Indice – Lo sviluppo percettivo
- Principali teorie dello sviluppo percettivo (Gestalt, Piaget, Hebb, Bruner, Gibson)
- Lo sviluppo percettivo e lo sviluppo cognitivo
- Lo sviluppo della percezione nel primo anno di vita
- Lo sviluppo percettivo nel corso dell’infanzia
Lo sviluppo percettivo
Principali teorie sullo sviluppo percettivo
In ogni istante, all’individuo proviene dall’ambiente una molteplicità eterogena di stimoli fisici che, se superano un valore liminare di intensità, producono un’attivazione fisiologica dell’organo recettore mediante una sequenza di eccitamenti che vengono trasmessi sotto forma di messaggi nervosi ad una definita sede della corteccia cerebrale. In quest’ultima hanno luogo i processi di decodifica ed elaborazione delle informazioni sensoriali. Girotti (1988) definisce la percezione come “l’organizzazione fenomenica delle informazioni sensoriali, corrispondenti ad una data situazione di stimolazione delimitata nel tempo e nello spazio”.
Sullo sviluppo percettivo sono state definite due prospettive di base tra loro antitetiche:
- Empirista: la percezione nasce gradualmente dall’esperienza grazie all’associazione tra le sensazioni elementari inizialmente rozze e frammentarie;
- Innatista: lo sviluppo percettivo avviene in funzione di competenze che fanno già parte dell’equipaggiamento psichico del neonato.
La teoria della Gestalt
La teoria della Gestalt (Koehler, Koffka e Wertheimer) privilegia il punto di vista innatista e sostiene che le forme sarebbero percepite, fin dalla nascita, come distinte dallo sfondo. La presenza fin dalla nascita di predisposizioni a cogliere la relazione figura-sfondo e le configurazioni costruite secondo criteri di simmetria e di semplicità renderebbe possibile al bambino l’organizzazione di contorni e la distinzione di una figura dall’altra. Secondo questa prospettiva la percezione rappresenta un’attività psichica determinata dalle proprietà intrinseche degli apparati recettivi e del sistema nervoso, cioè dalla dotazione innata dell’organismo e sua dalla rapida maturazione neurologica.
La prospettiva genetica di Piaget
Secondo Piaget la percezione è una modalità particolare di azione e adattamento che può essere compresa solo in relazione all’intelligenza. Percezione e intelligenza sono forme di conoscenza e adattamento. La percezione, in particolare, costituisce una modalità conoscitiva inferiore e sarebbe gerarchicamente subordinata all’intelligenza dal punto di vista evolutivo. Diversamente dallo sviluppo dell’intelligenza caratterizzato da un’evoluzione per stadi qualitativamente differenti, lo sviluppo percettivo costituisce secondo Piaget un processo continuo caratterizzato da cambiamenti quantitativi.
Nello sviluppo percettivo del bambino, Piaget distingue due momenti complementari e opposti:
- Gli effetti di campo che sostituiscono fenomeni percettivi limitati al campo di concentrazione, ossia alle interazioni immediate che si producono tra gli elementi percepiti simultaneamente attraverso un’unica fissazione dello sguardo;
- Le attività percettive che consistono invece nel cogliere e instaurare rapporti fra elementi percettivi in campi differenti.
L’approccio empiristico di Hebb
Hebb ha proposto un’interpretazione dello sviluppo percettivo su base neurofisiologica. Egli avanza l’ipotesi che il neonato presenti fin dal momento della nascita, la capacità di cogliere la distinzione tra figura e sfondo e di assegnare una coerenza globale ai contorni di questa entità percettiva. Di fronte ad uno stimolo, quindi, il neonato sarebbe in grado di percepire una massa amorfa che viene a costituire un’unità primaria più o meno distinta. La percezione di una data forma costituisce il risultato di un processo di integrazione progressiva di percetti parziali, inizialmente indipendenti e corrispondenti alle diverse parti della forma stessa. Grazie al ripetersi di fissazioni e schemi di esplorazione oculo-motoria, ciascuno di questi elementi percettivi dà luogo ad assemblamenti cellulari che vengono integrati in una costellazione neuronica corrispondente a tutto lo stimolo. Si raggiunge così l’identità della figura. Si tratta di un processo di apprendimento lento e prolungato che ha luogo grazie ad una sorta di esplorazione interiorizzata.
L’apprendimento percettivo secondo Bruner
Bruner intende lo sviluppo psichico non come una costruzione di strutture, ma come sequenza delle modalità attraverso le quali il bambino rappresenta la sua esperienza e costruisce il suo mondo. Le modalità esecutive, iconiche e simboliche di rappresentazione incidono sulla vita mentale del bambino e costituiscono importanti strutture per il funzionamento intellettuale anche nell’adulto. La rappresentazione esecutiva consiste nello stabilire relazioni fra oggetti in funzione delle azioni da essi evocati; quella iconica compare quando il bambino è in grado di raffigurarsi il mondo mediante un’immagine che è relativamente indipendente dall’azione. La percezione costituisce essenzialmente un processo di categorizzazione (costruzione di un sistema di categorie) in base al quale confrontare e classificare gli stimoli, di volta in volta, percepiti. In funzione di questo processo il bambino diventa più abile nell’effettuare azioni di codifica della realtà circostante, tenendo presenti le relazioni esistenti fra i diversi attributi degli oggetti.
La teoria della differenziazione percettiva dei Gibson
Secondo Gibson le stimolazioni sensoriali presentano un ordine intrinseco determinato dalle proprietà e dalle relazioni esistenti fra gli stimoli dell’ambiente. Tali stimoli sono distribuiti spazialmente e temporalmente e rappresentano una fonte ricca di informazioni.
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