in modo

rilevante, un esempio è l’acqua.

Oltre al pallet misto (multireferenza) e monoreferenza è possibile

trovare il pallet multi articolo a strato, all’interno del quale vi sono

tra una referenza e l’altra altri pallet, al fine di ottimizzare la

separazione nel momento in cui ogni referenza sarà diretta alla sua

destinazione finale.

In ogni caso il dimensionamento delle unità di carico deve tenere in

considerazione diversi vincoli:

Caratteristiche dei prodotti e degli imballaggi

 Tipologia delle operazioni di picking

 Sistemi di stoccaggio utilizzati

 Sistemi di trasporto

Più tecnicamente la “sagoma” rappresenta il volume massimo

complessivo della merce trasportata e del pallet, in altri termini la

sagoma è la struttura complessiva finalizzata al trasporto.

All’interno della sagoma è possibile distinguere più unità di carico

quando parti della medesima sagoma sono destinate a luoghi

diversi, riconoscibili dalla presenza di un’apposita pedana interposta

(pallet).

-Alla banchina:

L’operazione di abbassamento prevede tipicamente la separazione

dei diversi pallet monoreferenza inglobati nella stessa sagoma per

poi procedere alla ripallettizzazione in pallet multireferenza aventi

destinazione comune.

-La piattaforma logistica a transito:

Si tratta di una piattaforma logistica per il passaggio di prodotti

avente la funzione di riorganizzare i pallet, ad esempio in base alla

destinazione e essere nuovamente caricati per la spedizione.

Si tratta di un tipo di piattaforma che non si sviluppa in altezza, né

presenta una complessa struttura di corridoi e scaffali in quanto le

merci sono destinate a rimanere al suo interno per poche ore.

Il modello prevalentemente utilizzato è il “cross docikg”, ossia

l’attraversamento veloce della piattaforma.

Tipicamente, con questo sistema i mezzi di trasporto passano:

Arrivo: mono provenienza, multi destinazione Partenza: multi

provenienza, mono destinazione

Occorre chiedersi se l’utilizzo di una piattaforma a transito sia

effettuato solamente a pallet interi, senza rottura di pallet, o anche

con le singole unità trade. È frequente che il picking nella in”

piattaforma di transito sia effettuato per unità trade, i pallet “

monoreferenziali vengono spallettizzati e i cartoni redistribuiti in

“out”

pallet multireferenziali.

Più nel dettaglio:

Picking classico: l’operatore con il carrello fa picking su pallet

 in monoreferenziali e compone progressivamente il pallet

“out” multireferenziale. in”

Picking ventilato: l’operatore “gira” con i pallet “ e deposita

 “out”

i cartoni su pallet che man mano si completano.

La discriminante principale per la scelta di un modello piuttosto che

l’altro è il numero di destinazioni da rifornire, ossia, se ho poche

destinazioni da rifornire, ossia pochi pallet OUT da formare è

conveniente utilizzare il modello di picking classico; viceversa, se

occorre formare molti pallet OUT è più conveniente utilizzare il

modello di picking volatile.

-La rete distributiva:

Normalmente a questa rete partecipano 4 soggetti:

Produttore

 Operatore logistico

 Autotrasportatore

 Distribuzione

Tuttavia non è escluso che lo stesso produttore sia anche

proprietario e gestore delle piattaforme logistiche, così come è

possibile che gli appartenga l’intera rete produttiva; o, ancora, che

gestisca congiuntamente con l’operatore logistico il passaggio di

merce dalla produzione alla distribuzione.

I percorsi della rete distributiva:

1) Passaggio diretto dal produttore al punto vendita per il

consumatore finale

2) Passaggio intermedio in un deposito centrale (DC) (piattaforma

di scorta)

3) Passaggio intermedio in un deposito centrale (DC) e in un

deposito periferico (DP) (piattaforme di scorta)

4) Passaggio intermedio in un deposito centrale (DC) (piattaforma

di scorta) e un transit point (TP) (piattaforma di transito)

5) Passaggi intermedi in DC, DP, TP e, prima di giungere al

distributore, un Ce. Di. ossia la piattaforma logistica del

distributore.

La soluzione che prevede l’utilizzo di Ce.Di è la soluzione

maggiormente utilizzata, ad esaurimento della scorta nel punto

vendita, quest’ultimo si rivolge al Ce.Di per essere rifornito;

quand’anche il Ce.Di ha terminato la scorta si rivolge all’ufficio

commerciale del distributore il quale effettuerà l’ordine al

produttore, che nel frattempo avrà già merce pronta all’ordine

stoccata nei depositi centrali o eventualmente depositi periferici o

di un operatore logistico.

-Le tipologie di piattaforma logistiche:

Livello 1: originariamente l’ottica aziendale prevedeva la presenza

di un magazzino direttamente annesso allo stabilimento produttivo

(livello 1A); la crescita della produzione, la differenziazione e

diversificazione hanno reso questa soluzione poco pratica e

marginalmente d’ostacolo alla crescita.

Oggi è utilizzato un deposito centrale (DC) (livello 1B) posto in

vicinanza di uno stabilimento produttivo ma non annesso o

comunque in posizione intermedia tra più stabilimenti produttivi.

È bene osservare che il passaggio dal magazzino dello stabilimento

al deposito centrale è di logica PUSH poiché non è ancora pervenuta

la domanda del cliente finale.

Il livello 1 rappresenta quindi tutto ciò che concerne le scorte di

diretta pertinenza del produttore.

Livello 2: comprende tipicamente il deposito periferico (DP, livello

2A) (regionale, o centro distributivo Ce.Di), situato a distanza

intermedia tra la produzione ed il distributore in aree logistiche o in

punti di snodo commerciale, in aree o nazioni delle quali il

produttore è certo esserci una certa domanda e svolge la funzione

di scorta. Possono essere gestiti dal produttore, grossista (Ce.Di) o

dall’operatore logistico, quindi in ottica sia PUSH che PULL.

Secondariamente transit point (TP, livello 2B), tipicamente una

piattaforma cross docking, situata relativamente vicino alle aree di

distribuzione e consumo, non fa stock ed è tipicamente gestita da

un operatore logistico sulla base della domanda del cliente finale,

quindi in logica PULL.

L’utilizzo di magazzini intermedi e piattaforme logistiche anziché

flussi diretti tra produttore e distributore è dovuto al fatto che il

trasporto nella maggioranza dei casi è inefficiente: camion, navi,

treni, ecc. trasportano

-I modelli distributivi:

Modello base: si tratta di un modello a presa singola (pick) e

consegna singola (drop) al punto vendita tramite piattaforma

logistica.

Modello multipick: il medesimo vettore di traporto esegue più pick

in più stabilimenti produttivi per piccoli carichi al fine di

ottimizzarne l’efficienza e poi dirigersi verso una piattaforma

logistica, tipicamente Ce.Di, che distribuirà alla distribuzione.

Modello multidrop: ogni stabilimento produttivo è collegato alla

piattaforma logistica mediante un vettore di trasporto individuale,

successivamente il Ce.Di. o l’operatore logistico, con un unico

vettore di distribuzione eseguirà multidrop nei diversi punti vendita.

Multipick e multidrop sono utilizzabili, per lo meno in via teorica,

nella stessa rete distributiva. Tuttavia solo in rari casi tale sistema è

in grado di essere efficiente.

-Organizzazione della rete distributiva:

Fissati i punti di origine e i punti di consegna, note le caratteristiche

del prodotto, le esigenze del servizio e il profilo della domanda è

necessario prendere alcune decisioni logistiche.

Il KPI in particolare (Key performance indicator), definisce un

indicatore di performance del servizio oltre il quale è bene non

scendere. Questi elementi sono presenti già nei contratti come

elemento ex-ante e più raramente come elemento ex-post.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PIACENZA - CREMONA)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stefano.chiesa01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Logistica e supply chain management e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Lanini Luca.

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