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Logistica e supply chain management

Perché conoscere la logistica

La logistica ed il supply chain management (SCM) sono discipline di studio e di lavoro relativamente recenti, che abbracciano diverse tematiche tecniche e scientifiche, finalizzate alla gestione efficiente dei flussi delle merci e delle informazioni lungo tutto il loro percorso, dalle materie prime al consumo finale.

La corretta gestione dei flussi delle merci può permettere una significativa riduzione dei costi: i sistemi economici globali sono quasi perfetti nella gestione dei loro costi, ma è molto difficile gestirne alcuni come le materie prime. Per ridurre quindi il costo di un prodotto, le aziende possono intervenire sui costi logistici (trasporto, magazzino, relazioni con clienti e fornitori). Razionalizzare i processi economici per ridurre i costi, nel rispetto delle regole di sostenibilità sociale e ambientale, è diventato un “imperativo” della società contemporanea e la logistica ed il SCM più di altre attività offrono importanti opportunità a riguardo.

IKEA ne ha fatto un punto di forza: i prodotti hanno prezzi ridotti perché ha imparato a gestire la catena di approvvigionamento e ridurre tutti i costi eccessivi di logistica, trasporto e partnership. Abbassare il prezzo è quindi un trasferimento al cliente della capacità di gestire in modo efficace la supply chain.

I diversi canali

  • Canale produttivo: rappresenta tutte le aziende impegnate nella trasformazione e produzione di un prodotto finito partendo dalla materia prima (es. Barilla: industria di grano, mulino, sementi, industria per trasformazione in pasta). Il prodotto viene venduto in genere a operatori economici che fungono da intermediari (grossisti, esportatori), creando un canale commerciale.
  • Canale commerciale: racchiude gli attori coinvolti nelle relazioni commerciali e relativi passaggi nei quali, per definizione, la merce cambia di proprietà (quindi produttori, grossisti vari, dettaglianti, ecc.). Va sottolineato che il cambio di proprietà non implica necessariamente lo spostamento fisico della merce, invece contemplato nel canale logistico.
  • Canale logistico: passaggio fisico delle merci da un operatore logistico ad un altro. È l’insieme degli attori coinvolti nella gestione distributiva delle merci, sia che si muovano autonomamente (di volta in volta assoldati dagli operatori commerciali) sia che siano coordinati da un 3PL unico lungo tutta la catena logistica. Nel canale logistico la merce si sposta ma, simmetricamente con quello detto sopra, non necessariamente cambia di proprietà.

NB. I canali di marketing sono: il canale commerciale (si occupa delle relazioni e non del flusso delle merci) e il canale logistico (si occupa del flusso senza occuparsi della commercializzazione). Non è considerato invece il canale produttivo.

Il canale corto, il canale lungo e gli altri posizionamenti intermedi definiscono infine la “numerosità” degli attori coinvolti lungo la supply chain, che possono essere relativamente pochi (canale corto, o breve) oppure molti (canale lungo). Occorre però distinguere con grande chiarezza se si stia parlando di canale commerciale o di canale logistico. Un canale commerciale corto (un fornitore e un cliente finale, generalmente è il caso della GDO) può anche implicare una catena logistica lunga (molti operatori di trasporto impegnati nello spostamento fisico della merce verso il mercato finale di vendita al consumatore).

È importante per le imprese passare da una visione settoriale e compartimentalizzata ad una visione di sistema integrato.

Cos’è la supply chain

Tutte le fasi che contribuiscono alla produzione, commercializzazione e distribuzione dei prodotti, dal punto iniziale fino al consumatore finale. In particolare, è l’insieme dei differenti attori, infrastrutture, risorse, processi ed attività (e dei legami tra essi) che intervengono all’approvvigionamento delle materie prime, sino alla trasformazione in semilavorati e prodotti finiti ed alla distribuzione e vendita dei prodotti finiti ai clienti finali.

Gli ambiti della supply chain

Il Supply Chain Council definisce la Supply Chain come “la globalità di quanto avviene nel produrre e rendere disponibile un prodotto finito o un servizio, lungo un asse ideale che va dai fornitori dei fornitori ai clienti dei clienti”. La Supply Chain comprende quindi tutta una serie di attività, dall’approvvigionamento al manufacturing e assemblaggio, dalla gestione dei magazzini ai processi di consegna al cliente, che riguardano il flusso di materiale, lavoro o informazioni lungo la catena di produzione del valore e coinvolgono attori interni ed esterni all’impresa, cioè fornitori e clienti ma anche tutti coloro che all’impresa forniscono servizi.

L’obiettivo è la soddisfazione del cliente: la soddisfazione del cliente, a cui è connessa la capacità della filiera di mantenere e crescere il proprio livello di fatturato nel tempo, dipende dall’azione combinata di tutti gli attori coinvolti.

Inoltre, un altro obiettivo è il continuo miglioramento dei processi che si svolgono lungo la supply chain. In particolare, l’obiettivo del miglioramento dei processi che si svolgono lungo la Supply Chain è quello di rispondere alle aspettative dei consumatori ad un costo sostenibile. Per fare ciò, il management deve:

  • Identificare le parti non competitive del processo di supply chain
  • Comprendere i bisogni non soddisfatti dei consumatori
  • Stabilire obiettivi di miglioramento
  • Implementare rapidamente le azioni necessarie

Il problema della gestione della Supply Chain è oggi di particolare attualità perché le imprese si trovano nella condizione di non essere in grado di realizzare da sole ciò che è l’oggetto del loro business e di essere quindi strettamente legate ai loro partner e in particolare agli altri membri della Supply Chain. Fino a 30 anni fa la parola partnership non esisteva, era un tutti contro tutti. Oggi, invece, la partnership è fondamentale proprio con l’obiettivo di abbassare i costi. All’esigenza di ottimizzazione al livello del singolo step, che passa dall’eccellenza funzionale prima all’integrazione al livello aziendale poi, si aggiunge la necessità dell’integrazione a livello di impresa estesa, con l’obiettivo di sviluppare l’eccellenza a livello di processi interaziendali.

Nello scenario competitivo attuale l’azienda molto raramente completa il proprio business solo al suo interno. In generale, l’impresa è solo un nodo in un network che comprende altre entità (subfornitori, distributori, partner commerciali) e che raggiunge, infine, i clienti. L’operatore logistico offre un servizio a un cliente, mentre questo domanda un servizio. Per distinguere un fornitore di un bene da un fornitore di un servizio si usano parole diverse: supplier (fornitore, bene) e provider (prestatore, servizio). La parola internazionalmente riconosciuta per individuare un operatore logistico è “3PL” (third party logistic operator), operatore che presta un servizio ad entrambi.

Supply chain management

L’espressione supply chain descrive le forme di collegamento esistenti fra le organizzazioni (fornitori, produttori, distributori e clienti). Il supply-chain management è un approccio totale di sistema, mirato a gestire l’intero flusso di informazioni, materiali e servizi, dalle materie prime provenienti dai fornitori e via via lungo le fabbriche e i magazzini fino ai clienti finali.

Supply chain management è una parola molto nuova, nasce solo verso metà degli anni ‘80. Da circa 25 anni, in alcune aziende (le più grandi) esiste un manager definito supply chain manager, il dirigente più importante dopo il CEO o amministratore delegato, che nasce proprio con l’idea di integrare tutti i manager per fare in modo che dialoghino tra loro. Il supply chain management è quindi la gestione della catena integrata tra più aziende che riguarda tutte le attività e risorse associate alla gestione dei flussi - fisici e informativi - dai fornitori ai clienti finali.

L’SCM secondo Martin Christofer: Il supply chain management è la gestione delle relazioni a monte e a valle con i fornitori e i clienti per distribuire un valore cliente superiore a un costo inferiore in relazione alla supply chain globale.

Nella logistica è fondamentale tenere in considerazione il sistema informativo e il ruolo che svolge rispetto al flusso fisico:

  • Il flusso informativo accompagna il flusso fisico.
  • Il flusso informativo anticipa il flusso fisico (es. compro un biglietto aereo prima di partire fisicamente).
  • Il flusso informativo segue il flusso fisico (es. produco sulla base dei risultati dello scorso anno).

Globalizzazione delle supply chain

Le supply chain sono sempre più globali: molte aziende hanno supplier e clienti in diverse parti del mondo. Il mercato contendibile (concorrenziale) è globale. Secondo il World Economic Forum “la riduzione delle barriere doganali alla metà del livello più diffuso aumenterebbe il commercio mondiale del 15 per cento e il PIL globale del 5 per cento. Al contrario, l’eliminazione completa delle tariffe sulle importazioni alzerebbe il PIL globale solamente di meno dell’1 per cento”.

Dal 2002 al 2019 le esportazioni nel mondo sono cresciute del 2% all’anno, per un totale del 40%, mentre gli investimenti esteri (volumi finanziari di denaro di un paese speso in un altro) valgono 1/3 del PIL mondiale. Il commercio investe sempre di più in paesi emergenti (Cina, India, Africa, Medio Oriente). La Cina è il primo esportatore mondiale e il secondo importatore mondiale, che conta investimenti internazionali per 20 miliardi di dollari.

Logistica

La parola logistica deriva dal greco “logos” che significa parola, ordine, ma anche logica, cioè lo studio delle argomentazioni e il modo in cui risultano corrette. Deriva anche dal francese “loger” che significa locare, allocare. La logistica, quando ancora non esisteva all’interno delle aziende, era logistica militare: quel ramo dell’arte militare che provvede in guerra a muovere l’esercito e a rifornirlo di quanto necessario (arte di approvvigionare le truppe e gestire l’esercito).

Ad oggi, la logistica è la gestione integrata dei flussi fisici e delle informazioni che li accompagnano, lungo tutto il loro percorso (dal punto di origine al punto di arrivo). In particolare, è quella parte del processo della supply chain che programma, gestisce e controlla in maniera efficiente ed efficace il flusso di beni e servizi e delle relative informazioni dal punto di origine al punto di consumo, con l’obiettivo di soddisfare le richieste del cliente.

La logistica secondo Martin Christopher: la logistica è il processo della gestione strategica dell’approvvigionamento, dello spostamento e dell’immagazzinamento dei materiali, delle parti e delle scorte completate (e dei flussi delle informazioni correlate) attraverso l’organizzazione ed i canali di marketing in modo tale che la redditività attuale e futura vengano aumentate al massimo attraverso l’evasione degli ordini, basata sull’efficacia dei costi.

Obiettivi della logistica

  • Pianificare e coordinare tutte le attività necessarie per raggiungere i livelli desiderati di servizio de qualità al costo più basso possibile.
  • Integrare: approvvigionamento, produzione, marketing, distribuzione in una visione sistemica dell’azienda.

Storia della logistica

La logistica aziendale nasce negli anni ’70. Il modello industriale dominante era il modello fordista: basato sulla catena di montaggio e la produzione in serie di prodotti senza differenziazione di gamma, l’obiettivo era il prezzo ridotto grazie alla standardizzazione. La grandezza di Ford è stata l’idea di garantire un’automobile a tutti; il paese doveva ovviamente essere evoluto e con un buon reddito, accessibile da tutti con un prezzo basso. Ford inventa quindi tecniche organizzative nella fabbrica per garantire prezzi bassi. Ford pensava a come rivendere un’auto allo stesso cliente: nella catena di montaggio sostituiva i pezzi che duravano maggiormente per abbassare l’età media dell’automobile.

Il modello fordista prevede un’offerta uguale o inferiore alla domanda: offerta di supply push, ovvero l’offerta viene spinta verso il mercato senza sapere se verrà assorbita dal mercato. Prima produco, poi vendo. Il magazzino non interessava, perché, secondo la logica supply push, tutto ciò che è prodotto viene automaticamente venduto senza fare scorte: non esisteva invenduto. Quei pochi magazzini esistenti erano solo provvisori. A fine anni ’60 due eventi che mettono in crisi il modello fordista:

  • Lunga tendenza del cambiamento di gusti e preferenze del consumatore (va in crisi la standardizzazione).
  • Crisi petrolifera nel 1972 che crea per la prima volta il ritorno dell’inflazione.

Problema nel modello supply push: si crea invenduto. Un prodotto invenduto è capitale finanziario immobilizzato. Il bene perde di valore e viene svalutato: creare luoghi in cui immagazzinare la merce, pianificare la produzione, analizzare le scorte, valutare gli acquisti di merci. Nasce in quei momenti la necessità di gestire i flussi di risorse e le relative informazioni.

In Giappone, invece, già negli anni ‘60 era stato improntato un nuovo sistema grazie a Toyota, il toyotismo: regole basate non su supply push, ma produzione solo in base alla domanda. Questo meccanismo ha prodotto il just in time: si organizzano le scorte a monte per fornire esattamente quanto viene richiesto.

Dalla logistica integrata alla gestione della supply chain

La logistica ottimizza la distribuzione fisica delle merci, ma è necessario ottimizzare anche la gestione dei materiali: la somma delle due forme è la logistica integrata. Il SCM aggiunge alla logistica integrata anche i processi aziendali non strettamente logistici. Spesso il termine SCM viene utilizzato come sinonimo di logistica integrata: la differenza principale deve essere ricercata nei processi coinvolti:

  • La Logistica Integrata si focalizza sull’integrazione dei processi e delle funzioni strettamente logistiche in modo trasversale, coinvolgendo più aziende dello stesso supply network.
  • Il SCM ha una visione più ampia perché comprende anche processi aziendali non strettamente logistici, come lo sviluppo di nuovi prodotti, la gestione della qualità e lo sviluppo delle strategie di network.

Evoluzione della logistica nelle imprese

Quindi:

  • Anni 80: focus su qualità dei prodotti venduti, costi di fornitura, competizione tra aziende.
  • Anni 90: focus su qualità del servizio offerto, costi del cliente, competizione tra sistemi.

Principali compiti della funzione logistica

  • Pianificazione delle attività.
  • Operazioni di immagazzinamento.
  • Operazioni di prelievo.
  • Preparazione delle documentazioni.
  • Spedizione, trasporti e consegna.

Tendenza naturale a seguire efficacia ed efficienza.

Parole chiave della logistica

  • Flussi fisici e informativi
  • Spazio trasporto e magazzino
  • Tempo
  • Servizio
  • Cliente

Il servizio al cliente

Distribuzione fisica Gestione operativa

  • Modalità di consegna
  • Durata del ciclo dell’ordine
  • Dimensione dei lotti di consegna
  • Puntualità delle consegne
  • Imballaggi e unità di carico
  • Completezza delle consegne
  • Modalità di trasporto
  • Affidabilità complessiva del fornitore
  • Documentazione di accompagnamento
  • Assistenza al cliente (servizi post-vendita)

Vantaggio competitivo dell’impresa

La filosofia della logistica e del SCM è quella di pianificare e coordinare i flussi delle merci (e delle informazioni) come un sistema integrato e non invece come una serie di attività indipendenti. L’obiettivo è quello di collegare il mercato, la rete di distribuzione, il processo di produzione, l’attività di approvvigionamento per fornire valore e servizi ai clienti a costi inferiori. L’obiettivo generale è poi realizzare un vantaggio competitivo attraverso la riduzione dei costi ed il miglioramento dei servizi.

Una gestione efficace della logistica e del SCM possono fornire per un’impresa una fonte efficace di vantaggio competitivo. Il vantaggio competitivo esprime una superiorità duratura sui concorrenti misurata dalle preferenze dei clienti, che si traduce in un successo nel mercato.

Il vantaggio può essere:

  • Di costo: profilo di costo inferiore rispetto al mercato, alla concorrenza (si opera ad un costo più basso).
  • Di valore: vantaggio differenziale sulle offerte della concorrenza (capacità di distinguersi dal competitor).

Le tre c: company-customer-competitor

I clienti cercano un prodotto che offra un vantaggio ma a prezzi accettabili. Sia l’azienda che il competitor giocano quindi a differenziarsi nei confronti del cliente e a differenziarsi tra loro. Vantaggio di costo.

È nota la relazione inversa tra quota di mercato (produzione) e costi unitari relativi. All’aumento della produzione calano i costi, sia per il frutto delle economie di scala, sia per gli effetti legati alla curva di apprendimento (o curva dell’esperienza). La logistica e il SCM offrono una vasta gamma di metodi per aumentare la produttività e l’efficienza, con una conseguente riduzione dei costi unitari. Un esempio è l’azienda Bormioli (azienda di bicchieri).

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Benedetta.zanotti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Logistica e supply chain management e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Lanini Luca.
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